Categoria: World News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di ciò che succede sul Web e nel mondo, di politica, economia, ambiente, tecnologia

  • Anche noi siamo stati come la Siria

    Anche noi siamo stati come la Siria

    La situazione in Siria continua ad essere grave e il recente oscuramente della rete nel paese non fa ben sperare purtroppo. Quello che possiamo fare tutti è continuare a parlare di questa terribile situazione, di mantenere vivo l’interesse per una zona fondamentale per una pace duratura in Medio Oriente. E non scordiamoci che anche noi siamo stati come la Siria

    E’ terribilmente difficile parlare della Siria, si ha un po’ l’impressione che le notizie a riguardo non subiscano nessun effetto, che niente riesca ad infrangere l’indifferenza. Forse perché non sentiamo da parte della comunità internazionale una presa di posizione forte che condanni la violenza e che intraprenda azioni per una risoluzione pacifica del conflitto. Da ieri le comunicazioni via web sono state interrotte dal regime di Assad, in alcune zone non è possibile neanche il collegamento telefonico, fatti del genere, mi dicono, sono già accaduti in precedenza. Non oso immaginare l’angoscia di chi vive fuori e dentro questa nazione, non sapere quello che ti sta accadendo o che ti potrebbe accadere, non sapere cosa ne è dei tuoi familiari. Le ultime notizie forse sono state ancora più terribili di quelle precedenti, solo nella giornata di ieri 71 civili sono stati uccisi, di cui 17 erano bambini. Mentre guardo sui social network le foto dei festeggiamenti della Palestina riconosciuta dall’ONU come Stato Osservatore penso alla Siria. Ho come l’impressione che la repressione di questi giorni sia divenuta ancora più cruenta, spero solo che questo sia il segno di un ultimo atto di un delirio che si perpetua da troppo tempo sotto gli occhi di tutti.

    Un segnale arriva dagli Stati Uniti che si dichiarano pronti al riconoscimento dell’opposizione come rappresentante legittima del popolo siriano e per questo motivo dicono di voler fare di più riguardo al conflitto che da oltre 20 mesi ha registrato più di 44.000 morti. Mi chiedo cosa si sia aspettato fino adesso. Non esiste nessuna valida ragione per non voler fermare questo orrore, di tempo se n’è perso fin troppo. Il valore anche di una singola vita è superiore a qualsiasi posizione, per questo motivo spero ancora in una via al dialogo che riesca a smontare i soprusi e che dia libertà e democrazia al popolo. Naturalmente riconosco l’impotenza di noi persone comuni ma allo stesso tempo credo sia importante non far sentire soli i siriani, dar voce alla loro volontà di pace, volontà che ho sentito nelle parole e ho visto sui volti dei ragazzi che hanno organizzato lo scorso 17 Novembre a Bologna una marcia per i bambini siriani.

    Mi rammarico di non sentire, da parte dei nostri artisti e intellettuali, parole atte a condannare le atrocità in Siria, nonostante questo in quel paese c’è chi ancora agisce per la pace mettendo a rischio la propria vita come le spose di Damasco che sono state recentemente arrestate per essersi presentate sotto il palazzo del governo vestite di bianco con uno striscione dove capeggiava la scritta: “Stop alle uccisioni: Vogliamo un paese per tutti i siriani”. Queste donne sono uno splendido esempio per tutta l’umanità.

    Siria blackoutIl recente oscuramento di internet ha mosso l’interesse degli hacker di Anonymous i quali hanno dichiarato dal loro sito di voler rimuovere dal web qualsiasi contenuto proveniente dal regime di Assad non ospitato sui network siriani iniziando dai siti dalle Ambasciate siriane all’estero. Sempre oggi leggo le notizie riguardo alla piccola grande missione della Scuola di Pace che è giunta ad Antiochia, sul confine turco con la Siria, per portare ai bambini rifugiati Gioia e Colori. Su facebook hanno pubblicato le foto dei disegni dei bambini che lanciano un SOS, nel commento dell’album leggo:

    “Non ci sono bambini vittime di una guerra che possono essere salvati e altri no, per una strana teoria degli equilibri mondiali. La Pace è la Pace dappertutto!

