Autore: Sonia Montegiove

  • Open Opportunity 2013, per parlare di Innovazione e Opportunità

    Open Opportunity 2013, per parlare di Innovazione e Opportunità

    Si apre domani, a Isola Polvese in Umbria, la terza edizione di Open Opportunity 2013. Due giorni per parlare di innovazione, conoscenza, creatività, opportunità, consapevolezza. Argomenti interessanti senza tralasciare Formazione e StartUp che vedrà coinvolte istituzioni, scuole e aziende legate al turismo e alla valorizzazione del territorio

    Domani 19 e 20 settembre l’Umbria ospita la terza edizione del meeting Open Opportunity (www.openopportunity.it). Nel verde di Isola Polvese, al lago Trasimeno, ci si incontra per parlare di innovazione, conoscenza, creatività, opportunità, consapevolezza. Parole che opportunamente mescolate portano a futuro migliore per i giovani, che saranno protagonisti indiscussi dell’edizione di quest’anno.

    Tra i temi trattati, infatti, quello della Formazione e delle StartUp che vedrà coinvolte istituzioni, scuole e aziende legate al turismo e alla valorizzazione del territorio, ovvero tutti i protagonisti della possibile crescita digitale dei ragazzi, che a Open Opportunity avranno la possibilità di confrontarsi e dialogare. La giornata di venerdì 20 sarà interamente dedicata alla scuola ed alla consapevolezza digitale, con un contest dal titolo “Convincimi!” che vedrà 5 start up confrontarsi tra loro.

    Open-Opportunity-2013

    Ospite di Open Opportunity l’associazione Connessioni Pubbliche (www.connessionipubbliche.it) che, attraverso la presidente Erica Sirgiovanni, illustrerà l’importanza della formazione dei nuovi cittadini digitali, che necessariamente hanno bisogno, prima della maggiore età, di una guida che consenta loro di orientarsi, capire il mondo che li circonda e usare gli strumenti 2.0 necessari a partecipare alla vita pubblica.

    Tra le opportunità presentate c’è poi quella degli Open Data, risorsa preziosa per lo sviluppo del turismo e non solo. Risorsa poco sfruttata probabilmente perché poco conosciuta nelle sue potenzialità. In una tavola rotonda dal titolo “Open data e big data: cosa sono e cosa ci faccio?” nel pomeriggio di venerdì 20 settembre, interverranno, tra gli altri Ernesto Belisario, esperto di diritto delle nuove tecnologie e Nello Iacono di Stati Generali dell’Innovazione.

    Altro tema trattato sarà quello del turismo e dell’ecosistema che può generare un nuovo sviluppo dei territori che passa per l’economia digitale. Giovedì 19 settembre è previsto un confronto tra enti, imprese, associazioni di categoria e operatori turistici sui temi della crescita sostenibile. Nel pomeriggio di giovedì interessante sarà la lezione di turismo 2.0, in cui interverranno Jacopo Fo e Carlo Infante.

    Open Opportunity vuole essere un’occasione di confronto e incontro tra soggetti diversi che hanno un unico obiettivo: usare l’innovazione per far crescere un territorio e i suoi abitanti. Perché, come recita lo slogan di questa edizione, “Dalla conoscenza condivisa nascono opportunità di crescita sostenibile”.

  • Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, Women for Intelligent and Smart TERritories, è la Rete delle Donne che vuole offrire momenti di partecipazione e confronto sui temi dell’Innovazione e Tecnologia. Una rete che in poco tempo è stata in grado di organizzare il primo evento gratuito, learning meeting, a Padula presso la Certosa di San Lorenzo, per venerdì 19 e sabato 20 Luglio

    wister_logoChi sono le Wister? Pur ricordando (volutamente) la parola Mister, parliamo di una rete costituita da sole donne. L’acronimo sta per Women for Intelligent and Smart TERritories e l’obiettivo è proprio quello di agevolare l’inclusione di genere nelle città che vogliono definirsi smart, oltre che promuovere politiche dell’innovazione sensibili alle differenze.

    La rete, nata pochi mesi fa, ha superato le 250 iscritte ed è nata da una mailing list personale di Flavia Marzano, presidente di Stati Generali dell’Innovazione (in alto, in copertina, potete vedere la breve intervista in cui la Marzano spiega come nasce Wister).

