Autore: Ornella Pesenti

  • E se Spotify si quotasse… dando vita ad un nuovo mondo?

    E se Spotify si quotasse… dando vita ad un nuovo mondo?

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    Qualche settimana è cominciata a circolare la voce che anche Spotify stia cominciando a guardarsi intorno per quotarsi in borsa. Vediamo quindi come la società ha cambiato il mondo della Musica che sta ormai transitando dal concetto di musica digitale a quella in live streaming

    Ho avuto la fortuna fino ad oggi di scrivere qui su InTime di due argomenti che mi stanno molto a cuore, finanza e tecnologia. Ho parlato di nuove società quotate o in procinto di farlo. Oggi mi permetto di dare una mia personale opinione in merito al possibile ingresso di Spotify in Borsa, in considerazione dei numeri fatti grazie alla sua forma in abbonamento.

    Sono passati circa cinque anni dalla fine della mia vita da studente di Sound Design, presso lo IED di Milano. Ma ricordo ancora come se fosse oggi che ognuna di quelle tesi finite per il rotto delle cuffia erano salvate su dei supporti fisici, CD o HD che dir si voglia. Il cloud era quella cosa, nuvolosa appunto, di cui avevo sentito parlare una volta dal mio beneamato Prof. Sergio Messina… E che ancora mi sembrava un lontano, inarrivabile futuro.

    Figuriamoci la musica in streaming!

    Oggi invece non solo la musica digitale, contenuta fisicamente sugli iPod o sui supporti, non è più il futuro, ma si è improvvisamente trasformata in un passato che pian piano si sta avvicendando con la realtà di cui appunto parlavo un attimo fa: la musica “istantanea”, in abbonamento, in streaming.

    Per pochi euro al mese posso ormai avere tutta la musica che voglio, online e offline, scaricando i brani che preferisco sul telefono. Vi direte voi:

    quindi cade il discorso fatto prima sulla musica scaricata e posseduta?

    Ebbene, in realtà no. In realtà i brani con app tipo Spotify non si scaricano per sempre, ma solo finché non decidiamo di sostituirli con altri, finché per esempio la memoria del telefono non è piena o altre amenità simili. Insomma, oggi i problemi sono di altra natura.

    Ma queste righe sono una premessa che serve ad introdurre un discorso ben più ampio. Andiamo a vedere infatti i numeri con una interessante infografica trovata in rete.

    La Rivoluzione Musicale Digitale
    La Rivoluzione Musicale Digitale

    Ci sono infatti molti esempi sulla falsa riga della musica e il primo che mi viene in mente è l’editoria, dove ancora nessuno ha pensato di fare uno “Spotify Libri“. Ma su larga scala mi chiedo, probabilmente un po’ ingenuamente ammetto, perché non ci possa essere uno “Spotify Benzina“? Può sembrare follia pensata così, ma facendo nomi e cognomi la Renault oggi vende l’elettrica Twizy ai propri clienti con un piccolo abbonamento mensile, non per coprire il costo dell’elettricità [ridicolo rispetto ai prezzi della benzina], bensì per sostituire la batteria dell’autovettura, qualsiasi cosa succeda!

    Stiamo vivendo un periodo di crisi, che è allo stesso tempo anche di rinascita sotto certi aspetti. Nuove soluzioni per veicolare vecchi clienti, scovare nuovi clienti, ma anche gli indecisi da indirizzare verso i prodotti in maniera più massiccia, con un abbonamento che aumenterebbe la produzione e darebbe una costante alla linea produttiva.

    I risultati per la musica sono stati questi:

    Il Web Salverà La Musica
    Il Web Salverà La Musica?

     

    Insomma, l’entrata in Borsa di Spotify non sarà l’ennesimo ingresso dovuto a tonnellate di pubblicità che riempiono le casse, bensì ad utenti felici di pagare il loro abbonamento per ascoltare gli artisti preferiti, seguire i loro amici e le playlist del cuore piuttosto che i loro artisti preferiti. Sicuramente qualcosa è cambiato.

    Cambierà qualcosa anche negli altri media? Voi che ne pensate?

  • Rovio, calano i profitti e i Birds sono davvero Angry!

    Rovio, calano i profitti e i Birds sono davvero Angry!

