Autore: Franz Russo

  • Twitter, da oggi è possibile commentare i tweet per Web e iOS

    Twitter, da oggi è possibile commentare i tweet per Web e iOS

    Twitter rilascia da oggi la nuova funzionalità con cui commentare i tweet. Resta dunque la modalità “Cita” che diventa “Cita il tweet” permettendo da ora di commentare il tweet incorporandolo. La funzionalità è per ora disponibile via web e per iOS. Su Android sarà disponibile entro pochi giorni.

    Molti di voi se ne saranno già accorti sia da mobile che da Web. Infatti Twitter annuncia da oggi il rilascio di una nuova funzionalità che permette il commento dei tweet. In pratica prende il posto di quella funzionalità che da mobile era “Cita”, modalità che spesso creava più confusione, anche per il fatto che spesso non era possibile farlo per problemi di spazio.

    https://twitter.com/twitter/status/585225218093932544

    Da oggi è possibile fare commenti incorporando il tweet e avendo a disposizione uno spazio di 116 caratteri (così come riporta The Next Web) da sfruttare per scrivere il vostro commento e aggirare così il limite dello spazio da utilizzare. Una volta che cliccate sul simbolo per fare Retweet vi si apre il tweet con sopra uno spazio libero “Aggiungi un commento”. Una volta commentato il tweet, questo sarà visibile in questo modo. Riporto un esempio con @N4ik3 che aveva condiviso un post:

    twitter-commenti

    Come detto, questa nuova funzionalità permetterà di commentare e scrivere breve considerazioni senza per forza costringere gli utenti a troncare il contenuto come accadeva fino a ieri, con, il più delle volte, situazioni al limite dell’incomprensibile. Di conseguenza, la funzionalità permettendo l’incorporazione del tweet, consente una conversazione senza alterare minimamente il contenuto che resta ben visibile.

    Da iOS lo modalità compare con una voce “Cita il Tweet“.

    Certo, questa nuova possibilità permette di scrivere qualcosa in più anche se si evidenzia ancora una volta il vero grande limite di Twitter, ossia quello dei 140 caratteri. “Limite” che è di fatto uno degli elementi che distingue la piattaforma in maniera evidente.

    Poter scrivere con qualche carattere in più farebbe comodo, no?

    E voi che ne pensate?

  • Il doodle di Google oggi è per Gabriela Mistral

    Il doodle di Google oggi è per Gabriela Mistral

    Doodle dedicato ai 126 anni dalla nascita della poetessa cilena Gabriela Mistral quello che troviamo su Google oggi. La Mistral, vero nome Lucila Godoy Alcayaga, nel 1945 fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura, prima donna latinoamericana ad ottenere questo riconoscimento.

    google-doodle-gabriela-mistral

    Il doodle che troviamo oggi sulla homepage di Google è dedicato alla poetessa cilena Gabriela Mistral, vero nome Lucila Godoy Alcayaga. Il doodle è visibile in Cile, Argentina, Italia, Spagna, Portogallo, Islanda, Bulgaria, Grecia, Ucraina e Corea del Sud.

    Il doodle raffigura la Mistral all’interno della prima “O” di “Google” e poi sono riportati i primi due versi della celebre poesia della Mistra, “Dame la Mano“:

    Dame la mano y danzaremos;
    dame la mano y me amarás.
    Como una sola flor seremos,
    como una flor, y nada más…

    El mismo verso cantaremos,
    al mismo paso bailarás.
    Como una espiga ondularemos,
    como una espiga, y nada más.

    Te llamas Rosa y yo Esperanza;
    pero tu nombre olvidarás,
    porque seremos una danza
    en la colina y nada más.”

    Dame la mano è anche una canzone per bambini molto popolare in Messico cantata da Teresita Fernández.

    Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, questo il vero nome della poetessa cilena, nacque il 7 aprile del 1889 a Vicuna (Cile), in seguito adottò il suo pseudonimo che la rese riconoscibile in tutto il mondo, appunto Gabriela Mistral, nato dal nome dei suoi due poeti preferiti: Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral. Fu anche insegnante di un altro grande poeta cileno: Pablo Neruda.

    La Mistral visitò molti paesi tra cui l’Italia nel suo viaggio europeo tra il 1925 e il 1934.

    Nel 1945 fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura e divenne la prima donna latinoamericana a ottenere questo prestigioso riconoscimento. Tra le sue opere più importanti ci sono Desolación (1922), Lecturas para mujeres (1923), Ternura (1924), Tala (1938), Lagar (1954), Recados, Contando a Chile (1957).

    Gabriela Mistral morì a New York nel 1957 e nel suo testamento ordinò che tutti i proventi delle vendite delle sue opere in America Latina dovessero essere assegnati ai bambini di Montegrande;  e i proventi delle vendite delle sue opere in tutto il mondo dovessero essere destinati ai bambini più svantaggiati di tutto il Cile.

     

     

  • Lo sbarco di Periscope in Italia, ecco alcuni dati

    Lo sbarco di Periscope in Italia, ecco alcuni dati

    La settimana scorsa Twitter ha lanciato l’app di video live streaming, Periscope, per ora solo su iOS di cui sei è parlato molto in Italia, e non solo. Abbiamo voluto verificare allora come gli italiani hanno accolto Periscope in termini di download, dicendo subito che gli utenti la preferiscono a Meerkat.

    La scorsa settimana vi davamo notizia del lancio, da parte di Twitter, della nuova app che permette il video live streaming: Periscope. Negli ultimi giorni se n’è parlato molto, come era prevedibile, e le opinioni si sono subito divise in maniera netta tra chi sostiene che sia un’app da avere e chi invece ritiene che sia ancora incompleta. Ovviamente Periscope è stata accostata a Meerkat, altra app di cui si è molto parlato, in quanto sono due app che permettono di fare più o meno la stessa cosa, con qualche differenza che le distingue.

    Ma quello che vogliamo vedere con voi non è tanto un confronto tra le due app in termini di funzionalità, quanto invece in termini di download. Ci interessa quindi verificare come gli utenti italiani hanno accolto l’arrivo di Periscope, per osa solo disponibile per iOS, in termini di download dall’App Store. Facciamo poi anche un raffronto con gli Usa per poi paragonare il tutto con Meerkat, per verificare quindi se gli italiani preferiscono usare Periscope o Meerkat.

