Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Facebook e la nuova Casa su Android. Ma sarà utile?

    Facebook e la nuova Casa su Android. Ma sarà utile?

    Mancano pochi giorni all’incontro che Facebook ha preparato per il prossimo giovedì 4 Aprile durante il quale verrà finalmente svelata la “Nuova Casa” che Facebook ha intenzione di lanciare su dispositivi mobili Android. Un progetto lungo un anno e mezzo sviluppato con HTC. Ma sarà davvero utile?

    Da quando qualche giorno fa Facebook ha reso noto l’incontro per il prossimo giovedì 4 Aprile, invitando i giornalisti del settore, si è fatto un gran parlare su quale fosse il progetto che Facebook si appresta a svelare e, in particolare, su cosa si intende esattamente per “Facebook’s New Home“, la nuova casa di Facebook. In realtà, di un possibile progetto realizzato direttamente da Facebook per approdare con un proprio prodotto nel settore Mobile se ne parla da almeno un anno e mezzo. Il progetto per realizzare quello che molti si affrettarono a definire “facebook-phone”, facebook-fonino, è stato sviluppato in collaborazione con HTC, nome in codice “Buffy”. Ed evidentemente sulla base di quella progettazione Facebook si appresta a lanciare la sua grande novità.

    Facebook mobile 4 aprile 2013

    E in effetti, stando alle ultime indiscrezioni, anticipate inizialmente dal WSJ, più che di un telefonino si tratterrebbe di un sistema operativo marcato Facebook, anche se Android Police, ha rivelato caratteristiche dello smartphone e del sistema operativo, denominato “Myst”, nato e sviluppato sempre in collaborazione con HTC, ma che poi dovrebbe essere disponibile per tutti i dispositivi mobili Android. Si tratterrebbe  quindi, di qualcosa di più di una semplice app, una sorta di sistema operativo all’interno di un sistema operativo, appunto Android. Quello che resta da capire è proprio il fatto che una volta adottato questa sorta di sistema si è comunque liberi di ritornare al semplice Android. Ovviamente per avere queste risposte non ci resta che attendere giovedì prossimo.

    La nuova Home di Facebook sarà quindi fortemente legata al social network più grande del web, ad esempio la schermata iniziale sarà caratterizzata dal news feed dell’utente e non poteva essere altrimenti.

    Come dicevamo prima, Android Police ha pubblicato, facendo un grande scoop, quella che potrebbe essere la configurazione del telefonino HTC e le caratteristiche del software. Anche in questo caso, per avere conferme o meno, attendiamo giovedì.

    Ora, al di là di tutto, sorge spontanea non “una” domanda, ma “la” domanda e cioè ma a cosa servirà mai uno smartphone, e quindi sistema operativo, Facebook? E soprattutto a chi? A nostro modesto parere, ma corroborato da altri illustri esperti che si sono già espressi sull’argomento, questa sembra una mossa strategica restrittiva e non aggiungerebbe, forse, nulla di più a quello che Facebook ha raccolto finora. Vero che cresce il numero delle persone che usano Facebook via mobile, a dicembre 2012 erano 680 milioni, ma uno smartphone/sistema operativo centrato esclusivamente su questo non andrebbe ad aggiungere nulla di nuovo. La stessa Google, pur sviluppando il proprio sistema operativo e mettendo in azione tutte le directories orientate sul proprio social network, Google Plus, non ha esagerato lanciando un prodotto che fosse esclusivo e la scelta ha premiato, comunque.

    Sfugge a questo punto l’utilità vera e propria di una mossa simile. I tempi si evolvono in maniera piuttosto veloce e rapida e quello che poteva sembrare più utile almeno un paio di anni fa, con le recenti evoluzioni del settore oggi appare obsoleto. Certo Facebook punta sempre di più sul Mobile, come già ampiamente dimostrato, ma forse questo rischia di rivelarsi non proprio necessario a recuperare terreno verso i propri competitor.

    Voi che ne pensate? Vi convince l’idea di uno smartphone o comunque di un sistema operativo targato Facebook?

  • Twitter domina nel Mobile Advertising

    Twitter domina nel Mobile Advertising

    eMarketer ha reso noto attraverso un suo studio che Twitter toccherà nel 2014 la cifra di 1 miliardo di dollari di guadagni nel Mobile Advertising, quasi il doppio del 2013 che sono previsti a 583 milioni di dollari. Da questo punto di vista, Twitter domina il Mobile grazie anche al rilascio delle API per le campagne pubblicitarie

    Ormai è certo che Twitter domina, nel senso stretto della parola, il Mobile Advertising. eMarketer ha infatti rilasciato ieri un estratto di una sua ricerca dalla quale viene fuori che Twitter nel 2013 dalla pubblicità sul Mobile guadagnerà 583 milioni di dollari, ma nel 2014 il guadagno sarà ancora più alto, ossia quasi 1 miliardo di dollari. In buona sostanza, il 53% delle entrate pubblicitarie di Twitter provengono dal Mobile. Pensate che solo nel 2011 questo dato era nettamente inferiore. Certamente questo enorme risultato è frutto di una strategia ben ponderata e orientata a “conquistare” il Mobile, vuoi per la crescente presenza dei due diretti competitor, cioè Google e Facebook, e per la “naturale vocazione” della piattaforma stessa che sfrutta ovviamente queste qualità per crescere e fare business.

