Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    La piattaforma di Elon Musk è al centro di una controversia in Brasile. Il giudice de Moraes ha ordinato la sospensione di alcuni account per la diffusione di disinformazione. Musk vuole ripristinarli e si è detto pronto a sfidare la giustizia brasiliana. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla libertà di parola e il ruolo dei social media.

    La vicenda del Brasile che riguarda X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, e lo stesso CEO di Tesla può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma.

    Si tratta di una vicenda che, in realtà, nella storia dei social media, è già avvenuta diverse volte. Già in passato magistrati che conducevano indagini particolari si sono rivolte alle piattaforme social media per la rimozione o l’accesso ad informazioni preziose per i loro accertamenti.

    Di casi che si potrebbero citare ne è pieno il web. Basterebbe citare la vicenda che riguardò WhatsApp, sempre in Brasile. Quando venne addirittura sospesa.

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    La vicenda di X, Elon Musk e il Brasile

    La vicenda di X e di Elon Musk ha delle caratteristiche che toccano nel vivo la sbandierata libertà di parola, voluta da Musk, e il limite verso cui si può andare.

    Ecco, quel limite, che è individuato dalla presenza di leggi da rispettare, è stato superato. Tutti devono potersi esprimere liberamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Ed è questo ultimo elemento che Musk finisce per non accettare. Rischiando di provocare conseguenze impreviste.

    Veniamo alla vicenda.

    Il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Account brasiliani sospesi per disinformazione

    Si tratta di account di ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    In un primo momento X dimostra di essere collaborativa, non senza un tono polemico. E infatti in un post del 6 aprile – dopo i “Twitter files – Brazil” di Shallenberger -, dall’account di X per gli Affari Globali si legge:

    X Corp. è stata costretta dalle decisioni del tribunale a bloccare alcuni account popolari in Brasile. Abbiamo informato questi account che abbiamo intrapreso questa azione. Non conosciamo le ragioni per cui sono stati emessi questi ordini di blocco. Non sappiamo quali post si presume violino la legge. Ci è vietato dire quale tribunale o giudice ha emesso l’ordinanza, o su quali basi. Ci è vietato dire quali account sono interessati. Siamo minacciati di multe giornaliere se non rispettiamo le norme (…)”.

    L’intervento di Elon Musk nella vicenda col Brasile

    Ma nel fine settimana la vicenda si è fatta rovente.

    Elon Musk decide di intervenire direttamente e scrive che X avrebbe ripristinato le attività degli account brasiliani. Una dichiarazione che va contro la richiesta del giudice de Moraes. Il quale, a questo punto, decide di allargare le indagini e di introdurre anche Elon Musk.

    La motivazione è che Elon Musk, con il suo atteggiamento, sta ostruendo le indagini e il corso della giustizia brasiliana.

    Musk ha anche scritto:

    Stiamo revocando tutte le restrizioni. Questo giudice (de Moraes, n.d.r.) ha applicato multe ingenti, ha minacciato di arrestare i nostri dipendenti e di interrompere l’accesso a X in Brasile. Di conseguenza, probabilmente perderemo tutte le entrate in Brasile e dovremo chiudere il nostro ufficio lì. Ma i principi contano più del profitto”.

    Il proprietario di X si dice quindi pronto a sfidare de Moraes e la giustizia brasiliana. Pur consapevole che X verrà multata di 100 mila real al giorno (oltre 18 mila euro) per ogni account ripristinato. Andando quindi contro la richiesta della giustizia brasiliana.

    Il suggerimento a usare una VPN

    In altri post, Musk ha incoraggiato gli utenti brasiliani a utilizzare un’app di rete privata virtuale (VPN) per l’accesso continuo alla piattaforma e ha definito le richieste della corte le “più draconiane” di qualsiasi paese.

    “I social non sono terra senza legge”

    Il giudice de Moraes ha scritto nella sua decisione che “i social network non sono una terra senza legge“. E ha poi affermato che le dichiarazioni di Elon Musk dimostrano che X “protegge coloro che promuovono attività criminali contro la democrazia del Brasile”.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo brasiliano. Paolo Pimenta, ministro della Segreteria delle Comunicazioni Sociali, ha scritto sui suoi canali social media che “il Brasile è un Paese sovrano” e che non permetterà a “nessuno, indipendentemente dal denaro e da qualunque potere hai, affronti la nostra patria“.

    João Brant, segretario delle Politiche Digitali presso la Segreteria della Comunicazione della Presidenza della Repubblica, ha affermato che “Musk dimostra il suo disprezzo per la giustizia brasiliana”. Aggiungendo anche: “rimuginando vecchie decisioni e cogliendo l’occasione per portare avanti agitazioni di estrema destra e propaganda“.

    Come potete vedere, la vicenda è complicata e rischiosa, per X, allo stesso tempo.