    In lista ci scambiavamo informazioni, commenti, proposte, segnalazioni di eventi riferiti alle tematiche di genere – afferma Flavia Marzano – e in particolare ci interessavano di nuove tecnologie”

    Dopo un primo partecipato intervento a Smart City Exhibition di Bologna a ottobre dell’anno scorso, è emersa l’esigenza di un nutrito gruppo di donne di farsi portavoce per avere garanzia di inclusione. E così la lista si è allargata e a ForumPA di maggio si è inaugurata ufficialmente la rete Wister, presente ora con un gruppo su Google+, su Facebook e Twitter.

    Presto avremo un nostro blog – continua Flavia – tramite il quale vogliamo promuovere le attività delle wisterine e informare le donne sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie”.

    wister-evento-d2d

    E proprio per colmare il gap di conoscenza che troppo spesso c’è tra donne e ICT è stato organizzato il primo learning meeting di Wister (http://d2dwister-eorg.eventbrite.it/), programmato per venerdì 19 e sabato 20 luglio presso la Certosa di San Lorenzo a Padula. “Donne e utilizzo dei Social Network” è il titolo di questo primo evento gratuito rivolto alle donne, promosso da Stati Generali dell’Innovazione, Rete Wister e Direzioni srl.

    Questo è solo un primo evento di molti che vogliamo organizzare – continua la leader delle Wister Flavia Marzano – e che sono finalizzati a consentire un agile scambio di saperi tra donne”.

    L’evento D2D (da donne a donne) vedrà la partecipazione di esperte a livello nazionale di innovazione e cultura digitale e sarà incentrato su social network, comunicazione, marketing e nuovi media anche attraverso esercitazioni pratiche guidate dalle docenti. Ad aprire il meeting venerdì alle ore 16 sarà Gennaro Miccio, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, al quale seguirà Settimio Rienzo, amministratore di Direzioni srl, che aprirà i lavori. Toccherà a Flavia Marzano presentare la rete Wister e a Tiziana Medici, esperta in sviluppo locale e innovazione organizzativa, a presentare le docenti.

    wister programma evento d2d

    La seconda giornata, che inizierà alle 9, si svolgerà con tavoli di lavoro su Social Network, Community e Social, Comunicazione per P.A e Nuovi Media. Con Padula inizia il cammino delle Wister, impegnate nella presentazione di linee guida per le smart city di genere al prossimo Smart City Exhibition, il sostegno all’open data di genere e altre occasioni di formazione per le donne.

  • Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics il Rapporto sull’utilizzo di software Open Source all’interno della Pubblica Amministrazione e della Sanità in Italia, mette in evidenza che ancora molto resta da fare da questo punto di vista. Ad usare soluzioni open source sono 72 su 107 le Province, il 39% dei Comuni, mentre le regioni le usano per e-learning e meno per sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side

    Medaglia d’oro alle province per la propensione a scegliere soluzioni open source nell’ambito dei propri servizi informatici. Questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto curato e pubblicato da Netics sulla diffusione per il 2012 del software open source in PA locale e sanità italianaSono 72 sulle 107 del campione studiato, infatti, le province che hanno scelto soluzioni open source per sistemi operativi server (69% dei quali con soluzioni OSS), gestione database (54% ), mail server (27%), applicativi verticali (20%), office automation e sistemi operativi client (14%), sicurezza (11,6%) e altre applicazioni (45%). Virtuosi anche il 39% dei comuni compresi nel campione osservato, mentre si fermano al 19% le asl e le aziende ospedaliere che hanno adottato l’open source. Gli ambiti di applicazione “open” che sono risultati andare per la maggiore sia nei comuni che in sanità sono stati i sistemi operativi server (41% per i comuni e 64% per le Asl e le Ao), gli applicativi di Office Automation nei comuni (30%) e i mail server nelle asl (62%).

    Discorso a parte lo meritano le regioni, per le quali i dati di sintesi raccolti disegnano un quadro più specifico della situazione sul matrimonio con l’open source. Le regioni fanno un ricorso alto (oltre il 75% dei casi) a soluzioni “open” per piattaforme e-learning (il 33% delle regioni le usa), ECM e CSM (11%) e sistemi di virtualizzazione (11%). Si attestano su un livello di adozione dell’open source medio-alto (nel 50-75% dei casi) per web server, application server, so server, strumenti di navigazione su Internet e di office automation. Le regioni che non si affidano (e non si fidano?) dell’open source non prendendolo in considerazione sono principalmente su sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side (89%), CRM, ERP, posta elettronica e middleware client (78%).

    In generale quindi il quadro dice “Niente open source siamo PA”, quando le indicazioni anche del Codice di Amministrazione Digitale tenderebbero a dare indicazioni differenti. Chissà che la situazione non migliori con il prossimo monitoraggio 2013.

