Categoria: Podcast

  • Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Roskomnadzor limita Telegram in Russia per spingere gli utenti verso Max, app di sorveglianza statale. Ecco dove le piattaforme sono davvero vietate ed ecco perché censura e regolamentazione sono cose diverse.

    Dal 10 febbraio 2026, Roskomnadzor, l’ente russo delle comunicazioni, ha iniziato a limitare il funzionamento di Telegram in tutto il Paese.

    Gli utenti segnalano rallentamenti nel caricamento di immagini, video e messaggi vocali, mentre i messaggi di testo funzionano ancora. La versione mobile risulta più colpita di quella desktop.

    Roskomnadzor giustifica la mossa con la presunta violazione delle leggi russe da parte di Telegram, accusando la piattaforma di non proteggere i dati personali e di non contrastare frodi e attività terroristiche. Ma chi segue da tempo le dinamiche del controllo digitale in Russia sa bene che questa giustificazione racconta solo una parte della storia.

    Una stretta progressiva, non un fulmine a ciel sereno

    Questa limitazione è solo l’ultimo capitolo di un percorso iniziato mesi fa. Ad agosto 2025, Mosca aveva già limitato le chiamate vocali e video su Telegram e WhatsApp, sostenendo che i servizi venivano usati per frodi e attività di sabotaggio. A ottobre ha bloccato le nuove registrazioni su entrambe le piattaforme. A dicembre ha colpito anche FaceTime e Snapchat.

    Cos’è e come funziona Max, l’app governativa

    Il vero obiettivo è spingere gli utenti russi verso Max, l’app di messaggistica sviluppata da VK con stretti legami con il Cremlino. Da settembre 2025, tutti gli smartphone venduti in Russia devono pre-installarla obbligatoriamente. Max si integra con i servizi governativi Gosuslugi e richiede numeri di telefono russi, con verifica dell’identità che probabilmente diventerà obbligatoria.

    A differenza di Telegram, che usa la crittografia end-to-end, Max è progettata per consentire ai servizi di sicurezza russi l’accesso ai dati condivisi. In pratica, un vero sistema di sorveglianza camuffato da app di messaggistica. Un modello che ricorda molto da vicino quello che la Cina ha costruito con WeChat, dove ogni interazione digitale passa attraverso canali monitorabili dallo Stato.

    Max, l'app di VK
    Max, l’app di VK

    La risposta di Pavel Durov

    Pavel Durov, fondatore russo di Telegram che vive in esilio negli Emirati Arabi Uniti, ha risposto con decisione alla mossa di Roskomnadzor. Ha ricordato che otto anni fa l’Iran tentò la stessa strategia, vietando Telegram con pretesti inventati per spingere gli utenti verso un’alternativa statale. E fallì miseramente, perché gli utenti usarono VPN e altri strumenti per aggirare i blocchi.

    Limitare la libertà dei cittadini non è mai la risposta giusta. Telegram sta per libertà di parola e privacy, indipendentemente dalla pressione“, ha scritto Durov sul suo canale.

    Una dichiarazione che riecheggia le battaglie che lo stesso Durov ha combattuto negli anni, da quando fu costretto a cedere VK (VKontakte), il social network russo che aveva fondato, proprio per le pressioni del Cremlino.


    Da chi è gestita oggi VK – VKontakte

    VK sta per VKontakte e questo nome ricorda  la piattaforma social russa fondata proprio da Pavel Durov nel 2006, nata come alternativa a Facebook e che ne richiamava effettivamente il design e i colori blu.

    Durov fu poi costretto a cederla nel 2014 sotto pressione del Cremlino, quando rifiutò di consegnare i dati degli utenti ucraini e di bloccare i gruppi di opposizione. Usò i proventi di quella vendita forzata per fondare Telegram dall’esilio negli Emirati.

    VK oggi è di fatto controllata dallo Stato russo attraverso una struttura complessa. Nel dicembre 2021, Sogaz (compagnia assicurativa legata a Gazprom) e Gazprombank hanno acquisito il 57,3% delle quote di voto di VK dall’oligarca Alisher Usmanov.

