Categoria: Web & Tech

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  • Condannato per diffamazione, twitterà la sentenza per 30 giorni

    Condannato per diffamazione, twitterà la sentenza per 30 giorni

    L’innovativa sentenza di un Giudice spagnolo, ratificata dalla Real Audencia de Sevilla, con la quale si condanna Luis Pineda a twittare la sentenza per 30 giorni, fa discutere e potrebbe fare da “apripista” a una nuova giurisprudenza sul caso specifico. Parafrasando un popolare detto, possiamo dire che “chi di tweet ferisce, di tweet perisce”.

    I quotidiani spagnoli, in particolare Pùblico, hanno riportato per primi la notizia, resa poi ‘virale’ dal quotidiano britannico The Guardian: l’ottava sezione della Real Audiencia Provincial di Siviglia, nel sud della Spagna, ha ratificato la decisione del Giudice di prima istanza, che ha condannato l’avvocato e uomo d’affari Luis Pineda, presidente di Ausbanc (Asociación de Usuarios de Servicios Bancarios), per il reato di diffamazione nei confronti di Ruben Sanchez, il portavoce di FACUA – Consumatori in azione. La particolarità del provvedimento, tuttavia, sta nel fatto che Pineda è stato condannato, oltre che al pagamento della somma di 4.000 Euro a titolo di risarcimento danni e alla cancellazione di 57 post riferiti a Ruben Sanchez e giudicati diffamatori, a “twittare” sul suo account personale il dispositivo della sentenza di condanna per 30 giorni, nelle ore di punta.

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    I fatti, la sentenza di condanna e la reazione di Sanchez e Pineda

    La vicenda ha inizio nel mese di ottobre del 2013, quando Ruben Sanchez propone una serie di azioni giudiziali civili e penali nei confronti di Luis Pineda. L’accusa è di diffamazione su Twitter: Pineda ha postato negli ultimi 2 anni ben 600 messaggi e decine di reportage pubblicati mediante i mezzi di comunicazione di Ausbanc, nei quali accusa apertamente Sanchez di corruzione, furto, emissione di fatture false e frode fiscale.

    Le accuse sono molto pesanti e particolareggiate: Pineda sostiene che Sanchez è implicato nel complotto degli ERE (procedure di licenziamento collettivo per motivi economici), nella presunta frode dei corsi di formazione e nella vicenda delle fatture false emesse dal sindacato UGT andaluso (al quale l’Andalusia ha chiesto 1,8 milioni di Euro di risarcimento per frode fiscale). Non contento, Pineda definisce Sanchez “mafioso” e sfruttatore di “teppisti”, insinuando addirittura legami con la pedofilia.

    Secondo quanto riportato da Pùblico, per rendere i messaggi più efficaci (e qui sta il dolo), Pineda indirizza i post su Twitter a noti giornali, media, attori, politci, aziende, ecc., proprio allo scopo di minare la reputazione di Sanchez. Infine, il presidente di Ausbanc si serve del sindacato Manos Limpias (di cui è il legale) allo scopo di denunciare Sanchez inventando che quest’ultimo ha emesso fatture false per il sindacato UGT – Andalusia.

    In prima istanza, Pineda viene riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti di Sanchez perchè ha leso l’onore e la reputazione di quest’ultimo. Il Giudice lo condanna, inoltre, a cancellare i 57 tweet ritenuti più diffamatori – ad esempio, i messaggi ‘quando spieghi le tue fatture fraudolente e ti dimetti da FACUA?’, ‘corrotto’, ‘senza vergogna’ – e a pubblicizzare su Twitter, utilizzando strumenti che consentono di scrivere più di 140 caratteri, la condanna che ha ricevuto, l’Autorità Giudiziaria che ha emesso la sentenza e le motivazioni. Pineda dovrà pubblicare i post sul suo account personale per 30 giorni, nelle ore considerate “di punta” in Spagna (la mattina dalle 9 alle 14 e il pomeriggio dalle 17 alle 22).

    La sentenza, assolutamente rivoluzionaria (è la prima volta che la Spagna emette un provvedimento giudiziale di questo genere), è stata ratificata, in data 8 settembre 2015, dalla Real Audiencia Provincial, che ha confermato la condanna di Luis Pineda per il reato di diffamazione e le pene inflitte in primo grado, ovvero la multa di Euro 4.000, la cancellazione dei 57 tweet diffamatori e la pubblicazione dei post su Twitter, di cui abbiamo già parlato.