  • Investo in Trasparenza, la campagna di Agorà Digitale

    Investo in Trasparenza, la campagna di Agorà Digitale

    Agorà Digitale qualche giorno fa ha lanciato la sua campagna di crowdfunding con l’obiettivo di raccogliere fondi per monitorare come le amministrazioni pubbliche e i parlamentari si rapportano con il fondamentale principio della Trasparenza. Con pochi euro si può contribuire a sostenere questa campagna ed è quello che ci sentiamo di consigliarvi. Lamentarsi è bene, agire è meglio!

    Cosa si può fare con 6 euro in questo ultimo fine settimana di aprile? Andare al cinema no. Perché 6 euro non bastano e con il sole è meglio stare all’aperto. Si può prendere un bel gelato al bar, ma in vista della prova costume è forse meglio rinunciare. Si può comprare…cosa? Un ananas o qualche altra cosetta come suggerisce Stefano Epifani nel video. Oppure si può investire in trasparenza. Sì, perché sono rimaste solo 24 ore per aderire alla campagna di crowfunding lanciata da Agorà Digitale una decina di giorni fa e mirata a raccogliere i fondi necessari a monitorare le amministrazioni pubbliche e i parlamentari sull’applicazione dei principi di trasparenza. “Useremo i tuoi soldi per entrare in contatto con loro – si legge nella pagina delle donazioni http://www.agoradigitale.org/dona-contro-lo-stallo-della-trasparenza/ – rendere ancora più stringente la normativa, pungolare le amministrazioni non in regola e sviluppare la tecnologia necessaria al continuo monitoraggio”.

    Siete d’accordo sulla necessità di partecipare per migliorare il posto in cui viviamo? O pensate che monitorare non sia necessario?  Per convincersi basta guardare i risultati della “Settimana della trasparenza” lanciata sempre da Agorà Digitale qualche tempo fa (https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/era-della-trasparenza-crowdsourcing-sugli-open-data/) e che metteva in bella mostra come la cartina rosso sangue, prova del fatto che la maggior parte delle PA italiane non fossero in regola con la pubblicazione obbligatoria delle spese effettuate. Affinchè il nuovo decreto di riordino della trasparenza non resti sulla carta, è necessario attivare un “guardiano digitale”, un soggetto che tenga sotto controllo l’applicazione della legge. Piuttosto che buttare 6 euro in riviste frivole, gelati, ananas, caffè o altre amenità allora si può scegliere di donare 2 euro per consente ad Agorà Digitale di aggiungere un’altra amministrazione a quelle monitorate e altri 4 euro per aggiungere un parlamentare (è possibile in questo caso indicare anche la preferenza su chi monitorare scrivendo a dona@agoradigitale.org).

    Useremo i tuoi soldi – affermano ad Agorà Digitale – per entrare in contatto con i parlamentari, rendere ancora più stringente la normativa, pungolare le amministrazioni non in regola e sviluppare la tecnologia necessaria al continuo monitoraggio”.

    Lamentarsi serve. Indignarsi pure. Ma occorre poi trasformare l’indignazione in azione. Per rendere migliore il Paese in cui viviamo spesso basta poco. Come rinunciare ad un paio di caffè e donare 2 euro per verificare l’operato di un’Amministrazinone. Perché, come afferma Seth Godin

    Il miglior modo di lamentarsi è fare qualcosa”.

  • La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    Parliamo spesso di quanto sia importante per le aziende cogliere le opportunità che offrono i Social Media. Non solo bisogna saperci stare, e non solo esserci, ma bisogna anche avere ben presente quali siano i rischi. Ne abbiamo discusso con Mauro Alovisio e Andrea Zapparoli Manzoni, co-autori de “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security

    “La nostra posizione è univoca: raccomandiamo fortemente alle imprese italiane, in particolare quelle del Made in Italy, di usare i social network, in quanto essi rappresentano una reale opportunità, ma di farlo in modo intelligente e informato”. Questo è quello che si legge nella presentazione di “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security, interdisciplinare ed edito creative commons, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://social.clusit.it/views/Social/Homepage.html, che vuole puntare l’attenzione sulla sicurezza, tanto più minata quanto più le aziende, e non solo, si affacciano sui social network. Il lavoro non mette in evidenza soltanto i rischi con l’intento di far acquisire quella consapevolezza che ciascuno dovrebbe avere affacciandosi in Rete, ma fornisce dei consigli pratici per la tutela propria e dell’azienda dal punto di vista legale e informatico. Abbiamo posto qualche domanda a due dei coautori del documento: l’avvocato Mauro Alovisio per la parte giuridica e Andrea Zapparoli Manzoni per la parte informatica.

