Categoria: Web & Tech

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  • Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics il Rapporto sull’utilizzo di software Open Source all’interno della Pubblica Amministrazione e della Sanità in Italia, mette in evidenza che ancora molto resta da fare da questo punto di vista. Ad usare soluzioni open source sono 72 su 107 le Province, il 39% dei Comuni, mentre le regioni le usano per e-learning e meno per sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side

    Medaglia d’oro alle province per la propensione a scegliere soluzioni open source nell’ambito dei propri servizi informatici. Questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto curato e pubblicato da Netics sulla diffusione per il 2012 del software open source in PA locale e sanità italianaSono 72 sulle 107 del campione studiato, infatti, le province che hanno scelto soluzioni open source per sistemi operativi server (69% dei quali con soluzioni OSS), gestione database (54% ), mail server (27%), applicativi verticali (20%), office automation e sistemi operativi client (14%), sicurezza (11,6%) e altre applicazioni (45%). Virtuosi anche il 39% dei comuni compresi nel campione osservato, mentre si fermano al 19% le asl e le aziende ospedaliere che hanno adottato l’open source. Gli ambiti di applicazione “open” che sono risultati andare per la maggiore sia nei comuni che in sanità sono stati i sistemi operativi server (41% per i comuni e 64% per le Asl e le Ao), gli applicativi di Office Automation nei comuni (30%) e i mail server nelle asl (62%).

    Discorso a parte lo meritano le regioni, per le quali i dati di sintesi raccolti disegnano un quadro più specifico della situazione sul matrimonio con l’open source. Le regioni fanno un ricorso alto (oltre il 75% dei casi) a soluzioni “open” per piattaforme e-learning (il 33% delle regioni le usa), ECM e CSM (11%) e sistemi di virtualizzazione (11%). Si attestano su un livello di adozione dell’open source medio-alto (nel 50-75% dei casi) per web server, application server, so server, strumenti di navigazione su Internet e di office automation. Le regioni che non si affidano (e non si fidano?) dell’open source non prendendolo in considerazione sono principalmente su sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side (89%), CRM, ERP, posta elettronica e middleware client (78%).

    In generale quindi il quadro dice “Niente open source siamo PA”, quando le indicazioni anche del Codice di Amministrazione Digitale tenderebbero a dare indicazioni differenti. Chissà che la situazione non migliori con il prossimo monitoraggio 2013.

  • Getty Images premiata al Footage Library of the Year

    Getty Images premiata al Footage Library of the Year

    Getty Images vince il premio Footage Library of the Year ottenendo i riconoscimenti FOCAL International Award che premiano l’eccellenza nel campo delle clip video. Sono oltre 1,8 milioni i video che Getty Image rende disponibili sulle proprie piattaforme, per un totale di più di 20.000 ore di girato

    Getty Images è stata premiata con il prestigioso riconoscimento Footage Library of the Year assegnato in occasione dei FOCAL International Awards 2013. Il premio intende mettere in evidenza la ricca gamma dei contenuti proposti da Getty Images e in particolare la rinomata collezione di filmati di stock che comprende i video d’archivio fino alle moderne clip girate in alta definizione. Getty Images rende disponibili attraverso tutte le proprie piattaforme oltre 1,8 milioni di video per un totale di più di 20.000 ore di girato.

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    Il materiale d’archivio proposto da Getty Images si basa sui contenuti dell’Hulton Archive (il video lo vedete in alto in copertina), una preziosissima collezione che comprende oltre 90 milioni di immagini a partire da alcune rare stampe vintage della fine del XIX secolo. Parte degli archivi video di Getty Images è l’innovativa piattaforma Video Vault, uno spazio online senza precedenti nel quale è possibile trovare lungometraggi completi e guardare le clip desiderate per intero, mentre, in precedenza, piattaforme di questo genere permettevano di visualizzare solo brevi anteprime. Questa tecnologia consente di ricercare e selezionare video pre-digitalizzati all’interno di una libreria composta da migliaia di ore di lungometraggi.

    Getty Images è orgogliosa di offrire una gamma tanto ampia di contenuti capaci di ispirare i propri clienti da ogni parte del mondo”, ha dichiarato Adrian Murrell, Senior Vice President, Global Editorial di Getty Images. “Siamo onorati di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento dalla giuria FOCAL”.

    FOCAL (Federation of Commercial Audiovisual Libraries International) è un’associazione professionistica non-profit costituita nel 1985 e riconosciuta come uno dei principali interlocutori del settore.

