Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • 1948-2008, 60 anni di Diritti?

    Oggi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 60 anni. Un documento importante che avrebbe dovuto elevare la dignità umana, ma che è stato costantemente disatteso da tutti.

    Nata sulla scia dell’indignazione verso le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale, è uno dei testi fondanti delle Nazioni Unite, anche se non vincolante per i paesi che ne fanno parte. E sebbene abbia superato abbondantemente il mezzo secolo, rimane un documento di straordinaria attualità, anche in virtù del fatto che in 30 articoli è racchiusa la sfera dell’uomo inviolabile, quella che tutti dovrebbero rispettare verso tutti.

    Proprio qualche giorno fa la Fao comunicava che nel mondo c’è ancora un miliardo di persone che muore per fame, cioè quasi un sesto della popolazione mondiale totale. E la maggior parte di questi sono bambini.

    Di seguito gli articoli della Dichiarazione per formulare una propria opinione a riguardo:

    1. Siamo tutti liberi ed uguali
    2. Non discriminare
    3. Diritto alla vita
    4. Nessuna schiavitù
    5. Nessuna tortura
    6. Hai i tuoi diritti ovunque tu vada
    7. Siamo tutti uguali di fronte alla legge
    8. Tutti i tuoi diritti sono protetti dalla legge
    9. Nessuna detenzione ingiusta
    10. Diritto al giudizio
    11. Innocente finché dimostrato
    12. Diritto alla privacy
    13. Diritto di libertà di movimento
    14. Diritto di asilo
    15. Diritto alla nazionalità
    16. Diritto di matrimonio e famiglia
    17. Diritto di proprietà
    18. Libertà di pensiero
    19. Libertà di espressione
    20. Diritto di pubblica assemblea
    21. Diritto alla democrazia
    22. Sicurezza sociale
    23. Diritti dei lavoratori
    24. Diritto di giocare
    25. Un letto e cibo per tutti
    26. Diritto all’istruzione
    27. Diritti d’autore
    28. Un mondo libero e giusto
    29. Responsabilità
    30. Nessuno può toglierti i tuoi diritti

  • C’è crisi! Ma almeno comunichiamo

    Ormai quest’aria di crisi sta invadendo tutti i settori, da quello economico a quello politico (da molto più tempo direi) fino a quello sociale. Ma almeno non mandiamo in crisi quello che sappiamo fare meglio per nostra natura e cioè comunicare.

    Non vi è dubbio che questi sono tempi difficili da affrontare sotto tutti i punti di vista. I giornali e le tv ci bombardano quotidianamente di notizie non proprio allegre e soprattutto siamo noi stessi ogni giorno a confrontarci con un sistema che sembra non saper trovare più una via d’uscita. Non voglio entrare in argomenti già troppo complicati  e che finirebbero per aggiungere insicurezza su insicurezza, ma voglio solo porre l’accento su dato che non può essere messo in secondo piano. Se c’è una cosa che adesso più che in altri momenti possiamo fare è proprio comunicare. Ovviamente non voglio dire che questa sia la panacea a questa crisi, ma almeno potrebbe esserci utile per alleviarla. E poi è una capacità che appartiene a tutti, basterebbe solo estrinsecarla meglio. E ancora una volta è proprio l’esempio di Facebook che viene in aiuto. In questi giorni si parla tanto di questo sito, esempio di quel socialnetwork di cui tanto si è parlato in questo blog. In qualsiasi rete televisiva ci si imbatti, e a qualsiasi orario si parla di Facebook.

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  • Il videocv, nuova frontiera del recruiting

    Per restare in tema di web 2.0 e delle sue molteplici applicazioni a cui si ha accesso, quella della possibilità di utilizzare una propria videopresentazione per cercare lavoro è una delle più interessanti e al tempo stesso, una delle più rivoluzionarie nel settore human resources.

