Categoria: Web & Tech

In questa categoria si trovano articoli sul Web 2.0, comunicazione, internet, web, tecnologia, social media,

  • StickyADS.tv e Videology insieme per video programmatic di qualità

    StickyADS.tv e Videology insieme per video programmatic di qualità

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    Nasce oggi una nuova partnership che offrirà agli utenti Videology accesso a una inventory di video premium su più di 55 marketplace disponibili sulla piattaforma StickyADS.tv in Europa, consentendo loro di acquistare un’ampia gamma di contenuti di elevata qualità dai migliori publisher

    Videology, tra le piattaforme di video advertising leader di mercato, ha annunciato oggi la nascita di una nuova partnership con StickyADS.tv, principale piattaforma Supply-Side (SSP) di video programmatic a livello mondiale. L’accordo consentirà ai clienti demand-side di Videology, alcuni tra i più importanti advertiser e agenzie in Europa, di accedere alla piattaforma di StickyADS.tv per l’acquisto di inventory video di elevata qualità. Questa nuova collaborazione offrirà agli utenti della tecnologia Videology l’accesso a una inventory di video premium su oltre 55 Private Market Place disponibili sulla piattaforma StickyADS.tv in Europa, consentendo loro di acquistare un’ampia gamma di contenuti di elevata qualità dai migliori publisher.

    La flessibilità della piattaforma di StickyADS.tv consente un’integrazione fluida tra server con una inventory premium ed esclusiva, e includerà inoltre integrazione completa dei Deal ID, permettendo a Videology di targetizzare con precisione ogni mercato, audience o contesto a seconda delle esigenze pubblicitarie del cliente.

    Advertiser e agenzie ora più che mai cercano dai principali publisher, comprese le emittenti televisive, una inventory esclusiva, di elevata qualità e sicura per il brand”, spiega Anne de Kerckhove, Managing Director EMEA di Videology. “Il numero di publisher e di Private Market Place premium disponibili sulla piattaforma di StickyADS.tv è davvero importante, e questo consente ai nostri partner demand-side di accedere alla migliore inventory in Europa per offrire ai propri clienti campagne in stile televisivo su tutti i device”.

    Siamo lieti di questo accordo che abbiamo ufficializzato con Videology”, commenta Hervé Brunet, CEO e co-fondatore di StickyADS.tv’s. “Collaboriamo ormai da oltre due anni, e questa partnership ci consentirà di estendere le sinergie tra le due aziende a tutta l’Europa”.

    La partnership è ulteriormente rafforzata dai valori chiave di business che le due aziende condividono. Entrambe sono infatti impegnate nel trattare in forma programmatic un inventario video sicuro per i brand, offrendo agli advertiser contenuti di massima visibilità e impatto. Nel maggio dello scorso anno, Videology ha ricevuto la certificazione del Media Rating Council (MRC) per la misurazione di video impression visualizzabili. Inoltre StickyADS.tv e Videology promuovono trasparenza e controllo e sono attivamente impegnate nella lotta alle frodi pubblicitarie.

  • Amazon, a Natale 175 euro di app in regalo

    Amazon, a Natale 175 euro di app in regalo

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    Da oggi, Vigilia di Natale, fino al giorno di Santo Stefano su Amazon App-Shop sarà possibile scaricare gratis tantissime applicazioni per un risparmio pari a 175 euro. Un bel regalo utile

    Se siete tra quelli che sotto l’albero troveranno uno smartphone o un tablet (ed è molto probabile visto che anche qyest’anno i regali tech sono in crescita del 20%), allora vi conviene tenere d’occhio questa bella offerta. Ovvio che serve a chi uno smartphone o un tablet Android già lo possiede. Come anche un Kindle Fire HD 6 e 7 e Kindle Fire HDX 8,9.

    Infatti da oggi, Vigilia di Natale, fino al giorno Santo Stefano su Amazon App-Shop sarà possibile scaricare gratis tantissime applicazioni per un risparmio pari a 175 euro. L’offerta non include solo giochi, ma anche app dedicate al mondo della musica, della cucina, dell’ufficio e del tempo libero.