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    Getty Images

    Getty Images è leader mondiale nella creazione e distribuzione di immagini, filmati e prodotti multimediali, nonché fornitore di altre forme di contenuti digitali, compresa la musica. Getty Images soddisfa una clientela di professionisti in oltre 100 nazioni, rappresentando il principale punto di riferimento per i creativi e i media alla ricerca di immagini e di altri contenuti digitali. I fotografi e le immagini di Getty Images permettono ai clienti di produrre lavori di alta qualità e di grande impatto che compaiono quotidianamente nelle riviste, nei quotidiani, nelle campagne pubblicitarie, nei film, nei programmi televisivi, nei libri e nei siti Web più influenti del mondo. Il sito www.gettyimages.com illustra come Getty Images contribuisca allo sviluppo del ruolo dei media digitali nella comunicazione e nel business, favorendo la realizzazione di idee creative. E’ possibile anche consultare la pagina Facebook.

  • App4Mi, il progetto di Milano per promuovere le app

    App4Mi, il progetto di Milano per promuovere le app

    App4Mi è il progetto che Comune di Milano e RCS Mediagroup lanciano insieme, con il supporto di Digital Magics, per promuovere lo sviluppo delle app in città. Un progetto che si pone l’obiettivo di lanciare Milano come Smart City con la generazione di app che possano essere utili alla vita quotidiana dei cittadini

    App4Mi, nasce dalla collaborazione tra Comune di Milano e RCS Mediagroup con il supporto di Digital Magics, ed è il primo progetto formativo che mette a disposizione di giovani, studenti, laureandi e micro imprese gli Open Data dell’Amministrazione al fine di sviluppare applicazioni utili e innovative per pc, smartphone e tablet capaci di migliorare i servizi e la vita dei cittadini. Il progetto è stato presentato ieri a Palazzo Marino, alla presenza dell’Assessore allo Sviluppo Economico, Università e Ricerca, Cristina Tajani e del Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli.

    Grazie a questo progetto, realizzato con importanti partner strategici, Milano compie un ulteriore passo verso lo sviluppo di Milano SmartCity generando applicazioni utili nella vita quotidiana dei moderni cittadini”. Così l’Assessore allo Sviluppo Economico, Università e Ricerca, Cristina Tajani che aggiunge: “Da pochi giorni sono on line nuovi set di dati, dal focus sui quartieri, passando per i dati sulla popolazione, alle fermate AMAT, a dimostrazione che le informazioni in possesso dell’Amministrazione possono rappresentare una ulteriore e concreta opportunità di crescita economica e di lavoro grazie a progetti imprenditoriali che possono trasformarsi in innovative e tecnologiche start-up. Il tutto – conclude Tajani – al fine di valorizzare le capacità progettuali presenti sul territorio grazie al coinvolgimento di imprese, enti pubblici e associazioni di cittadini su temi quali la mobilità, l’innovazione e la sostenibilità”.

    “Contribuiamo con entusiasmo a questo progetto, che avrà il duplice merito di dotare di nuovi servizi la nostra città e di generare occasioni di lavoro. Crediamo molto nell’iniezione di fiducia di iniziative come questa, in cui capacità inventiva e sviluppo tecnologico si incontrano per produrre idee nuove e soluzioni concrete”, ha detto il direttore del Corriere della SeraFerruccio de Bortoli.

    Il progetto App4Mi si articola in due momenti. Il primo, App4Mi Contest è un concorso aperto a tutti (studenti, sviluppatori e imprese con meno di 10 dipendenti), Calendario App4Mi Open Campus, per dar vita ad App partendo dai data set messi a disposizione dall’Amministrazione sul portale http://dati.comune.milano.it. A giudicare la migliore App sarà una giuria composta da personalità di spicco del mondo dell‘innovazione digitale italiana e internazionale che selezionerà i progetti più meritevoli nei diversi ambiti tra i quali: mobilità, traffico e trasporti; green; turismo e tempo libero; sanità e disabilità. A disposizione dei vincitori un montepremi di 20 mila euro oltre a stage formativi in aziende di primo piano del settore tecnologico.

    Il secondo, App4Mi Open Campus è un nutrito programma di 10 incontri di formazione e workshop, realizzato in collaborazione con Digital Magics, dedicato ai giovani sviluppatori, designer e neo imprenditori in ambito manageriale e business, oltre a design e user experience, project management e team working. Presso l’Acquario Civico 5 conferenze in cui professori universitari, imprenditori di successo, venture capitalist, associazioni italiane e internazionali illustreranno le proprie esperienze. Infine, presso l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele, 5 workshop tematici dedicati allo specifico mondo delle app tenuti da esperti del settore con focus specifici su piattaforme, IOS, Android e Windows 8 oltre a marketing digitale e business modeling. Per Enrico Gasperini, fondatore e presidente di Digital Magics,

    Gli Open Data sono un’immensa risorsa e rappresentano un potenziale enorme che in Italia dobbiamo ancora sfruttare. Milano ha tutte le caratteristiche per diventare il distretto tecnologico del Sud Europa. Questo progetto è un ottimo inizio per la nascita di nuovi servizi, prodotti e imprese innovative che, utilizzando i dati aperti forniti dal Comune di Milano, promuoveranno imprenditorialità per i giovani e creeranno vero valore per la società e la pubblica amministrazione “.

