Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • La Siria nuovamente oscurata sul web, i dati di Akamai

    La Siria nuovamente oscurata sul web, i dati di Akamai

    La Siria da ieri sera non è più rintracciabile sulla Rete, un blackout dalle 20 e 45 del 7  Maggio ha finito per oscurare l’intero paese dalla Rete e non è la prima volta che accade. Akamai ha tracciato quanto è successo rilevando da quell’ora una linea bassa e piatta

    La Siria da ieri sera, erano più o meno le 20 e 45, è oscurata dal web. E’ come se il paese non esistesse più. Un nuovo blackout rende inaccessibile il paese dal web, come già accadde nel novembre del 2012 e durò per tre giorni. Molto probabilmente, sono in molti a sospettarlo, si tratta di un isolamento voluto dalle autorità governative, allo scopo di rendere le comunicazioni tra gli attivisti che si oppongono al regime di Assad molto più complicate, per meglio dire quasi impossibili. Si dice che in queste ore gli stessi attivisti si stiano adoperando per una rete alternativa, ma pare che questa soluzione li renda più vulnerabili. Il governo Siriano, così come accade già in Iran e in Cina, ha il diretto controllo sulle connessioni, quindi il controllo permette di far avvenire le connessioni attraverso punti individuati e controllati. Quindi il controllo può indurre anche allo spegnimento totale della Rete.

    Sembra ormai chiaro, anche con il passare delle ore, che non si sia trattato di un incidente ma di un atto voluto.

    Questo è quanto ha rilevato Akamai, una delle più estese piattaforme di cloud computing al mondo e gestisce quotidianamente fino al 30% del traffico web globale. Il grafico mostra quanto è accaduto alle connessioni Internet in Siria a partire da ieri. I dati sono relativi alle connessioni Internet veicolate sulla rete di server Akamai e gli orari indicati si riferiscono al fuso orario UTC (Coordinated Universal Time).

    Siria-blackout-internet

    Il conflitto civile in Siria si combatte anche con l’uso della tecnologia. Da una parte i ribelli, gli oppositori al regime di Assad usano il web e i social media per denunciare la violenza che subisce il popolo siriano da parte del regime, e dall’altra parte il governo si adopera di hacker allo scopo di contrastare le comunicazioni sulla rete degli stessi oppositori, colpendo i loro organi di informazione.

  • La Morte di Andreotti, su Twitter è boom

    La Morte di Andreotti, su Twitter è boom

    Andreotti è morto oggi all’età di 94 anni a Roma nella sua casa. I sette volte Presidente del Consiglio è sicuramente il politico italiano più discusso, vista la sua lunghissima attività politica. Con la sua morte tanti segreti della nostra storia forse continueranno a restare tali e di questo si parla su Twitter, dove dalle 12,25 è un vero boom. Oltre 20 mila tweets in meno di due ore con una media di quasi 750 al minuto

    Andreotti è stato certamente l’uomo politico che ha segnato la Storia Italiana dal Secondo dopo Guerra ad oggi. La sua lunghissima attività politica, iniziata da giovane sin dalla Costituente, ha fatto si che venisse a diventare simbolo del potere politico in Italia. A tal punto da essere il fulcro attorno al quale sono ruotati tutti gli eventi nevralgici che hanno segnato la nostra storia. Alla guida della Democrazia Cristiana e quindi alla guida per sette volte del nostro paese come Presidente del Consiglio, Andreotti è stato artefice e protagonista di tanti fatti, di cui di molti dei quali, ora, non sapremo più come realmente accaddero.

    E allora, dato il personaggio, la notizia della morte di Andreotti fa il giro del mondo grazie anche a Twitter, su cui sin dai primissimi minuti dopo la notizia, erano le 12,25, si sta registrando, e lo potete vedere anche in tempo reale nel grafico in basso, un vero e proprio boom. In meno di due ore si sono registrati oltre 20 mila tweets, quasi alla media di 750 al minuto. Grazie alla piattaforma Keyhole che ci permette questo monitoraggio, possiamo dire che è la prima volta che assistiamo ad un evento del genere nel nostro paese.

    Come potete notare, il flusso di tweets è ancora in divenire e quindi è abbastanza imprevedibile in questo momento dare un numero definitivo, certo è che finora gli utenti a twittare sono oltre 3 mila e 500, il reach è molto alto, oltre 34 milioni, così come anche le impressions, 105 milioni e mezzo.

