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Peeple, ecco l'app che sembra Yelp per le persone
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Peeple, ecco l’app che sembra Yelp per le persone

Francesco Russo

Consulente web e social media, content manager e blogger. Nel 2008 apro questo blog per osservare come la comunicazione stia cambiando con i social media

Lanciata lo scorso anno, da qualche giorno si torna a parlare di Peeple, definità Yelp per le persone, in occasione del suo ri-lancio con delle novità rispetto alla prima versione. L’app ideata da Julia Cordray e da Nicole McCullough serve a raccomandare le persone in tre ambiti: professionale, personale e “dating”. E’ necessario un account Facebook e 21 anni di età.

Da qualche giorno si torna a parlare di Peeple, l’app che serve a raccomandare le persone lanciata lo scorso anno che, in verità, non venne accolta benissimo. L’avvio era stato permesso grazie ad un finanziamento di oltre 400 mila dollari. Molte furono le critiche negative, alcuni la definirono “l’app per i bulli”, ma Julia Cordray e Nicole McCullough, le co-fondatrici hanno comunque deciso di andare avanti e di lanciare, anzi di ri-lanciare, l’app lo scorso 7 marzo in Usa e in Canada per ora solo in versione iOS. E in questi mesi non ha certo aiutato a migliorare le attese verso l’app che proprio nell’articolo del WP era stata definita  come “il Yelp delle persone“, una definizione sfortunata che non ha aiutato. Ma adesso ci riprovano con alcune novità e sono già 10 mila gli utenti per testare la versione “beta”.

peeple app

La vera novità è che nella nuova versione viene abbandonato il sistema di valutazione a “stellette”, quello che in effetti aveva fatto molto discutere, e viene rimpiazzato dalle “raccomandazioni”, adesso gestibili direttamente dall’utente e i profili possono essere disattivati. La valutazione quindi viene definita per il numero di raccomandazioni ricevute e appare al’interno dell’avatar dell’utente. Sembra quasi una sorta di Klout che in questo caso determina l’affidabilità di un utente. E’ come se fosse anche LinkedIn, nel senso viene ripreso il sistema delle raccomandazioni anche se le stesse valgono per le persone con cui si lavora. Tutte queste informazioni possono poi essere condivise sui social media.

Non è possibile registrarsi a Peeple in maniera anonima, infatti è necessario avere 21 anni e un account Facebook attivo da almeno sei mesi. L’attivazione sicura dell’account viene poi garantita dall’invio di un codice sul proprio numero di telefono.

Con Peeple è possibile anche cercare l’anima gemella infatti è possibile costruire relazioni in questo senso ed è anche attiva la ricerca geolocale per trovare persone entro un raggio di 10 miglia (16 km circa). E’ possibile poi cercare altre persone e anche chattare.

peeple cordray

Il mese prossimo verrà poi rilasciata una feature premium, al costo di 1 dollaro, “The Truth License” che permetterà di vedere tutto ciò che è stato scritto su un dato utente, una sorta di documento che rivela tutto quello che si dice su quella persona.

Al momento, anche in questa seconda versione, l’app è stata accolta con un certa freddezza, certamente non ha entusiasmato come forse Julia Cordray e Nicole McCullough si aspettavano, pesa certamente il lancio non felicissimo della prima versione. Peeple si presenta come l’app che dovrebbe aiutare gli utenti a gestire meglio la propria reputazione, mettendo insieme aspetti professionali e personali che in realtà servono solo a confondere e non a fare chiarezza. L’idea di mettere insieme una sorta di LinkedIn più una sorta di Tinder e sulla base di questo ricevere delle raccomandazioni è solo un modo per confondere e non specializzarsi. Che vuole cercare persone con cui fare business probabilmente non la userà perchè non specifica, idem per chi cerca l’anima gemella. Quindi? La raccomandazione in versione “estesa” non sembra essere una buona idea. Per ora il lancio è solo negli Usa e in Canada e difficilmente l’app potrà andare oltre oceano.

E voi che ne pensate?

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