    Diciamo subito che Periscope è sbarcato in Italia con il coinvolgimento di utenti molto noti che hanno cominciato ad usarla subito e questo ha generato l’effetto curiosità tra gli utenti per verificare l’utilizzo che queste celebrità ne facessero. Ricordiamo che tra questi sono stati coinvolti Rosario Fiorello (@fiorello), Pif (@pif_iltestimone), Rudy Zerbi (@rudyzerbi), Francesco Facchinetti (@frafacchinetti), J-Ax (@jaxofficial), Maccio Capatonda (@marciocapatonda), Federico Russo (@federusso80).

    Ora, pur non conoscendo il numero di download effettivi, possiamo però sapere che in Italia Periscope ha toccato il suo massimo, nella classifica delle app di “Social Networking”, piazzandosi al 5° posto il 30 marzo. Il debutto, alla data del 27  marzo, la vedeva in 15° posizione. Distimo alla data del 1° aprile rileva l’app ancora in 5° posizione, mentre alla data del 2 di aprile Periscope perde una posizione piazzandosi in 6° posizione. E nel grafico ne vediamo l’evoluzione:

    periscope-italia-download

    periscope-italia-distimo

    E guardando ai migliori piazzamenti n classifica, l’Italia è tra quelli che hanno apprezzato di più Periscope. Il paese dove l’applicazione ha riscontrato un successo più alto è gli Emirati Arabi Uniti dove Periscope è diventata la seconda app più scaricata il 29 marzo non solo tra le app di “Social Networking”, m anche nella classifica generale. Altro paese che ha accolto bene Periscope è la Turchia dove Periscope è ancora oggi la quarta app più scaricata tra quelle di “Social Networking”. Negli Usa Periscope ottiene come miglior piazzamento l’ottava posizione e a guardare il grafico in basso l’effetto calante è ancora più evidente:

    periscope-usa-download

    E a vedere dal grafico si comprende come proprio negli Usa si stia discutendo molto di Periscope e soprattutto di Meerkat sul fatto se davvero queste app possano ottenere un forte riscontro da parte degli utenti. Come abbiamo detto prima, guardiamo un attimo la situazione di Meerkat negli Usa:

    periscope meerkat-usa-download

    Effetto calante evidente anche per Meerkat, dunque.

    Il dibattito negli Usa ruota attorno al fatto che Meerkat sta conoscendo la sua fase calante anche grazie all’arrivo di Periscope, ma anche sul fatto che queste due app non aggiungono in realtà, secondo alcuni, nulla di nuovo. Il live streaming era già possibile con Ustream e altre piattaforme simili, anche se non ci sembra forse un paragone così azzeccato. Potete leggere a riguardo il post di ieri di The Verge sul calo di popolarità di Meerkat. Ma anche il post di Business Insider che avanza qualche dubbio riguardo Periscope in fatto di molestie.

    Resta da capire però se davvero Periscope, così come Meerkat, riuscirà a coinvolgere davvero gli utenti. E, soprattutto, se davvero gli utenti si sentono dei broadcaster perchè poi il punto è proprio questo. Ma siamo davvero tutti dei broadcaster? Periscope sarà mai un’app di massa?

    Voi che ne pensate?

    #UPDATE 7 aprile 2015

    Per completezza di informazione, il Country Manager di Twitter in Italia, Salvatore Ippolito, ha dichiarato che Periscope in Italia ha avuto un grande successo proprio nei primi giorni facendo registrare migliaia di link di dirette: 100 mila in totale con il picco di 51 mila toccato il 28 marzo:

    Siamo entusiasti dell’accoglienza che Periscope ha ricevuto, quello che si può già notare, a una settimana dal lancio, è che l’utenza è davvero molto eterogenea e creativa. Periscope in questo senso è molto simile a Twitter. È Twitter, in video: live, conversazionale e pubblico.”

    Per quanto riguarda la nostra analisi, aggiorniamo i dati e rileviamo che alla data del 6 aprile Periscope in Italia, su App Store diventa la 4° app più scaricata e sempre la 7° nella categoria “Social Networking”. Quindi si è verificato un aumento dei download in queste giornate di festa. Il risultato migliore è del 5 aprile quando Periscope in Italia è la 4° app più scaricata in generale su App Store.

    periscope-italia-6-aprile-2015

  • Ecco YourNations, il racconto del 6 Nazioni sui social network

    Ecco YourNations, il racconto del 6 Nazioni sui social network

    Nonostante gli italiani restino forti appassionati di Calcio, c’è da dire che negli ultimi anni è cresciuta anche la passione per il Rugby, il gioco a squadre più antico del mondo. Oggi vi presentiamo YourNations, la piattaforma che racconta come gli utenti hanno vissuto il 6 Nazioni attraverso i social network.

    Gli italiani sono appassionati di Calcio e questo è un dato di fatto ormai assodato. Ma c’è da dire che negli ultimi anni, complice soprattutto una nazionale che è cresciuta e maturata in maniera costante, il Rugby è uno sport che comincia ad appassionare gli italiani. D’altronde, il Rugby, lo sport di squadra più antico del mondo (nasce infatti nel 1823, anche se esistono testimonianze più antiche come il “calcio storico fiorentino”) è il padre degli altri giochi a squadre, Calcio compreso.

    Con l’aumentate della popolarità di questo sport nel nostro paese, soprattutto da quando la nostra nazionale è stata ammessa (dal 2000) al torneo più ambito per questa disciplina, ossia il 6 Nazioni, è cresciuto anche il legame con i social network. Basti guardare come le partite dell’ultimo torneo siano state seguite su Twitter, Facebook e Instagram per rendersene conto. Anche perchè le stesse squadre hanno cominciato ad usare i social media, Twitter in particolare, per conversare con i propri tifosi. Proprio in occasione dell’ultimo torneo avevamo dato qualche dato da questo punto di vista.