    Parliamo ancora della Siria nel nostro piccolo, proviamoci anche se sembra che non serva a nulla, facciamolo per questi bambini che, come tutti, hanno diritto ad un’infanzia piena di gioia e che sia libera da ogni forma di violenza.

    (cover image credits: Al Jazeera)
    (questo post è apparso su: sabrinaancarola.blogspot.it)
  • Le guerre nel Mondo 2.0

    Le guerre nel Mondo 2.0

    I tragici bombardamenti su Gaza nei giorni scorsi ripropongono ancora una volta il problema irrisolto della “questione palestinese” col forte rischio che si possa di nuovo aprire una guerra. Ma ad irrompere in questa, come anche nella questione siriana, è il web 2.0, i social media usati come strumento di informazione e di propaganda. Stiamo andando verso nuovi scenari ed è necessario un forte senso di consapevolezza

    Ho cominciato a navigare in internet alla fine degli anni ’90 percependo la rete come una meravigliosa finestra aperta sul mondo. Per mia natura sono curiosa e fin dai miei primi passi nel mondo 2.0 ho cercato di usare questo mezzo per conoscere luoghi, personaggi e storie. Più avanti compresi le incredibili potenzialità dei collegamenti che si potevano realizzare utilizzando la rete per organizzare eventi ai quali potevo invitare esperti che con altri mezzi non avrei mai potuto avvicinare. Il primo grande sconvolgimento mondiale, che ho avuto modo di osservare da questa particolare finestra, è stato l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 che portò ad un’esplosione di innumerevoli teorie, consultabili su svariati siti, riguardo ai mandanti e alle modalità di quel terribile atto terroristico.

    Nei mesi antecedenti avevo già cominciato a conoscere alcuni canali d’informazione alternativi come Indymedia che ebbe una notevole importanza nel riportare i fatti del G8 di Genova e le proteste anteriori del mondo no-global. Ho vissuto dal pc la guerra in Iraq e quella in Afghanistan con tutto il susseguirsi di voci pro e contro la partecipazione da parte degli Stati Uniti, la morte di Saddam Hussein, quella di Osama Bin Laden e quella  Mu’ammar Gheddafi. Alla fine degli anni ’90 e ai primi del 2000 solo un numero esiguo d’individui si ritrovava in rete a discutere nei gruppi e nei forum, con la nascita dei social network  molte più persone hanno utilizzato il proprio spazio in rete (casa virtuale) per divulgare notizie, esporre un pensiero ed esprimere un giudizio su un fatto importante del mondo ricevendo per questo un feed back immediato da parte degli utenti legati alla sua piattaforma.

    La questione palestinese per molti italiani è sempre stata vissuta come l’ingiustizia di un popolo che ha subito l’invasione e la prepotenza di un altro popolo. Quando ero adolescente molti miei coetanei portavano la kefiah in solidarietà al popolo palestinese, non mi pare che nessuno contestasse questa scelta come segno di antisemitismo al contrario di quanto succede in questi giorni su twitter quando esprimi un pensiero sui bambini di Gaza.

    Il mondo in Guerra

    PeaceReporter riporta, nella sua mappa sulle guerre nel mondo, 31 conflitti nel 2011. In queste ultime ore sono oltre 7.000 i profughi nel Congo in fuga dalla guerra che vede contrapposti l’esercito ai ribelli, le notizie a riguardo sono poche e, a parte i mass media generici, mi chiedo il perché alcune guerre suscitino un appeal diverso rispetto ad altri conflitti. Cerco di darmi le risposte e quello che posso immediatamente riscontrare è che sicuramente ciò non dipende dal numero delle perdite di civili o da quello delle donne o dei bambini coinvolti. Lo dimostra il fatto che da mesi i siriani gridano in rete il dolore del loro popolo dove, dall’inizio del conflitto, sono morte circa 40.000 persone di cui 3.000 bambini, eppure oggi l’attenzione del mondo sembra essere concentrata soprattutto su Gaza. Attenzione, non ho intenzione di giudicare nessuno, sto solo cercando di capire i motivi.

