Categoria: Web & Tech

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  • E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

    E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

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    E-commerce e consegna, un tema poco conosciuto e poco indagato ma che per gli utenti è di grande importanza. Parliamo quindi di Home Delivery e proviamo a vedere il panorama italiano e quello estero, dove già esistono soluzioni molto innovative. E presto saranno operative anche da noi

    L’E-commerce è un fenomeno in crescita nel nostro paese e di questo ne abbiamo avuto, ancora una volta, conferma dalla presentazioni dei dati relativi al nostro paese elaborati dall’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. La crescita continua ed è del 17% se si considerano le vendite da siti italiani, cioè quelle verso consumatori italiani e stranieri, per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro, ed è del 16% se si considerano  gli acquisti dei clienti italiani, cioè quelli da siti italiani e da siti stranieri, per un valore totale di 14,6 miliardi di euro. Numeri importanti che ci danno l’idea di quanto il fenomeno sia cresciuto, pur avendo ancora margini di crescita enormi.

    Quello su cui vogliamo concentrarci oggi è forse ancora un aspetto poco considerato ma che invece per gli utenti, quindi per coloro che effettuano acquisti è di grande importanza. Parliamo delle consegne, quella che si indica col nome di Home Delivery, l’aspetto più importante che un consumatore online considera dopo l’acquisto, sperando sempre che sia puntuale e che non accada nulla ad ostacolarla. Va detto che gli operatori italiani che si occupano di E-commerce cominciano a sfidare i limiti della consegna a casa attraverso l’offerta di servizi a valore aggiunto con la consegna su appuntamento, al sabato o con i lockers (ossia “delivery machines”, postazioni dalle quali ritirare la merce in perfetta autonomia). Dal censimento che è stato condotto sul territorio italiano, su 80 operatori attivi in Italia nel commercio online di prodotti, si evidenzia che la consegna al piano, la consegna in punto vendita e la consegna in un giorno definito sono i servizi più diffusi, adottati da circa il 40% del campione. A seguire, la consegna al sabato, adottata da 1 merchant su 5 prevalentemente nel comparto del Grocery e dell’Informatica ed elettronica di consumo, e la consegna entro le 12 del giorno successivo all’ordine, offerta da poco più del 15% dei merchant del campione, prevalentemente nei comparti del Grocery, Fiori e Lavanderia.

    I parcel lockers, al momento 50 in tutto il paese, cioè sono quelli di E-price in collaborazione con InPost/TNT GE, iniziano a diffondersi anche in Italia e potrebbero costituire una valida alternativa all’home delivery classica, superando il problema della mancata consegna.

    Se diano un’occhiata all’estero,  notiamo che esistono già soluzioni particolarmente innovative offerte da operatori da sempre all’avanguardia. Segnaliamo ad esempio la consegna same day, da operatori come Amazon (in USA, UK e in Spagna a Madrid), Argos e Karen Millen in UK e Flipkart in India. Interessanti sono i servizi di monitoraggio della consegna come il live tracking offerto da Asos in UK, che consente la verifica della posizione del pacco con un ritardo massimo di 30 minuti e il Click&Collect con box termoregolati per consegnare in maniera automatica anche i prodotti surgelati di Waitrose. Sono in fase sperimentale alcuni progetti assolutamente innovativi ma lontani dall’essere applicati, come ad esempio il “roam delivery” ossia la consegna itinerante nel baule dell’auto, proposto da Volvo. Grazie a un meccanismo di chiavi digitali, sarà possibile far aprire il baule della propria auto al corriere che vi potrà lasciare il prodotto ordinato online. Un altro sistema innovativo è il brevetto depositato da Amazon per il predictive shipping, ossia la spedizione preventiva in aree laddove ci si aspetta che vengano ordinati particolari prodotti (perché visti online più volte o messi nella wishlist), nel tentativo di offrire un tempo di consegna più ridotto.

    Ma, tornando a fare riferimento all’Italia, abbiamo raccolto il parere di uno dei maggiori operatori sul mercato italiano, ospite alla tavola rotonda dell’Osservatorio E-commerce B2C organizzato dal Politecnico di Milano:

    Il mondo delle spedizioni è da sempre stato associato ai servizi forniti da corrieri B2B che solamente di recente hanno iniziato a focalizzarsi sulle esigenze del delivery B2C” ha commentato Massimo Pasqual, Chief Commercial Officer Nexive. “ll posizionamento su un solo segmento di delivery non è vincente perché i merchants possono avere esigenze di consegna differenti. Dunque una nicchia di mercato a cui i servizi di spedizioni per grossi volumi al momento non rispondono ancora. È per questo Nexive ha puntato ad un allargamento dell’offering con il lancio nel 2014 di Sistema Espresso, pensato per chi desidera privilegiare la velocità”.

    Quindi anche nel nostro paese si cominciano a vedere soluzioni più rapide ed innovative in virtù della crescita esponenziale del fenomeno E-commerce. E siamo anche convinti che questo è solo l’inizio di tutta una serie di innovazioni che seguiranno man mano che l’E-commerce continuerà a crescere. Non è quindi sbagliato pensare di vedere anche da noi soluzioni che già sono operative in altri paesi, anche in tempi brevi.

