Autore: Andrea Gherpelli

  • Quando la cordialità è un extra

    Quando la cordialità è un extra

    Una riflessione di come alle volte la tecnologia, con le sue novità che facilitano la vita di tutti noi, spesso non cura aspetti essenziali in un servizio, come appunto è la Cordialità. Ecco un’esperienza che forse tanti di voi hanno già vissuto.

    Roma.

    Gennaio.

    Molto freddo.

    Pochi temerari per il centro chiusi nei cappotti e nelle sciarpe. Col freddo si diventa più solitari, per proteggersi certamente, ma anche per un istinto di sopravvivenza, una naturale protezione volta ad evitare le folate di vento gelido ed improvviso che quando arrivano tolgono il sorriso, dando in cambio soltanto brividi. A passeggio c’ero anch’io tra monumenti, strade e piazze, già viste mille volte in 15 anni di vita romana, ma che ogni volta nel rivederle sembrano nuove e straordinarie. Sciarpa, guanti, cappello, cappotto e cellulare. Mi muovo a più non posso in questa città bella da mozzare il fiato.

    cordialità-riflessione

    “#Roma croce e delizia resta un incanto” è il messaggio inserito in alcuni tweet che ho mandato a mo’ di cartoline per raccontare il conflitto che si vive tra disservizi, sfacciataggine e magnifiche bellezze.

    Nel mio peregrinare, non potendo contare sui servizi pubblici, disastrosi sia per l’inefficienza che per l’approccio ai malcapitati clienti, ho optato per servizi alternativi: car sharing come Car2Go ed Enjoy, taxi 3570 e in ultimo ho provato per la prima volta il servizio Uber.

    Una giornata da turista tra servizi di trasporto pubblico ed alternativi che è stata per me come una scintilla.

    Questa Città Eterna riesce sempre ad essere d’ispirazione.

    E così a fine vacanza, sul sedile posteriore dell’auto che mi accompagnava a Termini pensavo:

    La gentilezza, la buona educazione ed insieme la cordialità e le buone maniere sono diventate un dispendioso servizio extra? Non è facile incontrarle. Sono un optional aggiuntivo? Un over budget? Uno stesso servizio viene espletato con gentilezza o freddezza a seconda del potere economico del cliente?

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    La cordialità ha un prezzo quindi? La cordialità ha un valore e questo è certo, ma è peculiarità solo di un extra service?  E’ un optional aggiuntivo che fa salire il prezzo? Essere educati con le persone vale danaro?

    -Ho passato una bellissima vacanza- pensavo sul treno tornando a nord mentre nello stesso momento avevo in testa, chiara e forte, un’idea che mi dicevo da realizzare: una piattaforma digitale, un grande punto di incontro tra servizi e clienti. Trasporti, ma anche insegnamento, baby/dog/house sitter, idraulici e artigiani: pittori, fabbri, falegnami, autisti, colf… Tutti su una piattaforma dove  professionisti e artigiani vengono riuniti. Una App “#RiparApp” -così sognavo ridendo di chiamarla- per Android e IOS dove sono tutti rintracciabili e rappresentati da un profilo contenente i feedback dei clienti già serviti in passato che ne definiscono così affidabilità e cordialità. Una meravigliosa idea mi dicevo.

    Sul treno appena iniziato il viaggio di ritorno da Roma avevo da parte una bellissima idea.

    Il viaggio proseguiva gradevole e ad alta velocità come previsto, mentre sul cellulare con la stessa alta velocità, click dopo click, si sgretolava la mia bella idea come invece non era previsto.

    Pochi Km più in là avrei avuto la conferma della forza della mia “#RiparApp” che… esisteva già.

    Sul web mi sono imbattuto in un intervista di Massimo Gaggi rilasciata nel novembre 2015 da un certo Marco Zappacosta, figlio d’arte, 30 anni, espatriato con la famiglia dall’Italia a San Francisco. In questa intervista il giovane e talentuoso Marco racconta dell’App Thumbtack che ha inventato 3 anni fa.

    Sul treno di ritorno da quella gita Romana mi era venuta in testa un idea che a San Francisco vale oggi più di un milione di dollari!

    “Che faccio?” mi son detto “Adesso cosa faccio? Prendo il telefono e chiamo! Chi? Devo pur chiamare qualcuno! Chi chiamo..? Ma che ne so… chiamo San Francisco!”

