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    X e 1 miliardo di dollari di abbonamenti, cosa dicono davvero i numeri

    X dichiara 1 miliardo di dollari in ricavi annuali dagli abbonamenti Premium. Ma i numeri raccontano una storia più complessa, tra promesse non mantenute e contraddizioni sui dati degli utenti.

    X, per voce di Nikita Bier, responsabile di prodotto, sostiene di aver realizzato 1 miliardo di dollari in ricavi ricorrenti annualizzati dagli abbonamenti. La notizia è stata data durante una riunione plenaria di xAI tenutosi martedì scorso.

    La notizia, riportata da The Information, è stata immediatamente rilanciata come un successo. Ma come spesso accade con i numeri che escono dall’orbita di Musk, vale la pena guardarci dentro con attenzione.

    Un dato da contestualizzare

    Il primo elemento da chiarire riguarda la natura del dato. Si tratta infatti di annualized recurring revenue, ossia una proiezione basata sul ritmo attuale dei ricavi, non di un consuntivo certificato.

    È una metrica usata dalle aziende in crescita per mostrare il potenziale, ma che può sovrastimare la realtà se il trend non si mantiene costante.

    Il secondo elemento è il contesto. A inizio 2025, gli utenti abbonati ai servizi Premium erano circa 650.000, vale a dire meno dello 0,2% dei 580 milioni di utenti attivi mensili dichiarati all’epoca.

    Stime indipendenti indicavano ricavi da abbonamenti intorno ai 200 milioni di dollari all’anno. Un miliardo rappresenterebbe quindi una crescita di cinque volte in meno di dodici mesi. Possibile, ma il dato non è verificabile dall’esterno, visto che X è una società privata e non pubblica bilanci.

    Come nota Social Media Today, il miliardo resta comunque lontano dai ricavi pubblicitari, che nel 2024 rappresentavano ancora circa il 68% del fatturato totale di X, stimato intorno ai 2,5 miliardi di dollari.

    Per un confronto: Snapchat ha dichiarato 750 milioni di dollari da Snapchat+ (la versione a pagamento dell’app di Evan Spiegel che offre l’accesso a funzionalità esclusive, sperimentali e in anteprima) nel 2025. Il traguardo di X è quindi plausibile, ma non rappresenta la svolta che la narrazione interna vorrebbe suggerire.

    X e 1 miliardo di dollari di abbonamenti, cosa dicono davvero i numeri
    X e 1 miliardo di dollari di abbonamenti, cosa dicono davvero i numeri

    Il dubbio sul numero degli utenti di X

    Nello stesso meeting, Musk ha fornito dati sugli utenti che meritano un’analisi attenta. Ha parlato di “1 miliardo di utenti”, ma la cifra si riferisce alle app installate, non agli utenti attivi.

    Gli utenti attivi mensili, ha ammesso lo stesso Musk, sono “in media circa 600 milioni”. Ma c’è di più: pochi giorni prima, lo stesso Bier aveva scritto su X di occuparsi del supporto clienti per “500 milioni di persone”.

    Quindi X ha 500 milioni, 600 milioni o un miliardo di utenti? Dipende da come si vogliono presentare i numeri.

    È un esempio di quella che potremmo chiamare la contabilità creativa della comunicazione di Musk: i dati vengono selezionati e presentati per costruire la narrazione più favorevole, lasciando agli osservatori esterni il compito di ricostruire il quadro reale.

    Come avevo già analizzato in un precedente approfondimento sulla situazione di X, la piattaforma ha vissuto un’emorragia di utenti e inserzionisti dopo l’acquisizione del 2022. I segnali di ripresa ci sono, ma vanno letti con cautela.

    Grok e la monetizzazione di uno scandalo

    Va detto che sull’aumento dei ricavi da abbonamenti gioca un peso anche Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da xAI e integrata in X. L’IA generativa può essere usata anche senza abbonamento ma con forti limitazioni d’uso, ma evidentemente con abbonamento come Premium e Premium + (38 euro al mese effettuando il pagamento da web) le possibilità aumentano.

    E ricorderete anche come Grok sia stato di recente al centro di uno scandalo per via della generazione di immagini con richieste testuali senza alcun controllo e senza alcun consenso, sfociando in deepfake a sfondo sessuale.

    Ricorderete anche che per limitarlo da un utilizzo esteso a tutti con tutto quello a cui abbiamo assistito, la possibilità di generare immagini con richieste testuali pubbliche sia adesso limitata a chi ha almeno un abbonamento Premium.

    Un modo per monetizzare anche su uno scandalo che ancora non si è esaurito del tutto.

    X Money è quasi realtà

    Nello stesso meeting, Musk ha annunciato che X Money, il sistema di pagamenti integrato, entrerà in beta esterna “entro uno o due mesi”. Secondo quanto riportato da Cointelegraph, Musk lo ha descritto come “la fonte centrale di tutte le transazioni monetarie”.

    Nel 2023, Musk aveva dichiarato che sarebbe stato “sconvolgente” se X non avesse avuto i trasferimenti di denaro operativi entro fine 2024. Siamo arrivati a febbraio 2026 e forse il progetto tanto ambito da Musk potrebbe arrivare.