    Al progetto formativo App4Mi partecipa il gruppo Intesa Sanpaolo, che da diversi anni è fortemente impegnato a promuovere in maniera concreta lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione in Italia, mettendo a disposizione delle nuove realtà imprenditoriali italiane un’offerta di servizi e prodotti molto ampia e mirata, siano esse spin off universitari o start up o Piccole e Medie Imprese high tech. Nella convinzione che tecnologia e innovazione siano le chiavi fondamentali su cui puntare per la nascita e lo sviluppo di una imprenditorialità di successo.

    Partner dell’iniziativa, oltre a Intesa Sanpaolo, Accenture e Vodafone.

    La partecipazione a tutte le iniziative di App4Mi è gratuita. Per conoscere tutte le date, i programmi e le info sugli incontri oltre gli ospiti basta registrarsi al sito www.app4mi.it

  • Audiweb Marzo 2013, quasi 18 milioni gli italiani online via Mobile

    Audiweb Marzo 2013, quasi 18 milioni gli italiani online via Mobile

    Audiweb rende noti oggi i dati relativi all’audience online in Italia nel mese di Marzo 2013. Il dato più rilevante è che cresce il numero di utenti che accede alla rete via mobile, 17,9 milioni. 3,7 milioni quelli che vi accedono via tablets

    Audiweb rende noti i dati dell’audience relativa al mese di Marzo 2013. Dato rilevante che è che cresce il numero degli italiani che accede al web via mobile. Sono quasi 18 milioni, ossia il 38% degli accessi totali. Ma vediamo tutti i dati in dettaglio.

    Audiweb-marzo-2013

    Nel primo trimestre 2013 il 68,2% delle famiglie italiane (14,8 milioni) dichiara di disporre di un accesso a internet da casa attraverso computer, televisore o console giochi. Il 71,6% delle famiglie connesse, 10,5 milioni, dichiara di avere una connessione veloce – ADSL o fibra ottica – con abbonamento flat nel 93,5% dei casi.

    Sono 37,8 milioni gli Italiani che dichiarano di accedere a internet da qualsiasi luogo e device (l’80,2% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni), con una maggiore disponibilità di accesso a internet da casa attraverso computer (35 milioni di individui tra gli 11 e i 74 anni, pari al 74,5% dei casi).

    L’accesso a internet dai device mobili registra valori significativi, con 17,9 milioni di persone che dichiarano di poter accedere a internet da telefono cellulare/smartphone (il 38% degli 11-74enni), e 3,7 milioni da tablet (il 7,8% dei casi).

    Dal punto di vista socio-demografico, l’online in Italia si conferma ampiamente diffuso tra tutti i profili, presentando comunque tassi di concentrazione molto elevati tra i profili più qualificati in termini di istruzione e condizione professionale. I livelli più alti di concentrazione si registrano, infatti, tra i giovani (il 94% degli 11-34enni), tra i laureati (il 98% dei casi), tra gli studenti universitari (il 99,7%) e di scuole medie e superiori (il 96,6%), tra gli impiegati e gli insegnanti (il 97,7%), con un tasso di penetrazione del 100% tra i dirigenti, quadri e docenti universitari.

    L’accesso a internet da cellulare/smartphone risulta più diffuso tra i giovani (oltre la metà degli 11-34enni), in particolare tra gli studenti universitari (il 68,6%) e tra gli studenti di scuole medie e superiori (il 60,8%). Si riscontrano tassi elevati anche tra i profili più qualificati in termini di istruzione e condizione professionale. Infatti, possono accedere a internet via mobile il 57,5% dei laureati, il 65,1% degli imprenditori e liberi professionisti e il 59% dei dirigenti, quadri e docenti universitari.

    Ma cosa fanno gli italiani che accedono alla rete via mobile? Dai dati emerge che tra le attività più citate da chi dichiara di accedere a internet dal cellulare risultano: navigare su internet (il 65,8% dei casi), inviare/ricevere e-mail (il 40,5% dei casi), accedere ai social network (37,1%), scaricare e utilizzare applicazioni (37%), consultare motori di ricerca (36,2%), consultare il meteo (31,9%).

    Sono inoltre 6,6 milioni le persone che dichiarano di aver scaricato e utilizzato almeno una volta un’applicazione e la maggior parte, il 76,9%, ha scaricato solo applicazioni gratuite. Tra le applicazioni utilizzate negli ultimi 30 giorni, le principali sono quelle legate ai giochi (59,5%), al meteo (47,1%), le applicazioni che permettono di accedere e chattare sui social network (45,3%), le mappe, itinerari, informazioni sul traffico (44,1%), le applicazioni per foto e immagini (39,5%).

