Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Wind Business Factor, selezionata la terza migliore startup del 2012

    Wind Business Factor, selezionata la terza migliore startup del 2012

    Ecco la terza migliore startup del 2012 selezionata al Wind Business Factor. Si tratta di “Bad Seed Entertainment” e vince il terzo girone della Competition

    Wind Business Factor, la piattaforma di business coaching e di networking rivolta a startup e a nuovi imprenditori ha premiato il 6 dicembre a Milano, nel corso del terzo Investor Meeting, la startup “Bad Seed Entertainment”chesi aggiudica il terzo girone della Wind Business Factor  Competition 2012, il campionato per startup e idee d’impresa realizzato all’interno dell’incubatore virtuale di Wind Business che è di supporto per la creazione e lo sviluppo di nuove idee di imprenditoriali. Bad Seed Entertainmentsi aggiudica un canone gratuito Wind Business One Office per un anno e un soggiorno formativo di 3 settimane in Silicon Valley presso la Startup School della Mind The Bridge Foundation.

    Bad Seed è una piattaforma per la fornitura mobile entertainment per i maggiori sistemi operativi mobile creata da un team giovane e motivato, completamente rivolto alla produzione e allo sviluppo di giochi freschi e divertenti. Dopo essere stata selezionata tra le 92 idee e imprese candidate alla fase di formazione e di mentorship, Bad Seed  Entertainment  ha allenato il proprio fattore business sotto la guida del mentore Nicola Mattina e ha ottenuto il favore della giuria finale composta dai più importanti investitori e business angel internazionali.

    Bad Seed Entertainment  affianca Mangatar e AdEspresso, vincitrici del primo e del secondo girone della Wind Business Factor Competition 2012, e va a comporre il terzetto scelto da Wind per le best startup italiane del 2012.

    Wind Business Factor (www.windbusinessfactor.it) è un “incubatore virtuale” che aiuta le startup e le piccole e medie imprese a sviluppare il proprio “Business Factor”, rafforzando tre aspetti chiave: le relazioni, attraverso un business network di valore; le conoscenze, attraverso sessioni formative che consentono di acquisire competenze e capacità; le opportunità, attraverso la partecipazione a concorsi e le offerte dei partner. Il business social network di Wind Business si presenta come luogo ideale dove poter acquisire conoscenze, cogliere opportunità, trovare alleanze per sviluppare idee imprenditoriali e ricevere un aiuto concreto per la crescita della propria impresa.

  • Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Si è molto discusso di Instagram che in un primo momento sembrava volesse vendere le foto degli utenti, poi il passo indietro per spiegare meglio quale fosse l’intenzione. Solo che la social-isteria collettiva era ormai innescata. Forse sarebbe stato meglio approfondire ed è quello che spesso manca

    E’ una tranquilla mattina di Dicembre quella in cui testate giornalistiche, guru della comunicazione, esperti e non esperti dei social media, iniziano a diffondere il panico al suon di “Instagram dice che ha il diritto di vendere le tue foto”.

    BBCCNNGuardian, solo per citare alcune “fonti autorevoli”, raccontano il cambio di policy della famosa app, grazie al quale Instagram si arrogherebbe il diritto di vendere  ai pubblicitari le foto caricate dagli utenti, senza notifica e senza compenso.

    Sui social e sui blog di tutto il mondo si legge lo sconcerto, seguito da rabbia e disgusto, per una scelta tanto sbagliata quanto assurda: Mashable riporta le reazioni dei big d’oltreoceano, tra chi grida “morte ad Instagram!” e a chi giura di cancellare il proprio account per questi nuovi “ridicoli termini d’uso”.

    Delirio.

    Utenti che abbandonano Instagram per FlickrCancellazioni di massa, dichiarazioni di odio diffuse su Facebook, Twitter, G+, un National Geographic che sospende temporaneamente il proprio account, minacciando di cancellarlo e post a profusione su come salvare le proprie foto e cancellare l’account da Instagram.

    Dalla certezza al dubbio che vede la luce: se tutti dicono che è vero non è detto che lo sia

    Personalmente, mi sono ritrovata le timeline di tutti i social invase da post, dichiarazioni di odio, promesse di cancellazione di account relative alla faccenda “Instagram venderà le nostro foto” in una manciata di minuti.