    Sogaz è in parte posseduta da Yuri Kovalchuk, amico personale di Putin e figura chiave nelle reti economiche del Cremlino.

    Nel dettaglio, ecco chi gestisce VK oggi:

    • Vladimir Kiriyenko è il CEO di VK. È il figlio di Sergei Kiriyenko, spesso definito braccio destro di Putin e responsabile del controllo politico sui “nuovi territori” russi (ossia i territori ucraini occupati).
    • Stepan Kovalchuk è il vicepresidente responsabile della strategia media di VK. È il nipote di Yuri Kovalchuk, l’amico personale di Putin già citato sopra.

    Quindi VK non è semplicemente “vicina al Cremlino”. È gestita direttamente da figli e nipoti del cerchio più stretto di Putin. E questa stessa VK è l’azienda che sviluppa Max, l’app che Roskomnadzor vuole sostituire a Telegram.


    Pavel Durov
    Pavel Durov founder Telegram

    Il paradosso dei blogger pro-guerra

    C’è un dettaglio che rende questa vicenda quasi paradossale e che merita attenzione. I blogger militari pro-guerra russi, quelli che sostengono l’invasione dell’Ucraina e comunicano dal fronte proprio attraverso Telegram, hanno criticato apertamente la decisione di Roskomnadzor.

    Il canale Two Majors, uno dei più seguiti tra i corrispondenti militari russi, ha lamentato che ora le posizioni dal fronte saranno trasmesse “non dalla gente, ma dai nostri padroni del ministero degli esteri”. Anche Alexander Kots, altro corrispondente pro-guerra molto noto, ha fatto notare che bloccare Telegram limiterebbe le stesse “operazioni informative” russe e il reclutamento di ucraini attraverso l’app per compiere atti di sabotaggio.

    Quando persino i sostenitori più accesi del regime criticano una decisione, significa che quella decisione colpisce interessi trasversali che vanno ben oltre le logiche di propaganda.

    La reazione internazionale

    Amnesty International ha definito la mossa “censura e ostruzione mascherate da protezione dei diritti dei cittadini”. Reporters Without Borders parla di “strategia per strangolare la circolazione dell’informazione” e ricorda che la Russia occupa il 171° posto su 180 nel World Press Freedom Index.

    Telegram, 93 milioni di utenti in Russia

    Telegram conta oltre 93 milioni di utenti attivi mensili in Russia, praticamente quanto WhatsApp. Nel corso del tempo l’app di messaggistica si è trasformata in un canale cruciale per media indipendenti, figure pubbliche e, ironia della sorte, per gli stessi organi governativi incluso lo stesso Roskomnadzor. Persino il ministero degli Esteri russo e la task force nazionale per il Covid hanno canali ufficiali su Telegram.

    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos'è la censura
    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Ecco dove Telegram è davvero vietata

    Per comprendere meglio il contesto, vale la pena ricordare dove Telegram è effettivamente vietata o fortemente limitata nel mondo.

    La Cina ha bloccato Telegram nel 2015, dopo che attivisti per i diritti umani e avvocati avevano usato la piattaforma per organizzarsi.

    L’Iran ha imposto il divieto nel 2018, accusando l’app di facilitare le proteste contro il governo e di diffondere contenuti “immorali”. Il Pakistan ha bloccato Telegram periodicamente, citando preoccupazioni sulla sicurezza informatica e la diffusione di fake news.

    Nel 2025 si sono aggiunti altri Paesi. Il Vietnam ha vietato Telegram a maggio, accusandola di diffondere “documenti anti-Stato” e informazioni false.

    Il Kenya ha imposto un blocco a giugno durante le proteste del 2025. Il Nepal ha seguito a luglio, motivando la decisione con preoccupazioni su frodi e riciclaggio di denaro. La Thailandia aveva già bloccato l’app nel 2020 perché usata per organizzare le proteste anti-governative.

    La Somalia ha imposto un divieto nel 2023, sostenendo che la piattaforma veniva usata da gruppi terroristici e per diffondere contenuti espliciti.

