Autore: Franz Russo

  • #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    I 140 caratteri all’inizio furono un’esigenza per adattarsi al formato degli sms, 160 caratteri a disposizione per ogni messaggio (20 dedicati al nickname, 140 al testo). Oggi quell’esigenza non c’è più ma quel limite è stato la fortuna di Twitter, la sua peculiarità, la capacità di cogliere il momento. Ed è grazie a questa capacità che oggi Twitter è il social media degli eventi per eccellenza, è il dominatore del second screen. E allora #SuTwitterPerché?

    Un successo decretato dall’uso che gli utenti ne hanno fatto e non da un’esigenza tecnica o da una visione imprenditoriale.

     

     

    È giusto cambiare, evolversi ma è importante farlo ascoltando gli utenti. Ok quindi all’integrazione dei video, alle Twitter card, all’abolizione del limite dei 140 caratteri nei messaggi privati ma le ultime novità introdotte sembrano rincorrere un competitor più che rispondere alle esigenze degli utenti. I “favoriti” e le stelline sono stati sacrificati per far posto ai “mi piace” e ai cuoricini, limitando di fatto il significato della funzionalità originale. Anche i tag nelle immagini – funzionalità utile per andare oltre i 140 caratteri ma che si presta all’”abuso”- ricordano molto da vicino un’altra piattaforma social. Una a caso, eh.

    Pare che l’uso dei “cuoricini animati” sia maggiore rispetto a quello delle stelline ma sembra anche che il titolo in Borsa non ne abbia giovato.
    Non sono CEO di una società quotata a Wall street ma un semplice utente, un po’ “addicted” lo ammetto, e quindi ogni mia ipotesi non vuole essere un giudizio, piuttosto l’espressione di un timore.
    Ipotizzo che lo spostamento del limite dai 140 ai 10.000 caratteri per ogni tweet sia un tentativo di attirare a sé utenti di altre piattaforme che oggi non sono su Twitter perché trovano faticoso e incomprensibile doversi esprimere con estrema sintesi.

    Ipotizzo che l’effetto possa essere esattamente opposto a quello desiderato. Chi sente l’esigenza di andare oltre i 140 caratteri, da Tumblr a Facebook, non ha che l’imbarazzo della scelta, il tutto a portata di click.
    E chi darà fondo ai 10.000 caratteri, forte della sua prolissità, renderà Twitter un luogo diverso, non necessariamente migliore, forse troppo simile ad altri, e a spiccare il volo non credo sarà la quotazione in Borsa.

    Dalla sua Twitter ha il vantaggio di avere un buon motore di ricerca interno che Facebook (ancora) non ha e un funzionamento efficace degli hashtag ma basterà questo ad attirare nuovi utenti e a trasformarli in denaro sonante?

    twitter 140 caratteri #sutwitterperchè

    Personalmente non trovo utile il superamento del limite dei 140 caratteri ma sarei felicissimo, sempre da semplice e affezionato utente quale sono, se venisse introdotta la funzionalità di modifica dei tweet pubblicati, magari limitata nel tempo per evitarne l’abuso, per correggere eventuali refusi nel testo, perché una mention errata o un hashtag sbagliato non fanno certo bene all’interazione.

    È la Borsa che comanda ma il valore di un social network sono gli utenti. E allora vogliamo dire a Jack Dorsey che non ci interessa un tweet da 10.000 caratteri ma siamo #SuTwitterPerché:

    • gli hashtag ci permettono di seguire e partecipare a conversazioni di nostro interesse senza farci distrarre dal rumore di fondo;
    • le liste ci offrono la possibilità di catalogare le fonti;
    • con i RT possiamo rilanciare un tweet, citando l’autore, con semplice un click;
    • le mention, ci aiutano a interagire, conversare e confrontarci con altri utenti;
    • i 140 caratteri ci permettono una lettura veloce e una scrittura essenziale;
    • le twitter card ci fanno andare oltre i 140 caratteri con un colpo d’occhio;
    • con i tag sulle foto possiamo segnalare o coinvolgere altri utenti senza andare oltre i 140 caratteri (anche se a volte rischiamo di farci prendere la mano);
    • con le stelline potevamo annotarci un tweet senza che questo fosse considerato endorsement, perché “favorito” è diverso da “mi piace”;
    • i DM ci permettono di dialogare in libertà, soprattutto ora senza il limite di 140 caratteri… ma i DM non sono tweet.

    [easy-tweet tweet=”Non ci interessa un #Twitter10k ma ci piacerebbe molto la #modificatweet.” user=”andreacreativo”]

    Per darvi un’idea di quanti sono 10.000 caratteri, questo articolo supera di poco i 4.000.