    Tornando alla mappa di peacereporter notiamo che è il conflitto in Darfur che ha causato il maggior numero di perdite di vite umane (circa 300.000 dal 2003 al 2011). La mappa inoltre ci fa notare come quanti di questi conflitti siano guerre civili, guerre fra etnie diverse di una stessa nazione (come nel caso dello Yemen) e guerre relative a dispute per l’appartenenza o meno di territori di confine.  Riguardo al medio oriente, al continente africano e ad alcune nazioni dell’Asia è comune percezione che quelli siano da sempre territori di contese e siccome sono piuttosto lontani da noi in fondo non ci riguardano. Pensando al centro america vengono in mente i conflitti fra narcotrafficanti e  considerando la Russia  molti credono che nei territori nord caucasici ci siano molti terroristi e che Putin in fondo faccia bene a tenere quella gente “sotto osservazione”.

    Il conflitto israelo-palestinese sembra avere contorni più chiari: da una parte c’è un popolo oppresso, dall’altra un popolo oppressore, oppure: avvertiamo il pericolo dell’avanzata del fondamentalismo islamico che dev’essere arrestata dal popolo eletto. Fin dalla notte dei tempi  è sempre stata volontà dell’uomo quella d’interpretare i fatti ed orchestrarli a proprio piacimento, si sono scritti libri di storia lontani dalle storia reale, stessa cosa è successa poi sui giornali e oggi in rete queste manipolazioni volute (e a volte inconsce) si sono moltiplicate.  La disputa fra il buono e il cattivo ha sempre suscitato un fascino maggiore rispetto a quella fra Caino e Abele, i panni sporchi si lavano in famiglia per cui le guerre intestine in fondo vengono percepite come se  non fossero affari nostri mentre altre offrono l’occasione di far emergere il tifoso latente in tutti noi.

    Cercando di documentarmi sulla guerra in Siria mi sono accorta di quanto io sia ignorante e allo stesso tempo di quanti fini analisti politici ci sono nel nostro paese pronti a vomitare con rabbia le loro tesi in rete.  Ho osservato inoltre la presenza di numerosi fake e di quanto sia facile ricevere “certe” attenzioni anche da chi, apparentemente molto lontano, si dimostra “particolarmente attento” alla tua percezione del conflitto.  Come avevo detto prima, su twitter basta una frase rivolta ai bambini palestinesi per farti dare dell’antisemita anche da persone che tu non segui. Ho letto alcune cose che mi hanno fatto rabbrividire come il parlare di “morti utili” da parte di un politico italiano riguardo a questa delicatissima situazione. Sono convinta che tutti gli israeliani non siano fondamentalisti sionisti come non tutta la popolazione araba sia fatta da talebani, al contrario di come certe persone e alcuni mass media vogliono indurci a credere.

    La mia speranza, riguardo ad ogni conflitto, è che prevalga il dialogo per la salvaguardia di tutte le vite umane, eppure spesso ho l’impressione di essere tirata da una parte o dall’altra. Continuo ad osservare su facebook persone che pubblicano foto sulla popolazione uccisa o ferita, bambini compresi, nel tentativo di risvegliare le coscienze, di suscitare la pietas fra i loro conoscenti. Altri non sopportano la vista di tanto orrore e chiedono che non venga mostrato, altri ne sono completamente indifferenti. Credo che ci siano tanti mezzi per suscitare emozioni di fratellanza fra i popoli, quello che da mamma avverto è quanto in comune ci sia nell’amore verso un figlio da parte di tutte le popolazioni del mondo.