    AG: “Hello San Francisco, it’s me
    SF: “You who?”
    AG: “I’m Andrea.”
    SF: “Ok Andrea, San Francisco here.”
    AG: “Well…listen… I have an idea. Do you know that “good attitude” and “cordiality” will be one of the most important reason to bring people choosing for a service company or for a specific handyman?”
    SF: ”No, we don’t know but we like your point.”
    AG: ” Good… I can explain it.”
    SF: “OK, come here.”
    AG: “Yes I come,”

    Il treno ad alta velocità intanto era arrivato alla stazione Reggio Emilia AV.

    Con la cordialità e gentilezza che mi si confà ho chiuso la telefonata con San Francisco e sono sceso.

    Arrivederci Roma.

    San Francisco arrivo….

  • A Natale non fate auguri copia-incolla. Credetemi

    A Natale non fate auguri copia-incolla. Credetemi

    Se avete sentito anche voi la voglia di andare sulla luna ecco un breve racconto che prende spunto dalla recente immagine diffusa dalla NASA in cui si vede la Terra sorgere dal suolo lunare. Un’immagine suggestiva ed emozionante che da vita ad una riflessione per augurarvi Buon Natale.

    L’avete vista questa foto scattata dalla luna dove si vede la terra far capolino mentre sorge?

    L’avete vista?

    E’ uno spettacolo incredibile. Fa venir voglia di andarci là sulla luna per vedere in diretta lo spettacolo, con i nostri occhi.

    Quando ho visto questa immagine sono rimasto a guardarla a lungo.

    Poi ho scritto un brano e mi sono accorto che questo brano è il mio modo per fare gli auguri di Natale.

    Eccolo.

    “Vorrei tanto dirvi una cosa e vado dritto al punto.
    Dovremmo venire quassù tutti per un po’ a guardare da lontano quello che stiamo combinando.
    Dico davvero. Credetemi.
    Dovremmo stare qui fermi per un po’ ad osservare.
    Nessuna interazione diretta con la terra, possibilità di intervento per modificare gli eventi a cui assistiamo, niente. Dovremmo stare quassù solo per osservare.
    Nessuna interferenza col naturale corso delle cose.
    Quassù per un po’ senza la possibilità di avvertire nessuno delle cose che vediamo,  senza poter accompagnare le scelte di qualcuno o evitare gli sbagli, gli sgambetti e senza poter togliere, purtroppo, i bastoni dalle ruote alle persone che amiamo, per vederle volare verso il successo in un batter d’occhio.
    Dovremmo venire tutti quassù per un po’ per osservare da lontano, come sto facendo io che ho scattato questa foto firmata NASA.

    Tra poco tornerò giù, ma non prima di natale purtroppo.

    Da qui mi è concesso solo osservare, fotografare e appuntare su un taccuino ciò che vedo. Quello che prevede la missione è questo. Non sono un genietto, non sono un astronauta, sono stato scelto proprio perché sono un uomo comune.

    Annoto quello che vedo dentro questo potentissimo cannocchiale che ho a disposizione, niente di più.

    Guardo la terra e sulla terra guardo le persone e nelle persone riesco ad intuire ed alle volte anche vedere i pensieri, i dubbi, riesco a vedere gli amori, le passioni e le perdite, le vittorie, le depressioni e la determinazione che alcuni hanno, vedo i traumi, alcune malattie non ancora conclamate e resto immobile davanti a certi sbagli e altri sbagli ancora (alcuni così necessari) e posso vedere chiaramente i talenti e le ansie e i grattacapi e le carezze, i privilegi,  le amicizie, i gesti d’affetto e d’amore, di quell’amore che riconosci subito, palese, evidente, che splende, che commuove e che mi commuove soprattuto ora che son così lontano e non posso toccare, abbracciare telefonare, scrivere a nessuno.

    Vorrei poter fare qualcosa per tutti voi che siete lì e credetemi, vorreste fare la stessa cosa anche voi se foste qui al mio posto vedendo quello che vedo io. Ricordarvi che è importante lì sulla terra essere d’aiuto ed esserlo generosamente, senza pensare sempre a ritorni o interessi, non è una cosa banale. Ricordarvi quanto è importante partecipare a quella linea di energia di cui potremmo essere segmenti ritrovandoci un giorno migliori di ciò che siamo, non è banale vi dico.