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    Per Rovio, creatore della celeberrima app Angry Birds, i profitti sono calati del 52%, passando da 56 milioni di € nel 2012 a 27 milioni di € nel 2013. Dalla fredda Finlandia, la saga di Angry Birds aveva fatto scaldare i cuori di milioni di utenti. Ma le vendite tra il 2012 e il 2013 si sono attestate agli stessi livelli, intorno ai 150 milioni di € circa

    Come altre società di cui abbiamo parlato in passato, come King Entertainment e la sua Candy Crush, Rovio è una di quelle nuove realtà che sforna parecchie app all’anno. Poi arriva quella di cui gli utenti si innamorano, quella che accendi nei momenti di noia o per rilassarti prima di andare a letto, insomma quella virale! Ed ecco che ci si costruisce intorno una fortuna, ma forse anche la propria sfortuna. Stiamo parlando ovviamente di Angry Birds.

    Già, perché il mondo del mobile è perennemente in evoluzione e non tenerne il passo vuol dire cedere lentamente al proprio default. Una saga può durare qualche anno e di fatto i primi anni ha trascinato Rovio ad una crescita esponenziale. Ma qualche anno nel mobile è un’era geologica per la terra. Oggi i giochi sono prevalentemente freemium [giochi scaricabili gratis dal play store che hanno poi oggetti o vite acquistabili durante il percorso] e Rovio non è riuscita a seguire questa conversione rapida.

    In pratica, gli ultimi dati riferiti al 2013 ci rivelano che Rovio ha visto calare i profitti tassati in un anno del 52%, passando da 56 milioni di euro nel 2012, a 27 milioni di euro nel 2013. E rimangono sostanzialmente invariate le vendite, sono 156 milioni di euro di ricavi nel 2013 ed erano 152 milioni di euro nel 2012

    Rovio ha cercato di tenere il passo diversificando, con parchi a tema, film nonché il nuovo Angry Birds Go!, gioco free dai contenuti premium di cui parlavamo poc’anzi. Ma purtroppo tutti dalla tematica principale targata Angry Birds.

    È chiaro quindi che le società che fanno  giochi per mobile si rincorrono giorno dopo giorno, per finire in pasto al compratore finale con poco tempo di giocare e molta voglia di svagarsi. Ci vorrà quindi poco affinché i milioni di utenti si stanchino dell’una o dell’altra moda e destinino le loro attenzioni ad altro. Rovio dovrà accelerare la sua diversificazione puntando all’uscita del film su Angry Birds il prima possibile o finirà per vedere sfumare anche gli altri investimenti.

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  • La caramella è esplosa, King non conquista Wall Street

    La caramella è esplosa, King non conquista Wall Street

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    Poco tempo fa ci chiedevamo se i numeri di Candy Crush Saga fossero sufficienti per sostenere l’ingresso in borsa di King Digital Entertainment, il Game Maker dietro l’app che ha bruciato ogni record in fatto di social gaming. La preoccupazione riguardava i tentativi di case software molto simili che avevano tentato l’approccio alla finanza come Zynga, ma anche l’assoluto legame ad un’unica applicazione.

    Sebbene King Digital abbia lanciato la IPO con un grande evento a Wall Street, con una bandiera riportante il logo enorme fuori dalla sede della borsa e caramelle in ogni dove, lo scambio oggi è iniziato a 20,5$, ben l’8,9% sotto il lancio iniziale che fissava il prezzo a 22,5$. Intorno alla chiusura, la società aveva già perso il 15% del suo valore, fermandosi a 19$.

    King Digital primo giorno quotazione Nasdaq
    King Digital al primo giorno di quotazione sul Nasdaq

    La società lo ritiene comunque un piccolo successo – dichiara – ma quello che ancora una volta mi chiedo è quanto l’investitore creda in questo tipo di azioni e se le IPO non vengano gonfiate opportunamente per potere comunque portare a casa un guadagno, visto comunque il dramma finanziario di Zynga qualche anno fa. King poteva tranquillamente rimanere privata, come suggerisce The Verge, continuando a mungere la straordinaria struttura del Freemium Game organizzato con Candy Crush Saga: una app gratuita dai contenuti che creano dipendenza, con molti servizi a pagamento. Ci sono invece due semplici ragioni per quotarsi:

    1. Coloro che hanno acquistato le azioni della King Digital cercano il maggior ritorno annuale dal proprio investimento e dunque la società dovrà fare del suo meglio per stare sulla cresta dell’onda;
    2. Se i profitti annuali sono gustosi per gli investitori, i fondatori della King Digital verranno lanciati dopo questa IPO nel magico impero dei miliardari!