    idf tweetsDovremmo ritrovare emozioni che uniscono e non quelle che dividono eppure è proprio su queste divisioni che si gioca la guerra nei social network, già col mio povero modem 56k mi ero accorta di quanto siamo tutti divisi in fazioni, ma adesso che la rete mi offre infiniti canali, e uso più di un social network, osservo quanto facilmente ci sia la volontà di far leva su tutto quello che è più lontano dal dialogo. Se si digita “Gaza” su twitter il primo account ad apparire è quello della IDF (Isreael Defence Forces), dopo arrivano quelli d’informazione palestinesi. Siamo indotti, siamo osservati, la guerra si consuma anche in un tweet o in una condivisione su facebook. E’ quanto mai indispensabile al giorno d’oggi non fermarsi alla prima cosa  che leggiamo ed approfondire anche andando a dare un’occhiata ai siti di chi avvertiamo come dalla parte sbagliata, fermarsi, riflettere e continuare ad indagare. In questi ultimi giorni ho letto su alcuni blog di persone che ritenevo autorevoli autentiche castronerie create ad arte per manipolare la realtà.

    Lo spirito critico è necessario e io che di natura non ne avrei neanche un grammo mi sto sforzando di svilupparlo perché, per quanto mi sia possibile, non voglio cadere in nessun tranello. Ci sono dei valori che sono sempre giusti e che trascendono dalle tifoserie di parte, il rispetto della vita e dei diritti umani, se si perdono di vista questi non c’è ragione che tenga. Nel nostro piccolo possiamo scegliere di essere migliori di coloro che fanno le guerre evitando il loro gioco, tornando sempre alla vita e alla sua sacralità.

    (questo post è apparso su sabrinaancarola.blogspot.it)
  • Una pila su tre viene buttata via col 40% di energia disponibile

    Una pila su tre viene buttata via col 40% di energia disponibile

    Praticamente siamo soliti buttare via le pile che normalmente utilizziamo quando ancora sarebbero utilizzabili. E’ risultato a cui è giunta una ricerca di ERP (European Recycling Platform) per Duracell 5 paesi europei tra cui Germania, Italia e Polonia

    Una nuova ricerca condotta da ERP per  Duracell con PowerCheck  in 5 Paesi Europei tra cui Germania, Italia e Polonia su quasi 12.000 pile di diverse tipologie, rivela che uno sconcertante 1/3 di pile alcaline che viene gettato via dai consumatori contiene ancora al suo interno fino al 40% dell’energia disponibile*– ovvero circa la stessa quantità di energia che è stata effettivamente utilizzata. Per la prima volta, Duracell™, in collaborazione con European Recycling Platform (ERP), é stata in grado di determinare l’ammontare dell’energia ancora disponibile all’interno delle pile che vengono gettate (in Italia circa 260.000.000 all’anno), fornendo una fotografia esaustiva dello spreco energetico.

    Quando i nostri dispositivi di uso quotidiano smettono di funzionare, diamo per scontato che anche le pile al loro interno siano esaurite. Ciò che invece è sconosciuto ai più, è che alcuni dispositivi ad alto consumo, come ad esempio una fotocamera digitale, potrebbero smettere di funzionare quando la pila ha ancora disponibile più del 60% della sua energia al suo interno. Spesso rimane energia sufficiente per far funzionare un altro apparecchio che ha un tasso di assorbimento energetico minore, come un telecomando, una sveglia o un giocattolo per bambini.

    Guardate questi due esempi:

    Duracell - ricerca ERP

    L’energia residua nel totale delle pile intercettate in questa ricerca equivale a 900.000 kWh. Il dato è stato calcolato considerando la capacità energetica media di ogni tipologia di pila e la tensione residua. Infine, il risultato è stato moltiplicato per il numero di pezzi di pile gettate e intercettate. La ricerca ERP mostra che in media le pile sono gettate via quando al loro interno è ancora disponibile il 41% della loro energia.