    eMarketer _twitter mobile advMa non è tutto, perché eMarketer prevede che nel 2015 il miliardo di dollari verrà superato e i guadagni si attesteranno a 1,33 miliardi di dollari. Insomma, pare che Twitter abbia imboccato la strada giusta e come abbiamo già altre volte ricordato, questa strategia può essere la strada che porta alla quotazione in borsa che pare, molto probabilmente, verrà lanciata proprio nel 2014. Se i dati che rilascia eMarketer, come tutti crediamo, vengano confermati, allora con questo vento in poppa lo sbarco a Wall Street non sarà così traumatico.

    eMarketer - Twitter mobile advA contribuire a questo grande risultato è anche il rilascio delle API per l’advertising sulla piattaforma. In pratica gli inserzionisti avranno modo di creare e gestire le proprie campagne pubblicitarie e anche comprarle da terzi. E’ quindi sulla base di questo che si basa la previsione del miliardo di dollari di entrate pubblicitarie nel 2014, il vero punto di svolta.

    eMarketer - Twitter mobile adv marketsSe guardiamo poi da dove arrivano queste entrate, allora notiamo che il mercato Usa al momento è quello più rappresentato  anche se in leggero calo. Era il 90% nel 2012, è l’83% nel 2013 e sarà il 79% nel 2014 e il 76% nel 2015. A questo ribasso si accompagna una crescita negli altri mercati, infatti la quota “non Usa” che era il 10% nel 2012, è del 17% nel 2013 e sarà del 21% nel 2014 e del 24% nel 2015.

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  • Brands & Social Media, analisi del settore Fashion [Infografica]

    Brands & Social Media, analisi del settore Fashion [Infografica]

    Prende il via, con un’analisi del settore Fashion, la seconda edizione dell’Osservatorio Brands & Social Media. Il settore, guidato da Burberry, si caratterizza per una forte comunicazione visuale e un uso dei social media come canali “verticali”, attraverso i quali gli utenti esprimono la loro affezione ai brand

    Avevamo già trattato l’argomento Fashion proprio in relazione ad una ricerca di Reputation Manager che indagava come i grandi brand del settore utilizzassero i social media nella loro comunicazione. E oggi ritorniamo sul tema che aveva riscontrato molto interesse parlandovi di una nuova ricerca, “Fashion – Luxury & Haute Couture“, ad opera dell’Osservatorio Brands & Social Media, realizzato da Digital PR e OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica che da il via alla seconda edizione di ricerche intese ad analizzare la comunicazione sui social media di alcuni dei più rilevanti brand nazionali e internazionali presenti sul mercato italiano. La metodologia è stata arricchita e resa in grado di cogliere con precisione uno scenario comunicativo dinamico e sempre in evoluzione grazie a più di 60 diversi indicatori relativi alle variabili di esposizione, di coerenza e di interazione con il pubblico.

    Per questo report sono state selezionate 14 aziende leader di settore a livello internazionale, i cui social media sono stati analizzati nel mese di gennaio 2013.

    Presentiamo con entusiasmo la seconda edizione dell’Osservatorio Brands & Social Media, che si distingue per l’utilizzo di una metodologia arricchita, elaborata ad hoc per questa ricerca integrando il tradizionale approccio quantitativo con uno sguardo qualitativo e che comprende complessivamente oltre 60 indicatori. Durante il 2013 analizzeremo sette nuovi settori. Il primo settore preso in considerazione, “Fashion – Luxury & Haute Couture”, si caratterizza per una presenza intensiva sui social media, in grado di movimentare un vasto bacino di utenti, anche se con ampi margini di potenziamento delle forme di socialità”, spiega Piermarco Aroldi, direttore di OssCom.

    Leader della classifica è Burberry, seguito da Dior e Dolce & Gabbana. Il risultato di Burberry deriva dall’uso intensivo dei social media dal punto di vista dei contenuti, incentrati sulle caratteristiche distintive del brand: prodotti di punta, come il trench, o tratti caratterizzanti, come l’inglesità, in grado di catalizzare l’attenzione degli utenti sulle diverse piattaforme.

    Il settore si avvale ovviamente di strategie globali, con la tendenza a creare profili internazionali che raccolgono utenti da tutto il mondo, e la presenza ridotta di profili localizzati per singole lingue o Paesi.

    Rispetto alle piattaforme utilizzate, Facebook si conferma quella più adottata insieme a YouTube. Questo settore si distingue anche per un’elevata tendenza alla sperimentazione su nuovi social media, come Pinterest e Instagram, e nel mondo delle app.

    Particolarmente rilevante è il ruolo della comunicazione visuale, realizzata sia attraverso piattaforme dedicate (YouTube, Pinterest, Instagram), sia attraverso l’uso frequente di contenuti visivi su Facebook e Twitter. Questa componente visuale si traduce anche nello streaming delle sfilate attraverso piattaforme social dedicate e nell’archiviazione sistematica dei relativi video su YouTube.