    Zynga ha fondato il suo impero su di una sola app, Farmville; questo è ciò che davvero accomuna le due società più di ogni altra caratteristica, poiché anche la King ha accelerato i tempi per la IPO prima di salire la china con un gioco di appoggio. Ci auguriamo che la casa punti a diversificare la sua strategia di business per non restare incastrata (e non incastrare i propri investitori) in una pericolosa roulette finanziaria!

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  • Banche e Social Media, anche gli Elefanti devono diventare Delfini

    Banche e Social Media, anche gli Elefanti devono diventare Delfini

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    Ecco le anticipazione del sondaggio di Social Minds che introduce alla seconda edizione della ricerca su Banche e Social Media, “La tua banca è social?”, che verrà presentata il prossimo 24 Giugno a Milano. Il sondaggio è rivolto ai clienti delle banche e il 58% di questi nell’ultimo anno ha interagito con le banche sui Social Media

    Social Minds uscirà a breve con la seconda edizione della ricerca “La tua banca è social?”. Per farlo, oltre al breve comunicato stampa, ci introduce il progetto tramite una serie di slide e una di queste è per me illuminante:

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    E’ molto interessante la risposta dei 150 clienti delle 47 banche prese in considerazione da Social Minds, poiché la risposta principale è – inaspettatamente, per me! – Delfino!

    Dico inaspettatamente perché ben il 65% degli intervistati sono clienti di banche Elefanti, le banche di mattone per intenderci, Spa e Popolari (Nazionali e Internazionali), ma anche BCC e Casse Rurali, le banche che esistono da centinaia di anni. Insomma, le banche che ad oggi stanno soffrendo di più la risalita di banche online o banche dirette, quelle in cui non si fa la fila, raggiungibili al telefono, tramite un sito web o con una app, le banche Delfino; banche che invece nella survey risultano essere casa del 35% di clienti.

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    Se infatti ascoltassimo l’uomo della strada, lo troveremmo spesso e volentieri scontento delle banche, ma nonostante questo non cambia conto o banca. E le banche, proprio in funzione della pigrizia dei propri clienti difficilmente modificano il loro modo di agire. Tuttavia non hanno potuto restare fuori dal mondo social e la ricerca ne è una dimostrazione.

    Questo forse spronerà le banche Elefanti ad evolvere in Delfini. 

    Infatti nell’ultimo anno ben il 58% dei clienti ha contattato almeno una volta la propria banca attraverso gli ambienti social:

    • il 42% via Facebook, che resta il social più utilizzato dagli italiani;
    • il 20% via Twitter;
    • l’11% attraverso community online riservate ai clienti.
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    Essere presente online permette al cliente di raggiungere innanzi tutto i commenti e le opinioni di altri clienti. Questo conferma quanto la vita virtuale e quella reale siano ormai un confine sempre più labile che andrà con il tempo assottigliandosi ancora di più. Non chiedo più, per assurdo, all’amico a cui non voglio fare sapere i fatti miei un consiglio, ma affido le “sorti finanziarie” a centinaia e centinaia di commenti positivi o negativi (diversificando quindi la risposta e magari anche il social in cui cerco). Inoltre il cliente pone anche domande  (51%) e cerca notizie (68%), diventando fan o follower della propria banca (56%).
    Essere presente online porterà alla banca, soprattutto se di stampo classico-elefantiaco, un alto valore aggiunto con i Social Media. I clienti la vedono infatti come una banca:
    • trasparente (41%);
    • veloce (38%): cerco una informazione e la trovo;
    • utile (35%): le banche sui Social possono fare per esempio formazione finanziaria;
    • collaborativa (32%): posso dare un consiglio e mi sento ascoltato.
    A mio avviso e senza avere letto il paper nella sua totalità, sarebbe curioso capire la parte psicologica delle necessità che spingono il cliente ad utilizzare la pagina istituzionale della banca. Cosa porta un cliente a mettere un like sulla pagina istituzionale? Cosa a seguirla soprattutto? E cosa si aspetta il cliente dalla pagina in questione?

    Inoltre, cosa vuole portare a casa la banca da un rapporto con il singolo like? Una persona che segue l’istituto, un nuovo cliente o anche qualcuno che migliora le qualità della stessa? E nel caso, si è pronti a reagire al cambiamento proposto?