    Ma oggi vogliamo presentarvi di una piattaforma davvero interessante che siamo sicuri piacerà ai tanti appassionati di Rugby. Stiamo parlando di YourNations.org che ha raccolto, in occasione dell’ultimo 6 Nazioni, le storie che gli appassionati hanno condiviso sui social network come Instagram e Twitter, ad esempio.

    Una volta volta arrivati su YourNations.org troviamo i sei stadi che hanno ospitato le gare tra le varie squadre; una volta che clicchiamo su uno di questi, ad esempio, “Stadio Olimpico“, si apre una sezione con le date delle partite che si sono tenute nello stadio e di fianco troviamo:

    • Possessions: il numero di tweets condivisi dai tifosi di quella squadra, un po’ il “possesso tweets” del team;

    yournations-possessions-italia

    • Six Pics: tutte le foto condivise dagli utenti su Instagram, un modo per rivivere le emozioni che hanno provato i tifosi.

    yournations-six-pics-italia

    Se ad esempio, restando sullo “Stadio Olimpico”, cliccate sulla partita della nostra nazionale con la Francia (persa con un perentorio 29-0) noterete che, cliccato su Possessions, il tweet possession è del 60% e se cliccate su Six Pics vedrete lo spettacolo dell’Olimpico e comunque i volti sorridenti dei tifosi.

    Allora, tifosi di Rugby e non solo, visitate YourNations.org e poi raccontateci cosa ne pensate.

  • WhatsApp, le telefonate gratuite e le altre apps

    WhatsApp, le telefonate gratuite e le altre apps

    WhatsApp ha abilitato, dopo mesi che se ne parlava, le telefonate gratuite, ora solo per Android. Ma esistono già tante app che offrono questo servizio in un settore che sicuramente è destinato a crescere. WhatsApp, dalla sua, ha il vantaggio di poter sfruttare il potenziale dei tanti utenti attivi: 700 milioni.

    La sfida è ormai aperta, e questo lo si sapeva già. Infatti, proprio nel giorno in cui WhatsApp abilita, dopo mesi che se ne parlava, le telefonate gratis attraverso l’applicazione (solo per Android; per iOS saranno disponibili nel giro di qualche settimana), ecco che arriva il “benvenuto” da parte di LINE, applicazione di instant messaging e chiamate gratuite, che sottolinea come l’applicazione ora di proprietà di Facebook arrivi in un settore che LINE Corporation conosce ormai dall’ottobre del 2011.

    La società giapponese, proprietaria dell’applicazione LINE, sottolinea come la sua app sia arrivata prima di WhatsApp in questo settore con “la sua visione di un’app di comunicazione integrata e completa”, sottolineando il traguardo dei 15 miliardi di telefonate raggiunto nel mese di novembre 2014.

    whatsapp-telefonate-anteprima
    L’immagine è di AndroidWorld

    Il mercato quindi si arricchisce di nuovi players e sarà interessante vedere le performances di WhatsApp nel giro di qualche mese. Sarà interessante cioè vedere se farà valere il suo potenziale di 700 milioni di utenti attivi e più di 30 miliardi di messaggi inviati al giorno, un dato che supera definitivamente quello relativo agli sms.

    WhatsApp sbarca dunque in un settore, se vogliamo ancora da scoprire, anche se in realtà sono già decine le app che offrono questo tipo di servizio. Infatti, ci sono Skype e Viber, ma anche:

    • Talkatone (per iOS e per Android)
    • WeChat (iOS, Android)
    • Tango (iOS, Android)
    • Truphone (iOS, Android)
    • WePhone (iOS, Android)
    • KakaoTalk (iOS, Android)
    • magicApp (iOS, Android)
    • Nimbuzz free call (iOS, Android).

    Questi solo per citarne alcuni. E non si può non citare anche Facebook Messenger che ha abilitato le telefonate gratuite già lo scorso anno, solo per gli Usa. Come sappiamo di recente Messenger, sempre per gli Usa prima, ha abilitato anche la possibilità di fare e ricevere pagamenti, altro terreno su cui si confronteranno presto anche altri players. Chissà, forse anche la stessa WhatsApp potrebbe esserne abilitata.

    Insomma, WhatsApp prova ad inserirsi in un settore che, sebbene poco conosciuto ai più, è già abbastanza “frequentato”. Dalla sua WhatsApp ha il vantaggio, non certamente trascurabile, di essere l’app di instant messaging più usata e di conseguenza potrebbe puntare a diventare anche l’app di free calls più usata, superando anche LINE.

    Se avete avuto modo di provare le telefonate via WhatsApp vi accorgerete che la qualità delle conversazioni è leggermente superiore alle altre. Certo, c’è sempre il solito “ritardo”, tipico delle conversazioni fatte in questa modo, ma è trascurabile.

    Allora, voi che ne pensate? Avete provato già ad usare WhatsApp per telefonare da Android oppure stata già usando qualche altra applicazione? Ovviamente se avete da segnalarne per arricchire il nostro parziale elenco sarebbe fantastico.

  • Ceres ed Expo 2015, ma non si tratta di un pesce d’aprile

    Ceres ed Expo 2015, ma non si tratta di un pesce d’aprile

    Ad un primo sguardo potrebbe sembrare un pesce d’aprile, ma non lo è. Ceres sfrutta la data di oggi, 1° aprile, per ricordare che manca davvero un mese all’inizio di Expo 2015 e con il motto “Portiamo una birra a questi ragazzi” vuole omaggiare gli operai che lavorano giorno e notte per rispettare i tempi previsti. E’ un altro esempio di instant marketing.

