Categoria: World News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di ciò che succede sul Web e nel mondo, di politica, economia, ambiente, tecnologia

  • Renault vince la Formula E nel segno dell’Innovazione

    Renault vince la Formula E nel segno dell’Innovazione

    Renault vince la Formula E, la categoria FIA di auto da corsa con motori elettrici. Il team Renault eDams ha vinto per la seconda volta il titolo e Sébastien Buemi vince il titolo piloti. Un risultato che evidenzia l’impegno del brand francese nello sviluppare tecnologie che vadano nella direzione della mobilità sostenibile e continuerà a investire nella Formula E.

    Il mondo automotive va sempre più nella direzione dei motori elettrici, quindi verso i grande temi ambientali e della sostenibilità. Tanti i brand che hanno cominciato a muoversi in questa direzione, ma tra questi oggi vi vogliamo parlare di un brand in particolare che sta dimostrando che gli investimenti nei motori elettrici permettono di sperimentare, di innovare e di rendere pratiche queste nuove tecnologie. Il brand in questione è Renault, la casa automobilistica francese, che in questi giorni ha raggiungo un traguardo importante, a testimonianza degli sforzi e degli investimenti fatti.

    Infatti Nico Prost, del team Renault e.Dams, ha vinto per la seconda volta al London ePrix di Formula E, ed è anche la seconda volta che il Team raggiunge questo successo. Stiamo parlando quindi di gare di auto da corsa con motori esclusivamente elettrici. Per quel che riguarda la cronaca della gara, organizzata nel cuore del Battersea Park di Londra, Sébastien Buemi ha dovuto lottare per assicurarsi i punti del giro più veloce in gara, offrendo alla scuderia un nuovo motivo di soddisfazione con il suo titolo piloti.

    renault formua e

    Renault e.dams da sempre si è impegnata a fondo nella sfida della Formula E, conquistando il primo trofeo in gioco tra le équipe e perdendo per un soffio quello piloti. Le modifiche previste dal regolamento tecnico della seconda stagione, che ha offerto maggiore libertà agli sviluppi del gruppo motopropulsore, hanno permesso a Renault di mettere a frutto tutta la sua competenza. Grazie al know-how nel settore dei veicoli elettrici, che ha permesso di creare auto come Twizy e ZOE, Renault e.dams si è rapidamente imposta come favorita.

    Durante questa seconda campagna, Renault e.dams ha dominato il primo round di Pechino con undici secondi di vantaggio, ottenendo poi un nuovo successo al terzo appuntamento a Punta del Este, seguito dai podi di Buenos Aires, Città del Messico e Parigi. La scuderia ritrovava poi la strada della vittoria a Berlino, prima della finale mozzafiato di Londra. Nico Prost ha avvicinato Renault e.dams al suo obiettivo, con la vittoria alla prima prova londinese, regalandole poi la corona nella seconda gara, condotta al comando dall’inizio alla fine.

    renault formula e 2016

    Tutte le gare del campionato sono state spettacolari e combattute, anche se alla fine Buemi è riuscito ad imporsi e a portare di l team di Renault a vincere per la seconda volta.

    Questo dimostra l’impegno del brand francese nello sviluppare tecnologie che vadano nella direzione della mobilità sostenibile e continuerà a investire nella Formula E per sperimentare le sue tecnologia assolutamente all’avanguardia. Ecco perchè oggi Renault è leader nel settore dei motori elettrici che, ricordiamolo, permettono a tanti automobilisti di circolare ad emissioni zero. E noi, dopo questo successo, continueremo a seguire da vicino Renault e il suo impegno nei motori elettrici.

  • Quest’anno la Giornata Wwf è dedicata all’Amazzonia

    Quest’anno la Giornata Wwf è dedicata all’Amazzonia

    Domenica 18 Maggio è la Giornata Wwf e quest’anno è dedicata all’Amazzonia che in 50 anni ha perso un quinto della sua superficie. E si può ancora contribuire alla raccolta tramite SMS 45505, donando 2 euro da cellulare e 2 o 5 euro da telefonia fissa, fino al 18 Maggio, a sostegno della campagna “Vuoi che l’Amazzonia sparisca? Aiutaci a salvare l’oasi del Mondo”

    La Giornata Wwf quest’anno è dedicata all’Amazzonia, la grande foresta del nostro pianeta che in 50 anni ha visto sparire un quinto della sua superficie compresi animali e risorse naturali preziose per le popolazioni locali e di tutto il pianeta. La giornata Oasi è stata preceduta da una raccolta fondi tramite SMS AL NUMERO 45505, iniziata il 1° di Maggio e continuerà fino al al 18 maggio. Sarà possibile donare 2 euro da cellulare e 2 o 5 euro da telefonia fissa a supporto della campagna “Vuoi che l’Amazzonia sparisca? Aiutaci a salvare l’oasi del Mondo“.