    Qualche giorno fa ho partecipato ad un forum su Xing che verteva proprio sull’utilizzo del videocv e si discuteva sul fatto se questo nuovo formato fosse più o meno utile del CV tradizionale. Dico subito che oggi il videocv è ancora una novità e che sta prendendo piede anche qui da noi in Italia. Anche i siti di recruiting si stanno attrezzando per far si che i candidati possano anche caricare all’interno del proprio profilo una videopresentazione dove basta indicare il link del proprio video e il gioco è fatto. Ma diciamo anche che il videocv è stato conosciuto da tanti grazie proprio ad un giovane americano, Benjamin Hampton, nel febbraio del 2007 fu indicato dalla rivista Time per aver realizzato il miglior video resume, grazie al quale lo stesso Benjamin riuscì a trovare un buon lavoro. Da questo momento in poi è stato un susseguirsi di emulazioni su Youtube di tanti ragazzi che volevano fare la stessa cosa oltre che per farsi conoscere anche per cercare lavoro.

    Per quanto riguarda l’aspetto della selezione, quello più importante, il videocv secondo me è molto importante perchè costituisce un valido supporto al fine di selezionare il profilo migliore. Perchè in video viene fuori tutto quello che il cv cartaceo non riesce a trasmettere; in questo caso sono le immagini che raccontano chi siamo, fanno vedere il modo in cui ci poniamo quando descriviamo chi siamo e cosa facciamo, i movimenti, la postura, viene fuori anche l’inflessione. E’ sicuramente uno strumento che svela appieno chi siamo, come appariamo. Non si tratta solo di trasferire in video quello che il nostro cv cartaceo, ma bisogna trasformare e rendere visibili le nostre attitudini e caratteristiche. Ovviamente il videocv non sostituisce il colloquio di selezione, ma resta un valido strumento in fase di screening.

    Se posso dare qualche suggerimento, tenete ad esempio se volete il video di Benjamin  Hampton, ma non fate un video di cinque minuti come il suo, 2 minuti sono più che sufficienti per dare un’idea di chi siamo; e ricordate di dire chi siete in apertura del video, di concentrare nella parte centrale le nostre esperienze, skills (competenze), di aggiungere hobby e passioni come sport, lettura, e di chiudere con una frase ad effetto, e non dimenticate di dire il vostro numero di telefono, emai e sito/blog, molto importante. Per il resto in bocca al lupo!

  • Italiani, popolo di (web)navigatori?

    Gli Italiani si sa, sono un popolo di santi, di eroi e di navigatori. Ma col web come se la cavano? Possiamo definire gli Italiani anche un popolo di web-navigatori?

    Audiweb, un’associazione che vede insieme editori, pubblicitari e aziende di servizi che ha il compito, tra l’altro, di misurare l’effettiva capacità degli italiani a navigare nelle acque del web e di vedere anche quanti sono equipaggiati per farlo e in più ci dà l’audience sei siti web, un pò come succede per la televisione con l’Auditel, ci indica quelli che sono più visitati dal popolo dei web-navigatori. E ieri Audiweb ha diramato il rapporto che rende pubblici i dati raccolti nel periodo tra il 24 aprile 2008 e il 21 settembre 2008, con questi risultati. Sono 27.647 milioni gli italiani che dicono di avere accesso a internet, cioè il 58,3% della popolazione, di questi la maggior parte si connette da casa, 9.235 milioni, cioè il 45,2%. Da questo primo dato emerge che gli italiani sono discreti utlizzatori del web. In Australia la popolazione che è connessa a internet è il 69%, in Inghilterra il 60%, in Germania il 58,1% e poi meno in Francia e Spagna (chi l’avrebbe detto) con rispettivamente il 52,2% e il 50%. Caso straordinario la Corea del Sud con oltre il 90%. L’età degli internauti va da 11 a 74 anni e sono molti di più uomini (62,2%) che donne (54,4%). La connessione avviene ormai utilizzando l’Adsl (oltre il 70%) in modalità flat (88%). Ovviamente dopo questi dati, tutto sommato non cattivi, analizzandoli viene fuori un quadro già conosciuto; e cioè che si naviga in internet molto più al nord (specialmente nord-est) e soprattutto nei grandi centri abitati. Su questo credo che ci sia ancora molto da lavorare se si vuole veramente ambire a diventare anche un popolo di web-navigatori. Più gente è connessa e più il web si sviluppa. Questi dati, ripeto, per quanto incoraggianti disegnano una mappa di luoghi da cui navigare ancora ristretta. E ancora più ristretta è quella parte di web-navigatori, un pò più evoluti certamente, che navigano con dispositivi mobili. Ormai con l’esplodere degli smartphone, molti dei quali producono un livello di navigazione qualitativamente vicino a quello che avvene da postazioni standard, il mobile è il mercato del futuro. I dati ci dicono che oggi i web-navigatori mobili sono il 5.6% cioè 2,7 milioni, con un’età media intorno ai 35 anni. Il mercato deve ancora crescere e per far questo devono scendere soprattutto le tariffe, che sono intorno ai 30 euro,  dove spesso con l’acquisto si è costretti a sottoscrivere un piano tariffario molto caro. E’ chiaro che il diffondersi degli smartphone farà calare le tariffe, sperando che anche il mercato del mobile in Italia sia un pò più libero.