    A distanza di qualche settimana da quell’esempio di instant marketing di Ceres a proposito della assoluzione di Silvio Berlusconi, esempio che ha fatto molto discutere, il brand della birra danese torna a far discutere oggi con un nuovo caso di instant marketing. E lo fa stavolta sfruttando la data di oggi, 1° aprile, giorno dei “pesce d’aprile”, occasione ghiotta per i brand nel tentativo di agganciare una comunicazione ironica e creativa. Invece Ceres decide di muoversi diversamente, decidendo di non sfruttare la giornata di oggi per una comunicazione goliardica, ma agganciandosi al fatto che da oggi mancano 30 giorni all’inizio dell’evento più importante per il nostro paese, ossia Expo 2015.

    ceres-expo-2015-aprile-2015

    Con il motto “Portiamo una birra a questi ragazzi” Ceres, con l’ironia e il sarcasmo che la distingue, vuole ricordare a tutti che la scadenza per il completamento dei lavori è ormai vicina e lo fa omaggiando tutti quei lavoratori che giorno e notte lavorano per rispettare questa importante scadenza. In poche parole, ci sarebbe aspettato da un brand come Ceres il solito scherzo, ma invece uno scherzo non è.

    Portiamo una birra a questi ragazzi. Oggi pomeriggio alle cinque, alla fine del turno, offriremo birra fresca e focaccia ai lavoratori del cantiere EXPO.

    Posted by Ceres on Mercoledì 1 aprile 2015

    Il brand quindi sorprende tutti e si allaccia alle polemiche sui ritardi dei vari cantieri del complesso espositivo che dovranno necessariamente essere pronti per quella data, e in alcuni casi si tratta davvero di una corsa contro il tempo.

    Per una volta un brand decide un'operazione di instant marketing diversa, proprio nel momento in cui tutti si aspettavano il classico "pesce d'aprile" specie da un brand come è appunto Ceres, ironico, brillante. E con questi stessi ingredienti confeziona una comunicazione che solo ad un primo sguardo sembra uno scherzo, ma è strettamente legata alla realtà.

    Come abbiamo detto anche in altre occasioni, i brand stanno sempre si più avvicinandosi all'instant marketing anche se c'è da dire che questa tipologia di attività non è per tutti e deve essere ponderata bene, altrimenti rischia di ottenete il risultato che si spera. Un esempio di instant marketing tipico lo abbiamo visto di recente con l'Eclissi solare dove diversi brand, incluso Crese, hanno dato sfogo alla loro creatività in maniera più o meno brillante.

    Allora, che ne pensate voi di questo nuovo esempio di Ceres?

  • #MuseumWeek 2015, un successo da 600 mila tweet

    #MuseumWeek 2015, un successo da 600 mila tweet

    La #MuseumWeek, la settimana che ha celebrato l’arte e la cultura su Twitter, si è chiusa con un grande successo. Hanno preso parte all’evento 2800 Musei provenienti da 77 Paesi, di cui 259 dall’Italia. I tweet totali sono stati 600 mila e  237 milioni le impressions.

    La #MuseumWeek 2015, che si è tenuta nella settimana tra il 23 e il 29 marzo, è cresciuta in maniera vertiginosa rispetto alla prima edizione del 2014, e quest’anno ha coinvolto più di 2800 Musei e Gallerie provenienti da 77 Paesi, di cui 259 solo in Italia e il numero di iscritti è quadruplicato rispetto al 2014. E due dei tre musei   più menzionati a livello mondiale sono italiani. Infatti, dopo il Musée du Louvre (@MuseeLouvre) di Parigi, troviamo il Museo archeologico di Porto Torres (@MuseoArcheoPT) e l’area archeologica di Massaciuccoli romana (@MassaciuccoliRo) in provincia di Lucca.

    La settimana dedicata all’arte e alla cultura su Twitter, ha permesso agli amanti della cultura di tutto il mondo di entrare in contatto con opere d’arte, storia, scienza e letteratura in maniera divertente e interattiva. Seguendo la #MuseumWeek, milioni di persone hanno potuto visitare virtualmente i musei e le gallerie di tutto il pianeta. Anche se i musei e le organizzazioni culturali sono stati su Twitter fin dai primi giorni di vita della piattaforma, la #MuseumWeek li ha riuniti in un unico “luogo” per un obiettivo più grande: rendere la cultura a portata di tutti e offrire agli amanti dell’arte ulteriori motivi per visitare le loro collezioni preferite.

    Durante la settimana sono stati totalizzati 600 mila tweet e 237 milioni di impressions su Twitter (tra utenti loggati e non loggati) e per tutto il web.

    #MuseumWeek-2015-mappa-tweet

     

    La mappa interattiva mostra in pochi secondi come in tutto il mondo sia stata vissuta la settimana della #MuseumWeek su Twitter.

    Musei come il Museo del Louvre a Parigi (@MuseeLouvre), il Guggenheim Museum di New York (@Guggenheim), Museo del Prado a Madrid (@museodelprado) e la Tate Gallery a Londra (@tate) a livello internazionale e Fondazione MAXXI a Roma (@Museo_MAXXI), la GAM a Torino (@gamtorino), il Museo MADRE di Napoli (@Museo_MADRE), iI Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano (@Museoscienza) e il MART di Trento e Rovereto (@mart_museum) in Italia, solo per citarne alcuni, hanno utilizzato Twitter per festeggiare la cultura e raggiungere un pubblico ancora più ampio di quello raggiunto di consueto.

    #MuseumWeek-hashtag

    Ogni giorno i migliaia di musei coinvolti hanno twittato su un tema specifico (architettura, emozioni, creatività e molti altri) e con un preciso hashtag, invitando le persone ad unirsi alla conversazione. Gli hashtag più popolari di questa edizione di #MuseumWeek sono stati:

    1. #architectureMW
    2. #secretsMW
    3. #inspirationMW

    Al di là della loro dimensione, posizione geografica o tipo di esposizione, i partecipanti hanno mostrato alcuni dei loro capolavori e garantito al pubblico l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo e condividere la loro passione, in modo divertente e creativo. Ecco alcuni esempi italiani:

    https://twitter.com/gamtorino/status/579983945145651200

    Insieme ai musei, anche personaggi e celebrità si sono uniti alla conversazione, supportando l’iniziativa e condividendo il loro entusiasmo. Eccone alcuni:

    Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti con la #MuseumWeek 2015, soprattutto perchè l’Italia anche quest’anno si è distinta per grande adesione e partecipazione. La straordinaria ricchezza culturale del nostro Paese ha trovato infatti in Twitter lo strumento ideale per farsi conoscere e dialogare con il grande pubblico, senza barriere e con originalità.” – ha commentato Antonella Di Lazzaro, Direttore Media di Twitter Italia – “E’ stato bellissimo vedere l’entusiasmo con cui i 259 Musei e istituzioni culturali italiane hanno aderito all’iniziativa e leggere gli oltre 600 mila tweet a livello globale che hanno popolato Twitter con #MuseumWeek durante questa intensa settimana culturale. Abbiamo quindi in serbo grandi progetti per la #MuseumWeek 2016!”.