    La forma di socialità che emerge dall’analisi è definibile come “verticale”, caratterizzata da elevatissimi tassi di risposta da parte degli utenti che esprimono in modo emotivo l’attaccamento al brand con like o brevi commenti, senza però instaurare un reale flusso di conversazione fra di loro o con il brand.

    L’analisi ha consentito di evidenziare tre stili comunicativi, che interpretano il brand come prodotto, come mito o come lifestyle. Nel primo caso il racconto si focalizza essenzialmente sui prodotti, nel secondo sulle radici culturali e sulla filosofia della maison, mentre nel terzo il brand viene proposto e celebrato attraverso l’evocazione di un certo stile di vita.

    La ricerca sul settore fashion – dichiara Nicolò Michetti, CEO di Digital PR presenta da un lato uno scenario eterogeneo con scelte contenutistiche differenti, incentrate rispettivamente sul prodotto, sul mito della marca e sulla sua storia, o sul lifestyle, e alcune sperimentazioni su nuove piattaforme. Dall’altro lato evidenzia approcci comuni, nell’andare chiaramente nella direzione del visual e del video, o nel mettere alla portata di tutti quelle esperienze che una volta erano appannaggio esclusivo di un selezionato circolo di eletti (le sfilate). L’eccellente risposta da parte degli utenti, che su questo settore dimostrano un particolare attaccamento emotivo a tutti e tre gli elementi contenutistici presentati dai brand, è sicuramente uno stimolo a capitalizzare, approfondire ed esplorare le opportunità in continua evoluzione offerte dai social media.”

    Il prossimo report dell’dell’Osservatorio Brands & Social Media sarà dedicato al Design e la sua pubblicazione è prevista per il mese di aprile 2013. E ovviamente ve ne daremo conto.

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  • E-commerce, gli Italiani acquistano sempre più via Mobile

    E-commerce, gli Italiani acquistano sempre più via Mobile

    Oggi, in occasione del Netcomm e-Payment 2013 che si è svolto a Milano  sono stati diffusi i dati dell’indagine mensile condotta in collaborazione con Human Highway sull’andamento degli acquisti online degli italiani, con un particolare focus sull’utilizzo di device mobili e tradizionali nell’e-Shopping. E crescono a tripla cifra (+165% anno su anno) gli acquisti da dispositivo mobile, che passano dal 4% del 2012 a oltre il 10% del 2013

    L’E-commerce nel nostro Paese è in costante progressione e continua a crescere il numero di utenti che hanno fatto acquisti online negli ultimi tre mesi. Si tratta di 13,8 milioni di individui, ovvero il 47,7% dell’utenza internet (era il 35,8% al febbraio del 2012).  Di questi, il 24% dichiara di aver comprato più di 5 volte nel trimestre, al punto da poter essere definito un heavy e-Shopper e, complessivamente, negli ultimi tre mesi si sono avuti 47,6 milioni di atti d’acquisto sulla rete. Aumenta e a tripla cifra (+165%) l’incidenza degli acquisti da Smartphone e Tablet, che nel 2012 superano quota 10% del totale delle transazioni online. Queste sono solo alcune delle salienze emerse in occasione del Netcomm e-Payment 2013, in cui sono stati diffusi i dati rilevati da Human Highway sui comportamenti degli utenti, con un focus specifico dedicato all’utilizzo per gli acquisti di device mobili e tradizionali, e alla propensione verso gli strumenti di pagamento più usati sul web.

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    “I pagamenti elettronici hanno sempre rappresentato un elemento chiave per lo sviluppo dell’E-commerce nel nostro Paese, soprattutto per via della minore abitudine dei consumatori italiani ad utilizzare per gli acquisti online la moneta elettronica in tutte le sue forme – dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio elettronico italianoMa oggi stiamo assistendo a un forte processo di innovazione nel settore. Nuove forme di pagamento si sono affacciate su un mercato sempre più ampio, popolato ormai da 14 milioni di individui, che hanno effettuato acquisti nell’ultimo trimestre. Peraltro, assistiamo anche ad una forte evoluzione tecnologica nei device, al punto che smartphone e tablet sono diventati essi stessi strumenti di pagamento. E i consumatori stanno dimostrando fiducia in questo genere di dispositivi, anche per effettuare i propri acquisti, al punto che in un solo anno segnano un incremento del +165% delle transazioni E-commerce. Anche le recenti norme volte a limitare l’uso del contante, congiuntamente all’accettazione degli strumenti di pagamento digitali da parte delle amministrazioni e dei servizi pubblici, inducono a favorire sia la concorrenza fra gli operatori, sia la sicurezza e la trasparenza nelle transazioni a tutto vantaggio degli utenti.”

