Categoria: Web & Tech

In questa categoria si trovano articoli sul Web 2.0, comunicazione, internet, web, tecnologia, social media,

  • Banca Mediolanum e PayPal insieme per Send Money

    Banca Mediolanum e PayPal insieme per Send Money

    Banca Mediolanum in collaborazione con PayPal presenta “Send Money”, il primo servizio in Italia che permette l’invio di denaro tramite indirizzo e-mail o numero di telefono mobile. Il servizio è accessibile dalla mobile app di Banca Mediolanum disponibile per smartphone iPhone, Android e prossimamente anche per Windows Phone

    Nei giorni scorsi Banca Mediolanum ha presentato un’interessante novità che va nella direzione di incontrare e soddisfare le esigenze degli utenti che, come vi documentiamo spesso, sempre di più utilizzano il proprio dispositivo mobile, sia esso smartphone o tablet, per effettuare acquisti. Ricordiamo ancora una volta che l’Italia è tra i paesi che più conta dispositivi mobili per utenti ed è uno dei paesi, tra i primi al mondo, a sperimentare e a realizzare mobile app all’avanguardia. Quello di cui vi parliamo oggi è un servizio che testimonia come anche le Banche comincino a considerare di diversificare i propri servizi per essere sempre più vicine ai loro clienti, scegliendo di essere anch’esse all’avanguardia.

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    Come dicevamo prima, dalla partnership tra Banca Mediolanum e PayPal nasce il primo servizio in Italia che permetterà ai clienti della Banca di inviare denaro in maniera facile e veloce a un beneficiario identificato da un indirizzo e-mail o da un numero di telefono cellulare. Il servizio denominato “Mediolanum Send Money” sarà accessibile attraverso l’applicazione mobile di Banca Mediolanum, disponibile per gli smartphone: iPhone, Android e in seguito Windows Phone.

    Grazie a questa collaborazione i clienti di Banca Mediolanum, per primi in Italia, potranno trasferire denaro direttamente dal proprio conto corrente in modo:

    • Innovativo in quanto è il primo servizio del suo genere nel panorama bancario italiano;
    • Semplice perché per identificare il beneficiario basterà scegliere un indirizzo e-mail o un numero di cellulare dalla rubrica del proprio smartphone;
    • Istantaneo visto che il denaro viene trasferito al beneficiario immediatamente;
    • Diretto poiché non serve che chi invia il denaro abbia in precedenza aperto un account presso PayPal;
    • Facile perché non occorrono ulteriori password o codici identificativi, bastano quelli generalmente usati dal cliente per l’operatività ordinaria.

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  • Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, Women for Intelligent and Smart TERritories, è la Rete delle Donne che vuole offrire momenti di partecipazione e confronto sui temi dell’Innovazione e Tecnologia. Una rete che in poco tempo è stata in grado di organizzare il primo evento gratuito, learning meeting, a Padula presso la Certosa di San Lorenzo, per venerdì 19 e sabato 20 Luglio

    wister_logoChi sono le Wister? Pur ricordando (volutamente) la parola Mister, parliamo di una rete costituita da sole donne. L’acronimo sta per Women for Intelligent and Smart TERritories e l’obiettivo è proprio quello di agevolare l’inclusione di genere nelle città che vogliono definirsi smart, oltre che promuovere politiche dell’innovazione sensibili alle differenze.

    La rete, nata pochi mesi fa, ha superato le 250 iscritte ed è nata da una mailing list personale di Flavia Marzano, presidente di Stati Generali dell’Innovazione (in alto, in copertina, potete vedere la breve intervista in cui la Marzano spiega come nasce Wister).

    In lista ci scambiavamo informazioni, commenti, proposte, segnalazioni di eventi riferiti alle tematiche di genere – afferma Flavia Marzano – e in particolare ci interessavano di nuove tecnologie”

    Dopo un primo partecipato intervento a Smart City Exhibition di Bologna a ottobre dell’anno scorso, è emersa l’esigenza di un nutrito gruppo di donne di farsi portavoce per avere garanzia di inclusione. E così la lista si è allargata e a ForumPA di maggio si è inaugurata ufficialmente la rete Wister, presente ora con un gruppo su Google+, su Facebook e Twitter.

    Presto avremo un nostro blog – continua Flavia – tramite il quale vogliamo promuovere le attività delle wisterine e informare le donne sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie”.

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    E proprio per colmare il gap di conoscenza che troppo spesso c’è tra donne e ICT è stato organizzato il primo learning meeting di Wister (http://d2dwister-eorg.eventbrite.it/), programmato per venerdì 19 e sabato 20 luglio presso la Certosa di San Lorenzo a Padula. “Donne e utilizzo dei Social Network” è il titolo di questo primo evento gratuito rivolto alle donne, promosso da Stati Generali dell’Innovazione, Rete Wister e Direzioni srl.

    Questo è solo un primo evento di molti che vogliamo organizzare – continua la leader delle Wister Flavia Marzano – e che sono finalizzati a consentire un agile scambio di saperi tra donne”.

    L’evento D2D (da donne a donne) vedrà la partecipazione di esperte a livello nazionale di innovazione e cultura digitale e sarà incentrato su social network, comunicazione, marketing e nuovi media anche attraverso esercitazioni pratiche guidate dalle docenti. Ad aprire il meeting venerdì alle ore 16 sarà Gennaro Miccio, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, al quale seguirà Settimio Rienzo, amministratore di Direzioni srl, che aprirà i lavori. Toccherà a Flavia Marzano presentare la rete Wister e a Tiziana Medici, esperta in sviluppo locale e innovazione organizzativa, a presentare le docenti.