    Se siete su Twitter anche voi, il vostro perché qual è? Raccontatecelo e twittatelo con #SuTwitterPerché!

  • Messenger continua crescere e ha 800 milioni di utenti

    Messenger continua crescere e ha 800 milioni di utenti

    Facebook Messenger raggiunge, a dicembre 2015, l’importante traguardo degli 800 milioni di utenti. Da quando Messenger è diventata applicazione separata dal social network è stata potenziata notevolmente, con l’obiettivo di trasformare le conversazioni come strumento per attivare nuove funzionalità.

    A distanza di pochi mesi dal traguardo di WhatsApp, quando ha raggiunto i 900 milioni di utenti, l’applicazione di instant messaging di proprietà di Facebook, ecco che da Menlo Park arriva un altro importante annuncio. Facebook Messenger ha raggiunto, a dicembre 2015, il traguardo degli 800 milioni di utenti. Un traguardo impensabile solo meno di due anni fa, quando Facebook decise che l’applicazione per chattare all’interno del social network dovesse diventare invece un’applicazione a parte, distaccata dalla piattaforma. Un’operazione iniziata prima da mobile e poi completata lo scorso anno quando Messenger è diventata a tutti gli effetti un’applicazione standalone. E il perchè di tutto questo era stato strategicamente previsto. Infatti la visione era che Messenger dovesse diventare un’applicazione in cui le stesse conversazioni sarebbero diventate occasione per attivare nuove funzionalità. Operazione quindi decisamente azzeccata. Altra operazione ben riuscita è quella di non aver “confuso” gli utenti con le due applicazioni di messaggistica, quindi WhatsApp e Messenger. Infatti WhatsApp continua a mantenere la sua vocazione originale, mentre Messenger è l’applicazione su cui si è puntato per espanderla.

    facebook messenger 2016

    (Clicca l’immagine per ingrandirla)

    E questo si spiega proprio nel post ufficiale che annuncia il traguardo degli 800 milioni di utenti di Facebook Messenger, dove sono stati illustrati i “Trends” di Messenger per il prossimo anno, uno di questi dimostra infatti quanto sostenevamo prima: “Threads are the new apps“.

    Facebook Messenger da quando è diventata applicazione a parte è stata potenziata molto. Basti pensare all’introduzione delle video telefonate, alla possibilità di inviare dei pagamenti, oppure, da ultima, la possibilità (ancora in fase di test negli Usa) di prenotare un’auto Uber direttamente dall’app, senza più uscire dalla stessa app per avere una corsa.

    [fb_embed_post href=”https://www.facebook.com/zuck/posts/10102584826897971/” width=”600″/]

    E forse proprio la partnership con Uber spiega più di altre quale sia il disegno di Facebook iniziato per Messenger a partire dal 2014, e cioè fare in modo che dalla stessa app sia possibile avere tutta una serie di funzionalità e servizi a portata di mano (o di pollice). Ed è un obiettivo che rientra nel grande disegno di Facebook, ossia quello di espandere l’esperienza del social network su più fronti (vedi da poco i test avviati per i Live Video).

    Per non parlare poi di “M“, l’assistente virtuale dotato di intelligenza artificiale, con cui i test proseguono e con il quale in futuro potremo “prenotare un posto al ristorante oppure inviare fiori”.

    Ma il 2016 per Messenger sarà l’occasione per dire addio al numero di telefono e farci dimenticare l’uso degli SMS, per la verità già in forte calo proprio per il crescente utilizzo di applicazioni di messaggistica istantanea. E poi per fare una telefonata davvero con Facebook Messenger (ma anche con altre) non serve più il “vecchio numero di telefono”. Eppure quello che non sembrava fattibile qualche anno fa, oggi è realtà. Se poi consideriamo quanto noi italiani amiamo il mobile e gli smartphone, allora saremo (e siamo) in grado di apprezzare al meglio questa innovazione.

  • Twitter sarebbe pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri

    Twitter sarebbe pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri

    Da quanto riporta Re/Code, Twitter starebbe testando la possibilità di eliminare il limite dei 140 caratteri per i tweet e fissarlo a 10 mila, lo stesso limite che vale oggi per i DM. Secondo le notizie raccolte la funzionalità potrebbe essere rilasciata entro il primo trimestre di quest’anno. Ma sarebbe davvero la soluzioni ai problemi che attanagliano Twitter?