    E tra le applicazioni disponibili troviamo:

    • Angry Birds Space del valore di 0,76 €
    • Calcolatrice Pro, del valore di 0,99 €
    • Colin McRae Rally, del valore di 1,79 €
    • Color Splash FX, del valore di 1,49 €
    • ElectroDroid Pro, del valore di 1,99 €
    • Endomondo Sport Tracker Pro, del valore di 4,99 €
    • Fleksy Keyboard, del valore di 1,61 €
    • InstaPlace, del valore di 1,45 €
    • InstaWeather Pro, del valore di 1,45 €
    • iReal Pro – Music Book & Play Along, del valore di 10,10 €
    • Jump Desktop, del valore di 7,94 €
    • Oxford Advanced Learner’s Dictionary, del valore di 5,01 €
    • PicShop Photo Editor, del valore di 1,99 €
    • Plex, del valore di 1,61 €
    • Root Explorer, del valore di 3,60 €
    • Splashtop Remote Desktop, del valore di 3,97 €
    • Tetris, del valore di 2,69 €
    • TuneIn Radio Pro, del valore di 7,43 €
    • WolframAlpha, del valore di 2,29 €
    • Ultimate Guitar Tabs and Tools, del valore di 6,35 €

    Allora queste sono solo alcune ma ne troverete anche altre per divertirvi, giocare ma ci sono anche validi strumenti che possoo tornare utili per il vostro lavoro.

  • Quando l’Innovazione fa rima con Futuro #MMHackathon

    Quando l’Innovazione fa rima con Futuro #MMHackathon

    #mmhackathon

    Magneti Marelli ha organizzato ieri #MMHackathon presso il Motor Show di Bologna con ragazzi provenienti dal Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università di Bologna e Università di Brescia. Obiettivo era quello di realizzare un cruscotto sviluppandolo con l’aiuto di stampanti 3D e di lasercut. Ai blogger il compito di raccontare la giornata sul digitale

    Provare a riassumere l’entusiasmante giornata di ieri è facile, ossia questa è una di quelle volte dove la parola Innovazione fa davvero rima con Futuro. Certo, se si innova lo si fa perchè si guarda avanti, ovvio. Ma vedere dei ragazzi universitari, ingegneri, mettersi alla prova per realizzare in poche ore un qualcosa che davvero potrebbe svoltare la loro vita è davvero entusiasmante. E per una volta si parla del Futuro, quello che troppo spesso in questo periodo viene visto come sfocato e lontano, col sorriso e con fiducia.

    Ecco, con queste parole posso spiegare la mia esperienza al primo #MMHackathon organizzato da Magneti Marelli, brand storico italiano, che ha voluto organizzare questa maratona tecnologica, e ideato da HUB09, presso il Motor Show di Bologna che si tiene in questi giorni, invitando studenti universitari provenienti dal Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università di Brescia e Università di Bologna a sfidarsi per realizzare in 8 ore una dashboard. Al gruppo vincitore veniva offerta la possibilità di svolgere un periodo di stage presso l’azienda Magneti Marelli. Il loro compito era quello di creare un cruscotto partendo dalle fasi iniziali, per poi svilupparlo con l’ausilio di stampanti 3D e di lasercut.

    Alla giornata ero presente insieme a dei cari e illustri colleghi del calibro di Giuliano Ambrosio (aka Julius Design) che seguiva il team di Brescia, Claudio Gagliardini che seguiva il team di Bologna e Riccardo Esposito che seguiva il team di Torino. Il compito che avevamo era quello di raccontare il lavoro dei ragazzi durante la giornata e trasmettere la loro fatica e il loro di entusiasmo. Perchè loro ne hanno davvero tanto.

    La vittoria finale è andata al team del Politecnico di Milano che ho avuto l’onore di seguire e di raccontare.

    #mmhackathon-vincitori-milano-polimi

    Dietro tutta questa bella operazione, come già detto, c’è Magneti Marelli che ha voluto sperimentare una strada nuova mettendo insieme Innovazione, Creatività, Tecnologia e Digitale. In altre parole, Magneti Marelli ha avuto il pregio di di innovare, consapevole che il Futuro passa necessariamente da questi ragazzi. Una visione che ogni azienda dovrebbe avere. Quindi merito a Magneti Marelli di aver osato con coraggio su questa strada, coinvolgendo anche il digitale, i social media, la comunicazione, aspetti fondamentali per fare conoscere a tutti che il Futuro è limpido e ha il sorriso e l’entusiasmo di questi ragazzi.

    Su Instagram e su Twitter potete vedere tutte le immagini della giornata seguendo l’hashtag #MMHackathon, mentre a questo link potete vedere il video della giornata.

  • Enjore assume, si cercano sviluppatori e marketing specialist

    Enjore assume, si cercano sviluppatori e marketing specialist

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    Enjore, la startup che ha realizzato la prima piattaforma per gestire e vivere competizioni di ogni tipo, sta assumendo ed è alla ricerca di diverse figure. La startup sta confermando il suo periodo di crescita e ora vuole compiere il grande salto e per farlo ha bisogno di nuovi talenti. Ecco le figure che servono

    Enjore è la startup che nasce nel 2012 da un’idea di Nicola Taranto, oggi CEO della startup, creando una piattaforma che permettesse agli utenti di gestire e vivere competizioni attraverso un sistema organizzativo molto semplice. Con Enjore è quindi possibile organizzare qualsiasi tipo di torneo: da quello sportivo, come tornei di calcio, pallavolo, pallacanestro, pallamano, pallanuoto, rugby, tennis, hockey, tennis tavolo, baseball e football americano a quelli legati al mondo dei videogame, specie di FIFA e PES. Si possono organizzare anche tornei di calciobalilla e di subbuteo.