    Il rischio che la piattaforma possa essere sospesa è molto concreto. E questo sarebbe un duro colpo per Elon Musk. Per la sua credibilità in Brasile e nel mondo.

     

     

  • La scimmia nel cassetto, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    La scimmia nel cassetto, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    Dal 12 aprile, in tutte le librerie e online, arriva il nuovo libro di Riccardo Scandellari, “La Scimmia nel cassetto”. Edito da Hoepli, è un libro sull’urgenza che va poi liberata. E il libro spiega come.

    La vita cambia solo nel momento in cui prendiamo una decisione nuova, ragionata, sostenibile e ci impegniamo a realizzarla. Quando facciamo uscire la scimmia nel cassetto“.

    Queste parole rappresentano l’essenza de “La scimmia nel cassetto”, il nuovo libro dell’amico Riccardo Scandellari, che verrà pubblicato da Hoepli il 12 aprile.

    Si tratta del ritorno in libreria di Riccardo, dopo la pubblicazione di “Dimmi chi sei” (ROI Edizioni, 2020) e dopo la nuova versione di “Fai di Te Stesso un Brand” (Dario Flaccovio Editore, 2021).

    Riccardo Scandellari è ormai un famoso divulgatore, uno dei più importanti formatori in ambito branding e comunicazione. Oltre che essere autore di testi che hanno indicato la strada a tanti. Come è stato appunto “Fai di te stesso un brand”.

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    “La scimmia nel cassetto”, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    Riccardo Scandellari è capace di portare i lettori a fare un viaggio attraverso le competenze, la credibilità e la reputazione. Via via svelando il percorso verso una rinnovata esposizione pubblica.

    Da sempre Riccardo Scandellari pone la persona al centro della sua visione, sia come praticante che come destinatario del marketing. Riuscendo ad andare oltre quelle che sono le prassi consolidate e standardizzate.

    Il suo nuovo libro si basa sull’idea che ogni individuo possiede unicità intrinseche, anche a livello caratteriale, rendendo “La scimmia nel cassetto” più di un semplice manuale. È un manuale per introversi.

    Con la sua solita narrativa personale, Riccardo Scandellari racconta la sua trasformazione da aspirante musicista nerd a punto di riferimento nel settore del personal branding.

    Accettando la sua natura introversa senza mai snaturarsi. Nel testo affronta temi universali come la paura dell’esposizione, del giudizio altrui e del fallimento. Ostacoli che spesso frenano l’audacia e il coraggio.

    Il libro prova ad interpellare il lettore su quale marketing si identifica, enfatizzando un marketing che “dichiara apertamente le sue qualità, propone qualcosa di cui sentiamo il bisogno, si presenta chiedendo il permesso e mantiene le sue promesse“.

    Grande osservatore della realtà, Riccardo Scandellari sottolinea come in un mercato saturo, dove i bisogni sono ampiamente soddisfatti, sia fondamentale assecondare desideri che offrono un senso di esclusività.

    Il testo è rivolto a liberi professionisti, imprenditori, manager. E a chiunque desideri intraprendere una nuova strada nel business o rinnovare percorsi improduttivi.

    Scandellari sottolinea l’importanza di proporre servizi che riflettano i valori dei clienti, dove il valore della propria credibilità gioca un ruolo fondamentale.

    Infine, Riccardo Scandellari invita l’interlocutore a dedicarsi all’ascolto, alla riflessione, e alla pazienza. Sottolineando come l’impegno nel consolidare il talento è un requisito imprescindibile.

    Più che un profilo social e una buona narrazione di sé, è la determinazione che costruisce fiducia e credibilità, diventando parte integrante della nostra storia personale.

    Mettere via l’aggressività a favore dell’ascolto, della gentilezza e dell’espressione dell’urgenza che ciascuno di noi ha dentro.

    Un’urgenza, o una “scimmia”, che a un certo punto va liberata, per non lasciarla, come alcuni sogni, chiusa nel cassetto.

  • Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet potrebbe acquisire HubSpot, una mossa che rafforzerebbe il suo ruolo nel CRM. L’operazione solleva questioni antitrust che vanno valutate attentamente.

    Alphabet, l’azienda madre di Google, si dice pronta a formulare un’offerta per l’acquisizione di HubSpot. Stiamo parlando di una delle piattaforme CRM più conosciute ed usate nel mondo del marketing e del business.

    A fornire questi rumors sono Reuters, la prima a parlare di questa notizia, e Bloomberg.

    Funzionari di Alphabet avrebbero incontrato i consulenti finanziari di HubSpot per verificare se ci sono le condizioni per avviare una possibile acquisizione. Al momento il valore di HubsSpot, fondata da Brian Halligan e Dharmesh Shah nel 2006, ha un valore di circa 35 miliardi di dollari.

    Alphabet-HubSpot, acquisizione di un certo valore

    Un’acquisizione di una certa levatura che, proprio per queste dimensioni, finirebbe comunque sotto l lente dell’antitrust americana.