    Tornando all’indagine realizzata da Netcomm in collaborazione con Human Highway, si osserva che la distribuzione del sistema di pagamento utilizzato in occasione dell’ultimo acquisto su Internet da parte degli acquirenti online degli ultimi tre mesi vede al primo posto l’utilizzo di PayPal per il 36,6% dei casi, seguito dall’uso della carta prepagata per il 24,4%, quindi dalla carta di credito per il 19,2%, il bonifico per il 3,7%. Mail vero dato che sorprende è che a febbraio 2013, oltre il 10% degli acquisti online risulta generato attraverso un dispositivo mobile: in meno di un caso su due si tratta di un Tablet e prevale l’acquisto da Smartphone. La maggioranza (poco meno del 90%) delle transazioni online è prodotta attraverso un PC tradizionale. Solo un anno fa, febbraio 2012, il 4% degli acquisti online era generato attraverso un dispositivo mobile: in due casi su tre era un Tablet (solo nell’1,3% dei casi è stato utilizzato uno Smartphone). La stragrande maggioranza (96% delle transazioni online) era, quindi, gestita con un PC tradizionale. In sintesi vuol dire che in un anno il numero di transazioni negli acquisti online da dispositivi mobile, Smartphone e Tablet, è cresciuta a tripla cifra, mettendo a segno un +165%. Va poi rilevato che l’utilizzo dei sistemi di pagamento basati su carte (Bancomat, Carte di credito e prepagate) è molto diffuso anche nel segmento che non acquista online (62,8% del campione), ma la penetrazione è pressoché totale tra gli acquirenti da dispositivo mobile (98,5%) e i pagamenti bancari (RID, bonifici) nel segmento evoluto si fermano al 72%.

    Anche il grado di conoscenza della tecnologia Nfc (Near field communication) su telefonini e tablet è stata indagata nella rilevazione di Netcomm e Human Highway. Come è noto, si tratta di una tecnologia che serve per effettuare i pagamenti di prossimità, facendo passare il telefonino a pochi centimetri di distanza dalla strumentazione abilitata: ideale, ad esempio, per pagare il biglietto della metro o dell’autobus, ma non solo. Alla domanda se il proprio telefonino fosse abilitato o meno alla comunicazione via Nfc, più della metà dei rispondenti, circa il 50,4%, non possiede o non pensa di possedere un cellulare abilitato della comunicazione via NFC; il 12,8%  non è sicuro ma crede di avere un telefono con comunicazione NFC e solo il 9,5% ha un cellulare abilitato a questo tipo di tecnologia. Il restante 27,3% non capisce neppure la domanda, quindi probabilmente non conosce nemmeno cosa sia il sistema NFC.

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    Osservando, poi, la tipologia dei beni oggetto dell’ultimo e-Shopping, sono i libri ad attestarsi in vetta all’ideale classifica (14,8%), seguiti dai capi di abbigliamento (13,9%), computer o periferiche per pc (11,3%), biglietti di viaggio (9,9%), soggiorni (5,4%), musica/dvd (4,8%), telefonino/smartphone (4,2%), cosmetici (4%), a chiudere gli elettrodomestici con l’1,5%. In quasi quattro casi su cinque l’acquisto online è «premeditato», ovvero l’acquirente ha già maturato la decisione di effettuarlo su Internet, nonostante sia spesso disponibile l’alternativa del canale tradizionale. Nel 65% dei casi l’acquisto online si indirizza a un prodotto già identificato in modo preciso dall’acquirente. Una quota significativa di decisioni di acquisto (un terzo circa) richiede, invece, uncerto percorso di informazione e orientamento. La soddisfazione nell’esperienza di acquisto online in una scala da 1 (pessima) a 10 (ottima) si attesta ad un voto medio di 8,34.

    Infine, l’indicatore di propensione ad effettuare un acquisto online fra chi non ha mai comprato sulla rete nel mese di Febbraio 2013 è pari al 9,0%. Ovvero, si tratta di persone che non hanno mai usato l’online per fare shopping, ma che si dichiarano propensi cambiare idea nei prossimi tre mesi. Sono gli «hot prospects» dell’E-commerce, e nel complesso dell’utenza Internet italiana sono circa il 3%, cioè 950 mila individui.

  • In arrivo il Facebook Case History Forum 2013

    In arrivo il Facebook Case History Forum 2013

    Il Social case History Forum lancia un’edizione speciale in attesa della prima edizione targata 2013. Infatti a Milano il prossimo 16 Aprile si terrà il Facebook Case History Forum, un’occasione per toccare con mano i casi di studio che riguardano il social network più grande del web

    In attesa della quarta edizione dell’evento, che si svolgerà il 30 maggio 2013, Social Case History Forum ha strutturato un’edizione speciale in collaborazione con Facebook Italia e con la School of Management del Politecnico di Milano: “Facebook Case History Forum” si concentrerà questa volta sul social media più famoso al mondo. L’evento avrà luogo il 16 aprile 2013 presso la Sala Rogers del Campus Leonardo di via Ampère 2 a Milano a partire dalle ore 9.

    Una delle esigenze che si rilevano quotidianamente lavorando con aziende e agenzie è relativa alla carenza di best practice inerenti il mondo social e Facebook in generale. E ancora di più si percepisce una carenza sulla diffusione di case study italiani”

    Partendo da questo presupposto Lorena Di Stasi ha ideato Social Case History Forum che, con le 3 edizioni del 2012 ha iniziato a colmare questo vuoto presentando oltre 70 case history ad un pubblico di oltre 1000 persone fra responsabili marketing e comunicazione, esperti di social media ed influencer della rete.

    L’agenda della mattinata, dopo un veloce benvenuto, sarà aperta dalla School of Management del Politecnico di Milano con una panoramica, e relative dimensioni del mercato Italia, sull’ecosistema digital con particolare focalizzazione sul social media.