    La notizia sta facendo il giro del web in queste ore e si tratta di rumors ovviamente. Ma quello che riporta oggi Re/Code potrebbe essere una notizia non da poco. E’ vero che se ne parla da tempo, ma questa potrebbe essere la conferma che davvero ci si sta lavorando.

    twitter limite 140 caratteri

    Ebbene, secondo le fonti raccolte da Re/Code, Twitter starebbe lavorando per eliminare il limite dei 140 caratteri che caratterizza l’utilizzo della piattaforma. E si starebbe lavorando su una modalità che fissa la lunghezza del contenuto a 10 mila caratteri, ossia il limite che è già in atto per i DM. Ricordiamo che il limite dei 140 caratteri vigeva anche per i messaggi privati, eliminato poi lo scorso agosto, un’operazione che ha permesso la possibilità di utilizzare i DM come servizio di messaggistica, ma che ha fatto subito pensare che qualcosa si stesse muovendo anche per i tweet.

    E, sempre secondo le fonti raccolte da Re/Code, la nuova funzionalità potrebbe essere rilasciata addirittura entro il primo trimestre di quest’anno. Ma Non ci sono ancora conferme ufficiali.

    La funzionalità a cui si starebbe lavorando avrebbe l’obiettivo di non stravolgere il design attuale e il rischio di stravolgere la timeline degli utenti in effetti è molto alto. Ma si starebbe pensando ad una soluzione “estensibile”, cioè una volta cliccato il tweet viene fuori tutto il resto del contenuto. Infatti provare a realizzare una soluzione che permetterebbe la visualizzazione di tweet più lunghi potrebbe poi portare ad un coinvolgimento minore da parte degli utenti. E allora perchè cambiare?

    In effetti il punto è proprio questo, Jack Dorsey, nominato CEO permanente lo scorso ottobre, prendendo il posto del dimissionario Dick Costolo, ha la necessità di cambiare, quasi un obbligo, per dare una risposta prima di tutto agli investitori che chiedono a gran voce un cambio di passo, vista la crescita piatta della base utenti. Il CEO a “tempo parziale” (dedica infatti la mattina a Twitter e i pomeriggio a Square, l’altra sua società di cui è fondatore e CEO) deve dare un segnale.

    Ma siamo sicuri che sia davvero questa la strada per il cambiamento, ossia la strada per dare una scossa? In realtà questa sarebbe una forzatura, eliminare la funzionalità che più di ogni altra caratterizza la piattaforma significa snaturarla, non cambiarla o valorizzarla. E poi gli utenti più affezionati non capirebbero, non la comprenderebbero e di conseguenza potrebbe rivelarsi un fallimento. Perchè invece non puntare su un progetto già troppe volte annunciato, in vigore negli Usa cero ma non in altri paesi, come Moments che permetterebbe già una migliore comprensione della piattaforma ai meno avvezzi coi 140 caratteri? Moments permetterebbe agli utenti di seguire con più ordine le varie storie di conseguenza verrebbe ridotto il “rumore” della timeline che tante volte non permette di seguire le varie notizie con ordine. Questa è già una soluzione in essere, ma evidentemente potrebbe non bastare.

    UPDATE

    E vista la grande risonanza che ha avuto la notizia, è arrivata anche la risposta del CEO di Twitter, Jack Dorsey, che in un tweet ha pubblicato una nota per spiegare che Twitter in quanto “veloce, pubblico, di natura live conversational” manterrà sempre così la sua natura. Per questo motivo “la maggior parte dei tweet sarà sempre breve…”.

    E aggiunge anche che non ci sarà il timore di aggiungere nuove “utility” per potenziare la piattaforma.

    A dire il vero, non sembra proprio una smentita, anzi. E non chiarisce bene proprio la questione. Sembra proprio presagire il fatto che la novità è ormai dietro l’angolo.

    Allora siamo pronti a dire addio ai 140 caratteri?

  • E-commerce, ecco la soluzione di Cosmobile per Centro Gamma

    E-commerce, ecco la soluzione di Cosmobile per Centro Gamma

    Gestire migliaia di referenze di fornitori, insieme a migliaia di prodotti è uno dei problemi che si presenta più spesso quando le aziende sono alla ricerca di una soluzione e-commerce. E da questo punto di vista, oggi vi parliamo della soluzione che Cosmobile ha realizzato per Centro Gamma, sia B2B che B2C.

