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martedì, 29 luglio, 2014
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Stare troppe ore sui Social Media comporta dei rischi?

Stare troppe ore sui Social Media comporta dei rischi?

E’ lecito porsi la domanda quali siano, se ce ne sono, i rischi nello stare sempre connessi attraverso il web e soprattutto attraverso i Social Media? Ce lo siamo chiesti e proviamo a dare una risposta, partendo dal fatto che ormai sono tante le ore di connessione continua per chi usa i Social Media e rispondendo che è sempre meglio un uso consapevole

Social-media-addictedSono sempre di più le ore che trascorriamo sul Web e oggi i Social Media non sono soltanto uno strumento di comunicazione, ma prima di tutto un modo di relazionarsi con gli altri. Attraverso i Social Network facciamo quasi tutto: ricontattiamo vecchi amici, ne conosciamo di nuovi, cerchiamo impiego, ascoltiamo musica, condividiamo immagini. Lavoriamo. Per moltissimi di noi trascorrere online tante ore al giorno è la regola e i Social Media sono un luogo di lavoro. Un ufficio molto speciale, certo: i colleghi non sono mai gli stessi, i capi spesso siamo noi e quello che facciamo, per chi non è del mestiere, è difficile da comprendere. Sembra sempre che gli altri ti dicano “tu si che a lavorare ti diverti”.

Sì, anche.

Però io alzo la testa dal computer la sera e chissà come, anche se sono stata da sola e zitta tutto il giorno, sento solo un gran bisogno di silenzio. Mi si affollano in testa le voci di tutti, un mondo in rete che ho incontrato per ore solo virtualmente, ma al quale si fa molta fatica – e spesso non si deve – non reagire.

Magari le relazioni in rete sono appena accennate, o si pensa di non averle affatto, ma se non si è disposti a mettere in gioco le proprie emozioni anche il più felice dei tweet perde di efficacia.

Ma quali sono i rischi emotivi per chi trascorre sui Social Network così tante ore? L’esposizione costante al flusso di informazioni e la necessità di essere “Social” che cosa possono comportare?

I veri esperti del mestiere hanno imparato bene come difendersi da questi rischi: sanno mettere in gioco se stessi mantenendo un equilibrio emotivo. Tuttavia neanche a loro la sovraesposizione dei nuovi media garantisce la serenità: la principale causa di stress è la necessità di arrivare per primi alle informazioni. E diarrivarci meglio degli altri.

Vivere connessi alla rete espone i sensi al continuo flusso di dati, di pagine che si aggiornano, di banner pubblicitari: un inquinamento luminoso e un sovraccarico di informazioni che provocano uno stress quotidiano e spesso l’ansia di dover precorrere i tempi, di essere proiettati sempre nel futuro.

Nella Websfera domina la comunicazione “comunque e ovunque”, e i nuovi strumenti multimediali consentono e costringono a essere presenti sempre nell’arco della giornata. Tutto va sperimentato e condiviso, e vince il principio della massima efficacia nel minor tempo possibile. Rimanendo anche brillanti, disponibili al confronto e credibilmente amabili.

Anche se si è archiviata da tempo la necessità di piacere a tutti e si sa che quello che conta è stimolare la riflessione degli altri, il desiderio di piacere è il più sano piacere dell’uomo. Che lo ammettiamo o no, un alto numero di LIKE sul post appena pubblicato e il numero in crescita dei nostri FOLLOWER regalano un’immediata gratificazione.

E’ all’interno della relazione con l’altro che si definisce la nostra identità, fin dall’età neonatale, ed è quindi naturale che le nostre emozioni dipendano dall’apprezzamento degli altri. Ma il pericolo che oggi si corre deriva dalla velocità dei Social Media: con troppa superficialità si condividono i giudizi, si clicca sul LIKE, si fanno RT finendo per perdere il significato stesso della comunicazione.

Essere capaci di pubblicare tweet sagaci, poi, non è da tutti e non tutti in realtà ne hanno bisogno per avere felici relazioni online. Eppure la tendenza a emulare gli altri è diffusissima, ed è cosa ben diversa dal voler imparare da chi è più bravo di noi. Non essere accettati dai quelli che noi riteniamo gli esponenti di rilievo di una comunità – in ogni comunità, virtuale o reale – mina la nostra autostima. E così, non si cerca tanto di essere il meglio di se stessi ma di assomigliare il più possibile a chi ha più popolarità, al costo di dimenticarsi quello che ci rende unici e i nostri principali valori.

La popolarità che si ottiene facilmente alimenta soprattutto il nostro autocompiacimento. E’ facile vantarsi di avere tanti amici e poter esibire loro pensieri, foto, immagini, musiche, permettendo a tutti almeno l’illusione di sentirsi al centro dell’attenzione. Ma se poi tutto questo bel gioco ci scappa di mano?

Il rischio sta nel perdere di autenticità e diventare capaci non più di comunicare, ma solo di esprimere unidirezionalmente il proprio bisogno di apparire e di autoriferirsi. Personalmente mi arrabbio quando leggo che sui Social Media oggi prevale il narcisismo, ma qualche interrogativo ancora me lo pongo.

E voi? Quali sono le vostre emozioni quando passate tante ore in rete?

About Francesca Ungaro

Webwriter e Content Manager. Psicologa. Ho lavorato come Responsabile della Comunicazione Corporate. Psicologia e scrittura sono le realtà che si intrecciano da sempre nella mia vita.