    Io che ho scattato questa foto da quassù e mi ritrovo qui da solo, in missione, ho chiesto di farvi avere anche questo file, perché davvero vorrei dirvi che l’unica possibilità sulla terra che abbiamo per poter veder l’arcobaleno fuori e dentro di noi, mi sembra sia di trovare l’impegno e spendere noi stessi per diventare uomini migliori.

    E non è per niente banale, credetemi, diventare uomini migliori, non solo arguti, colti, danarosi, puliti o santi, ma migliori nella massima espressione di umanità e brillantezza di talento, qualunque esso possa essere, che ognuno di noi può raggiungere e non è cosa banale.

    E vorrei anche dirvi che niente altro potrà renderci felici un giorno come scoprire d’esser diventati esseri armonici. Ricordate una bella armonia musicale che avete sentito suonare e capirete cosa intendo.

    Io ho come obbiettivo quello di sentirmi un giorno esattamente così come suonano le prime battute della Suite N.1 per violoncello in Sol maggiore di Bach.

    Voi come vorreste un giorno percepirvi? Ve lo siete chiesti?

    Credetemi.

    Vi dico queste cose perché ho visto da quassù.

    Ho visto qualcuno che ha cercato e trovato dentro di sè l’impegno, la forza e vive oggi in armonia con l’universo e gli esseri umani.

    Incredibile. Un incanto.

    Impossibile pensavo.

    Disumano mi dicevo. Mi sbagliavo.

    La prima volta che l’ho visto e che ho capito, ho faticato a crederlo possibile!

    Questi uomini armonici generano un moto stupefacente di energia, un flusso travolgente, illimitato nel tempo e nello spazio, talmente forte da far vacillare chiunque. Generano un flusso capace di provocare quell’arcobaleno che colora le strade e i ponti e le stanze e gli animi e gli occhi.

    Le necessità, i possedimenti, le ragioni, le ragionevoli paure, le scommesse, i sotterfugi, i planning, i meeting i breefing, gli appuntamenti mancati, gli spam, i ping, i router, i banner, le chat, le slot, le mamme e le nonne, i padri e i figli che corrono, la stima dei danni che aumenta, le gioie infinite che esplodono, gli abbracci in stazione, i decolli e i regali e il natale e gli auguri e i biglietti e i messaggi e i pensieri e gli sforzi fatti per trovare i pensieri e metterli in parole.

    Da qui si vede tutto.

    Si vede anche tutta questa tecnologia che velocizza tanto, tutto, troppo.

    Ho visto parole negli auguri sbiadirsi e perdere senso, a forza di essere copiate e incollate nei messaggi spediti ai contatti, molti, da raggiungere tutti, perché molto importanti, una rubrica intera da contattare, perché è natale e ci si tiene.

    Non lo fate.

    Si, non lo fate: non copiate e incollate messaggi per gli auguri di Natale, ve ne prego.

    Bastano poche parole vi dico: “Nella vita, mancavi” , “Insieme siamo più belli”, “Amico fai bella la mia vita” … poche parole.

    Non fate gli auguri copia-incolla.
    Vi prego…
    Ci tengo a dirlo.
    Se decidete di scriverli a me, io non so mai cosa rispondere. Non vorrei alla fine rispondervi anche io con una frase copiata e incollata… non me lo perdonerei.
    Quindi ve ne prego.
    Non fate gli auguri copia-incolla.
    Meglio un pensiero, intenso, bello che arriverà lo stesso credetemi.

    Ci sarà meno superficialità e più sorpresa, più affetto. Ci sarà più empatia.

    Mi piacerebbe ci fosse alla fine più amore e chissà magari basterebbe questo.

    Basterebbe poco chissà.

    Quanto sarebbe bello potervi vedere da questo cannocchiale rallentare il ritmo dei passi e fermarvi per leggere a fondo quell’augurio, ricevuto lì per lì, sul telefono, proprio in mezzo alla strada, inaspettato, tra la gente.

    Sarebbe bellissimo vedervi emozionati ed immobili, davvero, anche solo per un attimo.