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    La seconda giornata, che inizierà alle 9, si svolgerà con tavoli di lavoro su Social Network, Community e Social, Comunicazione per P.A e Nuovi Media. Con Padula inizia il cammino delle Wister, impegnate nella presentazione di linee guida per le smart city di genere al prossimo Smart City Exhibition, il sostegno all’open data di genere e altre occasioni di formazione per le donne.

  • App4Mi, grande successo e contest prolungato

    App4Mi, grande successo e contest prolungato

    App4Mi, il progetto che Comune di Milano e RCS Mediagroup hanno lanciato insieme, con il supporto di Digital Magics, per promuovere lo sviluppo delle app in città, si è concluso con un grande successo di partecipazione. Sono stati oltre 1.000 i partecipanti alle conferenze e ai workshop dell’open campus. Ed è stato prolungato fino al 1° settembre il contest per realizzare app con gli open data del Comune di Milano, in palio premi per un totale di 20.000 euro

    App4Mi

    Si è conclusa App4Mi Open Campus, la parte formativa di App4Mi, il primo progetto – organizzato dal Comune di Milano e RCS MediaGroup con il supporto dell’incubatore di startup Digital Magics – che valorizza gli Open Data dell’Amministrazione e li mette a disposizione di giovani, studenti, laureandi, sviluppatori e micro imprese. App4Mi Open Campus, programma di 10 incontri tra conferenze formative e workshop, si è svolto fra maggio e luglio a Milano presso le sedi dell’Urban Center e dell’Acquario Civico, ed è stato trasmesso in streaming sul sito del Corriere della Sera.

    App4Mi Open Campus ha coinvolto oltre mille persone, che hanno partecipato agli appuntamenti settimanali. L’iniziativa, pensata per far conoscere a tutti le opportunità offerte dall’agenda digitale e dagli Open Data nel creare nuovi posti di lavoro, si è chiusa con un bilancio importante ed estremamente positivo sia per il numero dei partecipanti sia per la rilevanza degli speaker coinvolti: 40 relatori dell’ecosistema economico digitale milanese tra Professori universitari dei più importanti atenei milanesi, venture capitalist, imprenditori e professionisti di new media.

    APP4MI, il contest prolungato fino al 1° settembre

    App4Mi Contest, concorso aperto a tutti gli studenti, sviluppatori e imprese con meno di 10 dipendenti per sviluppare applicazioni utili e innovative capaci di migliorare i servizi e la vita dei cittadini, è stato prolungato a grande richiesta. Fino al 1° settembre sarà possibile presentare la propria app che dovrà utilizzare almeno uno dei data set messi a disposizione dall’Amministrazione sul portale http://dati.comune.milano.it.

    La giuria, composta da rappresentanti autorevoli della digital economy, decreterà la app migliore e i vincitori delle varie categorie: mobilità, traffico e trasporti; green; turismo e tempo libero; sanità e disabilità. La premiazione si terrà il 10 ottobre presso la Sala Buzzati del Corriere della Sera, in palio un montepremi totale di €20.000 e la possibilità di accedere a stage formativi.

    Hanno partecipato e sostenuto l’iniziativa il main partner Intesa Sanpaolo, e i partner Accenture e Vodafone.

  • Cresce il Cloud in Italia, nuova leva per il Cambiamento

    Cresce il Cloud in Italia, nuova leva per il Cambiamento

    Il Cloud in Italia cresce più dell’ICT. E’ questo in sintesi quanto viene rilevato dalla nuova ricerca presentata ieri al convegno “Cloud Journey: un cambiamento possibile!”. Il mercato vale 493 mln €, in crescita dell’11% rispetto al 2012. Nelle PMI la spesa ICT cresce solo nel 16% dei casi, mentre quella Cloud cresce nel 40% dei casi. Il 70% delle imprese di grandi dimensioni si affida al Cloud in modo pervasivo ed evoluto

    Il mercato del Cloud in Italia è in crescita più dell’ICT e ce lo conferma la ricerca  dell‘Osservatorio Cloud & ICT as a Service, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, presentata ieri a Milan,o presso il Campus Bovisa, al convegno “Cloud Journey: un cambiamento possibile!“.

    Il Cloud Computing rappresenta un modello che offre l’opportunità di recuperare produttività e creare le condizioni per lo sviluppo e l’innovazione, permettendo al tempo stesso di ridurre di costi, razionalizzare le infrastrutture e migliorare i tempi di risposta” – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service – soprattutto l’ecosistema delle PMI e delle startup potrebbe trarne benefici enormi, ma il nostro Paese è oggi ancora un follower nell’adozione del cloud, con tassi di crescita assestati sull’11%, ma ben lontani da quelli delle economie più evolute e ancor di più dai Paesi emergenti, dove si registrano dinamiche di crescita fino a tre volte più rapide di noi.”

    Potrebbe essere proprio questa la fotografia appena descritta. Il Cloud cresce, ma meno rispetto agli altri paesi europei, quindi ci sono ancora margini, nonostante i buoni risultati. Ma vediamo meglio gli esiti della ricerca.