    Per la prima volta la tradizionale festa Oasi, correrà in soccorso dell’Amazzonia puntando sulla ‘Deforestazione Zero’ nelle aree ancora intatte e sosterrà, grazie all’aiuto di tutti, il grande progetto della “Living Amazon Initiative” del nostro network internazionale. Il progetto è a sostegno del “Triangolo Verde dell’Amazzonia”, lungo il fiume Putumayo al confine di 3 stati, Ecuador, Colombia e Perù, popolato da delfini rosa, pappagalli, giaguari. Grazie a questo progetto il WWF potrà impedire il taglio illegale della foresta e sostenere le attività delle numerose popolazioni indigene presenti, ben 3.500 persone, con progetti di sviluppo sostenibile.

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    Salvare l’Amazzonia dalla deforestazione è una garanzia per tutto il pianeta, quindi per tutti noi: quest’immensa foresta, estesa per 6,7 milioni di km2 di foresta, è infatti uno dei tasselli più importanti del complesso sistema climatico globale, capace di immagazzinare enormi quantità di anidride carbonica come pochi altri sistemi della nostra terra e, attraverso il vapore prodotto dall’infinita distesa di alberi, ridurre il riscaldamento del Pianeta. Senza uno stop deforestazione entro 25 anni per l’Amazzonia sarà il ‘punto di non ritorno’, con ripercussioni negative sulla nostra vita e su quella delle altre specie.

    La campagna “Vuoi che l’Amazzonia sparisca? Aiutaci a salvare l’oasi del Mondo” è stata patrocinata dal Ministero dell’Ambiente ed è supportata da un’ importante promozione media radio-televisiva, prevista sui canali Mediaset, Rai, La7 e Sky, Animal Planet, Giallo, ma anche su stampa, web, digital e social media, dal 1° al 18 maggio 2014.

    Numerose saranno le iniziative speciali collegate alla promozione del progetto che vedono l’attivazione di partner, tra cui Auchan, Amazon, Braccialini e Cruciani con attività di raccolta fondi dedicate. Le attività di promozione saranno poi funzionali e sinergiche alle attività di raccolta fondi da privati che avranno nella specie simbolo Giaguaro il focus delle attività di donazione nel mese di maggio.

    Allora, fate anche voi come noi, dona anche tu 2 euro con un SMS al 45505, oppure dona 2 o 5 euro telefonando allo stesso numero da rete fissa, avete tempo solo fino al 18 Maggio. Un piccolo contributo per salvare un grande patrimonio ambientale, per noi e per il nostro pianeta.

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  • Attacchi hacker dal SEA. Venti di Guerra Tecnologica

    Attacchi hacker dal SEA. Venti di Guerra Tecnologica

    La notte scorsa, ora italiana, il sito del New York Times ha subito un pesante attacco hacker da parte del SEA, Syrian Electronic Army, un’organizzazione vicina al regime di Assad che ha come obiettivo quelli di diffondere messaggi vicini al regime attraverso azioni come quelle ancora in atto. Infatti il sito del prestigioso quotidiano è ancora offline. Ma nello stesso attacco sono stati hackerati l’account Twitter, @nytimes, e anche altri siti. Si prefigura una Guerra Tecnologica?

    L’attacco hacker che è stato sferrato questa notte ha davvero dell’eccezionale ed è strettamente collegato all’attualità politico-internazionale di questi giorni. A tal punto che si può davvero inquadrare l’episodio in un contesto di “Guerra Tecnologica“. Infatti, quello che nei primissimi minuti sembrava un nuovo blackout tecnologico, come quello avvenuto due settimane fa, sul sito del prestigioso quotidiano americano, il New York Times, invece era un attacco hacker vero e proprio. A firmare questo attacco era il SEA, Syrian Electronic Army, un organismo vicino al regime del presidente siriano Assad che non è nuovo nel compiere questo tipo di azioni, ma certamente  è la prima volta che sferra un attacco di così grandi dimensioni.

    Abbiamo usato la parola firma non a caso, in quanto effettuando una verifica via DomainTools si vedeva bene che i DNS facevano riferimento proprio al SEA ed era stata violato anche il servizio di posta elettronica.