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  • BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

    BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

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    I recenti scandali che hanno colpito duramente il mondo dei BitCoin, il caso Mt. Gox su tutti, portano a interrogarsi su quale sia il reale futuro di questa moneta virtuale. E abbiamo voluto chiederlo ad un esperto in materia, come Michele Ficara, secondo il quale non è ancora tutto finito

    Il tema dei BitCoin è uno dei temi che ci interessa e ci appassiona e, soprattutto in occasione dei recenti scandali come quello di Mt. Gox, abbiamo cercato di comprendere cosa sta succedendo a quella che fino a solo poche settimane fa era indicata come la nuova moneta di scambio del futuro. Ma nonostante questi pensati scandali, legati per la maggior parte a questioni di sicurezza, i BitCoin sono ancora la moneta del futuro? Allora per dare qualche risposta abbiamo sentito la necessità di rivolgerci ad un esperto che ci aiutasse a capire cosa succede e soprattutto cosa succederà ai BitCoin nel prossimo futuro. L’esperto è Michele Ficara, personalità importante del web italiano.

    Il BitCoin per via della sua forma virtuale e anonima, seppur controllata, è ritenuta la moneta del futuro. Come funziona tecnicamente il BitCoin?

    Con il BitCoin ogni transazione è trasparente e pubblica, dalla prima che c’è stata all’ultima che ci sarà. Ogni movimento fa parte infatti della blockchain, cioè il database di tutte le transazioni a livello mondiale. Le informazioni che ogni spostamento porta con sé sono il valore dello scambio, il conto corrente da cui è partito l’importo e il conto corrente su cui è arrivato. Poi chiaramente se uno vuole capire di chi sono i due conti, è un altro discorso e bisogna andare a cercare. Ad esempio il mio conto è pubblico e basta fare una ricerca su Google con la mia key; se il conto tuttavia non è pubblico sarà più difficile.

    Michele ho visto le risposte che hai dato qualche giorno fa in merito ad un post sul BitCoin. Come mai credi così tanto in questa moneta?

    Michele-FicaraGuarda Ornella, io non credo in nulla poiché sono un laico. Più che credere nel BitCoin io analizzo i risultati: dopo che sono saltate le due banche principali a livello mondiale, il BitCoin è ancora attivo e per cui è sicuramente più affidabile dell’Euro. Immaginatevi se fosse accaduta la stessa cosa a due banche delle stesse dimensioni della moneta Euro? Probabilmente oggi ci vorrebbero 50€ per comprare 1$. Abbiamo quindi capito che in qualche modo non è una moneta legata anche ad un Exchange, per quanto l’Exchange in questione sia uno dei tanti, poiché la diffusione della moneta crea stabilità.

    Quando parli di investimento sul BitCoin, cosa intendi dire esattamente?

    L’investimento in BitCoin è come qualsiasi altro investimento, è come comprare Dollari o Yen o Oro. Il BitCoin sale e scende e dunque, se ne facessimo una valutazione in questo momento, chi li ha comprati a settembre oggi è ricco, mentre chi li ha comprati ieri oggi è povero. La differenza è che non c’è una quotazione ufficiale, ma la quotazione la fa chi te la vende, quindi sta a te poi trattare e spuntare il prezzo migliore.

    Qual è la differenza tra un correntista BitCoin e un correntista Bancario?

    Qua entra in gioco il punto fondamentale del BitCoin Ornella. Infatti puoi gestire anche frazioni infinitesimali di BitCoin, senza costi di gestione, io potrei farti un bonifico di un milionesimo di BitCoin da qui in Cina senza costi, chiaramente trovo la marcia in più del BitCoin in questo aspetto. Io se voglio fare una donazione a Telethon oggi devo dargli minimo 2€ altrimenti le Banche non ci guadagnano. Con il BitCoin potrei fare anche una donazione infinitesimale e in questo modo avrei fra le mani una moneta molto più democratica.

    E’ possibile convertire un BitCoin o una frazione in una qualsiasi altra moneta corrente, come l’euro o il dollaro? Se si, come?

    Ma assolutamente si, altrimenti non sarebbe interessante! Ti fai fare un bonifico sul tuo conto in BitCoin se vuoi che restino in quella valuta, mentre se vuoi che rientrino nella valuta in cui lavori tutti i giorni ti fai fare un bonifico sul tuo conto corrente in Euro o Dollari o Yen e vengono convertiti praticamente in tempo reale alla quotazione del giorno che hai contrattato. Poi adesso arrivano i Bancomat e per cui si farà per strada.

    Dove e come sistemeresti i problemi di sicurezza del BitCoin?