    Crescita del mercato Cloud in Italia

    La Ricerca ha analizzato anzitutto l’evoluzione del budget ICT e di quello legato al Cloud, sia nella componente Private che in quella Public, su un campione rappresentativo di 201 Grandi Organizzazioni (con più di 250 addetti) e di 507 PMI, registrando una maggiore crescita del budget Cloud rispetto a quello dedicato all’ICT nel suo complesso che diversamente subisce una contrazione.

    Con riferimento al campione delle grandi imprese osservando la dinamica del budget, la spesa ICT cresce, infatti, solo nel 13% dei casi, mentre quella Cloud cresce nel 54% dei casi per il Public Cloud, nel 50% per il Private. E il trend si ripete anche nelle PMI: mentre la spesa ICT cresce nel 16% dei casi, quella Cloud cresce nel 40% delle PMI.

    Grazie a questo trend, il mercato Cloud inItalia, nel 2013, ha raggiunto un valore 493 milioni di euro e registra una crescita dell’11% rispetto al 2012.

    La spesa delle grandi imprese copre il 95% del totale e registra un tasso di crescita analogo, mentre nelle PMI la dinamica è più positiva: è stata, infatti, rilevata una crescita del 16%; tuttavia, in valore assoluto l’investimento rimane marginale: rappresenta meno del 5% della spesa Cloud complessiva, pari a 21 milioni di euro.

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    Come dicevamo prima, la crescita del Cloud in Italia resta comunque nettamente inferiore alle aspettative di analisti ed esperti: la dimensione complessiva del Cloud in Italia è tuttora marginale, rappresentando appena il 3% del mercato totale. Il confronto con i Paesi esteri vede crescere il divario di digitalizzazione, anche se non mancano i segnali di un cambiamento in atto attraverso percorsi evolutivi possibili.

    Il Cloud nel mondo e la sua diffusione nel nostro Paese

    La crescita del Public Cloud in Italia è decisamente più bassa rispetto a quella delle altre economie: circa l’8% in meno dei mercati dei Paesi più evoluti, rispetto ai quali le aziende italiane stanno accrescendo il gap di digitalizzazione invece che colmarlo. L’Italia è fanalino di coda con la sola Spagna che sembra fare leggermente peggio.

    A rendere più impietoso il posizionamento è il confronto con le economie emergenti. Non sono solo le ben note India, Cina, Russia e Brasile a crescere di più, ma anche Indonesia, Argentina,Turchia e Messico mostrano tassi di sviluppo nella spesa Cloud dell’ordine del 25-30%, percentuale tripla rispetto a quella italiana.

    Diffusione del Cloud in Italia

    Nelle grandi imprese, alcuni segnali rivelano un interesse sempre maggiore per le tecnologie Cloud e, al tempo stesso, una crescita di consapevolezza nella loro adozione e l’abbandono dell’effetto moda. Le iniziative censite dimostrano un livello di customizzazione crescente, con un’attenzione maggiore ai processi caratteristici del proprio business e una crescente pianificazione dell’utilizzo del Cloud: il 32% degli intervistati dichiara, infatti, l’esistenza di un piano pluriennale (+11% sul 2012).

    Ci sono quindi ancora ampi margini di crescita per il Cloud: nelle grandi imprese, i servizi di Public Cloud più diffusi presentano tassi di adozione del 15%.

    Tra i servizi più diffusi e in crescita troviamo a supporto della mobilità la posta elettronica, i sistemi di UC&Ce le soluzioni di Enterprise file sharing, per l’information management i sistemi di office automation, per la relazione con i clienti il CRM e alcuni ambiti infrastrutturali, quali capacità di storage e computazionale.

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    Un tasso di adozione simile viene riscontrato anche tra i servizi di Public Cloud maggiormente diffusi nelle PMI: le soluzioni di storage (15%), il ricorso a macchine virtuali (12%) e i sistemi di posta e collaboration (11%).

    Le grandi imprese che adottano soluzioni Cloud lo fanno per innovare (27%) e per migliorare e supportare servizi e processi (56%) mentre solo in un numero marginale di iniziative il Cloud nasce da un’esigenza di rinnovo delle infrastrutture obsolete (17%).

    Allo stesso modo, nelle PMI, tra le motivazioni principali appare l’aumento dell’efficacia e l’attivazione di nuovi processi grazie al Cloud (38%) e la maggiore produttività connessa alla collaboration e alla possibilità di avere informazioni disponibili e semplici a cui accedere (37%), oltre all’efficientamento della spesa IT (per il 68% del campione) e alla sua variabilizzazione (21%).

    L’evoluzione dell’ecosistema del Cloud e il ruolo delle Startup

    Nell’ambito della ricerca realizzata in collaborazione con l’Osservatorio sulle Startup digitali e Polihub sono state raccolte informazioni su 248 iniziative che operano nel mercato del Cloud & ICT as a Service che hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali negli ultimi due anni a livello internazionale.

    In Italia risulta che 20 aziende, pari al 16% delle startup analizzate, operi in ambito Cloud e abbia ottenuto finanziamenti a partire da 30.000 euro da parte di Venture Capital, Business Angel, Family Office, Incubatori e Investment Company negli ultimi due anni.

