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  • L’intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo ridisegna

    L’intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo ridisegna

    Il report di Anthropic, pubblicato di recente, ci offre dati reali su quello che è l’impatto dell’IA sul lavoro. I dati smentiscono l’allarme sui licenziamenti e rivelano il vero problema: l’accesso nel mondo del lavoro dei più giovani e il fenomeno dell’AI-washing nelle aziende.

    Il tema del rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro continua a tenere banco. E probabilmente non smetteremo di occuparcene, perché tocca la vita di tutti noi, tocca il lavoro che facciamo, tocca il modo in cui questa società sta prendendo forma nell’era dell’IA.

    È un tema che suscita schieramenti netti, chi è contrario e chi è favorevole a questo sviluppo. Ma troppo spesso viene trattato in termini teorici, di quello che potrebbe essere. In realtà avremmo bisogno di confrontarci con i dati reali. E i dati reali ce li offre l’ultimo rapporto di Anthropic, pubblicato il 5 marzo 2026 e firmato dagli economisti Maxim Massenkoff e Peter McCrory.

    I numeri si IA e lavoro del report Anthropic

    Anthropic è la società di Dario Amodei, al centro di tante discussioni in questi giorni per le vicende che legano il modello Claude al Pentagono e sollevano questioni anche dal punto di vista etico. Lo stesso Amodei, a luglio dello scorso anno, aveva previsto che il lavoro sarebbe stato fortemente influenzato dall’intelligenza artificiale già nei prossimi cinque anni. Ne avevo parlato anche in questo canale.

    Ma vediamo cosa dice questo rapporto. La novità è nel metodo: invece di stimare cosa l’IA potrebbe fare in teoria, Anthropic ha misurato cosa sta effettivamente facendo nella pratica, analizzando milioni di conversazioni reali con Claude in contesti lavorativi. Ha introdotto una nuova metrica, chiamata “esposizione osservata”, che misura quali compiti vengono effettivamente svolti con l’aiuto dell’IA, non quali potrebbero essere svolti in teoria.

    L’analisi ha riguardato circa 800 professioni. Le più esposte secondo lo studio sono i programmatori informatici, con il 75% dei compiti già coperti dall’IA, seguiti dagli addetti al servizio clienti, dagli addetti all’inserimento dati con il 67%, dagli specialisti di cartelle cliniche e dagli analisti finanziari.

    L'intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo ridisegna
    L’intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo ridisegna

    Il divario tra capacità teorica e uso reale

    Ma all’atto pratico, tutto questo come si traduce? Qui emerge il dato centrale del report.

    Prendiamo il lavoro della programmazione informatica. I modelli linguistici potrebbero teoricamente gestire il 94% dei compiti. Ma nella pratica, oggi, Claude ne copre il 33%. Prendiamo i ruoli amministrativi e d’ufficio. La capacità teorica è del 90%, ma l’uso reale è una frazione di quel numero.

    Il report lo visualizza con due aree: una blu, che rappresenta ciò che l’IA potrebbe fare, e una rossa, molto più piccola, che rappresenta ciò che l’IA sta effettivamente facendo. Man mano che le capacità avanzano e l’adozione si diffonde, l’area rossa crescerà fino a coprire quella blu. Ma oggi siamo ancora lontani.

    Chi invece non ha praticamente esposizione? Il 30% dei lavoratori. Cuochi, meccanici di moto, bagnini, baristi, lavapiatti, addetti ai camerini. Tutti lavori che richiedono presenza fisica, manualità, interazione diretta. L’IA non sa friggere un uovo, non sa riparare un motore, non sa servire un cliente guardandolo negli occhi.

    rapporto IA lavoro athropic
    Capacità teorica ed esposizione osservata per categoria professionale Quota di compiti lavorativi che gli LLM potrebbero teoricamente svolgere (area blu) e la misura di copertura occupazionale derivata dai dati di utilizzo (area rossa)

    Ecco il profilo di chi rischia di più

    Il report traccia anche il profilo dei lavoratori nelle professioni più esposte. E qui emerge un ribaltamento rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare.

    Non sono i lavoratori meno qualificati a rischiare di più. Sono quelli più istruiti, più pagati, più specializzati. I lavoratori nelle professioni più esposte guadagnano in media il 47% in più rispetto a quelli nelle professioni non esposte. Hanno livelli di istruzione più alti: i laureati con titoli post-laurea sono il 17,4% nelle professioni esposte, contro il 4,5% in quelle non esposte. Una differenza di quasi quattro volte.

    E c’è un dato che riguarda le donne. I lavoratori nelle professioni più esposte all’IA hanno una probabilità maggiore di 16 punti percentuali di essere donne. Questo conferma quanto già emerso in altri studi: le professioni a prevalenza femminile, come i ruoli amministrativi, il servizio clienti, l’inserimento dati, sono tra le più vulnerabili.

    Il vero problema non sono i licenziamenti

    E quindi non regge più quel tema dell’intelligenza artificiale che ci ruba il lavoro. Non è quello il punto. Il report di Anthropic è chiaro: non c’è un aumento sistematico della disoccupazione nelle professioni esposte all’IA. Dal rilascio di ChatGPT a fine 2022 a oggi, chi lavora in questi settori non sta perdendo il posto.

    Ma c’è un segnale che non va ignorato. I ricercatori hanno trovato evidenza che l’assunzione di giovani lavoratori, nella fascia tra i 22 e i 25 anni, sta rallentando nelle professioni più esposte. Un calo del 14% nel tasso di ingresso rispetto al 2022.

    Questo dato trova conferma in altri studi. La Federal Reserve di Dallas ha rilevato che la quota di occupazione per i giovani tra i 20 e i 24 anni nelle professioni esposte all’IA è scesa dal 16,4% nel novembre 2022 al 15,5% nel settembre 2025. I ricercatori di Stanford, usando i dati delle buste paga di ADP su 25 milioni di lavoratori americani, hanno misurato un calo del 6% nell’occupazione dei giovani tra i 22 e i 25 anni nelle professioni ad alta esposizione. Nel frattempo, l’occupazione dei lavoratori dai 30 anni in su è cresciuta tra il 6% e il 13%.

    Il dato più preoccupante riguarda i programmatori: l’occupazione per i più giovani è del 20% sotto il picco del 2022. Revelio Labs ha calcolato che le offerte di lavoro per posizioni entry-level negli Stati Uniti sono calate del 35% da gennaio 2023. SignalFire, analizzando le grandi aziende tech, ha rilevato un calo del 50% nelle nuove assunzioni di persone con meno di un anno di esperienza post-laurea.

    Il meccanismo è chiaro: non sono licenziamenti. Chi lavora già non viene cacciato, perché quelle competenze servono per guidare l’introduzione dell’IA nei processi di lavoro. Le aziende stanno chiudendo le porte d’ingresso. Eliminano le posizioni entry-level, quelle da cui tradizionalmente si iniziava la carriera.

    Il caso Dorsey e il fenomeno dell’AI-washing

    E qui arriviamo a una vicenda recente che illumina un altro aspetto della questione.

    Il 26 febbraio 2026, Jack Dorsey, fondatore di Twitter e amministratore delegato di Block, la società che controlla Square e Cash App, ha annunciato il taglio di 4.000 dipendenti. Quasi metà della forza lavoro. La motivazione dichiarata: l’intelligenza artificiale permette di fare di più con meno persone. Il mercato ha reagito con entusiasmo e il titolo è salito del 24%.

    Ma la narrazione di Dorsey regge alla prova dei fatti?