    E sarebbe ancora più bello sentirvi ringraziare per l’amore ricevuto, per quello che anche voi potrete dare e che nel nuovo anno vi promettete di non tenere più per voi.

    Tra non molto da qui scenderò, riaccenderò il cellulare, riceverò i vostri messaggi e vi prometto che risponderò a tutti, uno ad uno. Come farebbe Gianni Morandi.

    Per ora eccomi pronto a scattare altre foto che vi manderò e che come al solito vedrete firmate NASA. Le farò con lo zoom questa volta, per aiutavi a vedere meglio.

    La verità dura nel tempo, tutto il resto si volatilizza, si bio degrada.

    Ho sentito pochi giorni fa Samantha Cristoforetti da Lampedusa dire che il Mediterraneo visto da quassù è grande quanto una pozzanghera e non ha senso barricarsi. E’ proprio così.

    Da quassù è più facile osservare ed ascoltare.

    Chi sa ascoltare sa anche amare, ho sempre pensato.
    Sto facendo un bell’allenamento qui ed è per questo che credo farebbe bene a tutti.
    Grazie per avermi ascoltato.
    Ci rivediamo presto.
    Buon Natale.

    AstroAndrea

  • Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta. E se invece di un prodotto, parliamo di un servizio? Cosa ci spinge a fidarci di un brand, di una campagna pubblicitaria? Proviamo a vedere come si può Comunicare la propria Essenza.

    “Parlo come mangio.  Sono così come mi vedi. Scegli me. Parlo chiaro. Son sincero. Scegli me. Cosa altro vuoi di più. Sono sincero te l’ho detto. Scegli me. Non sono l’unico a propormi. Lo so. Non ho promesse e parole da sprecare. Non senti la mia voce pacata? Non ho nessuna illusione da venderti. Se capisci come sono, son sicuro che andiamo avanti. Se ti dico come sono, son sicuro che mi scegli. Guardami. Sei pronto a pagare quanto valgo? Te lo dico occhi negli occhi, piano piano, son sincero, scegli me.“

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta.

    L’abito proprio non fa il monaco. Non più. L’ha fatto in passato. Eccome se l’ha fatto. Ricordo prodotti che non tradivano le promesse: ho vecchi LP che ancora posso ascoltare con lo stesso giradischi di un tempo, una motocicletta ed una macchina fotografica sempre di quel tempo che ancora funzionano e funzionano bene proprio come funzionavano a quel tempo che in fondo non è così lontano.

    Ma piano piano, anno dopo anno, alcune fregature che ho preso si sono andate a sommare e ad essere sincero, non ne posso proprio più di accorgermi troppo tardi di avere sbagliato l’acquisto.

    L’intenzionale rappresentazione abbagliante di un prodotto che, per regole di marketing, deve apparire bello quanto un miraggio e che nella realtà si dimostra essere ben altro (in peggio), porta inevitabilmente a sbagliare l’acquisto.

    Sembra che il prodotto si impegni di più nell’ostentare qualità che ad esserne intriso.

    comunicare essenza

    Essere e non essere?

    Se invece di un prodotto, parliamo di un servizio?

    E se ad esempio parliamo di una compagnia telefonica che si propone per prendere le mie parole, i miei dati, le miei immagini, i video, il mio privato ed il professionale, molto insomma di me e “teletrasportarli”? Perché dovrei fidarmi? A dirla tutta: perché dovrei scegliere un operatore telefonico piuttosto di un altro? Per offerte, minuti ed sms? A mio avviso no, non solo per questo.

    Vorrei fidarmi di ciò che fa. Si, lo vorrei.

    Sono il protagonista di un breve film dal titolo “Papà,” progettato e realizzato da una squadra di creativi capitanata da Paolo Iabichino dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather Italia. Il film istituzionale voluto dall’AD Maximo Ibarra per Wind Italia è uscito nell’agosto 2014 ed ha ricevuto ad oggi premi e riconoscimenti nel mondo sia dagli addetti ai lavori che dalle tante persone che hanno sentito spontanea la necessità di condividere questo breve film sui propri canali social e dedicarlo alle persone care, rendendo questo video virale sulla rete.