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    Val la pena ricordare che Google è già stata messa sotto inchiesta dal Dipartimento di Giustizia, con l’accusa di abusare della sua posizione dominante. Un’acquisizione di questo tipo verrebbe sicuramente analizzata minuziosamente dalle autorità sulla concorrenza.

    La reazione dei mercati, alla notizia, è stata leggermente contrastante. Le azioni di HubSpot sono cresciute dell’11%; mentre a Wall Street le azioni Alphabet sono calate di circa l’1,5%.

    Alphabet-HubSpot, preoccupazioni antitrust

    E sono proprio le preoccupazioni sulla concorrenza che frenano Alphabet dal proseguire i contatti con la presentazione di un’offerta formale.

    Offerta che al momento non c’è. E, forse, potrebbe non manifestarsi.

    Come rilevato da Reuters, se la trattativa andasse in porto, sarebbe un esempio raro da parte di una grande azienda tecnologica che tenta un mega accordo in un contesto di grande controllo normativo.

    Si tratterebbe poi della più grande acquisizione mai realizzata da Alphabet. Situazione che consentirebbe di mettere a frutto parte della sua liquidità, che ha raggiunto i 110,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2023.

    HubSpot, grande fiducia dagli investitori

    HubSpot, quotata in borsa nel 2014, fornisce software di marketing ad aziende che in genere hanno fino a 2.000 dipendenti.

    Nel 2023 ha generato entrate per 2,2 miliardi di dollari nel 2023 e ha registrato una perdita netta di 176,3 milioni di dollari.

    Nonostante tutto, gli investitori sono entusiasti delle prospettive di crescita della società con sede a Cambridge, Massachusetts (Usa), che ha fatto salire le sue azioni del 50% in 12 mesi.

    L’acquisizione di HubSpot permetterebbe a Google di ampliare l’offerta nel mercato dei software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), in forte espansione. Consentendogli di attingere a una base più ampia di clienti business.

    HubSpot, acquisizione di valore per Alphabet

    Da aggiungere, infine, che Alphabet più di altri ha investito più risorse nel business dei clienti cloud. Incluso l’aumento delle offerte su strumenti di intelligenza artificiale generativa per i propri clienti.

    Sebbene Google sia ancora dietro a Microsoft e Amazon nel mercato del cloud computing, il rapporto più recente sugli utili della società ha segnato il primo anno di completa redditività proprio dell’unità cloud.

    Vedremo come proseguirà questa vicenda.

     

  • Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo ha acquisito Artifact, l’app di intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram. La tecnologia IA sarà alla base di Yahoo News.

    L’impresa straordinaria di Artifact è durata circa un anno. E, a distanza di sole poche settimane dall’annuncio dell’addio alle scene, arriva la notizia che rimette, in parte, tutto in gioco.

    Infatti, Yahoo ha acquisito Artifact, l’app basata sull’Intelligenza Artificiale fondata dai due ex co-fondatori di Instagram: Kevin Systrom e Mike Krieger.

    La notizia mostra la sua rilevanza per il fatto che, quello che qualche settimana fa sembra un addio, da oggi l’app potrà rivivere una seconda vita.

    Una seconda vita in un’altra casa però.

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    Yahoo integra la tecnologia di Artifact

    Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione dell’acquisizione. Yahoo e i due co-fondatori non hanno fornito informazioni a riguardo.

    Si sa che la tecnologia basata su IA, il cuore dell’app, verrà integrata all’interno dell’aggregatore di notizie del motore di ricerca.

    L’intelligenza artificiale ci ha permesso di offrire agli utenti un’esperienza migliore scoprendo ottimi contenuti a cui tengono“, ha affermato Systrom, CEO di Artifact in un comunicato stampa.

    Yahoo riconosce questa opportunità e non potremmo essere più entusiasti di vedere dal vivo ciò che abbiamo costruito attraverso Yahoo News.”

    Kevin Systrom e Mike Krieger, per il momento, non entreranno nel board della società guidata da Jim Lanzone. E i restanti 5 collaboratori della passata società stanno provvedendo a ricollocarsi.

    La parabola di Artifact

    Artifact si era presentata all’inizio del 2023 come un’app rivoluzionaria. Per il fatto che l’aggregazione dei contenuti, quindi articoli e informazioni, veniva gestita – e lo sarà ancora – dall’intelligenza artificiale.

    Il feed dell’app era alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezionava e proponeva i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente. E non più sulla base dei click ottenuti.

    Nonostante le premesse, e le promesse, Artifact non ha saputo fare breccia tra gli utenti. Utenti che comunque sono alla ricerca di luoghi dove informarsi.

    Qualcosa non ha funzionato, sebbene l’esperimento fosse innovativo con l’intelligenza artificiale.

    Forse Yahoo potrebbe dare maggior valore a quell’idea Artifact. Ma questo lo sapremo solo vedendo come andrà questo accordo.

  • LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    Dopo alcuni rumors arriva la conferma. LinkedIn ha avviato un test su un feed video in stile TikTok. L’intento è di strizzare l’occhio ai più giovani che approderanno nel mondo del lavoro.

    Mentre si discute nel mondo di quale possa essere il destino di TikTok negli Usa, l’app cinese continua a dettare i trend.

    Dopo alcuni rumors, rivelati da Austin Null e seguiti da Lindesy Gamble, anche LinkedIn ne ha dato conferma. E di cosa?

    Semplice, del fatto che anche l’app di LinkedIn avrà il suo feed per i video in stile TikTok. In pratica, mancava solo la società di Microsoft a inserirsi tra le società che hanno strizzato l’occhio all’app cinese. Tra queste ci sono Instagram, Facebook, Netflix; e poi YouTube, Snapchat.

    Insomma, i social media, resosi conto che i video acquistano sempre più interesse, specie quelli brevi, non hanno fatto altro che guardare a chi sui video brevi ha costruito tutta la sua esistenza. E reputazione.

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    La novità di LinkedIn in stile TikTok

    E dunque LinkedIn si appresta a lanciare un feed che sembra uguale a quello di TikTok. Lo si nota dalle informazioni condivise da Austin Null, direttore strategico dell’agenzia McKinney.

    Da quello che ha pubblicato Null, si nota il nuovo feed in una categoria chiamata appunto “Video”.

    Dopo aver toccato la sezione “Video” si entra in un feed che mostra video nel formato verticale che scorrono dal basso verso l’alto. Dal test si vede che è possibile mettere “like”, scrivere un commento e condividere il video.

    “Stiamo testando nuovi modi per aiutare gli utenti a scoprire più facilmente video tempestivi e pertinenti da guardare su LinkedIn”, dice Suzi Owens, portavoce dell’azienda, ad Axios.

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    Screenshot: Austin Null | realizzazione: Lindsey Gamble

    Niente di nuovo, tranne i video business

    Niente di nuovo sotto il cielo dei social media, verrebbe da dire. Men che meno sotto il cielo di LinkedIn che ripropone qualcosa di già visto.

    Solo che a differenza di altre app, su LinkedIn i video si concentrano più o meno sullo stesso tema. E quindi carriere professionali, business, personal branding. Anche se, va comunque ricordato, che LinkedIn – questa novità lo dimostra –  è sempre di più una piattaforma social media. Al pari delle altre.

    Significa che il contenuto è sempre più vario ed è presentato in modalità altrettanto varie.

    LinkedIn prova ancora una volta a mostrarsi più aperta. Soprattutto più aperta verso i giovani. E se le stories non hanno avuto vita lunga, si spera che i video insieme a questa modalità possano attrarre i più giovani.

    LinkedIn strizza l’occhio ai giovani

    L’app di Microsoft per sua natura non è molto attraente per gli utenti più giovani, ovviamente. Non ancora inseritisi nel mondo del lavoro, i giovani non prestano attenzione a LinkedIn. Fino a quando non arriva quel momento.

    E quindi, se per il momento i giovani di oggi sembrano ignorare l’app, arriverà quel momento in cui apriranno il proprio account e troveranno quelle modalità che hanno sempre apprezzato altrove. Quindi i video in verticale in stile TikTok.

    Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile del perché LinkedIn spinge verso i video in questo modo.

    In Italia, come notato in un altro articolo, i giovani non frequentano molto LinkedIn. Anzi, in percentuale sono meno del 10%, rispetto al 12% della popolazione social media italiana.

    Un dato che in proporzione lo si riscontra un po’ ovunque.

    Ovvio, LinkedIn non è TikTok e non è un luogo per influencer. Certo, potrebbe diventarlo e allora sarà interessante verificare cosa ne pensano gli utenti LinkedIn più affezionati. E sarà interessante verificare l’impatto che tutto questo potrà avere per le aziende.

  • Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX condannato a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni, per la frode delle criptovalute da 8 miliari di dollari.

    Seguire le vicende è un po’ il senso del raccontare storie, che è quello che si cerca di fare sempre.

    Ebbene, oggi era un giorno importante per la chiusura di una vicenda che ha scosso l’ambiente tecnologico a livello globale. Per le persone coinvolte e per l’enorme risonanza che questa vicenda ha provocato.

    Alla fine è arrivata la condanna per Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX. Il giudice Lewis Kaplan ha condannato Bankman-Fried a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni. E deve pagare 11 miliardi di dollari.

    Una condanna che è comunque inferiore ai 40-50 anni richiesti dai pubblici ministeri che ha visto coinvolti questa vicenda giudiziaria.

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    Condanna per 300 mesi di reclusione

    Il giudice ha applicato una condanna a 240 mesi per quattro delle accuse, più una condanna a 60 mesi per altre due. In ogni caso, molto al di sotto dei 115 anni previsti dalla pena massima.