    Lì per lì, ho dato uno sguardo alla nuova policy di Instagram (di cui, per la verità ho letto pochi paragrafi, causa mancanza di tempo) e di valutare da che genere di fonti proveniva la notizia.

    “Beh, se lo dice la BBC…Se lo dice quel professionista delle comunicazione lì…se lo dicono tutti, sarà vero!” e posto un link su Facebook con un paio di commenti in merito alla faccenda (della serie “spero abbiate fatto bene i vostri conti a Palo Alto perché a cancellare il mio account da Instagram ci metto 30 secondi”).

    Una manciata di like al mio post poi alcuni professionisti della comunicazione, tra i quali Maurizio Galluzzo, mi fanno gentilmente notare quanto sia ridicola la faccenda.

    In particolare Maurizio Galluzzo pubblica il post  “State calmi. Instagram non vende le vostre foto”, in cui cerca di spiegare quanto sia stata mal interpretata la nuova policy che in realtà spiegava solo che Instagram si allineerà a Facebook per quanto riguarda la pubblicità sulla piattaforma e che quindi si avvarrà di nome, preferenze e foto degli utenti per sponsorizzare le proprie inserzioni.

    Punto, fine della storia, anche perchè una pratica del genere, nota ancora Maurizio, violerebbe la norma internazionale sui diritti ‘autore.

    Il giorno dopo puntualmente, Kevin Systrom co-fondatore di Instagram, si scusa per il misunderstanding (in effetti, non era proprio chiarissimo questo cambio di policy) e garantisce che non ha alcuna intenzione di vendere le foto degli utenti.

    Tutto è bene quello che finisce bene.

    O forse no.

    Forse, abbiamo una lezione da imparare.

    Riprova sociale, scorciatoie cognitive e superficialità: gli ingredienti della social-isteria collettiva

    Dopo aver letto il post di Maurizio Galluzzo mi sono sentita abbastanza stupida.

    C’era scritto che Instagram avrebbe potuto vendere le nostre foto ad altre aziende nella nuova policy?

    O piuttosto riportava

    “You agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you”

    che è la stessa identica cosa che permettiamo di fare a Facebook con le Ads ogni giorno?

    Dopo tutto, Instagram è un’azienda (ora di Facebook) e, in quanto tale, deve generare profitti.

    Ma il punto non è tanto il fatto che Instagram come Facebook o Twitter stia cercando di monetizzare la quantità di dati che ha su di noi e la spinosa questione della privacy:

    il punto è che milioni di persone, me compresa, hanno creduto che fosse possibile la storia della vendita delle foto, semplicemente perchè non si ci siamo fermati un attimo a riflettere.

    Perchè corriamo, andiamo tutti di fretta, siamo subissati ogni giorno dal mare di informazioni che il Web ci fa piovere addosso e a volte, “per far prima”, ottundiamo la nostra capacità critica.

    Scorciatoie cognitive e riprova sociale sono, a mio avviso, le cause principali di migliaia di cancellazioni da Instagram, milioni di anatemi lanciati contro l’app stessa e centinaia di articoli fuffosi scritti sull’onda del trend topic.

    E milioni di link viralizzati e viralizzanti.

    panicoLe scorciatoie cognitive (o euristiche) ci permettono di sopravvivere alla quantità di informazioni che ci viene richiesto di elaborare ogni giorno: ci facciamo un’idea generale della situazione ed agiamo di conseguenza, risparmiando le nostre risorse intellettive per altre azioni.

    Non c’è materialmente il tempo (talvolta, nemmeno la volontà) di approfondire tutto, ancora di più di fronte ad una timeline che straborda di link, foto, pensieri condivisi in tempo reale: cerchiamo di capire, a grandi linee, se un contenuto sia o meno condivisibile ed agiamo di conseguenza.

    La riprova sociale è il meccanismo sul quale, si può dire, Facebook ha fatto la sua fortuna: di base

    “le persone, in media, tendono a ritenere maggiormente validi i comportamenti o e le scelte che vengono effettuati da un elevato numero di persone”

    Così, se vediamo che molti dei nostri contatti esprimono un determinato pensiero, condividono un certo link (a maggior ragione se riteniamo questi contatti influenti e preparati in quel determinato settore), saremo portati ad allinearci a quell’opinione e, magari, a condividere quel link.