    900.000 kWh di energia corrispondono a un valore immenso! Ecco alcuni interessanti esempi:

    • Con 900.000 kWh è possibile fornire energia necessaria a 10.000 automobili di potenza media (88kWh/120CV) per stare in funzione per un’ora;
    • Sono in grado di alimentare a pieno regime circa 300.000 abitazioni per un’ora;
    • Corrispondono all’energia prodotta da 50.000 pannelli fotovoltaici in un’ora.

    Per essere sicuri di usare efficientemente l’energia delle vostre pile, per valutare la quantità dello spreco e per imparare piccoli trucchi per riutilizzare l’energia delle vostre pile visitate www.duracell.it

  • Ecco come è andata l’elezione di Obama su Twitter

    Ecco come è andata l’elezione di Obama su Twitter

    Twitter direttamente dal suo blog ufficiale diffonde qualche dato sulla notte elettorale che ha visto la riconferma alla Casa Bianca di Barack Obama. Oltre 327 mila tweets al minuto il picco massimo e poi l’immagine che accompagna l’annuncio ufficiale da parte di Obama che supera i 500 mila retweet

    Four-more-year---oltre-500-mila-RTObama è stato rieletto presidente degli Stati Uniti d’America e sicuramente, così come nel 2008, anche stavolta il web ha giocato un ruolo significativo in questa tornata elettorale. E lo dimostrano anche i dati diffusi dal blog ufficiale di Twitter che fa il punto della situazione sui tweets e i retweets della lunga notte elettorale americana. Il picco più alto si è toccato alle 23:19, ora americana, toccando i 327.452 tweets al minuto (TPM) e corrisponde al momento in cui i networks americani danno l’ufficialità della rielezione di Barack Obama. Ma c’è un momento invece che ha spopolato e che sta ancora spopolando su Twitter ed è lo status che Obama ha postato poco prima di dare lui l’annuncio ufficiale, dove si legge “Four more years” con l’immagine che abbiamo usato anche noi stamattina per dare la notizia, Obama che abbraccia la moglie.

    Nel momento in cui dal blog di Twitter vengono diffusi i dati, questo tweet era stato retwittato oltre 455 mila volte, ma adesso ha superato i 500 mila RTs e si candida ad essere lo status più retwittato della storia di Twitter. E certamente il numero di RT crescerà ancora.

    Gli altri dati:

    85.273 TPM -23:12 (ora locale) – chiusura dei seggi in Iowa

    69.031 TPM – 21:33 (ora locale) – chiusura in Pennsylvania e Wisconsin

    65.106 TPM – 20:03 (ora locale) – chiusura dei Sondaggi in vari stati e chiusura in altri stati dei seggi

    Ancora una volta su Twitter gioca un ruolo importante anche in un evento come questo, a conferma che la sua vocazione ad informare rimane sempre più centrale e anche i grossi network si stanno avvicinando a questo servizio con un piglio diverso, comprendendone le opportunità che esso offre.

  • Facebook ammette che troppo Facebook fa male

    Facebook ammette che troppo Facebook fa male

    Un autogol? Oppure uno slancio di sincerità, eccessivo? O forse è proprio la verità? Facebook dalla sua pagina ufficiale che gestisce in casa propria con una foto che ritrae una torta di compleanno scrive che così come troppe torte fanno male anche Facebook, quindi, fa male

    Troppo-Facebook-fa-male!