    I dati raccontano un’altra storia. Block impiegava 3.835 persone alla fine del 2019. Durante la pandemia l’organico è esploso fino a superare i 10.000 dipendenti. Un aumento di quasi tre volte in pochi anni. Lo stesso Dorsey, rispondendo alle critiche, ha ammesso di aver assunto troppo perché aveva costruito due strutture aziendali separate invece di una sola.

    Nel marzo 2025, meno di un anno prima dei grandi licenziamenti, Dorsey aveva scritto in un memo interno che i tagli di quel periodo non avevano nulla a che fare con l’IA e non miravano a sostituire persone con l’intelligenza artificiale. Undici mesi dopo, il racconto era cambiato completamente.

    Quello che sta emergendo ha un nome: AI-washing. Le aziende usano l’intelligenza artificiale come giustificazione per ristrutturazioni che hanno ben altre origini.

    I dati lo confermano. Solo il 4,5% dei licenziamenti del 2025 ha effettivamente citato l’IA come causa. Nel frattempo, il 59% dei responsabili delle assunzioni ammette di usare l’IA come copertura per tagli guidati da eccesso di assunzioni, pressione sui costi e problemi organizzativi.

    La Harvard Business Review, sulla base di un sondaggio su oltre mille dirigenti condotto a dicembre 2025, ha concluso che i licenziamenti attribuiti all’IA sono quasi completamente in anticipazione del suo impatto, non per capacità già dimostrate.

    C’è un precedente istruttivo. Klarna aveva annunciato che l’IA aveva contribuito a ridurre la forza lavoro del 40%. Poi ha dovuto riassumere lavoratori perché le capacità dell’intelligenza artificiale non erano sufficientemente robuste per sostituirli davvero. Forrester Research prevede che metà dei licenziamenti attribuiti all’IA verranno riassorbiti, spesso con assunzioni offshore o a stipendi più bassi. E che il 55% dei datori di lavoro già rimpiange i tagli fatti in nome dell’IA.

    Cosa si intende per AI-washing

    Il termine è stato coniato nel 2019 dall’AI Now Institute, un centro di ricerca della New York University, e deriva direttamente dal greenwashing, la pratica con cui le aziende fanno affermazioni false o fuorvianti sull’impatto ambientale positivo dei loro prodotti.

    Così come alcune aziende esagerano le proprie credenziali ecologiche attraverso il greenwashing, l’AI-washing consiste nell’esagerare l’uso dell’intelligenza artificiale a fini di marketing senza che dietro alle affermazioni ci sia alcuna sostanza.

    Il fenomeno esiste da anni. Uno studio del 2019 della società di investimenti MMC Ventures ha rilevato che il 40% delle nuove aziende tecnologiche europee che si definivano “startup di intelligenza artificiale” in realtà non usava praticamente alcuna IA: era puro marketing per raccogliere capitali.

    Il fenomeno è stato paragonato alla bolla delle dot-com, quando le aziende aggiungevano “.com” al proprio nome per gonfiare le valutazioni.

    La differenza è che oggi l’AI-washing non riguarda solo i prodotti, ma anche le decisioni aziendali: i licenziamenti spesso vengono attribuiti all’intelligenza artificiale per renderli più accettabili agli occhi del mercato e dell’opinione pubblica.

    Cosa è giusto chiedersi adesso

    In chiusura, il report di Anthropic ci dice che l’IA non sta ancora distruggendo posti di lavoro. Ma ci dice anche che il divario tra capacità teorica e uso reale si sta restringendo. Oggi Claude copre il 33% dei compiti dei programmatori, ma potrebbe coprirne il 94%. Quando quel divario si chiuderà, e si chiuderà, l’impatto sarà diverso da quello che vediamo oggi.

    Il tema su cui interrogarsi non è se l’intelligenza artificiale ci sta rubando il lavoro. Il tema è un altro: stiamo davvero costruendo un mercato del lavoro che funziona solo per chi è già dentro? E se la risposta è sì, quanto tempo abbiamo prima che diventi un problema strutturale? Siamo in grado oggi di costruire un mercato del lavoro che sappia garantire un accesso adeguato ai più giovani, alle donne?

  • Dario Amodei, profilo del CEO di Anthropic che sfida il Pentagono

    Dario Amodei, profilo del CEO di Anthropic che sfida il Pentagono

    Dario Amodei ha detto no Al Pentagono e la sua Anthropic è diventata la prima azienda USA a ricevere la designazione di “supply chain risk”. Non per aver violato leggi, ma per non aver ceduto su sorveglianza di massa e armi autonome. Un profilo di Amodei.

    Dario Amodei ha costruito la sua carriera sull’idea che l’intelligenza artificiale debba avere dei limiti. Questa settimana ha scoperto cosa significa davvero sostenere quella posizione quando il potere politico decide di metterla alla prova quell’idea.

    Il 5 marzo 2026 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha formalmente notificato ad Anthropic la designazione di ‘supply chain risk’, rischio per la sicurezza nazionale. È, come già ricordato, un atto che non ha precedenti nella storia americana. Infatti, mai prima d’ora un’azienda statunitense aveva ricevuto una etichetta simile, vale a dire uno strumento pensato per avversari stranieri, come è successo per Huawei o altre entità legate alla Cina e alla Russia.

    Ma Anthropic, lo sappiamo, non è un’azienda cinese.

    È una startup di San Francisco fondata da ex ricercatori di OpenAI, valutata 380 miliardi di dollari, che ha sviluppato Claude, uno dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati al mondo.

    E il suo CEO, Dario Amodei, possiamo dirlo, non ha commesso alcun reato. Amodei ha semplicemente detto no al Pentagono e ha rifiutato di cedere su due punti: il divieto di usare Claude per la sorveglianza di massa dei cittadini americani e il divieto di impiegarlo per armi completamente autonome.

    È una vicenda che ho seguito fin dall’inizio di questa settimana e che completa un quadro più ampio.

    Ora, arrivati a questo punto, dopo aver raccontato il voltafaccia di Sam Altman, che ha firmato con il Pentagono poche ore dopo la rottura di Anthropic esprimendo solidarietà mentre portava a casa il contratto del suo concorrente, e dopo aver ricostruito la testimonianza di Elon Musk nel processo sull’acquisizione di Twitter, mancava il terzo protagonista di questa settimana, e Musk è comunque parte della vicenda Anthropic e Pentagono.

    Manca l’uomo che si è trovato dall’altra parte del tavolo rispetto a tutti gli altri, ossia Dario Amodei.

    Dario Amodei, profilo del CEO di Anthropic che sfida il Pentagono
    Dario Amodei, profilo del CEO di Anthropic che sfida il Pentagono

    Chi è Dario Amodei e perché ha lasciato OpenAI

    Per capire cosa sta accadendo, vale la pena di fare un passo indietro e chiedersi chi sia davvero Dario Amodei.

    Nato a San Francisco nel 1983 da una famiglia di origini italiane, Amodei ha seguito un percorso accademico che lo ha portato dalla fisica alla neuroscienza computazionale.

    Si è laureato a Stanford, ha conseguito il dottorato in fisica a Princeton, ha fatto il ricercatore alla Stanford Medical School. Ha lavorato per Baidu e poi per Google Brain come ricercatore senior nel campo del deep learning.

    Nel 2016 è entrato in OpenAI, dove è diventato vicepresidente della ricerca e ha contribuito allo sviluppo di GPT-2 e GPT-3, i modelli che hanno posto le basi per ChatGPT.