    E voi che pensate? Raccontateci la vostra esperienza.

     

  • Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

    Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

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    Il fatto che ci troviamo di fronte ad un cambiamento della TV e di come essa viene percepita oggi è evidente. Ed è per questo che vale la pena agganciare alcuni trend per meglio cogliere le opportunità che si troveranno di fronte gli advertiser. Ecco dunque 4 trend che determineranno il futuro del Video

    In un mondo in cui schermi e dispositivi continuano a cambiare, ci viene spesso domandato come si possa descrivere l’attuale panorama dei media. Per dirlo in una sola parola, risponderei “fluido”. Si tratta di un termine che continuo a utilizzare perché la democratizzazione digitale dei media fa sì che ci troviamo a operare in un ambiente realmente fluido in cui sono i consumatori a stabilire l’agenda, e quindi gli advertiser, se vogliono raggiungere il loro pubblico, devono avere sempre ben chiare le nuove modalità di fruizione dei contenuti.  Oggi ci troviamo alle soglie di un cambiamento relativo alla percezione e alla visione della TV da parte degli spettatori. I trend in arrivo nei prossimi anni fanno già sentire la loro presenza, offrendo all’ecosistema pubblicitario l’opportunità esclusiva di non farsi trovare impreparato e sfruttare al massimo la convergenza.

    Trend #1: Il nuovo spettatore TV

    Il profilo dello spettatore televisivo è cambiato. L’audience non fa più parte di un ambiente media caratterizzato dal rapporto “uno a molti”, bensì rientra in uno scenario diametralmente opposto caratterizzato dal “molti a uno”, nel quale dispositivi, piattaforme, contenuti e messaging entrano  in competizione per catturare la nostra attenzione. Grazie al video digitale i consumatori si sono resi indipendenti dalla programmazione e sono in grado di fruire dei contenuti alle loro condizioni.

    In altre parole, siamo passati dalla “nostra TV” a “io e la TV”: un’evoluzione dal “cosa mi mostreranno?” a “quale TV voglio scoprire e guardare?”.

    In tutto il mondo, stiamo assistendo a un incremento della fruizione di video su device differenti. Nella realtà, sia il tempo che si passa a visualizzare video online che il numero delle visualizzazioni stanno aumentando a tutti I livelli.

    Si tratta di una proposta convincente, ma con differenti device e sistemi operativi, è fondamentale comprendere il percorso che effettuano i consumatori tra i diversi contenuti e dispositivi. C’è la necessità di una fusione tra pianificazione televisiva e online per dare vita a piani “smart” in grado di mettere a frutto le migliori qualità di ogni dispositivo.

    Trend #2: La fine del boom del ‘programmatic’

    In parole semplici, per ‘programmatic’ si intende l’utilizzo di tecnologia per automatizzare il processo di acquisto. Può riferirsi all’automazione, basata su dati, del media buying, del pricing o della selezione dell’inventario, ma in definitiva significa l’utilizzo di dati, algoritmi, tecnologie e strumenti per ottimizzare il processo decisionale relativo alle adv e ottenere migliori risultati.

    Prevedo che il mercato del programmatic sarà maturo in pochi anni. E ritengo che dato che stiamo entrando in un’epoca ‘post-programmatic’, a quel punto il programmatic trading sarà universalmente riconosciuto, tanto che non se ne parlerà più come ora, come è successo per la cosiddetta ‘Internet era’. Sarà semplicemente il nostro modo di lavorare.

    I consumatori ci precedono sempre. Scelgono il device, la piattaforma e il contenuto che desiderano e noi dobbiamo trovare un modo per entrare efficacemente in contatto con loro. I livelli di efficienza del programmatic planning in vista del raggiungimento del pubblico appropriato su larga scala rendono la sua scelta scontata.

    Trend #3: I dati diventano il tessuto connettivo per la convergenza

    La cosa migliore relativa al fatto che siamo così di frequente a contatto con gli ambienti digitali è che lasciamo “tracce digitali” ogni volta che questo accade. Ciò contribuisce a creare ricchi set di dati che, uniti a un’analitica rigorosa, consentono all’industria dei media di accedere ai comportamenti dei consumatori e ottenere informazioni preziose dalle tracce che ci lasciamo alle spalle.  Dopo tutto non è la dimensione dei nostri dati ciò che conta, ma è quello che ci facciamo.

    Tramite una ricerca analitica, i dati offrono informazioni preziosi per l’indirizzabilità e il messaging efficace del pubblico, rendendo più efficaci le campagne dal principio. Dato che i comportamenti dei consumatori cambiano,  influenzano direttamente la distribuzione televisiva, e questo circolo è perpetuo. È per questo motivo che dobbiamo affidarci proattivamente alla tecnologia per valutare e comprendere questi comportamenti. Dobbiamo essere in grado di sprigionare il valore dei dati per  comprendere il nuovo spettatore televisivo e mettere a punto soluzioni capaci di soddisfare le esigenze del consumatore – e di conseguenza, dell’intero ecosistema.