    Oggi Enjore è pronta a fare il grande salto dopo una periodo di forte e costante crescita in questi ultimi due anni. Per farlo ha bisogno di nuovi talenti che l’aiutino a crescere ancora. Per questo la startup ha bisogno di assumere nuove figure al suo interno che le diano al possibilità di continuare a scommettere sul mobile e di continuare a migliorare la propria strategia di marketing.

    enjore-assume

    Le figure che si cercano attualmente sono:

    • Sviluppatore iOS
    • Sviluppatore Android
    • UX e UI Designer
    • Marketing Specialist

    La sede di lavoro è Bari (per il Marketing Specialist si valiuta anche l’opzione di lavoro a distanza). La tipologia di contratto è da concordare. Remunerazione in base ad esperienza.

    Il candidato ideale deve soddisfare almeno una delle seguenti caratteristiche:

    • gioca a calcio balilla
    • pratica sport
    • è  appassionato di videogame (non valgono Candy Crash, FarmVille..)

    Se siete amanti di nuove  avventure, se siete dinamici, propositivi e vi piace il lavoro di gruppo allora inviate il vostro CVjob@enjore.com. Non mandate curricula necessariamente in formato europeo. Dovrete trasmettere al meglio cosa sapete fare, i vostri progetti, le vostre passioni, le vostre motivazioni.

    In bocca al lupo a tutti!

  • Dyson, quando la tecnologia rispetta anche l’ambiente

    Dyson, quando la tecnologia rispetta anche l’ambiente

    dyson

    Dyson è leader mondiale nel settore degli aspirapolvere e, continuando la sua storia fatta di tecnologia e innovazione, annovera tra i suoi valori anche il rispetto per l’ambiente. Tutti i prodotti dell’azienda fondata da James Dyson rispettano la nuova normativa ErP già da prima che la stessa entrasse in vigore

    Dyson è un brand ormai molto conosciuto anche nel nostro paese, leader mondiale nel settore degli aspirapolvere. La storia di Dyson, azienda fondata nel 1992 da James Dyson (da una sua creazione del 1978), è fatta di innovazione e di tanta tecnologia. E questi due elementi hanno fatto si che il brand Dyson si posizionasse negli anni come marchio di qualità e affidabile, perchè affidabili e di qualità sono sempre stati i suoi prodotti. Di recente ho avuto modo di conoscere meglio questa azienda più da vicino, soprattutto in occasione della presentazione di Dyson 360 Eye, il primo robot della casa inglese presentato ad IFA 2014 di Berlino e che verrà introdotto sul mercato a partire dalla prossima primavera. E quella che era solo un’impressione e invece diventata un’idea più chiara. L’azienda Dyson ha nel suo dna l’innovazione, la tecnologia, basta guardare i suoi prodotti per accorgersene. In questi mesi sono stati tanti che mi hanno parlato della loro soddisfazione usando prodotti Dyson, ma uno in particolare mi ha detto: “è la Ferrari degli aspirapolvere“. Ecco, in questa frase è racchiusa l’immagine che offre Dyson. Quel consumatore intendeva dire che sebbene i prodotti si posizionano sul mercato ad un prezzo superiore della media, la resa è senz’altro superiore della media. Ed è assolutamente così.

    E su questo posso portare una testimonianza diretta usando un “Dyson DC 52 Animal turbine“, un prodotto eccezionale che sorprende per la sua efficacia. Non ci sono sacchetti e questo è già un bel risparmio e non ci sono filtri. Il “52” indica i cicloni “Dyson Cinetic” che presentano punte oscillanti per impedire l’otturazione del ciclone. Il compito dei cicloni è quello di separare la polvere con efficienza, ecco perchè non esistono filtri da pulire. Tutto questo si traduce quindi nel mantenere costante nel tempo la capacità di aspirazione dell’aspirapolvere. E questo è uno dei grandi punti di forza dei Dyson.