    Spiace dirlo, ma in realtà spesso è un problema più dell’utente finale. Cosa intendo dire: è importantissimo farsi ed avere una copia di sicurezza della mail; perdendo la mail chiaramente va a perdere i propri BitCoin. Bisogna avere una certa dimestichezza, perché se perdo il mio hard-disk contenente BitCoin è come se avessi perso il mio portafoglio con dentro dei contanti. Non posso formattare il PC con dentro i BitCoin o buttare il PC con dentro i BitCoin dei quali non ricordavo più l’esistenza; se brucio dei contanti questi spariscono e se perdo il portafoglio con delle banconote queste potrebbero essere usate.

    Che consigli puoi dare a chi ha perso danaro su una delle piattaforme appena chiuse?

    Il BitCoin in fondo è una stringa alfanumerica. Se io ne faccio una copia di sicurezza in fondo nessun altro potrà usarlo perché solo io ho accesso a quella stringa alfanumerica. Peraltro, a me dispiace molto per MtGox, ma in realtà hanno fregato molti più soldi con la Parmalat, con i Bond Argentini e con i Prime di Mr. Maddox, quindi direi che c’è davvero poco da discutere in merito.

    Mi piacerebbe chiudere con una tua analisi. Come vedi il futuro dei BitCoin?

    Al momento mi piace, poi chi lo sa! Bisognerà vedere cosa decideranno di fare i governi e le banche come sempre accade. Io metterei delle regolamentazioni per evitare che diventi una moneta usata per attività illecite, come del resto è regolamentato il contante. Il BitCoin è un po’ come il contante, non cambia niente. Però non lo colpevolizzerei. Facciamolo rientrare nelle regole del contante, come qualche tempo fa lo è diventato PayPal. Oggi oltre i 2000€ se apri un conto PayPal ti chiedono di identificarti attraverso dei documenti e per una legge che era già attiva prima dell’arrivo del servizio. E’ migliorato il modo di scambiare denaro, non sono cambiate le regole sul denaro ed è questo il concetto importante su cui bisogna fare leva.

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  • Lei, l’amore dell’essere umano per l’essere umano

    Lei, l’amore dell’essere umano per l’essere umano

    Arriva nelle sale italiane da oggi “Lei”, premio Oscar alla sceneggiatura originale, il primo lungometraggio interamente scritto e diretto da Spike Jonze. Un film che narra di un futuro praticamente contemporaneo, dove la tecnologia ci avvolge ma impara dai nostri gesti, ci circonda e nel contempo ci entra nell’anima. A tal punto da farci innamorare di sé… E viceversa!

    Ognuno di noi cresce e cambia continuamente. E’ possibile lasciare l’altro libero di essere se stesso, giorno dopo giorno, anno dopo anno? E se l’altro cambia, l’ameremo lo stesso? Ma soprattutto, se saremo noi a cambiare, l’altro continuerà ad amarci?
    theodore

    Quando il protagonista, Theodore, interpretato da Joaquin Phoenix, si dota dell’ultimo sistema operativo munito anche di interfaccia vocale, non si immagina certamente di trovarsi di fronte a ciò che gli avrebbe fatto battere il cuore: Samantha, interpretata dalla straordinaria voce di Scarlett Johansson (nella versione italiana la voce è di Micaela Ramazzotti). La storia d’amore lungo il film è graduale, ma ciò che nasce come sua assistente diventa piano piano confidente ed infine qualcosa di molto profondo. Samantha è progettata per apprendere piano piano l’essere umano con cui interagisce, con entusiasmo e freschezza. La spinta giusta che serve ad ogni uomo per rinascere dopo una rottura.

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    Samantha è un software preparato dall’uomo per poter accedere ad ogni informazione, ma che rapporta le stesse solo alle esperienze che vive con il suo Theodore.  Un’anima inconsapevole quindi, ma pronta ad accettare ogni nuova proposta, a vagliarla sulla base del momento che si sta vivendo  e valutarla in relazione alle emozioni che si stanno provando. Un software che, crescendo, aiuta chi gli è accanto a migliorare la propria consapevolezza.

    [dropcap]O[/dropcap]gnuno indica all’altro modi diversi di guardare le cose.” – osserva Spike Jonze –. “Innamorarsi e essere innamorati significa cioè stare con qualcuno che ci stimola e ci entusiasma, che ci aiuta a capire meglio noi stessi, a vederci con occhi diversi”.

    Chiaramente non è solo un film romantico o la classica commedia. Il ruolo della tecnologia è travolgente e gli effetti che la stessa produce sul nostro  quotidiano sono veramente profondi. Se da una parte abbiamo individui-isole legati ai loro oggetti tecnologici più che ad ogni altra persona, dall’altra gli stessi utilizzano questi mezzi per creare legami e formare gruppi.