    Trend #4: L’avvento della Addressable TV

    Oggi, quando parliamo di piattaforme multiple, facciamo riferimento a TV e set-top box connessi tramite IP già presenti nelle nostre case. Non si può parlare di multi-screen senza tenere in considerazione la cosiddetta addressable TV. L’addressable TV fa ora parte integrante del toolkit media – e diverrà sempre più importante negli anni a venire.  E ora che gli utenti “domestici” sono sempre più online, dobbiamo farci trovare pronti con le tecnologie che verranno adottate da questi ultimi, e sfruttare le loro abitudini a vantaggio dei clienti dell’advertising. Operiamo in un momento particolare nel quale frammentazione e convergenza sono la nuova regola. Ci sono sempre più opportunità perché i content provider, i fornitori di piattaforma, i publisher e gli advertiser possano riunirsi attorno a un set più ristretto e meglio definito di protocolli che potrà tradursi in un business migliore per tutti.

    Ma la corsa è decisamente partita. E’ ora il momento di agire, per avere successo domani. Abbiamo già molti indizi su come sarà il video del futuro; questo è il momento di cominciare a progettare soluzioni best in class in grado di soddisfare i membri dell’ecosistema e l’intera community pubblicitaria. E dato che si tratta di una gara, ognuno deve fare la sua parte. La comunità tecnologica deve consultarsi con ogni player che ha un interesse attivo nel futuro della TV e del video, e creare tecnologia per la sua base clienti di tutti i settori. Dobbiamo collaborare tutti per un futuro migliore.

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  • VulTech, il nuovo e dinamico brand hi-tech italiano

    VulTech, il nuovo e dinamico brand hi-tech italiano

    VulTech è un brand giovane del settore hi-tech che sta conoscendo un periodo di grande crescita. Nato nel 2010, Vultech ha il suo punto di forza nella capacità di offrire prodotti di grande qualità a prezzi assolutamente competitivi

    Oggi vi presentiamo VulTech, giovane brand italiano del settore hi-tech in forte crescita nel nostro paese. Nato nel 2010 il brand ha sin da subito concentrato i propri sforzi per offrire prodotti qualitativamente competitivi a prezzi decisamente concorrenziali, senza chiedere però di rinunciare a un’alta qualità. Caparbietà e mentalità vincente sono i tratti distintivi di VulTech, grazie ai quali in pochi anni è riuscito ad imporsi sul mercato con una vasta gamma di prodotti: computer case e accessori per PC, borse e custodie per laptop e tablet, periferiche per PC, notebook, TV, smartphone e tablet, e tanto altro ancora. Un ventaglio di offerte destinato ad aumentare, con prodotti sempre nuovi, sempre migliori.

    Da quest’anno VulTech tra i Partner del Parma F.C., nella categoria Local Partner. Grazie a questa partnership, l’azienda si è aggiudicata un ottimo grado di visibilità all’interno dello stadio Ennio Tardini:

    · 25 metri di maxi striscioni nel settore Distinti
    · 4 passaggi in maxischermo di uno spot della durata di 15″ (2 con audio prima del match e durante l’intervallo, 2 senza audio durante il primo tempo e durante il secondo tempo)
    · Circa 15 passaggi in Led di sottotribuna
    · Logo aziendale nella pagina Sponsor del sito ufficiale del Parma F.C.

    La visibilità del brand è poi supportata dalla pagina Facebook dell’azienda.

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    VulTech produce prodotti di alta qualità e poi grazie ad una rete di rivenditori selezionati, commercializza i suoi prodotti. Ad oggi, il mecrato di VulTech si divide in due parti: da una parte ci sono i grandi distributori che a loro volta vendono a sub-distributori e rivenditori e, dall’altra, ci sono grandi portali web che, tramite i loro canali e-commerce, vendono i prodotti VulTech.

    A differenza da quando l’azienda ha cominciato a muovere i primi passi e grazie anche ad una buona penetrazione sul mercato, oggi Vultech può concentrarsi sulla qualità dei propri prodotti a prezzi decisamente competitivi. E tra questi segnaliamo gli Alimentatori della serie PRO con wattaggio reale, borse per notebook e custodie per tablet imbottite e ultra resistenti, power bank potenti e affidabili, computer case dal design accattivante e realizzati con materiali di ottima qualità per garantire strutture rigide e affidabili, prodotti che stanno dando maggiore lustro al brand. E il nuovo corso dell’azienda viene sottolineato da un restyling dei packaging per sottolineare l’effettivo cambiamento nella qualità dei prodotti. Linee pulite, descrizioni in 3 lingue, nomi dei prodotti maggiormente in evidenza, introduzione delle icone per una comunicazione più facile ed efficace. Per alcuni prodotti, come nel caso degli alimentatori PRO, il restyling è stato netto: il brand si è orientato verso un tipo di packaging che non fosse un aggiornamento del vecchio, ma che fosse invece un qualcosa di totalmente nuovo. Obiettivo era quello di comunicare il cambiamento, la rottura col passato.