    I Social Network stanno cambiando profondamente lo scenario di Internet e il mondo della pubblicità digitale. In un mercato dei media che – nel suo complesso – ha subito nel 2012 una contrazione del 5%, i ricavi generati dai Social Network sono aumentati del 60%” ha dichiarato Andrea Rangone, Responsabile Scientifico Osservatorio New Media & New Internet School of Management del Politecnico di Milano.

    Successivamente sarà fornito un aggiornamento su dati e trend in ambito consumer.

    Il numero di persone che accoglie i grandi brand nella stretta cerchia delle loro amicizie sui social network è in costante crescita. Nascono così nuove relazioni di prossimità con i prodotti e le aziende, che prevedono l’ascolto, la collaborazione, il gioco, ma anche la loro promozione nella rete da parte dei consumatori stessi” ha anticipato Andrea Giovenali CEO&Founder di Nextplora SpA che presenterà la ricerca.

    Seguirà una tavola rotonda formata dai CEO di alcuni dei principali centri media presenti in Italia che commenteranno, dal loro strategico punto di osservazione, i risultati presentati. Dopo una pausa, verranno quindi presentate le case history delle aziende italiane.

    L’ingresso al pubblico è gratuito su registrazione.

    Per informazioni info@socialcasehistoryforum.com

    http://www.facebookcasehistoryforum.it

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  • Social Tv, The Voice ancora primo su Twitter

    Social Tv, The Voice ancora primo su Twitter

    Per quanto riguarda la Social Tv, anche nella settimana che va dal 15 al 21 Marzo 2013 il talent show di Rai 2, The Voice, si conferma il programma più seguito su Twitter e confermandosi il più twittato con il 48,9% dei tweets. Su Facebook si confermano Le Iene

    “The Voice” (Rai 2) anche questa settimana domina l’audisocial di Twitter, con il 48,9% dei tweet. Su Facebook “Le Iene” (Italia 1) e Amici di Maria De Filippi (Canale 5) sembrano ormai aver consolidato un primato stabile in termini di fan attivi e interazione. Questo secondo quanto rilevato da Audisocial Tv®, l’osservatorio permanente di Reputation Manager che misura le performance dei programmi televisivi sul web.

    Gli show di intrattenimento e i talent – commenta Andrea Barchiesi CEO di Reputation Manager – continuano ad avere un notevole seguito sui social, a discapito dei programmi di informazione e approfondimento politico. Un trend da sottolineare visto il momento molto delicato della politica italiana”.

    Su Twitter “The Voice” (Rai 2) è il più twittato della settimana con una il 48,9% dei tweet totali sui programmi monitorati, seguito a grande distanza da “Report” (Rai 3) che registra il 5,5% dei tweet. Al terzo posto “Agorà” (Rai 3) con il 4,4%, poi “Piazza Pulita” (La 7) con il 4,3%, “Otto e Mezzo” (La7) con il 4,3 % e “Servizio Pubblico” (La7) con il 3,7 %.

    Su Facebook, “Le Iene” (Italia 1) è al primo posto nella classifica Active Fan con 5.784 fan attivi che hanno prodotto 7.064 post e commenti sulla fan page ufficiale del programma, seguito da “Amici di Maria de Filippi” (Canale 5) con 5.572 fan attivi e 8.502 post e commenti. “Servizio Pubblico” (La 7) si colloca al terzo posto con 4.853 fan attivi e 8.424 post commenti dei fan. Al quarto posto si conferma “Uomini e Donne” (Canale 5) con 3.272 fan attivi e 6.458 commenti e al quinto “Ballaro” (Rai 3) con 2.151 fan attivi e 3.946 commenti.

    Nella classifica Reaction, che misura il livello di reattività dei fan ai post pubblicati sulla fan page, sono anche questa settimana “Le Iene” (Italia 1) a dominare con 111.228 like, che precedono “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) stabile al secondo posto con 98.537 like e “La prova del cuoco” (Rai 1) in terza posizione con 13.576 like. “Ballarò”(Rai 3) è al quarto posto con 14.214 like, “Servizio Pubblico” (La 7) al quinto con 14.024 like, “Che tempo che fa” (Rai 3) al sesto con 10.671 mentre “Uomini e Donne” (Canale 5) scende dal terzo al settimo posto con 8.900 like.

    Nella classifica Action, calcolata sul numero di post pubblicati dagli amministratori delle pagine, “Servizio Pubblico” (La 7) questa settimana è il programma più attivo con 110 post della redazione, seguito da “Uomini e Donne” (Canale 5) al secondo posto con 108 post e da “Agorà” (Rai 3) al terzo con 91 post, davanti a “The Voice” (Rai 2) al quarto posto con 72 post.

    Il post che ha ricevuto il numero più alto di like (19.293), condivisioni (47) e commenti (1.248) è sulla fapage de “Le Iene” (Italia 1): “Archiviamo un’altra puntata de Le Iene. Vi è piaciuta?”