    NYTimes.com 27 agosto SEA

    La notizia è stata diffusa da Eileen Murphy, vice presidente del reparto Corporate Communications del New York Times, attraverso Twitter:

    Ma il giornale ha comunque provveduto a diffondere le notizie su quanto stava accadendo attraverso la proprio pagina Facebook, informando i lettori e anche attraverso l’account @nytimes. Un attacco di questo genere è per il New York Times assolutamente vitale, in quanto colpisce il giornale direttamente sui suoi interessi. Per il NYTimes avere il sito offline significa perdere soldi e parecchi, essendo sospeso il servizio di paywall. Stiamo parlando di un sito che ha qualcosa come 30 milioni di visitatori unici per mese. Ma il giornale ha comunque continuato a diffondere le notizie, accessibili a tutti, e lo sta ancora facendo essendo il sito ancora offline, da questo link. E dopo le insinuazioni dei primi minuti, dopo poco arriva la conferma che a sferrare l’attacco è stato il SEA con questo tweet:

     

    Come potete notare, l’attacco ha riguardato anche l’edizione inglese di Huffington Post, allegando le immagini che dimostravano la violazione dei DNS. Ma anche il servizio di immagini di Twitter twimg.com è stato attaccato e lo è tuttora e la conferma arriva da Twitter:

    Twitter Status attacco SEA twimg com

    Ma come mai tutti questi siti attaccati quasi contemporaneamente? La risposta è che il SEA è riuscito a violare Melbourne IT, società australiana che serve l’hosting proprio a questi stessi siti. Quindi da qui il SEA è entrato andando effettivamente alla ricerca di quello che voleva, puntando alla violazione dei DNS sei siti in questione. E la violazione non è cosa da poco che può risolversi in poco tempo, infatti ne abbiamo la viva conferma.

    Ora la domanda è, ma come è possibile? Come può succedere che si possa sferrare un attacco di queste dimensioni. Senza dilungarci troppo sugli aspetti tecnici, la questione qui è in termini di sicurezza, ovviamente, ma anche in termini di qualità dell’attacco stesso. Per spiegarci meglio, il SEA prima di questo episodio, come dicevamo nel post di questa notte, si era fatto conoscere per altri attacchi simili, limitatamente alla violazione di account Twitter, con lo scopo di veicolare messaggi pro Assad e notizie assolutamente false, come quando violò l’account dell’Associated Press qualche mese fa diffondendo notizie di esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento del presidente Usa Obama.

    Adesso l’attacco è più sofisticato e mirato. A dimostrazione del fatto che ci si sta attrezzando anche ad una sorta di “Guerra Tecnologica“. E la situazione politico-internazionale di questi giorni, di fronte ad un ormai quasi certo attacco alla Siria promosso da Usa e Uk, in risposta all’uso di armi chimiche sulla popolazione da parte dell’esercito siriano, accentua e incendia la situazione.

    Bisognerà aspettarsi altri attacchi simili, se non più gravi? Si è attrezzati ad affrontare anche una minaccia di questo tipo?

    La nostra idea è che si altri attacchi ci saranno, ma allo stesso tempo si eleverà la guardia da questo punto di vista. Certo, in questi casi, è difficile definire con certezza le situazioni.

    E voi che ne pensate? Credere anche voi che ci troviamo di fronte ad un caso di “Guerra Tecnologica”?

    (l’immagine di copertina è di © lolloj su fotolia.com)

  • Siria, ora è Tempo per la Vita

    Siria, ora è Tempo per la Vita

    La notizia che riguarda i 4 giornalisti italiani fermati in Siria con l’accusa di aver fotografato siti sensibili, porta nuovamente all’attenzione del pubblico la tragedia che da due anni attanaglia il popolo siriano. Una tragedia che parla di 70 mila morti e oltre 1 milione di rifugiati. Mentre si assiste all’impotenza della Comunità Internazionale, oggi vi parliamo di Time4life, un’associazione italiana che offre aiuti concreti

    Una decina di ragazzi, c’è chi parla di bambini, il 15 Marzo 2011 copiarono sul muro della loro scuola di Daraa, nel sud della Siria, alcuni slogan della Primavera Araba inneggianti alla libertà, per questo motivo finirono in carcere, da li non sono più tornati.

    Sono passati più di due anni da questo episodio, due anni di proteste finite nel sangue, due anni in cui la Siria non è riuscita a fare notizia, a capeggiare nelle prime pagine dei giornali nonostante il coraggio di alcuni reporter, come i 4 giornalisti italiani, Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe, Andrea Vignali e Susan Dabbous, giornalista italo-siriana, attualmente in stato di fermo, che si sono introdotti in quella terra martoriata per raccontarci la tragedia di una nazione. E stando alle ultime notizie, i giornalisti stanno bene e presto dovrebbero tornare in libertà, anche se continua ancora il massimo riserbo sulle notizie da parte della Farnesina e da parte della stessa Rai.

    Due anni in cui anche una buona parte della stampa e dei commentatori italiani si sono dati battaglia per affermare le loro verità mentre in Siria si continuava e si continua a morire.