    [dropcap]M[/dropcap]a – dice Spike Jonze – “in questo film era importante focalizzarsi sui bisogni e le paure che nascono o si nascondono dietro un rapporto. In fondo ognuno di noi desidera farsi conoscere dall’altro, ma al tempo stesso ha paura di scoprirsi“.

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    Lei” arriva finalmente nelle sale italiane da oggi, 13 Marzo, distribuito da BIM Distribuzione. Le musiche originali sono della band canadese Arcade Fire e di Owen Pallett.

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  • Satoshi Nakamoto, da inventore della moneta virtuale a eremita moderno

    Satoshi Nakamoto, da inventore della moneta virtuale a eremita moderno

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    In questi giorni si rincorrono veloci le notizie sul BitCoin e noi veloci stiamo al passo con loro. Oggi NewsWeek ha trovato il papà della moneta virtuale per eccellenza, in California. Si chiama Satoshi Nakamoto, è un laureto in fisica di 64 anni, vive da eremita e vorrei scoprire con voi i pareri in merito.

     

    Non mi importa granché di come la scrittrice del Newsweek sia arrivata a fare una simile intervista a Satoshi Nakamoto, il padre dei BitCoin; di certo è entrata nel merito di questioni molto personali di cui io stessa questionavo nel pomeriggio. Intendo dire: tutti possiamo essere pro o contro qualcosa, è molto semplice; in questo caso per esempio io sono dubbiosa sulla concretezza del BitCoin. Scrivere tuttavia in merito al BitCoin quando ne parlano tutti però è dunque come per un gelataio vendere il suo prodotto con 40° all’ombra. Ma perché strumentalizzare la morte, come per il CEO di First Meta a Singapore, o entrare nel privato di qualcuno che potrebbe vivere sulla cresta dell’onda ma sceglie di starsene ai piedi di una collina, con la famiglia?

    Ad ogni modo la giornalista Leah McGrath Goodman ha spasmodicamente cercato ed infine trovato tal Satoshi Nakamoto, inventore della valuta BitCoin nel lontano 2008. La storia dell’uomo è la storia di un uomo qualunque, un uomo laureato in fisica, evidentemente più intelligente della media, con una passione per il modellismo. Ma la storia del primo “miner” per BitCoin (qualche notizia in più la trovate qui) è in realtà chiusa nel suo animo e, si dice, nemmeno la sua famiglia la conosce.

    E’ un uomo che siede sul 4% di tutti i BitCoin in circolazione; una fortuna che vale qualcosa come 400 milioni di dollari. Se anche il BitCoin è una valuta che risulta anonima, una transazione di quel tipo verso una valuta reale sarebbe obiettivamente controllata. Il suo braccio destro Gavin Andresen con cui ha creato una moneta che oggi, per un motivo o per l’altro, è sulla bocca di tutti ha scritto un tweet molto significativo:

     

    Ritengo valga più di mille altre parole.

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  • Anche Flexcoin chiude. Bitcoin, moneta virtuale o danno reale?

    Anche Flexcoin chiude. Bitcoin, moneta virtuale o danno reale?

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    La brutta vicenda di Mt. Gox ha sicuramente dato un duro colpo ai BitCoin, moneta virtuale in forte ascesa fino ad oggi, che ora è seriamente messa in discussione. Cerchiamo di capire meglio cosa sono i BitCoin e cosa ha comportato questa vicenda, chiedendoci se siano una moneta virtuale o un danno reale. E intanto anche Flexcoin chiude per attacco hacker

    A call center has been established to respond to all inquiries. The call center is planned to start on March 3, 2014. All inquiries to MtGox Co., Ltd. should be made to the following telephone number:

    Telephone number: +81 3-4588-3921
    Working hours: Monday to Friday 10am to 5pm (Japan time)

    Please refrain from contacting the office of the supervisor/investigator.

    E’ iniziato tutto così, in un normale pomeriggio di trading forsennato in cui una delle più grosse piattaforme di scambio per BitCoin è caduta in disgrazia. Gli avventori di Mt.Gox si sono trovati l’avviso riportato qui sopra e oggi cercare la piattaforma del sito su Google rimanda ad una pagina ancor più inquietante, scritta in buona parte – la prima parte! – in giapponese. Ora, se mai vi è capitato di fare investimenti potreste avere idea di ciò che sto per spiegare; ma se non avete mai fatto investimenti, la chiusura dell’Mt. Gox è un po’ come se nel pomeriggio la Borsa di Milano chiudesse per bancarotta e portasse via con sé anche tutta la liquidità degli investitori. Stiamo parlando di una situazione talmente concreta e così poco virtuale, che il tribunale di Tokyo in poche ore ha ricevuto ed accettato la richiesta di bancarotta.