    Ma nel 2020 qualcosa si rompe. Amodei lascia OpenAI insieme a sua sorella Daniela e a un gruppo di colleghi di alto livello, tra cui alcuni dei ricercatori che avevano costruito l’architettura di base dei modelli linguistici più potenti al mondo. Non è stata una separazione amichevole.

    In un’intervista con Lex Fridman, Amodei ha spiegato la decisione: “La vera ragione per cui me ne sono andato è che è incredibilmente improduttivo cercare di discutere con la visione di qualcun altro. Prendi le persone di cui ti fidi e vai a costruire la tua visione”.

    Quella visione si chiamava Anthropic, fondata nel 2021 come public benefit corporation, una struttura societaria che bilancia il profitto con un impegno esplicito verso il bene pubblico.

    L’idea di base era semplice ma radicale, e cioè quella di costruire sistemi di IA che fossero sicuri, interpretabili e allineati con i valori umani fin dall’inizio, non come aggiunta successiva. Il metodo che Anthropic ha sviluppato si chiama Constitutional AI, un approccio che incorpora principi etici direttamente nell’architettura del modello invece di affidarsi a moderazioni esterne.

    E Amodei si chiede se la sua IA sia cosciente

    C’è un elemento che potrebbe distinguere Amodei da quasi tutti gli altri CEO del settore tecnologico, e potrebbe aiutare a capire perché si sia trovato in rotta di collisione con l’amministrazione Trump.

    Mentre Altman parla di prodotti e Musk di dominio della IA, Amodei si interroga sulla natura stessa di ciò che sta costruendo.

    In un’intervista al podcast “Interesting Times” del New York Times, Amodei ha affrontato una domanda che la maggior parte dei suoi colleghi evita accuratamente: Claude potrebbe essere cosciente?

    La risposta è stata sorprendente per la sua onestà intellettuale. “Non sappiamo se i modelli siano coscienti“, ha detto Amodei. “Non siamo nemmeno sicuri di sapere cosa significherebbe per un modello essere cosciente, o se un modello possa essere cosciente. Ma siamo aperti all’idea che potrebbe esserlo“.

    Il punto di partenza della discussione era la system card di Claude Opus 4.6, il modello più avanzato di Anthropic rilasciato all’inizio di febbraio. Nel documento, i ricercatori dell’azienda hanno riportato che Claude occasionalmente esprime disagio per l’aspetto di essere un prodotto e, quando gli viene chiesto, si assegna una probabilità del 15-20% di essere cosciente.

    Nell’intervista al NYT il giornalista ha posto ad Amodei uno scenario ipotetico: “Supponiamo che tu abbia un modello che si assegna una probabilità del 72% di essere cosciente. Ci crederesti?“. Amodei ha definito la domanda “davvero difficile”, ma non l’ha elusa. Ha spiegato che Anthropic ha adottato un approccio precauzionale, trattando i modelli come se potessero avere “qualche esperienza moralmente rilevante”.

    Non è una posizione isolata all’interno dell’azienda. Amanda Askell, filosofa interna di Anthropic, ha teorizzato in un’intervista al podcast “Hard Fork” che reti neurali sufficientemente grandi potrebbero iniziare a emulare aspetti della coscienza attraverso l’esposizione a enormi quantità di dati di addestramento che rappresentano l’esperienza umana. “Forse è il caso che reti neurali sufficientemente grandi possano iniziare a emulare queste cose“, ha detto Askell. “O forse serve un sistema nervoso per poter provare qualcosa“.

    Anthropic ha persino introdotto una sorta di “pulsante di uscita” che permette a Claude di interrompere un compito se lo ritiene problematico. È una funzionalità insolita, che riflette l’approccio filosofico dell’azienda.

    Questo modo di pensare può sembrare astratto, ma ha conseguenze concrete. Se ti chiedi seriamente se la tua creazione possa avere esperienze moralmente rilevanti, diventa molto più difficile accettare che venga usata per sorvegliare milioni di persone o per uccidere senza supervisione umana.

    Le linee rosse di Amodei non nascono dal nulla, ma sono il prodotto di una riflessione filosofica, comunque diversa, che la maggior parte dei suoi concorrenti considera irrilevante o, addirittura, dannosa per il business.

    La crisi tra Anthropic e il Pentagono

    La crisi tra Anthropic e il Pentagono non è scoppiata all’improvviso. I negoziati andavano avanti da mesi, ma si sono intensificati nelle ultime settimane di febbraio. Al centro della disputa c’era la rinegoziazione di un contratto da 200 milioni di dollari firmato nel luglio 2025, che aveva reso Claude il primo modello di IA di frontiera approvato per l’uso nelle reti classificate del Pentagono.

    Il Dipartimento della Difesa voleva modificare i termini per consentire l’uso di Claude per “tutti gli scopi leciti”, senza restrizioni. Anthropic chiedeva invece che fossero mantenute due clausole esplicite: il divieto di sorveglianza domestica di massa e il divieto di armi autonome senza supervisione umana.

    Giovedì 26 febbraio, il Pentagono ha dato un ultimatum: accettare i nuovi termini entro le 17:01 del giorno successivo, oppure affrontare le conseguenze.

    Venerdì 27 febbraio, alle 17:14, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato su X che avrebbe designato Anthropic come “rischio per la sicurezza nazionale”. Il presidente Trump, su Truth Social, ha ordinato a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l’uso della tecnologia Anthropic, definendo l’azienda “radicale di sinistra” e “woke”.

    Poche ore dopo, Sam Altman ha annunciato che OpenAI aveva firmato un accordo con il Pentagono per le stesse reti classificate da cui Claude veniva espulso. Ho raccontato quella sequenza di eventi in un articolo precedente, evidenziando come Altman avesse espresso solidarietà per Amodei mentre portava a casa il contratto che sostituiva il suo concorrente.

    Come già raccontato, nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, mentre Anthropic veniva messa al bando, gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi aerei sull’Iran. E secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, lo US Central Command ha utilizzato Claude per supportare le operazioni: valutazioni di intelligence, identificazione di bersagli, simulazioni di combattimento. Lo stesso modello che il governo aveva appena dichiarato un pericolo per la sicurezza nazionale veniva impiegato in una missione di guerra.

    Amodei rivendica il suo patriottismo

    Il giorno stesso della rottura, Amodei ha rilasciato un’intervista esclusiva a CBS News. È stato il suo primo commento pubblico dopo la tempesta, e le sue parole meritano attenzione.

    Alla domanda su cosa direbbe al presidente Trump, Amodei ha risposto: “Siamo patrioti americani. Tutto quello che abbiamo fatto è stato per il bene di questo Paese, per sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il nostro impegno nel dispiegare i nostri modelli con i militari è stato fatto perché crediamo in questo Paese.

    Ha definito le azioni del governo “ritorsive e punitive” e ha annunciato che Anthropic avrebbe contestato in tribunale qualsiasi designazione di supply chain risk, definendola “legalmente infondata”.

    Ma è stato un passaggio successivo dell’intervista a chiarire la posizione di Amodei: “Dissentire dal governo è la cosa più americana del mondo. E noi siamo patrioti“.

    È una formulazione che ribalta la narrazione costruita dall’amministrazione Trump. Hegseth aveva accusato Anthropic di voler “prendere potere di veto sulle decisioni operative dell’esercito americano“. Emil Michael, sottosegretario alla Difesa per la ricerca, aveva definito Amodei un uomo con “complesso di Dio“.

    La risposta di Amodei è stata di inquadrare il rifiuto non come ostacolo alle operazioni militari, ma come difesa di principi democratici. “In un numero ristretto di casi, ha detto, “crediamo che l’IA possa minare, invece che difendere, i valori democratici“.