    L’hashtag che abbiamo attivato sono #Andreotti e poi abbiamo seguito anche le due keywords Giulio Andreotti e Andreotti. Vedete in basso le percentuali di distribuzione:

    Fino a questo momento, ma è un dato che eventualmente vi aggiorneremo, il tweet che ha ottenuto il maggior numero di condivisioni è quello de “Il Triste Mietitore” (@TristeMietitore), 1580 Rts e 578 preferiti

    Segue quello di Enrico Mentana, direttore Tg La7, (@ementana)

    Segue poi un altro tweet de Il Triste Mietitore

    Molto condivisi poi Cetty D.

    E anche Dio (@Iddio)

    Come vedete dal grafico in basso, si sta twittando molto da mobile, vuol dire che questo è un ulteriore esempio di evento seguito via second screen:

    Questo un po’ il quadro generale che evidenzia l’eccezionalità dell’evento. I numeri che vi stiamo riportando ovviamente sono solo un indicatore di una parte delle conversazione che stanno avvenendo in queste ore sulla Rete, ma che certamente danno idea della dimensione dell’evento stesso. Sicuramente i numero cambieranno sensibilmente per via della crescente attenzione dei media sulla notizia e sui vari approfondimenti che si verificheranno nelle prossime ore che troveranno senz’altro modo di essere discussi anche su Twitter. Di conseguenza potremmo assistere a qualche cambiamento nei top tweets che vi aggiorneremo. In ogni caso, potete seguire l’andamento del flusso dei tweets che rimarrà attivo su questa pagina.

  • Social Tv, Servizio Pubblico prova a insidiare i talent show

    Social Tv, Servizio Pubblico prova a insidiare i talent show

    Social Tv, nella settimana che va dal 26 Aprile al 3 Maggio i talent show come The Voice e Amici mantengono salde le loro posizioni, su Twitter il primo e su Facebook il secondo. Ma in questa settimana su Facebook si inserisce Servizio Pubblico che prova a insidiare Amici

    “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) è anche questa settimana in testa alle classifiche di Facebook, mentre “The Voice” (Rai 2) è sempre primo su Twitter. Questo secondo quanto rilevato da Audisocial Tv®, l’osservatorio permanente di Reputation Manager che misura le performance dei programmi televisivi sul web.

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    Su Twitter “The Voice” (Rai 2) è il più twittato della settimana con il 48,7% dei tweet totali sui programmi monitorati, seguito da “Servizio Pubblico” (La 7) che registra l’11% dei tweet. Al terzo posto “Ballaro’” (Rai 3) con l’8,6%, poi Il concerto del 1 maggio (Rai 3) con l’8,3%.

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    Su Facebook, “Amici di Maria De Fillipi” (Canale 5) è al primo posto nella classifica Active Fan con 9.778 fan attivi che hanno prodotto 18.626 post e commenti sulla fan page ufficiale del programma. Al secondo posto troviamo “Le Iene” (Italia 1) con 7.176 fan attivi e 10.237 post e commenti seguito al terzo posto da “Servizio Pubblico” con 2.419 fan attivi e 4.335 post commenti dei fan. Al quarto posto segue “The Voice” (Rai 2) con 1.271 fan attivi e 3.273 commenti e al quinto “Uomini e Donne” (Canale 5) con 1.271 fan attivi e 1.884 commenti.

    Nella classifica Reaction, che misura il livello di reattività dei fan ai post pubblicati sulla fan page, al primo posto c’è ancora “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) con 191.323 like, davanti a “Le Iene” (Italia 1) al secondo posto con 96.605 like e “Servizio Pubblico” (La7) in terza posizione con 25.134 like. “Report” (Rai 3) è al quarto posto con 15.680 like, davanti a “La prova del cuoco” (Rai 1) al quinto con 11.122 like e “Che tempo che fa” (Rai 3) al sesto con 10.168 like.

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    Nella classifica Action, calcolata sul numero di post pubblicati dagli amministratori delle pagine, “Servizio Pubblico” (La 7) questa settimana è il programma più attivo con 101 post della redazione, seguito da “Porta a Porta” (Rai 1) al secondo posto con 77 post e da “Uomini e Donne” (Canale 5) al terzo con 68 post.