    La Siria di fatto non era uno stato democratico ed è questo il motivo per cui buona parte della popolazione, sull’onda dell’entusiasmo generato dal movimento che coinvolse diversi paesi dell’area nord africana, si ritrovò a protestare nelle piazze del paese.

    Dall’inizio della repressione i dati che riguardano le vittime sono sconvolgenti, le fonti dell’ONU, risalenti all’inizio di marzo, parlano di più di 70.000 morti,  200.000 persone di cui non si hanno più notizie,  4.000.000 di sfollati interni e di circa 1.300.000 rifugiati nei paesi confinanti. Save the Children racconta di 2.000.000 di bambini vittime intrappolate nel territorio.

    Nessuna decisione è stata presa dai potenti della terra per porre fine a questo massacro, nessun intervento risolutivo da parte delle Nazioni Unite è stato previsto, ci sono alleanze delicate e purtroppo, nell’interesse di queste alleanze, non viene fatto alcun tentativo in favore della popolazione siriana se non quello, inefficace e piuttosto vano, di lanciare appelli affinché s’interrompa la violenza.

    Da diverso tempo alcune organizzazione umanitarie si adoperano per portare aiuti in Siria e nei paesi confinanti che ospitano i rifugiati, ultimamente capita di vedere sui giornali e in tv, in mezzo ad altri spot in cui si richiedono aiuti per i bambini di varie zone del pianeta, quello dell’ UNHCR in cui viene richiesto un contributo per i rifugiati fuggiti dal conflitto.

    Ho conosciuto in rete alcuni ragazzi siriani e italo/siriani che in questi anni hanno tentato con tutte le loro forze di rompere questo assurdo silenzio riguardo la  Siria. Grazie ad una di queste persone sono venuta a conoscenza di Elisa Fangareggi, una giovane donna modenese che ha iniziato a portare farmaci e generi di prima necessità ai rifugiati e in Siria, semplicemente spinta dalla necessità di aiutare i bambini. Elisa ha raccolto attorno a sé alcuni volontari ed ha fondato il gruppo Time4life il cui slogan èchi salva una vita salva il mondo intero”.  Il gruppo al momento conta circa 7.000 persone, gente comune, genitori, nonni, ragazzi, adulti, persone che hanno deciso di non stare ad aspettare e di dare un loro contributo per sostenere gli abitanti di una terra che dista solo 3 ore di aereo dal nostro paese. In Time4life ci si organizza città per città, si discute su quello che serve al momento, si raccolgono medicinali, latte e quanto serve anche per sfamare chi soffre anche la mancanza del sostegno minimo necessario per condurre un’esistenza. Questo gruppo è una fucina di donne e uomini di buona volontà che si sono spontaneamente ritrovati per aiutare chi in questo momento ne ha un disperato bisogno. Nelle informazioni di Time4life possiamo leggere quali sono i generi più necessari al momento.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Possiamo aderire al gruppo e coordinarci con i nostri concittadini, possiamo inviare qualsiasi contributo in denaro, anche minimo, per acquistare latte in polvere e cibo in Turchia tramite paypal sull’account time4life4childeren@gmail.com o tramite bonifico su IBAN IT81 M032 7812 9000 0000 0001 613 della Banca Emilveneta intestato Time4life.[/box]

    Credo che le risposte alle tante tragedie del pianeta siano da trovare nelle persone comuni, Time4life insegna che, sebbene sia ancora troppo poco, qualcosa si può e si deve fare. Nessuno può assicurare ad altri pace e sicurezza, non possiamo conoscere se nel nostro futuro incorreremo o no  in conflitti, ma possiamo adoperarci per creare una cultura di pace e fare azioni a favore di questa.

    (image credits: © UNHCR/B. Sokol)
    (questo post è stato pubblicato su Articolo 21 e sul blog di Sabrina Ancarola)
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  • Terremoto in Garfagnana, eccessivo allarmismo o precauzione?

    Terremoto in Garfagnana, eccessivo allarmismo o precauzione?

    La notte scorsa è stata per la popolazione della Garfagnana una notte di paura. Tutto è iniziato nella tarda serata quando il comune di Castelnuovo Garfagnana lancia via twitter l’allarme per un possibile terremoto invitando la popolazione ad abbandonare le abitazioni. Ma cosa è successo? Cerchiamo di capirlo con Gianluca Valensise, sismologo dell’INGV

    E’ doveroso fare la premessa che ricorrere a misure cautelative, di precauzione di fronte ad un possibile sisma che miri prima di tutta alla messa in sicurezza delle persone è sempre la cosa migliore e da preferire, fatta slava una macchina organizzativa adeguata. Detto questo veniamo a quella che è successo la notte scorsa. Tutto è cominciato dal tweet inviato alle 22,19 di ieri sera da parte del comune di Castelnuovo Garfagnana che invita la popolazione ad abbandonare le proprie abitazioni per il rischio di un possibile terremoto, più forte di quello di una settimana fa che fu di magnitudo 4.8.