    Inoltre, il giudice ha ordinato a Bankman-Fried di rinunciare a più di 11 miliardi di dollari (comprese le proprietà) come richiesto dai pubblici ministeri.

    Ricapitolando la vicenda giudiziaria, va ricordato che Bankman-Fried sapeva che FTX era seriamente esposta al rischio, che i fondi dei clienti non erano a sua disposizione. Stiamo parlando di 8 miliardi di dollari.

    Era ben consapevole di ciò che stava facendo e che fosse sbagliato.


    Sam Bankman-Fried è stato dichiarato colpevole di frode


    L’inizio della truffa

    Tutto è iniziato con un articolo di Coindesk. L’articolo aveva rivelato la fusione segreta dei fondi di Bankman-Fried e che il CEO di Binance, Changpeng “CZ” Zhao, si sarebbe ritirato dallo scambio.

    Immediatamente dopo Bankman-Fried si dimise e FTX presentò istanza di fallimento. Da quel momento in poi cominciarono a piovere accuse civili e penali di frode e riciclaggio di denaro.

    La difesa di Bankman-Fried nel processo ha sostenuto che il fondatore di FTX aveva fallito nel gestire un’attività ad alto rischio, senza commettere illeciti. Ha anche negato i meccanismi che avrebbero permesso ad Alameda di spendere i fondi di FTX e ha detto di non aver partecipato alla negoziazione o interrogato i dipendenti sui miliardi di dollari mancanti.

    La sua testimonianza è stata contraddetta dall’ex CEO di Alameda Research, Caroline Ellison, dai suoi ex coinquilini Adam Yedidia e Gary Wang (il co-fondatore di FTX) e dall’amico di famiglia Nishad Singh. Tutti avevano lavorato sotto Bankman-Fried e in seguito hanno collaborato con i pubblici ministeri.

    Bankman-Fried ha co-fondato FTX nel 2019 ed è diventato rapidamente uno dei più grandi scambi di criptovalute al mondo.

  • UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    L’UE ha rivelato le direttive per rafforzare la sicurezza delle elezioni europee del 2024. Enfatizzando la moderazione dei contenuti e la lotta ai deepfake sulle piattaforme digitali.

    Con l’avvicinarsi delle elezioni europee – 6-9 giugno 2024 -, l’Unione Europea ha annunciato un nuovo progetto normativo per sensibilizzare le principali piattaforme digitali riguardo a questo fondamentale appuntamento elettorale.

    L’UE ha rivelato un progetto di direttive per garantire la sicurezza nelle elezioni, rivolto alle piattaforme digitali con almeno 45 milioni di utenti mensili attivi a livello regionale.

    Queste piattaforme, regolate dal Digital Services Act (DSA), sono obbligate a contrastare rischi sistematici come la creazione di deepfake politici, garantendo allo stesso tempo i diritti fondamentali come la libertà di espressione e la privacy.

    L’impatto del DSA sulle elezioni europee 2024

    Le piattaforme coinvolte dal provvedimento comprendono Facebook, Google, Instagram, LinkedIn, TikTok, YouTube e X.

    L’Unione Europea ha identificato le elezioni come un momento critico nell’ambito dell’applicazione del DSA per le grandi piattaforme online (VLOP) e i motori di ricerca online (VLOSE).

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    Queste aziende sono chiamate ad individuare e a limitare rischi sistematici, inclusa la manipolazione delle informazioni che potrebbero influenzare i processi democratici. Sempre nel rispetto dell’intera normativa sulla moderazione dei contenuti e sulla governance digitale.

    Richiamo ai colossi tecnologici per i processi democratici

    Secondo le direttive dell’UE sulla sicurezza elettorale, ci si aspetta che i colossi tecnologici rafforzino le loro misure di protezione dei processi democratici. Questo include l’impiego di risorse per la moderazione dei contenuti in tutte le lingue ufficiali dell’UE

    Inoltre si richiede la disponibilità di personale sufficiente per rispondere efficacemente ai rischi emergenti dalle informazioni sulle loro piattaforme.

    Oltre a rispondere alle segnalazioni dei fact-checker indipendenti.

    In caso di mancato rispetto, potrebbero incorrere in ingenti sanzioni.

    L’importanza della moderazione dei contenuti

    Le piattaforme dovranno bilanciare attentamente la moderazione dei contenuti politici, distinguendo tra satira, che dovrebbe restare libera come forma di libertà di parola, e la disinformazione politica nociva, che potrebbe influenzare gli elettori e alterare il risultato delle elezioni.

    I contenuti che rientrano nella categoria di rischio sistemico devono essere rapidamente identificati e mitigati. L’UE richiede misure di mitigazione “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per i rischi legati ai processi elettorali, nonché il rispetto di altre norme pertinenti.