    E così, dietro a Forbes, a Mashable e a tutte le testate, i blog e gli utenti che ci hanno raccontato l’incredibile storia di Instagram che venderà le foto, ci siamo persi in tanti.

    Ci siamo indignati ed arrabbiati perché si indignavano e arrabbiavano tutti, senza concederci il tempo di una lettura attenta a questa benedetta nuova policy, senza concederci il dubbio dell’assurdità di una decisione del genere.

    Kevin Systrom si è scusato per la poca chiarezza di questa nuova policy ed ha fatto bene.

    Ma, forse, dovremmo anche noi scusarci un attimo con noi stessi per non esserci concessi il tempo di valutare con senso critico questa storia, che è solo un piccolo esempio, ma ce la dice lunga su quanto i social media possano essere non solo propagatori di “virus positivi” o pubblicitari, ma anche di superficialità e di scorciatoie viziose.

    instagram-roll-out_@giustommasini

    (Thanks to Giuseppe Tommasini, @GiusTommasini, for the cover picture. The original is above)
  • Le Fiabe dei Fratelli Grimm nel doodle di Google

    Le Fiabe dei Fratelli Grimm nel doodle di Google

    Nuovo doodle animato oggi sulla homepage di Google. L’omaggio stavolta è per i 200 anni dalla prima pubblicazione delle “Fiabe del Focolare” dei Fratelli Grimm. E quella nel doodle è Cappuccetto Rosso

    Doodle-Google-Fiabe-Fratelli-GrimmNuovo grande doodle oggi sulla homepage di Google ad omaggiare i 200 anni dalla prima pubblicazione delle “Fiabe del Focolare” dei Fratelli Grimm, Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl, in una sequenza di immagini che raccontano una delle favole più conosciute, amate, raccontate e rappresentate, Cappuccetto Rosso.

    L’antologia di favole raccolte dal 1812 al 1815 è suddivisa in due parti, dal 1-200 sono le Fiabe; dal 201-210 Leggende per bambini. Tra le Fiabe troviamo ovviamente “Cappuccetto Rosso“, ma anche “Il Principe Ranocchio“, “Raperonzolo“, “Hansel e Gretel“, “Cenerentola“, “Il Gatto con gli Stivali“. Insomma quelle che ancora oggi sono le favole che accompagnano i nostri bambini nella conoscenza delle favole e che ancora oggi riscontrano grande successo di pubblico grazie a rivisitazioni e rappresentazioni cinematografiche.

    Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L’unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.

    Doodle_Google-Fiabe-Fratelli-Grimm

    Gli psicologi e antropologi moderni sostengono che molte delle storie per bambini della cultura popolare occidentale, incluse quelle narrate dai Grimm, sono rappresentazioni simboliche di sensazioni negative quali la paura dell’abbandono, l’abuso da parte dei genitori, e spesso alludono al sesso e allo sviluppo sessuale. Lo psicologo infantile Bruno Bettelheim, nel suo libro Il mondo incantato, sostiene che le fiabe dei Grimm siano rappresentazione di miti freudiani. Secondo altri studiosi, le fiabe dei Grimm conterrebbero il retaggio di miti più antichi e simboli derivati dalla tradizione alchemico-ermetica. Questa lettura a dire il vero si ritrova già presso Alchimisti del Sette e Ottocento. Fra i saggi più recenti (in lingua italiana) che cercano di rintracciare questo particolare filone, troviamo “Alchimia della Fiaba” di Giuseppe Sermonti e “Favole Ermetiche” di Sebastiano B. Brocchi.

  • Groupon, ecco i coupon più venduti in Italia nel 2012 [Infografica]

    Groupon, ecco i coupon più venduti in Italia nel 2012 [Infografica]

    Groupon presenta un anno in coupon. Ecco quali coupon hanno acquistato di più gli italiani nel corso del 2012 sul popolare sito. I settori che hanno riscontrato più interesse sono il Benessere, Ristorazione e Viaggi

    Popolo di buone forchette e tanta vanità, gli italiani amano prendersi cura di sé, nonostante la crisi e lo spread, e per farlo preferiscono il web. Ristorazione, benessere e viaggi sono infatti le categorie di consumo più cliccate del Belpaese, amante di sconti e offerte online. È quanto emerge dall’analisi di Groupon Italia, leader nel settore dei gruppi di acquisto online e presente in 60 città della penisola, che nel 2012 ha registrato il boom di coupon acquistati.