    Il post che ha ricevuto il numero più alto di like (37.196), condivisioni (826) e commenti (2.502) è sulla fan page de “Le Iene” (Italia 1): “Un bacio da Ilary per ringraziarvi dei i tantissimi auguri che le avete mandato, Grazie ;)”

  • Facebook Q1 2013, la Crescita arriva dal Mobile

    Facebook Q1 2013, la Crescita arriva dal Mobile

    Facebook ha reso noti ieri i dati finanziari del primo trimestre del 2013, il Q1. Da registrare un fatturato di 1,46 miliardi di dollari, +38% rispetto allo stesso periodo del 2012. Aumentano gli utenti che ad oggi sono 1,11 miliardi e forte crescita sul Mobile: aumentano gli utenti  sono 751 milioni, +54% rispetto allo scorso anno. Il 30% di tutte le entrate pubblicitarie arriva dal Mobile

    Facebook ha reso noti i dati finanziari del Q1 2013, ossia i dati relativi ai primi tre mesi del 2013. Erano dati molto attesi in quanto gli analisti si attendevano si una crescita di fatturato complessivo, ed è stata anche più alta del previsto, ma l’attenzione era tutta concentrata sul versante Mobile. Sappiamo bene della recente svolta che l’azienda di Zuckerberg ha intrapreso proprio su questo nuovo settore e quindi c’era molta attesa di conoscere quali fossero stati i risultati dei tanti investimenti fatti nei mesi precedenti. Ma prima di parlare di Mobile, diamo un’occhiata ai dati generali di fatturato e di utenti complessivi.

    Il fatturato nel Q1 2013 è a 1,46 miliardi di dollari, in aumento del 38% rispetto allo stesso periodo del 2012, con un utile di 1,06 miliardi di dollari e con un EPS (Earnings per Share), ossia il valore di fatturato per azione, in calo, infatti era previsto a 0,13 dollari ed si è rilevato invece a 0,12 dollari. Un dato questo che potrebbe avere conseguenze per il prossimo trimestre.

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    Nei primi tre mesi del 2013 cresce il numero degli utenti del più grande social network, ad oggi sono 1,11 miliardi con un aumento del 23% rispetto al 2012, e crescono anche gli utenti nel giorno medio, sono infatti 665 milioni con un incremento del 26% rispetto al Q1 del 2012 quando erano 483 milioni. C’è da registrare ancora una volta che la crescita di Facebook, dal punto di vista degli utenti, arriva dalle cosiddette economie emergenti del Sud America e dell’Asia, meno da Europa e America.

    Le entrate pubblicitarie sono stare di 1,25 miliardi di dollari, in calo rispetto all’ultimo trimestre, quello del 2012, ma in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le maggiori entrate pubblicitarie si sono avute da Usa e Canada, poi da Europa, poi Asia.

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    Passiamo ora a vedere come Facebook se l’è cavata sul Mobile. Come dicevamo all’inizio, Facebook deve buona parte della crescita registrata in questa prima fase del 2013 proprio al Mobile. Infatti, quasi un terzo delle entrate pubblicitarie arrivano proprio dal Mobile, 375 milioni di dollari, con un aumento del 23% rispetto all’ultimo trimestre. Evidentemente le azioni dirette su Mobile volute da Zuckerberg, per la verità su sollecitazione degli investitori, sta avendo effetti positivi. Il lancio di Facebook Home, 500 mila downloads in meno di una settimana da Google Play (con una media di voti pari a due stelle!) ma soprattutto il recente acquisto di Parse, una piattaforma di applicazioni mobili, daranno maggiore impulso in questo senso. Lo vedremo certamente dai prossimi dati.

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    Restando sul Mobile, negli ultimi tre mesi sono aumentati gli utenti complessivi, 751 milioni in totale con un incremento del 54% rispetto allo stesso periodo del 2012.

    In definitiva, la crescita di Facebook, sulla base di questi dati, sembra arrivi da Mobile, anche perchè in questo primo trimestre del 2013 non sono ancora visibili, nel loro complesso, gli effetti degli investimenti fatti in questi mesi. E’ lecito quindi dire che la strategia messa in atto da Zuckerberg & Co. sembra essere azzeccata. Sarà quindi interessante attendere i dati del Q2 2013 per avere ulteriori conferme.

    E voi che ne pensate?