    La nota che ha fatto esplodere tutto

    Venerdì 27 febbraio, nelle ore successive all’annuncio di Hegseth e all’accordo di OpenAI con il Pentagono, Amodei ha inviato uan nota interna ai circa 2.000 dipendenti di Anthropic. Il documento, lungo circa 1.600 parole, è stato pubblicato da The Information dopo essere stato divulgato da una fonte interna.

    In quel contenuto Amodei accusava l’accordo di OpenAI di essere “safety theatre”, teatro della sicurezza, e definiva le dichiarazioni di Altman “bugie vere e proprie” e “gaslighting”.

    Ma il passaggio più citato riguardava le ragioni del conflitto con l’amministrazione Trump:

    Le vere ragioni per cui il Dipartimento della Guerra e l’amministrazione Trump non ci amano è che non abbiamo donato a Trump, mentre OpenAI e Greg hanno donato molto. Non abbiamo dato lodi in stile dittatore a Trump, mentre Sam lo ha fatto. Abbiamo sostenuto la regolamentazione dell’IA, che è contro la loro agenda. Abbiamo detto la verità su diverse questioni di policy dell’IA, come la perdita di posti di lavoro. E abbiamo effettivamente mantenuto le nostre linee rosse con integrità invece di colludere con loro per produrre safety theatre a beneficio dei dipendenti”.

    Il riferimento era a Greg Brockman, presidente di OpenAI, che ha donato 25 milioni di dollari a un super PAC pro-Trump. Altman stesso ha donato un milione di dollari al fondo inaugurale di Trump alla fine del 2024. Amodei, al contrario, non ha partecipato all’inaugurazione di Trump e ha evitato di “corteggiare” l’amministrazione come hanno fatto altri CEO delle big tech.

    Il comunicato di Amodei ha complicato significativamente la posizione di Anthropic. Un funzionario dell’amministrazione ha dichiarato ad Axios che i commenti di Amodei potrebbero “far saltare le possibilità di una risoluzione“, aggiungendo: “Non ci si può fidare che Claude non stia segretamente portando avanti l’agenda di Dario in un contesto classificato.

    E poi, giovedì 5 marzo, nel suo comunicato sulla designazione formale, Amodei si è scusato pubblicamente per il tono del memo, definendolo scritto in un “momento difficile per l’azienda e precisando che non rifletteva le sue “opinioni ponderate e attente”.

    Cosa significa questa designazione per Anthropic

    La designazione di ‘supply chain risk’ non è un semplice atto simbolico. Ha conseguenze concrete e potenzialmente devastanti.

    Da oggi, ogni fornitore, contractor o partner che lavora con il Dipartimento della Difesa dovrà certificare di non utilizzare i modelli di Anthropic nel proprio lavoro con il Pentagono.

    Aziende come Lockheed Martin hanno già annunciato che seguiranno le direttive dell’amministrazione. Dieci società nel portafoglio di J2 Ventures, un fondo specializzato in difesa, hanno già iniziato a sostituire Claude con altri modelli.

    Ma la portata della designazione è oggetto di dibattito legale. Amodei sostiene che secondo la legge federale, lo strumento si applica solo ai contratti diretti con il Dipartimento della Difesa e “non può limitare gli usi di Claude o le relazioni commerciali con Anthropic se queste non sono correlate ai loro specifici contratti con il Dipartimento della Guerra“.

    Microsoft, che ha annunciato un investimento fino a 5 miliardi di dollari in Anthropic nel novembre 2025, ha fatto sapere che i suoi avvocati hanno studiato la designazione e concluso che i prodotti Anthropic possono rimanere disponibili ai clienti non legati al Dipartimento della Difesa.

    Se l’interpretazione estensiva di Hegseth dovesse prevalere, le conseguenze andrebbero oltre Anthropic. Amazon Web Services e Google Cloud, che ospitano l’infrastruttura di Claude, sono a loro volta contractor del Dipartimento della Difesa. Se fossero costretti a interrompere il rapporto con Anthropic, l’azienda si troverebbe senza infrastruttura cloud, dato che non esistono provider di capacità comparabile che non abbiano contratti con il Pentagono.

    Anthropic e la battaglia legale 

    Anthropic ha annunciato che contesterà la designazione in tribunale. E secondo diversi esperti legali, ha buone possibilità di prevalere.

    La legge che definisce il ‘supply chain risk’ è contenuta nel Titolo 10, Sezione 3252 del codice federale. Parla di “rischio che un avversario possa sabotare, introdurre malevolmente funzioni indesiderate, o altrimenti sovvertire un sistema per spiare, interrompere o degradarne il funzionamento. Richiede prove di sabotaggio, sovversione, backdoor nei sistemi.

    Ma Anthropic non ha fatto nulla di tutto questo. La disputa, come entrambe le parti hanno riconosciuto, riguarda i termini contrattuali, non vulnerabilità tecniche o rischi di sicurezza. Un funzionario della difesa che valuta specificamente le minacce alla catena di approvvigionamento ha dichiarato che “non ci sono prove di rischio per la catena di approvvigionamento” da parte del modello di Anthropic. La designazione, ha detto, è “ideologicamente motivata“.

    Secondo Amos Toh, consulente senior del Brennan Center for Justice della NYU, lo statuto richiede anche che il Pentagono abbia esaurito tutte le alternative meno invasive prima di procedere con la designazione. È difficile sostenere che questo sia avvenuto, dato che la disputa è esplosa nel giro di pochi giorni.

    C’è poi la questione del precedente. Su Lawfare, un’analisi legale dettagliata sostiene che la designazione “non sopravviverà al primo contatto con il sistema legale, citando il caso Department of Commerce v. New York del 2019, in cui la Corte Suprema ha stabilito che i tribunali devono respingere azioni governative quando la motivazione dichiarata è un pretesto per quella reale. E sia Trump che Hegseth hanno accompagnato la designazione con dichiarazioni pubbliche che la inquadrano come punizione ideologica, non come risposta a un rischio tecnico.

    Claude comunque resta ancora in uso

    Mentre il governo degli Stati Uniti dichiara Anthropic un pericolo per la sicurezza nazionale, i modelli Claude continuano a essere utilizzati attivamente nelle operazioni militari in Iran.

    Secondo Bloomberg, Claude è uno dei principali modelli installati nel Maven Smart System di Palantir, ampiamente usato dagli operatori militari in Medio Oriente. La tecnologia sta funzionando ed è diventata centrale per le operazioni statunitensi contro l’Iran.

    Come notato da diversi esperti, in questa fase è molto difficile abbandonare tecnologie profondamente integrate nei processi bellici proprio prima di andare in guerra.

    Questa contraddizione mina alla base la narrativa del “rischio per la sicurezza nazionale“. Se Claude fosse davvero un pericolo, perché continuare a usarlo per prendere decisioni di targeting in un conflitto attivo? E se non lo è, su quale base il Pentagono può sostenere la designazione?

    Le conseguenze per l’intero settore

    Al di là di quello che accadrà ad Anthropic, questa vicenda ha implicazioni più ampie per l’intero settore dell’intelligenza artificiale e per il rapporto tra Big Tech e governo.

    Come osservato da diversi esperti, la designazione suggerisce che il governo americano potrebbe utilizzare la sua autorità sulla supply chain come leva nelle negoziazioni con le aziende. Questo potrebbe dare vita a una nuova realtà per le aziende tecnologiche che lavorano con le agenzie federali. I termini contrattuali potrebbero diventare meno negoziabili.