  • Utenti pericolosamente distratti quando usano Wi-fi pubbliche [Indagine]

    Utenti pericolosamente distratti quando usano Wi-fi pubbliche [Indagine]

    Un’indagine investigativa di F-Secure dimostra come gli utenti non facciano nulla per proteggersi da connessioni ‘Free Wi-Fi’ pubbliche. Nell’indagine indipendente supportata da Europol, i ricercatori hanno riscontrato che le persone espongono incautamente i loro dati personali tramite Wi-Fi pubblico e accettano con noncuranza termini e condizioni d’uso anche stravaganti

    Una nuova indagine investigativa di F-Secure condotta per le strade di Londra e che ha come protagonista il Wi-Fi, dimostra che le persone usano il Wi-Fi pubblico senza preoccuparsi della loro privacy. Durante l’esperimento, che ha visto la realizzazione di un hotspot Wi-Fi ‘fasullo’, utenti ignari hanno esposto il loro traffico Internet, i loro dati personali, il contenuto della posta elettronica, e hanno persino accettato una clausola incredibile che li obbligava a rinunciare al loro primo figlio in cambio dell’uso del Wi-Fi!

    Questa indagine indipendente, supportata da Europol, è stata condotta per conto di F-Secure dal Cyber Security Research Institute (UK) e dall’azienda tedesca SySS, specializzata in test di penetrazione. Per l’esperimento, SySS ha costruito un access point Wi-Fi portatile usando componenti che richiedono poco know-how tecnico per un costo totale di circa 200 euro. I ricercatori hanno posizionato il dispositivo in quartieri di spicco del mondo politico ed economico londinese. Hanno poi osservato come le persone si connettevano, ignare del fatto che la loro attività Internet veniva spiata.

    In 30 minuti, 250 dispositivi si sono connessi all’hotspot, la maggior parte di questi probabilmente in modo automatico senza che l’utente si sia accorto. 33 persone hanno generato traffico Internet effettuando ricerche sul web e inviando dati ed email. Sono stati catturati 32 MB di traffico (e subito distrutti nell’interesse della privacy degli utenti). E, scoperta sorprendente che sottolinea la necessità di tecniche di criptazione, i ricercatori hanno visto che il testo di email inviate su reti POP3 potrebbe essere letto, così come l’indirizzo del mittente e del destinatario, e anche la password del mittente.

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    Per un breve lasso di tempo, i ricercatori hanno anche introdotto una pagina di Termini e Condizioni in cui si richiedeva di ‘accettare’ quanto scritto per poter usare l’hotspot. I Termini e le Condizioni contenevano anche una clausola indecente che obbligava l’utente a rinunciare al primo figlio o all’animale domestico più caro in cambio dell’uso del Wi-Fi.  In totale, 6 persone hanno accettato i Termini e le Condizioni d’uso prima della disabilitazione di quella pagina. Questa clausola testimonia la mancanza di attenzione che le persone tipicamente prestano alla pagina dei Termini e delle Condizioni d’utilizzo, che spesso sono troppo lunghe da leggere e difficili da comprendere.

    Amiamo tutti usare il Wi-Fi pubblico per risparmiare sul traffico di roaming o dati,” dice Sean Sullivan, Security Advisor di F-Secure, che ha preso parte all’esperimento. “Ma come mostra la nostra prova sul campo, è fin troppo facile per chiunque impostare un hotspot, dargli un nome credibile, e spiare l’attività internet delle persone.”

    Per quanto riguarda hotspot forniti da una fonte legittima, anche quelli non sono sicuri, prosegue Sullivan. Anche se non sono responsabili dell’hotspot, i criminali possono utilizzare strumenti ‘sniffer’ (capaci di raccogliere informazioni che viaggiano su una rete) per curiosare cosa stanno facendo gli altri.

    Quale sarebbe allora la soluzione? Stare lontani dal Wi-Fi pubblico o usare soluzioni di sicurezza per il Wi-Fi. Con queste soluzioni, la vostra connessione è invisibile sulla rete Wi-Fi e i vostri dati risultano illeggibili grazie alla criptazione. Così anche se qualcuno ci prova, non riuscirà ad attingere ai vostri dati.

    E tra queste soluzioni, ovviamente, c’è F-Secure Freedome, soluzione che conosciamo bene, ottimaper la sicurezza del Wi-Fi, o VPN, che crea una connessione sicura e criptata dal vostro dispositivo e vi protegge da curiosi e spie, ovunque voi andiate e qualsiasi Wi-Fi usiate.

    Anche voi siete utenti distratti di wi-fi pubbliche? Raccontateci cosa pensate della ricerca e, se volete, anche la vostra esperienza.