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  • Twitter celebra i 7 anni con un video

    Twitter celebra i 7 anni con un video

    Twitter compie 7 anni e per celebrare l’evento realizza un video che racchiude i momenti salienti della sua storia fino ad oggi. Al momento gli utenti attivi sarebbero oltre 200 milioni che Twitter oggi ufficializza. Ma comunque sia, Buon Compleanno Twitter

    Sono passati 7 anni da quando Jack Dorsey, @jack, twittò per la prima volta, “Just setting up my twttr“, e proprio da qui inizia il video celebrativo che Twitter ha realizzato per l’occasione postandolo sul proprio blog ufficiale. E il post si apre con un detto inglese “Keep a thing seven years, and you’ll always find a use for it“, mantieni una cosa per sette anni e troverai sempre un modo per usarla. Come a dire, se si è arrivati a questo punto allora Twitter è pronto per le tante sfide che lo attendono, che non sono poche. A cominciare dall’ipotetica, ma secondo alcuni sempre più concreta, IPO che proietterebbe ancora di più Twitter verso quello che è ormai da un anno a questa parte l’obiettivo numero uno, ossia fare business e monetizzare sulla piattaforma. Abbiamo visto questo cambio di rotta, repentino, proprio riformulando la gestione delle API, rendendole più restrittive e lanciando il chiaro messaggio che tutto adesso avviene direttamente sulla piattaforma. E in questo senso si muove anche il recente rinnovo degli Ads Center.

    twitter-#7years

    Ma veniamo al video. All’interno di esso sono raccontati tutti i momenti più importanti, come dicevamo dal primo tweet del fondatore Jack Dorsey nel 2006, poi l’introduzione dell’hashtag # e del RT (retweet), ma soprattutto Twitter è stato fondamentale per raccontare in questi anni nel raccontare la cronaca e dare vita a hashtag, come #jan25, che hanno caratterizzato un momento storico come la “Primavera Araba“, di cui Twitter è stato sicuramente uno dei principali motori. E poi, sempre dal video, come non ricordare il fondamentale supporto della piattaforma durante il devastante terremoto in Giappone. Ma sono ricordate anche le ultime Olimpiadi di Londra, #london2012, oppure l’ormai celebre foto twittata da Obama a suggellare la rielezione alla Presidenza Usa, “Four more years“, la più twittata della storia. E non poteva mancare Vine, la possibilità di condividere video dal proprio smartphone, finora solo iPhone.

    Insomma è davvero una lunga storia, e Twitter diffonde in questa occasione il numero degli account attivi pari a 200 milioni, anche se dall’ultima release di GlobalWebIndex, sarebbero di più infatti quantificati a 288 milioni.

  • Papa Francesco, primo Angelus social e primo tweet

    Papa Francesco, primo Angelus social e primo tweet

    Primo Angelus ieri per Papa Francesco che ha avuto una forte risonanza anche sui Social Media, avvenimento abbastanza insolito trattandosi proprio di un Papa. E in coincidenza con questo evento, Papa Francesco ha twittato per la prima volta da @Pontifex_it

    L’elezione di Papa Francesco è sicuramente uno degli avvenimenti social più seguiti e lo sarà per questo 2013 anche perchè si tratta della prima vera elezione di un pontefice nell’era dei Social Media e quindi la prima dell’era tecnologica per come la stiamo vivendo. La foto che ha fatto il giro del mondo della Nbc, confrontando la Piazza San Pietro in attesa di conoscere il nuovo Papa tra il 2005, quando venne eletto Papa Benedetto XVI, e il 2013, con l’elezione di Papa Francesco, è la chiara dimostrazione di quello che stiamo dicendo.

    elezione-papa-2005-2013

    Papa Francesco ha subito suscitato grande attenzione e curiosità, sia da parte dei fedeli che da parte dei media in generale. Il suo modo molto informale di comunicare, molto vicino al linguaggio dei fedeli che desiderano sentire un papa vicino al loro modo di essere, al loro stato d’animo attuale, molto diverso dal suo predecessore. Ecco, Papa Francesco sa come parlare ai suoi fedeli, e non, e per questo in così pochi giorni ha riscosso un successo enorme. E la prima prova se ne è avuta ieri, con il primo Angelus di fronte ad una piazza gremita di fedeli e lui ha continuato ad essere quello che è, fuori dagli schemi e vicino ai fedeli.

    Ci siamo allora incuriositi e abbiamo monitorato, grazie alla piattaforma Keyhole che Saif Ajani (co-founder) ci permette di usare, notando subito, anche da questo punto di vista, un grande riscontro assolutamente insolito per un Angelus seguito sui social media. Come potete vedere dal grafico in basso, seguendo l’hashtag #Angelus, alle ore 12 si sono registrati ben 1,428 tweets. Per chi mastica di questi numeri forse questo dato significa poco, ma se lo rapportiamo all’evento questo è assolutamente indicativo che l’attenzione verso questo nuovo Papa si registra anche sui Social Media.

    Anche seguendo l’hashtag #PapaFrancesco abbiamo notato un picco significativo proprio alle 12, con ben 2,897 tweets. Facendo una banale somma tra i due hashtag più seguiti, 1,428+2,897, viene fuori un dato altrettanto significativo, ossia 4,325 tweets, un dato molto interessante.