    In pole position, nella classifica delle categorie più cliccate in Italia su Groupon, si trova la Ristorazione con più di 1 milione di coupon acquistati, e gli italiani non potevano certo smentirsi in questo campo: i menu pizza infatti sono stati i più desiderati (più di 250.000 coupon venduti, da 2 e 4 persone) seguiti poi dalla grigliata di carne e menu con fiorentina (oltre 140.000 coupon, da 2 e 4 persone).

    Il secondo posto se lo aggiudica invece la categoria del Benessere&Bellezza con un totale di più di 900.000 coupon venduti. Tra i più apprezzati: percorsi benessere, pacchetti per la cura dei capelli (circa 250.000)e depilazione (più di 70.000).

    Groupon---benessere

    Al terzo posto del podio si colloca il canale dei Viaggi con oltre 230.000 coupon acquistati e una predilezione per i weekend relax e le gite fuori porta. Toscana e Ischia le mete più gettonate.

    Veri e propri internauti gli italiani che acquistano i coupon online hanno un reddito medio di 38,7 mila euro annui, significativamente più alto di coloro che non utilizzano internet per fare shopping, pari a 33.2 mila euro annuali e sono soprattutto donne, per il 60%, tra i 25 e i 44 anni, con una laurea e un lavoro full time. È il profilo del social shopper italiano che emerge da un ricerca condotta dall’Istituto Ispos Media CT di Chicago (dati derivati dalla ricerca realizzata nel 2012 dall’Istituto di Ricerca Ispos Media CT di Chicago per Groupon).

    Tra le altre curiosità emerse risulta anche che i coupon Medical sono molto apprezzati (con più di 300.000 coupon venduti, soprattutto visite odontoiatriche con sbiancamento denti e visite fisioterapiche) seguiti poi dalla macro-area dei Servizi (circa mezzo milione di coupon venduti: corsi di formazione e di lingue i più gettonati in assoluto), dallo Sport&Tempo Libero (con più 250.000 coupon venduti soprattutto per parchi divertimento, abbonamenti in palestra e extreme  adventure); dalla categoria del Ticketing (concerti, spettacoli teatrali, mostre, match sportivi, cinema che hanno superato i 100.000 coupon) e infine dalla categoria dei Shopping (circa 900.000 coupon: i più venduti spaziano dai prodotti hitech ai casalinghi).

    Vi ritrovate in questi dati? Quali e quanti coupon avete acquistato su Groupon quest’anno? Raccontateci la vostra esperienza.

  • E Twitter raggiunge i 200 milioni di utenti attivi

    E Twitter raggiunge i 200 milioni di utenti attivi

    Twitter fa un ulteriore passo in avanti e arriva a raggiungere i 200 milioni di utenti attivi ogni mese, anche se rimane il fatto che il dato rimane più basso di quelli registrati. E in Italia è sorpassato da Google Plus

    Qualche mese fa, esattamente quattro, avevamo visto che Twitter aveva raggiunto i 170 milioni di utenti attivi, su una base di 500 milioni di utenti registrati, in pratica solo il 27% twitta in realtà e tutti gli altri stanno a guardare. Ora, come ha ufficializzato lo stesso Tony Wang, general manager di Twitter in UK e responsabile per l’Europa, con un tweet, gli utenti attivi mensilmente sono 200 milioni. Non è dato sapere al momento quanti siano i registrati, ma per logica e probabile che sia più alta e se fosse simile la stessa percentuale del 27% allora i registrati potrebbero essere poco più di 740 milioni.

    Twitter 200 milioni - Tony Wang

    Se fosse confermato quel dato, sarebbe un bel risultato. Pare che a trainare questa crescita sia stata il forte aumento di utenti in Francia, ma anche eventi importanti che hanno caratterizzato questo 2012 ormai agli sgoccioli, come le Olimpiadi di Londra, le elezioni presidenziali Usa, la vicenda della Syria che sicuramente hanno spinto molti utenti a utilizzare lo strumento.