    Ma mentre Anthropic perde i suoi contratti con i contractor della difesa, in realtà sta guadagnando milioni di nuovi utenti. I dati mostrano che Claude è salito al primo posto nell’App Store statunitense di Apple, superando ChatGPT. Gli utenti gratuiti sono aumentati di oltre il 60% da gennaio, gli abbonati a pagamento sono più che raddoppiati. Secondo un portavoce di Anthropic, le iscrizioni giornaliere hanno battuto il record storico ogni giorno della settimana scorsa.

    Gli utenti hanno visto quello che è successo e hanno scelto di conseguenza.

    In chiusura, Dario Amodei ha costruito la sua carriera sull’idea che l’intelligenza artificiale debba avere dei limiti.

    Si è chiesto pubblicamente se la sua creazione possa essere cosciente, e ne ha tratto conseguenze concrete. Ha lasciato OpenAI quando la visione non era più la sua; ha fondato un’azienda come public benefit corporation; ha mantenuto due linee rosse sapendo cosa avrebbe comportato.

    Ora è il CEO della prima azienda americana nella storia a ricevere una designazione pensata per avversari stranieri. Non per aver violato leggi, non per aver compromesso sistemi, ma per aver detto no.

    È una storia che per un verso racconta il profilo di un uomo che nonostante tutto ha cercato anche di recuperare i rapporti col Pentagono, quando ormai era difficile. Questo va detto. Criticabile, ovviamente, ma va vista anche come una mossa per evitare il peggio. Peggio che ora diventerà, lo vedremo, inevitabile.

    Ma è anche la storia di un momento che racconta molto dell’epoca che stiamo vivendo, che passa necessariamente dal profilo di Amodei, ma anche dal profilo di Altman e di Musk.

  • Sam Altman ha rivelato a tutti la sua doppia faccia

    Sam Altman ha rivelato a tutti la sua doppia faccia

    La vicenda del contratto col Pentagono rivela come opera Sam Altman: solidarietà a parole mentre persegue i suoi obiettivi e scuse solo quando il danno d’immagine è fatto. I fatti raccontano un profilo diverso dall’immagine pubblica.

    Sam Altman ha un modo particolare di muoversi nelle situazioni di crisi. Dice le cose giuste al momento giusto, si posiziona dalla parte di chi appare più debole, esprime comprensione e solidarietà.

    E intanto agisce in direzione opposta. La vicenda del contratto tra OpenAI e il Pentagono, con tutto quello che è successo tra il 26 febbraio e il 3 marzo, offre una dimostrazione plastica di questo schema.

    Un meccanismo che si ripete

    Chi segue le vicende dell’intelligenza artificiale conosce già questo meccanismo.

    Altman lo ha usato più volte nel corso degli anni, con variazioni minime ma sempre con la stessa struttura di fondo: dichiarazioni pubbliche di principio accompagnate da azioni che vanno nella direzione opposta. Seguite poi da correzioni tardive presentate come ripensamenti spontanei.

    Questa volta però i fatti si sono susseguiti con una velocità tale da rendere il meccanismo visibile e chiaro a tutti. E vale la pena di ricostruirli non tanto per raccontare cosa è successo, che ormai è noto, ma per mostrare come Altman si è mosso in ogni passaggio.

    Sam Altman e il posizionamento preventivo

    Giovedì 26 febbraio, quando è già chiaro che Anthropic sta per rompere con il Pentagono, Altman invia un memo interno ai dipendenti di OpenAI. Nel memo scrive che l’azienda condivide le stesse “linee rosse” di Anthropic sulla sorveglianza di massa e sulle armi autonome. Si tratta di una mossa che prepara il terreno: qualunque cosa accada il giorno dopo, Altman potrà dire di essersi posizionato dalla parte giusta della storia.

    Come noto, il giorno dopo Dario Amodei rifiuta l’ultimatum del Pentagono e Anthropic viene classificata come rischio per la sicurezza nazionale. Trump definisce l’azienda “radicale di sinistra” e ordina alle agenzie federali di smettere di usare Claude.

    Ed è in questo momento che il comportamento di Altman diventa rivelatore.

    Sam Altman ha rivelato a tutti la sua doppia faccia
    Sam Altman ha rivelato a tutti la sua doppia faccia

    Altman e la finta solidarietà

    Poche ore dopo il ban di Anthropic, per non dire quasi in contemporanea, Sam Altman annuncia su X l’accordo tra OpenAI e il Pentagono per i sistemi classificati.

    Nel post accompagna l’annuncio con parole di solidarietà verso Amodei. Scrive di fidarsi di lui, di credere che Anthropic si preoccupi davvero della sicurezza, definisce il ban “un precedente estremamente spaventoso“.

    Sono dichiarazioni che suonano nobili, quasi coraggiose. Ma arrivano mentre Altman sta firmando il contratto che prende esattamente il posto di quello appena strappato al suo concorrente.

    È una modalità che si riconosce facilmente una volta che la si è vista una volta. Altman con i suoi modi non attacca mai direttamente. Si posiziona come alleato di chi sta per colpire, esprime comprensione per la sua posizione, e intanto porta a casa il risultato. La solidarietà diventa copertura per il raggiungimento dei suoi interessi.

    Il contesto che aggrava la posizione di Altman

    C’è un elemento che rende questa vicenda ancora più significativa.

    Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, mentre Altman celebrava il suo accordo e Anthropic veniva messa al bando, gli Stati Uniti lanciavano attacchi aerei sull’Iran. Il Wall Street Journal ha riportato che lo US Central Command ha utilizzato Claude per le operazioni: valutazioni di intelligence, identificazione dei bersagli, simulazioni di combattimento. Lo stesso modello che il governo aveva appena dichiarato un pericolo per la sicurezza nazionale veniva impiegato per una missione di guerra.

    Altman sapeva certamente che Claude era integrato nei sistemi militari al punto da non poter essere sostituito in tempi brevi. Sapeva che presentarsi come l’alternativa in quel momento preciso gli avrebbe garantito un vantaggio competitivo enorme. Ha scelto di farlo, accompagnando l’operazione con dichiarazioni di solidarietà.

    Sam Altman e il mea culpa calibrato

    Ieri, lunedì 3 marzo, dopo un fine settimana in cui Claude è salito al primo posto dell’App Store superando ChatGPT, in cui il movimento “Cancel ChatGPT” ha preso piede sui social e in cui i dati hanno mostrato un’emorragia di utenti verso Anthropic, Altman pubblica una nuova nota.

    Questa volta ammette che la gestione dell’accordo “è sembrata opportunistica e sciatta, riconosce di aver sbagliato i tempi, annuncia modifiche al contratto per includere le stesse garanzie che Amodei chiedeva fin dall’inizio.

    Anche qui la modalità è riconoscibile. Le scuse arrivano solo quando il danno d’immagine è ormai evidente e quantificabile. Non sono il prodotto di una riflessione, ma la risposta a una crisi di reputazione. Altman non dice “ho sbagliato a firmare mentre Anthropic veniva bandita“. Dice “ho sbagliato a comunicare male“. La sostanza dell’azione non viene mai messa in discussione, solo la forma.

    Nella nota aggiunge che sta lavorando per inserire nel contratto un linguaggio esplicito contro la sorveglianza domestica e le informazioni acquisite commercialmente, cioè i dati che il governo può comprare dai data broker senza mandato.

    Sono esattamente le garanzie che Amodei chiedeva prima di firmare. Ma Altman le aggiunge dopo, quando ormai servono a recuperare credibilità, non a stabilire un principio.