    Ma nonstante tutti questi navigatori, anzi web-navigatori se no si fa confusione, come mai ancora stenta a decollare il concetto del web 2.0. Non voglio certo dire che questo va misurato in base ai pc connessi a internet, per carità, sarebbe sciocco. Ma è proprio l’approccio mentale che manca o è qualcos’altro? Se utilizzare il web significa solo scaricare la posta e vedere 2 o 3 siti preferiti stiamo freschi!

  • 01/12/2008 Giornata Mondiale contro l’AIDS

    Oggi è la Giornata Mondiale contro l’AIDS, momento che cade ogni anno per prendere coscienza  sullo stato di questa malattia che continua a mietere vittime, e negli ultimi anni in particolar modo bambini.

    01122008aids

    Basti pensare che 9 milioni di bambini non hanno accesso alle cure. Ed è questo uno dei problemi principali da combattere e cioè dare accesso a tutti alle terapie che si possono applicare, visto anche i risultati raggiunti in positivo.

    Nel 2005 l’AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.

    Giornalmente, almeno 7.000 persone fra i 10 e i 24 anni vengono infette da HIV/AIDS.

    FERMIAMO LA DIFFUSIONE DEL VIRUS. GARANTIAMO L’ACCESSO ALLE CURE E AI SERVIZI SANITARI

  • Un Social network per i Belli?

    C’era bisogno di un socialnetwork per belli? E di cosa parlano? Di come il concetto di bellezza è mutato nel tempo? No, non credo. Basti pensare che per entrare in questo gruppo bisogna necessariamente essere belli!

    Come già detto proprio su questo blog in un precedente post, partendo proprio dalla definizione di socialnetwork che dice “qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari” (fonte: Wikipedia). Quindi partendo da questa definizione BeautifulPeople è da considerarsi non un socialnetwork ma un gruppo chiuso.  BeautifulPeople nasce in Danimarca nel 2002 e con 120mila membri in tutto il mondo, sbarca in Italia con una grande festa in stile party per vip, con ospiti del calibro di Sgarbi che dice che è ovvio che BP arrivi in Italia “visto che questo è il Paese della bellezza” (che ovvietà) e del calibro di Gasparri (?!?) il quale dice di BP “estremamente interessante il sito dei belli, al quale io non posso iscrivermi”, per ovvi motivi aggiungo io. Insomma un’accoglienza di tutto rispetto oserei dire per questo nuovo sito, dove per entrare ci si registra caricando la propria foto, poi sulla base del tuo aspetto, saranno gli altri iscritti a decidere se tu hai diritto a restare nella community o meno. Bel modo di socializzare! L’unico modo per far parte di questo gruppo è quindi essere belli. E non credo che questo possa considerarsi alla stregua di socialnetwork. E’ vero mi si può obiettare che anche altri utilizzano elementi su cui selezionare la propria community come per esempio LinkedIn, rivolto principalmente ai professionisti attivi nel marketing e nelle aziende informatiche, o come Facebook stesso rivolto inizialmente a chi cerca contatti con amici di un tempo, Myspace, una vera e propria bacheca di artisti e musicisti. Ma tutti, proprio tutti non impediscono ad altri di entrare, non selezionano su criteri prestabiliti, danno spazio di esprimersi a chiunque abbia da dire qualcosa senza distinguo nel pieno spirito del socialnetwork.