    E gli interessati cosa dicono? E’ importante precisare che la sentenza non e’ definitiva: Luis Pineda, infatti, ha gia’ annunciato che presenterà ricorso e ha dichiarato che non eseguirà la condanna, continuando a postare e ritwittare. Questo l’ultimo post ritwittato :

    Mentre Ruben Sanchez il 31 agosto ha annunciato, su Twitter e su Facebook, che non comunicherà su entrambi i social per un mese. Sul sito internet di FACUA (di cui Sanchez è portavoce) si legge la frase “Estamos realizando labores de mantenimiento, disculpen molestias“.

    E voi cosa pensate di questa vicenda? E’ giusta e proporzionata la condanna inflitta dai Giudici spagnoli? Aspettiamo le vostre impressioni e i vostri commenti!

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  • Cyberstalking: dove non arriva la legge, arriva la Cassazione

    Cyberstalking: dove non arriva la legge, arriva la Cassazione

    Il Cyberstalking è un tema sempre più di attualità e, purtroppo, non più così raro. E di fronte a questo fenomeno crescente, la legge attuale ancora non lo contempla. In mancanza, interviene la Cassazione. Sarebbe il caso che in Italia si cominciasse ad emanare una legge ad hoc.

    Il cyberstalking – ovvero lo stalking caratterizzato dall’utilizzo delle nuove tecnologie quali la posta elettronica, la chat, la messaggistica istantanea, i social network, per molestare o perseguitare la vittima – è un fenomeno ormai non più così raro. Eppure l’art. 612 – bis c.p. non contempla questa ipotesi di reato (il comma 2 parla, genericamente, di ‘mezzi informatici o telematici’). Ecco che, allora, interviene la Corte di Cassazione la quale, con la sentenza n. 36894 del 11.09.2015, torna nuovamente ad occuparsi dell’argomento.

    Il caso

    La fattispecie è la seguente: l’imputato, condannato in primo e in secondo grado per il delitto di atti persecutori, propone ricorso presso la Corte di Cassazione cercando di “minimizzare” la condotta posta in essere nei confronti della vittima e ottenere l’annullamento della sentenza impugnata. Il caso è piuttosto classico: due giovani hanno una relazione sentimentale e la donna rimane incinta. La relazione finisce e l’ex fidanzato non si rassegna, minacciando, perseguitando e ponendo in essere atti violenti nei confronti della donna. La particolarità sta nel fatto che, per essere più ‘efficace’, l’uomo crea profili falsi, a nome della vittima, sui social network frequentati da maniaci sessuali, i quali cominciano a contattare quest’ultima, credendola disponibile per i loro interessi.

    cyberstalking

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché la condotta sopra citata, insieme ai ripetuti episodi di minacce, persecuzioni e atti di violenza nei confronti della parte offesa (nei confronti dell’imputato, già condannato, si è reso in seguito necessario aggravare le misure cautelari), integrano senza ombra di dubbio il reato di stalking. Va precisato, peraltro, che l’utilizzo dei social network è particolarmente invasivo, a causa dell’innumerevole numero di utenti (anche malintenzionati) che possono visionare il profilo e mettersi in contatto.

    I precedenti giurisprudenziali

    La sentenza n. 36894/2015 è la terza decisione della Corte di Cassazione penale in materia di “cyberstalking”. La prima sentenza, che ha fatto da “apripista”, è la n. 32404 del 10.08.2010: in quell’occasione, l’imputato aveva trasmesso, tramite Facebook, un filmato che lo ritraeva durante un rapporto intimo con la vittima.

    Il 24.06.2011 la Suprema Corte deposita la sentenza n. 25488, nella quale ribadisce che anche l’invio di continui messaggi di minacce su Facebook, unitamente alle altre condotte persecutorie, integra il reato di stalking.

    Perché le sentenze sull’argomento che stiamo trattando sono così poche? Una motivazione potrebbe essere la circostanza che l’art. 612 bis c.p. prende in considerazione l’elemento soggettivo del danno psicologico causato nella vittima (la norma parla di “stato d’ansia o di paura”, nonché di “fondato timore per la propria incolumità” o di quella di congiunti o di persone con le quali la vittima ha un legame affettivo), e non l’elemento oggettivo della condotta in quanto tale.

    Visti i numerosi episodi che si stanno verificando, tuttavia, sarebbe forse il caso che il legislatore rivedesse la norma del 2009, adeguandola alla nuova realtà.

    Allora, cosa ne pensate?

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  • Con Twitter Audience Platform l’adv va oltre Twitter

    Con Twitter Audience Platform l’adv va oltre Twitter

    Twitter presenta Twitter Audience Platform, la piattaforma per gli inserzionisti con la quale aumentare l’audience. Con questa piattaforma, l’evoluzione di Twitter Publisher Network, sarà quindi più facile raggiungere un pubblico mirato sia su Twitter che sulle app. Anche fuori la piattaforma.

