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Real Time e Programmatic Buying, una rivoluzione è alle porte
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Real Time e Programmatic Buying, una rivoluzione è alle porte

Jose Enrique Rodriguez

Attualmente è Regional Manager Southern Europe in Videology

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Il Real Time Bidding (RTB) e il Programmatic Buying sono due attività in forte crescita. Si stima che RTB nel 2017 rappresenterà il 26% dello spending totale su display e mobile adv. E che, ad esempio, il programmatic video arriverà a toccare, sempre nel 2017, il valore di 627 milioni di euro in Europa. Insomma, una rivoluzione è davvero alle porte

Qual è quella sola cosa che rende ogni persona allegra o entusiasta? Lo shopping, il calcio, il Natale o l’ultimo film di Checco Zalone? Credo che siamo tutti d’accordo nel ritenere che la risposta sia “non ne esiste una” – al lavoro tra i colleghi, in famiglia o con gli amici al pub, gusti e preferenze variano in continuazione. Tuttavia quando si parla di pubblicità, non solo siamo giunti a un punto in cui possiamo badare a ognuna di queste preferenze, ma possiamo anche farlo in modo tale da entusiasmare genuinamente il settore dei media.

Il programmatic buying sta alla base di molto del buzz presente ora nel mercato e, a mio avviso, rappresenta il futuro dei media. Il motivo? È adatto a tutti – clienti, publisher e agenzie – creando un mondo dei media sano ed equilibrato, di dimensioni degne di nota verso tutte le piattaforme emergenti ed esistenti. La capacità di indirizzare dinamicamente i messaggi pubblicitari verso i consumatori in tempo reale rappresenta un’opportunità fenomenale per i clienti e per la gestione degli strumenti di un editore, specialmente nell’ambito del video, in cui sono mancate e mancano soluzioni mirate.

Secondo una ricerca realizzata da PubMatic per IDC il transato generato dalle piattaforme di Real Time Bidding (RTB consente di intercettare e mostrare in tempo reale annunci pubblicitari a un target mirato e selezionato in base a esigenze, comportamenti e abitudini che mostrano in Rete) a livello mondiale passerà dai 2,7 miliardi di dollari del 2012 agli oltre 20 miliardi del 2017, arrivando a rappresentare il 26% dello spending totale su display e mobile adv. Anche le previsione per il mercato europeo sono allineate su dinamiche simili: sempre IDC stima che il fatturato del RTB passerà dai 287 milioni dell’anno scorso ad oltre 2,4 miliardi nel 2017.

Parlando solamente di programmatic video, le previsioni parlano di un valore di oltre 627 milioni di euro nel 2017 per l’Europa – anche questo un chiaro segno che ci si trova solo all’inizio dell’innovazione.

In questo senso, è utile andare a evidenziare alcuni dei vantaggi del programmatic world che appaiono particolarmente promettenti e significativi:

  • 1+1=3: in barba alla matematica, ma questo è il bello del programmatic. Consente di trovare tante volte di seguito lo spot perfetto per un annuncio su piattaforme differenti. È scalabile e conveniente – la combinazione perfetta dell’advertising intelligente.
  • Mostrare le proprie emozioni: nonostante i pregiudizi che accompagnano questo approccio, esso non consiste nel rimuovere l’elemento umano dal media placement. Con i corretti attributi di tagging, gli annunci possono essere piazzati all’interno di contenuti emozionalmente in linea con il messaggio del brand. Per esempio, un video di cucina sul sito web di una catena di supermercati non dovrebbe mai contenere un annuncio che sponsorizza una partita di rugby – sarebbe con tutta probabilità irrilevante per l’audience di riferimento e nuocerebbe al contenuto del video stesso. A meno che non si stia cucinando una tarte-tatin a forma di palla da rugby, ma la cosa sarebbe un tantino inquietante.
  • Controllo, Controllo, Controllo: l’esigenza di controllo sul settore non è mai stata così sentita – sia che si tratti di un’emittente TV che intende trasferire parte del suo budget sul canale online, o di un brand per bambino che vuole evitare alcune proprietà “per adulti”. Sebbene il programmatic buying sembri offrire poco controllo a causa della sua natura automatica, è invece molto semplice andare a definire regole per una campagna in questo ambiente, e – con un livello ulteriore di dati –  i vari brand possono stare tranquilli sul fatto che una determinata campagna raggiunga l’audience desiderato, sul dispositivo e nel momento prescelti. 

Il  nostro settore è stato frammentato per molti anni, con le varie componenti che spesso e volentieri si sono trovate in contrasto tra loro.  L’emergere del programmatic buying sta finalmente riunificando il nostro ecosistema con la promessa di portare benefici a tutte le parti coinvolte – forse è davvero arrivato il momento di entusiasmarsi!

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Attualmente è Regional Manager Southern Europe in Videology

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