    Insomma, la #MuseumWeek è la dimostrazione che sui social media si può conversare di arte e di cultura coinvolgendo gli utenti, ma è anche un modo per conoscere e celebrare l’arte e la cultura italiana e mondiale. Dimostrando che sui social media si riesce a creare coinvolgimento e interazione anche su tempi che solo apparentemente possono sembrare fuori luogo. Una bella iniziativa che meriterebbe di essere ripetuta più spesso.

  • Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    In vista del SAS Forum, che si terrà a Milano il prossimo 22 aprile, ho intervistato Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy. Argomento cardine la Data Visualization e gli effetti che questa comporta nell’attività di un’azienda e l’emergere della figura del “Data Scientist”.

    L’intervista con Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy, è un’occasione preziosa per comprendere cosa sia, effettivamente, la Data Visualization e quali siano i suoi effetti all’interno dell’azienda. Molti, anche, gli spunti di riflessione sui vantaggi che l’analisi del dato può portare alle PMI italiane, alla costante ricerca di nuove opportunità per migliorare il proprio business.

    La chiacchierata con Michela Guerra è stata fondamentale, poi, per avere una visione più completa sugli scenari professionali che si stanno aprendo grazie alla Data Visualization e all’Internet Of Things e per comprendere meglio la nascita di una figura chiave come quella del Data Scientist.

    Ecco, nello specifico, gli argomenti trattati.

    La prima domanda riguarda la Data Visualization. Cos’è e a cosa serve?

    La Data Visualization, ovvero la parte più importante e imprescindibile del nostro lavoro, in gergo viene definita “l’ultimo miglio“, e rappresenta l’ultima parte della catena del valore del dato. Per noi di SAS è una parte importantissima, ma rappresenta solo l’ultima parte di un processo molto più complesso. Prima di questa, infatti, è necessario passare dall’estrazione del dato, all’integrazione di esso fino alla “data quality”: è solo grazie a questo lungo processo che il dato diventa fruibile per l’utente finale.

    Quanto tempo si impiega per arrivare all’ultimo miglio? E qual è l’importanza delle fasi precedenti?

    È importante precisare che l’offerta di SAS Italy non è univoca bensì basata sulle esigenze del singolo cliente. Ad ogni cliente viene proposta una soluzione studiata ed ottimizzata sulla base di esigenze specifiche e la profondità di analisi del dato è diversa, di conseguenza, di caso in caso.

    Il portafoglio clienti di SAS è particolarmente ricco e variegato; si passa da aziende leader nel settore delle telecomunicazioni, al Banking, alle Utility fino alla Pubblica Amministrazione, giusto per citare qualche mercato.

    Accanto a questi clienti lavoriamo anche con le PMI, con logiche completamente diverse rispetto ai big.

    Per quanto riguarda, invece, le tempistiche per arrivare all’ultimo miglio la risposta é duplice perché su progetti molto grandi, ogni parte della catena del valore del dato ha tempi e modalità diverse tant’è che possiamo parlare di “Big Data” vista l’enorme quantità di dati da analizzare.

    Nel caso invece delle aziende medio piccole i dati non sono “big” ma relativamente più piccoli, proporzionalmente agli interessi aziendali.
    In questi casi abbiamo realizzato delle soluzioni ad hoc, dei veri e propri “pacchetti” customizzati sulla base delle esigenze del singolo cliente.

    data-visualization

    Quindi anche le PMI cominciano a sentire questa esigenza?

    Assolutamente sì. Quello che noi vediamo dal nostro punto di osservazione è che la domanda di soluzioni di analisi dei dati – perché banalmente di questo si tratta- è veramente in aumento anche in realtà piccole. Si inizia, infatti, ad avere coscienza che l’intuito imprenditoriale (fondamentale tra l’altro poiché il guizzo non verrà mai sostituito dal software) non basta e che senza un’analisi approfondita del dato, che include anche una re-ingegnerizzazione dei processi, è difficile in questo momento competere.

    Una volta si diceva che l’analisi del dato dà “un vantaggio competitivo”, oggi dico che l’analisi del dato è fondamentale per sopravvivere.

    E qui torno alla tua domanda iniziale, la visualizzazione delle informazioni del dato elaborato è fondamentale per un manager o per un imprenditore, perché gli permette di vedere, di esplorare e di analizzare i dati direttamente da un cruscotto o da un’interfaccia, in maniera semplice ed intuitiva. Anche da mobile tra l’altro perché queste informazioni posso essere fruite da qualsiasi device. E’ chiaro che quando ti rivolgi a questi imprenditori mostrando loro gli enormi vantaggi derivanti dall’analisi del dato riescono a comprendere che il loro intuito manageriale può integrarsi con l’analisi oggettiva del dato.

    Ma oggi le PMI sentono davvero questa esigenza? E poi, sono effettivamente attrezzate in una società in cui gli impulsi ormai arrivano da diverse parti? Esiste davvero questa coscienza?

    Per rispondere alla prima domanda ti dico sì, esiste questa esigenza ed è ben tangibile. La difficoltà maggiore per le numerose PMI che tutti i giorni lottano contro la situazione economica sta proprio nel credere e nell’adottare, poi, una soluzione di questo tipo. Alcuni imprenditori abbracciano la Data Visualization, consci degli enormi benefici che questa può garantire al loro Business, altri, invece, decidono di esplorare questo mercato con investimenti davvero minimi, rischiando che la strategia resti fine a se stessa.

