Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Spreaker raggiunge 1 milione di utenti registrati

    Spreaker raggiunge 1 milione di utenti registrati

    Spreaker che seguiamo ormai da tempo ha annunciato oggi di aver raggiunto 1 milione di utenti registrati. La startup bolognese si così porta in primo piano nell’ambito dei servizi online internazionali

    spreaker logoSiamo particolarmente felici nel dare questa notizia anche perchè seguiamo Spreaker praticamente da quando è nata e abbiamo sempre seguito con interesse tutte le varie tappe che ne hanno segnato il percorso in crescita di questa startup nata a Bologna nel 2010, molto conosciuta e usata in Italia e anche negli Usa. Spreaker è la piattaforma che ti permettere di creare podcast LIVE e di condividerli e distribuirli facilmente in Rete e oggi ha annunciato di aver raggiunto 1 milione di utenti registrati. Una uova tappa importante per la startup bolognese che, grazie a questo nuovo traguardo, si porta in primo piano nel panorama internazionale dei servizi sul web.

    Un milione di utenti registrati, una FanPage con più di 25 mila like, 500 mila iscritti attraverso l’app di Facebook, la grande forza del prodotto sta nella sua estrema semplicità d’uso e nel grande potenziale di utilizzo.

    Ogni mese sulla piattaforma si contano più di 48 mila ore di registrazione: i produttori, in maggioranza americani e italiani, raccontano e si confrontano su svariati temi d’attualità: dalle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, alla cronaca dell’ultima partita della squadra del cuore, alle trasmissioni tech per gli amanti della Rete e delle ultime novità in ambito mobile.

    Artisti come i Ting Tings hanno presentato in diretta mondiale il loro primo album chattando con i fans e ricordando attraverso alcuni brani chiave il loro percorso discografico; i protagonisti delle primavere arabe hanno portato le loro testimonianze in diretta dalle piazze delle rivoluzioni, gli Indignados hanno raccontato attraverso la piattaforma l’occupazione delle principali piazze spagnole.

    Quindi non solo musica e intrattenimento ma anche informazione e attenzione ai fatti che accadono nel mondo, con la possibilità di veicolare e condividere messaggi in audio e interagire con utenti da ogni parte del mondo. Questa la grande forza di Spreaker.

    Per il 2013 l’azienda ha come obiettivo incrementare la crescita degli utenti focalizzandosi sul miglioramento dell’offerta mobile che avrà sempre maggiori tool professionali per un’ottima qualità della registrazione. Allo stesso tempo verranno migliorati gli strumenti web per favorire ed arricchire l’esperienza utente.

    A questo punto non ci resta che fare i complimenti allo straordinario team di Spreaker e augurare traguardi ancora maggiori. E ovviamente noi saremo qui a raccontarveli!

  • Cresce il Mobile in Italia e in Europa

    Cresce il Mobile in Italia e in Europa

    Da una recente indagine condotta da comScore in EU5 (Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito) la penetrazione degli smartphones è al 53,7% con 130 milioni di persone che li posseggono. E tra questi il 15,5% possiede un tablet, dato in crescita rispetto allo scorso anno

    Cresce l’uso dei dispositivi mobili in Europa e anche nel nostro paese. Ricordiamo che il nostro paese da questo punto di vista è uno dei paesi che possiede il numero di smartphones più alto, di conseguenza sappiamo bene quanto si alta la penetrazione degli smartphones nel nostro paese. Però oggi ne abbiamo un’ulteriore conferma da questa recente ricerca ad opera, avente come periodo gli ultimi tre mesi, di comScore che riporta i dati in riferimento a EU5, ossia Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito.

    Cresce il mobile in Italia e in Europa

    In sostanza il dato generale è che il 53,7% della popolazione di questi paesi possiede uno smartphone, quasi 130 milioni di persone e tra questi, il 15,5% detiene un tablet, un dato in crescita rispetto allo scorso anno quando erano 9,3%. Una crescita in un anno del 6,2% che testimonia l’effettiva crescita dei tablet in Europa.

    Se guardiamo ai singoli paesi, in Italia la percentuale è del 15,1% al pari della Francia. La percentuale più alta è del regno Unito col 17,7%, segue poi la Spagna col 16,9%. Chiude la Germania con la percentuale più bassa del 12,8%, ben al di sotto della stessa media europea.

    Allora, al di là della conferma della forte penetrazione dei dispositivi mobile nel nostro paese, che ne pensate? Anche voi siete tra il 15,1% di persone che detiene uno smartphone e un tablet? Fateci sapere

  • #Primarie del #PD, Renzi più coinvolgente, Bersani piace e Vendola il più seguito

    #Primarie del #PD, Renzi più coinvolgente, Bersani piace e Vendola il più seguito

    Mancano poche ore ormai al voto per le Primarie del Centrosinistra che vedono in lizza cinque candidati, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato. Ma vediamo lo studio compiuto da BlogMeter e Politecnico di Milano che traccia un quadro completo di quelle che sono state le conversazioni sulla rete nelle ultime tre settimane

    Interessante lo studio che BlogMeter e Politecnico di Milano hanno portato avanti nelle ultime tre settimane monitorando le conversazioni sulle primarie del Pd e sui cinque candidati Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato. I risultati dello studio sono stati resi noti oggi e vedono i tre candidati principali primeggiare ognuno in un settore specifico. Infatti dalle conversazioni monitorate dal 1 al 23 novembre, cioè fino a ieri, il sindaco di Firenze mattero Renzi è il candidato che è stato capace di creare più engagement coi propri sostenitori sul web, Bersani comunque piace e il governatore della Puglia Vendola è quello che risulta avere il maggior seguito su Facebook come su Twitter. Ma vediamo i dati più nel dettaglio.