    Lo scorso anno venne Twitter lanciò Twitter Publisher Network, un sistema per aiutare gli inserzionisti a connettersi con il loro pubblico al di fuori di Twitter, su migliaia di app mobile, grazie a una serie di strumenti creativi, di targeting e analisi. E oggi quella stessa piattaforma si sviluppa cambiando nome e promettendo di essere più efficace. La nuova piattaforma si chiama Twitter Audience Platform, un sistema con cui gli inserzionisti potranno raggiungere  oltre 700 milioni di persone dentro e fuori da Twitter.

    Infografica-Twitter-Audience-Platform

    Twitter Audience Platform promette agli inserzionisti di raggiungere due obiettivi, ossia:

    • le interazioni con i Tweet;
    • le visualizzazioni dei video.

    Entrambi saranno disponibili per la prima volta in versione beta per tutti i clienti gestiti. Inoltre verranno lanciati nuovi formati per permettere agli inserzionisti di interagire al meglio con il proprio pubblico in-app.

    E quindi da oggi sarà possibile estendere a Twitter Audience Platform anche le campagne di Promoted Video e di interazione con i Tweet in maniera molto semplice, con un solo clic. E molti dei criteri di targeting presenti su Twitter come interessi, nome utente e parole chiave possono essere applicati alle campagne sulle app mobile. Anche su Twitter Audience Platform, come già avviene su Twitter, i Promoted Video sono visualizzati automaticamente con l’immagine visibile al 100%.

    I Promoted Tweet all’interno di Twitter Audience Platform  saranno trasformati in uno dei formati pubblicitari di Twitter, vale a dire video, native advertising, banner e interstitial. E quindi si verificheranno situazioni di questo tipo:

    • su Twitter, le campagne di interazione con i Tweet diventano interstitial e native advertising;
    • le campagne di Promoted Video si trasformano in pubblicità video in-app;
    • le campagne di installazione dell’app e nuove interazioni con l’app diventano interstitial o banner.

    Agli interstitial sono state poi aggiunte funzionalità creative che permettono di espandere i contenuti migliori al di fuori di Twitter. Gli utenti di Twitter potranno quindi retwittare e aggiungere ai preferiti direttamente dall’annuncio apparso in Twitter Audience Platform. Sono stati poi aggiunti  bottoni CTA personalizzabili per dare più efficace all’azione che si desidera compiere.

    Twitter negli ultimi mesi ha ricevuto diversi feedback positivi su come Twitter Audience Platform abbia permesso agli inserzionisti di ottenere installazioni e nuove interazioni con le loro app, con un tasso di interazione più elevato e una reach notevolmente più alta.  Gli inserzionisti che hanno avviato campagne sia su Twitter che su Twitter Audience Platform sono arrivati a raddoppiare la reach e abbassato il CPE del 30%.

    Nello scorso mese di giugno MediaScience ha reso noto uno studio commissionatogli che dimostrava come i consumatori, utenti Twitter e non, avevano trascorso circa il 123% di tempo in più sugli annunci di Twitter Audience Platform che sulle tradizionali pubblicità mobile interstitial. E gli utenti non registrati su Twitter che hanno visto un’inserzione su Twitter Audience Platform avevano espresso un sentiment positivo rispetto al brand dell’11% superiore.

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    Un esempio da indicare è la campagna di Macy’s (@Macys) avviata a luglio per aumentare la brand awareness. Il risultato è stato un tasso di interazione del 7,85%, che è al di sopra dei benchmark di settore per le campagne display mobile. E poi  l’espansione della reach dai Promoted Tweet alle app ha creato un unico grande flusso pubblicitario che ha di fatto elevato l’engagement con il brand.

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    Altro esempio è stata la campagna di @SamsungMobileUK,  il primo inserzionista britannico a estendere i propri Promoted Video a Twitter Audience Platform e a raggiungere il loro target di riferimento in-app. Il risultato è stato  un incremento del 365% nelle visualizzazioni video su Twitter Audience Platform e una diminuzione dell’84% del CPV.

    Twitter Audience Platform è disponibile da oggi a livello globale per tutti gli inserzionisti che generano interazioni con i Tweet e visualizzazioni video.  Un’altra versione verrà testata da una selezione di inserzionisti che promuovono installazioni di app e nuove interazioni con app. Nel corso dei prossimi mesi il programma verrà esteso ad altri obiettivi, inclusi i clic verso il sito web e le conversioni.

  • TIMreading, la tua nuova libreria digitale

    TIMreading, la tua nuova libreria digitale

    TIMreading è lo store di Telecom Italia dedicato all’editoria digitale e si presenta come piattaforma completa per l’acquisto e la fruizione di contenuti editoriali digitali. Gli utenti possono quindi leggere quotidiani e libri e usufruire della formula “all you can read” per leggere ebook e magazine senza limiti.