    Secondo i dati di Surfshark e Netblocks, dal 2015 a oggi 31 Paesi hanno vietato Telegram, temporaneamente o permanentemente, colpendo potenzialmente oltre 3 miliardi di persone a livello globale.

    Il quadro più ampio: le piattaforme vietate nel mondo

    Telegram non è un caso isolato. Il controllo delle piattaforme digitali è diventato uno strumento di governance per regimi autoritari e, in alcuni casi, anche per democrazie che affrontano sfide specifiche.

    La Cina rappresenta l’esempio più strutturato di censura digitale. Dal 2009 ha bloccato X (allora Twitter), Facebook, YouTube, Instagram e molte altre piattaforme occidentali, costringendo i cittadini a usare alternative domestiche come WeChat, Weibo e Douyin (la versione cinese di TikTok). Il Great Firewall cinese rimane il sistema di controllo più sofisticato al mondo.

    La Corea del Nord applica il modello più estremo in assoluto. L’accesso a Internet è riservato a pochissimi funzionari autorizzati e tutte le piattaforme globali sono inaccessibili. I cittadini comuni hanno accesso solo a una intranet governativa.

    La Russia ha intensificato i blocchi dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, vietando Facebook e Instagram (con Meta dichiarata “organizzazione estremista”) e limitando fortemente X. L’obiettivo dichiarato era contrastare la “disinformazione” sul conflitto, ma nella pratica si trattava di impedire ai russi di accedere a fonti di informazione non controllate dal Cremlino.

    L’Iran blocca X e Facebook dal 2009, insieme a YouTube e molte altre piattaforme. Il Turkmenistan applica restrizioni simili, con uno dei punteggi più bassi al mondo in termini di libertà di Internet (2 su 100 secondo Freedom House).

    Il Myanmar ha bloccato Facebook, X e Instagram dopo il colpo di Stato militare del febbraio 2021, cercando di controllare il flusso di informazioni sulle proteste e sulla repressione.

    TikTok merita un discorso a parte. L’India l’ha vietata nel 2020 per ragioni di sicurezza nazionale, diventando il primo grande Paese a farlo. L’Albania ha imposto un divieto completo nel 2025, citando la violenza giovanile e l’instabilità sociale. Gli Stati Uniti hanno attraversato mesi di incertezza normativa, con TikTok brevemente sospesa a gennaio 2025 prima di ottenere una proroga di 75 giorni. Il Canada ha chiuso gli uffici di TikTok nel Paese per motivi di sicurezza nazionale, pur lasciando l’app accessibile agli utenti comuni.

    Un caso interessante è quello del Brasile, che nell’agosto 2024 ha temporaneamente bloccato X dopo che Elon Musk si era rifiutato di nominare un rappresentante legale nel Paese e di rimuovere account accusati di diffondere odio e disinformazione legati ai sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro. Il blocco è durato circa 40 giorni, fino a quando X ha pagato le multe (circa 5,2 milioni di dollari), nominato un rappresentante legale e rimosso i contenuti contestati. Un precedente significativo perché dimostra che anche le democrazie possono arrivare a bloccare piattaforme quando queste si rifiutano sistematicamente di rispettare le leggi locali.

    La differenza tra censura e regolamentazione

    Questo caso russo dovrebbe rammentare quali sono i Paesi che davvero osteggiano e censurano le piattaforme. Un tema su cui spesso si fa molta confusione, soprattutto quando si parla di regolamentazione nell’UE.

    Quando la Russia limita Telegram per spingere i cittadini verso un’app di sorveglianza statale, siamo di fronte a censura. Quando la Cina blocca tutte le piattaforme occidentali per controllare il flusso informativo, siamo di fronte a censura. Quando l’Iran vieta Telegram per reprimere le proteste, siamo di fronte a censura.

    Quando invece l’UE chiede alle piattaforme di rispettare il Digital Services Act, di essere trasparenti sugli algoritmi, di rimuovere contenuti illegali e di proteggere i minori, siamo di fronte a regolamentazione democratica. Sono due cose profondamente diverse, anche se spesso vengono confuse nel dibattito pubblico.