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    I prodotti Dyson sono progettati per durare nel tempo, lo testimonia la garanzia di 5 anni (e non 1 come quasi tutti gli altri prodotto sul mercato) ed è parte della filosofia dell’azienda britannica che va un po’ controcorrente (a ragione!). Nel senso di non allinearsi nella produzione ossessiva di modelli che hanno un ciclo di vita molto ridotto. Gli aspirapolvere Dyson nascono per garantire un ciclo di vita molto più ampio in quanto sono tecnologicamente avanzati, innovativi e attenti all’ambiente. E tutto questo si ottiene con investimenti. E’ notizia di qualche giorno fa, come riporta il Financial Times, che Dyson è pronta ad investire per i prossimi 4 anni qualcosa come 1 miliardo di sterline (1,25 miliardi di euro) in ricerca e sviluppo. 200 milioni di sterline sono stati stanziati per la sede di Singapore. L’idea è quella di dare vita a 4 nuove aree per lanciare 100 nuovi prodotti.

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    Come già detto in un’altra occasione in cui abbiamo parlato di Dyson, i prodotti dell’azienda britannica rispettano la nuova direttiva europea ambientale (Direttiva 665/2013) denominata “ErP”, che di fatto introduce l’etichettatura ambientale anche per gli aspirapolvere, già da prima che la stessa entrasse in vigore. In pratica questa direttiva  la classificazione energetica anche per questa tipologia di prodotti con una classificazione che va da A a G, che indicherà la classe di efficienza energetica, la stima del consumo annuo, il livello di rumorosità e la classe di efficienza pulente. Inoltre, la direttiva introduce dei parametri minimi di riferimento per i quali potranno essere commercializzati solo aspirapolvere che hanno un consumo non superiore a 1600 W (sarà di 900 W entro il 2017). Infatti, i motori dei prodotti Dyson sono già progettati con una potenza non superiore ai 1600 W. E proprio in riferimento alla storia di Dyson, al fatto che i suoi prodotti siano innovativi ed efficienti, in relazione ai consumi, ma in relazione all’etichettatura ambientale in generale, gli aspirapolvere rispondono già alla normativa “ErP”, per il fatto che, come afferma proprio James Dyson:

    Un’efficiente tecnologia non è il risultato di un’etichetta energetica, bensì il risultato di un costoso processo di ricerca e sviluppo. Da quando ho eliminato il sacchetto dal mio Hoover Junior e di conseguenza anche i costosi materiali di consumo, dannosi per l’ambiente, l’approccio è sempre stato lo stesso: sviluppare una tecnologia altamente performante che si basi sull’utilizzo di meno materiali, meno energia e senza ulteriori costi.”

    Anche se su questa etichettatura va fatta una precisazione e su questo non si può non essere d’accordo con Dyson. Attualmente i controlli sull’efficienza ina base alla nuova normativa, vengono effettuati su prodotti senza polvere, un po’ come provare un’auto senza carburante, no? Come si fa a misurare l’efficienza di un prodotto senza provarlo di fatto, quindi mettendola alla prova? L’etichettatura tra l’altro non dice neanche che tra le varie etichette c’è una differenza di 6 kw, ossia 9 € all’anno tra la prima e l’ultima etichetta, e non tiene neanche conto dei costi nascosti dietro all’uso di sacchetti. Insomma, ci sono dei punto che devono assolutamente essere rivisti e questo è evidente.

  • I nostri competitor sono una risorsa per crescere

    Molto spesso siamo portati a pensare al nostro competitor solo come ad un nemico, una forza da combattere per raggiungere il nostro obiettivo. In alcuni settori della società questo meccanismo si accentua. In altri, invece, sarebbe meglio cominciare a vedere il nostro competitor come a una risorsa per migliorarci

    Fra le tante conversazioni che nascono su Facebook, emergono di frequente veri e propri paradossi.
    Magari non ce ne rendiamo conto, ma è un paradosso ritenere il competitor una risorsa oppure simpatizzare col nemico (troller, azienda, cliente altrui, ecc.) per vincere una competizione.
    Perché in fondo, fin da molti millenni di anni fa, il competitor era chi voleva per se stesso esattamente quello che vogliamo noi.

    Quindi, il nemico. Nemico antropologicamente spiegato come chi vuole rubarci qualcosa. Qualcosa che magari non abbiamo ancora, ma che stiamo finalmente per conquistare. E diventa nemico arrivando prima di noi a mettere il proprio vessillo sul terreno in gioco. Materiale o mentale. Prodotto o persone.

    Millenni dopo, il competitor non è poi così diverso. Sono cambiate le armi, sono cambiati i ruoli – per le donne, soprattutto – sono cambiate le dinamiche.
    Non e’ che l’altra faccia di noi, in qualsiasi campo ci troviamo. Magari è più spiritoso e gagliardo, ma è pur sempre  smaliziato e pronto a fregarti.
    E poi vi vengono a dire che può essere una tua risorsa? Un paradosso, appunto!