  • Netizen 2013, la mappa delle web tv in Italia [Infografica]

    Netizen 2013, la mappa delle web tv in Italia [Infografica]

    Netizen 2013 è la ricerca annuale, promossa da Altratv.tv, l’Osservatorio italiano delle web tv, che quest’anno è stata presentata in anteprima all’Internationa Journalism Festival di Perugia alla presenza di Giampaolo Colletti, fondatore di Altratv.tv, di Luca De Biase e di Beatrice Nolli di Directo, l’agenzia che ha curato lo sviluppo dell’infografica che vi presentiamo oggi

    Netizen 2013, la ricerca che ogni anno Altratv.tv pubblica per avere il polso della situazione delle web tv in Italia, è stata presentata giovedì scorso a Perugia, all’interno del Festival Internazionale del Fiornalismo, alla presenza di Giampaolo Colletti, Luca De Biase e Beatrice Nolli di Directo, l’agenzia che quest’anno ha curato lo sviluppo dell’infografica che vedete il fondo al post, una novità di questa edizione.

    Netizen-2013-Colletti-De-Biase-Nolli

    Netizen sta per “internet e citizen” e descrive  da otto anni i cittadini digitalizzati videomaker, ovvero i creatori di web tv, media digitali, community online, blog e videoblog informativi e verticali.

    Esito della ricerca è che per la prima volta ci sono meno “antenne” ma più strutturate, e con un uso maggiormente consapevole dei nuovi strumenti, dai social network ai devices mobili.

    Nel 2012 si sono registrate 1350 realtà, di cui 584 web tv e 766 media digitali. L’ultimo monitoraggio, quello relativo al 2011, contava 642 web tv, e così la crisi ha bussato anche alle porte dei nuovi media, facendo registrare per la prima volta un segno negativo: -7% rispetto all’anno precedente (2011). Lombardia (81), Puglia (74), Lazio (66) ed Emilia Romagna (50) sono le regioni con la maggiore distribuzione di web tv. Puglia (71), Lombardia (66), Campania, Lazio e Sicilia (65) quelle dove si registra il maggior numero di media digitali. La Pubblica Amministrazione conta 115 web tv, mentre quelle delle università sono 32.

    Così i ricercatori di Altratv.tv continuano a monitorare lo stato di salute delle imprese di comunicazione che nascono in rete. La ricerca è stata condotta intervistando 400 “antenne” italiane, distribuite in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. La ricerca ha riguardato cinque gli ambiti di studio: aspetti editoriali e mezzi produttivi, partner e business model, team e relativa gestione, social network e videosharing, devices mobili.

    Così i piccoli player che resistono si strutturano maggiormente, si consorziano, tendono ad influire maggiormente nell’agenda del territorio e ad intercettare community più coese e con investimenti più cospicui. Crescono le realtà con un target verticale (28%), rispetto a quelle di taglio generalista e territoriale (60%). E i pubblici sono la vera novità, più maturi che in passato: due su tre hanno sopra i 24 anni. Cresce l’intesa con la PA: ben il 40% registra riconoscimento e collaborazione (rispetto ad un 36% che denuncia indifferenza) e un 8% formule di finanziamento. Una antenna su due (precisamente il 52%) produce contenuti ottimizzati anche per una fruizione su dispositivi mobili e addirittura un 9% ha sviluppato una app con contenuti “freemium”, ovvero gratuiti e a pagamento.

    Dalla ricerca però viene individuato essenzialmente il punto critico che sembra pesare su uno sviluppo maggiore delle web tv e dei loro progetti futuri. Parliamo del problema relativo ai finanziamenti e il dato del 70% delle web tv che va avanti col sostegno dell’ideatore definisce bene quale sia lo scenario attuale. Il periodo di crisi attuale ha reso ancora più evidente in questo periodo questo stato di difficoltà, che come dicevamo prima segna per la prima volta una flessione nel numero di web tv in Italia, e produce due effetti: la chiusura oppure la stagnazione che impedisce qualsiasi progetto di sviluppo futuro. Da questo punto di vista, ci auguriamo che la situazione in generale migliori per permettere alle web tv di poter giocare ancora un ruolo importante, anzi fondamentale.

    Interessante notare, infine, che la maggior parte delle web tv tra i social network usa per la maggior parte Facebook (94%), Twitter (78%). Dal punto di vista della pubblicità si registra un 32% che afferma di non usare nessun tipo di pubblicità, mentre il 30 sostiene du fare campagne su Facebook, il 22% usa banners.