    Un treno ormai perso? Non necessariamente! I tempi di adozione del Cloud sono sufficientemente veloci e i costi accessibili, tanto da consentire ancora anche alle aziende e alle Pubbliche Amministrazioni italiane di partire – conclude Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service. Il Cloud dunque non è più una moda né un “treno” perso. Oggi però si richiede la volontà e la disponibilità al cambiamento e la capacità di realizzare un piano che traguardi una propria via alla trasformazione, un proprio Cloud Journey: un cambiamento (ancora) possibile.”

  • Come si parla delle Banche sui Social Media

    Come si parla delle Banche sui Social Media

    Nuovo paper della ricerca che Social Mind, progetto di DML, ha condotto su come le Banche italiane usano i Social Media. Dopo aver visto nel primo paper i canali utilizzati, in questa nuova tranche della ricerca osserviamo le Conversazioni  che riguardano gli istituti bancari esaminati sui vari canali di comunicazione digitale. E scopriamo che di banche si parla a proposito di conti correnti per lo più e che, su 1,392 conversazioni, il 24% è di carattere negativo

    Come già abbiamo visto con la pubblicazione del primo paper, Social Minds, progetto ideato da DML, nasce con lo scopo di vedere, ma soprattutto analizzare, come le aziende italiane utilizzano i Social Media. La ricerca che verrà presentata a Milano il prossimo 11 luglio, presso il Centro Congressi Palazzo Stelline, è incentrata nell’analizzare come le Banche italiane utilizzano i Social Media. La ricerca è strutturata in più fasi ed è quindi ricca di dati e spunti che ci fotografano la situazione reale di come gli istituti bancari utilizzano i nuovi canali di comunicazione digitale. Davvero una bella ricerca, approfondita ed esaustiva, che avrà poi modo di analizzare nel prossimo futuro altri settori, alla fine del quale si riuscirà ad avere un quadro completo di come le Aziende italiane usano realmente i Social Media in Italia.

    Se nel primo paper avevamo visto quali siano i canali che le Banche usano per comunicare coi propri clienti, e avevamo visto come l’utilizzo sia ancora non proprio sufficiente e che il 30% delle banche prese ad esame afferma che dal punto di vista organizzativo la gestione dei canali di comunicazione digitale sia da sviluppare oppure data in gestione a terzi. Con questo secondo paper diamo un’occhiata alle conversazioni che riguardano le Banche.

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    E quindi, nel semestre che va dal dicembre 2012 al maggio 2013, periodo durante il quale sono state prese in esame le varie conversazioni, le banche più citate,e lo vedete nel grafico, sono Unicredit (12,2%), Intesa-San Paolo (10,4%), Fineco Bank (9,7%9, ING DIRECT Italia (7,6%), IW Bank (7,5%), Webank (6,8%), Banca IFIS (5,9%) e via via tutte le altre.

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    Le Conversazioni esaminate sono state 1,392 e oltre la metà di questi, (818 conversazioni, il 59%), ha carattere neutro, mentre, e questa è una notizia non da poco, il 24% di queste, ossia 337 conversazioni, sono di carattere negativo. Il 17%, infine, e di carattere positivo.

    Ora, sappiamo bene che quando si parla di Banche, soprattutto in questo periodo, è un argomento molto difficile da affrontare, ma qui stiamo parlando di conversazioni, cioè di persone che si relazionano sulla base di esperienze dirette e che trovano sui Social Media, appunto, momento di confronto e di approfondimento. Il 24%, quindi più o meno un quarto delle conversazioni esaminate, è di segno negativo e certamente non è un bel segnale per le Banche.

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    Guardando il dettaglio delle conversazioni, si nota, e potete constatarlo anche voi sul grafico, che riguardano, senza grandi sorprese, i prodotti, quindi si tratta di conti correnti, carte, mutui e altri.

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    Interessante e molto è l’analisi Sentiment che viene fatta delle conversazioni esaminate. In pratica, nel grafico che vedete sono rappresentate i parametri che abbiamo visto finora, quindi numero di citazioni (dimensione delle sfere) e valutazione delle conversazioni (lungo gli assi del grafico). Dal grafico di evince quindi che nessuna delle Banche esaminate, e lo abbiamo visto, vanta valutazioni molto positive. Notiamo che la grande maggioranza, indipendentemente dal numero di citazione, si concentra nella parte di centro e di destra del grafico, con eccezioni come BP Vicenza che ha un sentiment positivo, così come anche UBI. Credem è quella che più di ogni altra fa registrare un sentiment delle conversazioni con il segno negativo. Sentiment neutro Banca Etica.

    Analizzando il rapporto tra i “Fan attivi” (coloro che pubblicano post sulla pagina) e la fan base di riferimento, si evince come su alcune pagine che mostrano numerosità di Likers relativamente non elevate, come BCCforWeb e le pagine su contomax e rendimax di Banca IFIS, si abbiano invece indici di interazione con i propri fan decisamente elevate. Anche la pagina aperta da Intesa Sanpaolo dedicata al servizio clienti mostra, in base ai dati raccolti, non solo una fan base elevata, ma anche una vivace attività di pubblicazione di post da parte dei fan.

    Questo è il resoconto del secondo paper, ma ricordiamo che l’intera ricerca, composta da 6 parti (panel, sondaggio, analisi, interviste, conversazioni, analytics), sarà presentata il prossimo 11 Luglio 2013 a Milano nella Sala Leonardo presso il Centro Congressi Palazzo Stelline.