    Se ne parla e se ne è parlato tanto se Facebook faccia male o no e anche noi ce ne siamo spesso occupati, anche in un’ottica più estesa parlando dell’uso dei social media in generale. Ora sorprende un pò che un’ammissione così arrivi proprio da Facebook. Sulla sua pagina ufficiale, con oltre 79 milioni di likes, viene pubblicato un post con una bella foto di una torta di compleanno sulla quale c’è scritto “Le torte sono come Facebook“, quindi se è vero che mangiarne troppe fa male allo stesso modo usare troppo Facebook fa male. E qui si arriva al punto in cui tanti si sono esercitati a dire la loro, illustri autorità del settore e anche persone che hanno cercato di dare una spiegazione anche di tipo psicologico. Noi ce ne occupammo anche tempo fa, quando Susan Greenfield, neurologa e docente alla Oxford University, diceva che l’uso massiccio di social network, in particolare Facebook, provoca seri danni al nostro cervello. (altro…)

  • Se anche Sheryl Sandberg comincia a vendere le sue azioni Facebook

    Se anche Sheryl Sandberg comincia a vendere le sue azioni Facebook

    Un paio di mesi fa, quando il titolo Facebook era in caduta libera a Wall Street, avevamo parlato dei lockup, un periodo di tempo nel quale è proibito al management ed altri di vendere azioni in possesso. Questo vincolo in Facebook è caduto lo scorso 29 ottobre e gli effetti si vedono. Ieri Sheryl Sandberg, Chief Operator di Facebook, ha venduto un pacchetto del valore di 7,4 milioni di dollari

    sheryl-sandberg_facebookQuello che molti temevano, nel mondo finanziario, è successo. Infatti con la scadenza del lockup dello scorso 29 ottobre, sbloccando nel 234 milioni di azioni e dando la possibilità stavolta, a differenza dei precedenti, anche ai dipendenti di poter vendere le proprie azioni, è scattata di nuovo la corsa alla vendita del titolo Facebook. E sta facendo il giro del mondo e della rete la notizia, che vi riportiamo, che a vendere è stata anche Sheryl Sandberg, Chief Operator Officer di Facebook, una personalità importante all’interno dell’azienda. Il pacchetto messo in vendita dalla Sandberg consta di 352,904 azioni, appena l’1,92% di quello che possiede, con un valore di 7,4 milioni di dollari. Comunque resta in possesso ancora di 18.100 azioni per un valore combinato 384 milioni di dollari. Ma c’è anche chi ha fatto di più. (altro…)

  • Disney compra Lucas Film e scoppia la parodia di Guerre Stellari

    Disney compra Lucas Film e scoppia la parodia di Guerre Stellari

    La notizia che Disney ha comprato la Lucas Film, per la cifra di 4,1 miliardi di dollari, è cominciata a circolare nella notte di ieri ed è stata subito rimbalzata sul web e sui Social Media dove si è scatenata una spassosa parodia sulla saga di Guerre Stellari. E proprio di Guerre Stellari la Disney promette che nel 2015 verrà realizzato un nuovo episodio.

    Disney-acquista-LucasLa notizia è di quelle col botto, come si dice, si perchè l’acquisto della Lucas Film, la casa di produzione di George Lucas che ha prodotto e realizzato la saga di Guerre Stellari – Star Warsda parte della Disney non è passata certo in sordina sulla rete che anzi si è scatenata, specie sui Social Media, con una parodia spassosa di Guerre Stellari impersonata dai personaggi Disney, come Topolino che è visto alle volte come Darth Vader, oppure i personaggi stessi della saga, come la Principessa Leila, vista a capo delle principesse di tutti cartoni realizzati dalla casa produttrice, per antonomasia, di cartoni animati. Insomma gli utenti si sono scatenati sulla notizia di questa importante acquisizione, di oltre 4 miliardi di dollari, che vedrà come primo effetto proprio la realizzazione, nel 2015, di un nuovo episodio di Guerre Stellari, Star Wars VII.

    Durante gli scorsi 35 anni uno dei miei piaceri più grandi è stato vedere la passione per Star Wars passare da una generazione all’altra”, ha dichiarato George Lucas in un comunicato congiunto con la Disney: “Ora è tempo di passare Star Wars a una nuova generazione di registi e produttori”.