    In basso l’infografica, sviluppata e curata da Directo, con cui vantiamo una bella partnership, con la preziosa collaborazione del disegnatore Riccardo Pieruccini (Ruggine).

    netizen-2013-infografica-directo

  • Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Altro panel interessante al Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia fino al 28 Aprile. Si parla di quello che è di sicuro il fenomeno del momento, ossia della Social Tv, il nuovo modo di intendere la televisione nell’era dei Social Media

    Michele Serra qualche anno fa scriveva che la Tv è “un elettrodomestico di legno e vetro, un incrocio a prima vista fra la radio ed il cinema, che ha mutato il ritmo delle nostre giornate”. Non gli si può dar torto: questo nuovo “elettrodomestico” era in grado di annullare il tempo di trasmissione di immagini e suoni, permettendo il vero e proprio annullamento della distanza non solo spaziale, ma anche temporale, concedendo agli spettatori di tutto il mondo di vivere in simultanea grandi e piccoli eventi mediali. Un vero e proprio dono dell’ubiquità. Dai primissimi passi mossi, la TV ha fatto moltissima strada ed attualmente si moltiplica ovunque, su una pluralità immane di schermi, sui quali compie un vero e proprio “effetto rimbalzo”: tablet, smartphone, computer, che Andrea Materia, uno dei relatori dell’evento e CEO Greater Fool Media, definisce secondi e terzi schermi, anche se, ricorda, la televisione non sempre è primo schermo.

    Proprio di questa sorta di condivisione estrema si è parlato ieri al Centro G. Alessi che ospita l’evento all’interno dell’International Journalism Festival di Perugia. A moderare la conversazione era Giampaolo Colletti. Andrea Materia appena presa la parola, e su richiesta del fondatore di Altratv.tv (piattaforma che offre un monitoraggio dei canali italiani che fanno web tv) cerca di dare una definizione approssimativamente corretta di Social TV:

    essa si autodefinisce nel non essere né solamente internet, né solamente televisione, è tutto ciò che implica un’interazione tra più schermi in tempo reale, in simultanea, o più o meno; l’importante è che ci siano audiovisivo e social network, cioè la condivisione”

    Materia ha proseguito toccando altri argomenti, tra cui il rapporto che si viene ad instaurare tra social, fruitore/spettatore TV e pubblicità. Per lui infatti:

    è fondamentale sottolineare che l’applicazione ha un database utenti (che è ciò che il mondo della pubblicità può utilizzare), mentre facebook può leggere i numeri, ma non i nomi di chi ha guardato un determinato programma”

    Da ciò ha preso spunto per aprire una parentesi sull’auditel sociale, nominando sia programmi poco presenti in forma social, come le fiction, per le quali a suo parere si dovrebbe prendere esempio dal mondo statunitense (“ma sono convinto che ci si arriverà”) a programmi invece molto presenti, come Sanremo, Le Iene e talk politici, tra i quali spiccano Ballarò, Presa Diretta, Agorà e Servizio Pubblico, che sono poi antesignani dell’ampliamento al modello partecipativo su cui si fonda la rete.

    Anche Gianluca Visalli, Responsabile New Media La7, dice la sua, parlando in primis della situazione della piattaforma televisiva di cui è parte, rivelando quanto in realtà lui ed il suo team lavorativo siano

    favoriti dai contenuti e dal clima, in quanto i programmi di spicco di La7 hanno riscontri interessanti su twitter e facebook data la voglia di partecipazione al dibattito politico del momento.”

    Non nasconde inoltre di esser partito da zero, insieme alla sua squadra redazionale, per approdare poi ad un livello culturale abbastanza forte sul linguaggio e sulle proprietà peculiari della social TV;

    si osservi, ad esempio, il meccanismo che coinvolge il pubblico e lo pone a diretto contatto con l’ospite del programma televisivo: già dal pomeriggio, gli utenti, ossia i telespettatori che la sera andranno poi a guardare il suddetto programma, sono chiamati a votare la domanda da porre all’ospite in studio sulle piattaforme di social network; così facendo si viene a formare una vera e propria interazione tra telespettatori ed ospiti”, continua Visalli, che tocca anche il punto commerciale, dicendo che “non è chiaro ancora quale sia il modello pubblicitario migliore”.

    A prendere la parola è ora la Vicedirettrice di Rai1 Roberta Enni, la quale sottolinea come

    la TV sia social da sempre, ma in forme diverse, era social fin da quando la gente si riuniva al bar sotto casa per seguire la partita o Lascia o Raddoppia; e proprio questa è la differenza tra cinema e TV, cioè che mentre si guarda la TV si parla”.