    Qual è la raccomandazione inerente la sicurezza più disattesa dalle aziende e perché?

    Nella nostra esperienza gli errori più comuni e con il più alto tasso di rischio compiuti dalle aziende sui Social sono (in ordine di frequenza):

    1. non preoccuparsi della Net Neutrality, cioè non partecipare ai Social e non tenere sotto controllo la propria identità digitale, rischiando così il Brand Hijacking (che può avere conseguenze molto gravi, trattandosi di PMI e micro-imprese)
    2. non affidarsi a professionisti. Il fai-da-te, che purtroppo è estremamente diffuso soprattutto in ambito PMI, è quasi una garanzia che si subiranno incidenti. Non mi riferisco solo alla necessità di avvalersi di esperti di Social marketing (che anzi spesso sono più “spericolati” dei loro committenti!), ma anche e soprattutto ad altre figure che dovrebbero concorrere nel supportare un’azienda che utilizzi i Social (a qualsiasi titolo), in particolare legali ed esperti di ICT Security. 
    3. gestire gli account social tramite una macchina utilizzata anche per altri fini (come ad esempio amministrativi, di segreteria o per utilizzi personali del titolare). Questo comportamento è decisamente poco “igienico”, dal momento che espone l’intera organizzazione ad ogni sorta di attacco e compromissione (antivirus e firewall sono praticamente inefficaci, ed anche un eventuale sistema di web content filtering ormai serve a poco). Porto un caso successo di recente: un’azienda mi ha contattato per un attacco veicolato via social, a causa del quale ha perso tutti i propri dati amministrativi (inclusi i backup) in quanto cifrati dai cybercriminali, che ora chiedono 50mila dollari per “liberarli”. Dal momento però che la gang in questione è appena stata sgominata dall’Europol, l’azienda non può nemmeno pagare il riscatto e sono impossibilitati a lavorare.
    4. non moderare la conversazione (o comunque non farlo in real-time). Mi rendo conto che, per volumi di conversation medio-alti si tratta di costi non indifferenti, d’altra parte è l’unico sistema che garantisce un buon livello di sicurezza (sia informatica, relativamente a dati ed infrastruttura, che degli asset immateriali come la reputazione) e che consente di ridurre al massimo l’impatto degli incidenti di data leakage.
    5. esporre i propri clienti, utenti, followers, partners ad attacchi a causa della mancata gestione dei rischi che conseguono dai punti 1-4 (il che configura scenari di liability).

    Perchè le aziende compiono questi errori?

    Dal lato della domanda:

    • errata percezione dei rischi / mancanza di awareness
    • mancanza di un budget dedicato (anche in base all’idea balzana secondo la quale Internet, ed i Social in particolare, sono “gratuiti”)

    Dal lato dell’offerta:

    • scarsità (almeno fino ad oggi) di soluzioni ad-hoc ritagliate sulle esigenze e sulle disponibilità delle PMI.

    Nella guida si raccomanda la lettura dei Terms Of Service. Ma quanti non “addetti ai lavori” sono in grado di comprenderne il contenuto? Cosa si potrebbe fare secondo te per renderli più comprensibili?

    Le social media policy esterne  ed interne per essere efficaci non devono essere calate dall’alto e  non devono essere strumenti rigidi  ma al contrario  devono essere elaborate con meccanismo bottom up e devono essere condivise dai diversi uffici dell’impresa (comunicazione, marketing, personale, sistemi informativi e non solo da giuristi) anche al fine di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e la forza del brand.

    Si suggerisce  pertanto una coralità di azione e di competenze aziendali; occorre scrivere poche cose in termini chiari e trasparenti non una serie di noiosi e impraticabili  divieti: l’ottica deve essere di inclusione dei cittadini e dei consumatori, di accrescimento reciproco e di consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dello strumento social media utilizzato. Occorre pertanto lavorare per punti  sintetici anche a livello grafico e monitorare il livello di comprensione e di interesse per il  testo.

    Si suggerisce  inoltre testare il grado di chiarezza del testo della social media policy  con alcuni test preliminari  prima della messa on line e verificare anche i profili dell’accessibilità anche dai cellulari.

    Molteplici social media policy presenti on line nelle pagine delle piattaforme trascurano i profili strategici  dell’utilizzo del marchio, logo aziendale e del brand;  il profilo di indicazione di contatti aziendali di prevenzione del contenzioso in materia di diritto d’autore e la presenza delle traduzioni in più lingue.