    Insomma Lucas passa di mano con lo scopo che la saga possa avere un nuovo seguito e quindi nuovi sviluppi. Certamente dal punto di vista qualitativo ci sarà da aspettarsi qualcosa di straordinario, senza dubbio, ma gli appassionati della saga non sembrano aver preso bene questa notizia e molti hanno provato a sfogarsi sui social media proprio con la parodia e la satira di cui dicevamo prima e qui vi mostriamo un breve assaggio mostrandovi questo Storify. Ma voi che ne pensate? Voi appassionati fino al midollo di Guerre Stellari cosa pensate di questa acquisizione?

  • Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Nielsen rende noto oggi i dati realtivi al terzo trimestre del 2012 della ricerca globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions”, secondo cui il 62% dei rispondenti a livello globale sostiene di sentire la crisi; il 69% modifica le proprie abitudini per risparmiare di più. In Italia nonostante una crescita incoraggiante permangono preoccupazioni per il lavoro

    fiducia_consumatoriSecondo i dati raccolti da Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, nel terzo trimestre del 2012 la fiducia globale dei consumatori è cresciuta di un punto rispetto al trimestre precedente, arrivando a 92, e di 4 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (3° trimestre 2011). Durante l’ultima fase dell’indagine, condotta fra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, il livello generale di fiducia è aumentato nel 52% dei mercati mondiali [i dati comprendono anche Bulgaria e Slovacchia] presi in esame da Nielsen, rispetto all’aumento nel 41% dei mercati registrato nel trimestre precedente. Nel corso del 3° trimestre del 2012, la fiducia dei consumatori è aumentata in 30 dei 58 mercati analizzati, è diminuita in 19 Paesi ed è rimasta invariata in 7. L’indagine globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa condotta da Nielsen, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions” istituita nel 2005, rileva via internet il livello di fiducia, le principali preoccupazioni e le intenzioni di spesa di più di 29.000 consumatori in 58 Paesi. I livelli di fiducia dei consumatori al di sopra e al di sotto di 100 indicano i diversi gradi di ottimismo e pessimismo. (altro…)

  • Google festeggia Halloween con un doodle interattivo

    Google festeggia Halloween con un doodle interattivo

    Come ormai da tradizione, Google festeggia Halloween oggi con un doodle interattivo per il momento non ancora visibile nella versione italiana. La casa infestata al numero 13 in effetti mette un pò paura. Lo scopo è di bussare a tutte le porte per vedere il fantasma di turno e scoprire il logo Google. E non poteva mancare il gatto nero

    Google doodle Halloween 2012 (altro…)

  • #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    Si è detto molto in queste ore in cui Sandy ha flagellato la costa orientale degli Usa, colpendo anche la città di New York, di come la rete nonostante le tante difficoltà abbia saputo “fare rete”. Un esempio su tutti è quello portato avanti dagli hackers che hanno messo a disposizione le loro competenze per aggirare i gravi disagi, sul web

    Uragano Sandy New York - New York TimesMentre scriviamo “il peggio è passato” come ha affermato il sindaco di New York, Blooomberg, ma Sandy ha fatto sentire tutta la sua forze causando gravi danni e facendo anche delle vittime, purtroppo, sarebbero 33 al momento. Ma la giornata è stata anche segnata dai tanti disagi registratisi sulla rete con siti come Huffington Post o Gizmodo oscurati completamente coi server messi fuori uso dalla potenza dell’uragano. E nonostante tutto l’informazione sul web non ha mai smesso di dare notizie su quello che stava accadendo. Twitter era un fiume in piena di notizie e comunque la rete è stata più forte dell’uragano. E lo testimonia Hurricane Hackers, un gruppo di hackers che si sono messi insieme condividendo informazioni e dati utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal web e quindi anche attraverso i canali social. Lo scopo di questo gruppo era quello di fornire informazioni per la messa in sicurezza e il ristoro per tutte quelle persone che si trovassero nei punti colpiti dal Frakenstorm. (altro…)