     

    La notizia comincia rapidamente a diffondersi tra la popolazione di Castelnuovo e di quella dei comuni vicini, per un totale di circa 30 mila persone, grazie anche ai social network, come Facebook. Molti pensano ad un becero scherzo, ma in poco tempo si rendono conto che la notizia è vera e corro in strada recuperando il possibile. Nella notte, intorno alle 2,00 si intensifica l’operazione di assistenza e anche i comuni un pò più fuori cominciano ad avvisare la popolazione invitandola ad uscire fuori casa. Potete immaginarvi il panico. Scatta comunque la macchina organizzativa anche se non perfetta, come molti testimoniano. E infatti è questo il punto.

    terremto-garfagnana-(c)-Ansa---2013

    Con Gianluca Valensise, sismologo dell’INGV, funzionario di sala sismica, cerchiamo di capire come sono andati i fatti, a questo link l’audio integrale. In pratica, dalla scossa del 25 gennaio scorso INGV manda quotidianamente due rapporti, uno alla mattina e uno alla sera, alla Protezione Civile, con all’interno la sequenza sismica della giornata e in alcuni casi anche contenenti una valutazione della sequenza stessa. Ora c’è da dire che nella notte tra il 30 e il 31 gennaio alle 00:42 si è verificata una scossa di magnitudo 3,3, la più forte dopo quella di 4,8 di venerdì scorso, infatti tutte quelle registrate dall’istituto erano intorno alla magnitudo 2,2/2,3. E questa, secondo Valensise, ha un po’ alterato quello che era il quadro statistico della situazione. In pratica, questa scossa più forte spostandosi a Sud-Ovest, quindi in direzione dei centri abitati, ha cambiato la valutazione che si stava procedendo a fare.

    E quindi ieri mattina, nel redigere il rapporto, come abbiamo ricordato prima, da inviare alla Protezione Civile, si fa notare proprio questo aspetto:

    “Questa è l’informazione che è stata inviata alla Protezione Civile e questa, a quanto risulta, è la stessa informazione che la PC ha poi rilanciato agli enti locali”

    Quindi siamo alla mattina del 31 gennaio e i comuni interessati ricevono questa comunicazione. In teoria c’è tutto il tempo, favoriti anche dalle ore diurne, di procedere con calma e valutando al meglio la situazione, di mettere in moto la macchina organizzativa. Di fatto no si parla di terremoto imminente, ma si valuta la sequenza.

    “Quello che è successo dopo non è facilmente comprensibile, in quanto i comunicati sono stati prodotti alla mattina del 31 gennaio, tra le 8 e le 9, e non si capisce perchè siano poi passate 12 ore prima che si innescasse tutto quello che abbiamo visto”, dice Valensise

    Quindi di questo rapporto si sapeva già dalla mattina, mentre poi si decide di agire ben oltre le 12 ore più tardi.

    Se la macchina organizzativa, in chiave precauzionale, deve essere messa in moto, questo deve essere fatto in tempo. Certo, fatta salva la non prevedibilità dei fenomeni sismici, di fronte a quando raccontato dal sismologo Valensise, forse un pò di accortezza in più sarebbe certo servita.

    Ma ribadiamo sempre il concetto espresso all’inizio, ossia che la prevenzione, avvisare le popolazioni è sempre da preferire, meglio se questo avviene con un pò di organizzazione in più.

    Volevamo solo raccontare quanto accaduto, avendo a disposizione l’intervento del dott. Valensise di INGV. Se qualcuno volesse aggiungere qualcosa o se qualcuno volesse raccontare ciò che ha vissuto in prima persona durante la notte scorsa, ne saremmo davvero contenti.

  • Martin Luther King Day 2013, le citazioni in [Infografica]

    Martin Luther King Day 2013, le citazioni in [Infografica]

    Oggi negli Usa si celebra il Martin Luther King Day che si celebra il primo lunedì di Gennaio vicino al giorno della sua nascita, il 15 Gennaio. E ironia della sorte, oggi questo evento coincide con il giuramento di Barack Obama per il suo secondo mandato da presidente Usa. Per l’occasione vi proponiamo questa infografica con le più importanti citazioni di MLK

    Negli Usa oggi si celebra il Martin Luther King Day, una giornata dedicata ai diritti civili di cui il reverendo, ucciso il 4 aprile del 1968, si fece paladino assoluto in un periodo particolare della storia degli Stati Uniti d’America. E questa ricorrenza, che cade il primo lunedì di Gennaio più vicino alla data di nascita di MLK, ossia il 15 gennaio, quest’anno, per ironia della sorte, cade nel giorno del giuramento di Barack Obama per il suo secondo mandato, essendo il 20 Gennaio domenica, il giuramento è stato posticipato di un giorno. Una bella coincidenza che carica ancora di più di significato questa giornata.