    Intanto sono stati 600 mila i documenti analizzati da inizio novembre ad oggi e per la gran parte, l’88%, provengono dai dai social network. Il 38% di questi riguarda Matteo Renzi, il 29% riguarda il segretario del PD Pierluigi Bersani, che colleziona il maggior numero di citazioni da siti di notizie, segue poi Nichi Vendola col 23%, più staccati gli altri due candidati, Puppato e Tabacci, ai quali fa riferimento il 5% dei documenti presi in analisi.

    Le interazioni scaturite da tutte le conversazioni analizzate sui social network sono state cicra 1 milione e da questo punto di vista Nichi Vendola è il candidato che colleziona il maggior numero di followers e fans, quasi 250 mila su Twitter e oltre 500 mila su Facebook. Anche se c’è da registrare che Matteo Renzi nelle ultime settimane è stato più bravo ad attrarre ben 662 fan e 1.225 follower al giorno, superando proprio Vendola, 561 follower e 172 fan al giorno; Bersani invece 426 follower e 72 fan al giorno.

    Come dicevamo prima, il candidato che ha saputo più di tutti esercitare maggiori capacità di engagement, quindi coinvolgimento, col proprio seguito è stato Matteo Renzi: negli ultimi giorni, mediamente ogni suo tweet riesce ad ottenere 107 reazioni (retweet e risposte), e per ogni post su Facebook 1.451 tra like, commenti, condivisioni. Il suo tweet più virale è stato quello contro lo stipendio di Manganelli:

    Ma Bersani se la cava infatti se guardiamo Twitter, per ogni tweet genera 77 reazioni, mentre Vendola, visto da Facebook, per ogni post ottiene 1451 reazioni.

    Primarie PD - BlogMeter Politecnico Milano

    Interessante è la valutazione delle conversazioni dal punto di vista della sentiment analysis, ossia si tratta di vedere quale sia il tenore delle conversazioni, quindi se positive o negative nell’esprimere delle opinioni. Ed è qui che il segretario del Pd Bersani esce vincente: il rapporto delle conversazioni che lo riguardano tendono ad essere più positive, 46%, che negative, 54%. Per il sindaco di Firenze Renzi il rapporto è leggermente più basso, 44% positive, 56% negative; per Vendola 37% positive, 63% negative.

    “Le rilevazioni effettuate confermano quanto il dibattito sulla rete sia diventato elemento centrale del discorso politico. Le strategie dei candidati sono tuttavia molto diverse – dichiara Giuliano Noci, ordinario di Marketing del Politecnico di Milano -; Matteo Renzi punta decisamente sui social network; non tanto e solo in termini di fan e follower quanto soprattutto in termini di capacità di ingaggio: il suo obiettivo è far parlare gli altri di sé e dei suoi temi, così come aveva fatto Obama nella sua campagna elettorale. Vendola, che è il più seguito in termini di fan e follower, ne fa un utilizzo misto: dai social network emerge sia il suo profilo personale che quello politico ma questa commistione di contenuti non lo ripaga. Bersani combina invece un approccio comunicativo tradizionale con un uso comunque rilevante della rete: non a caso è il candidato più ripreso dai siti web degli editori.”

    La sintesi che fa Noci è assolutamente condivisibile e traccia in maniera più netta tutto il quadro. A questo punto non ci resta che attendere l’esito del voto, vedere chi predomina poi nei voti reali e solo allora sapremo come e quanto le conversazioni sulla rete hanno inciso sull’esito finale. Vedremo.

  • Social TV, performance dei programmi tv su Facebook e Twitter dal 15-22 Novembre

    Social TV, performance dei programmi tv su Facebook e Twitter dal 15-22 Novembre

    Servizio Pubblico fa boom su Facebook con lavoro e scontri sociali, X Factor accende la polemica su Twitter dopo l’eliminazione dei Frere Chaos. Le interviste a Landini e Briatore sono le più coinvolgenti della settimana per i fan di Santoro. I follower di X Factor hanno fatto le ore piccole per twittare sulla polemica scatenata da Arisa contro gli altri giudici dopo l’uscita dei Frère Chaos

    E siamo anche questa settimana a riportarvi le performances dei programmi tv più seguiti, attarverso commenti, like e interazioni, su Facebook e Twitter che ci fornisce Reputation Manager In questa settimana si può dire che l’attenzione si è accentrata sulla puntata di ieri sera di X Factor, #xf6, che ha visto lo scontro diretto tra i due giudici della gara, Arisa e Simona Ventura, subito dopo l’esclusione dalla gara dei Frère Chaos. Diciamo anche che il nervosismo era nell’aria ormai da qualche puntata e vedeva sempre Arisa come protagonista con Elio. Ma anche Santoro questa settimana colleziona un ottimo risultati soprattutto attraverso Facebook

    Facebook

    Cresce del 29% rispetto alla settimana scorsa la percentuale di fan che scrive sulle Fan Page dei programmi tv. Servizio Pubblico incrementa del 58% i fan attivi (6867) superando X Factor (6.256).

    Audisocial-Fan-Active-Reputation-Manager-15-22nov2012

    X Factor continua ad essere in testa alla classifica per livello di interazione, ma riduce sensibilmente il suo distacco da Servizio Pubblico, che cresce del 71% in termini di post e commenti dei fan sulla pagina rispetto alla settimana precedente. Al quinto posto entra Piazza Pulita.