    Inoltre, nel giorno medio risultano online 14,8 milioni gli utenti, +8,2% rispetto all’anno precedente, collegati in media per 1 ora e 29 minuti, consultando 142 pagine per persona.

    E per quanto riguarda , i dati di sintesi sulla fruizione dei contenuti video online (Audiweb Objects Video), nel mese di marzo si registrano 68 milioni di stream views (video fruiti), con 6,5 milioni di utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video online su uno dei siti degli editori iscritti al servizio, con una media di 39 minuti e 14 secondi di tempo speso per persona. Nel giorno medio le stream views sono state 2,2 milioni, con 829 mila utenti che hanno dedicato alla visione dei contenuti video circa 10 minuti in media per persona.

  • Come accendere una Social Tv

    Come accendere una Social Tv

    Come realizzare un progetto editoriale online o come accendere una Social Tv? Guido Scorza, avvocato dell’Istituto Politiche Innovazione, e Giampaolo Colletti, fondatore di Altratv.tv, hanno spiegato durante il loro interessante workshop all’International Journalism Festival di Perugia che é necessario avere attenzione per diversi aspetti, dalle dinamiche social a  quelli di regolamentazione

    Un concetto deve essere molto chiaro, ossia che il digitale genera nuove economie in rete. Una web TV è un servizio di televisione fruita attraverso il web e veicolata via streaming. Ma come realizzarla? L’avvocato Guido Scorza (Istituto Politiche Innovazione) e il fondatore di Altratv.tv Giampaolo Colletti hanno spiegato durante il workshop di giovedì al Festival Internazionale del Giornalismo, in corso a Perugia fino a domenica 28 Aprile, che occorre prestare attenzione a diversi aspetti, dalle dinamiche social a quelli di regolamentazione. Fino a pochi anni fa era difficile pensare di poter realizzare una web TV, soprattutto a causa dei costi talmente alti da renderla accessibile soltanto alle grandi aziende. Oggi invece le modalità di accensione di una web TV dal punto di vista editoriale sono semplici e veloci.

    Il primo ad aver compiuto un passo in avanti in tale senso è stato Youtube, che permetteva (e permette ancora) al blogger di caricare semplicemente il proprio video sulla piattafoma.

    Le Web TV oggi non sono più su piattaforme chiuse, ma dialogano più che mai con i social network e con le App degli smartphone: l’88 % utilizza Facebook, il 60% Youtube, il 40& Twitter e il 12% Foursquare.

    I trend emergenti delle social tv sono infatti il microblogging, Twitter per raccontare eventi live, Foursquare per quanto riguarda la geolocalizzazione, e relativamente al live streaming Facebook, Youtube e Android. Per diventare veri e propri consulenti di comunicazione.

    Per quanto riguarda i contenuti invece, il 37% riguarda l’informazione, il 32% promozione e il 26% canali verticali.

    Ma quali sono gli step da seguire per aprire una web TV?

    • In primis occorre comunicare all’AGCOM la propria intenzione di avviare un’attività di questo tipo;
    • in secondo luogo è necessario registrarsi in qualità di content provider presso il ROC (Registro degli Operatori della Comunicazione);
    • infine si passa alla produzione di contenuti.

    Nonostante la semplicità nel realizzare una web TV, occorre però prestare attenzione a una complessa e intricata rete di regolamentazioni.

    Il primo vincolo in cui ci si imbatte è rappresentato dal diritto di autore: è infatti difficile pensare a un video che non contenga musiche di sottofondo o immagini trovate sul web. La rete è come un supermercato di contenuti per i content provider, e il problema consiste nel fatto che nella stragrande maggioranza dei casi, i prodotti siano esposti senza indicazioni: spesso non viene esplicitato che quasi sempre è necessario richiedere autorizzazioni.

    Lo step finale è rappresentato quindi dall’acquisto del diritti d’autore, e nell’attenzione che occorre prestare alla regolamentazione: nello specifico il diritto all’oblio, che non deve essere leso se non ci si vuole imbattere nel garante della privacy, e il limite del rispetto della privacy stessa, che spesso viene calpestata dall’esercizio del diritto di informare.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29771/)
  • Filas, in 5 mesi finanziati 6 milioni di euro in progetti Open Government

    Filas, in 5 mesi finanziati 6 milioni di euro in progetti Open Government

    Filas, in 5 mesi sono stati deliberati 6 milioni di euro per 45 progetti di Open Government degli Enti Pubblici. Tempi record e 100% delle risorse utilizzate per il bando POR FESR 2007-2013 Open Data PAL della Regione Lazio.