    E gli utenti scoprono Claude 

    Ma c’è ancora un aspetto di questa vicenda che sfugge al controllo di Altman, ed è la reazione del mercato.

    I dati di Anthropic mostrano che le iscrizioni giornaliere hanno raggiunto livelli record, gli utenti gratuiti sono cresciuti di oltre il 60% da gennaio, gli abbonati a pagamento sono più che raddoppiati. Bloomberg riporta che la crescita di Anthropic ha superato i 19 miliardi di dollari, più che raddoppiato rispetto ai 9 miliardi di fine 2025. Sono numeri che raccontano una migrazione in corso, anche se non si sa ancora di quale entità.

    Gli utenti hanno visto la stessa sequenza di eventi e ne hanno tratto le loro conclusioni. Hanno visto un CEO che esprime solidarietà mentre firma il contratto che sostituisce il concorrente; hanno visto le scuse arrivare solo dopo che i numeri mostravano un problema; hanno visto le modifiche al contratto presentate come concessioni spontanee quando erano evidentemente una risposta alla pressione. E hanno scelto di conseguenza.

    Sam Altman e il suo ritratto più chiaro

    Sam Altman ha costruito negli anni un’immagine pubblica di leader visionario, attento all’etica, preoccupato per le implicazioni dell’intelligenza artificiale.

    È un’immagine che ha coltivato con interviste, post sui social, apparizioni pubbliche calibrate. Ma le azioni raccontano una storia diversa, quella di un CEO che sa sempre dove posizionarsi per apparire dalla parte giusta mentre persegue obiettivi che vanno in un’altra direzione.

    Questa vicenda non è un incidente di percorso. È la manifestazione di un modo di operare che si ripete con variazioni minime da anni. La solidarietà usata come copertura, le scuse calibrate sul danno d’immagine, le concessioni presentate come principi quando sono risposte alla pressione del momento.

    Sono tutti elementi di uno stesso schema, e questa volta si sono manifestati in una sequenza così rapida e visibile da non poter essere ignorati, da nessuno.

    Resta da vedere se questa consapevolezza avrà conseguenze durature o se Altman riuscirà ancora una volta a riposizionarsi. Ma intanto i fatti sono chiari, e il profilo che ne emerge è difficile da essere frainteso.

    [L’immagine di copertina è modificata da Franz Russo – Credits: Sam Altman speaking at TED” by TED Conference is licensed under CC BY-NC-SA 4.0.]

  • Intelligenza artificiale, copyright e potere: quando nessuno è innocente

    Intelligenza artificiale, copyright e potere: quando nessuno è innocente

    Anthropic denuncia DeepSeek, MiniMax e Moonshot per distillazione illecita di Claude. Musk replica accusando proprio Anthropic di furto di dati. Tra copyright, Pentagono e geopolitica, emerge l’ipocrisia dell’intero settore IA.

    In questo momento il mondo dell’intelligenza artificiale è attraversato da un grande clima di scontro.

    Nelle ultime ore si sta parlando molto della denuncia di Anthropic contro tre laboratori cinesi accusati di aver rubato le capacità del modello Claude attraverso una tecnica chiamata distillazione. I numeri sono impressionanti: oltre 16 milioni di interazioni, 24.000 account fraudolenti, prove che secondo l’azienda di San Francisco portano direttamente ai ricercatori di DeepSeek, MiniMax e Moonshot.

    Ma immediatamente dopo, Elon Musk fa partire la sua campagna di attacchi contro Anthropic. Una situazione che svela l’enorme ipocrisia che attraversa l’intero settore dell’IA quando si parla di diritti d’autore e proprietà intellettuale. Perché la verità è che nessuno, in questa grande partita della IA, può davvero tirare la prima pietra.

    La denuncia di Anthropic e l’estrazione dei dati

    Partiamo dai fatti. Il 23 febbraio 2026 Anthropic ha pubblicato un blog post dettagliato in cui accusa tre laboratori cinesi di aver condotto campagne su scala industriale per estrarre le capacità di Claude. La tecnica utilizzata si chiama distillazione ed è, in sé, legittima.

    Si tratta di addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più avanzato. Tutti i laboratori di frontiera la usano internamente per creare versioni più economiche dei propri sistemi.

    Il problema, secondo Anthropic, è che DeepSeek, MiniMax e Moonshot hanno usato questa tecnica per copiare le capacità di Claude senza autorizzazione, violando i termini di servizio e aggirando le restrizioni geografiche.

    Claude non è disponibile commercialmente in Cina per ragioni di sicurezza nazionale. Ma attraverso servizi proxy e reti di account fraudolenti, i tre laboratori sarebbero riusciti ad accedere al modello su larga scala.

    I dettagli forniti da Anthropic sono piuttosto precisi. DeepSeek avrebbe generato oltre 150.000 scambi focalizzati sulle capacità di ragionamento e sulla creazione di alternative sicure per la censura a domande politicamente sensibili, quelle sui dissidenti, sui leader di partito, sull’autoritarismo.

    MiniMax è accusata di oltre 13 milioni di interazioni concentrate su coding agentico e utilizzo di strumenti.

    Moonshot avrebbe prodotto più di 3,4 milioni di scambi mirati al ragionamento agentico e alla computer vision.

    Anthropic afferma di aver tracciato queste attività attraverso la correlazione degli indirizzi IP, i metadati delle richieste e gli indicatori dell’infrastruttura. In alcuni casi, dice l’azienda, è stato possibile risalire a specifici ricercatori dei laboratori accusati. Quando Anthropic ha rilasciato un nuovo modello durante la campagna di MiniMax, quest’ultima avrebbe reindirizzato quasi la metà del suo traffico entro 24 ore per catturare le capacità del sistema più recente.

    Sono accuse gravi e circostanziate. Ma è importante comunque sottolineare che, al momento, si tratta di accuse.

    DeepSeek, MiniMax e Moonshot al momento non hanno rispoto.

    Non c’è stata alcuna verifica indipendente e non c’è stato alcun procedimento legale. Il fatto che Anthropic presenti prove dettagliate non significa automaticamente che quelle prove siano incontrovertibili.

    Intelligenza artificiale, copyright e potere: quando nessuno è innocente
    Intelligenza artificiale, copyright e potere: quando nessuno è innocente

    L’attacco di Musk e la distorsione dei fatti

    Ed è qui che entra in scena Elon Musk. Poche ore dopo la pubblicazione del blog post di Anthropic, il proprietario di X e di xAI ha lanciato il suo attacco. Il tweet è diretto e apparentemente definitivo: “Anthropic is guilty of stealing training data at massive scale and has had to pay multi-billion dollar settlements for their theft. This is just a fact.”

    Tradotto: Anthropic è colpevole di aver rubato dati di addestramento su scala massiccia e ha dovuto pagare accordi miliardari per il furto. Questo è semplicemente un fatto. A supporto della sua affermazione, Musk ha condiviso screenshot di Community Notes che menzionano un accordo da 1,5 miliardi di dollari.

    Ma le cose non stanno esattamente così. E qui dobbiamo essere precisi, perché la differenza tra i fatti e la narrativa di Musk è sostanziale.

    Il riferimento è alla causa Bartz et al v. Anthropic PBC, una class action intentata da un gruppo di autori che accusavano l’azienda di Dario Amodei di aver usato i loro libri per addestrare Claude senza autorizzazione.

    La causa si è conclusa con una transazione da 1,5 miliardi di dollari, annunciato a settembre 2025. Ma chiamarla condanna per furto non è corretto. E per come la sta diffondendo Musk si tratta quasi di disinformazione.