    TIMreading è lo store di Telecom Italia dedicato all’editoria digitale e si presenta come piattaforma completa per servire l’acquisto e la fruizione dei contenuti editoriali digitali. La sua missione è quella di guidare la trasformazione dell’esperienza di lettura, incoraggiando le persone a leggere di più, con maggiore frequenza, in ogni momento ed ovunque, senza però sostituirsi all’esperienza classica di lettura del prodotto cartaceo. Molto interessante è l’offerta in abbonamento “all you can read” per ebook e magazine.

    timreading

    La nuova libreria digitale permette di acquistare e leggere i libri preferiti senza alcun limite di orario e nessuna attesa. Gli ebook sono facilmente acquistabili con pochi click, in qualunque momento della giornata per poi leggerli comodamente in qualsiasi momento della giornata o in vacanza.

    Come si acquista

    Tutti i contenuti, quindi eBook, quotidiani e magazine, possono essere acquistati da PC e Tablet accedendo al sito di TIMreading. Una volta acquistati i contenuti saranno rintracciabili nelle sezioni dell’App “La mia Libreria” e “La mia Edicola”. Per questo è necessario che venga avviato il download del contenuto, in connettività mobile o in wifi e, al termine del download, il contenuto è pronto per essere sfogliato anche in assenza di connettività.

    Da qualche mese è stata rilasciata la nuova App TIMreading disponibile per tablet e smartphone con sistemi operativi Android, dalla versione 2.4, ed IOS, dalla versione 6.0. Il download delle app è assolutamente gratuito.

    Ma vediamo insieme adesso quali sono le novità e i plus dell’app:

    • registrazione dell’account TIMreading direttamente dall’app ed alla Newsletter;
    • riconoscimento account registrato su altri servizi ma non su TIMreading, es. TIMmusic/TIMvision: il cliente non deve registrarsi, ma deve solo dare i consensi;
    • sezione gratis per te per provare l’esperienza di sfoglio anche se non si è registrati al servizio;
    • gestione dei contenuti personali attraverso la creazione di cartelle locali sul dispositivo.

    E ancora:

    • leggerezza ed accessibilità, che consentono l’acquisto, la lettura e lo sfoglio “quando e dove si vuole”, con il solo peso dello Smartphone/Tablet;
    • completezza, sul sito TIMreading è possibile acquistare tra oltre 75.000 titoli in costante aggiornamento delle principali case editrici italiane, più di 50 magazine ed i principali quotidiani nazionali e sportivi;
    • le nuove funzionalità e la nuova veste grafica dell’App, che rendono la User experience molto più fluida.

    Ecco, questa è TIMreading e fateci sapere cosa ne pensate.

    Buzzoole

  • Ecco Multi Formula Self, la soluzione innovativa di Nexive

    Ecco Multi Formula Self, la soluzione innovativa di Nexive

    Nexive punta sempre più al digitale e lancia una nuova soluzione innovativa nell’ottica di evolvere i servizi di posta. La novità si chiama Multi Formula Self e si pone come obiettivo quello di offrire nuovi strumenti alle PMI ed è la piattaforma “on demand” che permette una gestione diretta del servizio.

    Ad un anno dall’operazione di rebranding, Nexive ha saputo differenziarsi sul mercato come operatore di servizi postali in grado di coniugare servizi tradizionali e servizi digitali. Del resto ce lo aveva spiegato bene proprio Luca Palermo, CEO di Nexive, al debutto ufficiale di Nexive:

    Nexive nasce proprio con la nostra visione del futuro. La sua radice, “Nex“, che nasce dalla parola inglese next, vuol dire sì futuro ma anche, proprio nella sua accezione classica, “vicino” che esprime bene i concetto di quello che davvero vogliamo essere, ossia il punto di contatto tra il mondo fisico e il mondo digitale, o ancora, vogliamo rendere la vita sempre più facile tra chi spedisce e chi riceve.”

    In questa ottica si presenta proprio l’ultima novità lanciata in questi giorni che si chiama Multi Formula Self, una soluzione innovativa che introduce un nuovo modo di offrire servizi postali integrando servizi fisici e digitali – proprio come diceva Palermo – per rispondere meglio alle esigenze delle PMI italiane in linea con gli attuali vincoli normativi, dalla PEC alla fatturazione elettronica. Nexive quindi si pone alla guida dell’evoluzione del mercato postale in uno scenario i cui i servizi digitali sono in crescita ed entro il 2019 si stima un incremento di quasi il 50% dei servizi di recapito digitale.