    Quando ci si trova di fronte alla costruzione o all’ottimizzazione di una piattaforma e-commerce, spesso le aziende hanno la necessità di trovare un modo per gestire migliaia di referenze di fornitori, migliaia di prodotti e migliaia di dati relativi ai propri clienti. Situazione questa che si presenta in aziende di diverse dimensioni, anche se poi è più evidente in aziende di medie e grandi dimensioni. Esigenza comune a tutte le aziende è comunque quella della “gestione del dato”, ossia come gestire, organizzare e ottimizzare le migliaia di dati che si hanno a disposizione con una soluzione unica che permetta di fare tutto questo. Da sottolineare che una migliore gestione del dato per un’azienda equivale a dire, migliore organizzazione, gestione ottimizzata dei processi decisionali, gestione delle vendite dal proprio e-commerce integrato nel portale.

    Centro Gamma categora cosmobile

    E in relazione a tutto questo, di vitale importanza, vogliamo presentarvi la soluzione che Cosmobile, azienda bolognese specializzata in questo tipo di soluzioni con diversi anni di esperienza ne settore, ha implementato per Centro Gamma, azienda leader nella commercializzazione di materiale idrotermosanitario, condizionamento e arredobagno.

    L’esigenza dell’azienda era quella a cui accennavamo prima, e cioè “gestire un catalogo commerciale con oltre 100.000 referenze di 120 fornitori differenti e articoli eterogenei con caratteristiche specifiche per ogni marchio”, quindi obiettivo era quello di trovare una soluzione unica che permettesse anche di gestire un e-commerce per professionisti (B2B) e consumatori (B2C) , con la possibilità di poter aggiornare il sito.

    Soluzione E-commerce B2B

    Come detto, Cosmobile ha elaborato per il portale online Centrogamma.com una soluzione e-commerce B2B e una soluzione B2C. Quella per e-commerce B2B contiene tutti i prodotti distribuiti dall’azienda con funzionalità specifiche per utenti Business, principalmente rivenditori e agenti. Con questa soluzione è infatti possibile generare preventivi per i clienti aggiungendo costi legati all’installazione con personalizzazione del modulo; inviare ordini con tabelle sconti riservate ai clienti; gestire ordini e riassortimenti legati ai clienti.

    Una soluzione business che consente le principali attività direttamente da un’unica piattaforma. La stessa poi prevede anche un’integrazione con PayPal e getaway bancari.

    Soluzione E-commerce B2C

    La piattaforma che Cosmobile ha elaborato per Centro Gamma permette anche di avere una soluzione e-commerce B2C, quindi una soluzione con cui l’azienda vende i suoi prodotti direttamente al consumatore.

    Con questa soluzione il portale online Centrogamma.com contiene tutti i prodotti distribuiti dall’azienda con funzionalità specifiche per utenti Consumer. Dalla stessa piattaforma è disponibile per l’acquisto online l’intera gamma prodotti con prezzo promozionale web e spedizione a domicilio o ritiro nel punto vendita. Anche questa soluzione prevede l’integrazione con PayPal e getaway bancari.

    La soluzione che Cosmobile ha elaborato per Centro Gamma precede anche il portale tematico www.gielleleader.com che rappresenta una vetrina per i prodotti a marchio Gielle: una selezione di prodotti di alta qualità acquistabili sempre nel portale www.centrogamma.com. Il portale contiene informazioni tecniche e prezzi costantemente aggiornati, con procedure di sincronizzazione dedicate. Gli utenti registrati hanno anche la possibilità di generare un listino PDF personalizzato riportante i prezzi a loro riservati.

    Con questa soluzione non manca la gestione lato marketing/comunicazione, è stato approntato anche sistema di gestione newsletter, per inviare campagne marketing e comunicazioni a clienti e fornitori.

    Il tutto viene poi gestito dal PRM (Product Relationship Management) proprietario chiamato Categora, che permette di gestire con un unico sistema l’intera base dati dei prodotti distribuiti da Centro Gamma. Categora quindi collega i dati di gestione, che sono listini, codici, e dati legati alla produzione, con informazioni relative alla comunicazione e al marketing del prodotto.

    Nella situazione specifica legata a Centro Gamma, e grazie proprio all’implementazione di Categora: il sistema è stato collegato all’ERP aziendale; è stata realizzata una soluzione specifica per la generazione automatica di impaginati e cataloghi cartacei, tramite script InDesign appositamente sviluppati; il sito aziendale è stato integrato con l’intero catalogo prodotti.

    Insomma, grazie a Cosmobile ancora una volta abbiamo conosciuto una soluzione che potrà tornare utile a molte aziende.

  • Windows 10 è su 200 milioni di dispositivi ed aumenta la sua quota

    Windows 10 è su 200 milioni di dispositivi ed aumenta la sua quota

    Microsoft ha annunciato che ad oggi Windows 10 è attivo su più di 200 milioni di dispositivi. Il nuovo sistema operativo del colosso di Redmond è quello che fa registrare il più veloce taso di adozione. E cresce la quota di mercato di Windows 10, a dicembre 2015 era: per Net Applications è al 9,96%, mentre StatCounter lo posiziona all’11,82%.