    E’ nostro rivale e come tale farà di tutto per vincere. Aziendalmente, per portare a casa clienti e soddisfarli per non perderli. A livello personale, per trovare un accordo e una sintonia tale da creare nuove relazioni.

    Mentre scrivo penso alla pubblicità, quella che oggi guardiamo in TV. Siete, tuttavia, completamente liberi di portare questa riflessione in qualsiasi campo di vostra competenza.

    Profumi. Macchine.
    Credo veramente che siano fra i settori più statici nelle pubblicità contemporanee. I protagonisti sono sempre modelle e modelli di successo, vestiti divinamente e il clou della scena è lo stupore al loro apparire, l’invidia di chi guarda, dal divano, la loro bellezza.
    Tuttavia, il pubblicitario è furbo: non vuole farci scappare. Ha trovato una via per rendere quell’invidia sostenibile, risolvibile: l’utente è sollevato perché, in fondo, basta comprarlo quel profumo.

    E’ la vittoria dell’apparenza, ma va bene così: siamo grandi abbastanza per sapere che il mondo del marketing e dell’advertising si regge su questi giochetti.

    Però poi succede che virino le tendenze, che cambino le mode, e se vogliamo stare al passo col mercato dobbiamo per forza cambiare.
    E si cambia sempre iniziando a guardarsi intorno.
     Studiare le mosse e capire come si comportano i nostri rivali, i competitor che abbiamo.
    Loro – lo sappiamo perfettamente – nello stesso modo stanno guardando e studiando noi.

    Un’implicita lotta tra rivali per chi arriva primo all’idea creativa, alla soluzione adatta per il cliente, alla ricetta per il successo.
    La spinta a eccellere sul nostro competitor è quella che ci porta a dare il massimo di noi, perché sappiamo che c’è solo un primo posto sulla scena, e vogliamo sia nostro.

    Personalmente – proprio perché siamo grandi abbastanza per capire come funziona il mercato – non credo che ci sia nulla di male nel considerare i propri competitor una grande risorsa, fonte di energia e forza nuova, di vigore, di nuove possibilità.
    Non copiando – attenzione, però! -. Né giocando sporco.

    Come fosse un gioco che ha come traguardo l’innovazione e come pedine la creatività.

    Questo è il gioco, pulito, che mi piacerebbe vedere nel mondo pubblicitario di oggi.

    Studiamo il nostro competitor.
    E’ la nostra risorsa migliore, perché ne possiamo infrangere le regole di marketing, utilizzare strategia nuove, inesplorate, emozionali e percorrere una strada alternativa.
    Questo è ciò che io chiamo Creatività e Innovazione.

  • Natale 2014, quasi 10 milioni di italiani faranno acquisti online

    Natale 2014, quasi 10 milioni di italiani faranno acquisti online

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    Secondo gli ultimi dati raccolti da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, sono quasi 10 milioni gli italiani che in occasione del Natale 2014 effettueranno acquisti online. Erano 7,2 milioni nello stesso periodo dello scorso anno

    Come era prevedibile, anche in occasione del Natale 2014 gli italiani non rinunceranno a fare i propri regali natalizi online e il dato è in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo gli ultimi dati raccolti da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, attraverso una ricerca che ha considerato gli ultimi tre mesi, con un focus particolare sugli acquisti natalizi, sono infatti quasi 10 milioni gli italiani che faranno acquisti online, per la precisione: 9,2 milioni. Erano 7,2 milioni un anno fa, quindi si registra un aumento di quasi il 30%. La spesa si aggira intorno ai 2,5 miliardi di euro.

    Ancora una volta abbiamo la dimostrazione di quanto gli italiani apprezzino l’E-commerce anche in occasioni speciali come è appunto il Natale. E il tasso di crescita registrato in questo periodo dell’anno risulta superiore a quello degli acquirenti online in generale, indice evidente di come la prassi di acquisto online sia ormai stata assunta a “nuova normalità” da molte persone.

    E saranno 2 milioni gli italiani che effettueranno acquisti natalizi principalmente o esclusivamente su internet, registrando un aumento del +35% rispetto allo scorso anno. Un segmento che rappresenta circa il 20% di coloro che dichiarano di acquistare almeno un regalo di Natale sul web e composto da persone che si rivolgono in prima istanza alla Rete già per compiere buona parte dei loro acquisti abituali, dai libri all’elettronica, dai viaggi ai contenuti digitali. Il trend di crescita è confermato, inoltre, dall’analisi delle intenzioni di acquisto per questa stagione: il 35% degli acquirenti online dichiara infatti che quest’anno farà più acquisti di regali di Natale online rispetto all’anno scorso. La quota di coloro che sono orientati a fare meno acquisti di regali online scende negli anni, indice della soddisfazione verso una soluzione che risulta comoda e piena di opportunità.