    Per migliorare la redditività è fondamentale mantenere un certo equilibrio tra avanguardia tecnologica, nuove idee di business ed, infine, innovazione di processo ed organizzativa. Se questi elementi non vanno di pari passo, si rischia di fossilizzarsi e di restare nell’ambito tattico, dando vita ad un’innovazione fine a sé stessa, di breve periodo. Il salto di qualità in termini di innovazione, di business e di ritorno degli investimenti si può vedere, invece, in quelle aziende che hanno una visione più di lungo periodo.

    L’adozione, da parte delle PMI, di soluzioni basate sull’analisi dei dati presuppone, di conseguenza la volontà di aprirsi a nuovi orizzonti andando, se necessario, a modificare anche il proprio background culturale.

    L’aprirsi a nuovi orizzonti, tuttavia, non è sufficiente: è fondamentale formare figure professionali consapevoli e pronte a gestire attività di questo tipo. In questo processo, è cruciale il Data Scientist: si tratta di una figura dotata di precise e specifiche competenze ma, soprattutto, di una visione strategica e lungimirante sul futuro aziendale.

    Quindi l’aspetto innovativo serve da base all’approccio all’analisi del dato? Se non si approccia in questo modo, difficilmente la si considera di lungo periodo.

    Michela-Guerra---SAS
    Michela Guerra- SAS Italia

    Sì, vero ma è il valore strategico ad essere, già di per sé una strategia innovativa. Vi è un ritorno nell’investimento quando queste risorse vengono utilizzate in ottica davvero strategica, allora il ROI sì che si vede. Gli esempi di prima sono determinanti.
    Poter geolocalizzare con gli Analytics i movimenti di un cliente all’interno del territorio, oppure fare delle campagne estremamente profilate e basate sui suoi gusti personali, e non secondo cluster, è davvero possibile grazie alle soluzioni di Advanced Analytics di SAS. È proprio grazie agli strumenti di Advanced Analytics che è possibile aprirsi a nuovi e straordinari scenari.

    Quali sono i settori che si avvantaggiano da un’inclusione strategica dell’analisi del dato?

    Sono effettivamente tanti. Uno degli ambiti su cui lavoriamo di più, oltre al Marketing, è il Risk Management. Per capire l’importanza dell’analisi dei dati è sufficiente pensare all’eco che questa potrebbe avere in un’ottica di frodi, di Compliance, di adeguamento alle normative, in un’ottica di liquidità e di controllo di gestione. Tutta questa area è determinante per qualsiasi azienda che voglia essere profittevole sul suo mercato.
    A trarre vantaggio dai nostri servizi anche il settore bancario, le aziende telco e, infine, le utilities. Le nostre soluzioni possono essere applicate ai settori più disparati garantendo, al contempo, un’offerta vasta ma studiata sulle specificità non solo di una specifica azienda ma anche dei singoli reparti della stessa.

    I nostri esperti, in tutto il mondo, lavorano per competenze non solo di business ma anche di mercato e questo aspetto per noi è molto importante. Proprio perché il dato è tipico di ogni settore.

    Un progetto che stiamo portando avanti con grande entusiasmo riguarda le Smart Cities. In Italia lavoriamo con una realtà importante come Torino ormai da anni, ma l’estero da questo punto di vista è molto più avanti. Ecco, l’Internet of Things, così come il Cloud offre delle potenzialità enormi dal punto di vista dell’analisi del dato ed è proprio questa una delle direzioni verso cui ci stiamo muovendo.

    L’Internet delle Cose, in effetti, apre nuovi scenari e sicuramente di fronte ad una massa di dati che si crea c’è la necessità di strumenti per interpretarli. Come si pone un’azienda come SAS di fronte a questo scenario?

    Come sai, SAS è un’azienda B2B ma buona parte del nostro lavoro riguarda anche la collaborazione con aziende che si rivolgono a noi per essere supportate nel lavorare con il cliente finale.
    Quello che ti posso dire, in merito ai bisogni dei nostri clienti, è la crescente richiesta di semplicità.

    L’innovazione e la conseguente adozione di nuove soluzioni tecnologiche implica, molto spesso, una certa dose di impegno e di flessibilità, soprattutto nella difficile fase di transizione da un modus operandi ad un altro.

    La nostra mission sta proprio nel rendere davvero fruibili informazioni e dati sia al cliente finale sia al Consumer, nel caso in cui il nostro ruolo sia quello di intermediario tra un’azienda e l’utente finale.

    Nell’era del Real Time semplificare la fruizione del dato deve essere la vera prerogativa.

    Per farti capire l’importanza di quanto appena detto posso farti l’esempio di Octo Telematics, un nostro cliente leader nel settore dei servizi telematici per il settore assicurativo Automotive. Grazie al nostro software di Analytics, Octo Telematics monitora, ogni minuto, ben 100 mila chilometri percorsi da 3 milioni di clienti sparsi in 26 paesi del mondo, tutto grazie ad una scatoletta dentro all’automobile.

    Questo processo permette di non considerare più l’assicurato come un semplice numero bensì di analizzarne le specificità per garantirgli, poi, un’offerta realmente customizzata.

    In quest’ottica è lapalissiano come l’Internet of Things e l’analisi aumentata del dato vadano a modificare radicalmente il modello di business garantendo un’offerta altamente profilata. Si tratta di un cambio realmente epocale che vede la contrapposizione tra un’offerta basata su cluster ed un’offerta basata sulle specificità del singolo.

    In questo nuovo panorama la figura del Data Scientist, come accennavo prima, risulta cruciale.
    SAS da questo punto di vista è impegnata nella creazione di queste professionalità grazie alla collaborazione con le università italiane.
    La creazione di queste nuove competenze avviene dando in uso gratuito agli studenti il nostro software in modo da permettere loro di acquisire una certa esperienza. Con l‘Università di Tor Vergata abbiamo attivato la seconda edizione di un master sui temi del digital e dei social legati all’analisi del dato dal quale stanno emergendo dei ragazzi straordinari. Oggi l’IT deve essere inserito in ogni attività dell’azienda ed investire in formazione è indispensabile.

    Questo è, insomma, il classico momento del “farsi trovare pronti” da parte delle scuole, delle Università e anche da parte di aziende come la nostra. Noi ci impegniamo molto a contribuire alla cultura del dato e, da azienda che opera ormai da 40 anni sul mercato, sentiamo forte questa responsabilità tant’è che portiamo avanti il nostro impegno con le università davvero con costanza.