    Microsoft ha annunciato che ad oggi Windows 10, il sistema operativo lanciato lo scorso 29 luglio, è ad oggi attivo su 200 milioni di dispositivi. Il dato è da aggiornare visto che poco prima di questo annuncio di trattava di 164 milioni di dispositivi, ma non venivano conteggiati anche la console Xbox One, Windows phone e alcuni dispositivi IoT. E’ la seconda volta che Microsoft rilascia dati ufficiali rispetto al nuovo sistema operativo, la prima volta era stata quando aveva annunciato che a distanza di un mese dal lancio, a  fine agosto 2014, il sistema operativo era già attivo su 75 milioni di pc. Sono numeri che evidenziano il successo del nuovo nato dal colosso di Redmond e se volessimo provare ad indicare un motivo che possa giustificarli allora il primo da segnalare è sicuramente quello dell’aggiornamento che ha agevolato il passaggio al nuovo sistema operativo. Prima di Windows 10 (anche se qualcosa era cominciata a migliorare con Windows 8) il passaggio ad un nuovo sistema operativo di casa Micorsoft era sempre un passaggio che metteva molta ansia, un’operazione macchinosa che spesso finiva per risolversi in diverse ore. Con Windows 10 tutto cambia e tutto è molto più veloce.

    windows 10

    Windows 10 è poi il sistema operativo, nella storia di Microsoft, che fa registrare il più veloce tasso di adozione, infatti è superiore a Windows 7 (il sistema operativo ancora più usato) del 140% e superiore a Windows 8 del 400%. Negli Usa Win10 ha fatto registrare numeri in forte crescita: +16% dal Black Friday. E Windows 10 cresce anche tra le aziende con 22 milioni di dispositivi attivi.

    Quindi, Windows 10, tenendo da parte il primo mese che di solito fa registrare grande entusiasmo ed quindi da considerare una anomali, è cresciuto negli ultimi 4 mesi ad un tasso di 40 milioni di dispositivi attivi, doppiando anche Windows 7 (cresciuto al ritmo di 20 milioni di dispositivi al mese) che è ad oggi il sistema operativo di Microsoft più venduto.

    Microsoft fa sapere anche che ad oggi sono 44,5 miliardi di minuti trascorsi su Microsoft Edge, il browser nato con Windows 10 a quanto pare molto apprezzato. E sono più di 2,5 miliardi le domande fatte a Cortana; 82 miliardi sono le foto visualizzate con l’app “Foto”.

    Rispetto alla quota di mercato acquisita in questi ultimi mesi da Windows 10 ci sono due dati da confrontare. Uno è quello diffuso oggi da Net Applications che riporta un dato di 9,96% come quota di mercato di Windows 10; mentre l’altro è quello che abbiamo prelevato da StatCounter ed è un po’ più alto. Infatti la quota di mercato sarebbe dell’11,82% a livello globale. La spiegazione della differenza di quasi due punto percentuali sta nel fatto, secondo quando informa StatCounter, che il loro sistema rileva i dati dalla scansione di 16,3 milioni di pagine a livello globale (quasi 242 milioni di pagine in Italia) da più di 3 milioni siti web, mentre Net Applications rileva i suoi dati da 40 mila siti.

    Sempre a livello globale al primo posto si trova Windows 7 (NetA: 55,68%; StC: 47,4%)

    In Italia Windows 10 avrebbe una quota di mercato, secondo i dati di StatCounter, del 16% ed è il secondo sistema operativo più usato, superando anche Windows 8.1. Windows Xp è ancora al 6,74%.

  • Felice Anno Nuovo 2016 con il doodle di Google

    Felice Anno Nuovo 2016 con il doodle di Google

    Con il consueto doodle di fine anno, Google oggi ci augura “Felice Anno Nuovo!” con un doodle animato sulla homepage e visibile in tutto il mondo. Curiosa la scelta di rappresentare il 2016 che sta per arrivare come un uovo che si schiuderà alla mezzanotte.

    E preciso come un orologio svizzero (è il caso di dirlo eh!) Google ci augura “Felice Anno Nuovo!” con un nuovo doodle animato in homepage e visibile in tutto il mondo. Ad un primo sguardo, è curiosa la scelta di rappresentare il doodle con dei pappagalli e il 2016 è visto come un uovo che molto probabilmente si schiuderà allo scoccare della mezzanotte. E quindi è presumibile pensare che domani sarà online un nuovo doodle, come sempre accade in queste occasioni.

    google doodle felice anno nuovo 2016

    Quindi Google decide ancora una volta di cambiare scenario per celebrare il nuovo anno, abbandona gli stickers che abbiamo visto per il Natale di quest’anno, ma sceglie un’altra strada che rivelerà certamente delle sorprese.