    Le linee guida, elaborate dalla Commissione e soggette a consultazione il mese scorso, rispondono all’urgenza delle imminenti elezioni del Parlamento europeo a giugno.

    Stress test per le piattaforme digitali

    È previsto uno stress-test sulle piattaforme il mese prossimo. Questo per dimostrare che l’UE non intende lasciare nulla al caso per ciò che riguarda la conformità delle piattaforme.

    Uno degli aspetti chiave è la richiesta alle piattaforme di offrire agli utenti scelte significative riguardo ai sistemi di raccomandazione basati su algoritmi e intelligenza artificiale. Per consentire agli utenti di avere controllo sui contenuti visualizzati.

    I sistemi di raccomandazione dovrebbero includere misure per limitare la disinformazione mirata alle elezioni e adottare misure di mitigazione contro la diffusione di disinformazione generata da intelligenza artificiale. Come sono appunto i deepfake a sfondo politico.

     


    Cosa si intende per deepfake

    Con deepfake si intende il risultato di tecniche avanzate di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, in particolare le reti neurali generative avversarie (GANs).

    Queste reti sono addestrate con ampi set di dati di immagini o video reali per produrre nuove immagini o video che sembrano realistici, ma sono in realtà artificiali.

    In pratica, i deepfake sono spesso usati per sovrapporre il viso di una persona su un altro corpo in un video, o per manipolare l’audio e il video in modo che una persona sembri dire o fare qualcosa che non ha mai detto o fatto.

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    Innovazione e trasparenza

    L’UE sottolinea l’importanza della trasparenza nella progettazione e nel funzionamento di questi sistemi. Raccomanda poi test di resistenza e simulazioni per aumentare l’efficacia nel rilevare e mitigare i rischi.

    Inoltre, le piattaforme devono concentrare risorse interne su minacce elettorali specifiche, come i prossimi eventi elettorali, e dare vita a processi di condivisione delle informazioni. Oltre che procedere all’analisi sui rischi.

    Le risorse devono possedere competenze locali per una moderazione dei contenuti efficace e una comprensione approfondita dei contesti nazionali e regionali.

    Per ogni evento elettorale, si raccomanda la creazione di un team interno dedicato, con competenze locali e in settori rilevanti, come la moderazione dei contenuti e la verifica dei fatti.

    Invito a collaborare tra le piattaforme

    Le piattaforme sono invitate a collaborare con esperti esterni, come l’Osservatorio europeo sui media digitali (EDMO) e organizzazioni indipendenti di fact-checking.

    Le piattaforme devono attivare misure di mitigazione attive da uno a sei mesi prima del periodo elettorale e continuarle per almeno un mese dopo le elezioni. Questo periodo è critico per affrontare rischi come la disinformazione mirata ai processi di voto.

    L’UE consiglia anche alle piattaforme di ispirarsi ad altre linee guida esistenti, come il Codice di condotta sulla disinformazione e il codice sulla lotta all’incitamento all’odio, per identificare le migliori pratiche.

    È fondamentale che gli utenti abbiano accesso a informazioni ufficiali sui processi elettorali e che le piattaforme contrastino contenuti illegali che possano influenzare il dibattito democratico.

    Trasparenza verso la pubblicità politica

    In termini di pubblicità politica, le piattaforme sono indirizzate verso le future norme di trasparenza in questo settore. Con l’invito a prepararsi adottando misure conformi ai requisiti previsti.

    Le piattaforme sono inoltre invitate a collaborare con le autorità di controllo ed esperti della società civile. Oltre che a collaborare tra loro per condividere informazioni sui rischi per la sicurezza elettorale.

    L’UE raccomanda inoltre di istituire meccanismi interni di risposta agli incidenti ad alto rischio e di condurre revisioni post-elettorali dei risultati.

    Rischio di multe fino al 6% del fatturato

    Sebbene le linee guida sulla sicurezza elettorale non siano obbligatorie, le piattaforme che scelgono un approccio diverso devono dimostrare che il loro metodo rispetta gli standard dell’UE.

    In caso contrario, rischiano di essere considerate in violazione della DSA, con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale.

    Le linee guida includono raccomandazioni specifiche per le prossime elezioni del Parlamento europeo e, sebbene al momento siano ancora una bozza, si prevede l’adozione formale da parte della Commissione ad aprile.

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

    situazione X utenti coinvolgimento franzrusso

    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

    situazione X utenti coinvolgimento 2024 franzrusso

    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?

  • Indagine UE su Apple, Meta e Google ai sensi del nuovo DMA

    Indagine UE su Apple, Meta e Google ai sensi del nuovo DMA

    La Commissione UE avvia indagini su possibili violazioni del Digital Markets Act da parte di colossi tech come Apple, Google e Meta.

    La Commissione UE esprime preoccupazione riguardo al modo in cui i colossi tech stanno agendo. Una preoccupazione che trova, adesso, fondamenta all’interno del nuovo DMA, Digital Markets Act.