    In 5 mesi finanziati 6 milioni di euro in favore di 45 progetti degli enti pubblici locali per realizzare servizi di e-government e applicazioni basati sugli “Open Data”, le informazioni e i dati delle PA che possono essere pubblicati, riutilizzati e manipolati liberamente da tutti. Questo il risultato record messo a segno dalla Finanziaria Laziale Sviluppo (Filas), che a pochi mesi dalla pubblicazione del bando Open Data POR FESR 2007-2013 della Regione Lazio per le Pubbliche Amministrazioni Locali (PAL) ha utilizzato interamente le risorse stanziate a ottobre 2012. Si tratta del più importante intervento finora realizzato in Italia in favore dell’introduzione della filosofia “open” negli enti locali di una regione.

    Su 170 progetti presentati dalle amministrazioni locali (al bando hanno partecipato circa il 60% dei Comuni del Lazio), 45 sono risultati finanziabili con le risorse ad oggi disponibili. Di questi, 18 nella provincia di Frosinone, 13 in quella di Roma, 8 a Latina, 5 a Viterbo e 1 a Rieti. Attraverso il bando Open Data PAL, i Comuni hanno intrapreso la strada verso un modello di open government basato su trasparenza, libero accesso ai dati pubblici e sulla forte interazione con cittadini e imprese.  Un modello, quello dell’open government, che sta crescendo in maniera esponenziale in Italia e in particolare nel Lazio, che rappresenta allo stesso tempo un acceleratore economico sia per il territorio che per le imprese. Le recenti stime della Commissione Europea quantificano in 140 mld di euro l’anno il volume d’affari in Europa sul riutilizzo dell’informazione pubblica.

    Monitoraggio dell’ambiente e dei consumi energetici attraverso app e piattaforme dedicate, turismo e infomobilità, ma anche gestione del bilancio comunale in modalità partecipativa, catalogazione del patrimonio immobiliare e delle aree industriali dismesse.  Questi i principali ambiti di applicazione delle proposte (app, servizi e dataset open) ammesse a finanziamento che renderanno gli enti locali del Lazio più ‘open’. Si va dalla pubblicazione di open dataset standard in diversi settori (trasporto pubblico e infomobilità, gestione dei rifiuti, istruzione scolastica, beni culturali ecc.) alle 25 app per smartphone, senza contare altre tecnologie, come il social network per i cittadini del Comune di Amaseno o l’Albo Pretorio comunale online di Boville Ernica che cataloga bandi e delibere. Tra i progetti green c’è quello del Comune Gaeta per la Bandiera blu: una piattaforma web che fornisce a cittadini e turisti informazioni sulla qualità delle acque e di gestione dell’ambiente e allo stesso tempo si integra con i social network, un canale video e applicazioni mobile. All’insegna della sostenibilità anche il progetto della Comunità Montana dei Cimini, con dataset che aiuteranno a razionalizzare e semplificare l’organizzazione dei dati relativi alle analisi delle acque fornite dalle ASL ai comuni della zona.

    PROVINCIA

    N. progetti deliberati

    Importo (€)

    FROSINONE

    18

    2.143.132

    LATINA

    8

    1.220.948

    RIETI

    1

    137.940

    ROMA

    13

    1.837.474

    VITERBO

    5

    660.506

    TOTALE

    45

    6.000.000

  • Internet e motori, ecco i brand più discussi sui social media

    Internet e motori, ecco i brand più discussi sui social media

    Al recente “Internet Motors” di Roma Blogmeter qualche giorno fa ha presentato un’interessante indagine che ha preso in considerazione 50 brand automotive. Risultato: 280.000 conversazioni sul web, 8 milioni di interazioni su Facebook e oltre 30 mila su Twitter. I marchi: Bmw è il marchio che produce il buzz più importante, seguito da Fiat, Volkswagen, Mercedes ed Alfa Romeo

    La maggior parte delle discussioni su internet circa i brand automotive avvengono nei Forum dove gli utenti si riuniscono principalmente per confrontarsi circa le decisioni d’acquisto e per informarsi e commentare i nuovi modelli in uscita sul mercato. Se invece si guarda ai due più importanti social network, Twitter e Facebook, si scopre che il primo è ancora poco utilizzatoil 50% dei brand esaminati non lo prende in considerazione per comunicare con il pubblico italiano – mentre il secondo viene utilizzato, ma spesso solo a scopo di vetrina e non di customer care. La ricerca presentata da Blogmeter in occasione del recente Internet Motors svoltosi a Roma lo scorso 9 aprile, ha preso in considerazione 50 brand automotive e, tramite i tool proprietari Social Listening e Social Analytics, ha analizzato nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 marzo 2013 quasi 280.000 conversazioni sul web, 8 milioni di interazioni su Facebook e oltre 30 mila su Twitter.