    Nella redazione della social media policy occorrerebbe conoscere bene il target al quale ci si rivolge,  il piano di comunicazione   dell’impresa dell’azienda e le priorità strategiche  della governance in materia di comunicazione  (es. priorità su questionari on line di gradimento servizi; su lancio di nuovi prodotti, su concorsi a premi, su campagna saldi stagionali etc..).

    Occorre inoltre tenersi costantemente aggiornati sulle condizioni legali di utilizzo dei social media e sulla giurisprudenza evolutiva comparata ad esempio in materia di diritto all’immagine, diritto di autore etc.

    Le social media policy devono inoltre essere aggiornate costantemente; si tratta di un processo di apprendimento continuo sia da parte dell’impresa sia da parte degli utenti.

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    Il logo utilizzato per caratterizzare il documento – frutto della collaborazione di una trentina tra aziende, studi legali, consulenti direzionali e associazioni – è una ciliegia. Perché i social network sono attraenti e apparentemente solo gustosi come le ciliegie. Ma come esse nascondono l’insidia del nocciolo, non solo spiacevole da addentare ma estremamente pericoloso. Soprattutto per chi non ne conosce l’esistenza.

  • L’Ideario per l’Agenda Digitale della Regione Umbria

    L’Ideario per l’Agenda Digitale della Regione Umbria

    [dropcap]A[/dropcap]l via il progetto di costruzione dell’Agenda Digitale della Regione Umbria con l’inaugurazione di uno spazio in Rete per raccogliere le idee. Già 42 le idee proposte per “l’ideario” che hanno come tema il benessere, la cultura e la collettività

    La Regione Umbria invita alla partecipazione per la costruzione dell’Agenda Digitale tramite l’inaugurazione di uno spazio in Rete (http://umbriadigitale.ideascale.com) nel quale raccogliere le idee di quanti intendono migliorare la qualità della vita del posto in cui vivono. “Idee che nascono dai sogni e dai bisogni, idee che possono essere realizzate mettendo in campo soluzioni innovative, nuove pratiche di collaborazione, nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi. Servono le idee di chi crede nell’innovazione, nel cambiamento e nell’opportunità sociale che rappresentano”. Si apre in questo modo “l’ideario”, inaugurato appena qualche settimana fa ma che vanta già un centinaio di utenti iscritti, 42 idee proposte, 27 commenti e 242 voti espressi (http://www.umbriadigitale.it/2013/03/18/lideario-si-popola-di-sogni-progetti-e-aspettative/).

    Le idee progettuali generate attraverso la consultazione pubblica saranno utilizzate nel percorso dell’Agenda digitale dell’Umbria, ed in particolare nel breve periodo le idee contribuiranno alla definizione degli interventi da attuare nell’Agenda digitale dell’Umbria nel periodo 2013-2014 (su cui si aprirà un successivo percorso di progettazione partecipata) e nel medio/lungo periodo le idee serviranno come riflessioni sul tema “Crescita digitale” utili per la programmazione 2014-2020 (attualmente in corso di elaborazione).

    Tutte le idee raccolte saranno anche la base di lavoro per l’evento regionale #umbriadigitale che si terrà il 15-16 aprile 2013 a Terni presso il Centro Congressi Hotel Giò di Perugia, e che vuole rappresentare l’inizio di un percorso partecipato ed aperto ai cittadini per la costruzione dell’agenda digitale.

    “Il programma di legislatura – spiega la presidente della giunta regionale Catiuscia Marinipunta ad una pubblica amministrazione più efficiente e allo sviluppo dell’economia della conoscenza e della green economy come motore di sviluppo del nostro territorio. Si tratta di cogliere i benefici degli investimenti in Ict in Agenda ad oggi realizzati e di massimizzarne i ritorni, puntando sulla mobilitazione creativa della platea degli attori pubblici e privati del territorio, nella progettazione e costruzione consapevole dei servizi digitali”.

    I tre temi proposti nell’ideario sono stati quelli che fanno dell’Umbria un’eccellenza, ovvero: benessere, competitività, qualità della vita e salute; cultura, natura, centri storici e territorio; comunità, solidarietà, sussidiarietà e specializzazione.

    L’idea più votata finora si presenta con il titolo “Risultati delle analisi cliniche per posta elettronica” e propone l’invio tramite posta elettronica dei referti delle analisi del sangue, seguita da quella da “Wi-fi nei treni regionali” e “Servizi turistici basati sulla localizzazione”, che vorrebbe veder realizzato un sistema che consenta al turista di accedere ad una serie di contenuti e servizi in base alla sua geolocalizzazione.