  • Fastweb guida la lotta al digital divide in Basilicata

    Fastweb guida la lotta al digital divide in Basilicata

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    Sono otto i comuni in Basilicata che escono dal digital divide e vanno ad aggiungersi alle tredici località lucane già connesse via fibra ottica. Fastweb si è aggiudicata la gara indetta dalla Regione Basilicata e sta portando 1.000 chilometri di fibra ottica in 54 località della Basilicata

    E’ un risultato importante quello che Fastweb sta ottenendo in Basilicata, riuscendo a portare la fibra ottica in Basilicata e permettendo ai Comuni della regione e alle località di poter uscire dal digital divide e di poter finalmente contare su una connessione stabile. Dopo tredici località, e quindi, dopo i comuni del Pollino, Rotonda e Viggianello, anche Accettura, Albano di Lucania, Aliano, Craco, Garaguso, Salandra escono dal digital divide grazie alla Regione Basilicata e a Fastweb. Le località, in precedenza senza alcun accesso a servizi a banda larga, sono state collegate durante l’estate alla rete Internet con velocità fino a 20 Megabit al secondo ed è già iniziata la commercializzazione dei servizi a famiglie e imprese.

    Fastweb si pone come primo operatore alternativo nazionale nel mercato della banda larga e possiede una propria rete indipendente da quella dell’ex monopolista. E forte di questa capacità, sta portando 1.000 chilometri di fibra ottica in 54 località della Basilicata  e collegando in Adsl2+ i Comuni, le abitazioni, le piccole e medie imprese, le scuole del territorio. Sono circa 30 mila le famiglie e le imprese avranno finalmente accesso a Internet.

    Tutto questo in virtù del fatto che Fastweb si è aggiudicata la gara indetta dalla Regione Basilicata per lo sviluppo della banda larga nelle aree “a fallimento di mercato” finalizzato al superamento del digital divide. I lavori sono finanziati per circa 18 milioni con fondi stanziati dalla Regione Basilicata con i fondi Feasr e Psr attestati al Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione, e con i fondi Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale). Altri 7 milioni di euro sono investiti da Fastweb stessa nella infrastruttura di rete.

    Grazie alla collaborazione con le amministrazioni locali, la realizzazione delle nuove infrastrutture in fibra ottica è in fase conclusiva. Oltre l’80% della rete è stata già realizzata e abbiamo già incominciato a vendere i nostri servizi nelle località raggiunte”, ha dichiarato Sergio Scalpelli, Direttore delle Relazioni Esterne e Istituzionali di Fastweb. “La nostra azienda investe al fianco della Regione sulla Basilicata. Credo che la Basilicata sia un esempio virtuoso su come i fondi strutturali europei, se ben spesi, possano essere un grande motore per l’infrastrutturazione del territorio. Siamo convinti che Internet possa essere di stimolo allo sviluppo turistico ed economico del territorio”.

    E il processo di sviluppo continua. Infatti, entro questo mese saranno connessi a Internet anche i Comuni di Castelsaraceno, Marsico Nuovo, San Chirico Raparo, San Martino d’Agri, Sasso di Castalda, Savoia di Lucania. Seguiranno poi, entro ottobre, anche Rivello, Bella, Colobraro, Forenza, Ginestra, Latronico, Pignola, Ripacandida, Rotondella, San Chirico Nuovo, San Costantino Albanese, San Fele, San Severino Lucano, Tolve, Tricarico, Vaglio Basilicata. Poi i lavori proseguiranno a Calvello, Castelgrande, Montemilone, Pescopagano, e quindi ad Avigliano, Baragiano, Cirigliano, Latronico, Lauria, Oliveto Lucano, Pietragalla, Savoia Di Lucania.

  • App4Mi si aggiudica il “Premio dei Premi per l’Innovazione”

    App4Mi si aggiudica il “Premio dei Premi per l’Innovazione”

    Quolimi App4Mi

    App4Mi, il progetto in ambito smart city del Comune di Milano e RCS MediaGroup, con il supporto dell’incubatore Digital Magics, ha ricevuto ieri il “Premio dei Premi per l’Innovazione” istituito dalla Fondazione per l’Innovazione Tecnologica Cotec

    App4Mi, il progetto in ambito smart city del Comune di Milano e RCS MediaGroup, con il supporto dell’incubatore Digital Magics, che abbiamo molto seguito anche noi di InTime, ha ricevuto ieri il “Premio dei Premi per l’Innovazione” istituito dalla Fondazione per l’Innovazione Tecnologica Cotec, nella categoria Grandi Gruppi.

    Conferito dal Presidente della Repubblica italiana e consegnato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, On. Stefania Giannini, il premio è stato assegnato a RCS con la seguente motivazione: “Per essere stata, unitamente al Comune di Milano, promotrice e organizzatrice di App4Mi, il programma volto a valorizzare gli open data del Comune tramite un concorso per la realizzazione di app basate sui dati della municipalità e un campus formativo per giovani sviluppatori e designer, incentivando l’imprenditorialità digitale.”