    Per il 2015 scelse un’immagine dinamica che passa dal 2014 al 2015; nel 2014 scelse un contesto decisamente disco, con il 2013 che cedeva il passo ad uno scalpitante 2014; e nel 2013 scelse di celebrare tutti i personaggi che avevano animato i doodle durante l’anno.

    Non ci resta a questo punto che augurarvi un grande 2016 e di continuare insieme a noi, come fate sempre, a seguire la storia dei doodle anche per il prossimo anno.

    Auguri!

  • E-commerce: i 10 borghi italiani da cui si fanno acquisti online

    E-commerce: i 10 borghi italiani da cui si fanno acquisti online

    Amazon.it ha stilato una classifica dei 10 borghi italiani da cui si fanno acquisti online. Sono i comuni più piccoli da cui si compra online e si trovano Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige e Abruzzo. Si tratta di piccoli centri con poche centinaia di abitanti per cui spesso l’e-commerce è una valida alternativa per fare acquisti.

    Curiosa e interessante allo stesso tempo questa classifica stilata da Amazon.it che elenca i borghi italiani da cui si acquista online. Si tratta quindi di piccoli comuni che spesso hanno solo centinaia di abitanti per cui l’e-commerce diventa una valida alternativa per fare acquisti, vista anche la distanza chilometrica (alle volte) dai negozi. E’ un esempio questo che rappresenta al meglio l’idea dell’e-commerce senza limiti.

    Sono piccoli comuni situati in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige e Abruzzo, ma anche in Lombardia, Liguria, Molise, Sardegna, Lazio e Umbria. Proprio in queste regioni si trovano i borghi più isolati, con meno di 200 abitanti che acquistano maggiormente su Amazon.it.

    bard borghi italiani acquisti online amazon

    Questi i borghi che salgono sul podio e sono:

    1. Marmora, borgo della provincia di Cuneo con 65 abitanti, e si piazza al primo posto;
    2. Cissone (CN), con 83 abitanti;
    3. Bard, che con i suoi 122 abitanti è anche il comune più piccolo della Valle d’Aosta.

    Nei primi dieci troviamo anche:

    • Roaschia (Cuneo, 116 abitanti), dalle origini antiche come testimoniano documenti ritrovati e risalenti al XII secolo;
    • Grauno (Trento, 141 abitanti), l’ultimo paese della sponda destra della Valle di Cembra;
    • Pietraporzio (Cuneo, 81 abitanti), situato in Val Stura, a una quindicina di chilometri dal colle della Maddalena;
    • Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila, 117 abitanti), tra i borghi più belli dello Stivale e parte del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
    • Bergolo (Cuneo, 68 abitanti) che sorge in una zona montuosa delle Langhe Orientali, a destra della Bormida di Millesimo;
    • Massimeno (Trento, 125 abitanti) in Val Rendena, sede di un castelliere preistorico fortificato in epoca medievale;
    • Pietraferrazzana (Chieti, 131 abitanti), le cui prime attestazioni fanno parte del Catalogus baronum (1150-1168).

    Il comune più piccolo che acquista su Amazon.it è Pedesina, in provincia di Sondrio, che con i suoi 36 abitanti è anche il comune italiano con minor popolazione.

    Ma cosa si compre da questi comuni? Amazon.it ha indicato i prodotti maggiormente acquistati online da queste località. Q quindi a Marmora, comune che raggruppa 16 piccoli borghi, la medaglia d’oro va al bicchiere di plastica resistente e utilizzabile sia per succhi sia per bibite o cocktail; al secondo posto, la coppia di cuscini in Memory Foam con fodera in aloe vera, mentre si attesta alla terza posizione il piumino matrimoniale a 2 piazze.

    La rete antigrandine per orti e giardini è in prima posizione tra gli acquisti degli abitanti di Cissone, situato all’estremità occidentale della dorsale collinare che s’innalza sino a Serravalle Langhe, insieme al cavo dati Apple per iPhone 5, iPad Mini, iPod Nano 7 e al cestello sottopensile per uso domestico.

    A Bard, borgo noto soprattutto per il suo Forte, il prodotto più acquistato è l’accordatore metronomo generatore per strumenti a fiato, seguito dalla chiavetta USB 16 GB di Kingston Data Traveler e dagli altoparlanti multimediali HP.