  • Social Business, ecco i 4 miti da sfatare

    Vi proponiamo oggi una bella riflessione di Richard Hughes, Director Social Strategist di Broadvision, sul Social Business e quelli che sono secondo lui i “miti” da sfatare. Hughes analizza tutti i punti essenziali su cui si fonda il fare business con i social media, evidenziando quella che di fatto è la realtà. Per questo vi invitiamo a leggerlo

    Se siete interessati a quali potrebbero essere i vantaggi di utilizzare un social network all’interno dell’azienda, avrete probabilmente letto vari articoli durante tutto il 2012 che affermavano che il social business  può rendere più felici, collaborativi  e produttivi i dipendenti. Probabilmente uno degli articoli che avete letto faceva riferimento all’indagine pubblicata a Luglio 2012 da McKinsey Global Institute. Dallo studio risultava che le tecnologie sociali utilizzate all’interno dell’azienda sono potenzialmente due volte più efficaci rispetto alle attività sui social media rivolte verso l’esterno, e che inoltre possono migliorare del 20-25% la produttività dei cosiddetti Knowledge Workers.

    Al contrario, nella prima metà del 2013, sono stati pubblicati diversi articoli che “dichiaravano morto” il social business o che quanto meno consideravano esagerati i suoi benefici. I sostenitori del social business potrebbero essere un po’ preoccupati da queste notizie, ma non è il caso di esserlo: nel ciclo di vita delle nuove tecnologie punti di vista contrastanti sono all’ordine del giorno.

    Gartner descrive accuratamente questo fenomeno nel suo modello chiamato hype cycle“. Il modello spiega che nel ciclo di vita delle tecnologie emergenti esiste

    • una prima fase in cui l’elemento di innovazione tecnologica spinge all’adozione (technology trigger), in seguito si verifica
    • un rapido picco generato da forti aspettative spesso esagerate (peak of inflated expectations), per poi
    • ridiscendere altrettanto bruscamente quando si realizza che i benefici promessi erano “gonfiati” o quanto meno difficili da raggiungere (trough of disillusionment).

    Questa è la situazione attuale del social networking per le aziende, infatti tutte le tecnologie emergenti passano attraverso questa fase negativa. Nell’hype cycle, dopo questo periodo di disincanto vengono  le fasi più significative (slope of enlightenment e plateau of productivity) quando finalmente l’uso abituale della tecnologia inizia a dare veri risultati di business. Per raggiungere questa terra promessa di produttività bisogna superare la fase iniziale di eccessivo entusiasmo e l’inevitabile effetto negativo che ne consegue. Il modo migliore per arrivare rapidamente ad ottenere risultati di business è di imparare a riconoscere il picco iniziale e il conseguente contraccolpo.

    Ecco dunque quattro miti del social business spesso sfatati dalla realtà.

    I social network aziendali riscuotono più successo dove si lavora grazie alla condivisione di informazioni e dove i collaboratori, geograficamente dislocati, desiderano più apertura e trasparenza nel modo di lavorare. Certamente è possibile che il social networking possa decollare in aziende che hanno solo una o due di queste caratteristiche, ma è molto più difficile. Se tutti i collaboratori si trovano nello stesso ambito geografico, è molto probabile che le informazioni vengano scambiate verbalmente piuttosto che online. Per avere successo nell’uso del social networking, non è necessario che un’azienda abbia già impostato una cultura lavorativa più aperta e trasparente, ma se la stessa non è disposta a condividere le conoscenze tra i collaboratori, fallirà nel suo obiettivo.

    Mito: I social network per le aziende sostituiranno le email.

    Realtà: Questa affermazione è parzialmente vera, ma in modo diverso da quanto ci si aspetterebbe.

    Per molti sostenitori del social business, le email rappresentano “il male che deve essere sconfitto“, quindi c’è poco da meravigliarsi se gli scettici fanno notare che i social network generano un numero non indifferente di notifiche email. Tuttavia non è questo il punto. L’obiettivo è di spostare le discussioni tra collaboratori (per le quali le email sono poco adatte), e tutto ciò che riguarda la conoscenza aziendale, fuori dalle inbox verso i social network, garantendo una maggiore accessibilità. Di conseguenza, le email diventano un meccanismo di notifica e non più un archivio di conoscenze; per questo diventa irrilevante il numero di email inviate e ricevute.  

    Mito: Facebook (o Twitter) serve al business.

    Realtà: Non è così, ed è giusto che non lo sia.

    L’etichetta “Facebook per l’azienda” è inappropriata e pericolosa. Richiama immediatamente alla mente la condivisione di foto divertenti del proprio gatto e di scambi di battute spiritose tra collaboratori – è ovvio che, con queste premesse, i dirigenti di un’azienda difficilmente promuoveranno progetti “Social” sul luogo di lavoro. Le interazioni in Facebook e in Twitter sono, in genere, più estemporanee rispetto a quelle che avvengono tra collaboratori. Se vi perdete l’ultima foto di rito o la battuta di turno potete anche sopravvivere, se invece perdete istruzioni importanti su una scadenza da parte del vostro capo potreste subirne le conseguenze. Quindi il modo in cui sono costruite le relazioni tra utenti di un social network aziendale e il modo in cui i contenuti sono trasmessi e ricercati, deve essere molto diverso che su Facebook e Twitter.

    Mito: L’adozione del social business è virale.

    Realtà: Forse sì, ma non per molto tempo.