    Altro dato significativo è che per i due hashtag, dal punto di vista demografico, oltre il 60% di coloro che ha twittato sono donne, mente circa il 40% sono uomini. Inoltre, dato che appartiene sempre ai due hashtag, ben il 70% delle persone ha twittato da dispositivi mobili, per lo più iPhone e Android, rispetto al 30 circa che lo ha fatto da desktop. Segno questo che molti lo hanno seguito in tv, twittando dal proprio dispositivo, o anche dalla piazza e ritorniamo quindi all’immagine in alto, con una piazza decisamente più tecnologica.

    Ma diamo adesso un’occhiata, come facciamo sempre in casi simili, di vedere quali sono stati i top tweets della giornata. L’hashtag #PapaFrancesco è quello che ha attratto più condivisioni e vediamo che il più condiviso è stato quello di Rossella Brescia:

    A seguire il tweet di Insopportabile che ne ha piazzati due molto condivisi, ma vi proponiamo quello che ne ha avuto di più:


    Poi troviamo il tweet di Pamela Ferrara:

    Infine, il tweet di Antonio Spadaro:


    I topo tweets con hashtag #Angelus sono stati quello di Roberto Cotroneo:

    Segue quello de L’Osservatore Romano:


    Vi è poi il tweet di Andrea Cabassi:

    E infine quello di Paola Saluzzi che già 15 ore prima non vede l’ora di vedere e sentire Papa Francesco al suo primo Angelus:

    Come ricordavamo all’inizio, ieri si è riattivato l’account twitter del Papa @pontifex_it, l’account aperto con Benedetto XVI, poi reso “vacante” con sue dimissioni. Il primo tweet di Papa Francesco è stato ovviamente molto condiviso:

    Si dice che Papa Francesco non sia molto pratico coi nuovi strumenti di comunicazione e che usi ancora una macchina da scrivere per i suoi discorsi. Ma ha più volte sostenuto e sottolineato il valore del web. In una sua intervista rilasciata al vaticanista Andrea Tornielli, l’allora cardinale Josef Mario Bergoglio sosteneva che la Chiesa Argentina che il digitale fosse uno strumento importante per avvicinare e sensibilizzare nuovi fedeli:

    Cerchiamo di entrare in contatto con le famiglie che non vengono in chiesa. Piuttosto che essere una chiesa che accoglie e riceve, cerchiamo di essere una chiesa che va verso uomini e donne che non si rivolgono a noi, che non ci conoscono o sono indifferenti a noi”

    In queste parole si riflette molto quello che stiamo vedendo in questi giorni, ma cardinal Bergoglio continua dicendo che bisogno fare Messa nelle piazze ma che c’è di più:

    Dobbiamo cercare di raggiungere quelli che sono più lontani, qundi attraverso il Web e attraverso i messaggi brevi (twitter?)

    Sarò pure vero che Papa Francesco non twitterà direttamente, ma siamo sicuri dimostrerà un approccio più aperto verso le vuove tecnologie, come espresso in questo pensiero.

    E voi che ne pensate? Vi piace questo nuovo Papa?

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  • Facebook pronta ad introdurre l’hashtag. Ma ce n’è bisogno?

    Facebook pronta ad introdurre l’hashtag. Ma ce n’è bisogno?

    Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Facebook starebbe pensando di introdurre l’utilizzo dell’hashtag, il famoso cancelletto #, anche per gli utenti del più grande social network. Ma ce n’è davvero bisogno? A nostro avviso no e non aggiungerebbe nulla di nuovo

    La notizia sta ormai facendo il giro del web, il giro del mondo è il caso di dire, anche perchè a parlarne è l’autorevole Wall Street Journal, il più importante quotidiano economico a livello internazionale. Secondo una fonte che il quotidiano ha intercettato, sembra che Facebook, ricordiamolo, il più grande social network, della rete, starebbe pensando di rendere disponibile l’hashtag (#) per i suoi utenti. Certo è qualcosa che sorprende, un’azione che non ti aspetteresti, ma che ad un primo sguardo, se fosse vera, non porterebbe certo un grande valore. Non è una innovazione, è soltanto una cosa già vista. C’è anche di chi parla di monopolio social e non è una cosa tanto fuori luogo. Per chi usa Twitter, l’hashtag è fondamentale, è lo strumento attraverso il quale seguire conversazioni a tema, ideare nuovi argomenti e incanalare nuove conversazioni. Un modo eccellente per guidare l’utente nella miriade di notizie che ogni giorno si trovano su Twitter. Quindi, dal punto di vista di Facebook, non si parla certo di una grande novità.

    E allora perchè dotarsi di uno strumento che è già in uso con successo su un’altra piattaforma? Semplice, se vogliamo. Da quando Facebook è stata quotata in borsa, si è trovata costretta, come nuova realtà aziendale che deve rendere conto ai propri azionisti in termini finanziari, a sviluppare settori fino a quel momento inesplorati, se non in piccola parte. E in particolare il Mobile. Ricorderete poco prima di approdare a Wall Street il grande colpo che Zuckerberg portò a casa acquisendo Instagram, un grande passo in avanti in un settore che lo stesso Zuckerberg aveva conosciuto poco. Da quel momento l’impegno in questo senso si estese al massimo. Ma perchè tutto questo? Dicevamo prima degli azionisti, certo, ma quello che interessa è fare guadagni, quindi pubblicità. E secondo i dati del 2012 Twitter da mobile ha guadagnato 129 milioni di dollari contro i 72,7 di Facebook, quindi una differenza molto evidente che ci dà la misura di quello che si parla. Ma è anche vero, ed è la conferma di ciò che sosteniamo, che secondo i dati diffusi al CES 2013, un paio di mesi fa, al momento il 20% della pubblicità di Facebook è sul Mobile.