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7 commenti

  1. Mi sono costruita un motto a tal proposito “non coltivo l’orto solo per i pomodori, anche per le carote”! E’ buffo lo so ma serve a me stessa per non cadere nel turbinìo della presenza a tutti i costi.
    Anni fa quando decisi di lasciare il “posto fisso” per dedicarmi a questa attività e poter gestire il rapporto con  la mia famiglia in totale autonomia, non fu tutto rose e fiori. L’ansia di dover essere sempre presente, di dover rispondere sempre immediatamente e di non volermi perdere nemmeno un tweet nell’arco delle 24 ore mi aveva letteralmente assalita. Rendendomi conto, sufficientemente in tempo, che questo atteggiamento non solo non mi rendeva più produttiva ma mi alienava da tutto il resto delle cose che invece costituivano quanto di “peculiare” avrei potuto esprimere anche in rete, decisi di fermarmi a riflettere, staccai la spina per qualche ora e mi dedicai alla cura di quanto altro di prezioso facesse parte della mia esistenza, ripresi il contatto con la natura e compresi che…le carote sono altrettanto importanti! I pomodori sono appariscenti, visibili agli occhi di chiunque, sono i fan o i follower o le visualizzazioni, le carote si notano meno, si fanno proteggere dalla terra, sono per me le relazioni, qualcosa di prezioso da coltivare con pazienza e dedizione.Grazie per avermi dato modo di raccontare questa storia. :)

  2. Grazie a te, Beatrice, per avercela raccontata! 
    I post che scrivo – e sicuramente ne sarà felicissimo anche Francesco Russo – vorrei che servissero prima di tutto a questo: essere lo spunto per una riflessione sull’uso che oggi facciamo dei Social Network. 
    Ognuno di noi ha la sua particolarissima esperienza, ma è vero anche che la comunità virtuale detta regole molto precise, non sempre è facile integrarsi, e soprattutto il lavoro di freelance impone la necessità di stare sempre “in trincea”. E questa è un’esperienza comune a moltissimi di noi. 
    Io ho iniziato da pochi mesi questa attività e anche io ho le mie belle difficoltà. Anche se gli studi di Psicologia mi aiutano molto, non sempre trovo l’equilibrio necessario per gestire lo stress (anzi!). Come dici tu “il turbinio della presenza a tutti costi” credo sia il rischio maggiore: si tendono a perdere di vista soprattutto le belle cose che abbiamo dentro noi. 
    Per me il segreto è mantenere l’attenzione sulle Persone, sempre e comunque. E poi mangiare moltissime… insalate miste! :)

  3. A parer mio tutto avviene secondo come ci si pone rispetto a quello che abbiamo tra le mani. E’ una selezione naturale, un modo che identifica le persone per ciò che effettivamente decidono per loro stesse, tramite appunto una scelta, di libero arbitrio.

    Personalmente cerco sempre di essere distaccato da quello che coinvolge inconsciamente la massa… sarà forse istinto di sopravvivenza, sarà anche un po di paranoia, ma per quanto mi riguarda, nel rapporto con le cose, ho il vizio di cercare un significato più ampio rispetto a ciò che l’istinto mi dice d’impulso.

    Nel vostro lavoro i SN sono solo degli strumenti da usare e come per il martello li si può usare per il preciso scopo di appendere un quadro o per darsi una gran martellata sul ginocchio… decidi e opera in tal senso!

    I SN mi piace vederli anche come un flusso di energia che nasce dalle persone ed è per questo che li vedo come strumenti capaci di attirare ed incatenare inconsciamente chiunque vi si affacci.

    Fermarsi ogni tanto e valutare come siamo messi rispetto a tutto ciò è una nostra prerogativa e questo spazio di tempo, rubato per noi, ci permette di vedere se stiamo “gestendo” le cose o se siamo “gestiti” da esse.

    L’esempio portato da Beatrice mi permette di capire che, se vogliamo, abbiamo la capacità di non cadere nella trappola della noia di routine e dell’abitudine.

    Quindi W i pomodori, le carote e le fragole e visto che l’orticello “vero” ce l’ho anch’io ci metterei anche una bella insalatina fresca… che è tanto bbona d’estate :D

    Complimenti per il blog, buon lavoro a tutti.

  4. Caro Nikov, il tuo commento mi è piaciuto molto e ti ringrazio.
    E’ molto saggio quello che dici: è “come ci si pone” in un contesto di vita – qualsiasi contesto – che rende un’esperienza positiva o negativa. Siamo sempre noi che diamo il significato alle cose!Fosse sempre così equilibrato e consapevole l’uso che si fa degli strumenti che abbiamo, dal martello – come dici tu – ai Social Network! Purtroppo una martellata sul ginocchio provoca un dolore immediato: sicuramente non ce la daremo più apposta. Rimanere “intrappolati” in un uso eccessivo e magari un po’ alienante dei Social Network, invece, è molto più facile. Purtroppo i segnali che ci avvisano dei possibili rischi non sempre sono evidenti, o magari non vogliamo ascoltarli, perché siamo troppo presi da bisogni maggiori del nostro Ego. Molti di noi, poi, come tu dici, sono costretti a trascorrere in rete quasi tutto il giorno per lavoro ed è molto difficile allora riuscire a separare l’obiettività dello strumento in sé dalle sue implicazioni relazionali e psicologiche.Ma sono assolutamente d’accordo: è nostra responsabilità farlo, come è nostra responsabilità scegliere di vivere nel modo migliore!Non essere “gestiti” dalle cose, mantenere il libero arbitrio e la consapevolezza delle proprie azioni. Mi piace pensare che con l’esempio di persone come te, e come Beatrice, i Social Network mantengano sempre la loro natura di geniali “flussi di energia che nascono dalle persone” – una bellissima immagine, complimenti!Complimenti anche per l’orto e W anche l’insalatina fresca! :)

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