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    Multi Formula Self si pone come soluzione ideale anche per le realtà più piccole che adesso possono gestire al meglio le proprie comunicazioni affidandosi a un’economica piattaforma “on demand” senza necessità di licenze software e di dedicare risorse alla gestione di servizi e fornitori diversi. Accedendo a un unico punto di contatto, è possibile caricare i propri file, elaborarli e recapitarli secondo le modalità più adatte alle proprie esigenze, che si tratti di stampa e recapito fisico, di e-mail o PEC, di fatturazione elettronica alla PA o di archiviazione digitale e conservazione sostitutiva.

    Attraverso questo nuovo ed innovativo servizio, Nexive è l’operatore in grado di dare una risposta alla necessità delle oltre 2 milioni di imprese fornitrici della PA di adempiere all’obbligo normativo di fatturazione elettronica – in vigore da Giugno 2014 verso la PA Centrale e da Marzo 2015 verso la PA Locale – facendosi carico della gestione della fattura secondo le disposizioni di legge e aiutandole a ottimizzare tempi e costi legati ai tradizionali processi amministrativi. Secondo i dati del Politecnico di Milano, dal 31 marzo sono già state trasmesse 7,7 milioni di fatture elettroniche, con la prospettiva che a regime se ne arrivino a scambiare oltre 50 milioni ogni anno, ma solo 300.000 aziende hanno già inviato una fattura elettronica. Da questo punto di vista una soluzione semplice come Multi Formula Self può essere un grande aiuto per le PMI e le microimprese che non avendo un IT strutturato faticano ad aggiornare le proprie procedure amministrative.

    Multi Formula Self rappresenta un ulteriore passo avanti nella nostra strategia a supporto delle aziende italiane per rispondere in modo sempre più mirato alle esigenze di qualsiasi settore e dimensione” – dice Benedetto Mangiante, Direttore Marketing & Innovation di Nexive. “In uno scenario in costante evoluzione, i servizi postali tradizionali devono necessariamente associarsi a formule digitali in una logica di multicanalità: l’’integrazione del digitale nel settore postale rappresenta una grande opportunità per il Sistema Paese e con la nostra nuova offerta mettiamo la nostra duplice expertise a disposizione delle PMI italiane, che costituiscono circa il 99% del tessuto economico nazionale per contribuire alla competitività del territorio.”

    Multi Formula Self amplia quindi l’offerta multicanale di Nexive, che tra i suoi servizi digitali comprende anche una soluzione dedicata alle aziende di dimensioni più grandi con un team IT strutturato: Multi Formula, un motore di dispatching multicanale, che nell’ultimo anno ha contribuito alla competitività di molte imprese italiane.

    MAggiori informazioni su Nexive e sui suoi servizi sono disponibili sul sito web nexive.it.

  • Amazon, gli autori di ebook saranno pagati in base alle pagine lette

    Amazon, gli autori di ebook saranno pagati in base alle pagine lette

    Ecco una notizia che sta facendo molto discutere. Dal prossimo 1° luglio Amazon adotterà un nuovo sistema per pagare gli autori di ebook. E questo nuovo sistema si basa sulle pagine effettivamente lette. La novità riguarderà gli autori senza casa editrice che utilizzano la piattaforma Kindle Direct Publishing.

    Più il tuo ebook viene letto e più guadagni. Si può sintetizzare così la notizia che Amazon dal prossimo 1° luglio pagherà gli autori di ebook sulla base delle pagine effettivamente lette. La novità riguarderà tutti quegli autori che non hanno una casa editrice e per questo motivo utilizzano la piattaforma del colosso dell’e-commerce, Kindle Direct Publishing.

    Una notizia che in effetti sta facendo molto discutere e che messa in questi termini non ci sembra un bell’incoraggiamento. A differenza di quello che sostiene l’azienda che attraverso l’adozione di questo nuovo sistema punta ad incoraggiare contenuti di qualità, ma anche incoraggiando a scrivere testi più lunghi visto che ora si viene pagati n base alle pagine lette.

    E come verrà considerata una pagina visto che la dimensione di una pagina digitale varia da dispositivo a dispositivo? Secondo quanto spiegato dall’azienda di Jeff Bezos, Amazon adotterà un sistema standardizzato anche se ancora non si conosce quante pagine dovranno essere lette, come minimo, per accedere ai pagamenti.

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    E sempre secondo Amazon pare che la richiesta di introdurre questo nuovo sistema sia arrivato proprio dagli autori che utilizzano la piattaforma KDP.

    Il sistema tuttora in vigore prevede che l’autore venga pagato se il lettore abbonato legge almeno il 10%, un sistema questo, secondo alcuni, che fatto sì che gli autori scrivessero testi più corti dato che il guadagno è lo stesso sia che il testo abbia 10 o 100 pagine.