    La partita sul controllo dell’informazione digitale in Russia entra in una nuova fase. E ancora una volta, la libertà di comunicare diventa il campo di battaglia. Ma è fondamentale non perdere di vista le distinzioni: c’è chi blocca le piattaforme per controllare i cittadini e chi chiede alle piattaforme di rispettare regole democratiche. La differenza non è sottile, è sostanziale.

  • Podcast in Italia, alla ricerca di un modello sostenibile

    Podcast in Italia, alla ricerca di un modello sostenibile

    Sono 11,1 milioni gli utenti italiani che ascoltano podcast, numeri che testimoniano la crescita di attenzione verso questo formato audio. Solo che ancora si fa fatica a trovare un modello economico sostenibile.

    I Podcast in Italia sono in crescita, a differenza di quello che accade in altri paesi, pur potendo contare su un bacino di utenti molto più ampio. Ma nel nostro paese, l’attenzione verso i podcast non è mai diminuita, anzi. Si tratta di un formato di contenuto che sta spingendo anche le aziende a sperimentare con un certo successo. Ma in tutto questo c’è un “però”, ed è il fatto che, nonostante i numeri in crescita, i podcast faticano a trovare un modello economico sostenibile.

    Di recente sono stati pubblicati dei dati che mostrano come gli italiani siano grandi fruitori di contenuti digitali, un dato che durante la pandemia ha toccato i livelli più alti. Adesso, dopo gli ultimi due anni, la percentuale è leggermente in crescita anche se, guardando i dati relativi alla spesa che gli utenti italiani spendono per la fruizione di video e giochi online, si parla di 3,3 miliardi di euro nell’acquisto di contenuti digitali nel 2022.

    L’audio è parte dei contenuti digitali che gli italiani fruiscono maggiormente, ma relativamente all’acquisto si parla di audio musicali e non di audio podcast.

    E noi vogliamo soffermarci proprio sui podcast, formato che ci piace molto e che, siamo sicuri piaccia anche a voi che state leggendo.

    podcast italia 2023 franzrusso.it

    Come detto in apertura, in Italia gli utenti che ascoltano podcast sono in constante aumento. Erano 8,5 milioni nel 2020 e sono arrivati ad essere, secondo gli ultimi dati della Ipsos Digital Audio Survey 2022, 11,1 milioni. Un dato molto incoraggiante, del 5% in più rispetto all’anno precedente, soprattutto se lo mettiamo a confronto con altri mercati molto più evoluti da questo punto di vista, come Usa e Uk, cresciuti nel 2022, rispettivamente, del 5% e del 4,7%.

    Nel 2023 gli ascoltatori di podcast cresceranno a due cifre in Cina, Argentina, Francia e Germania e si prevede che Cina e Argentina continueranno a crescere a due cifre anche nel 2024.

    I Podcast in Italia stanno quindi entrando nella dieta mediatica degli utenti italiani, stanno rientrando nella tipologia di contenuti affidabili che interessano il pubblico. Da notare che il pubblico è giovane, è infatti composto dal 43% di utenti con età inferiore ai 35 anni. E lo smartphone resta il dispositivo più usato per l’ascolto nel 72% dei casi.

    Si tratta quindi di un contesto molto positivo, anche se ancora carente di un modello economico sostenibile e, ad oggi, sono responsabili di una quota ancora marginale sia della spesa del consumatore sia della raccolta pubblicitaria, come rilevano anche i dati dell’Osservatorio Digital Content promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

    podcast italia 2023

    Quindi, nel nostro paese si assiste ad un processo di crescita che, però, non riesce a dare vita ad un mercato pubblicitario solido e costante. Spotify ha definito le potenzialità del podcast advertising pari a 20 miliardi di dollari.

    E questo avviene proprio quando nell’ambito dell’editoria si stanno valutando nuove forme di coinvolgimento dei lettori volte a promuovere nuovi canali e forme di diffusione dei contenuti, in modo particolare, appunto, i podcast.