    [nell’immagine di copertina: Bard, Valle d’Aosta]

  • Buzzoole cerca un Campaign Manager per la sede di Napoli

    Buzzoole cerca un Campaign Manager per la sede di Napoli

    Buzzoole, la prima piattaforma di Influencer Marketing Automation, cerca nuove figure da inserire nel proprio organico. La figura ricercata è quella di Campaign Manager e la sede di lavoro è Napoli.

    Buzzoole sta cercando nuove figure da inserire all’interno del proprio organico. Buzzoole è la prima piattaforma di Influencer Marketing Automation che consente ai brand di gestire, in modo più efficace ed efficiente, tutte le fasi di una campagna di Influencer Marketing, e quindi dall’identificazione ed ingaggio dei giusti Influencer, alla misurazione in tempo reale della performance della campagna.

    buzzoole team

    La figura ricercata, per la sede di Napoli, è quella di Campaign Manager. Di seguito la descrizione della caratteristiche richieste per una figura che dovrà essere responsabile di:

    • coordinamento e gestione di campagne di Digital PR al fine di verificare il corretto settaggio della campagna;
    • gestione della la community di influencer e blogger;
    • gestione della relazione con il cliente per la verifica dell’andamento della campagna;
    • analisi e reportistica dell’andamento della campagna.

    Costituisce requisito necessario la conoscenza approfondita della lingua inglese, sia scritta che parlata. Mentre costituiranno requisiti preferenziali: l’aver maturato una precedente esperienza nel mondo delle digital PR ed una buona conoscenza del mercato dell’ influencer marketing e delle community di riferimento.

    Come già ricordato, la sede di lavoro è Napoli. Inquadramento e retribuzione saranno valutati in base all’esperienza.

    Per tutti coloro che fossero interessati è possibile inviare il proprio CV info@buzzoole.com.

    Buzzoole è ormai una delle realtà più interessanti nel panorama italiano e in forte crescita. Ad oggi l’intero team di Buzzoole è composte da 32 figure nelle sedi di Napoli, Milano e Roma, dove ha sede il reparto Sales. Da gennaio sarà aperta anche la nuova sede a Londra, a conferma della grande vocazione internazionale di Buzzoole.

  • Startup, tutti i numeri sugli investimenti in Italia nel 2015

    Dopo la panoramica mondiale sulle startup del precedente articolo, vediamo  qual è la situazione italiana degli investimenti, grazie ai numeri diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.

    Come di consueto dicembre è il mese di resoconti e considerazioni su quanto è accaduto nell’anno che si sta per concludere. I numeri sono sempre protagonisti e ci offrono una panoramica precisa, anche se in parte suscettibile di interpretazioni diverse.

    Nel precedente articolo ho parlato dell’infografica realizzata da Coupofy, che offre un’idea d’insieme dell’ecosistema startup mondiale; al termine vi invitavo però ad approfondire i dati sulle startup italiane da fonti nazionali ufficiali per avere una visione più precisa e aggiornata sul loro numero. Per una valutazione e un confronto sul tema degli investimenti in Italia invece, oggi ci vengono in aiuto i dati diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.
    E qui, come era ovvio aspettarsi, le proporzioni ci danno contezza della consistenza dell’ecosistema startup nazionale.

    Abbiamo visto infatti quali sono i cosiddetti “unicorni”, ovvero startup la cui valutazione supera il miliardo di dollari; abbiamo visto acquisizioni per cifre da capogiro (come i 19 miliardi di dollari per Whatsapp). In Italia si parla di 1 miliardo di euro di investimenti e finanziamenti da destinare alle startup di casa nostra, come obiettivo complessivo da raggiungere entro il 2018.

    Ma veniamo ai dati che sono stati raccolti da StartupItalia! e FinSMEs direttamente dalle notizie comunicate da startup e investitori durante questo ultimo anno. Nel 2015 in Italia sono stati raggiunti 97,977 milioni di euro in 74 operazioni di investimento.

    InfograficaInvestimenti_startupitalia

    (Clicca sull’immagine per visualizzarla in modalità estesa)

    Un numero preciso ma che, per la natura della raccolta dei dati, come dichiarato da Startup Italia, non può tenere conto della totalità dei finanziamenti; alle operazioni di investimento inferiori ai 300.000 euro infatti viene data raramente evidenza e comunicazione dagli stessi investitori o dalle startup che li ricevono.

    Ad ogni modo si rimane verosimilmente entro la soglia dei 100 milioni, ben al di sotto dell’obiettivo di 1 miliardo da raggiungere in meno di 3 anni. Ce la faremo?