    A fronte di questo quadro, Facebook penserebbe bene di sfruttare anche l’utilizzo dell’hashtag per fare breccia sul mobile. Basti pensare, come riporta anche il WSJ, che l’hashtag è diventato uno strumento efficace anche per la promozione di annunci pubblicitari, renderli ancora più evidenti e con questi sviluppare interazioni con gli utenti, come è successo anche durante il recente Super Bowl. Una cosa che a Facebook fa molta gola.

    Ma c’è anche da considerare il recente lancio del Search Graph e in effetti introdurre l’hashtag in questa ottica potrebbe tradursi in un certo vantaggio, è evidente. Sarebbe molto più semplice contraddistinguere e seguire determinate conversazioni.

    Tornando quindi alla domanda che ci siamo posti, e che vi poniamo perchè ci piacerebbe anche conoscere il vostro parere, ma Facebook ne avrebbe davvero bisogno? Da un punto di vista di competizione ì, strettamente legata al mobile, per i motivi visti prima, sembrerebbe di sì, ma certamente denota carenza di creatività. Il primo e più grande social network del web guarda e cerca di imitare quello che da un più o meno diretto competitor, molto più piccolo e, senza dubbio, differente, ma ben radicato in un settore strategico.

    Allora voi che ne pensate?

  • Addio a Google Reader, ma le alternative ci sono

    Addio a Google Reader, ma le alternative ci sono

    [dropcap]G[/dropcap]oogle, a sorpresa, ha annunciato ieri la seconda fase di quelle che ha definito le”pulizie di primavera”. In pratica l’annuncio è la chiusura di una serie di servizi,  a partire dal 1° Luglio 2013, tra cui lo storico Google Reader. Grande dispiacere tra i tanti che lo usano, ma le alternative non mancano

    Da ieri sera, da quando si è diffusa la notizia, gli utenti del web oltre a seguire l’elezione di Papa Francesco I hanno anche cominciato a manifestare il loro grande dispiacere nell’apprendere che dal 1° Luglio 2013 Google Reader non sarà più attivo. Per tanti, se non per tutti, un vero fulmine a ciel sereno, come si dice, una notizia che ha colto tutti di sorpresa. In effetti, nell’annuncio dato sul blog ufficiale di Google non si parla solo di Google Reader, ma di altri servizi che verranno cessati, facenti parte di quella che è stata definita la seconda fase delle “pulizie di primavera“. In sostanza, è in atto una rivisitazione di quei servizi che a fronte dell’evoluzione degli scenari, potrebbero non essere più indispensabili. E nell’ottica di sviluppare sempre di più Google+, forse questa politica non dovrebbe più sorprendere.

    Google Reader, tra gli altri servizi, è quello più “vecchio”, forse meglio dire “storico”. Infatti è attivo dal 2005 e milioni di utenti per ricordare, raccogliere e i propri siti preferiti, per raccogliere le notizie più interessanti, hanno sempre usato questo servizio che si è sempre dimostrato prezioso. Come scritto nel post sul blog ufficiale di Google che ne annuncia la chiusura, Google Reader ha visto via via diminuire il numero degli utenti che lo usano e , in virtù dell’integrazione fatta con Google+ nel 2011, che aveva fatto infuriare tanti utenti, adesso la chiusura è definitiva. Per consentire il passaggio dei propri dati e abbonamenti, è possibile farlo con Google Takeout e conservare tutto quello che si è costruito nel corso degli anni su un altro servizio alternativo. E qui comincia il bello.

    Già perchè chi ha sempre usato Google Reader nona ha mai avuto l’esigenza di usare altro e adesso vive questa chiusura come una sorta di smarrimento. In realtà di alternative valide ce ne sono, Mashable ne ha raccolte alcune che potete trovare in questo post, anche C|Net prova a suggerire qualche alternativa.

    Se ci possiamo permettere di darvi qualche suggerimento, anche sulla base di quelle che in queste ore vengono segnalate, allora vi indichiamo anche noi Pulse, eccellente aggregatore, raccoglitore, facile da usare e con una forte propensione anche alla condivisione sui vari social network. Da poco ha attivato anche le “Highlights”, le notizie che gli utenti possono segnalate su Twitter, Facebook o Google+ e renderle visibili coi propri amici. Altra valida alternativa e certamente Flipboard e poi vi segnaliamo anche Feedly, davvero un bello strumento e anche questo facile da usare.

    Insomma, superato il momento di sconforto ci si guarda intorno e ci si accorge che le alternative ci sono e sono altrettanto valide, rimane il fatto che Google ha ormai puntato tutta la sua strategia nel cercare di rendere Google+ il centro di tutto. E voi che ne pensate?

    (image credits: thanks to fotolia.com)
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