    Internet-Motori-Brand-Automotive-Blogmeter

    Dall’indagine emerge che il brand più discusso del trimestre è Bmw a cui si riferiscono il 13,6% delle discussioni sulle auto, seguito da Fiat con il 10,6% e a poca distanza da una triade di marchi come Volkswagen, Mercedes ed Alfa Romeo. Su Facebook la maggior parte dei marchi ha una pagina per ogni paese, altri come Fiat, Lancia e Nissan hanno deciso di accorpare le pagine utilizzando le Global Page. I brand di lusso invece preferiscono utilizzare una sola pagina internazionale nella quale dialogano in lingua inglese. Blogmeter è riuscita a isolare i fan italiani anche sulle pagine global e internazionali, scoprendo che il brand con più fan nel nostro Paese è Ferrari con quasi 800 mila fan italiani sugli oltre 11 milioni totali, seguito da Audi Italia (540 mila), Citroën Italia (420 mila), mentre Fiat è in dodicesima posizione con 220 mila fan.

    Fiat si prende però la rivincita su Twitter dove si conferma primo brand con oltre 25 mila follower e 2.341 mention (il profilo si rivolge anche ad utenti di lingua inglese), anche se nel trimestre le crescite maggiori vengono registrate da Ford Italia e Seat Italia. Come detto Twitter è un media ancora poco gettonato dai brand auto e anche chi ne fa uso – spesso utilizzando un solo account per relazionarsi con paesi differenti – ha qualche difficoltà a produrre dei contenuti che riescano a coinvolgere gli utenti. Infine la Facebook Engagement Map (che incrociando le dimensioni “total fan” e “total engagement”, posiziona le pagine Facebook in quattro quadranti che ne qualificano le performance: Leaders, Engagers, Collectors e Laggards), nella quale Blogmeter ha considerato soltanto le pagine che parlano in lingua italiana, mostra come il brand che performa meglio sia Audi Italia,  il cui post più engaging (un video di presentazione della nuova Audi A3 Sportback) è stato anche il secondo miglior post di marzo per numero di interazioni tra tutte le pagine italiane. Completano il settore dei leader Volkswagen Italia, Bmw Italia, Citroën Italia e Mini Italia.

  • La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    Parliamo spesso di quanto sia importante per le aziende cogliere le opportunità che offrono i Social Media. Non solo bisogna saperci stare, e non solo esserci, ma bisogna anche avere ben presente quali siano i rischi. Ne abbiamo discusso con Mauro Alovisio e Andrea Zapparoli Manzoni, co-autori de “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security

    “La nostra posizione è univoca: raccomandiamo fortemente alle imprese italiane, in particolare quelle del Made in Italy, di usare i social network, in quanto essi rappresentano una reale opportunità, ma di farlo in modo intelligente e informato”. Questo è quello che si legge nella presentazione di “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security, interdisciplinare ed edito creative commons, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://social.clusit.it/views/Social/Homepage.html, che vuole puntare l’attenzione sulla sicurezza, tanto più minata quanto più le aziende, e non solo, si affacciano sui social network. Il lavoro non mette in evidenza soltanto i rischi con l’intento di far acquisire quella consapevolezza che ciascuno dovrebbe avere affacciandosi in Rete, ma fornisce dei consigli pratici per la tutela propria e dell’azienda dal punto di vista legale e informatico. Abbiamo posto qualche domanda a due dei coautori del documento: l’avvocato Mauro Alovisio per la parte giuridica e Andrea Zapparoli Manzoni per la parte informatica.

    Qual è la raccomandazione inerente la sicurezza più disattesa dalle aziende e perché?

    Nella nostra esperienza gli errori più comuni e con il più alto tasso di rischio compiuti dalle aziende sui Social sono (in ordine di frequenza):