    Il DMA mira a regolamentare il mercato digitale instaurando condizioni eque tra tutti i player del settore.

    La notizia di oggi è che la Commissione apre 5 indagini per “non conformità” al DMA che riguardano in primo luogo Apple, Google e Meta sul modo in cui stanno osservando le nuove regole sulla concorrenza.

    La Commissione sospetta, e da qui la necessità dell’indagine, che le soluzioni fornite dalle società in questione ai propri utenti non siano pienamente aderenti alle regole del DMA.

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    Le preoccupazioni della Commissione UE

    Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza, su X (ex Twitter) ha espresso preoccupazione su questa questione, scrivendo: “Oggi apriamo le prime indagini ai sensi della #DMA. Siamo preoccupati Alphabet, Apple e Meta non rispettano i loro obblighi, ad esempio: Apple e Alphabet addebitano ancora commissioni ricorrenti agli sviluppatori di app; Meta non offre agli utenti una vera scelta per disattivare la combinazione di dati”.

    In particolare, la Commissione intende indagare sulle cosiddette regole “anti-steering” di Google e Apple adottate all’interno dei loro app store.

    Cosa si intende per regole “anti-steering”.

    Le regole “anti-steering” sono misure normative o politiche attuate in alcuni settori, in particolare nel settore tecnologico e digitale, per prevenire pratiche commerciali che indirizzino o “guidino” (da cui il termine “steering”) i consumatori verso prodotti o servizi specifici, in modo potenzialmente anticoncorrenziale.

    Nel contesto dei marketplace digitali, ad esempio, una regola anti-steering può vietare a un fornitore di piattaforme, come un app store, di limitare gli sviluppatori dal dirigere gli utenti verso metodi di pagamento alternativi.

    La situazione di Apple, Google e Meta

    E poi, intende verificare se Google sia colpevole di pratiche, definite di auto-preferenza, per spingere i propri servizi all’interno del suo motore di ricerca.

    Sotto indagine è anche la schermata di scelta del browser di Apple per iOS, così come il “modello di pagamento o consenso” di Meta per il targeting degli annunci. Modello introdotto lo scorso autunno.

    Oltre a queste indagini, la Commissione UE fa sapere di avere una raccolta di informazioni che riguardano Amazon, per scoprire se spinge i suoi prodotti all’interno del suo market, e Apple per quanto riguarda la struttura tariffaria.

    Indagine di 12 mesi e eventuale sanzione

    In una conferenza stampa la Commissione ha dichiarato che intende concludere le indagini entro i prossimi 12 mesi.

    In caso di violazione, la Commissione può imporre sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale totale dell’azienda. Tali sanzioni possono arrivare fino al 20% in caso di recidiva.

    Una breve considerazione riguardo a quanto descritto.

    È bene specificare che il DMA, e queste indagini lo dimostrano, rappresenta un modello quasi pioneristico nel contesto digitale attuale. L’obiettivo è quello di creare un mercato che offra condizioni più eque tra le grandi aziende e i piccoli attori del mercato.

    L’approccio dell’UE al regolamento digitale si sta affermando come un modello normativo, in tutti i sensi- Finendo per influenzare legislazioni simili in altre giurisdizioni.

    Il DMA pioniere come il GDPR

    Se volessimo provare a fare un parallelo, il DMA può essere paragonato al General Data Protection Regulation (GDPR), che ha rivoluzionato il modo in cui le aziende trattano i dati degli utenti.

    Da una parte il GDPR ha posto l’accento sulla privacy e la protezione dei dati; dall’altro, il DMA si concentra sulla promozione della concorrenza e sulla limitazione delle pratiche anticoncorrenziali.

    Sebbene altre regioni, come gli Stati Uniti, abbiano adottato un approccio più cauto nei confronti della regolamentazione del settore tecnologico, le mosse dell’UE con il DMA potrebbero spingere verso una maggiore armonizzazione delle regole a livello globale. Come successe proprio con il GDPR.

  • Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads, l’app di Meta, sbarca nel Fediverso, un universo digitale federato di server indipendenti. Si tratta di una versione beta disponibile solo in pochi paesi. Vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi del Fediverso e il suo potenziale per il futuro dei social media.

    Threads ha finalmente annunciato la versione beta dell’app che permetterà l’accesso al Fediverso. Per il momento questa possibilità è limitata agli utenti di Usa, Canada e Giappone, ma rappresenta un momento importante per l’app di Meta.

    Cosa significa questo? In pratica gli utenti avranno la possibilità, attivando l’apposita funzione, di condividere post su diverse piattaforme del Fediverso, come Mastodon.

    Per Threads questo rappresenta un punto importante che permette agli utenti di ampliare il proprio raggio d’azione e di connettersi con nuove comunità online.

    Mark Zuckerberg, contestualmente all’annuncio, ha condiviso un post che era visibile contemporaneamente su Threads e su Mastodon.