    Audisocial-Facebook-Interaction-Reputation-Manager-15-22nov2012

    The Best Post

    Tra le performance di Chiara e Ics ad X Factor, il secondo post che ha ricevuto più like questa settimana riguarda Uomini e Donne.

    Audisocial-Facebook-Best-Post-Reputation-Manager-15-22nov2012

    Sulla Fan Page di Servizio Pubblico i post che più hanno stimolato la partecipazione dei fan questa settimana riguardano il tema del lavoro e gli ultimi scontri di piazza.

    E’ interessante notare che si tratta di opinioni espresse da due tipologie di personaggi decisamente distanti tra loro:

    Landini: “Se il governo passasse dall’essere formato da professori a gente normale che vive e lavora da mattina a sera, forse in Italia qualcosa cambierebbe.” (2308 like, 187 commenti, 437 condivisioni)

    Briatore: quando vediamo le cariche di poliziotti che guadagnano 1000€ al mese contro studenti che non trovano lavoro dobbiamo star male tutti. E’ una battaglia tra poveri.” (1312 like, 913 commenti, 230 condivisioni)

    Anche nella classifica che misura il grado di reattività dei fan ai messaggi sulla pagina, Servizio Pubblico migliora la sua performance con un incremento settimanale di like del 113%. Report con 10.354 like dei fan guadagna ben cinque posizioni.

    Audisocial-Facebook-Reaction-Reputation-Manager-15-22nov2012

    Twitter

    Anche questa settimana Twitter conferma la sua polarizzazione su  X Factor (74,% dei tweet totali sui programmi tv). In particolare nell’ultima puntata, l’attenzione dei follower è stata catalizzata dall’uscita dei Frère Chaos e dalle polemiche scatenate da Arisa.

    I messaggi più retwittati dopo quelli dedicati all’ospite inglese Conor Maynard, sono stati:

    stanzaselvaggia_#xf6

    Piazza Pulita e Otto e Mezzo risalgono piazzandosi al terzo o quarto posto della classifica hashtag dei programmi tv.

    Audisocial-Twitter-Reputation-Manager-15-22nov2012.png

    Audisocial-Twitter2-Reputation-Manager-15-22nov2012

    Come si vede bene bene su Twitter la maggior parte dell’attenzione della settimana si concentra su #xf6, su X Factor, con il 74,4% è di gran lunga il più twittato. Vuoi anche per la querelle tra i giudici che il giovedì sera fa salire non poco l’”AudiSocial tv.

    Ma se guardiamo al dato in generale i programmi che riescono a sviluppare un alto livello social sono solo due, X Factor e Servizio Pubblico. E nonostante la grande diversità di pubblico è notevole il forte carattere social, la voglia di interagire in rete. Cosa che ancora non riescono a sviluppare gli altri programmi. Se guardiamo ad esempio Ballarò, ha un livello di interazione ma anche di fan e follower attivi molto basso, nonostante sia un programma molto seguito e che, dati auditel, ha un audience molto più alta.

    E’ chiaro che siamo ancora agli inizi di un fenomeno che sicuramente nei prossimi mesi conoscerà ancora più diffusione e curiosità. Noi cercheremo, grazie a questi dati, di vedere come si sviluppa il fenomeno e quali considerazione via via trarre.

    A proposito, e le vostre considerazioni? Che ne pensate?

  • Mafie al Nord, NOI NO! Gli Open data e i media digitali [Live Streaming]

    Mafie al Nord, NOI NO! Gli Open data e i media digitali [Live Streaming]

    Evento interessante che abbiamo modo di trasmettere in live streaming oggi grazie ad Altratv.tv. “Mafie al Nord, NOI NO!” organizzato dai Giovani Imprenditori di CNA Torino. Programma ricco con Alberto Perduca (Procuratore aggiunto Procura Torino), Lorenzo Benussi (MIUR), Andrea Di Benedetto (Giovani Imprenditori CNA) nella mattinata e poi nel pomeriggio spazio spazio alla cittadinanza attiva in rete e alla rete che informa con, tra gli altri, Anna Masera, Davide Gomba e Giampaolo Colletti

    Per gli imprenditori e cittadini del Nord parlare di mafie era un insulto. Poi, in pochi mesi, sciolti per mafia due comuni della cintura torinese. L’indagine “Minotauro” della Procura di Torino ha svelato l’avanzato stato di infiltrazione della ‘ndrangheta nella società piemontese, conseguenza di anni di sottovalutazione. Anni di cono d’ombra. Anni di una rete tessuta nel silenzio.

    NoiNo-a-rete-unificata

    Mafie al Nord, NOI NO!” è l’evento promosso venerdì 23 ottobre dai Giovani Imprenditori di CNA Torino per capire cosa sta accadendo ed in quale modo riprendere in mano le sorti del Paese. Ne parleranno, nella prima sessione, Alberto Perduca (Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Torino) e Daniele Vaccarino (Presidente CNA Torino), moderati da Giuseppe Legato (La Stampa). Nella seconda sessione focus sull’open government e gli open data come possibile chiave di svolta per contrastare le infiltrazioni mafiose nella PA. Interverranno: Fosca Nomis (Comune di Torino), Maria José Fava (Libera Piemonte), Roberto Tricarico (Commissione Speciale per la promozione della Legalità Comune di Torino), Lorenzo Benussi (Ministrero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e Andrea Di Benedetto (Presidente Giovani Imprenditori CNA). Modererà Giampaolo Colletti (Nòva24-Sole24Ore).