    Per celebrare questa data, è stata creata un’infografica, molto semplice, che racchiude le principali citazioni del reverendo e se la guardate bene le stesse sono disposte in modo da raffigurarne il volto.

    Vediamo meglio quelle che sono le 1o principali frasi che Martin Luther King ha detto in vari discorsi:

    1. L’Oscurità non scaccia l’oscurità: solo la Luce può farlo. L’Odio non scaccia l’odio: solo l’Amore può farlo.

    2. Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.

    3. Solo nel buio è possibile vedere le stelle.

    4. Anche se sapessi che domani il mondo potesse andare in pezzi, Io sarei ancora qui a piantare il mio albero di mele.

    5. Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo tutti come stolti.

    6. La Libertà non è mai concessa dagli oppressori, ma deve essere richiesta dagli oppressi.

    7. La Storia dovrà registrare che in questo periodo di transizione sociale non ci fu solo lo stridente clamore delle persone cattive, ma il silenzio spaventoso delle persone buone.

    8. Su alcune posizioni, Codardia pone la domanda, è opportuno? E poi Convenienza arriva e pone la domanda, è politico? La Vanità pone la domanda, è popolare? La Coscienza pone la domanda, è giusto? – Arriva il momento in cui si deve prendere una decisione che non è nè sicura, nè politica, nè popolare, ma la si deve prendere perchè è la Coscienza che ci dice che è giusto.

    9. La Scienza indaga e la religione interpreta. La Scienza dà la Conoscenza all’Uomo, ossia il Potere, la religione offre all’Uomo la Sapienza, ossia il Controllo. La Scienza si occupa principalmente di fatti, la Religione si occupa di valori. I due non sono rivali.

    10. Di fronte alle difficoltà della mia situazione, ho realizzato che ci fossero due modi per per superarla: o affrontandola con amarezza, oppure trasformando la sofferenza in forza creativa. Ho deciso di seguire quest’ultima.

     

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  • Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Capita spesso e purtroppo che il limite tra libertà di espressione e istigazione all’odio sia più vicino. E questo lo vediamo anche con episodi recenti sul web. La domanda è allora come garantire la libertà di espressione e annullare manifestazioni di odio. Ecco una nostra riflessione

    M’interrogo spesso sul confine fra la libertà di espressione e l’istigazione all’odio. Nella Germania nazista Geobbeles si servì della radio che divenne il principale media di propaganda dell’odio verso gli ebrei. La funzione della radio era sicuramente più virale rispetto a quella del cinema e della stampa, era già all’epoca un mezzo popolare fruibile anche dalle persone più povere. Questa campagna di disprezzo, insieme alla sistematica volontà di annientamento di un popolo, costò la vita a circa 6.000.000 di ebrei. Un totale di 11.000.000 di persone vennero uccise nei campi di concentramento, individui condannati per reati politici, testimoni di Geova, rom e omosessuali. Prima di loro 70.000 furono le persone disabili sterminate dal regime, vite che non meritavano di essere vissute, bambini nati non perfetti uccisi per essere studiati. Vennero sterilizzate 375.000 persone in quanto ritenute non degne di vita.

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    Questa immagine faceva parte di un manuale di biologia, il testo recita: “Stai sostenendo questo peso! Il costo di una persona affetta da malattia ereditaria fino al raggiungimento dei 60 anni è di circa 50.000 marchi” 

    Nel 1994 fu sempre la radio in Ruanda a fomentare l’odio, lo speaker Kantano ripeteva in continuazione che si dovevano seviziare e sterminare gli scarafaggi Tutsi con il risultato che in 100 giorni furono un milione le persone massacrate, perlopiù a colpi di macete.

    Recentemente nel nostro paese abbiamo assistito alla condanna e all’amnistia di un direttore di un giornale che aveva editato un articolo delirante in cui si condannava in pratica l’aborto di un’adolescente. In questi giorni abbiamo visto come la campagna dell’odio verso le donne, propagata da un sito, abbia fatto presa su un prete che ha sposato l’ennesima follia di un sedicente giornalista.

    Da tempo in rete viene segnalata una pagina che, usando un nome per trarre in inganno le persone, usa propinare argomentazioni falsate riguardo al tragico fenomeno del femminicidio negandone a priori l’esistenza.