    Diversi anni fa, molti sostenitori del social business pensavano che i collaboratori di un’azienda avrebbero adottato gli strumenti di social business in modo virale: pochi individui avrebbero incominciato, gli altri avrebbero seguito il loro esempio e, come per magia, tutti sarebbero diventati utenti collaborativi e produttivi. E’ vero che in alcuni casi di successo è andata proprio così, ma per la maggior parte delle aziende è andata diversamente. In genere, quando una rete collaborativa parte dal modello “bottom up”, dopo un iniziale periodo di entusiasmo il suo utilizzo diminuisce o si trasforma  in un “Facebook aziendale” (irrilevante per il business). Perchè la piattaforma sociale possa dare i risultati sperati e possa realmente essere utilizzata per lavorare, la direzione aziendale deve inizialmente implementare una strategia ben precisa  che permetta di sfruttare al meglio la piattaforma tecnologica con dei chiari obiettivi aziendali.

    Allora, quali sono le vostre considerazioni? Quali altri miti a proposito di Social Business secondo voi andrebbero sfatati?

  • Webtrends, ecco alcuni consigli per ottimizzare le conversioni

    Webtrends, ecco alcuni consigli per ottimizzare le conversioni

    Webtrends, azienda leader nel settore delle web, social e mobile analytics, ci fornisce oggi alcuni preziosi consigli su come ottimizzare le conversioni. Ossia, come convertire i prospect nel funnel marketing per generare fatturato

    Che l’obiettivo di un’azienda sia far sì che i clienti si registrino, acquistino, o effettuino un download sul sito, il tasso di conversione deve essere sempre il più alto possibile. Il modo migliore è effettuare dei test per sapere con certezza cosa genera le conversioni.

    Collaborando con brand di tutto il mondo da oltre 15 anni, Webtrends aiuta le aziende a raggiungere i migliori risultati e le maggiori conversioni possibili attraverso una strategia di testing e ottimizzazione digitale.

    Di seguito, i consigli di Webtrends per ottimizzare il funnel di conversione.

    Pensare a nuove idee per il testing

    Innanzitutto, è necessario identificare le aree di miglioramento sul sito web, utilizzando le analytics, le heat maps e i test sugli utenti. Quindi, è consigliabile creare una classifica di tutte le azioni possibili degli utenti sul sito e analizzare i siti web dei competitor per capire cosa funziona e cosa no.

    Conoscere i numeri

    Fondamentale è chiarire cosa significa “conversione”. Il concetto di conversione dovrebbe sempre tradursi in una metrica misurabile, come il tasso di click-through.  E’ necessario comprendere bene la situazione attuale, identificare una metrica di base ed effettuare test di controllo, quindi fare un’ipotesi e individuare un obiettivo. Che miglioramento pensate di raggiungere attraverso il testing? (es: “il tasso di click desiderato è del 5% e l’aumento previsto del 47%”).

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    Condividere

    E’ importante coinvolgere sin dall’inizio anche altre persone nel processo di testing, creare entusiasmo per le nuove idee e condividere con il team quanto imparato.

    Testare, non tirare a indovinare

    Testare tutto: carrelli, landing page, campagne social, l’intero sito, eliminando o sostituendo alcuni elementi. Non date per scontato che determinati miglioramenti del sito o un nuovo design possano offrire risultati migliori; fatevi guidare dai risultati del testing.

    Segmentare e indirizzare i clienti

    Identificate i vostri segmenti di utenti più comuni (utenti che ritornano, utenti mobili, ecc.) e testate e ottimizzate contenuti diversi all’interno di ogni segmento. Quindi, offrite il contenuto più adatto ai vostri clienti in base ai segmenti.

    Attenersi sempre alla tabella di marcia

    Saltare un passaggio nella pianificazione del  testing annulla gli sforzi precedenti. Se il piano di testing è in standby, sarà più difficile riprenderlo. Non dimenticate che il testing è in grado di aumentare il fatturato.

    Testare più pagine e creare diverse varianti di test

    Testare diverse pagine offre un quadro più chiaro del flusso degli utenti: quanto si apprende dal test su una pagina non sempre è applicabile anche a un’altra.

    Contenuti simili portano risultati simili: contenuti diversi offrono un quadro più chiaro e completo.

    Testare su tutti i canali digitali

    Se si stanno gestendo campagne su Facebook, è importante ottimizzare la landing page su Facebook. Se la vostra app mobile utilizza un interstitial, ottimizzatelo per raggiungere maggiori conversioni.

    Concentrarsi sul quadro globale

    Prima di iniziare a testare, assicuratevi che non ci siano problemi tecnici. Definite con precisione i diversi passaggi da testare e testate più di una metrica di conversione.

    Esaminate il vostro test dalla prospettiva dell’utente. Le variazioni di test devono avere senso all’interno dell’intero funnel.

    Per saperne di più sul miglioramento di conversioni e fatturato attraverso il testing: www.webtrends.com/products/optimize.