    Ma non dimentichiamo il grande successo che stanno ottenendo i Social Media nei BRIC, ossia Brasile, Russia, India e Cina paesi molto popolati che stanno conoscendo un momento di rilancio dal punto di vista economico che si riflette anche in una maggiore diffusione dell’uso delle nuove tecnologie. E’ di questi giorni la notizia, ma anche la conferma come abbiamo in altre occasioni sottolineato, che Facebook continua a crescere e solo in quei paesi. Quindi ci sentiamo di dire che il 2013, almeno da l punto di vista del numero di utenti sui social network, sarà l’anno dei BRIC. Anche se non vanno sottovalutate le potenzialità di altri paesi come Messico o Indonesia.

    E intanto in Italia Twitter viene sorpassato da Google Plus, una notizia non da poco, come rilevato dal buon Vincenzo Cosenza che ha riportato in una sua ricerca a che punto sono i social network in Italia in termini di users. Ovvio che sorprende il sorpasso, più volte si è parlato di Google Plus come una piazza deserta, a livello globale, ma da adesso in poi non sarà più così. A inizio del 2012 avevamo scommesso che Google Plus sarebbe stata la sorpresa dell’anno, non è stato così ma senza dubbio in questi ultimi mesi ha ripreso vigore e i dati raccolti da Vincenzo Cosenza lo confermano.

    social_media_italia_2012

    Ma vediamo in breve anche gli altri dati. Facebook a parte, leader incontrastato, che cresce del 10%, va rilevato proprio la forte ascesa di Google Plus, +95%, di Tumblr, +87% e soprattutto di Pinterest, la vera sorpresa del 2012, +1260% anche se conta su un bacino di utenti di 667 mila. Twitter in Italia conta 3 milioni e 370 mila utenti e sicuramente negli ultimi mesi ha conosciuto una nuova grande popolarità grazie alla scoperta anche in Italia della #SocialTV che con programmi come X Factor ha avvicinato molti utenti ad avvicinarsi allo strumento. Senza dimenticare anche fenomeni politici come le Primarie del centrosinistra e sicuramente le prossime elezioni Politiche del 2013 daranno nuovo impulso e allora sarà interessante conoscere qualche dato in più.

  • Akamai, ecco i tech trend del 2013

    Akamai ha individuato alcuni tech trend che guideranno il 2013 ormai alle porte, tra questi ci sono Social Tv, Wearable Computer e MOOC. Ma vediamoli insieme

    Il 2012 li ha anticipati, ma esploderanno solo con l’anno nuovo. Pagamenti mobile, oggetti intelligenti e tecnologie che si indossano. E poi cloud e ancora cloud. Luca Collacciani, Sales Manager di Akamai ha individuato alcuni trend e tecnologie destinati a caratterizzare il 2013, segnali di un mondo che, se ancora non lo è, diverrà sempre più iper-connesso. Eccoli.

    Pagamenti via mobile

    Ad oggi, il 42.7% degli italiani ha un cellulare; quasi uno su tre, uno smartphone.  E’ quindi lecito pensare che, anche in Italia, vi sia terreno fertile per i pagamenti mobile sull’esempio dell’accordo tra Starbucks e Square negli Stati Uniti, che vede Square occuparsi delle transazioni via carta di credito e bancomat del colosso delle caffetterie. Anche se i pagamenti via cellulare, soprattutto nel nostro Paese, sono ancora agli albori, simili partnership sono sicuramente ottimi apri pista e non mettono in dubbio il grande potenziale dell’iniziativa.

    Wearable computing: la tecnologia che si indossa

    Nel 2012 abbiamo visto, tra gli altri, gli occhiali con display a realtà aumentata e dispositivi wireless che, monitorando la nostra attività fisica, inviano nel cloud dati e informazioni che tracciano scrupolosamente ogni nostra azione quotidiana. Quale altra tecnologia indosseremo nel 2013?

    L’internet delle Cose

    Luoghi e oggetti tradizionali escono dal quotidiano per assumere caratteristiche sempre più smart: proprio come Lifx, la lampadina multicolore che si gestisce con una app, oppure l’esperienza luminosa dei bulbi wireless Hue Personal Wireless lighting.