    Il 2014 è stato un anno positivo per l’E-commerce italiano” – dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio elettronico italiano – “In particolare, in vista del periodo natalizio l’aumento degli acquirenti online come vediamo è una tendenza che si conferma in crescita ormai da quattro anni. Nel corso del 2014 abbiamo assistito a un forte incremento del numero degli e-shoppers. Secondo i dati degli ultimi mesi gli italiani che hanno comprato online almeno una volta nella vita sono 21,8 milioni, di questi 10 milioni sono acquirenti online abituali, ovvero persone che compiono questa operazione una volta al mese. Cifre considerevoli raggiunte grazie alla convergenza di diversi fattori. Tra questi, sicuramente incide la diffusione degli acquisti proveniente da dispositivi mobile, si attesta, infatti, al 23% la quota di chi, negli ultimi sei mesi, ha fatto acquisti via App da smartphone o tablet. Secondo le nostre ultime rilevazioni ogni 100 acquisti online 15 sono originati da dispositivo mobile. Si tratta di un segmento di consumatori molto interessanti in quanto acquistano con importi medi più elevati e con frequenza maggiore della media. Questi fenomeni sono indice del fatto che ci troviamo davanti a una nuova tipologia di consumatore che abbiamo definito Superconsumatore, un individuo abituato alla multicanalità e che possiede il pieno controllo sul processo di acquisto per soddisfare i propri bisogni.”

    In un periodo che vede le famiglie italiane ancora in fase di assestamento rispetto alla crisi economica anche i settori delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo positivo nello sviluppo dell’E-commerce in quanto propongono prodotti e servizi di qualità a prezzi assolutamente vantaggiosi. Per quanto riguarda, invece, le tendenze nelle diverse categorie l’abbigliamento ha sicuramente avuto un peso rilevante nello sviluppo degli ultimi anni, ma anche il food e l’arredamento si stanno affermando come categorie emergenti”.

    Le categorie che ricavano maggior impulso dagli acquisti della stagione natalizia sono, nell’ordine, prodotti di:

    • Salute & Benessere
    • Attrezzatura sportiva
    • Biglietti di viaggio
    • Abbigliamento e scarpe
    • Soggiorni di vacanza.

    E voi effettuerete i vostri acquisti di Natale online? E in che misura? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Nel dopo Snowden gli utenti più attenti alla Privacy

    Nel dopo Snowden gli utenti più attenti alla Privacy

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    Di recente Edward Snowden, colui che ha fatto conoscere al mondo lo scandalo della NSA, ha invitato gli utenti internet ad abbandonare Dropbox, Facebook e Google. Un’indagine di F-Secure ci dimostra infatti come molte persone siano davvero disposte a farlo per passare a servizi più sicuri

    Sulla scia dei consigli di Edward Snowden di passare da Dropbox, Facebook e Google a servizi che pongono una priorità elevata sulla sicurezza e la privacy, F-Secure sta rilasciando i risultati di un’indagine che mostrano come molta gente sia disposta a mettere in pratica questo suggerimento. L’indagine, che ha coinvolto 4800 persone in sei paesi (USA, UK, Francia, Germania, Brasile e Filippine), mostra anche che la maggior parte delle persone ha cambiato le proprie abitudini in Internet negli ultimi mesi proprio grazie alle problematiche emerse sulla privacy.

    In una recente videointervista rilasciata al “The New Yorker” l’11 ottobre scorso, Snowden ha messo in guardia gli spettatori affermando che servizi Internet come Dropbox, Facebook e Google sono pericolosi e dovrebbero essere evitati. Dall’indagine risulta infatti che il 53% degli intervistati sarebbe disposto a passare da servizi come Google verso servizi più attenti alla privacy per evitare di essere profilato mentre naviga in Internet. Il 56% ha confermato di essere diventato più attento nei confronti dei servizi Internet basati negli US nel corso dell’ultimo anno. Il 46% dichiara che sarebbe disposto a pagare per essere certo che nessun dato personale passi attraverso gli Usa. E il 70% si dice preoccupato relativamente al potenziale della sorveglianza di massa delle agenzie di intelligence nei Paesi in cui i propri dati possono passare.

    privacy snowden

    Il 68% di chi ha risposto ha affermato che cerca di proteggere la propria privacy, almeno qualche volta, con la navigazione privata o anonima o criptando le comunicazioni. E il 57% ha dichiarato che non è d’accordo con aziende che usano i dati di profilazione in cambio dell’offerta di un servizio gratuito.