    Non sono sicuro che BP possa avere altrettanto successo e popolarità anche nel nostro paese…lo dico perchè voglio essere ottimista!

  • Il Web e il Turismo

    In un momento di crisi come questo c’è chi non si lascia abbattere dalle cattive notizie e decide di andare avanti e lo fa nell’ottica che mi piace molto. Combattere la crisi con il web. Lì per lì potrebbe sembrare un’affermazione senza senso, buttata a caso. Ma non è così.

    buy-tourism-onlineRecentemente si è svolto a Firenze il BTO-Buy Tourism Online dal 17 al 18 Novembre scorso, una manifestazione dedicata al Turismo e in particolar modo alla domanda e offerta del turismo online alla sua prima edizione. E fa piacere vedere come il settore del Turismo sia già orientato a realizzare un nuovo modo di fare business, sfruttando gli strumenti che offre il web, meglio di altri. In pratica in questa manifestazione gli operatori del settore si sono confrontati su quali fossero le strategie da adottare per il futuro e quale fosse lo stato attuale. E mi ha molto colpito il fatto che, prendendo spunto dall’interessante articolo pubblicato su OneMarketing, finalmente si cominci a parlare nel concreto e cioè, nel suo interevento Tommaso Zanotto pone la questione del turista che deve scegliere i servizi turistici che vengono offerti sul web. E quale strumento utilizzerà se non il Blog, dice il signor Zanotto. E finalmente dico io! Questa è la rirpova che qualcosa si sta muovendo. Tanto più interessante è la motivazione che Zanotto da a questa tesi. E cioè che il turista è ben lieto di lasciare un proprio commento sul posto che ha visitato o per dire come si è trovato bene in questo o quell’albergo. Quindi si è alla continua ricerca di blog dedicati a questi temi per avere notizie e indicazioni. Ed è proprio questo il potere del blog: il fatto di poter dare direttamente delle indicazioni e di poter analizzare subito le critiche. Tutto questo realizzato proprio da chi ha usufruito di questo o quel servizio. In poche parole il blog ha la forza di orientare a compiere delle scelte. E ben vengano tutti gli interventi e testimonianze che vanno in questa direzione, sperando che siano sempre di più.

    E riporto le parole che James Dunford Wood di WorldReviewer ha detto a proposito di come poter sfuttare le potenzialità del web 2.0: “Il modo in cui i clienti si approcciano al Web sta cambiando radicalmente. Possiamo ancora influenzare le scelte dei consumatori usando le tecnologie del Web 2.0?: Few do IT well”.

    Sono in pochi a farlo bene.

  • Socialnetwork da stress

    Non voglio tediarvi ancora con Facebook, ma non potevo non segnalarvi questo libro di Jason Alba “I’m on Facebook – Now What???”

    stresss_ndove si cerca di analizzare quelli che secondo l’autore gli effetti collaterali del sito. Un articolo su Repubblica.it di oggi prende lo spunto dal libro per mettere sotto accusa tutti i socialnetwork, accusati di generare stress. Danah Boyd, ricercatrice presso la School of Information dell’Università di Berkeley, sostiene che i social netwrok favoriscano ansia e disabituano alla realtà. A mio parere, è un giudizio eccessivo. Certo, come per qualsiasi cosa c’è chi dall’utilizzo normale passa all’abuso eccessivo.