    La Enni continua illustrando la sua esperienza a Rai5:

    quando siamo partiti con Rai5, nel novembre del 2010, eravamo decisi che sarebbe stato social, non a caso è partito contemporaneamente alla pagina Facebook; si proponeva dunque di essere un luogo e non solo un canale televisivo, e devo dire che il rapporto che ho avuto con i telespettatori sul social network è stato tra le esperienze più formative in 25 anni di carriera. Ora che sono a Rai1, mi sono battuta per creare uno spot che pubblicizzasse la fiction “Un medico in famiglia” nella sua accezione social. Loro mi prendevano per pazza, io prendevo loro per alieni. Alla fine ci sono riuscita!”.

    In conclusione del panel discussion, si può affermare che la social tv è oramai integrata in pianta stabile con i media mainstream. Rimane ancora il sostanziale problema, ossia quello relativo alla raccolta pubblicitaria e la definizione di un’efficace modello di business applicabile alla nuova era del social tv.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29547/)
  • Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    E’ iniziato oggi il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e durerà fino al 28 Aprile. Tantissimi e personaggi e gli eventi, imperdibili. Tra questi l’evento di oggi dal titolo “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano” con la presentazione di uno studio di Edelman che rileva lo scenario italiano nel mondo di Twitter

    Twitter e Giornalismo oramai hanno intrecciato un legame forte e per certi aspetti, quasi obbligato per la natura stessa che ha Twitter. Molte volte ci siamo chiesti quale fosse la realtà italiana in merito a questo legame. Allora proprio in occasione della prima giornata del Festival Internazionale del Giornalismo, che si tiene a Perugia fino a domenica 28 Aprile, vi rendiamo conto dell’interessante incontro che aveva come tema “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano“, occasione tra l’altro di conoscere l’interessante studio condotto da Edelman condotto su un campione di 2000 giornalisti “twitteri”.

    Le breaking news e le dichiarazioni? Si cinguettano. Ormai giornalisti, politici e VIP fanno tutto con un tweet. Quale sarà il futuro per le agenzie di stampa? E quali saranno le opportunità e quali i rischi per il giornalista attivo sul social network?

    Questi sono stati i temi del panel a cui hanno partecipato Fabrizio Goria, de Linkiesta; Andrea Iannuzzi, direttore AGL; Dennis Redmont, giornalista e scrittore. A moderare il dibattito Mauro Turcatti, di Edelman.

    Tanti sono gli aspetti che confermano il trend del social che potrebbe prendere il posto delle agenzie di stampa: i giornalisti firmano i loro articoli inserendo il loro account, la propria pagina del social appare tra i primi posti dei risultati organici di Google e il tweet arriva sempre più spesso prima del lancio di agenzia.

    Ecco i dati dell’indagine di Edelman:

    – Il target è composto per il 70% da uomini e il restante 30% da donne;

    – L’italiano è la lingua prevalente. L’86% dei giornalisti del campione twitta in italiano, solo 1 su 6 invece scrive in inglese;

    – Gli account verificati sono una rarità;

    – Il 40% degli account non rimanda a link Url. Tra questi il 45% inserisce il link di una pagina personale; il 24% , meno evoluto nell’attività di personal branding, rimanda alla rubrica in cui scrive; il restante 5% al profilo su Facebook e il 6% è composto dai direttori dei giornali.

    – Il maggiore sbarco c’è stato due anni fa per l’effetto “De Bortoli – Fiorello”;

    – La frequenza per il 75% si attesta a cinque tweet al giorno. Solo 1 giornalista su 5 è un super user;

    Twitter è un luogo, non uno strumento”, così Fabrizio Goria, ha spiegato l’uso che fa del social. “Twitto in inglese da marzo 2011. Ho iniziato cercando notizie sul terremoto in Giappone. Nel mercato finanziario se lanci un tweet sbagliato compi un reato”.

    Anche per Andrea Iannuzzi twitter non è autosufficiente.

    I singoli giornalisti hanno la libertà di twittare notizie o presunte notizie non verificate, prima delle agenzie, perché quest’ultima deve fare verifiche che il singolo giornalista può non fare, con un basso rischio di brutta figura”. Ed ha precisato che non sempre è funzionale arrivare primi: “Il concetto di concorrenza, con la rete, deve cambiare a vantaggio della collaborazione, per avere una informazione migliore. Non c’è motivo per farsi la guerra, consapevole che non sia un concetto diffuso. L’utente consulta più fonti. Non si ricorda nessuno chi ha twittato per primo. Vale di più la fiducia. Nel metodo di lavoro le notizie mi arrivano su Twitter e poi guardo le agenzie per trovare conferme”.