    Ma davvero le aziende oggi devono includere al loro interno una Visual Organization?

    È proprio nei dati che la nostra azienda vede la spinta propulsiva, non solo per competere nel marcato ma, soprattutto, per sopravvivere. Non si può negare il momento difficile, ma in alcuni casi si tratterebbe di cambiare il modello di business per provare aree nuove. Con il nostro software, grazie alla rilevazione del dato, si riesce a correlare i dati in modo semplice ed intuitivo riuscendo ad entrare in possesso di informazioni che difficilmente si otterrebbero.
    La forza dei Big Data sta nel garantire alle aziende una certa lungimiranza e capacità di comprendere quali saranno gli scenari futuri: il vantaggio competitivo dei dati, se associato al guizzo creativo di cui parlavamo all’inizio, può rappresentare davvero quel quid necessario per acquisire nuove fette di mercato.
    L’incrocio dei dati poi, e questo va specificato, non riguarda solo dati interni. Le nostre soluzioni incrociano dati interni e dati esterni per vedere cose che altrimenti non sarebbero visibili; siano esse positive o negative.

    Il tema di fondo del prossimo SAS Forum, che si terrà il 22 aprile, è “Analytics for Everyone”, cosa succederà in quella giornata e cosa vi aspettate voi?

    “Analytics for Everyone” rispecchia un po’ questa nostra chiacchierata, rispecchia il fatto che l’analisi del dato non sia solo un’attività per esperti IT ma sia davvero alla portata di tutti. Chiunque può trarre vantaggio dall’uso intelligente degli Analytics.
    Il SAS Forum per noi è l’evento dell’anno: coinvolgeremo tutta la nostra audience grazie alla partecipazione dei nostri numerosi Partners. Saranno presenti anche le università con una sezione dedicata proprio ai famosi Data Scientist di cui abbiamo parlato prima. Al SAS FORUM anche un’area dedicata alla stampa, aperta anche ai blogger. In generale ci attendiamo oltre 1000 persone.
    I grandi protagonisti dell’evento saranno i nostri clienti che racconteranno la loro esperienza, i loro molteplici progetti e forniranno una viva testimonianza sull’importanza dei nostri strumenti nella loro realtà. Il SAS Forum, concludendo, è il palco dei nostri clienti.

    Ecco, speriamo che questa nostra conversazione con Michela Guerra di SAS Italy, che ringraziamo davvero per la sua disponibilità, abbia contribuito a chiarire un po’ cosa sia la Data Visualization e quali gli scenari che ci attendono. E poi, ci vediamo il 22 aprile al SAS Forum 2015.

  • Gli italiani amano ancora le Email [Infografica]

    Interessante ricerca di MagNews, piattaforma per la gestione di campagne via email, in collaborazione con Human Highway, “Email Marketing Experience Report 2015”, dalla quale viene fuori che l’Email per gli italiani è ancora importante e che WhatsApp è considerato “irrinunciabile”.

    Nonostante spesso si è portati a pensare il contrario, nel 2015 l’email, la posta elettronica, è considerata dagli italiani ancora uno strumento importante ed essenziale, tanto per il lavoro, quanto per il tempo libero. Lo consideriamo come uno strumento per selezionare le informazioni che ci interessano di più e per tenerci aggiornati, soprattutto per quel che riguarda le promozioni a cui siamo interessati. Insomma, nonostante tutto, la vecchia e cara posta elettronica è ancora in auge. E’ questo, in sintesi, l’esito della ricerca condotta da MagNews, piattaforma per la gestione di campagne via email, in collaborazione con Human Highway: “Email Marketing Experience Report 2015”. Una ricerca interessante che ci offre un quadro su come gli italiani si relazionano con l’email e sullo scenario nazionale.

    Il campione che ha preso parte all’indagine era di 1001 utenti che usano la posta elettronica da pc e da dispositivi mobili. LA ricerca rileva che ogni giorno in Italia vengono spediti 940 milioni di messaggi, vale a dire 30 email per ogni utente; in media ogni utente possiede più di 2 caselle di posta elettronica (2,4), anche se poi nel complesso il 20% delle caselle risulta essere poi inutilizzato.

    Gmail risulta essere la più preferita dagli italiani (53%), sono infatti 16 milioni gli italiani che dichiarano di possedere e utilizzare, anche solo sporadicamente, una casella gmail. Ed è anche la casella di posta più consultata via mobile. Microsoft (Hotmail) e Italia Online (Libero, Wind, IOL) contano, rispettivamente, 12 e 11 milioni di caselle attive. Le caselle più giovani sono quelle di Google con 3,6 anni di vita media, mentre quelle più “anziane” appartengono a Microsoft, Italia Online e i domini ex Telecom Italia (Alice, Virgilio, Tin.it) con una vita media superiore ai 5 anni. Significa che gli utenti che hanno poi aperto una casella di posta online hanno preferito negli ultimi anni il servizio di Google. La ricerca rileva poi che i tre leader del mercato italiano, ossia Google, Microsoft e Italia Online, possiedono più del 60% delle caselle email recensite dalla ricerca.

    Il 59,2% degli utenti controlla di frequente la cartella “spam”, almeno una volta a settimana. Mentre più di un terzo degli utenti, il 33,1%, lo fa ogni giorno.

    La ricerca evidenzia che ogni giorno in Italia vengono spediti 220 milioni di messaggi commerciali tramite posta elettronica. E tra i contenuti che le persone ricevono più frequentemente ci sono messaggi che hanno a che fare con acquisti, tempo libero e interessi specifici, ma anche comunicazioni “di servizio” che riguardano bollette, carte di credito, utenze e conti correnti.

    Il grafico in basso ci rivela le situazioni più comuni durante le quali consultiamo le email:

    email-magnews-consultazione

    E quindi, “mentre si è al computer” 55,3%; quando si è al lavoro, 36,8%; quando ci si rilassa, 20,7% e così via. Le donne sono tra quelle che consultano spesso la casella di posta elettronica proprio quando vogliono rilassarsi, mentre gli uomini la consultano di più al mattino e quando sono al lavoro o studiano.