    L’evento è trasmesso in diretta “a rete unificata” dalla Sala d’Onore del Castello del Valentino di Torino oggi venerdì 23 novembre dalle ore 10.00 su Cnanext.it, su Altratv.tv e sulle web tv, blog, videoblog e media locali digitali del network. In live streaming anche sui grandi network editoriali e qui sul nostro blog. #noino l’hashtag per twittare in diretta.

    Nel pomeriggio spazio alla cittadinanza attiva in rete, alla rete che informa, che crea comunità e che genera business, con Anna Masera (La Stampa), Lorenzo di Dieco (Rai Ragazzi), Gian Paolo Caprettini e Lorenzo Denicolai (Università di Torino – ExtraCampus TV), Davide Gomba (Officine Arduino) e Giampaolo Colletti (Altratv.tv e co-autore Social TV, Gruppo24Ore).

    Programma della giornata

     – ore10,00 – 1° Sessione. LE MAFIE AL NORD – diretta streaming –

    dott. Alberto Perduca
    Procuratore della Repubblica Aggiunto,
    Procura Repubblica di Torino
    Daniele Vaccarino Presidente CNA Torino.
    Modera: Giuseppe Legato giornalista de “La Stampa”.

     – ore 11,30 – 2° Sessione. OPEN GOVERNMENT
    NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – diretta streaming –
    ne parliamo con:
    Andrea Di Benedetto
    Presidente Giovani Imprenditori CNA,
    Fosca Nomis Consigliere Comune di Torino,
    Maria José Fava Referente Libera Piemonte,
    Roberto Tricarico Presidente Commissione Speciale per la
    promozione della Legalità Comune di Torino,
    Lorenzo Benussi Membro dell’ufficio di Gabinetto del Ministro
    dell’Istruzione Università e Ricerca
    Michele D’Alena
    Coordinatore Agenda Digitale Comune di Bologna.
    Modera: Giampaolo Colletti
    giornalista e cofondatore di Altratv.tv.

    ore 15,00 – BARCAMP CON LE WEB TV,
    I MEDIA DIGITALI LOCALI E LE MIGLIORI COMMUNITY
    I casi di successo del territorio raccontati in 3′
    LABORATORIO: SOCIAL E WEB TV, ISTRUZIONI PER L’USO
    Fotografia e consigli per accendere una social tv
    PLENARIA: LA RETE CHE INFORMA,
    CHE CREA COMUNITÀ, CHE GENERA BUSINESS
    Social, mobile e “crowd”: punti di forza e trend emergenti per incrementare traffico e rilevanza per web tv, media e community.

    Anna Masera La Stampa
    Lorenzo di Dieco Responsabile web e comunicazione – Rai Ragazzi
    Gian Paolo Caprettini Università di Torino – ExtraCampus TV
    Lorenzo Denicolai Università di Torino – ExtraCampus TV
    Francesca Lavazza Lavazza*
    Davide Gomba Officine Arduino
    A cura di Altratv.tv

  • Chi compra moda online è un consumatore evoluto [Infografica]

    Chi compra moda online è un consumatore evoluto [Infografica]

    Sono donne, giovani, in quattro casi su dieci provengono dal Sud o dalle Isole. Ecco gli utenti che comprano di più e più spesso: in diversi casi acquistano in un anno più di 20 prodotti all’anno e negli ultimi tre mesi. Si aggiornano sui social network e amano condividere i propri look. Sono i risultati dell’ultimo approfondimento estratto dall’E-commerce Consumer Behaviour Report 2012 realizzato da ContactLab

    Se è vero che non vi sono grandi differenze di genere tra chi in Italia fa acquisti online, è vero anche che lo shopping ‘modaiolo’ è ancora una pratica ad appannaggio femminile: tra gli acquirenti online di abbigliamento e calzature che hanno comprato più di sei prodotti nell’ultimo anno sette su dieci sono donne. Ma dove abitano e quanti anni hanno questi fashion addicted digitali? Due su cinque vivono al Sud e nelle Isole e più della metà ha meno di 35 anni.

    Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dalla ricerca Fashion ed e-commerce in Italia: le abitudini degli acquirenti online (disponibile in download gratuito su http://www.contactlab.com/report-ecommerce-moda), un approfondimento inedito a cura di ContactLab, estratto dall’E-commerce Consumer Behaviour Report 2012 e condotto sull’analisi dei comportamenti dei rispondenti che hanno acquistato online nell’ultimo anno almeno un prodotto di abbigliamento e calzature.

    E-commerce-e-moda-ContactLab

    Tra gli acquirenti del settore fashion si distinguono soprattutto coloro che in un anno acquistano online più di sei prodotti di questa categoria, arrivando in molti casi a superare i 20: è con loro che ContactLab traccia il profilo tipo dei ‘fashion addicted digitali’.

    Sono utenti la cui frequenza di acquisto è significativamente più alta rispetto a quella del totale degli utenti Internet italiani intervistati nell’indagine: uno su tre, infatti, ha acquistato online negli ultimi tre mesi più di 5 volte, mentre la metà degli utenti internet nel complesso dichiara di non avere acquistato online più di una volta nello stesso periodo di tempo.  Insomma, chi acquista dai siti e-commerce dedicati alla moda, acquista di più e più spesso.