    Dennis Redmont invece ha iniziato da poco:

    Ho 116 follower, ho aperto il profilo solo qualche mese fa. Il mix dipende da ciò che fai. Da pensare bene quale è il tuo profilo”.

    L’occasione è stata poi utile per delineare in merito ai temi trattati, quali fossero le virtù e i vizi del social. Sei sono le virtù: breaking news; fonti; i fact checking; i testimoni di un evento attraverso twitter e la facilità con la quale si distribuiscono contenuti.

    Sette i vizi “capitali” del social: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira ed infine accidia.

    E’ stato poi attivato un sondaggio “Twitter ucciderà le agenzie di stampa?” Si può partecipare e rispondere su @giornalisti_ita. C’è tempo fino a domenica.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29520/)
  • Engagement e Social Media, alcuni consigli da LivePerson

    Engagement e Social Media, alcuni consigli da LivePerson

    Engagement e Social Media sono ormai parole chiavi obbligate per le aziende che vogliono iniziare ad usare canali di comunicazione digitale. Spesso proviamo a dare suggerimenti per fare in modo che una strategia di comunicazione possa essere d’aiuto, ma oggi vi proponiamo dei consigli preziosi che ci da LivePerson, azienda leader di soluzioni di online engagement intelligente e in tempo reale

    Engagement, ossia essere coinvolgenti coi propri utenti/clienti, ha assunto ormai un valore di fondamentale importanza nell’intento di comunicare attraverso i Social Media. Sappiamo che tante aziende, oggi, scelgono di essere presenti sui social media, ma quante di queste seguono una strategia precisa? Quante si sono prefissate un preciso obiettivo da raggiungere? Quante si pongono il problema di come gestire al meglio i canali social e massimizzare il coinvolgimento degli utenti. Chi ci segue sa quanto teniamo a questo tipo di argomenti e spesso abbiamo provato a fornire dei suggerimenti, ma oggi facciamo nostri e ve li proponiamo i consigli di Mario Manzoli, Regional Sales Manager per l’Italia di LivePerson, fornitore leader di soluzioni di online engagement intelligente e in tempo reale. Alcuni vi saranno già noti e forse vi sembreranno anche scontati, ma val la pena di ricordarli. In complesso sono essenziali e precisi, vediamoli insieme.

    1. Scegli un social media e gestiscilo al meglio

    Se ancora non hai adottato una strategia di social engagement, può non essere facile decidere da dove cominciare: Facebook, Twitter, Linkedin, YouTube, Google+, Pinterest, Blogging… la cosa migliore è identificare il social network che più di altri possa aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di business e il livello di engagement prefissato. Per far ciò sarà necessario fare qualche ricerca a monte, per comprendere che tipo di target utilizza ciascuna piattaforma e in che modo. In un secondo momento, sarà poi ovviamente possibile estendere la propria presenza ad altri canali, ma sceglierne uno e gestirlo al meglio è il modo migliore di cominciare.

    2. Crea un team dedicato

    Niente di peggio di un canale social che non interagisca con i suoi fan/follower o che ignori le loro domande. Non basta postare contenuti di tanto in tanto: i social vanno alimentati con regolarità e il dialogo con il pubblico è fondamentale. Allo stesso modo, se decidi di abbandonare un profilo precedentemente creato, ricordati di cancellarlo definitivamente: l’inattività non è mai percepita positivamente.

    3. Ascolta il web

    Monitorare quanto viene detto sul web è fondamentale: gli Alert di Google non bastano.  Cosa devi monitorare? Per prima cosa le parole chiave associate al tuo brand, ma non solo: segui anche ciò che viene detto sul tuo settore, sui tuoi concorrenti, sui vostri prodotti. Ascoltando la voce del web potrai comprendere meglio i tuoi utenti e garantire loro un’offerta più mirata.

    4. Stabilisci la social media policy interna

    E’ sempre bene esplicitare una serie di linee guida relative al comportamento che i dipendenti di un’azienda sono tenuti a seguire sui social. Ma attenzione: l’accento non va tanto posto sulle restrizioni, ma piuttosto su ciò che i dipendenti possono fare per contribuire a sviluppare una percezione positiva dell’azienda sul web.