    Numerosi sono gli incontri programmati in questi giorni presso le facoltà universitarie oltre che con tutti gli stakeholder finalizzati a presentare gli obiettivi di #umbriadigitale e ad arricchire questo “ideario ” dell’innovazione in Umbria.

  • LibreOffice 4.0, nuova release open source sviluppata dalla comunità

    LibreOffice 4.0, nuova release open source sviluppata dalla comunità

    The Document Foundation ha rilasciato oggi la nuova release di LibreOffice, arrivato alla versione 4.0, suite open source per ufficio. Tante le novità apportate, ma soprattutto va evidenziato il lavoro svolto dai tanti sviluppatori volontari, una vera e propria comunità

    E’ stata presentata oggi da The Document Foundation la nuova versione della suite per ufficio open source LibreOffice, giunta alla versione 4.0. Molteplici le innovazioni apportate e annunciate dalla comunità già a settembre 2010: un codice sorgente più pulito, migliore interoperabilità e possibilità di integrazione con altri applicativi. Le nuove funzionalità (elencate nel dettaglio alla pagina www.libreoffice.org/download/4-0-new-features-and-fixes) riguardano prioritariamente l’integrazione con sistemi di content e document management (come Alfresco, IBM FileNet P8, Microsoft Sharepoint 2010, Nuxeo, OpenText, SAP NetWeaver Cloud Service e altri), l’interoperabilità con i documenti DOCX e RTF, la possibilità di importare i documenti creati con Microsoft Publisher e l’introduzione dei widget nelle finestre di dialogo. Non mancano miglioramenti all’interfaccia utente, alle prestazioni di Calc soprattutto nella manipolazione di fogli elettronici di grandi dimensioni e nei file .rtf oltre che alla gestione dei  contributi degli sviluppatori, grazie ad un sistema di revisione web based (Gerrit) che semplifica il lavoro dei progetti che usano Git.

    Una delle cose migliori di questa nuova release è la forza della comunità che vanta oltre 500 sviluppatori, i tre quarti dei quali volontari indipendenti,  che hanno contribuito con oltre 50mila commit. In meno di 30 mesi, infatti, notevoli sono stati i passi avanti fatti su LibreOffice, diventato ormai il più grande tra i progetti di software libero indipendenti focalizzati sul desktop e la produttività.  La reingegnerizzazione del codice sorgente è indubbiamente uno dei traguardi raggiunti di maggiore importanza ed ha comportato l’aggiunta e la rimozione di diversi milioni di righe di codice con il fine ultimo di più accessibile da parte di tutti i membri della comunità.

    Importanti e numerose sono anche le esperienze italiane di adozione di LibreOffice anche nelle PA (una fra tutte la recente adozione da parte degli Enti umbri di LibreOffice tramite il progetto LibreUmbria. E anche per questa ragione è nata di recente LibreItalia, la comunità italiana di LibreOffice, che diventerà presto un’associazione di volontariato senza fini di lucro, con uno statuto che riflette quello di The Document Foundation e un consiglio che rappresenta la comunità degli utenti italiani di LibreOffice.

    LibreOffice è già disponibile per il download al seguente link: www.libreoffice.org/download/.

    Le estensioni per LibreOffice si trovano a questo link: extensions.libreoffice.org/extension-center.

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  • Era della Trasparenza, crowdsourcing sugli Open Data

    Era della Trasparenza, crowdsourcing sugli Open Data

    La partecipazione dei cittadini è preziosa per avere una valutazione concreta sulla situazione della liberazione dei dati nelle Pubbliche Amministrazioni del nostro paese. E’ il risultato a cui è giunta l’iniziativa di Era della Trasparenza chiedendo la partecipazione di tutti, in stile crowdsourcing, per fare chiarezza durante la settimana della Trasparenza

    Una settimana denominata “della trasparenza” è bastata a capire quanto i cittadini tengano alla “liberazione” dei dati da parte delle Pubbliche Amministrazioni. L’iniziativa è partita da Agorà digitale che, tramite il portale www.eradellatrasparenza.it e attraverso l’hashtag #SalviamoGliOpenData, ha invitato i cittadini a costruire una mappa del rispetto delle norme sugli Open Data. A finire sotto la lente d’ingrandimento stavolta era il rispetto dell’art. 18 del “Decreto Sviluppo” che prevede l’obbligo di pubblicazione per le PA, a partire dal primo gennaio, dei dati riferiti alle spese liquidate di importo superiore ai mille euro. A settimana conclusa il bilancio è stato di oltre 1.200 report compilati dai cittadini che hanno recensito la “propria” Amministrazione, poi passata al setaccio dello staff di Agorà digitale per una verifica di rispondenza.