    “Poter osservare così da vicino un determinato target di utenti, in questo caso gli acquirenti online di abbigliamento e calzature, permette alle aziende del settore di comprendere meglio le abitudini e i comportamenti dei propri utenti – dichiara Emanuela Del Forno, marketing manager di ContactLab. I dettagli della fotografia scattata offrono infatti spunti utili per elaborare strategie di comunicazione e vendita in linea con le aspettative e le esigenze della propria customer base. Questa tipologia di approfondimenti fa parte di un sistema di servizi a valore aggiunto che ContactLab grazie alle sue competenze specifiche mette a disposizione di aziende e brand che vogliono approfondire il proprio mercato di riferimento”

    Il ‘profilo tipo’ del fashion addicted digitale

    L’acquirente fashion più assiduo ha un’età piuttosto giovane – concentrata tra i 25 e i 44 anni, è donna in sette casi su dieci e nel 42% dei casi risiede al Sud o nelle Isole. Questo è molto interessante poiché dimostra come – almeno in questo comparto merceologico – l’acquisto online è una pratica consolidata in queste regioni, contrariamente al ‘ritardo digitale’ che spesso viene imputato a questi territori.

    Prendendo in considerazione la frequenza di acquisto, vi è un numero decisamente alto di ‘fashion addicted digitali’82% contro il 68% del totale degli acquirenti online monitorati dall’ECBR12- che hanno effettuato almeno un acquisto online negli ultimi tre mesi indipendentemente dalla categoria merceologica. Parliamo quindi di utenti che hanno un’alta frequenza di spesa e che, come per l’intero universo degli acquirenti online, comprano in rete già da anni usando l’e-commerce come una modalità di acquisto alla pari con i canali tradizionali.

    Sono high spender: uno su tre ha speso online nell’ultimo anno solo per l’abbigliamento più di 1000€, e c’è anche chi (il 15%) ha superato i 2000€. In generale oltre la metà di loro ha acquistato nell’ultimo anno beni per un valore di oltre 500€. Il dato acquisisce ancor più valore se consideriamo che il 27% di questi fashion addicted digitali ha meno di 25 anni e che nel tracciare il loro profilo la loro età non supera – in nove casi su dieci- i 44 anni. Un dato tanto caratterizzante quanto lo è la loro spesa media annua online, che si aggira sugli 850€, prevedibilmente più alta rispetto a quella dell’utente Internet Italiano (circa 650€).

    Inoltre questi acquirenti sono utenti internet più evoluti, come dimostra l’uso più consistente che fanno dei dispositivi mobili: due su cinque infatti si informano o acquistano da mobile, contro una media di tre utenti su dieci a livello nazionale. Un altro fattore degno di nota è l’utilizzo più massiccio che questi utenti fanno dei metacomparatori.

    Un target mattiniero, che fa acquisti responsabili

    In generale gli high spender del fashion, così come tutti gli altri utenti Internet italiani che hanno effettuato acquisti online, in un caso su due non hanno preferenze sull’orario di acquisto. Se però consideriamo solo gli utenti che esprimono una preferenza netta, invece di dichiarare di acquistare online indifferentemente nel corso della giornata, li scopriamo mattinieri: uno su quattro solitamente acquista prodotti di moda mentre fa colazione, mentre si reca in ufficio o comunque prima della pausa pranzo.

    Molto importante come sempre risulta essere la disponibilità del metodo di pagamento preferito sul sito prescelto per l’acquisto: per quasi nove acquirenti fashion su dieci incide sulla decisione di acquistare online.

    Tra questi utenti vi è inoltre una propensione maggiore al pagamento tramite PayPal – oltre alle carte di credito prepagate, ormai uno dei mezzi preferiti da buona parte di tutti gli acquirenti online – il che evidenzia non solo l’esigenza di un metodo più comodo interamente online, ma anche una maggiore attenzione alla privacy e alla garanzia nell’acquisto.

    Compro, mi vesto, condivido

    Infine questa parte di acquirenti forti ama condividere sui social network la propria esperienza d’acquisto: in un caso su tre scrivono recensioni e commenti sui social network, ma soprattutto amano diventare follower del brand raccontando le proprie esperienze e, nel caso dell’abbigliamento, condividendo talvolta anche i propri look.

    “Un dato molto importante per le aziende del comparto – conclude Del Forno –che possono trovare nel canale social una strada privilegiata per ottenere la fiducia dei propri consumatori e promuoverli ad ambasciatori del brand. In particolare, una strategia integrata che sfrutti le potenzialità dei diversi canali per fidelizzare e valorizzare il rapporto coi propri utenti è infatti la direzione che le aziende del settore devono seguire se vogliono fare la differenza”

    E-commerce-e-moda-ContactLab-Infografica

  • Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Il nostro paese ha aderito nell’ottobre dello scorso anno all’Open Government Partnership, iniziativa che punta a maggiore apertura e trasparenza della Pubblica Amministrazione. E il prossimo 10 dicembre si terrà a Roma il terzo meeting europeo. Abbiamo chiesto un parere a Ernesto Belisario

    Trasparenza, partecipazione, collaborazione. Questi i tre temi portanti dell’Open Government Partnership, un’iniziativa alla quale l’Italia ha aderito ad ottobre dello scorso anno presentando un piano d’azione nazionale che vuole mettere in campo azioni concrete per l’apertura della Pubblica Amministrazione. Ma OGP significa anche partecipazione attiva della società civile, che può interagire con la PA al fine di facilitare l’accesso ai dati, creare forme di cooperazione tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni e promuovere processi decisionali condivisi.