    Le donne, rispetto agli uomini, sono più interessate a newsletter che parlano di sconti, moda, salute, offerte di lavoro e food. Gli uomini, invece, sono interessati a software/app/tecnologia, auto/moto, sport e info finanziarie.

    La ricerca prende in esame anche sistemi alternativi alle email e scopriamo (mica tanto però) che per il 48,7% degli italiani WhatsApp è considerato irrinunciabile,  seguito da Facebook (30,7%) e, a distanza, da Skype e altri sistemi.

    E nel caso in cui l’email non dovessero più esistere, gli italiani dichiarano che tutto sarebbe più complicato: difficile da gestire (34,3%), complicata (29,3%); mentre sarebbe per altri rilassata (7,2%), semplice (6,8%) e efficiente (3,1%).

    Il consiglio è quello di scaricare da questo link l’intera indagine per avere più informazioni: Email Marketing Experience Report 2015.

    MagNews_email-infografica-2015

  • Ecco 2Pay, la mobile payment app facile e sicura

    Ecco 2Pay, la mobile payment app facile e sicura

    Ecco 2Pay, il nuovo sistema di mobile payment che permette di effettuare transazioni a distanza e in prossimità, in tempo reale. L’app, disponibile per iOS e Android, offre numerosi vantaggi sia per i commercianti che per gli utenti. 

    Come abbiamo più volte scritto qui sul nostro blog, l’e-commerce e il mobile in Italia sono sempre più due fenomeni che crescono di pari passo e, in alcuni casi, l’uno fa da traino all’altro. Questo, in sintesi, si traduce anche in un aumento degli acquisti via mobile. Di recente abbiamo riportato, come spesso facciamo, i risultati della ultima Net Retail a cura di Netcomm la quale ha rilevato che è in crescita una nuova modalità di acquisto, ossia l’acquisto attraverso le applicazioni mobili. Tra i 16 milioni di acquirenti online degli ultimi sei mesi viene rilevato che il 18,3% di essi ha effettuato acquisti utilizzando un’app su smartphone e l’11,5% di essi almeno un acquisto utilizzando un’app su tablet. Anche se, va detto, sono ancora pochi coloro che acquistano in via esclusiva attraverso questa modalità: sono infatti l’1,0% per gli utenti tablet e l’1,6% per gli utenti smartphone.

    Ebbene, di fronte a questo scenario, oggi vogliamo farvi conoscere 2Pay, il nuovo sistema di mobile payment che permette di effettuare transazioni a distanza e in prossimità, in tempo reale, davvero con grande semplicità e sicurezza. 2Pay è un metodo innovativo che associa alla semplicità del pagare in contanti (pagamento immediato, sicuro e senza costi, svincolo da carte o conti correnti) i vantaggi derivanti dall’uso della tecnologia digitale (possibilità di effettuare transazioni a distanza e per acquisti on line attraverso il proprio cellulare). Di fatto, 2Pay è un vero e proprio portafoglio elettronico, con numerosi vantaggi per chi lo utilizza.

    2pay

    Come funziona 2Pay

    Una volta scaricata l’app, da App Store per iOS e da Google Play per Android, il primo passaggio è quello di procedere alla registrazione, come azienda per i merchant o come privato per i consumer. Nel momento in cui l’app viene attivata, il sistema creerà un IBAN 2Pay associato al numero di cellulare. Con 2Pay, quindi, le transazioni avvengono semplicemente inserendo il numero di cellulare di chi ricevere il pagamento e il proprio pin di sicurezza. E’ possibile, in alternativa, pagare generando QR code univoci che il commerciante leggerà con il proprio smartphone come se fosse un semplice codice a barre.

    I Vantaggi per i commercianti

    Il sistema di pagamento 2Pay non prevede costi di attivazione o percentuali sulle operazioni effettuate. Abbatte i costi di transazione, portandoli a soli 2 centesimi di euro, a prescindere dal valore del venduto. Il trasferimento di denaro è istantaneo, è garantita la certezza del pagamento e sono eliminati i rischi del salvo buon fine.

    2Pay è dunque uno strumento semplice, veloce ed economico per ricevere pagamenti delle vendite realizzate presso il proprio negozio o store on line. Inoltre, attraverso i servizi di cashback e socializzazione degli acquisti è anche un valido strumento di marketing.

    I Vantaggi per i consumatori

    2Pay è totalmente svincolato da conti e carte. Si ricarica con un semplice bonifico ed è possibile acquistare o trasferire denaro in modo semplice, veloce, sicuro e soprattutto gratuito, infatti non ci sono costi per ricaricare, trasferire contanti o effettuare acquisti. Risulta essere un modo comodo per piccoli e grandi acquisti ma anche per scambi di moneta tra privati, ad esempio tra padre e figlio, oppure in caso di regali in comitiva tra amici, e ovviamente in altri casi.

    Per i vostri acquisti online, inoltre, grazie alla lettura del QR code, con 2Pay non è necessario inserire in rete alcun dato, né personale né di alcuna carta di credito. E un ulteriore incentivo è rappresentato dai servizi di cashback e socializzazione degli acquisti, mediante i quali gli utenti “guadagneranno spendendo”. Nel caso del cashback, comunque a discrezione del commerciante, per ogni acquisto, al cliente verrà riconosciuta una percentuale dell’importo versato come credito spendibile quando, dove e come vuole. E ogni cashback aggiuntivo può essere previsto per gli utenti che condividono l’esperienza d’acquisto sui propri canali social. Un grosso vantaggio tanto per il consumatore quanto per il commerciante.

    Per approfondire la conoscenza di 2Pay vi segnaliamo il sito, 2pay.it, la pagina Facebook e l’account Twitter. Vi anticipiamo che presto il sito verrà aggiornato con nuovi contenuti e nuova grafica e altri canali saranno messi a disposizione degli utenti per avere maggiori informazioni. E anche su questo vi terremo informati.

    Il nostro invito è quindi quello di scaricare l’app e di farci sapere, se vi va, cosa ne pensate.