    Era-trasparenza-map

    Ad osservare la mappa che appare non appena si apre il portale, ciò che balza all’occhio è l’assoluta predominanza di mongolfiere di colore rosso, indicanti PA con “nessuna trasparenza nelle spese”. Scarso pure il numero delle gialle (a parziale trasparenza) che si accompagnano ai rari esempi di trasparenza indicata da mongolfiera verde. Meno di un centinaio quindi le PA in regola, concentrate soprattutto nel nord est del Paese. L’Italia centro meridionale si presenta con una predominanza di rossi invece ed alcuni casi di eccellenza: 3 in Puglia, 1 in Basilicata, 1 in Campania, 4 nel Lazio, 1 in Abruzzo, 3 in Umbria e 4 in Sardegna.

    Da evidenziare che anche andando a curiosare sul come le PA si siano messe in regola non c’è da star sereni, visto che abbondano i formati in cui poter scaricare le informazioni: chi ha usato .csv, chi .xml, chi .xls, chi .ods. E qualcuno ha lasciato lo sfizio del fare copia e incolla al cittadino che altrimenti si troverebbe troppo avvantaggiato nell’avere una tabella pronta da usare. Altra cosa che balza all’occhio è poi il formato dei dati pubblicati: a chi verrebbe in mente di mettere a disposizione un dato economico (utile soprattutto se si può sommare) vestito da testo? Basta guardare per rendersi conto che c’è chi vicino alla cifra ha messo “euro” chi ha messo il simbolo e chi ha aggiunto “iva compresa”. Il passo importante sarebbe proprio quello di uniformare i dati affinché chiunque voglia comparare ad esempio le spese di una PA, una qualunque PA italiana, con un’altra PA possa farlo senza difficoltà.

    E’ vero che l’esperienza insegna che quando un Decreto esce senza un documento tecnico che va a definire le caratteristiche specifiche dei dati il rischio è proprio quello di avere le interpretazioni più fantasiose, indubbiamente inutili ai più. L’era della trasparenza non si ferma con la rilevazione, ma vuole coinvolgere i candidati alle prossime elezioni a sottoscrivere un impegno serio per l’open data. Sono oltre quaranta le sottoscrizioni finora pervenute (http://www.eradellatrasparenza.it/patto-trasparenza.html). Tutte rigorosamente pubblicate in modo trasparente.

  • Aaron Swartz, la morte di un vero innovatore

    Aaron Swartz, la morte di un vero innovatore

    La morte del giovane Aaron Swartz, suicidatosi a soli 26 anni, ha scosso il web e non solo. Di fronte a questa tragedia molti si sono lasciati a facili conclusioni, ma nella sua breve vita questo ragazzo è stato capace di piccole e grandi innovazioni di cui tutti gioviamo ogni giorno. Doloroso e incomprensibile ancora il suo gesto

    Fiumi di parole, tweet, post si sono spesi in questi giorni per il suicidio avvenuto l’11 gennaio a New York fa di Aaron Swartz, definito come l’hacker fautore della liberalizzazione dei contenuti digitali. Questo ragazzo, 26 anni appena, diplomato all’Etich Center Lab di Harvard, sarà probabilmente ricordato più per il suo ultimo gesto e per la polemica che ne è derivata piuttosto che per quanto di buono, in termini di innovazioni tecnologiche, ha lasciato in eredità. Ed è di questo che vogliamo parlare.

    Vogliamo ricordare il contributo che Swartz diede, appena quattordicenne, alla creazione di quello che quotidianamente ciascuno di noi usa: l’RSS (Really Simply Syndication), il nostro “acchiappanotizie”, quello che ci aiuta a rastrellare dalla Rete le cose che ci interessano e ad organizzarle tramite servizi come FeedBurner o Google Reader.

    Vogliamo parlare del suo contributo alla fondazione di  Creative Commons e quindi alla più facile diffusione e circolazione dei contenuti in Rete.

    Vogliamo parlare del suo social network Reddit, fondato nel 2006 con lo scopo di presentare notizie originali postate dagli utenti iscritti, favorendo i contenuti di maggiore qualità che possono salire nella graduatoria delle notizie grazie ai voti dei lettori.

    Per ultimo, ma non meno importante, vogliamo riportarvi alla memoria la sua ultima creature Open Library, nata nel 2007 e definita come “one web page for every book ever published”. Un luogo in Rete, insomma, dove i contenuti sono liberi, fruibili da parte di tutti, perché come disse lo stesso Swartz : “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”.