    Ma ricordiamoci sempre, su Facebook come su altri, sono io che decido cosa dire di me e cosa far vedere di me. Dipende da me cosa voglio o non voglio fa sapere. Questo è un principio importante da tener presente per non perdere l’equilibrio. Un utilizzo saggio del social network non può che portare beneficio alla nostra idea di comunicazione e superando vecchie etichette si approda alla conoscenza e alla condivisione. E’ chiaro che ogni abuso va analizzato e curato, ma senza demonizzare il social network, altrimenti diventa tutto più difficile.

  • Facebook fa discutere

    E’ inutile negarlo, comunque la si pensi Facebook fa discutere!

    lavorofacebooK1E questo secondo il mio modesto parere, accresce sempre di più il fenomeno. Qualche giorno fa ha fatto notizia che Poste Italiane, una delle più grandi aziende italiane, abbia preso la decisione di oscurare il sito di Facebook ai dipendenti perchè “distrae dal lavoro”. Pare che anche la Regione Lombardi e Veneto stiano pensando di adottare provvedimenti simili. Ma perchè si è arrivati a tanto? Come mai tutto ad un tratto in Italia, notoriamente apatico verso il web e suoi strumenti, Facebook diventa l’esempio di socialnetwork per eccellenza? Diamo qualche numero intanto: un anno fa gli iscritti su Facebook erano appena 160 mila, a settembre 2008 erano 4 milioni e 200 mila! Un vero e proprio boom! Allora perchè prendere provvedimenti di oscuramento quando gli italiani per una volta forse apprezzano il web? Forse una risposta la si può trovare nel fatto che come al solito di fronte ad una cosa nuova ci manca il senso della misura. Nel momento in cui ne veniamo a contatto vogliamo sapere tutto e subito, e poi, quando questa passerà di moda, gettarla via come fosse carta straccia. Questa può essere una spiegazione, ma non basta. Ad attirare gli italiani su Facebook è forse il desiderio di provare la sensazione di esplorare nuovi modi di fare amicizia, ritrovare vecchi amici (la vera motivazione che ha portato Mark Zuckerberg all’idea ingegnosa) e anche si sperimentare il web…forse.

    Luca De Biase, giornalista e caporedattore dell’inserto Nòva 24, inserto de il Sole 24 ore dedicato alla ricerca e all’innovazione, ha avviato un ‘indagine proprio per cercare di spiegare il fenomeno di Facebook, invitando tutti coloro che sono iscritti al sito di raccontare brevemente la loro esperienza. Attendiamo di vedere cosa uscirà da questa analisi, ma di sicuro su Facebook resta ancora molto da scoprire, e su questo blog lo faremo.

  • Crisi e web 2.0

    In effetti verrebbe da chiedersi, ma che c’entra il web 2.0 con la crisi che stiamo vivendo in questi giorni?

    Crisi globale
    Crisi globale

    Un pò il web 2.0 c’entra, anzi forse di più. Facciamo un passo indietro di qualche anno per cominciare ad inquadrare il problema. Intorno alla fine degli anni novanta e il duemila, con il boom del web, di crea il fenomeno della “New Economy”, il mondo varca l’economia di confine per approdare ad un’economia “globale”, vista la possibilità offerta proprio dalla rete di raggiungere anche mercati fino a quel momento poco frequentati. Con la New Economy si etichettava una nuova era che coinvolse le società a tutti i livelli, da quello economico a quello finanziario, a quello politico, apportando una radicale innovazione al modo di intendere il mondo, il futuro. Da quel momento il termine “globalizzazione” è diventato di uso comune. Ad intendere la capacità dei mercati di poter essere competitivi con i propri prodotti/servizi in tutto il mondo, diventando globali, appunto. Ovviamente voglio tralasciare gli aspetti più tecnici del fenomeno e invece concentrarci sul come il fenomeno è stato ed è ancora concepito. E’ evidente che la crisi di questi giorni ha le sue fondamenta nella New Economy. La percezione iniziale è stata euforica, entusiasta. Sembrava che ad un certo punto tutto fosse diventato più facile, senza tener conto dei problemi reali che cominciavano ad affiorare. (altro…)