    Ernesto Belisario - Open Government“In Italia la società civile ha fatto molto – afferma Ernesto Belisario, presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government – specialmente quando questi temi non erano sull’agenda del Governo. Ma, adesso, la frammentazione delle associazioni che lavorano in quest’ambito non aiuta il Paese a fare il salto di qualità nella costruzione di un percorso verso l’Open Government che sia partecipato, comune e sinergico”

    E proprio al fine di costruire un sentiero che sia partecipato, comune e sinergico è stato creato uno spazio (http://ogpitalia.ideascale.com/)  in cui poter proporre idee e sostenere o commentare idee che possano arricchire il dibattito sull’Open Government e fornire spunti interessanti  per il prossimo incontro europeo che si terrà a Roma il 10 dicembre.  Alcuni spunti sono già stati inseriti e tra questi c’è quello proposto dallo stesso Belisario per la collaborazione tra Governo e società civile (http://ogpitalia.ideascale.com/a/dtd/Collaborazione-tra-governo-e-societ%C3%A0-civile/296658-21339), da poter attuare attraverso l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente di consultazione e collaborazione tra le realtà che a vario titolo si occupano di Open Government in Italia.

    “Anche in considerazione delle attività dell’Open Government Partnership – continua Belisario – e di quello che sta succedendo nella gran parte dei Paesi aderenti a OGP, ci sembra particolarmente importante la costituzione di un coordinamento operativo tra le Associazioni e le altre espressioni della società civile che si occupano di Open Government con la duplice finalità di monitorare il rispetto degli impegni presi dal Governo nell’action plan già presentato e concorrere a definire i prossimi”

    Tutti possono contribuire a questo importante processo di apertura della PA. Ma per essere protagonisti occorre informarsi e interagire. Leggere, commentare, votare le idee di questo spazio può rappresentare un primo passo per una necessaria cooperazione.

  • Le guerre nel Mondo 2.0

    Le guerre nel Mondo 2.0

    I tragici bombardamenti su Gaza nei giorni scorsi ripropongono ancora una volta il problema irrisolto della “questione palestinese” col forte rischio che si possa di nuovo aprire una guerra. Ma ad irrompere in questa, come anche nella questione siriana, è il web 2.0, i social media usati come strumento di informazione e di propaganda. Stiamo andando verso nuovi scenari ed è necessario un forte senso di consapevolezza

    Ho cominciato a navigare in internet alla fine degli anni ’90 percependo la rete come una meravigliosa finestra aperta sul mondo. Per mia natura sono curiosa e fin dai miei primi passi nel mondo 2.0 ho cercato di usare questo mezzo per conoscere luoghi, personaggi e storie. Più avanti compresi le incredibili potenzialità dei collegamenti che si potevano realizzare utilizzando la rete per organizzare eventi ai quali potevo invitare esperti che con altri mezzi non avrei mai potuto avvicinare. Il primo grande sconvolgimento mondiale, che ho avuto modo di osservare da questa particolare finestra, è stato l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 che portò ad un’esplosione di innumerevoli teorie, consultabili su svariati siti, riguardo ai mandanti e alle modalità di quel terribile atto terroristico.

    Nei mesi antecedenti avevo già cominciato a conoscere alcuni canali d’informazione alternativi come Indymedia che ebbe una notevole importanza nel riportare i fatti del G8 di Genova e le proteste anteriori del mondo no-global. Ho vissuto dal pc la guerra in Iraq e quella in Afghanistan con tutto il susseguirsi di voci pro e contro la partecipazione da parte degli Stati Uniti, la morte di Saddam Hussein, quella di Osama Bin Laden e quella  Mu’ammar Gheddafi. Alla fine degli anni ’90 e ai primi del 2000 solo un numero esiguo d’individui si ritrovava in rete a discutere nei gruppi e nei forum, con la nascita dei social network  molte più persone hanno utilizzato il proprio spazio in rete (casa virtuale) per divulgare notizie, esporre un pensiero ed esprimere un giudizio su un fatto importante del mondo ricevendo per questo un feed back immediato da parte degli utenti legati alla sua piattaforma.

    La questione palestinese per molti italiani è sempre stata vissuta come l’ingiustizia di un popolo che ha subito l’invasione e la prepotenza di un altro popolo. Quando ero adolescente molti miei coetanei portavano la kefiah in solidarietà al popolo palestinese, non mi pare che nessuno contestasse questa scelta come segno di antisemitismo al contrario di quanto succede in questi giorni su twitter quando esprimi un pensiero sui bambini di Gaza.

    Il mondo in Guerra

    PeaceReporter riporta, nella sua mappa sulle guerre nel mondo, 31 conflitti nel 2011. In queste ultime ore sono oltre 7.000 i profughi nel Congo in fuga dalla guerra che vede contrapposti l’esercito ai ribelli, le notizie a riguardo sono poche e, a parte i mass media generici, mi chiedo il perché alcune guerre suscitino un appeal diverso rispetto ad altri conflitti. Cerco di darmi le risposte e quello che posso immediatamente riscontrare è che sicuramente ciò non dipende dal numero delle perdite di civili o da quello delle donne o dei bambini coinvolti. Lo dimostra il fatto che da mesi i siriani gridano in rete il dolore del loro popolo dove, dall’inizio del conflitto, sono morte circa 40.000 persone di cui 3.000 bambini, eppure oggi l’attenzione del mondo sembra essere concentrata soprattutto su Gaza. Attenzione, non ho intenzione di giudicare nessuno, sto solo cercando di capire i motivi.