    L’ultimo tassello che manca a questa storia è quello della minacciata condanna a trent’anni di reclusione per aver scritto un programma in Python tramite il quale rendere più veloce il download di documenti e tramite il quale Swartz avrebbe scaricato un archivio di documenti del MIT da JSTOR. Un tassello su cui anche troppo è stato scritto adducendo a questo le motivazioni di un gesto così incomprensibile. Come troppo convinto il giudizio di chi ha scritto

    “come tanti, troppi smanettoni depressi come lui, entusiasti delle macchine e con la testa nelle nuvole, nei mille cloud che custodiscono i nostri dati e le nostre vite”

    Troppo difficile comprendere i motivi per i quali, come scriveva lo stesso Swartz in quello che è stato considerato un testamento:

    “C’è un momento, immediatamente prima che la vita diventi non più degna di essere vissuta, in cui il mondo sembra rallentare: e quella sua miriade di dettagli appare improvvisamente, e chiaramente, in tutto il suo dolore”.

    Possiamo “limitarci” a ricordare ciò che questo dolore lascia. E se anche solo alcuni iscrivendosi a un feed RSS con la mente andranno ad Aaron Swartz, vorrà dire che è passato il concetto che le persone passano ma le innovazioni restano, a beneficio di tutti.

    Che siano fatte da un hacker, da uno smanettone, da un giovane entusiasta con lo sguardo intelligente che nei sogni ci credeva e che la vita non è stata in grado di trattenere.

    (questo post è già comparso sul web magazine Girl Geek Life)
  • Chiude Windows Live Messenger, finisce l’era delle chat

    Chiude Windows Live Messenger, finisce l’era delle chat

    La notizia è ormai ufficiale anche se lo si sapeva da un pò. Il prossimo 15 Marzo Windows Live Messenger chiude i battenti per dare spazio a Skype già proprietà di Microsoft. Si chiude l’era delle chat, quindi ICQ, MIRC, per come le abbiamo conosciute

    Chatti o non chatti? Fino a qualche anno fa la domanda lasciava pensare a qualcosa di trasgressivo, che facevano in pochi, magari celandosi sotto un nick name fantasioso. Questo erano le chat anni Novanta, quelle nate nei canali IRC e diffuse con programmi come ICQ (nato nel 1996), in quelle “stanze” dove sembrava quasi surreale poter scambiare opinioni a distanza, senza conoscersi, semplicemente fidandosi e affidandosi ad un nomignolo e ad un numero progressivo che ICQ assegnava ad ogni new entry. Il passo da ICQ o da MIRC a qualcosa di graficamente più accattivante era una bella novità per tutti. Con entusiasmo quindi, nel 1999, è stato accolto il programma di istant messaging di Microsoft, MSN trasformato negli anni in Windows Live Messenger. 331 milioni di persone in tutto il mondo al mattino accendevano il pc e vedevano i due mezzi busti stilizzati colorarsi di un verde e di un celeste acceso mentre si passava on line e si poteva subito curiosare per capire se qualche altro amico era pronto a scambiare due chiacchiere.

    Chi MSN l’ha usato in passato sicuramente lo ricorda e con dispiacere ha appreso la notizia secondo la quale dal prossimo 15 marzo i due mezzi busti andranno in pensione per lasciare il posto alla S azzurra di Skype. Sì, perché nel frattempo la stessa Microsoft, esattamente nel 2011, ha acquisito il programma di istant messaging che offre la possibilità di effettuare chiamate e videochiamate sfruttando un protocollo VoIP.

    MSN o meglio Windows Live Messenger, insomma, spegne per sempre i suoi mezzibusti che non andranno propriamente in pensione ma si uniranno alla nutrita famiglia Skype, che conta già 280 milioni di utenti. Come già successo in questo frammento di 2013 per i netbook e la Playstation 2, buttiamo un pezzo di storia per guardare avanti, per migliorare i servizi, per togliere quanto anche gli utenti considerano ormai cosa superata.

    A dare il colpo di grazia all’antico MSN non solo Skype, ovviamente, ma anche i social network come Facebook e Google Plus, le piattaforme di micro blogging come Twitter oltre alle applicazioni come WhatsApp, che consentono anche l’invio di sms gratuiti tra utenti registrati. Il tempo passa, le abitudini informatiche cambiano e qualche prodotto lo si deve pensionare.

    Se l’addio si fosse fatto su una vecchia chat sarebbe stato /quit addio caro MSN compagno di molte giornate.

    (illustration: Imaan Sheikh)