    Il premio è stato ritirato da Alceo Rapagna, Chief Digital Officer di RCS MediaGroup e per il Comune di Milano dal Direttore Generale Giuseppe Tomarchio, e dall’Assessore alla Mobilità, Ambiente, Metropolitane, Acqua Pubblica, Energia Pierfrancesco Maran.

    Sono molto lieto di questo prestigioso riconoscimento. Compito di un’azienda è anche quello di promuovere in maniera concreta l’innovazione dialogando con istituzioni e cittadinanza, e di favorire la nascita e lo sviluppo di una imprenditorialità di successo. App4Mi è l’esempio di una efficace collaborazione tra RCS e il Comune di Milano che ha valorizzato le capacità progettuali presenti sul territorio su argomenti di interesse per la collettività”, ha detto il presidente di RCS MediaGroup Angelo Provasoli.

    La prima edizione di App4Mi, che ha registrato un importante coinvolgimento della cittadinanza con più di 1.000 iscritti ai corsi gratuiti di App4Mi Open Campus organizzati da Digital Magics, ha messo a disposizione di giovani, studenti, laureandi e micro imprese gli Open Data dell’Amministrazione comunale premiando le migliori 10 nuove app con riconoscimenti per un totale di 20.000 euro, e ha messo in palio per i concorrenti del concorso alcuni stage. Le app premiate hanno sviluppato soluzioni nei campi di turismo e tempo libero, cultura ed education, mobilità, traffico e trasporti, green, sociale e sanitaria, e disabilità.

    Anche il numero delle app che hanno partecipato al contest è stato significativo con 75 App, delle quali 64 ammesse nella gallery di valutazione finale. Si è trattato di un risultato di notevole importanza, confrontato per esempio con l’analoga esperienza di New York, che ha selezionato 57 App concorrenti nella prima edizione del contest, nel 2010, 96 nel 2011 e 54 nel 2012.

  • Tok.tv, ecco Juventus Live 2.0 con il record di 10 mila selfie

    Tok.tv, ecco Juventus Live 2.0 con il record di 10 mila selfie

    juventus live 2.0 tok.tv

    Tok.tv, la prima social tv che permette di interagire via voce guardando un programma o un evento sportivo, con l’avvio del campionato di Serie A, lancia Juventus Live 2.0, la nuova versione dell’app dedicata ai tifosi juventini. E per l’occasione debutta “Social Selfie” che alla prima uscita segna il record di 10 mila selfie

    A distanza di un anno, Tok.tv, la prima social tv che permette agli utenti di interagire via voce guardando un programma o un evento sportivo, in occasione dell’avvio del Campionato di Serie A 2014/2015, lancia “Juventus Live 2.0″, la nuova versione dell’applicazione dedicata ai tifosi juventini, e non solo, che venne lanciata proprio lo scorso anno. La nuova app, disponibile gratis App Store, Play Store e Galaxy Apps, comprende nuove features come:

    • l’applicazione è ora disponibile anche in spagnolo e indonesiano, oltre che in inglese e in italiano;
    • tutti i video esclusivi della Juventus sono visualizzabili direttamente dal news feed;
    • partita per partita, i tifosi troveranno nuovi sfondi per le Social Selfie, cori e suoni;
    • ora è disponibile il calendario con tutti i match della Juve in campionato e nelle gare internazionali;
    • le statistiche diventano ancora più ricche con i widget su formazione e possesso palla disponibili su tablet;
    • gli utenti saranno adesso sempre aggiornati sulla loro squadra del cuore grazie a video, news e Twitter highlights consultabili senza lasciare l’app.

    E il primo match della Juventus, quello vinto sul Chievo, ha fatto registrare un record importante per la social tv company. Infatti durante il primo match i selfie che gli utenti hanno voluto scattarsi sono stati ben 10 mila, un record assoluto proprio nel giorno del debutto ufficiale della “Social Selfie”. Solo la scorsa stagione i selfie erano stati in tutto, 80 mila e questo rende la dimensione del record e anche del fatto che questo verrà probabilmente superato nel corso della nuova stagione. Specie quando si mettono insieme passione per lo sport e voglia di condivisione, come appunto può essere un selfie.

    Ma le buone notizie per Tok.tv non sono finite, anzi. L’avvio di questa nuova stagione corrisponde anche con un nuovo finanziamento del valore di 1 milione di dollari.

    Questo nuovo e importante round è frutto di una serie di investimenti da parte di angels internazionali, in particolare il 30% del totale da capitali italiani e il resto da realtà statunitensi”, ci dice Emanuela Zaccone, co-founder e Social Media Strategist di Tok.tv.

    E siamo sicuri che questi nuovi finanziamenti porteranno Tok.tv a crescere ancora di più, offrendo sempre nuove soluzioni di condivisione e di passione per lo sport.