    Tornando alla mappa di peacereporter notiamo che è il conflitto in Darfur che ha causato il maggior numero di perdite di vite umane (circa 300.000 dal 2003 al 2011). La mappa inoltre ci fa notare come quanti di questi conflitti siano guerre civili, guerre fra etnie diverse di una stessa nazione (come nel caso dello Yemen) e guerre relative a dispute per l’appartenenza o meno di territori di confine.  Riguardo al medio oriente, al continente africano e ad alcune nazioni dell’Asia è comune percezione che quelli siano da sempre territori di contese e siccome sono piuttosto lontani da noi in fondo non ci riguardano. Pensando al centro america vengono in mente i conflitti fra narcotrafficanti e  considerando la Russia  molti credono che nei territori nord caucasici ci siano molti terroristi e che Putin in fondo faccia bene a tenere quella gente “sotto osservazione”.

    Il conflitto israelo-palestinese sembra avere contorni più chiari: da una parte c’è un popolo oppresso, dall’altra un popolo oppressore, oppure: avvertiamo il pericolo dell’avanzata del fondamentalismo islamico che dev’essere arrestata dal popolo eletto. Fin dalla notte dei tempi  è sempre stata volontà dell’uomo quella d’interpretare i fatti ed orchestrarli a proprio piacimento, si sono scritti libri di storia lontani dalle storia reale, stessa cosa è successa poi sui giornali e oggi in rete queste manipolazioni volute (e a volte inconsce) si sono moltiplicate.  La disputa fra il buono e il cattivo ha sempre suscitato un fascino maggiore rispetto a quella fra Caino e Abele, i panni sporchi si lavano in famiglia per cui le guerre intestine in fondo vengono percepite come se  non fossero affari nostri mentre altre offrono l’occasione di far emergere il tifoso latente in tutti noi.

    Cercando di documentarmi sulla guerra in Siria mi sono accorta di quanto io sia ignorante e allo stesso tempo di quanti fini analisti politici ci sono nel nostro paese pronti a vomitare con rabbia le loro tesi in rete.  Ho osservato inoltre la presenza di numerosi fake e di quanto sia facile ricevere “certe” attenzioni anche da chi, apparentemente molto lontano, si dimostra “particolarmente attento” alla tua percezione del conflitto.  Come avevo detto prima, su twitter basta una frase rivolta ai bambini palestinesi per farti dare dell’antisemita anche da persone che tu non segui. Ho letto alcune cose che mi hanno fatto rabbrividire come il parlare di “morti utili” da parte di un politico italiano riguardo a questa delicatissima situazione. Sono convinta che tutti gli israeliani non siano fondamentalisti sionisti come non tutta la popolazione araba sia fatta da talebani, al contrario di come certe persone e alcuni mass media vogliono indurci a credere.

    La mia speranza, riguardo ad ogni conflitto, è che prevalga il dialogo per la salvaguardia di tutte le vite umane, eppure spesso ho l’impressione di essere tirata da una parte o dall’altra. Continuo ad osservare su facebook persone che pubblicano foto sulla popolazione uccisa o ferita, bambini compresi, nel tentativo di risvegliare le coscienze, di suscitare la pietas fra i loro conoscenti. Altri non sopportano la vista di tanto orrore e chiedono che non venga mostrato, altri ne sono completamente indifferenti. Credo che ci siano tanti mezzi per suscitare emozioni di fratellanza fra i popoli, quello che da mamma avverto è quanto in comune ci sia nell’amore verso un figlio da parte di tutte le popolazioni del mondo.

    idf tweetsDovremmo ritrovare emozioni che uniscono e non quelle che dividono eppure è proprio su queste divisioni che si gioca la guerra nei social network, già col mio povero modem 56k mi ero accorta di quanto siamo tutti divisi in fazioni, ma adesso che la rete mi offre infiniti canali, e uso più di un social network, osservo quanto facilmente ci sia la volontà di far leva su tutto quello che è più lontano dal dialogo. Se si digita “Gaza” su twitter il primo account ad apparire è quello della IDF (Isreael Defence Forces), dopo arrivano quelli d’informazione palestinesi. Siamo indotti, siamo osservati, la guerra si consuma anche in un tweet o in una condivisione su facebook. E’ quanto mai indispensabile al giorno d’oggi non fermarsi alla prima cosa  che leggiamo ed approfondire anche andando a dare un’occhiata ai siti di chi avvertiamo come dalla parte sbagliata, fermarsi, riflettere e continuare ad indagare. In questi ultimi giorni ho letto su alcuni blog di persone che ritenevo autorevoli autentiche castronerie create ad arte per manipolare la realtà.

    Lo spirito critico è necessario e io che di natura non ne avrei neanche un grammo mi sto sforzando di svilupparlo perché, per quanto mi sia possibile, non voglio cadere in nessun tranello. Ci sono dei valori che sono sempre giusti e che trascendono dalle tifoserie di parte, il rispetto della vita e dei diritti umani, se si perdono di vista questi non c’è ragione che tenga. Nel nostro piccolo possiamo scegliere di essere migliori di coloro che fanno le guerre evitando il loro gioco, tornando sempre alla vita e alla sua sacralità.

    (questo post è apparso su sabrinaancarola.blogspot.it)
  • Pinterest: nasce l’esigenza di un’estetica dei pin?

    Pinterest: nasce l’esigenza di un’estetica dei pin?

    Pinterest più volte lo abbiamo descritto come il vero fenomeno tra i social media del 2012. Grande successo di numeri e le recenti modifiche ne accrescono l’appeal. Eppure tra i tantissimi pin che ogni giorno vediamo non tutti sono adeguati. E’ il caso di parlare di “estetica dei pin”?

    [dropcap]I[/dropcap]n un momento in cui Pinterest è tornato agli onori di cronaca grazie alle ultime novità, dalle notifiche e la gestione degli utenti  alle board segrete ed alle pagine aziendali, ho sentito la necessità di condividere con voi una riflessione autocritica sul modo con cui stiamo usando questo strumento, a maggior ragione se da ieri questo si è fatto ancor più strumento di marketing con le brand pages e se lo sarà ancor di più inserendo elementi di monitoraggio e analisi come sembra voler fare.