    Si tratta quindi di un contesto positivo che trova conferma sempre nei dati della Ipsos Digital Audio Survey 2022 che rivelano come il ricordo delle pubblicità associate ai podcast resta stabile sui livelli elevati raggiunti negli ultimi anni, ossia del 71%. Resta prevalente nel ricordo la forma di adv prima/durante/dopo i podcast, anche se in calo. Crescono invece, nel ricordo, gli annunci letti dagli speaker e i podcast interamente incentrati su un brand sponsor.

    Ecco, questa nostra considerazione sui podcast ad inizio anno per evidenziare, coon dati alla mano, come questo formato audio abbia ancora un grande potenziale, anche se faticano a trovare la loro strada modelli di business più evoluti. Pensiamo, ad esempio, a modelli di abbonamento o acquisto singolo diretto.

    Ma, essendo ad inizio anno, non è detto che non possa succedere proprio in questo 2023.

    E voi ascoltate podcast? Quali e i che occasione li ascoltate? Sareste disposti a pagare o abbonarvi per l’ascolto? Fateci sapere cosa ne pensate.

  • Socializer, anticipazioni sul terzo episodio

    Socializer, anticipazioni sul terzo episodio

    Com’è cambiato il modo di fruire dei contenuti scientifici negli ultimi anni? E’ possibile pensare di utilizzare i social network come strumento per avvicinare il pubblico ai temi della divulgazione scientifica? Quanto conta il tono in questo tipo di comunicazione?

    Nel terzo episodio di Socializer vedremo il mondo della scienza visto con gli occhi della rete attraverso le parole di Paolo Bianchi, fondatore e autore di Scientificast.it, blog di scienza e primo podcast scientifico italiano. Abbiamo scelto di parlare di questo argomento perché ci sembrava opportuno registrare la testimonianza di chi utilizza i Social Network con successo nonostante abbia a disposizione argomenti che possano sembrare di difficile fruizione da parte dell’utente medio che popola questi strumenti. Obiezione questa che viene sollevata spesso anche in altri ambiti e pertanto ci auguriamo che l’esperienza di Scientificast e degli altri esempi internazionali citati durante l’episodio, possano in qualche modo risolvere tali obiezioni nella mente di chi ci ascolterà.

    Socializer, il podcast dedicato al mondo dei Social Media, che ci accompagnerà alla conoscenza dei tanti aspetti che compongono l’era che stiamo vivendo con la viva voce dei protagonisti. In ogni puntata cercheremo infatti di raccontare, con la collaborazione di un ospite, come i Social Media stanno cambiando la nostra vita, quella di tutti i giorni. 

    Socializer vuole essere quindi un luogo attraverso cui esplorare questi preziosi strumenti utilizzando proprio la voce di chi li vive e li interpreta giorno per giorno. Ringraziamo sinceramente i tanti utenti che hanno determinato il successo del primo episodio ed i molti che continuano ad inviarci richieste e feedback preziosi, alcune delle vostre osservazioni sono diventate pratica in Socializer e ve ne accorgerete già in questo episodio.

    Vi ricordiamo che Socializer è disponibile sul sito www.socializer.it sia in streaming che in download, su iTunes e su Spreaker (i differita di qualche giorno) per chi volesse abbonarsi. Per suggerimenti e proposte utilizzate il form “Proponi l’ospite” mentre per chiacchierare con noi o semplicemente per “volerci bene” potete utilizzare #socializerIT.

    Buon tutto e stay tuned! :)

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  • Socializer: anticipazioni sul secondo episodio

    Socializer: anticipazioni sul secondo episodio

    [author image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/11/FacebookThumbOk2013.png” ]Beatrice Nolli [follow id=”bnolli” count=”true” ][/author]

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    La filosofia “open source” e il mondo dei social media, cosa hanno in comune? Come e dove si parla di software libero in Italia? Quali sono i vantaggi dell’uso del software libero? Quali sono gli esempi in Italia di utilizzo virtuoso di questo tipo di software?