    Social TV: la TV iperconnessa

    Il gradimento dei programmi televisivi non si misurerà più esclusivamente in termini di spettatori, ma anche di buzz generato online. Lo abbiamo visto di recente con X-Factor, la trasmissione più social del 2012, il cui successo è stato decretato soprattutto sui social network (Twitter in particolare: circa 400.000 tweet unici con hastag #XF6). Non a caso, pochi giorni fa Nielsen ha stretto un accordo proprio con Twitter: nel 2013, accanto ai tradizionali dati di share vedremo anche quelli derivati dall’analisi delle conversazioni social generate durante le trasmissioni. E c’è da scommetterci che si scateneranno tutta una serie di nuove dinamiche commerciali.

    Esperienze personalizzate

    Si fa strada il concetto di ‘situational perfomance’: sono talmente tanti i dispositivi e i browser per accedere al web che, per garantire un’esperienza online di alta qualità, una soluzione unica non è più sufficiente. Per questo motivo non si parlerà più di mera ottimizzazione, ma piuttosto di ottimizzazione intelligente, effettuata cioè da soluzioni in grado di riconoscere la situazione unica e specifica dell’utente in base a dispositivo, tipo di connessione, browser, risoluzione, in modo da erogare la migliore user experience possibile.

    MOOC per tutti

    Si tratta dei Massive Open Online Courses: corsi universitari aperti al pubblico, ma nulla a che a vedere con i vecchi corsi online. Gratuiti e interattivi, seguiti da migliaia di studenti, i MOOC sono un esempio di come internet sia ancora e soprattutto veicolo di informazione, tant’è che istituzioni come MIT e Stanford hanno abbracciato simili iniziative, destinate a crescere nel 2013.

    Più cloud e più minacce

    E’ una trasformazione già in atto, ma è talmente epocale che non può non essere menzionata. Miliardi di euro sono stati investiti nella migrazione di dati e risorse aziendali dai data centre al cloud e il trend è piena in crescita. Presto ci saranno aziende di oltre 10.000 dipendenti totalmente sprovviste di una data center! Contestualmente – e inevitabilmente, aggiungerei – aumenteranno le minacce alla sicurezza, soprattutto in termini di malware mobile, ATP e botnet. Ma niente paura: le architetture di difesa sapranno stare al passo con i tempi.

  • Il Blue Note di Milano su Streamit Twww.tv

    Il Blue Note di Milano su Streamit Twww.tv

    Il Blue Note di Milano, il tempio della musica jazz, approda su Streamit Twww.tv. La grande musica jazz sarà quindi visibile gratuitamente sulla tv via internet

    blue noteIl Blue Note di Milano, tempio della musica jazz in Italia, approda su Streamit Twww.tv, la tv via internet nata nel 2007. Nell’ottica di fornire al proprio pubblico sempre più prodotti di qualità gratuitamente con una programmazione originale ed eterogenea e attenta ai contenuti di pregio, ecco che nasce “Blue Note Milano“, infatti il canale 403 della piattaforma è da oggi la porta di ingresso del tempio della musica per intenditori: è infatti occupato dal canale Blue Note Milano – http//bluenotemilano.twww.tv – dedicato alla musica jazz italiana e internazionale, ma aperto anche a generi differenti come blues, soul, tango, fusion.

    Blue Note Milano nasce dall’omonimo jazz club milanese, considerato una delle più importanti e famose vetrine italiane per questo genere di musica. Nato nel marzo 2003, il club meneghino fa parte del network Blue Note, insieme allo storico Blue Note Jazz Club del Greenwich Village di New York ed ai Blue Note di Tokyo e Nagoya, in Giappone.

    Sul palco del Blue Note Milano, che ospita 350 spettacoli all’anno, si esibiscono grandissimi nomi della musica internazionale: per stare agli ultimi due anni ricordiamo, tra gli altri, Dee Dee Bridgewater, Billy Cobham, gli Incognito, Marcus Miller, Al di Meola, Matt Bianco, Radiodervish, Ginger Baker, oltre a esponenti della musica italiana di qualità come Eugenio Finardi, Antonella Ruggiero, Paola Turci.

    Il canale Blue Note Milano, in esclusiva su Streamit Twww.tv, è la punta di diamante nell’ambito di una scelta di programmazione di musica di qualità che contribuisce ad aumentare sempre di più il successo di Streamit (intorno a 10 milioni e mezzo di utenti unici/mese).