    Dall’indagine risulta anche che paesi come Germania, Brasile e le Filippine hanno mostrato alcuni dei più alti livelli di preoccupazione nei confronti della privacy. Quando è stato chiesto se avessero cambiato alcune delle loro abitudini su Internet nei mesi recenti a causa delle crescenti preoccupazioni nei confronti della privacy, una media del 56% delle persone ha risposto di sì: 45% in UK, 47% negli US, e 49% in Francia, e in misura ancora più elevata 60% in Germania e 67% in Brasile e nelle Filippine.

    Siete anche voi dello stesso parere? Raccontateci cosa ne pensate?

  • Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni e per l’occasione Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video che racconta una storia di 25 anni di emozioni

    Per celebrare i 25 anni di storia della Land Rover Discovery, Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video emozionante (lo vedete in alto in copertina al post), che racconta una storia lunga ben 25 anni e che è stato diffuso sui canali social di Land Rover, come Facebook, Twitter, YouTube.

    Era il 16 settembre 1989 quando al Salone di Francoforte Land Rover sorprende tutti presentando un nuovo veicolo battezzato Discovery, che arriverà po in Italia nei primi mesi del 1990. Il progetto venne sviluppato da David Evans e dal suo team, con il nome di “progetto Jay”. Land Rover Discovery venne venduta inizialmente solo in versione 3 porte, probabilmente la Land Rover temeva una sovrapposizione con la Range. Per risparmiare sui costi di produzione, molti componenti della Discovery vennero presi in prestito da vecchi modelli Austin Rover come la strumentazione, le maniglie delle porte (Morris Marina) e i fari (quelli posteriori sono gli stessi della Maestro Van).

    Fino a quella data Land Rover veniva considerato un brand conservatore, legato essenzialmente a modelli come il Range e la Land Rover, ma con il Discovery tutto cambia.

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    La Discovery prima serie subisce il classico restyling di metà carriera nel 1994. Nel 1999 cede invece il testimone alla generazione successiva, la Discovery II Series. Nonostante nell’aspetto fosse molto simile alla prima Discovery, la seconda serie era completamente nuova e disponibile solo con carrozzeria a 5 porte. Nuovo e profondo restyling nel 2002, il design fu adeguato al nuovo corso stilistico inaugurato con l’attuale Range Rover che fece il suo debutto lo stesso anno. Il 2004 vede il lancio della Discovery 3 con rivoluzionarie soluzioni tecniche adottate con l’aggiunta, sui modelli top di gamma, delle sospensioni pneumatiche regolabili in altezza su tutte e quattro le ruote e del sistema “Terrain Response”La nuova generazione 2010 della Discovery è stata presentata ufficialmente al Nyias, nel 2009 a New York durante l’International Automobile Show, meglio conosciuto come Salone di New York. Si tratta pur sempre di un restyling della versione 3, ma con importanti novità tecnologiche che, da quanto indicato dalla Land Rover, la rendono ancora uno tra i fuoristrada più validi presenti sul mercato.

    Il nuovo modello, la Land Rover Discovery Sport sarà disponibile in Italia dai primi mesi del 2015 e sarà chiamata a sostituire la Freelander. Dal punto di vista dello stile la nuova Discovery Sport mostra un forte legame di parentela con la Evoque, quindi si presenta con un fuoristrada dalla linea moderna e accattivante.

  • La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    social-intelligence

    Quanto è considerata l’attività di Social Intelligence all’interno di un’azienda? E quanti sono i CEO che la considerano fondamentale? La Social Intelligence è molto importante per un’azienda che vuole crescere. E per scoprire qualche dato concreto, vi invitiamo a partecipare alla survey di Freedata Labs e di Inspire

    La “Social Intelligence” dovrebbe occupare un ruolo di rilievo sul tavolo di un CEO e che gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere integrati all’interno delle funzioni tradizionali di Business Intelligence.

    E’ anche giusto, tutto sommato, dire che la “Social Intelligence” è ancora nella sua “infanzia”. Stiamo tutti imparando come procedere. Se digitiamo “Social Intelligence” su Google notiamo che le prime cinque pagine sono piene di link alle definizioni di ciò che è la “Social Intelligence”, a Tools e fornitori di servizi di “Social Intelligence” e a Blog che spiegano come utilizzare la “Social Intelligence” come parte di una strategia digitale.

    La “Social Intelligence” è in gran parte associata ad altre attività di social marketing come il Search Advertising, la Search Optimization, etc. E, in termini di maturità digitale, è posizionato nelle primissime fasi del Maturity Cycle, dove è più spesso utilizzato per monitorare eventuali crisi emergenti nelle comunicazioni o per monitorare ‘buzz’ intorno a specifiche iniziative tattiche, annunci o campagne. E, per i più esperti di Social Media, in particolare nello spazio B2C, viene incorporato nei processi di Customer Service.