    1. non preoccuparsi della Net Neutrality, cioè non partecipare ai Social e non tenere sotto controllo la propria identità digitale, rischiando così il Brand Hijacking (che può avere conseguenze molto gravi, trattandosi di PMI e micro-imprese)
    2. non affidarsi a professionisti. Il fai-da-te, che purtroppo è estremamente diffuso soprattutto in ambito PMI, è quasi una garanzia che si subiranno incidenti. Non mi riferisco solo alla necessità di avvalersi di esperti di Social marketing (che anzi spesso sono più “spericolati” dei loro committenti!), ma anche e soprattutto ad altre figure che dovrebbero concorrere nel supportare un’azienda che utilizzi i Social (a qualsiasi titolo), in particolare legali ed esperti di ICT Security. 
    3. gestire gli account social tramite una macchina utilizzata anche per altri fini (come ad esempio amministrativi, di segreteria o per utilizzi personali del titolare). Questo comportamento è decisamente poco “igienico”, dal momento che espone l’intera organizzazione ad ogni sorta di attacco e compromissione (antivirus e firewall sono praticamente inefficaci, ed anche un eventuale sistema di web content filtering ormai serve a poco). Porto un caso successo di recente: un’azienda mi ha contattato per un attacco veicolato via social, a causa del quale ha perso tutti i propri dati amministrativi (inclusi i backup) in quanto cifrati dai cybercriminali, che ora chiedono 50mila dollari per “liberarli”. Dal momento però che la gang in questione è appena stata sgominata dall’Europol, l’azienda non può nemmeno pagare il riscatto e sono impossibilitati a lavorare.
    4. non moderare la conversazione (o comunque non farlo in real-time). Mi rendo conto che, per volumi di conversation medio-alti si tratta di costi non indifferenti, d’altra parte è l’unico sistema che garantisce un buon livello di sicurezza (sia informatica, relativamente a dati ed infrastruttura, che degli asset immateriali come la reputazione) e che consente di ridurre al massimo l’impatto degli incidenti di data leakage.
    5. esporre i propri clienti, utenti, followers, partners ad attacchi a causa della mancata gestione dei rischi che conseguono dai punti 1-4 (il che configura scenari di liability).

    Perchè le aziende compiono questi errori?

    Dal lato della domanda:

    • errata percezione dei rischi / mancanza di awareness
    • mancanza di un budget dedicato (anche in base all’idea balzana secondo la quale Internet, ed i Social in particolare, sono “gratuiti”)

    Dal lato dell’offerta:

    • scarsità (almeno fino ad oggi) di soluzioni ad-hoc ritagliate sulle esigenze e sulle disponibilità delle PMI.

    Nella guida si raccomanda la lettura dei Terms Of Service. Ma quanti non “addetti ai lavori” sono in grado di comprenderne il contenuto? Cosa si potrebbe fare secondo te per renderli più comprensibili?

    Le social media policy esterne  ed interne per essere efficaci non devono essere calate dall’alto e  non devono essere strumenti rigidi  ma al contrario  devono essere elaborate con meccanismo bottom up e devono essere condivise dai diversi uffici dell’impresa (comunicazione, marketing, personale, sistemi informativi e non solo da giuristi) anche al fine di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e la forza del brand.

    Si suggerisce  pertanto una coralità di azione e di competenze aziendali; occorre scrivere poche cose in termini chiari e trasparenti non una serie di noiosi e impraticabili  divieti: l’ottica deve essere di inclusione dei cittadini e dei consumatori, di accrescimento reciproco e di consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dello strumento social media utilizzato. Occorre pertanto lavorare per punti  sintetici anche a livello grafico e monitorare il livello di comprensione e di interesse per il  testo.

    Si suggerisce  inoltre testare il grado di chiarezza del testo della social media policy  con alcuni test preliminari  prima della messa on line e verificare anche i profili dell’accessibilità anche dai cellulari.

    Molteplici social media policy presenti on line nelle pagine delle piattaforme trascurano i profili strategici  dell’utilizzo del marchio, logo aziendale e del brand;  il profilo di indicazione di contatti aziendali di prevenzione del contenzioso in materia di diritto d’autore e la presenza delle traduzioni in più lingue.

    Nella redazione della social media policy occorrerebbe conoscere bene il target al quale ci si rivolge,  il piano di comunicazione   dell’impresa dell’azienda e le priorità strategiche  della governance in materia di comunicazione  (es. priorità su questionari on line di gradimento servizi; su lancio di nuovi prodotti, su concorsi a premi, su campagna saldi stagionali etc..).

    Occorre inoltre tenersi costantemente aggiornati sulle condizioni legali di utilizzo dei social media e sulla giurisprudenza evolutiva comparata ad esempio in materia di diritto all’immagine, diritto di autore etc.

    Le social media policy devono inoltre essere aggiornate costantemente; si tratta di un processo di apprendimento continuo sia da parte dell’impresa sia da parte degli utenti.

    sicurezza-e-social-media

    Il logo utilizzato per caratterizzare il documento – frutto della collaborazione di una trentina tra aziende, studi legali, consulenti direzionali e associazioni – è una ciliegia. Perché i social network sono attraenti e apparentemente solo gustosi come le ciliegie. Ma come esse nascondono l’insidia del nocciolo, non solo spiacevole da addentare ma estremamente pericoloso. Soprattutto per chi non ne conosce l’esistenza.

  • Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    A proposito di Big Data, argomento che sta diventando ormai sempre più di uso quotidiano, Akamai propone la sua piattaforma cloud, Akamai Intelligent PlatformTM, che considerando le implicazioni per la sicurezza si dimostra una valida soluzione

    I Big Data hanno ormai invaso il quotidiano: tutti sappiamo cosa sono ma pochi sanno come sfruttarli, analizzarli e gestirli. E soprattutto pochi capiscono perché è importante farlo: le implicazioni che i big data hanno per le aziende sono parecchie, anche in ambito security, come spiega Luca Collacciani, Regional Sales Manager di Akamai.