    Numerosi sono i gruppi e le pagine su facebook che inneggiano al fascismo e al nazismo, pagine intrise di razzismo e di omofobia. Oltre queste ve ne sono altre che oltraggiano le persone in carne, i disabili, insomma ce n’è per tutti.

    In queste ore il governo francese si sta interrogando su eventuali misure da prendere riguardo all’uso su twitter di hastag inquietanti che hanno dato il via a tweet omofobi, antisemiti e razzisti.

    Mi è capitato ieri di leggere un post che condanna chi invoca la censura per tali deliri equiparando questa al fascismo. Mi chiedo però se il consentire di vomitare oscenità sia segno di apertura mentale o lassismo. Abbiamo visto in passato, anche in quello più recente, come il lasciar perdere sia costato caro a milioni di persone. Non credo che  misure restrittive come il carcere possano funzionare da deterrente, spesso chi viene condannato si attinge a martire e questo non fa che aumentate l’odio che ha motivato lui e i suoi simpatizzanti. Tuttavia non riesco a non provare indifferenza quando leggo qualcosa che lede la dignità delle persone, i diritti umani. Se offesa reagisco con i mezzi che ho, certamente il sentirmi ferita mi fa perdere lucidità, ma sento che l’indifferenza sarebbe per me ancora peggio. Mi chiedo spesso se sia solo una cerchia ristretta d’individui ad indignarsi e protestare e se questa possa o meno influenzare anche altri.

    Rammento benissimo i commenti razzisti che lessi nei giornali online quando, il 13 dicembre dello scorso anno, vennero uccisi due uomini senegalesi a Firenze. Ogni volta che leggo un articolo riguardo a vittime di violenza o di guerra noto l’affiorare di commenti pieni di odio, frasi vomitate per screditare altri, parole che offendono l’umanità intera.

    Non possiamo impedire che venga detto di tutto sulla pelle degli altri, ma io non posso che condannarlo, la mia morale me lo impone, me lo impone quello che mi hanno insegnato i miei genitori, quello che ho imparato sui libri di storia.

    L’odio è presente in rete, questa finestra non fa che amplificare e far sentire potenti chi costruisce siti, pagine o hastag offensivi. Qualcuno lo farà per uno stupido gioco, altri perché accecati da sentimenti negativi. E’ comunque un fenomeno sul quale ci dobbiamo interrogare, che non dobbiamo sottovalutare.

    Ricordo una frase di un film, Mississipi Burning, che racconta dell’indagine sulla sparizione di tre attivisti dei diritti civili negli anni 60 nel sud degli Stati Uniti, ad un certo punto la moglie di un appartenente al Klux Klux Klan dice: “L’odio non è qualcosa con cui si nasce, te lo insegnano fin da piccoli e con l’odio ci si cresce e io quell’odio l’ho sposato”.

    Si può scegliere chi sposare, l’educazione però ci viene impartita e siamo tutti soggetti al nostro ambiente che è fatto di persone, ma anche dai mezzi di comunicazione.

  • Intervista a Bill Emmott, ex direttore de The Economist

    Intervista a Bill Emmott, ex direttore de The Economist

    Vi proponiamo oggi un’intervista a Bill Emmott, personaggio molto noto al pubblico italiano per le posizioni prese nei confronti di Berlusconi all’epoca in cui dirigeva The Economist. Di recente ha realizzato insieme alla regista Annalisa Piras, il documentario “Girlfriend in a coma

    Bill Emmott è uno dei “pensatori” più importanti del mondo e lo diciamo senza timore di essere smentiti. Direttore de “The Economist” dal 1993 al 2006, criticò più volte l’ex-Premier Berlusconi che, in uno dei suoi proverbiali e ormai tristemente storici exploit, lo definì “comunista!”.

    Nell’ottobre del 2010 è stato pubblicato il suo libero “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi” in cui va a caccia dell’Italia Buona per differenziarla da quella “cattiva”.  Del 2012 è, invece, “Good Italy Bad Italy – Why Italy must conquer its demons  to face the future (Perché l’Italia deve vincere i suoi demoni per affrontare il futuro)”. Collabora con la “Stampa” e il “Times

    Di recente ha realizzato insieme alla regista Annalisa Piras, il documentario “Girlfriend in a coma”.

    Mr. Emmott, la fidanzata in coma è ovviamente l’Italia. Ci sono speranze per svegliarla e farla uscire dal coma o si tratta di uno stato irreversibile?

    bill-emmottCertamente è reversibile. Ha bisogno di un consenso nazionale, la volontà di affrontare la realtà, la volontà di rimuovere tutte gli ostacoli auto-imposti al progresso.

    Perché le intelligenze, i cervelli migliori del nostro Paese fuggono all’estero?

    Perché l’Italia non riconosce il merito, e non offre opportunità.