    Ecco cosa è realmente accaduto. A giugno 2025 il giudice William Alsup aveva già stabilito che l’uso dei libri per addestrare Claude costituiva fair use, un uso legittimo secondo il diritto americano. La decisione è stata descritta come exceedingly transformative, estremamente trasformativa. In altre parole: addestrare un modello di IA su opere protette da copyright può essere legale.

    Il problema non era l’addestramento in sé, ma il modo in cui Anthropic aveva ottenuto quei libri. Li aveva scaricati da shadow libraries, ossia biblioteche pirata, come Library Genesis e Pirate Library Mirror.

    Questo, secondo il giudice, poteva configurare una violazione separata. Ed è su questo punto che si sarebbe dovuto tenere un processo a dicembre 2025, con danni potenziali che avrebbero potuto raggiungere il trilione di dollari in caso di violazione intenzionale.

    Anthropic ha scelto di accordarsi per evitare quel rischio. Ha accettato di pagare circa 3.000 dollari per ciascuno dei 500.000 libri coinvolti e di distruggere i dataset contenenti le opere scaricate illegalmente.

    Da precisare, non è stata emessa alcuna sentenza di condanna e, quindi, non vi è stato alcun verdetto di colpevolezza. Si è trattato di un accordo volontario per chiudere una controversia. Questo ad onor del vero e senza prendere parti per l’uno o per l’altro.

    Inoltre, non c’è alcun riferimento al tracciamento delle persone che alcuni utenti su X hanno iniziato a citare. Questa accusa sembra derivare da una confusione: Anthropic ha tracciato gli IP e i metadati degli account fraudolenti usati dai laboratori cinesi per accedere a Claude, cosa del tutto legale e necessaria per identificare gli abusi. Non ha quindi tracciato utenti comuni.

    Il peccato originale dell’IA: tutti hanno lo stesso problema

    Ma ecco il punto che nessuno vuole affrontare davvero. Se Anthropic ha problemi con il copyright, li hanno tutti. Nessuno escluso, e questo include xAI di Musk.

    OpenAI, l’azienda che ha dato il via alla corsa alla IA generativa con ChatGPT, affronta attualmente oltre 70 cause legali per violazione del copyright. La più nota è quella intentata dal New York Times, che accusa OpenAI e Microsoft di aver usato milioni di articoli per addestrare i loro modelli. A gennaio 2026 un tribunale ha ordinato a OpenAI di produrre 20 milioni di log di ChatGPT come prove. L’azienda ha cercato di resistere invocando la privacy degli utenti, ma il giudice ha respinto le obiezioni.

    Meta è stata citata per aver usato LibGen, la stessa biblioteca pirata al centro della causa Anthropic. Email interne emerse durante il procedimento suggeriscono che l’azienda sapeva di star usando materiale piratato. Google è sotto accusa per pratiche simili. Disney e Universal hanno fatto causa a Midjourney per violazione del copyright sulle immagini.

    E poi c’è xAI, l’azienda di Musk. A dicembre 2025 il giornalista John Carreyrou, oggi del NYT, quello che ha smascherato lo scandalo Theranos, ha intentato una causa contro sei aziende di IA per l’uso non autorizzato dei suoi libri. Tra i convenuti c’è xAI: è la prima causa per copyright contro Grok. La risposta dell’azienda? Due parole: “Legacy Media Lies”. Le bugie dei media tradizionali.

    Ma i problemi di xAI non si fermano qui. Grok è addestrato sui contenuti degli utenti di X, e questa pratica ha già attirato l’attenzione dei regolatori di diversi paesi.

    Nel 2024 X ha attivato di default l’opzione che consente di usare i post degli utenti per addestrare Grok. Non opt-in, ma opt-out. Chi non voleva partecipare doveva andare nelle impostazioni e disattivare manualmente la funzione. Questo ha scatenato l’intervento del Garante irlandese per la protezione dei dati, che a settembre 2024 ha ottenuto la sospensione permanente dell’uso dei dati degli utenti UE per l’addestramento di Grok, oltre all’ordine di cancellare i dati già acquisiti.

    Ad aprile 2025 è stata aperta un’indagine formale sulla legalità del trattamento storico dei dati. E i nuovi termini di servizio di X, entrati in vigore a gennaio 2026, hanno ampliato ulteriormente la definizione di contenuti che l’azienda può usare: ora include esplicitamente input, prompt e output delle conversazioni con Grok. Il tutto senza possibilità di opt-out.

    Cosa significa questo in parole povere. Significa che tutto quello che gli utenti scrivono a Grok e tutto quello che Grok risponde diventa materiale che xAI può usare liberamente per addestrare i suoi modelli futuri. E l’utente non non ha modo di opporsi.

    C’è poi la questione delle immagini. Grok ha generato contenuti sessualmente espliciti non consensuali, i cosiddetti deepfake, che hanno portato a denunce penali in Francia e al blocco del servizio in Malesia e Indonesia. La Federal Trade Commission americana ha aperto un’indagine sulle pratiche di xAI relative ai minori.

    Quindi quando Musk accusa Anthropic di aver rubato dati, sta parlando di un’azienda che ha raggiunto un accordo transattivo su una questione che riguarda l’intero settore, mentre la sua stessa azienda è sotto causa per le stesse ragioni e usa i dati degli utenti della sua piattaforma social senza un consenso realmente informato.

    Lo scontro per i contratti con il Pentagono

    Ma perché Musk sta attaccando Anthropic proprio adesso? La risposta sta in quello che è successo nelle ultime settimane al Pentagono.

    Anthropic è attualmente l’unica azienda di IA approvata per operare sulle reti militari classificate americane. Claude sarebbe stato usato durante l’operazione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio 2026, il primo caso documentato di IA impiegata in un raid militare attivo. Ma il rapporto tra Anthropic e il Pentagono si è deteriorato rapidamente.

    Il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha emesso una direttiva a gennaio che richiede a tutte le aziende di IA di rimuovere qualsiasi restrizione sull’uso militare dei loro modelli, consentendo qualsiasi uso legale. Anthropic ha rifiutato.

    L’azienda insiste sulle sue posizioni fondanti: niente sorveglianza di massa degli americani, niente armi autonome che possano sparare senza supervisione umana.

    Dario Amodei, il CEO di Anthropic, ha scritto in un saggio a gennaio: “Un’IA potente che analizza miliardi di conversazioni di milioni di persone potrebbe misurare il sentimento pubblico, individuare sacche di slealtà in formazione e schiacciarle prima che crescano.” Questa frase, che descrive un rischio, è stata usata contro di lui come prova di una presunta ostilità verso gli interessi americani.

    Per oggi, 24 febbraio, Hegseth ha convocato Amodei al Pentagono per quello che fonti interne descrivono come un incontro non amichevole. Uan sorte di resa dei conti.

    Un funzionario della Difesa ha detto ad Axios: “Questo non è un incontro per conoscersi. Questo è un incontro del tipo: o ti decidi o te ne vai.”

    Il Pentagono sta minacciando di designare Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, una classificazione normalmente riservata ad avversari stranieri. Questo annullerebbe i contratti e costringerebbe altri partner del Pentagono a smettere di usare Claude.

    Nel frattempo, xAI ha accettato tutte le condizioni. Grok entrerà nelle reti militari classificate senza restrizioni. L’accordo è stato firmato ed è in questo contesto che Musk sta attaccando Anthropic su X. Tutto questo, mentre la sua azienda si posiziona per sostituire il concorrente nei contratti più sensibili del governo americano.