    In realtà ci sono ancora tanti punti non chiari, ma quello che lascia un po’ perplessi sono le conseguenze che questo sistema possa provocare in un settore come quello dell’editoria indipendente. E soprattutto se questo sistema possa poi essere adottato anche da altri.

    Voi che ne pensate?

     

  • Gli italiani navigano da Mobile e si dedicano ai social network

    Gli italiani navigano da Mobile e si dedicano ai social network

    Audiweb rende noti i dati della Total Digital Audience relativa a Marzo 2015. Dato generale è che sono 28,5 milioni gli italiani che navigano internet ogni mese. Ogni giorno sono 17,4 milioni gli italiani che navigano il web da mobile, mentre sono 12,5 milioni quelli che navigano da pc. Ai social network dedicano più di 13 ore al mese.

    Come di consueto, Audiweb rende noti i dati relativi alla Total Digital Audience del mese di marzo 2015. Sono dati comunque significativi perchè ci danno delle indicazioni importanti sul modo in cui gli italiani si relazionano con la rete e soprattutto offre interessanti indicazioni sui tempi e sui dispositivi utilizzati per navigare in internet. Inutile dire che si consolida sempre di più una grossa fetta di italiani che naviga internet dai dispositivi mobili, a testimonianza del fatto che il Mobile piace agli italiani essendo tra i maggiori possessori di dispositivi mobili in Europa.

    Partiamo dalla considerazione generale che in Italia, nel mese di marzo, sono stati 28,5 milioni gli italiani che si sono collegati almeno una volta alla rete che tradotto in percentuale fa il 52,8% della popolazione italiana dai 2 anni in su. E’ interessante notare che nel giorno medio la TDA è di 21,5 milioni con un tempo di connessione di 2 ore. Restando in ambito di navigazione giornaliera, dai dati della TDA notiamo che ancora una volta gli italiani che si connettono alla rete da Mobile sono maggiori di quelli che lo fanno da pc, 17,4 milioni contro 12,5 milioni. I tempi di connessione da Mobile sono di 1 ora e 40 minuti, mentre da pc sono di 1 ora e 12 minuti. Altro dato da segnalare, sempre in relazione al fatto che il Mobile piace molto agli italiani, se guardiamo i dati relativi al tempo di connessione nel mese per persona notiamo che da dispositivi mobili è di 44 minuti e 22 secondi, mentre da pc è di 17 minuti e 40 secondi, molto meno della metà.

    La TDA del mese di marzo di offre anche qualche dato demografico e si nota che nel mese la fascia di età che più si è connessa alla rete è quella compresa tra i 18 e i 24 anni (67%), segue staccata di pochissimo quella 25-34 anni (66%), poi 35-44 anni (56%), poi 55-74 (22%). I giovanissimi segnano percentuali tra il 4 e il 12%.

    La fascia di età più presente, 18-24 anni, è quindi quella che resta connessa per più tempo con una media superiore alle 2 ore e mezza; i 25-24 anni restano connessi in media per 2 e 21 minuti.

    E cosa fanno e cosa cercano in rete gli italiani? Ecco che la TDA ci da delle indicazioni anche da questo punto di vista e scopriamo che l’attività di Search (92,2%) è quella più presente alla quale dedichiamo 1 ora e 53 minuti ogni mese; segue “portali generalisti” (90,6%) con un tempo di 1 ora e mezza.

    Ai “social network” (87,6%) dedichiamo la bellezza di 13 ore e 35 minuti, il dato più alto di quelli rappresentati (quasi un terzo del tempo complessivo) e se proviamo a dividerlo per 30 giorni viene fuori un dato di circa 45 minuti al giorno. Stiamo parlando ovviamente di media.

    Allora questo è un po’ il resoconto di questi dati TDA. Che ne pensate? Ci sono dati che vi sorprendono e perchè?

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    (cover image: @ ra2 studio #82253984 via Fotolia)

  • L’Internet delle Cose in Italia vale 1,55 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato dei dati interessanti relativi all’Internet delle Cose in Italia. Sono 8 milioni gli oggetti connessi nel 2014 ed è ormai un settore che vale 1,55 miliardi di euro.

    L’Internet delle Cose (Internet of Things, conosciuto anche come IoT) è ormai una realtà nel nostro paese. E ce lo conferma anche l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato dei dati davvero interessanti circa lo stato dell’Internet delle Cose nel nostro paese.