  • E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    hubspot

    HubSpot, società che produce un marketing software molto usato negli Usa, sta preparandosi a sbarcare in Borsa con una IPO da 100 milioni di dollari. L’azienda ha sede a Cambridge ed è stata fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah. I dipendenti sono in tutto 719

    Sicuramente molti di voi riconoscono l’azienda di cui stiamo parlando anche per il fatto che spesso, qui sul nostro blog, riportiamo ricerche, dati e numeri che proprio l’azienda diffonde sulla base del proprio software. Stiamo parlando di HubSpot, azienda di Cambridge (Massachusetts, Usa) che produce un marketing software molto usato dalle aziende americane per il fatto di essere molto completo, comprendendo tool per l’ottimizzazione in chiave SEO, strumenti per il blogging, un box social molto utile e anche componenti di analytics. Come dicevamo prima, spesso ne abbiamo scritto in virtù di analisi e infografiche che l’azienda diffonde spesso, con informazioni preziose per chi si occupa di web e social media marketing. Ebbene, l’azienda fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah ieri ha presentato alla Securities & Exchange Commission, la SEC, il documento S-1, quello che contiene tutte le informazioni che annunciano lo sbarco alla Borsa di New York, Wall Street. La IPO che HubSpot sta per lanciare, mira alla raccolta di 100 milioni di dollari e le azioni saranno scambiate con il ticker HUBS.

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    Dharmesh Shah e Brian Halligan

    Il documento presentato alla SEC presenta interessanti informazioni finanziarie relative all’azienda. I ricavi del primo semestre del 2014 sono stati di 51,3 milioni di dollari, in crescita se paragonati a quelli dello stesso periodo dello scorso anno quando erano 35 milioni di dollari. Le perdite nette nei primi sei mesi di quest’anno ammontano a 17,7 milioni di dollari, in crescita anche queste rispetto allo scorso anno quando erano 16,3 milioni di dollari, ma il saldo è nettamente migliorato. I ricavi totali del 2013 sono stati dunque 77,6 milioni di dollari e le perdite totali nette sono state di 34,3 milioni di dollari. I clienti sono ad oggi oltre 11 mila distribuiti in 70 paesi.

    Nel Novembre del 2012 l’azienda ha ricevuto 35 milioni di finanziamenti e con questa operazione potrà raccogliere una cifra ancora più alta che le permetterà di crescere ancora. Prima di HubSpot anche Marketo è sbarcata in Borsa lo scorso anno, mentre le altre aziende concorrenti sono state inglobate da aziende più grandi. E’ il caso di Silverpop acquisita da IBM, di Eloqua acquisita da Oracle, o di Exact Target acquisita da Salesforce.com per 2,5 miliardi di dollari. Morgan Stanley, JP Morgan e UBS Investment Bank sono le banche di affari che sono dietro a questa IPO, insieme a Pacific Crest, Canaccord Genuity e Raymond James.

    Insomma, un’operazione interessante tutta da seguire che ci indica ancora una volta di come le aziende che gravita intorno al settore digitale e tech stanno crescendo.

    E voi che ne pensate?

  • OVUMQUE, il tuo maggiordomo digitale [Fast Up]

    OVUMQUE, il tuo maggiordomo digitale [Fast Up]

    Qualche settimana fa vi avevamo presentato Fast Up, il progetto di Fastweb che attraverso la piattaforma di crowdsourcing Eppela, sostiene le nuove idee di impresa. E oggi vogliamo parlarvi di uno dei progetti presenti sulla piattaforma che ci ha colpito particolarmente. Si chiama OVUMQUE e aspira ad essere il vostro maggiordomo digitale

    Qualche settimana fa avevamo partecipato alla presentazione di Fast Up, il progetto di Fastweb che attraverso la piattaforma di crowdsourcing Eppela, sostiene le nuove idee di impresa. Fast Up è quindi una piattaforma che sviluppa il sistema di crowdsourcing di Eppela, per dare modo a chiunque abbia un’idea innovativa, di poterla finalmente vederla realizzata. Su Fast Up ogni mese i progetti che riusciranno a raccogliere dalla rete il 50% del budget richiesto, verranno cofinanziati da Fastweb per il restante 50%.

    E’ quindi un progetto ambizioso e interessante che si pone l’obbiettivo di cofinanziare idee, servizi e applicazioni per avvicinare le persone alla tecnologia e per migliorare la vita in casa e nelle città con l’aiuto del digitale. Verranno selezionati progetti nei settori dell’educazione digitale, delle smart cities, di internet delle cose, della robotica e delle domotica. E a proposito di domotica, oggi vogliamo parlarvi di uno dei progetti che troverete sulla piattaforma. Si chiama OVUMQUE, un kit domotico (controller e periferiche) “smart” per la gestione di ambienti come case, negozi, uffici. OVUMQUE è alla portata di tutti perchè economico e facilissimo da usare e installare (plug ‘n’ play), con il quale potrete gestire gli elettrodomestici, la climatizzazione, il riscaldamento e monitora i consumi attraverso interfacce semplici da usare. Di conseguenza si ha la garanzia di risparmio, sicurezza, comfort. È un hub domotico, un access-point e una lampada di design. In pratica OVMQUE è il vostro maggiordomo digitale.

    ovumque

    OVUMQUE è un oggetto di design (una lampada) che svolge le funzioni di Hub domotico (home automation) e un access-point per la connessione wi-fi ad internet. Ad esso si collegano degli “slave” (periferiche wi-fi) in grado di monitorare, gestire e controllare altri oggetti. Questi “slave” si presentano sotto forma di: prese elettriche, controllori IrDA (infrarossi), videocamere, attuatori, sensori multifunzione.