    5. Mostra il volto umano del brand

    Per quanto possano amare il vostro brand, i clienti ricercano un contatto umano. Anche quando si comunica per conto di un’azienda, è bene far capire al pubblico chi c’è dietro l’account, specialmente nel caso di servizi di assistenza. Ad esempio, non è una cattiva idea quella di far firmare all’operatore un tweet o un post!

    6. Proteggi il brand

    Talvolta, le campagne social sfuggono di mano: basta ricordare alcuni #epicfail, come il caso Groupalia durante il terremoto in Emilia oppure l’hastag #McDstories. Qualunque sia la causa – personale poco competente o non adeguatamente formato oppure una scarsa pianificazione – è bene ricordarsi che il web è un amplificatore e che chi gestisce il profilo di un’azienda parla a nome del brand e non a nome proprio.

    7. Occhio al mobile

    Accertatevi che la vostra presenza sui social risponda anche ai bisogni degli utenti mobile, soprattutto se ancora non avete un’app o un sito ottimizzato. Ad esempio, poiché sempre più utenti utilizzano dispositivi mobili in-store, accertatevi che i vostri profili social siano anche in grado di supportare i consumatori in negozio.

    8. State al passo con i tempi

    I social media evolvono alla velocità della luce anche grazie alla costante aggiunta di nuove feature e plug-in. Probabilmente, tra 5 o 10 anni il mondo dei social media sarà completamente diverso, il che significa che non solo è necessario stare al passo con le ultime novità ma anche – e soprattutto – lanciare uno sguardo al futuro!

    Allora che ne pensate?

  • Apple, iPhone traina i dati finanziari del Q2 2013

    Apple, iPhone traina i dati finanziari del Q2 2013

    Apple oggi ha reso noti i dati finanziari del secondo trimestre del 2013. Si registra un fatturato di 43,6 miliardi dollari e 9,5 miliardi di dollari di profitto netto, in crescita, EPS a 10,09 dollari, in calo. Sono stati venduti 37,4 milioni di iPhone e 19,5 milioni di iPad

    Apple ha reso noti i dati finanziari relativi al secondo trimestre del 2013, il Q2, facendo registrare un aumento del fatturato, 43,6 miliardi di dollari, e dell’utile netto, 9,5 miliardi di dollari. Dato, questo, trainato dall’elevato numero di iPhone venduti in questo periodo. I dati in effetti possono essere sintetizzati in questo modo, ma va rilevato il fatto che comunque il quadro è contrastante. Infatti il dato in calo è quello relativo all’EPS che adesso ha un valore di 10,09 dollari, era 12,30 dollari nello stesso periodo del 2012. EPS sta per Earnings per Share e si calcola dividendo l’utile netto della società per il numero di azioni in circolazione. E’ il valore che serve per calcolare il P/E (Price Earnings), ossia il rapporto prezzo-utile per azione. In sostanza, il valore EPS ci indica l’utile che l’azienda ha prodotto in relazione al numero di azioni in circolazione e in questo caso è da registrare come dato in calo.

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    Di fronte ai dati comunque positivi, l’attenzione degli analisti finanziari si concentra proprio su quest’ultimo punto e del fatto che per la prima volta in dieci il dato degli utili per azioni si trova ad essere con il segno meno davanti. Sarà un elemento tale da influire sui dati finanziari del prossimo trimestre? Alcuni pareri propendono per il si, tanto che le previsioni danno un fatturato tra i 33 e 35 miliardi di dollari. Va detto che in cassa Apple ha 145 miliardi di dollari, un tesoretto tale da poter affrontare qualsiasi tipo di scenario nefasto, se mai dovesse accadere.

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    E infatti, guardando il numero di iPhone venduti qualsiasi tipo di scenario negativo sembra essere pura follia. Nel Q2 2013 sono stati venduti 37,4 milioni di iPhone e 19,5 milioni di iPad, gli unici due prodotti software che hanno trainato le vendite Apple. Potrebbe sembrare, tuttavia, un dato positivo, ma visto in generale, in assenza di lancio di nuovi prodotti e soprattutto nell’imminenza dell’arrivo sul mercato di nuovo prodotti come il Galaxy S 4 oppure i nuovi HTC, il dato potrebbe essere interpretato in senso negativo. Se per questi tre mesi iPhone ha tirato la baracca, nel prossimo non è cosa certa che possa avvenire di nuovo. Fatto salvo, ovviamente, il lancio del nuovo iPhone 6, se fosse confermato, il cui lancio è previsto per l’estate. Ovviamente staremo a vedere.

    (image credits: techcrunch.com)
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