    Pinterest: storia autocritica di un cattivo utilizzo

    Da qualche tempo ho notato una mia reticenza nel cliccare su link provenienti da Pinterest rintracciati tramite altri social network. Mi chiedevo perché, perché vedendo un link “pinterestiano” ad esempio su twitter il mio istinto fosse quello di evitare di aprirlo? Non riuscivo a mettere a fuoco il problema fino a quando non mi è passato davanti un tweet di  Rosa Giuffrè

    Pinterest

    con  tema “il pin perfetto”, post che condivido a pieno dato che spesso l’esperienza Pinterest risulta deludente a causa della superficialità con cui vengono inseriti i contenuti su questo social network.

    A questo punto quella “reticenza” ha preso forma ed è diventata una sorta di autocritica al modo di usare Pinterest da parte di molti di noi, me compresa, soprattutto nel settore del social media marketing. In sostanza una volta difronte ad un tweet contenente un link a Pinterest mi sono chiesta:

    Perché per arrivare a leggere “quel” post dovrei cliccare su di un link che mi porta ad un pin la cui immagine non aggiunge e non anticipa nulla e pergiunta mi costringe ad un ulteriore click per raggiungere finalmente il contenuto desiderato?

    Fermo restando che per un’esperienza completa di navigazione su Pinterest siano necessari elementi che vanno “oltre il pin”, ad esempio un link ad un approfondimento, trovo anche che la completezza del messaggio debba essere il pin stesso.

    Capita fin troppo spesso di vedere pin che non contengono alcuna coerenza con il contenuto o che non hanno una completezza, perché parzialmente compilati come dice Rosa ma anche perché l’immagine utilizzata non è stata pensata per quel tipo di comunicazione, così succede addirittura che le stesse immagini portino a contenuti differenti, creando una confusione totale nell’utente che se arriva da un altro social network trova un’immagine “inutile” che è costretto a cliccare per “ottenere soddisfazione”, se invece sta cercando contenuti all’interno di Pinterest si trova davanti una ripetizione di immagini identiche o similari che spesso portano a post diversi tra loro.

    Pinterest 1Pinterest 2Pinterest 3

     

    Pinterest 4Pinterest 5Pinterest 6Pinterest 7

     

    Credo occorra quindi un piccolo cambio di mentalità, uno sforzo in più, che in parte si è già concretizzato con la nascita delle infografiche ma che deve ancora prendere una forma più concreta: pensare che i nostri contenuti possano essere “pinnati”. Dare ai nostri post immagini esaustive evitando di utilizzare riempitivi standard che farebbero sembrare un pin al nostro post identico ad un post di qualcun altro, dare al lettore un’impatto visivo che renda giustizia al suo click e che sia la leva per il prossimo click di approfondimento. Blogger o brand o editori o copywriter, è indifferente, il pin dev’essere bello e completo nel messaggio.

    Potremmo dire che siamo di fronte ad una ‘“Estetica dei pin”?

    Qual’è la tua esperienza di pinner?  Quanti pin uguali ti è capitato di notare?

    Quante volte hai evitato di cliccare su un link Pinterest da Twitter perchè “troppi click per arrivare al post”?

  • Il doodle di Google per la Giornata Mondiale dell’Infanzia

    Il doodle di Google per la Giornata Mondiale dell’Infanzia

    Doodle particolare quello di oggi sulla homepage di Google. Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia e il popolare motore di ricerca la ricorda con un doodle che ritrae un momento di felicità

    Giornata Mondiale dell’Infanzia oggi e Google, così coem fece già due anni fa, ricorda la data con un doodle sulla homepage che ritrae uno spettacolino per bambini.

    La data del 20 Novembre ricorre in quanto la Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia venne approvata proprio in questa data del 1989, 23 anni fa. Ratificata da tutti paesi del mondo, solo due ancora non lo hanno fatto: Somalia e Usa. E da quando Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, già dal 2008, non sono mancati i continui appelli a procedere alla ratifica della Convenzione.

    Articolo 2
    Divieto di discriminazione
    Tutti i bambini sono uguali. I governi si impegnano a garantire in qualsiasi momento i diritti a tutti i bambini, anche se
    • provengono da un altro paese
    • hanno un altro colore di pelle 
    • sono di sesso diverso
    • parlano un’altra lingua
    • credono in un altro Dio o non credono in nessun Dio
    • hanno genitori che pensano in modo differente dai tuoi, sono più o meno ricchi di te
    • sono handicappati

    (da La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia spiegata ai bambini)

    E l’Art. 22 sottolinea un aspetto di stringente attualità. Proprio i recenti fatti di Gaza ripropongono al centro dell’attenzione che in eventi tragici come questi le vittime principali sono proprio i bambini che vanno protetti sempre e comunque,

    Articolo 22
    Bambini in fuga
    Ci sono bambini che devono abbandonare il loro paese. Scappano dalla guerra, dalla fame, dal bisogno. Talvolta devono fuggire da soli, altre volte sono accompagnati dalla mamma, dal papà o da altre persone. Nel nuovo paese, hanno diritto a una protezione e a un aiuto speciali. Le autorità cercano di scoprire dove vivono i loro genitori o parenti per ricongiungere la famiglia. Se questo non è possibile, i bambini profughi hanno gli stessi diritti dei bambini cresciuti nel paese d’accoglienza.