    Il valore di mercato registrato nel 2014 è di 1,55 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente del 28%. Le aree che crescono di più sono quelle delle smart car (+38%) e delle smart home (+23%) che insieme rappresentano più del 60% in termini di diffusione e di valore di mercato. E sono 8 milioni, nel 2014, gli oggetti connessi tramite cellulare con una crescita del 33% rispetto al 2013. E anche qui le smart car trainano il settore con una crescita del 55%. E crescono anche lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite SIM (21% degli oggetti, 16% del mercato). Mentre la Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente.

    Per quanto riguarda le Smart City, l’Osservatorio rileva che ormai quasi metà dei comuni italiani ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto basato su tecnologie Internet of Things, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di progetti in fase sperimentale. Ma i benefici potenziali sono enormi. Infatti, un’adozione pervasiva di soluzioni per l’illuminazione intelligente, per la gestione della mobilità e per la raccolta rifiuti potrebbe far risparmiare complessivamente ogni anno in Italia 4,2 miliardi di euro e migliorare la vivibilità delle città, tagliando l’emissione di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 ed evitando l’equivalente di quasi 5 giorni l’anno per ogni utente della città in coda nel traffico sulla propria auto oppure alla ricerca di un parcheggio libero.

    Per quanto riguarda le Smart Home c’è da rilevare che la forte attenzione dei consumatori italiani verso questa area dell’Internet delle Cose. La ricerca dell’Osservatorio rileva che il 46% dei proprietari di casa si dice intenzionato ad acquistare prodotti, soprattutto per la sicurezza e il risparmio energetico.

    Di fronte a questo scenario c’è anche da rilevare la proliferazioni di startup che cominciano a presidiare questo settore. Nell’ultimo triennio sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e nello stesso periodo l’entità dei finanziamenti erogati da investitori istituzionali è cresciuta del 270%. Si registra l’entrata nel mercato di numerose aziende con un’ampia base di clienti consumer che in molti casi hanno acquisito startup. Gli italiani come dicevamo sono fortemente interessati alla casa connessa: un proprietario su quattro dispone già di almeno un oggetto intelligente per la sua casa e uno su due ha intenzione di acquistarne altri in futuro. E cresce l’interesse verso la sicurezza che interessano il 47% dei proprietari. Interessa anche il risparmio energetico, infatti il 46% è interessato a soluzioni per la gestione del riscaldamento, il 33% per il monitoraggio consumi energetici e il 31% per la gestione da remoto degli elettrodomestici. E l’interfaccia preferita per la gestione sono appunto le app, per il 69%, a dimostrazione che il mobile gioca un ruolo determinante per l’Internet delle Cose e la sua stessa diffusione. E sapendo bene della passione degli italiani anche per il mobile, ecco che si spiega anche il forte interesse per l’IoT.

    internet-delle-cose-infografica

  • Ecco Snapseed 2.0 con nuova interfaccia e nuovi filtri

    Ecco Snapseed 2.0 con nuova interfaccia e nuovi filtri

    Snapseed, una delle applicazioni di foto ritocco più usate, oggi di proprietà di Google, presenta il suo aggiornamento più importante dal 2012. La versione 2.0, per Android e iOS, presenta una nuova interfaccia con nuovi filtri e nuovi strumenti.

    Nel 2012 Google acquisì la Nik Software, l’azienda che aveva realizzato Snapseed, l’applicazione di foto ritocco che già nel 2011 era stata eletta “Applicazione dell’anno per iPad”. Da allora l’applicazione non aveva subito grandi modifiche, fino a ieri. Infatti è stata presentata Snapseed 2.0, un grande aggiornamento dell’app per la felicità di tanti appassionati di foto da mobile che necessitano di strumenti più avanzati per migliorare le proprie immagini. E a vedere quello che ne è venuto fuori si può dire che Snapseed è l’applicazione “da avere”.

    La nuova versione è stata rilasciata, gratis, per Android e per iOS e presenta una interfaccia praticamente rivista. Una volta che avete caricato la vostra dal telefono, vi trovate nella parte in altro gli “Strumenti” come “Ritaglia”, “Trasforma”, “Pennello” e altri; nella parte in basso vi trovate i “Filtri” con i nuovi effetti di “Sfocatura”, “Grana”, “Contrasto tonale”, “Enfasi”.

    (Clicca le immagini per ingrandire)

    Snapseed 2.0 offre adesso una precisione più alta rispetto alla precedente versione, inclusa la possibilità di salvare e copiare le modifiche per poi usarle su un’altra immagine. Diventa un’applicazione potente capace di competere con altre applicazioni, mantenendo la sua forza di essere gratis, cosa non da poco.

    L’applicazione è disponibile per iOS e per Android. Nel caso in cui vi accorgeste che da Google Play visualizzate ancora la precedente versione e non volete attendere oltre, a questo link trovate il file apk da scaricare e da installare facilmente.