    La difficoltà capitata sulla piattaforma pare essere un complesso attacco hacker, che rimanda quindi ad un problema di sicurezza male gestita. Tuttavia, ci si chiede come una transazione di circa 800,000 BitCoin [473 milioni di dollari] possa avvenire senza lasciare traccia, poiché il trasferimento di BitCoin include l’aggiunta di una firma digitale a sigillo ma anche la verifica da parte di un “minatore” che la suddetta operazione sia corretta.

    [Per avere una idea più chiara di cosa siano i BitCoin, guardate il video qui in basso, molto esplicativo].

    Mark Karpeles, ex CEO di Mt. Gox, aveva infatti bloccato il 7 febbraio subito le transazioni, sperando in una falla del sistema, ma ahimè così non è andata. Una seconda alternativa, proposta da Reuters, è la solidità della società. Mt. Gox avrebbe infatti un passivo di 174 milioni di dollari a fronte di 32 milioni circa di attivo. Potrebbe anche essere una situazione dettata dalla instabilità finanziaria della Mt. Gox che ha portato i proprietari a muovere le cose in modo poco trasparente.

    Le autorità del settore iniziano quindi, e aggiungerei finalmente, a preoccuparsi di una regolamentazione a livello globale, nonostante la perdita dell’80% su di una piattaforma non abbia intaccato il valore assoluto del BitCoin. E questo è già un ottimo punto di partenza per cominciare a parlare di vero mercato.

    Mentre scrivo inoltre questo articolo, anche FlexCoin – un’altra piattaforma sulla quale era possibile scambiare BitCoin – chiude i battenti:

    Entrando nel loro sito si scopre tuttavia che, a differenza di Mt.Gox, qui abbiamo un account dal quale i BitCoin sono partiti non conosciuto ma due indirizzi ben noti sui quali i liquidi sono confluiti. Non c’è un numero di telefono da chiamare, perché i clienti saranno contattati uno ad uno per “verificare la propria identità” (e possibilmente scoprire chi siano i proprietari di suddetti contenitori di BitCoin). L’account Twitter di Flexcoin rimarrà aperto, proprio per dare maggiori informazioni in merito allo svolgersi delle ricerche.

    Tuttavia scavando – non troppo nel profondo – dell’accaduto si scopre che il motivo per cui la società chiude è che la mancanza improvvisa di 896 BitCoin, circa 440 mila €, lascia la stessa senza risorse reali.

    FlexCoin
    Comunicato dal sito flexcoin.com

     

    La domanda che mi pongo dunque è la seguente: siamo consapevoli della reale valenza di questa moneta virtuale, che mette in ginocchio trader e società reali?

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  • Ecco com’è andata la fiducia al #GovernoRenzi su Twitter [Infografica]

    Ecco com’è andata la fiducia al #GovernoRenzi su Twitter [Infografica]

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    Attorno alla fiducia, ottenuta, del #GovernoRenzi si è registrato su Twitter un intenso dibattito, segno che gli utenti hanno voglia di partecipare e di dire la propria. IQUII ha realizzato una ricerca, con relativa infografica, che ci dimostra anche il sentiment di 16 mila tweet nel giorno della fiducia alla Camera

    Il #GovernoRenzi ha ottenuto la fiducia alle Camere e ora è nel pieno delle sue funzioni. Ma nelle giornate di passaggio per ottenere il sigillo definitivo, sui Social Media e su Twitter in particolare si è registrato un forte interesse e una forte partecipazione. Aspetti che riscontriamo anche nell’ultima ricerca di IQUII che, sulla base degli scambi in Twitter, ha mostrato anche il sentiment degli italiani, analizzando toni che vanno dal sarcastico al serio. Lo si è notato anche dal forte buzz registrato grazie alla creazione di hashtag ad hoc.

    La fascia oraria tenuta in considerazione va delle 8 alle 20. E quindi martedì 25 Febbraio, giorno in cui il Governo Renzi chiedeva la fiducia alla Camera dei Deputati – ottenendola con 378 sì e 220 no, si sono registrati ben 16 mila tweet recanti gli hashtag: #Renzi, #opencamera, #fiducia, #fiduciacamera.