    Opinioni a parte, un dato su tutti sembra pesare sulla risposta a questa e ad altre domande sull’”ecosistema italico”, ed è la distribuzione dei fondi raccolti: dei quasi 98 milioni di investimento totale, 63,5 sono stati raccolti da due sole società. Startup italiane… in parte. Si chiamano Gelesis (che ha raccolto 31,5 milioni) e M.Gemi (che ha ricevuto quest’anno 32 milioni), società che hanno i loro centri di ricerca e sviluppo rispettivamente in Salento e a Firenze ma entrambe la sede legale a Boston.
    Il finanziamento più alto ricevuto da una startup italiana è quindi quello di MoneyFarm con 16 milioni di euro.

    Sono dati che fanno riflettere. Qual è la vostra opinione?

  • L’Italia è il primo paese in Europa dove regna il Mobile Internet

    L’Italia è il primo paese in Europa dove regna il Mobile Internet

    Da sempre, e quindi da quando esiste, il Mobile ha fatto registrare un grande fascino nel nostro paese. E ora una ricerca di Ofcom rileva che nel nostro paese regna il Mobile Internet ed il primo paese in Europa superando Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. Ormai accediamo al web più dai dispositivi mobili che dal tradizionale desktop.

    Già diverse volte qui sul nostro blog abbiamo sottolineato questo legame strettissimo che esiste tra il Mobile e il nostro paese. Da sempre, da quando esiste dunque, il Mobile ha fatto registrare un grande fascino in Italia e lo dimostra il fatto che spesso il nostro paese viene indicato come uno di quelli con la più alta concentrazione di dispositivi mobili, una delle più alte al mondo tra l’altro. Ma adesso, grazie alla recente ricerca di Ofcom, condotta in 9 paesi nel mondo, ossia Australia, Giappone, Svezia e Stati Uniti e poi Francia, Germania, Italia, Spagna e  Regno Unito (questi ultimi indicati statisticamente come EU-5), vediamo che il nostro paese è quello dove regna il Mobile Internet ed è il primo paese in Europa.

    mobile italia internet

    Un dato che forse non coglie di sorpresa gli addetti ai lavori e quelli più informati su certi temi, ma che nel contesto assume una certa rilevanza. In pratica gli italiani non potendo accedere alla rete attraverso la via tradizionale, allora utilizza la rete attraverso il proprio dispositivo mobile che spesso è più veloce, e anche più affidabile, di quella tradizionale. Questa può essere una spiegazione ai dati rilevati dalla ricerca. Sappiamo bene quali siano le difficoltà lungo lo stivale dal punto di vista della connessione alla rete, ma gli italiani le superano grazie la Mobile.

    mobile italia europa internetdispositivi mobile italia

    Il dato più rilevante della ricerca di Ofcom (ripresa da eMarketer) è quello che ci dice che in Italia il 51% degli utenti accede al web via device mobile almeno una volta a settimana, il dato più alto rilevato in Europa (a 5). Segue la Spagna con il 49% che fa registrare il dato più vicino al nostro, e poi Regno Unito 30% (il più basso), Germania 32%, Francia 33%.

    [easy-tweet tweet=”In #Italia il 51% degli utenti Internet accede al #web da #mobile; il 30% in #Uk” user=”franzrusso”]

    E i dispositivi mobili saranno sempre più presenti nel nostro paese e saranno sempre di più la porta per accedere a Internet, così come prevede anche Cisco che rivela che questo lo sarà per l’83,2% degli utenti italiani nel 2016, fino ad arrivare al 92% nel 2018.

    Nel 2019, quindi entro tre anni, i dispositivi mobili nel nostro paese saranno 55 milioni con una penetrazione del 90%. Gli smartphone saranno 63 milioni, quasi il triplo di quelli del 2014 (27 milioni). I tablet saranno un po’ di meno, 7 milioni (nel 2014 erano 2 milioni). La connessione 4G arriverà ad essere il 37%.

    Altri dati rilevanti, sempre da Cisco, è che il traffico dati da mobile crescerà notevolmente passando da 854 BM del 2014 a 5.952 MB nel 2019. La percentuale di traffico da smartphone crescerà fino al 68% mentre sarà in calo la quota di traffico dati da laptop, si passerà infatti dal 31% del 2014 al 5% del 2019.

    In Italia il legame con il Mobile è dunque destinato a crescere e sarà sempre più presente in altri ambiti come la social tv, l’internet delle cose, con la possibilità di gestire gli oggetti proprio da mobile, fenomeni che saranno rilevanti nel 2016.