    L’invito ovviamente è quello di scaricarla, sia iOS che Android, in base al vostro sistema operativo, e poi, se vi va, raccontateci cosa ne pensate e come vi siete trovati, ci farebbe molto piacere.

  • 99designs e Jimdo, in partnership per offrire ancora più servizi

    99designs e Jimdo, in partnership per offrire ancora più servizi

    99designs e Jimdo annunciano oggi la nascita di una nuova partnership pensata per offrire ancora più servizi ai professionisti e alle PMI, grazie anche al pacchetto “Logo e Sito web”. La partnership fra le due realtà consente alle PMI di ricevere, in meno di due settimane e a costi accessibili, logo, web design e hosting del sito.

    99designs e Jimdo sono due realtà che in questi ultimi anni abbiamo seguito in modo particolare. E oggi 99designs, il più grande marketplace per il design creativo in crowdsourcing del mondo, sbarcato in Italia nel 2013, e Jimdo, website builder leader nel settore mobile, annunciano la nascita della loro nuova partnership che si pone l’obiettivo di offrire ancora più servizi ai professionisti e alle PMI: logo personalizzato e website hosted con design coordinato. Il pacchetto “Logo e Sito web”, disponibile sulla piattaforma di 99designs, rende più semplice, veloce e accessibile il lancio di qualsiasi nuovo progetto di business.

    La collaborazione mette a punto una soluzione integrata che permette alle aziende di risparmiare tempo e risorse e di ottenere su una sola piattaforma la progettazione di un logo su misura, design coordinato del sito e web hosting.

    Siamo convinti che il successo di un brand sia strettamente legato all’immagine dell’azienda e inizi da un logo efficace. 99designs ha creato centinaia di migliaia di loghi per imprese e professionisti in tutto il mondo,”commenta Patrick Llewellyn, Presidente e CEO di 99designs. “Il nostro sviluppo è proporzionale alla domanda, sempre più forte ed esigente. La partnership con Jimdo ci permette di ampliare la nostra offerta: le imprese possono adesso usufruire di un servizio che estende l’essenza del brand, espressa nel logo, al sito web”.

    Con il nuovo pacchetto “Logo e sito web”, il cliente lancia il contest su 99designs, riceve numerose proposte creative da designer professionisti, sceglie il logo design che preferisce e, in meno di due settimane, al costo di 419 euro, riceve il logo e il design coordinato di un sito web professionale. Il cliente potrà poi apportare qualsiasi aggiornamento ai contenuti del sito in autonomia, in modo intuitivo e da qualsiasi dispositivo, grazie alla semplicità del sistema Jimdo.

    Noi di Jimdo e 99designs crediamo che un sito di successo e un fantastico design non debbano essere esclusiva di chi dispone di grandi budget”, dichiara Christian Springub, co-fondatore di Jimdo. “Con la nostra partnership offriamo alle imprese la possibilità di avere, a prezzi accessibili, un marchio unico e una forte presenza online, presupposti essenziali non solo per un ottimo inizio ma anche per lo sviluppo del business.”

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    La soluzione “Logo e sito web” in 4 semplici passi:

    1. il cliente va sulla piattaforma di 99designs e lancia un contest per il pacchetto “Logo + sito web”;
    2. il cliente completa il brief creativo rispondendo a domande dettagliate sul proprio business e sullo stile di design desiderato;
    3. il cliente riceve proposte di loghi creati su misura da designer qualificati e può interagire con loro per perfezionare la richiesta;
    4. infine, il cliente sceglie il logo definitivo e il designer vincitore crea il design per il sito web, abbinandolo al logo. Tutto in meno di due settimane. Il cliente riceve quindi l’accesso al sito e da quel momento può modificarlo e aggiornarlo in autonomia, senza alcuna conoscenza informatica, utilizzando il sistema Jimdo.

    Il pacchetto “Logo e sito web” da 419 euro include: logo realizzato da un graphic designer professionista; design coordinato del sito web; dominio per il sito; un anno di hosting per sito e dominio su Jimdo.

    Ad oggi 99desings conta 950.000 designer in 192 paesi del mondo e ha fornito, dal lancio della piattaforma nel 2008, design di qualità a un prezzo accessibile ad oltre 350.000 clienti. 99designs è sostenuta da Accel Partners.

    Jimdo, disponibile in 9 lingue, ha permesso la creazione di oltre 12 milioni di siti e oltre 200.000 negozi online in tutto il mondo. La startup, fondata nel 2007 da Fridtjof Detzner, Matthias Henze e Christian Springub, è oggi un’impresa internazionale con un team di 200 persone nelle sedi di Amburgo, San Francisco e Tokyo.