    Streamit Twww.tv propone un nuovo modello di tv interattiva: un aggregatore di canali tematici illimitati a diffusione mondiale, in qualità HD, ciascuno con un palinsesto unico ed esclusivo, sia in real time che on demand. Una tecnologia che segna il futuro della televisione, offrendo agli utenti di tutto il mondo un servizio gratuito, democratico e attento alla qualità di visione, accessibile da qualsiasi sistema, con qualsiasi connessione e da ogni parte del mondo.

  • Social Tv, Servizio Pubblico domina la settimana dal 9 al 16 Dicembre

    Social Tv, Servizio Pubblico domina la settimana dal 9 al 16 Dicembre

    Social Tv, nella settimana da 9 al 16 Dicembre è Servizio Pubblico ad avere più seguito e attenzione su Facebook e su Twitter. Dopo X Factor è quindi la trasmissione di Michele Santoro ad animare le conversazioni e l’interesse del pubblico dei social media

    Con la fine di X Factor, programma dell’anno per quel che riguarda la Social TV italiana, su Facebook e Twitter torna in testa Servizio Pubblico di Michele Santoro, per fan attivi e interazione. E su questo non c’erano grandi dubbi proprio per il fatto che il talk sulla politica del giovedì sera è sempre stato subito dietro al programma di talent che ha chiuso i battenti proprio la settimana scorsa col botto. Tra i post graditi, il contestato intervento della Littizzetto a Che tempo che fa. Ma vediamo come è andata la settimana sui due canali che accentrano interesse e attenzione da parte del pubblico dei Social Media coi dati che ci fornisce Reputation Manager.

    Facebook

    Dopo molte settimane all’ombra di X Factor, il talent show più social dell’anno, Servizio Pubblico riconquista la prima posizione per fan attivi (4.633) e livello di interazione (7.175 post e commenti dei fan) seguito da Uomini e Donne (1787 fan attivi hanno scritto 2670 post e commenti). Salgono anche Report e Ballarò, e Masterchef Italia, che il 13 dicembre ha iniziato la sua seconda edizione su Sky Uno, si piazza tra i primi cinque programmi con l’interazione più alta.

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    The Best Post

    Chiara continua ad essere un personaggio amatissimo, e anche questa settimana il post con il maggior numero di like (4155) riguarda lei e l’annuncio della sua partecipazione a Sanremo. Il giudizio indignato di Report sulla qualità del decreto “Liste Pulite” (che include i condannati fino a due anni) da poco approvato in Parlamento, raccoglie 3057 like e viene condivisa da 3262 persone. Al terzo posto il video di Luciana Littizzetto nel suo intervento a Che tempo che fa, poi molto contestato, guadagna 2063 “mi piace”.

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    In basso la classifica per livello di reazione calcolata sul numero di like dei fan ai post e commenti,

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    G Day con Geppi Cucciari  si riconferma al primo posto nella classifica action, seguito da Uomini e Donne e Servizio Pubblico.

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    Twitter

    #ServizioPubblico è al primo posto con il 21% dei tweet totali, seguito da #chetempochefa. Contrariamente a quanto avvenuto su Facebook, #xf6 resiste tra i primi tre anche se con un audience decisamente ridimensionata (11,4% dei tweet).

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    Dalla classifica degli hashtag totali associati ai programmi tv, si nota che i personaggi più twittati della settimana sono, nell’ordine: Berlusconi, Travaglio, Tremonti, Monti, Guccini, Chiara e Grillo.

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  • Lo Schiaccianoci omaggiato nel doodle di Google

    Lo Schiaccianoci omaggiato nel doodle di Google

    Lo Schiaccianoci è omaggiato nel doodle di Google di oggi. Il celebre balletto con le musiche del compositore russo Tchaikovsky compie oggi 120 anni

    Lo Schiaccianoci Google doodle

    Lo Schiaccianoci, il celebre balletto con le musiche del compositore russo Tchaikovsky compie oggi 120 anni e Google gli dedica il doodle della giornata, dove vengono ritratti all’interno di esso alcuni momenti del balletto. Lo Schiaccianoci si basava sul racconto del racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

    E proprio per la sua origine fiabesca, Lo Schiaccianoci piace molto anche ai più piccoli ed è molto rappresentato soprattutto nel periodo natalizio.