    Nel secondo episodio di Socializer in uscita per lunedì 18 Novembre abbiamo discusso di queste tematiche con Sonia Montegiove, analista programmatrice e docente, redattrice per Girl Geek Life, contributor di InTime e lettrice e giornalista pubblicista per pura passione

    Il mondo dell’open source è quanto di più vicino al mondo dei social network, entrambi si basano sulla condivisione di contenuti, ad entrambi occorre il supporto di tutti per esistere e in entrambi i casi è importante esserci, come e perché lo scopriremo attraverso questo dialogo che gli autori e conduttori di Socializer, Beatrice Nolli e Francesco Russo, hanno realizzato con il grande contributo di Sonia Montegiove promotrice di “Libre Umbria”, una realtà molto importante per il nostro Paese in termini di standardizzazione e, perché no, di risparmio pubblico.

    Socializer, il podcast dedicato al mondo dei Social Media, che ci accompagnerà alla conoscenza dei tanti aspetti che compongono l’era che stiamo vivendo con la viva voce dei protagonisti. In ogni puntata cercheremo infatti di raccontare, con la collaborazione di un ospite, come i Social Media stanno cambiando la nostra vita, quella di tutti i giorni. Socializer vuole essere quindi un luogo attraverso cui esplorare questi preziosi strumenti utilizzando proprio la voce di chi li vive e li interpreta giorno per giorno.

    Ringraziamo sinceramente i tanti utenti che hanno determinato il successo del primo episodio ed i molti che continuano ad inviarci richieste e feedback preziosi, alcune delle vostre osservazioni sono diventate pratica in Socializer e ve ne accorgerete già in questo episodio.

    Vi ricordiamo che Socializer è disponibile sul sito www.socializer.it sia in streaming che in download, su iTunes e su Spreaker (i differita di qualche giorno) per chi volesse abbonarsi. Per suggerimenti e proposte utilizzate il form “Proponi l’ospite” mentre per chiacchierare con noi o semplicemente per “volerci bene” potete utilizzare #socializerIT.

    Buon tutto e stay tuned! :)

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  • Socializer, nel primo episodio la collavorazione con Nicola Palmarini

    Socializer, nel primo episodio la collavorazione con Nicola Palmarini

    [author image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/11/FacebookThumbOk2013.png” ]Beatrice Nolli [follow id=”bnolli” count=”true” ][/author]

    socializer-collavorare

    Al via Socializer, i Social Media da ascoltare in podcast, con il primo episodio dedicato a come sta cambiando il mondo del lavoro in ottica Social Media. Siamo ancora al paradigma del “lavorare per lavorare” o è doveroso orientarsi ad un approccio “collavorativo”? Cos’è e come si fa la “collavorazione”? Ne parliamo con Nicola Palmarini

    Prende il via oggi Socializer, il podcast dedicato al mondo dei Social Media, che ci accompagnerà alla conoscenza dei tanti aspetti che compongono l’era che stiamo vivendo con la viva voce dei protagonisti. In ogni puntata cercheremo infatti di raccontare, con la collaborazione di un ospite, come i Social Media stanno cambiando la nostra vita, quella di tutti i giorni. Socializer vuole essere quindi un luogo attraverso cui esplorare questi preziosi strumenti utilizzando proprio la voce di chi li vive e li interpreta giorno per giorno.

    Oggi, nel primo episodio, ci avvaliamo della presenza di un illustre ospite che da poco ha pubblicato un interessantissimo libro dal titolo “Lavorare o Collaborare“. Alle domande che ci siamo posti all’inizio, ossia siamo ancora al paradigma del “lavorare per lavorare” o è doveroso orientarsi ad un approccio “collavorativo”? Cos’è e come si fa la “collavorazione“? cerchiamo di dare risposta con Nicola Palmarini, Manager Social Digital Marketing & Brand System IBM Italy.

    Per adesso ci fermiamo qui invitandovi ad ascoltare il primo episodio su Socializer, ideato da Beatrice Nolli e condotto insieme a Franz Russo, e ovviamente vi invitiamo anche qui a farci sapere cosa ne pensate.

    Note, link e ringraziamenti dell’episodio li trovate tutti su www.socializer.it dove trovate anche le schede degli ospiti intervenuti e la possibilità di proporre un vostro ospite o di autocandidarvi.