    Nel successivo, sempre condiviso attraverso interoperabilità tra le due piattaforme, ha scritto:

    Stiamo facendo progressi nell’integrazione di Threads nel fediverso e nel lancio di una versione beta in alcuni paesi che consente alle persone di scegliere di federare i propri post. Se vedi questa opzione e la attivi dal tuo profilo, vedrai i Mi piace delle piattaforme federate apparire sui tuoi post qui.

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    Come attivare la funzione Threads per entrare nel Fediverso

    L’operazione per entrare nel Fediverso da Threads è abbastanza semplice.

    Basterà andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverse” (Beta). E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    L’opzione per attivare l’accesso al Fediverso permette quindi la condivisione con Mastodon, la piattaforma con cui Threads condivide lo stesso protocollo AcitivityPub.

    Come precisa Meta, per accedere al Fediverso da Threads sarà necessario avere un profilo pubblico, e non privato, e un’età minima di 18 anni.

    Una volta attivata l’opzione per il Fediverso, come spiega Meta, gli utenti su altri server potranno “cercare e seguire il tuo profilo, visualizzare i tuoi post, interagire con i tuoi contenuti e condividere i tuoi contenuti con chiunque all’interno o all’esterno del proprio server“.

    Ma trattandosi di versione ci sono ancora dei limiti.

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    La versione beta, infatti, attualmente non consente agli utenti di visualizzare le risposte e i follower del Fediverso. Inoltre, Meta ancora non è in grado di garantire che quando si elimina un post federato su Threads, questo verrà eliminato anche sulle altre piattaforme su cui è stato condiviso.

    Fin qui ho scritto la parola “Fediverso” dieci volte (compresa l’ultima). Forse è arrivato il momento di spiegare – ci provo – che cos’è il Fediverso.

    Che cosa si intende per Fediverso

    Intanto diciamo che Fediverso è un concetto relativamente nuovo nel panorama dei social media. La parola deriva dall’unione tra Federated e Universe. Da qui Fediverso.

    Lo possiamo immaginare simile a una vasta rete interconnessa di server indipendenti.

    A differenza delle piattaforme di social media che abbiamo imparato a conoscere, controllate da una singola azienda, il Fediverso è decentralizzato.

    Ciò consente agli utenti un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie interazioni. Un esempio di una di queste piattaforme in questo momento è Mastodon, che è stato uno dei pionieri di questo movimento in crescita.

    Volendo provare ad essere ancora più chiari, possiamo immaginare il Fediverso come un universo digitale federato, composto da una miriade di server indipendenti che interoperano tra loro.

    Vantaggi e svantaggi del Fediverso

    Un ecosistema aperto e decentralizzato, in contrapposizione ai social media tradizionalmente controllati da grandi aziende.

    La tecnologia chiave che alimenta il Fediverso è il protocollo ActivityPub, basato su standard open source. Questo protocollo permette la comunicazione e la condivisione di contenuti tra diverse piattaforme, creando un’esperienza fluida e senza barriere.

    I vantaggi del Fediverso

    Quali sono i vantaggi del Fediverso?

    • Decentralizzazione: il potere non è nelle mani di un’unica azienda, ma distribuito su una rete di server indipendenti.
    • Maggiore controllo: gli utenti hanno più controllo sui propri dati e sulla propria privacy.
    • Libertà di espressione: il Fediverso offre un ambiente più aperto e libero rispetto ai social media tradizionali.
    • Interoperabilità: gli utenti possono comunicare e condividere contenuti tra diverse piattaforme.

    Gli svantaggi del Fediverso

    Quali sono gli svantaggi del Fediverso?

    • Minore visibilità: le piattaforme del Fediverso hanno generalmente un bacino d’utenza minore rispetto ai social media tradizionali.
    • Complessità: la struttura decentralizzata può risultare più complessa da utilizzare per alcuni utenti.
    • Mancanza di moderazione: la moderazione dei contenuti è affidata alle singole comunità, con possibili rischi di disinformazione e contenuti offensivi.
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    Una rappresentazione del Fediverso

    Fediverso e futuro dei social media decentralizzati

    Ecco, spero che queste oche righe possano essere state esaustive nella comprensione del Fediverso. Concetto che, come è evidente, torneremo di continuo.

    Di certo, l’approdo di Threads del Fediverso, come detto all’inizio, rappresenta un momento importante. Da sottolineare.

    Segna l’accesso ad un futuro dei social media sempre più decentralizzato e, si spera, più interconnesso.

    Un futuro in cui gli utenti avranno maggiore controllo sui propri dati e sulla propria esperienza online. E in cui la condivisione di idee e contenuti sarà libera, nei limiti del consentito, ovviamente

    E quindi decentralizzazione e interoperabilità saranno le parole chiavi che caratterizzeranno i social media nel prossimo futuro.

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