    Cosa vede nel nostro futuro? Un nuovo Governo Monti o un Governo politico? Secondo Lei cosa sarebbe meglio?

    Vedo un Governo politico. L’Italia ha bisogno di un Governo forte, con una maggioranza parlamentare stabile. Suppongo che il nuovo Governo sarà una coalizione di centro-sinistra.

    Per concludere, Mr. Emmott, se Berlusconi non fosse mai stato Premier, ora l’Italia si troverebbe in una condizione migliore?

    Si, certo, Berlusconi è stato un grandissimo ostacolo al cambiamento, un sostenitore dello status quo antico.

    Non è stato solo lui, ma l’opportunita’ per il cambiamento dopo Mani Pulite è stata bloccata, soffocata. La Buona Italia, la mia Ragazza, è stata messa in coma.

     Sito ufficiale di “Girfriend in a coma”  http://girlfriendinacoma.eu/.

    (l’intervista è stata pubblicata su Tabule Rase)
  • L’E-commerce a Natale piace a 5 milioni di italiani

    L’E-commerce a Natale piace a 5 milioni di italiani

    L’E-commerce piace sempre di più agli italiani. Un utente Internet italiano su 5 dichiara che comprerà i regali di Natale sul web, cioè 5 milioni di italiani, 500 mila in più rispetto alla scorsa stagione 2011

    L’E-commerce anche in occasione delle feste natalizie si riafferma come valvola di decompressione delle famiglie italiane per poter godere del clima festivo senza angosciarsi troppo per l’incerto contesto economico. Tra gli acquirenti online abituali, infatti, coloro che compreranno i propri regali di Natale su Internet salgono dal 37% del 2011 a quota 44%: oltre 5 milioni di individui, 1 utente Internet su 5, un italiano maggiorenne su 10 e 500mila individui in più rispetto alla scorsa stagione 2011.

    natale_2012_e-commerceA sostegno di questo dato, la riduzione del tasso degli indecisi sul “Natale webche partiva dal 41,6% del 2011 e ora scende al 24,1%, rivelando la crescente tranquillità da parte dei consumatori nel fare i propri acquisti natalizi online grazie ai prezzi concorrenziali associati a servizi di alta qualità. Infatti, nonostante la crisi economica faccia tirare sempre più la cinghia alle famiglie italiane, il 34,5% degli acquirenti online acquisterà più regali dell’anno scorso.

    La stagione natalizia che ste entrando nel vivo sembra quindi destinata a registrare un incremento della spesa online rispetto ai dati rilevati nel 2011: le stime prevedono che quest’anno 5,3 milioni di individui acquisteranno almeno una parte dei propri regali di Natale online, a fronte dei 4 milioni che hanno effettivamente utilizzato il canale e-commerce nel periodo natalizio 2011.

    Questo quanto emerge dai dati di una ricerca condotta da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, che ha analizzato la propensione all’acquisto online su un campione formato da uomini e donne di età superiore ai 18 anni residenti su tutto il territorio nazionale e rappresentativi della popolazione italiana che si connette alla Rete con regolarità almeno una volta alla settimana. La ricerca si è concentrata sugli ultimi 3 mesi con un focus particolare sulla propensione verso gli acquisti natalizi.

    “In uno scenario economico stagnante, il 2012 si è caratterizzato come un anno di forte crescita dell’e-commerce – dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio elettronico italiano – Nella coscienza collettiva delle imprese, i clienti sono diventati il vero valore patrimoniale da salvaguardare e rafforzare, valorizzando tutti gli strumenti a disposizione, vecchi e nuovi. Per avere un’idea del mercato di riferimento basti pensare che in Italia gli utenti Internet attivi hanno superato la quota dei 28 milioni – continua Roberto Liscia. Tra questi, il 42% – 12 milioni di individui – ha fatto un acquisto online almeno 1 volta negli ultimi 3 mesi e il loro numero è aumentato del 25% rispetto allo scorso anno”

    In sostanza, la ricerca evidenzia che tra gli acquirenti online:

    • il 44% degli acquirenti online abituali– cioè più di 5 milioni di persone, un quinto della popolazione internet italiana – ritiene certo o molto probabile il ricorso a Internet per acquistare almeno un regalo di Natale;
    • il 24% dichiara che farà meno acquisti online rispetto al 2011 a fronte del 35% che invece aumenterà i propri acquisti sul Web per il Natale. Il 41% non cambierà le proprie abitudini e manterrà invariata la quota di acquisti online finalizzata al regalo di Natale rispetto all’anno scorso;
    • in rapporto a tutti i regali che si pensa di comprare, per l’11% degli acquirenti online abituali (un milione e mezzo di individui) l’acquisto online rappresenterà l’unico canale o il canale preferenziale di acquisto.