    Questo è un progetto che segue il grande interesse che gli italiani dimostrano per IoT, ossia Internet of Things, l’Internet delle cose. Solo  nel 2012 il mercato aveva un valore di 810 milioni di euro, di cui il 47% destinato a progetti di nuova implementazione. Il 37% del mercato è fatto di “smart metering e smart home&building”, un valore di quasi 300 milioni di euro per il solo mercato Italia ed è quello a cui fa riferimento OVUMQUE.

    Quindi sarebbe davvero comodo avere a portata di mano uno strumento che ci faccia risparmiare e che possa essere davvero di aiuto ad eliminare gli sprechi. Ecco questo fa OVUMQUE e per far sì che questo progetto diventi davvero concreto, sono necessari 10 mila euro, cifra che servirà per produrre la versione beta del master e per iniziare la realizzazione dell’interfaccia per la APP di gestione. Al momento la cifra raggiunta su Fast Up è di € 5.447,00 raccolti da 25 sostenitori e mancano pochi giorni alla chiusura del progetto. Di fatto, avendo superato il 50% del valore richiesto, significa che davvero vedremo questa app in produzione e che davvero avremo la possibilità di avere un vero maggiordomo digitale.

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  • Come il Digitale impatta sull’industria della comunicazione tecnica [Infografica]

    Come il Digitale impatta sull’industria della comunicazione tecnica [Infografica]

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    Una recente indagine di DLC e CIDM, “Following the Trends — Is Your Content Ready?” ha indagato come il digitale impatta sull’industria della comunicazione tecnica. Social Media, piattaforme online e mobile incidono molto. E si rileva che il 69% distribuisce i propri contenuti in Html, ma manca il tempo e il budget per seguire le esigenze dei clienti

    L’indagine che vi presentiamo oggi anche se rivolta ad un settore specifico come è la “comunicazione tecnica“, è comunque interessante in quanto ci offre uno spaccato poco conosciuto e poco approfondito dal punto di vista della comunicazione digitale. E i risultati di questa indagine ci evidenziano che molte delle problematiche, che di fatto diventano un “freno” per una comunicazione più efficace, riscontrati in altri settori, li rileviamo anche qui. E parliamo di tempo e budget, i due elementi sempre presenti, nel senso negativo, quando ci si trova di fronte ad un processo di comunicazione non particolarmente vicino alle esigenze dei clienti, quindi degli utenti. cambia il modo di comunicare, cambiamo le tendenze, ma restano le difficoltà ad agganciarle. E infatti che nell’indagine di DLC, in collaborazione con CIDM (Center for Information-Development Management) ci offre spunti interessanti.

    E quindi, il sondaggio ha visto la partecipazione di 438 figure professionali tra manager, editori, writers del settore della comunicazione tecnica. Ebbene, il 69% degli intervistati ha affermato che il contenuto viene diffuso in Html; nel 2013 era il 19%, quindi un balzo in avanti notevole. L’indagine mette in risalto che le richieste dei clienti vanno nella direzione di contenuti distribuito su Mobile, in formato video e audio con una forma di assistenza embedded,  con animazioni e grafica 3D. Il 60% degli intervistati ha dichiarato che i clienti ormai richiedono contenuti su nuove piattaforme e attraverso nuove modalità di fruizione e proprio su queste le aziende del settore dimostrano di essere poco o male equipaggiate. I clienti chiedono quindi un maggiore supporto via mobile, ma da questo punto di vista non si è ancora pronti del tutto.

    E arriviamo alla parte più interessante dell’indagine, Q7 e Q8 nell’infografica che vedete infondo al post, ossia quali sono gli ostacoli che impediscono una distribuzione dei contenuti più in linea con le esigenze dei clienti e più al passo coi tempi. E sono:

    • per il 71,2% dei casi, mancanza di tempo;
    • per il 48,9% dei casi, budget insufficiente;
    • per il 20,1% dei casi, esperienza precedenti negative;
    • per il 19,4% dei casi, mancanza di conoscenza per iniziare un processo di elaborazione dei contenuti su nuove piattaforme.

    E comunque, le aziende del settore affermano nel 51% dei casi di voler iniziare un processo in questa direzione, in-house, e solo il 5,8% decide di darlo completamente in outsourcing.

    Senza dimenticare che il 48,3% comunque evidenzia l’esigenza di avere uno staff di persone più adeguato ai compiti.

    Allora che ne pensate di questa indagine? Avete avuto esperienze dirette con questo settore? Raccontateci la vostra esperienza.

    indagine-comunicazione-DCL-CIDM-infografica

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