    La prima rappresentazione, che si tenne insieme alla prima dell’opera Iolanta dello stesso Čajkovskij, ebbe luogo il 18 dicembre 1892 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Russia. Fu condotta interamente dal compositore italiano Riccardo Drigo e coreografata dal ballerino russo Lev Ivanov: questa esecuzione tuttavia non riscosse successo.

    Lo Schiaccianoci è stato ripreso più volte dal cinema, dal teatro e anche dallo sport, soprattutto le sue musiche e la sua trama.

    Un esempio cinematografico è il film Fantasia della Disney, in cui fate, funghi, pesci, fiori, cardi e orchidee danzano al ritmo delle note della suite dello Schiaccianoci.

    Ad ogni modo, la partitura musicale di Čajkovskij è stata riproposta fedelmente. Questo non è accaduto però in molte rappresentazioni allestite di recente. Il balletto originale infatti dura solamente novanta minuti, quindi è più breve rispetto al Lago dei cigni o a La bella addormentata. In queste rappresentazioni i compositori omettono brani, li riordinano o addirittura aggiungono brani tratti da altre opere.

    E comunque questa non è la prima volta che Google omaggia il famoso balletto, lo fece anche nel 2012, precisamente il 7 maggio, in occasione dei 170 dalla nascita proprio di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. E nel doodle era rappresentato proprio un momento del balletto del corpo di ballo San Francisco Ballet e a darne la notizia fu Marissa Mayer con un tweet, oggi CEO di Yahoo!

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  • Mobile, Smartphone in crescita in Europa

    Mobile, Smartphone in crescita in Europa

    Continua la diffusione degli Smartphone in Europa. Nel mese di ottobre 2012 la penetrazione degli smartphone in EU5, secondo comScore, è del 55%. In Italia è del 51,2%

    Secondo quanto rilevato da comScore nel mese di Ottobre 2012, aumenta la diffusione degli smartphones in Europa. Nei paesi presi in esame Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Italia, la penetrazione degli smartphone è del 55%, quindi più di una persona su due possiede uno smartphone. Apple rafforza la sua posizione nel Regno Unito, mentre Android si impone come sistema operativo. Il paese che ha fatto registrare il dato più alto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è stata la Spagna con tasso di penetrazione del 63,2% e un incremento del 14,8% rispetto ad Ottobre 2011.

    Smartphone in Europa - comScore ottobre 2012

    Smartphone in UK - comScore ottobre 2012 - produttori

    Smartphone in UK - comScore ottobre 2012 - sistema operativo

    Nel Regno Unito Apple rafforza la sua posizione come leader di mercato con una fetta pari al 28% del mercato totale, 8,6 milioni di utenti, seguita da Samsung che detiene il 24%, ma fa registrare il più alto tasso di crescita nei 12 mesi, +12,8%. Tutti gli altri competitor fanno segnare dati in negativo, facendo evidenziare sempre di più una lotta a due sul mercato. Dal punto di vista del sistema operativo, Android, il sistema operativo mobile di Google, si impone con un 46,6%, +12,4% rispetto ad Ottobre 2011, staccando Apple che arriva al 28% e cresce solo del 1,5%.

    Mobile in Italia

    Come abbiamo già sottolineato qualche giorno fa riportando i dati Nielsen, per quel che riguarda il mercato dei sistemi operativi Android nel nostro paese è al primo posto, con una quota di mercato pari al 36%, seguendo quindi il trend che si afferma in Europa. Per quanto riguarda invece la penetrazione degli smartphone in Italia, i dati comScore confermano che il nostro paese ne è un grande fruitore, anche se tra i cinque fa registrare un tasso di crescita più basso. Infatti il dato ad Ottobre 2012 è del 51,2%, più di 1 italiano su 2, con un tasso di crescita rispetto ad Ottobre dello scorso anno, del 9,1%.

    Dai dati comScore si conferma quindi sempre di più la lotta a due tra Google e Apple e che fa presagire che la lotta sia sempre a due. Una svolta potrebbe darla l’accoppiata Nokia e Window coi Windows Phone e per vedere se davvero avverrà dovremo aspettare i prossimi rilevamenti. Intanto cosa ne pensate di questi dati?