    Sebbene negli anni l’information security abbia fatto passi da gigante, oggi è necessario analizzare il settore da un punto di vista totalmente nuovo, che privilegi l’analisi dei dati per scindere il traffico legittimo da quello illegittimo. E’ proprio nella creazione di un internet più sicuro, che i Big Data giocano un ruolo di primo piano.

    In questo contesto, si inserisce la Akamai Intelligent PlatformTM, la piattaforma cloud computing più distribuita al mondo, in grado di aggregare una serie di informazioni relative a un determinato indirizzo internet – ad esempio, la velocità di connessione, la location, il tipo di contenuto richiesto – e stabilirne la reputation. I dati hanno dunque un ruolo fondamentale nella determinazione della legittimità di una richiesta e consentono di individuare quali indirizzi IP vanno filtrati, in modo da bloccare il traffico legato agli attacchi prima che l’azienda ne venga colpita.

    I Big Data possono inoltre mostrare il modo in cui virus e traffico malevolo si diffondono. Capire e prevedere l’evoluzione di questi scenari può permettere alle organizzazioni di isolare gli attacchi e distinguerli da altri tipi di disordini, come la recisione di un cavo, evitando così problemi legati al downtime.

    Le informazioni fornite dai Big Data aiutano infine a mantenere il traffico malevolo lontano dai server d’origine delle aziende. In altre parole, consentono alle organizzazioni di combattere una battaglia in prima linea, di ingaggiare uno scontro diretto con l’attaccante senza temporeggiare nelle retrovie come spesso fanno i business online, strategia questa particolarmente rischiosa poichè, spesso, è ormai troppo tardi per respingere l’attacco.

  • Audiweb Febbraio 2013, cresce l’audience durante il giorno medio

    Audiweb Febbraio 2013, cresce l’audience durante il giorno medio

    Audiweb ha rilasciato oggi i dati relativi all’audience online nel mese di Febbraio 2013. Il dato più rilevante è che crescono gli italiani connessi nel giorno medio, sono infatti 14,6 milioni con una crescita, su base annua, del 6,5%

    Audiweb ha diffuso oggi i dati relativi all’audience online nel mese di Febbraio 2013. Complessivamente, sono stati 28,6 milioni gli utenti che si sono collegati a internet almeno una volta tramite computer, il 52% della popolazione dai due anni in su. Rispetto al mese di Gennaio 2013 il dato è un po’ più basso, ma questo perchè il mese di Febbraio è più corto. Su base annua c’è da rilevare che il dato è in crescita del 3,3%. Più rilevante il dato che riguarda invece gli utenti connessi nel giorno medio, infatti durante l’ultimo mese sono stati 14,6 milioni, in crescita del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Il tempo medio trascorso online per ogni utente è stato di 1 ora e 27 minuti.

    Audiweb febbraio 2013 - audience

    I picchi più alti di audience nel giorno medio si registrano tra le 15:00-18:00 (8 milioni di utenti) e le 18:00-21:00 (8,1 milioni), mentre durante la settimana si registra un’audience costante nei giorni feriali, a partire dal lunedì in cui si registra una media di 15,3 milioni di utenti.

    Guardando il dato della popolazione online nel giorno medio a febbraio dal punto di vista demografico, notiamo che essa è composta da:

    • 8 milioni di uomini (il 54% degli utenti online nel giorno medio), +5,2% rispetto al 2012, di cui il 45,7% ha tra i 35-54 anni
    • 6,7 milioni di donne (il 46% degli utenti online nel giorno medio), +8% rispetto all’anno scorso, di cui il 50% ha tra i 35 e i 54 anni
    • 35-54enni (7 milioni) rappresentano ancora il segmento predominante (il 47,6% degli utenti online).

    Audiweb febbraio 2013 - genere

     

    Gli italiani, come sappiamo e come abbiamo già altre volte sottolineato, amano i video online ed è interessante vedere questi dati per il mese di Febbraio 2013.

    Audiweb 2013 - video_online

    Nel giorno medio:

    • 779 mila utenti hanno visualizzato almeno un contenuto video su uno dei siti degli editori iscritti al servizio
    • 1,9 milioni le stream views totali
    • 8 minuti il tempo speso nel giorno medio a persona per la fruizione di contenuti video

    Mentre su base mensile:

    • 6,4 milioni gli utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video online su uno dei siti degli editori iscritti al servizio
    • 53,8 milioni le stream views totali
    • 27 minuti e 42 secondi il tempo speso per persona nella fruizione di contenuti video online.

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