    Per un evento politico italiano sono numeri considerevoli, senza ombra di dubbio. Come potrete notare, il picco si è avuto alle 17:00, momento in cui il nostro attuale Presidente del Consiglio ha iniziato il suo speech. Il livello di engagement è stato tale da portare gli oltre 2000 utenti coinvolti a propagare il messaggio per circa 70 milioni di volte (reach).

    In linea con gli hashtag sopracitati ci sono stati anche i nomi degli altri partiti, dove ha spiccato su tutti il M5S. La loro presenza massiccia sul web, Twitter in particolare, nonché la sortita da parte del deputato Di Maio per gli scritti con Renzi ha fatto infiammare la curva 2.0 del Movimento.

    Chiudo citando gli esponenti politici più richiamati, tra i quali emergono: @matteorenzi per ovvie ragioni, @carlosibilia del M5S per via di alcuni scambi vivaci con il Presidente del Consiglio, la Boldrini ma anche Padoan, @civati che era atteso a grandi movimenti contro il suo PD, che però non sono arrivati, ed infine @pbersani per essere rientrato alle votazioni in seguito al malore che lo aveva colpito lo scorso 5 gennaio.

    In basso l’infografica completa.

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  • La King Digital sbarca a Wall Street: mossa vincente o una nuova Zynga?

    La King Digital sbarca a Wall Street: mossa vincente o una nuova Zynga?

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    Stando a guardare i numeri, la casa madre di “Candy Crush Saga” dovrebbe quotarsi immediatamente: nel 2011 aveva un fatturato di 63,9 milioni di dollari, chiude invece il 2013 con 567,6 milioni di utili! Tuttavia la londinese King Digital ha il 78% del suo fatturato concentrato nell’app delle caramelle e potrebbe dunque subire un arresto nella crescita proprio dopo l’entrata in borsa, nel caso Candy Crush lo subisse

    Tratto personalmente temi economici che ricadono sul quotidiano delle persone. Tuttavia, analizzando nel dettaglio il prossimo sbarco a Wall Street di King Digital Entertainment, non vedo cambiamenti per gli amici che utilizzano tutti i giorni l’app delle caramelle. E’ interessante però chiedersi quanto possa durare la parabola ascendente della società londinese, per farsi una opinione nell’acquisto delle azioni.

    In base agli utili fatti da King Digital, la sua offerta d’acquisto potrebbe attestarsi intorno ai 500 milioni di dollari, ed arrivare poi intorno ad un valore tra 1 e 5 miliardi. Ci si chiede come possa una società, conosciuta solo per una applicazione che muove caramelle, arrivare tanto in alto. Ma partiamo col mettere sul piatto che dal 2011 ad oggi il fatturato della società è cresciuto del 2842%.

    Questo dato nasce proprio grazie alla creazione di Candy Crush, la quale permette l’interazione del Social durante il Gaming; nasce grazie a colori brillanti che ti attaccano allo schermo così come alla voglia di competizione insita nell’essere umano. Candy Crush può infatti essere condiviso con i propri amici su Facebook, si possono chiedere aiuti per superare i livelli e la sfida non è quindi solo contro lo smartphone.

    I numeri che è riuscita a portare a casa King Digital sono spaventosi: stiamo parlando di 1 miliardo di partite giocate e 93 milioni di utenti unici al giorno!

    E ovviamente la matrice “utenti (93 milioni) * partite (1 miliardo)” genera altro enorme fatturato da quei piccoli .89 cents che di tanto in tanto vengono chiesti per passare quel livello, distruggere quella caramella o avere quell’attrezzo speciale.

    Tuttavia, come suggerivo ad inizio articolo, la King Digital Entertainment ricorda l’esperienza già vissuta degli investitori con Zynga (produttori di Farmville) che, finito l’entusiasmo per l’orto tra i profili di Facebook, subirono un tracollo sul titolo del 70% circa. Il problema per la King potrebbe chiamarsi ancora Candy Crush, non avendo diversificato a dovere i loro sforzi: basti pensare che il secondo titolo in download del gruppo fa “15 milioni di utenti unici * 100 milioni di partite/giorno”. Passato il momento di questo gioco, e si sa quanto in fretta corrano i tempi oggi, King digital potrebbe trovarsi quotata in borsa senza avere più il suo cavallo di battaglia in campo a combattere.

    zynga candy crush

    Il rischio che un investitore si porta a casa è quindi davvero importante e nel caso sia l’unico investimento fatto forse decisamente troppo.

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