    In questo film la compagnia telefonica spiazza tutti mostrando sè stessa pronta a farsi da parte al momento opportuno, a togliersi di mezzo privilegiando essa stessa l’abbraccio reale a quello virtuale. Nobile intento. Sorprendente. Il valore affettivo sta prima di tutto. Stupefacente. Necessario.

    La mia partecipazione a questo film potrebbe essere ancora un altro film, un backstage movie, perchè è una bellissima avventura che inizia a Roma sotto la luce di un riflettore caldissimo ed una telecamera pronta e puntata addosso.

    In pochi istanti mi è stato chiesto di immaginare una situazione molto coinvolgente: una persona a me cara, mio padre, che si mostrava ai miei occhi dopo molti anni di assenza. Ok, mi ci sono impegnato e l’ho fatto. Qualcuno ha filmato le mie emozioni e me ne sono andato.

    A Roma era estate piena e faceva molto caldo, quel caldo perfetto che ti porta a voler lasciare la città non appena possibile per tuffarti in un bellissimo mare blu, magari nel mare di Sicilia.

    Dopo quel provino sono passati molti giorni senza più notizie a riguardo.

    Come succede in certi film, proprio quando ormai non ci stavo più pensando, sono stato richiamato.

    Giuro è andata così.

    Appena atterrato in Sicilia pronto a tuffarmi in quel mare blu che sognavo stando a Roma, mi hanno richiamato.

    Vacanze rimandate. Nessun problema. Il lavoro chiama. Fidanzata salutata. Tutti contenti. Si parte.

    Il provino che avevo vinto era per uno spot di una compagnia telefonica ed in quel momento ancora non sapevo quale compagnia fosse. C’era un gran segreto intorno a questa operazione e non ne capivo il motivo.

    L’avrei capito più in là.

    Dopo quella telefonata ricevuta in Sicilia mi ritrovavo di fronte ad un nuovo lavoro da attore che non era però questa volta una semplice commissione; stavo partendo per lasciare una vecchia consapevolezza e raggiungerne una nuova.

    E anche questo l’avrei capito più in là.

    Questo spot ha spostato i miei riferimenti, non tanto come attore ma come artista, come creativo, come comunicatore, li ha rimescolati per darmi una nuova visione d’insieme. Questo lavoro ha mostrato ai miei occhi una realtà fatta di informazioni e precise intenzioni, una realtà creativa che resta per sua stessa necessità un poco nascosta dagli sguardi comuni, che anche senza il nostro consenso ci osserva tutti e ci segue passo passo, fianco a fianco rimanendo con astuzia ed eleganza a noi distante: l’advertising.

    Dopo avere studiato ingegneria e marketing all’università mi sono dedicato alla comunicazione, ho sentito il bisogno di comprenderla a fondo non in termini teorici, ma pratici. Con la mia laurea da Ingegnere pronta in tasca, ho scelto di dedicarmi alla creatività, alle emozioni, alle dinamiche umane, ai diversi approcci comunicativi che utilizziamo, spesso inconsapevolmente, nella vita di tutti i giorni; mi sono dedicato a comprendere i significati di gesti, parole, segni, intenzioni e mosse. Ho iniziato un percorso dedicato alla  recitazione ed inevitabilmente alla psicologia.

    E’ stato sorprendente scoprire come questo percorso apparentemente mirato ad una pratica attoriale di performance, mi abbia invece permesso di percepire un tipo di comunicazione che impostano certi brand.

    Lo spot che ho girato mostra un brand capace di comunicare come un vero e proprio essere senziente dotato di personalità e di valori, in una triplice via: verbale, paraverbale e non verbale.

    Esattamente come ognuno di noi.

    Così ho osservato grandi brand a livello globale e personaggi dello show business e ho scoperto che questi si influenzano e stimolano a vicenda, per realizzare un desiderio comune a tutti: comunicare la propria essenza.

    Dotare un brand di personalità e valori sembra essere un obbiettivo che in tanti cercano di raggiungere.

    Ha fatto davvero passi da gigante l’advertising.

    Ma ho la sensazione che l’umanità però non abbia fatto gli stessi passi, di certo non li hanno fatti insieme e con la stessa rapidità. L’attitudine alla comunicazione è un talento, è un movimento sapiente. La comunicazione travalica le piattaforme, i canali, le modalità. Non ha limiti se non quelli dettati dalla legge e dall’etica.