  • Amazon, apre il Customer Service a Cagliari coi primi dipendenti

    Amazon, apre il Customer Service a Cagliari coi primi dipendenti

    Annunciato a Novembre 2012, con la successiva ricerca di personale, oggi Amazon annuncia l’apertura del Customer Service a Cagliari con i primi 60 dipendenti. La previsione dell’azienda è quella di arrivare a creare 500 posti di lavoro nei prossimi 5 anni, di cui 150 entro Dicembre 2013. Manager, team manager e addetti al customer service e al supporto tecnico i profili ricercati. Ecco come candidarsi

    Ne avevamo parlato a novembre scorso quando era stato annunciato e oggi Amazon Italia (Corporate) Services Srl conferma l’apertura ufficiale del nuovo Customer Service a Cagliari, in Sardegna, dove sono già operativi i primi 60 dipendenti. Amazon prevede di avere fino a 500 posizioni, tra assunti a tempo indeterminato e temporanei, nell’arco dei prossimi 5 anni. Il nuovo centro di Customer Service, che occupa circa 2.700 metri quadri e sarà ampliato a oltre 8.500 metri quadri, sarà attivo 7 giorni la settimana, 365 giorni all’anno, per supportare i clienti di lingua italiana di Amazon.it via telefono, via chat e email, e dare supporto tecnico per Amazon Kindle e per i negozi digitali come MP3, App-Shop Amazon per Android e i servizi Cloud Player e Cloud Drive. Il nuovo centro gestirà anche il Customer Service per Amazon BuyVIP.

    Siamo felici dell’apertura di questa nuova struttura, che permetterà ad Amazon di dare la migliore assistenza a sempre più clienti Italiani, velocemente ed efficacemente” ha dichiarato Tim Hickler, Vice Presidente per il Customer Service di Amazon EU. “Questo nuovo centro sarà fondamentale per garantire la migliore esperienza possibile dal momento che la selezione di prodotti su Amazon.it è in costante aumento, come la recente apertura della categoria Auto e Moto.”

    Anche il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Ugo Cappellacci, ha voluto esprimere la sua soddisfazione:

    Sono orgoglioso che Amazon abbia aperto questo centro in Sardegna e per i piani di sviluppo che l’azienda ha in programma sul nostro territorio. È una notizia importante per coloro che troveranno un impiego e anche per l’economia dell’intera regione, a dimostrazione del fatto che la Sardegna ha le potenzialità e le professionalità per attrarre nuovi investimenti da aziende importanti come Amazon.

    Il Customer Service di Cagliari è la terza apertura di Amazon in Italia, dopo quella del primo centro di distribuzione di Castel San Giovanni (Piacenza), nell’ottobre 2011 e quella degli uffici di Milano lo scorso settembre. Nel terzo trimestre di quest’anno seguirà il secondo centro di distribuzione a Castel San Giovanni, in sostituzione del precedente, con dimensioni raddoppiate (da 30 a 60 mila metri quadrati).

    Amazon-customer-service-Cagliari

    Amazon.it ha aperto i battenti nel Novembre 2010 e da quel momento ha continuato ad arricchire la propria offerta sino a contare milioni di prodotti. L’aggiunta della categoria Auto e Moto e il lancio della nuova famiglia di prodotti Kindle in Italia, tra cui il recente lancio di Kindle Fire HD 8,9’’, insieme agli Store di contenuti digitali, hanno ampliato significativamente il catalogo a disposizione dei clienti di lingua italiana e la tipologia delle richieste di assistenza che sono gestite dal Customer Service di Amazon.

    Opportunità di lavoro

    La missione di Amazon è quella di essere l’azienda in assoluto più attenta al cliente e il team che lavora all’interno dei customer service di Amazon è in prima linea su questo fronte. Amazon è sempre alla ricerca di persone che siano entusiaste di essere parte di un servizio clienti davvero unico. I candidati devono mostrare la loro motivazione, ambizione e passione per consentire ai clienti la migliore esperienza possibile targata Amazon. Tutti gli interessati possono candidarsi e avere maggiori informazioni all’indirizzo www.amazon.it/lavoro.

  • hybris collocata da Gartner nel Quadrante Magico per l’E-commerce

    hybris collocata da Gartner nel Quadrante Magico per l’E-commerce

    hybris prosegue il suo periodo di crescita iniziato nel 2011 e oggi annuncia che è stata collocata tra i Leader del Quadrante Magico per l’E-commerce dell’ultimo report di Gartner, la principale società di analisi del settore

    hybris, fornitore della piattaforma per il commercio a più rapida crescita a livello globale, annuncia oggi di essere stata inclusa tra i leader, per il secondo anno consecutivo, nel “Quadrante Magico per l’e-commerce dell’ultimo report Gartner (8 maggio 2013). A seguito di una crescita sorprendente nel 2011, hybris ha ulteriormente consolidato la sua posizione di vendor indipendente di soluzioni a supporto dell’e-commerce e del commercio omni-canale, ottenendo così l’ambita qualifica di leader nel report Gartner.

    Considerate le dimensioni dei nostri due maggiori competitor, ritengo che il nostro posizionamento nel report sia ulteriore conferma del fatto che, quella di hybris, sia una delle più interessanti soluzioni e-commerce e omni-canale oggi disponibili sul mercato“, dichiara Ariel Luedi, CEO di hybris. “Aziende molto più grandi di noi, ma anche vendor di piccole dimensioni, faticano a stare al passo con le nostre soluzioni in quanto a prestazioni, validità e funzionalità. Nei prossimi dodici mesi, ci auguriamo di aumentare ancora la nostra quota di mercato e continuare a crescere forti dei risultati raggiunti nel 2012″.