    La “Social Intelligence” è quasi sempre considerata un argomento importante per il Marketing ma non sempre raggiunge i CEO o il resto del consiglio di amministrazione. Ecco questa è un’occasione mancata. E, in un’epoca in cui i CEO sono continuamente alla ricerca degli indicatori migliori per capire come saranno le performance future, è un errore.

    Menzionate la parola “Big Data” ai CEO e il loro interesse si accende. Sanno che i “Big Data” sono una cosa importante e che sono qualcosa che devono conoscere. “Social Intelligence” è un sinonimo di “Big Data Analytics”.  Internet è una delle piattaforme più facilmente accessibili per la ricerca di dati non strutturati. Oggi, la “Social Intelligence” è sotto utilizzata e le vengono destinati pochi investimenti.

    Perché? Perché la “Social Intelligence” è classificata all’interno dell’investimento complessivo sui Social Media di una società, e quest’ultimo, di solito, si trova all’interno del reparto Marketing.

    La “Social Intelligence” è spesso meno attraente rispetto al SEO (Search Engine Optimization) e al SEM (Search Engine Marketing), perché è più difficile correlare direttamente i ricavi generati attraverso attività di ascolto del web.

    E’ più facile misurare il ROI delle prestazioni di SEO e SEM nel breve termine e per questo queste attività sono favorite nelle aree Marketing & Sales. La “Social Intelligence”, al contrario, è considerata un’attività accessoria.  Questo è un comportamento miope e limita le potenzialità di questa attività e la qualità delle informazioni a disposizione dei CEO. La “Social Intelligence” è in grado di fornire una serie di indicatori che offrono alle aziende una guida per comprendere in quale direzione andrà il business in futuro.

    Prendiamo ad esempio un’ipotetica azienda:

    La società ABC è un’azienda che fornisce software. Essi si concentrano sul mercato delle risorse umane e la loro visione è quella di essere la scelta numero uno per la richiesta di software da parte dei professionisti di HR nelle imprese di tutto il mercato mondiale. Quindi, quali sono attualmente i punti sui quali si focalizza il CEO? I ricavi, le vendite, i margini, i canali di vendita, la quota di mercato, il prezzo delle azioni, l’EBITA, forse l’NPS (Net Promoter Score), etc…

    Proviamo invece a pensare in modo nuovo. Quali sono gli indicatori di “Social Expression” che saranno importanti per capire l’andamento futuro dell’azienda? Ad esempio:

    1. Noi siamo i fornitori di software più frequentemente menzionati dai professionisti di HR;
    2. I nostri clienti sono dei leader e degli innovatori nell’area delle pratiche di HR;
    3. I nostri dipendenti sono considerati esperti nel campo delle Risorse Umane;
    4. Noi comprendiamo le necessità del mercato e i nostri prodotti rispondono alle richieste;
    5. Gli Opinion leader che giocano un ruolo chiave in questo campo parlano di noi in modo positivo;
    6. Noi attraiamo e tratteniamo i migliori talenti del mercato;
    7. Abbiamo una solida reputazione e i nostri clienti sono i nostri sostenitori.

    Tutto ciò può essere monitorato e quantificato utilizzando la “Social Intelligence” e varie tecniche di analisi. Non solo rispetto agli obiettivi dell’azienda in questione, ma anche contro la concorrenza attuale e futura. Dando la possibilità al CEO di avere accesso a una dashboard che traduca in tempo reale la “Social Expression” in actionable insights, gli rendiamo possibile avere una prospettiva accurata e profonda della società senza doversi basare solamente sulle metriche interne.

    Questo permette al CEO di agire in tutta l’organizzazione, dallo sviluppo del Prodotto, delle Vendite, del Marketing, del servizio, della Finanza e delle Risorse Umane fornendo obiettivi che incorporano indicatori di “Social Expression” che esprimano il rendimento di ogni funzione. In conclusione, noi crediamo che la “Social Intelligence” sia una funzionalità importante da coltivare per le aziende. Dovrebbe essere considerata una parte fondamentale dell’Intelligence Capability di una società e gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere incorporati nella management dashboard tradizionale.

    Freedata Labs e Inspire stanno aiutando molte società a comprendere come la “Social Intelligence” sia in grado di fornire la direzione strategica, il monitoraggio delle prestazioni e una corretta interpretazione dei dati affinché le informazioni rilevanti divengano fruibili per tutta l’azienda.

    Per questo è stato realizzato un questionario per misurare fino a che punto la “Social Intelligence” è effettivamente utilizzato all’interno delle aziende. Se l’argomento è di tuo interesse ti chiediamo di compilarlo a questo link https://it.surveymonkey.com/s/SocialIntelligence.

    (questo articolo è già apparso sul blog di Freedata Labs)
    (cover image via Fotolia)

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