    Va anche rilevato come X non abbia ancora ottenuto la licenza di trasmissione di denaro nello stato di New York, requisito fondamentale per operare su scala nazionale negli Stati Uniti.

    Per Musk si tratterebbe di un ritorno alle origini, dato che nel 1999 aveva co-fondato X.com, poi diventata PayPal. Ma tra le ambizioni dichiarate e la realtà operativa c’è spesso un divario significativo. Le tempistiche di Musk sono notoriamente ottimistiche, e i precedenti suggeriscono cautela.

    Il contesto: fusioni, acquisizioni e consolidamento

    Il dato sugli abbonamenti arriva in un momento di grande movimento per l’ecosistema di Musk.

    Nel marzo 2025, xAI ha acquisito X Corp. in una transazione che valutava il social network 33 miliardi di dollari, circa 12 miliardi in meno rispetto ai 44 pagati nell’ottobre 2022. La settimana scorsa, SpaceX ha acquisito xAI, creando un’entità combinata valutata 1,25 trilioni di dollari.

    Nikita Bier, l’uomo che ha annunciato il traguardo del miliardo, è entrato in X come head of product a fine giugno 2025.

    È noto per aver creato app virali come TBH e Gas, entrambe acquisite rispettivamente da Meta e Discord. La sua specialità è creare prodotti che generano engagement e conversioni.

    Il meeting in cui sono stati annunciati questi numeri arrivava dopo l’uscita di diversi dirigenti da xAI, e aveva tutta l’aria di un esercizio di rassicurazione interna ed esterna.

    I numeri nel contesto

    I numeri dichiarati da X

    • Ricavi annualizzati da abbonamenti: 1 miliardo di dollari (proiezione)
    • Utenti attivi mensili: 600 milioni (o 500 milioni, secondo Bier)
    • App installate: oltre 1 miliardo
    • Abbonati Premium stimati a inizio 2025: circa 650.000
    • Ricavi totali 2024: circa 2,5 miliardi di dollari
    • Quota ricavi da pubblicità: 68%
    • Debito ereditato dall’acquisizione: circa 12 miliardi di dollari

    Il trend più ampio: tutti verso gli abbonamenti

    Il caso di X si inserisce in una tendenza più ampia che coinvolge tutte le principali piattaforme. Come sottolinea un’analisi di Social Media Today, Meta ha lanciato Meta Verified per Facebook, Instagram e Threads. Snapchat ha Snapchat+. LinkedIn sta ampliando la sua offerta Premium. YouTube sta spostando sempre più funzionalità dietro paywall. Instagram sta valutando un’offerta simile a Snapchat+ per i più giovani.

    Nel 2023 Musk aveva previsto questa evoluzione, sostenendo che il social a pagamento sarebbe diventato “l’unico social media che conta”. L’argomentazione era legata alla lotta ai bot, ma nell’era dell’intelligenza artificiale generativa quella logica assume contorni diversi.

    C’è però un limite strutturale che nessuna piattaforma può ignorare. Il valore pubblicitario dipende dalla massima reach possibile, e la reach evidentemente richiede accesso gratuito per la maggioranza degli utenti.

    Nessuna piattaforma digitale può oggi permettersi di passare a un modello interamente a pagamento senza perdere la propria base utenti. E, di conseguenza, il modello ibrido sembra l’unica strada percorribile.

    Le contraddizioni dietro i numeri

    Quasi contemporaneamente ai momenti in cui veniva annunciato il miliardo dagli abbonamenti, X ha rimosso la modalità “dim” dall’interfaccia desktop, lasciando agli utenti solo la scelta tra sfondo bianco e nero totale. La modalità a luci soffuse, più riposante per gli occhi, non è più disponibile.

    Quando gli utenti hanno iniziato a chiedere spiegazioni, la risposta di Nikita Bier è stata rivelatrice: X non può permettersi di supportare “più di due colori”. E alla replica di chi trovava la spiegazione bizzarra, Bier ha chiarito: a differenza di Meta, Google e Microsoft, che hanno decine di migliaia di dipendenti, il team di X che lavora sul prodotto “è di 30 persone”.

    Una risposta sarcastica, ma che dice molto sulla realtà operativa della piattaforma. Si stima che oggi X abbia circa 2.800 dipendenti totali, più dei 1.500 rimasti dopo i tagli iniziali di Musk, ma lontanissimi dai 7.500 dell’era Twitter.

    E se un miliardo di dollari in abbonamenti non basta a mantenere tre opzioni di colore, qualche domanda sulla sostenibilità del modello è legittima.

    Il vero punto della questione di X

    Il miliardo di dollari dagli abbonamenti è un dato che va registrato, certo. Ma va anche contestualizzato. Come ho cercato di spiegare qui, si tratta di una proiezione, non un consuntivo.

    Arriva da un’azienda che non pubblica bilanci e che ha una storia di numeri presentati in modo selettivo. Si inserisce in una strategia che punta a ridurre la dipendenza dalla pubblicità, ma che finora non ha raggiunto gli obiettivi dichiarati.

    X sta cambiando, questo è ormai evidente a tutti ed è anche scontato ripeterlo. Ma la direzione non è ancora chiara, e le dichiarazioni di Musk hanno un andamento che invita alla prudenza.