    La pubblicità può essere molto utile o molto subdola. E’ una invenzione della mente umana utile per veicolare messaggi ed in definitiva per comunicare. Può dar vita a regimi dittatoriali e anche visibilità a uomini di pace. Non posso non citare il geniale spot  “Che mondo sarebbe…” del 2004 della compagnia telefonica TIM, realizzato dall’agenzia di pubblicità Young & Rubicam, sotto la direzione di Marco Lombardi, dove Gandhi tiene il suo discorso in diretta mondiale attraverso il web. Esplicativo, travolgente, utilissimo. Da brividi. Da rivedere.

    Considerato che la pubblicità è fatta dagli uomini per gli uomini, qualcosa oggi però non torna.

    Forse l’arte dell’advertising si è sviluppata lasciando l’umanità là ferma a guardare? Forse ha perso di vista l’essenza dell’essere umano? Non lo so.

    Lavorando nella comunicazione so però che si ha a che fare direttamente con esseri umani, con la loro sensibilità e so che bisogna fare attenzione, non c’è dubbio.

    Con la sensibilità umana non si dovrebbe scherzare e se decidi invece di farlo, allora prega che nessuno se ne accorga, perché se dovesse succedere che qualcuno ti scopre verresti distrutto o nella migliore delle ipotesi evitato. Questo grave rischio forse è la miglior garanzia che un brand offre se decide di comunicare in un modo umano e sensibile.

    L’advertising mantiene vivace e mosso il mondo della comunicazione commerciale ruotando in continua innovazione attorno ad un solido punto fisso, sempre lì radicato, un centro di gravità permanente: la condivisione.

    Il vecchio passaparola oggi è un “passaimmagini”, un “passavideo”, un “passamessaggio”,  é un passaggio continuo e inarrestabile di informazioni.

    La condivisione è il combustibile necessario al fuoco della comunicazione e l’advertising non è solo promuovere un prodotto ma spingere alla condivisione di un brand.

    Sottoposti ogni giorno a centinaia di stimoli deviamo i nostri spostamenti, variamo le nostre scelte; si risvegliano in noi bisogni appassionati e mai percepiti fino a quel momento. Tutto è così affascinante da fare però un po’ paura visto che questo meccanismo si ripete continuo e constante. Ci ritroviamo ubriachi d’immagini, suoni, slogan, parole, gesti e video, e così noi cambiamo continuamente. Muscoli e cervello sono sempre quelli, noi però cambiamo. In ogni luogo dove andiamo, in ogni spazio da cui passiamo, in ogni  stazione, ascensore, strada, autobus, metropolitana, dovunque ci troviamo ecco cartelli e video e voci che indicano quale prodotto o investimento fare, quale viaggio intraprendere, quale film è il film del momento e quale cantante è quello da ascoltare.

    Mentre si spostano le nostre attenzioni, piano piano anche noi ci spostiamo.

    Tutto si ribalta, non siamo più noi a muoverci intorno ai punti di riferimento, sono i punti di riferimento stessi a muoversi costringendoci a dover rigenerare noi stessi, a cambiare insieme a loro, a muoverci con loro.

    E così… quello che fino a poco prima era per noi vero e necessario, ora non lo è più.

    Soltanto la stella polare non si sposta.

    Ed è bene che resti dov’è.

    Una volta ho fatto un sogno dove una marca di orologi che pubblicizzava il suo prodotto suggeriva di chiuderlo nel cassetto per un po’ per non dover sempre dipendere dal tempo e godersi un pizzico di libertà e c’era anche, sempre nello stesso sogno, una compagnia di viaggi che aveva molto successo perché affermava che il miglior viaggio era quello interiore e suggeriva quindi di viaggiare alla scoperta di noi stessi prima di partire per ogni altro viaggio. Sogno assurdo, ma piuttosto piacevole, me lo ricordo. E come certi sogni anche questo potrebbe un giorno diventare realtà. Siamo pronti a tutto, anche ad essere e non essere.

    A volte per comunicare davvero la tecnologia non è tutto, per comunicare davvero con qualcuno a cui tieni, devi stare occhi negli occhi, non c’è smiley o videocall che tenga, devi spegnere il telefonino, chiudere il computer e connetterti con tutto il resto: tu e la tua vita.