    Scopri #socializerIT, abbonati al feed adesso su www.socializer.it per non perdere gli episodi

    Ringraziamo fin da ora tutti coloro che vorranno aiutarci a migliorare questo progetto inviandoci i feedback sul primo episodio.

    Stay tuned e buon Socializer a tutti! ;)

     

  • Socializer: i Social Media da ascoltare…in podcast!

    Socializer: i Social Media da ascoltare…in podcast!

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    podcast SOCIALIZER

    Finalmente (per noi che ci abbiamo messo l’anima ed il cuore) sta per nascere un podcast italiano sul mondo dei Social Media: Socializer. Dopo un lungo periodo di “incubazione”, del resto si sa che quando si fanno le cose con il cuore il tempo si dilata e la voglia di farle bene diventa sempre più forte, il 4 Novembre prossimo vedrà la luce il primo episodio di Socializer, i Social Media da ascoltare

    Perché un podcast? Ce n’era bisogno? Forse si, forse no.

    Fondamentalmente un podcast perché la mia “avventura professionale” nasce con il podcasting ormai diversi anni fa, all’epoca si trattava di una trasmissione “familiare” nata soprattutto come archivio di ricordi, il PizzaCast. Quando iniziai i primi approcci alla comunicazione digitale e scelsi proprio questa forma per affrontare il mondo online ed individuare una peculiarità che potesse essermi propria nell’esprimere pensieri, considerazioni personali e, in seguito, professionali, fu proprio questa esperienza che mi diede la spinta verso un cambiamento drastico: lasciare il “posto fisso” e spingermi verso la costruzione di una professione da solista. Queste le motivazioni personali, quanto a quelle professionali diciamo semplicemente che in un mondo sovraccarico di immagini abbiamo scelto di puntare su uno strumento antico e completo: la voce.

    Oggi, o meglio qualche mese fa, ho deciso quindi di ritornare al microfono e coinvolgere Franz Russo, della cui presenza in veste di co-conduttore sono sinceramente onorata,  in questa nuova avventura per raccontare insieme ai professionisti e protagonisti del settore, il mondo dei Social Media visto dall’interno, da chi ogni giorno si trova alle prese con questo panorama in continuo cambiamento e sceglie in qualche modo di farne parte, come professionista o come appassionato, come addetto ai lavori o come utente, come persona o come azienda.

    Per il momento il riscontro di entusiasmo che Socializer ha ottenuto tra gli ospiti che si alterneranno nei vari episodi è già un risultato, per il futuro ci auguriamo che possa diventare un luogo di confronto, di dialogo sulle tematiche relative ai Social Media e che possa essere un utile compagno di viaggio per chi ha sete di spunti interessanti o vuole semplicemente capirne di più.

     

    Nel primo episodio infatti si racconta come i Social Network siano utili per costruire rapporti professionali e raggiungere collaborazioni in tempi brevi. Con i protagonisti, Nicola Palmarini Manager Social Digital Marketing & Brand System IBM Italy nonchè autore di “Lavorare o Collaborare?” Ed. Egea,, Franz Russo che tutti voi conoscete ampiamente e la qui presente Beatrice Nolli, vedremo anche quanto questi strumenti possano essere utili per creare valore aggiunto alla propria comunicazione sia essa d’impresa o di un singolo. 

    Il tono di Socializer si ispira alla famosa citazione di G.B.Shaw “Col giusto tono si può dire tutto“: un dialogo “naturale” con gli ospiti che interverranno portando alla luce vantaggi ed esperienze. Socializer è un modo per aggiornarsi, riflettere, imparare, disimparare, trarre ispirazione o semplicemente intrattenere la propria mente, attraverso argomenti legati all’ambiente dei social media, in ogni luogo e in qualsiasi momento. Cosa non è Socializer? Un tool, una guida, un corso di formazione, una trasmissione solo su Facebook o Twitter, non è una bibita energetica… non ancora! ;)

    #SocializerIT

    Adesso non vi resta che ascoltare e farci sapere cosa ne pensate! (Siate clementi, sono le prime puntate eh! ;) )