    Secondo il report di Gartner,

    Obiettivo delle aziende è quello di ottimizzare il proprio portafoglio di applicazioni di e-commerce, consolidando le funzionalità B2B e B2C in una singola piattaforma che supporti le necessità dei clienti di entrambi i segmenti. Le imprese valutano con molta attenzione le opzioni disponibili sul mercato e mostrano di preferire le piattaforme in grado di rispondere a esigenze sia B2B sia B2C. Oggi, l’e-commerce B2B assomiglia sempre di più a quello B2C: i clienti business sono alla ricerca di esperienze che prevedono cataloghi dinamici e suggerimenti personalizzati, esperienze quindi del tutto simili, se non addirittura migliori, di quelle erogate da un sito consumer. Aziende appartenenti ai più diversi settori – high tech, produzione industriale e manifatturiera, terziario, scienze naturali e servizi finanziari – stanno realizzando siti e-commerce in grado di riprodurre, e in alcuni casi sostituire, esperienze di vendita diretta o indiretta, che consentano al cliente di effettuare acquisti on-line 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana”.

    Il report Gartner a cui si fa riferimento è:

    Gartner, Inc. “Magic Quadrant for E-Commerce”, by Gene Alvarez, Praveen Sengar e Chris Fletcher, datato 8 maggio 2013.

    Per chi fosse interessato, una copia del report è disponibile al sito: www.hybris.com/gartner-2013

  • Agli italiani piace acquistare Libri online

    Agli italiani piace acquistare Libri online

    Interessante indagine di Reputation Manager sulla “web-reputation delle librerie online”, in occasione del Salone del Libro di Torino, che evidenzia come il 39% degli italiani esprima un giudizio positivo sui bookstore online. Sottolineando la sicurezza, spedizioni e prezzi i fattori chiave di successo

    I libri si vendono, eccome. E anche online, per le occasioni che possono capitare e per la comodità. E le librerie online godono di una buona web reputation e sono sempre più utilizzate dagli acquirenti di libri italiani. Dall’ indagine condotta sulla “web-reputation delle librerie online” da Reputation Manager, emerge che nell’ultimo anno il 39% delle opinioni della Rete sui principali bookstore online descrive un giudizio positivo da parte degli utenti, il 43% è neutro e solo il 18% è negativo.

    L’indagine è stata realizzata in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino che si apre oggi e durerà fino a domenica.

    Reputation Manager, la principale azienda italiana che opera nella misurazione e analisi della reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico, ha misurato e analizzato le opinioni espresse dagli utenti italiani sulle principali librerie online (Amazon, Feltrinelli e Mondadori). Secondo quanto emerge dall’indagine la maggior parte delle “conversazioni” avviene su siti di opinioni e recensioni (43%),  poi su forum (22%), blog (18%) e portali tematici (14%).

    L’aspetto più discusso sono la qualità del sito web (sicurezza, usabilità, aggiornamento delle informazioni) che occupano il 64% delle conversazioni rilevate. Al secondo posto l’aspetto che interessa di più agli utenti è quello delle spedizioni con il 40%, subito prima dei prezzi (39%).

    La fase di post-vendita è un aspetto sul quale gli utenti sono molto sensibili. Non è un caso infatti che ben il 65% delle opinioni negative riguardi proprio la qualità delle spedizioni. Le “conversazioni negative” più frequenti sono dovute principalmente a ritardi nelle consegne. E’ invece molto apprezzata la possibilità di avere la spedizione gratuita.

    Oltre ai libri, gli articoli più discussi sono senz’altro quelli tecnologici, in particolare e-reader e videogame – spiega Andrea Barchiesi, amministratore delegato di Reputation Manager – Su questi prodotti anche il mercato dell’usato beneficia del confronto online tra gli acquirenti che consigliano quei siti dove l’usato è di buona qualità e viene prima testato”.

    Il crescente successo da parte dei consumatori italiani verso i bookstore online è dovuto principalmente al due fattori: la comodità d’acquisto, incrementata dal moltiplicarsi dagli strumenti e dalle occasioni di accesso all’e-commerce (smarthphone, tablet, apps), e dalla possibilità di usufruire di prezzi vantaggiosi.

    Un’attenzione al digitale che è confermata anche dalla comunicazione e dall’interazione generata dai  bookstore online sui social network.

    Su Facebook le pagine in italiano dedicate alle librerie online, ufficiali e non ufficiali, raccolgono più di 1.500.000 utenti e quasi il 50% sono donne. I brand le usano soprattutto per proporre sconti e promozioni, ma anche per fare recensioni brevi dei nuovi titoli disponibili.

    Su Twitter l’account più seguito è @Amazon con più di 490mila follower ed è primo anche per capacità di amplificazione del messaggio: i suoi tweet vengono mediamente triplicati (300%) dai retweet dei followers. Anche @Lafeltrinelli ha un ottimo seguito con circa 417mila followers che retwittano mediamente quasi tutti (100%) i messaggi. L’account @InMondadori raccoglie 6.800 followers che retwittano i suoi messaggi nel 9% dei casi.

    Reputation Manager® ha inoltre misurato la distribuzione (share of voice) delle opinioni espresse dagli utenti sui principali bookstore  da cui risulta che Amazon.it detiene  il 46% dello share of voiceBol.it/InMondadori.it  il 31%  e LaFeltrinelli.it  il 23%.

    Allora che ne pensate? E voi comprate libri online? Condividete queste opinioni? Allora raccontatecele!

     

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