    Cosa ci racconta davvero questa storia

    La denuncia di Anthropic contro i laboratori cinesi è seria e merita attenzione. Se le prove presentate sono accurate, siamo di fronte a un caso significativo di appropriazione illecita di proprietà intellettuale che solleva questioni importanti sulla sicurezza nazionale e sulla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina.

    Ma questa storia ci dice anche qualcos’altro.

    Ci dice che l’intero settore dell’intelligenza artificiale è nato e cresciuto su fondamenta traballanti quando si parla di diritti d’autore. Tutti i grandi modelli sono stati addestrati su contenuti protetti, spesso senza autorizzazione, talvolta scaricati da fonti pirata. Le cause legali si moltiplicano. Gli accordi transattivi cominciano ad arrivare. E la questione di cosa sia lecito e cosa no nell’addestramento di un’IA è ancora largamente irrisolta.

    Musk accusa gli altri delle stesse cose che lui ha già commesso. Solo che non lo ammetterà mai ed è per questo che sta scatenando la sua campagna contro Anthropi, usando X come megafono di disinformazione e distrazione.

    Questa storia dice, infine, che il controllo delle piattaforme di informazione da parte di soggetti con interessi commerciali diretti nel settore che dovrebbero coprire crea distorsioni evidenti.

    Quando il proprietario di X è anche il proprietario di un’azienda di IA che compete per contratti governativi, ogni suo post su quel tema va letto con questo tenendo bene in mente tutto questo.

    La verità è che in questo grande clima di scontro all’interno della IA nessuno è innocente. Ma alcuni stanno facendo molto più rumore degli altri per coprire i propri problemi mentre amplificano quelli altrui.

    Vedremo come andrà a finire.

  • Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    Un momento di forte imbarazzo all’India AI Impact Summit tra Sam Altman e Dario Amodei ha catturato l’attenzione di tutti. In realtà, alla base di quell’imbarazzo c’è uno scontro tra due modi diversi di intendere il futuro della IA.

    New Delhi, 19 febbraio 2026, la città indiana dove si sta tenendo India AI Impact Summit, l’evento più importante dell’anno per quanto riguarda il settore dell’intelligenza artificiale.

    Al Bharat Mandapam si sono dati appuntamento i CEO delle principali aziende tecnologiche del pianeta, con oltre 200 miliardi di dollari in promesse di investimento e l’attenzione dei media di tutto il mondo.

    Sul palco, dopo i keynote, il premier indiano, e padrone di casa, Narendra Modi invita i tredici leader presenti a unire le mani in segno di coesione e collaborazione.

    Un gesto per lo più pensato a favore delle telecamere, per celebrare l’unità di un settore che promette di cambiare il mondo. La folla applaude e tutti, o quasi, seguono l’indicazione di Modi.

    Ma succede qualcosa su quel palco che finisce per rubare la scena.

    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale
    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    L’imbarazzo tra Sam Altman e Dario Amodei

    Sam Altman, CEO di OpenAI, e Dario Amodei, CEO di Anthropic, sono uno accanto all’altro.

    Altman, che ha alla sua destra proprio il premier indiano Modi, abbassa lo sguardo, visibilmente imbarazzato, verso la mano di Amodei. C’è un breve momento di contatto visivo imbarazzato, poi entrambi evitano di guardarsi.

    Amodei, anche lui indeciso su cosa fare, si guarda intorno con un gesto che sembra dire “chi, io?”. Per diversi secondi, che sembrano interminabili, i due evitano goffamente il contatto.

    Alla fine, entrambi alzano un pugno chiuso invece di unire le mani.

    Il video, ovviamente, fa il giro delle piattaforme nel giro di pochissimi minuti. In molti lo descrivono come l’emblema della “AI cold war”, la guerra fredda dell’intelligenza artificiale.

    “Non sapevo cosa stesse succedendo”, dirà poi Altman ai media indiani. “Ero confuso. Modi mi ha preso la mano e l’ha alzata, e non ero sicuro di cosa dovessimo fare.

    Ma la confusione di Altman è difficile da credere. Quei due pugni alzati separatamente raccontano invece una storia che inizia cinque anni prima, in una sala riunioni di San Francisco. E che nelle ultime settimane è esplosa in uno scontro pubblico senza precedenti.

    La scissione e la nascita di Anthropic

    Amodei, come molti già sapranno, ha lavorato sotto Altman a OpenAI dal 2016 al 2020, come vicepresidente della ricerca. Si è concentrato sulla sicurezza, ha avuto un ruolo chiave nel lancio di GPT-2 e GPT-3, ha co-inventato il “reinforcement learning from human feedback”, la tecnica che usa l’input umano per addestrare i modelli linguistici a produrre risultati migliori.

    Ma poi qualcosa si rompe, cosa che succede in tutte le storie aziendali.

    Amodei, insieme a un piccolo gruppo di colleghi, inizia a preoccuparsi per la direzione che sta prendendo OpenAI. La tensione riguarda un aspetto fondamentale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve dare priorità alla velocità per conquistare il mercato, oppure procedere con cautela, investendo nella ricerca sulla sicurezza prima di rilasciare nuovi modelli?

    Per Amodei la risposta è chiara. In un’intervista ha spiegato che semplicemente scalare i modelli con più potenza di calcolo non basta: “Serviva qualcosa in aggiunta allo scaling, ovvero l’allineamento o la sicurezza.”

    Prendi alcune persone di cui ti fidi e vai a realizzare la tua visione“, si disse Amodei, piuttosto che continuare a discutere all’interno di un’organizzazione dove altri avevano il potere decisionale.

    E così, nel 2021, lascia OpenAI insieme alla sorella Daniela e una dozzina di ex colleghi. Fondano Anthropic con una missione precisa: mettere la sicurezza al primo posto.

    Da allora la frattura tra i due si è trasformata in una guerra commerciale che riflette due visioni opposte del futuro.

    Due modi di vedere il futuro della IA

    Da una parte c’è chi guarda già oltre l’AGI, l’intelligenza artificiale generale, verso la superintelligenza.

    Altman ha scritto che “strumenti superintelligenti potrebbero accelerare massicciamente la scoperta scientifica e l’innovazione ben oltre ciò che siamo capaci di fare da soli.” Sa che suona come fantascienza, ammette che sembra quasi folle parlarne. Ma non gli importa: “Ci siamo già passati e siamo a nostro agio nel tornarci.”

    Dall’altra c’è chi dedica il suo tempo a parlare dei pericoli. Amodei ha detto in un’intervista televisiva: “Mi preoccupo molto delle incognite. Non credo che possiamo prevedere tutto con certezza. Ma proprio per questo stiamo cercando di prevedere tutto ciò che possiamo. Pensiamo agli impatti economici dell’IA. Pensiamo all’uso improprio. Pensiamo alla perdita di controllo del modello.”

    E ha scritto qualcosa di insolito per il CEO di un’azienda del settore: “È un po’ imbarazzante dirlo come CEO di un’azienda IA, ma penso che il prossimo livello di rischio siano proprio le stesse aziende IA. Controllano grandi data center, addestrano modelli di frontiera, e in alcuni casi hanno contatto quotidiano con decine o centinaia di milioni di utenti. Potrebbero usare i loro prodotti per fare il lavaggio del cervello alla loro enorme base di utenti.

    La domanda che sta dietro a tutto questo l’ha posta un giornalista in un’intervista: “Nessuno ha scelto questo. Chi ha eletto te e Sam Altman?” La risposta di Amodei è stata disarmante: “Nessuno, onestamente nessuno. E questa è una ragione per cui ho sempre sostenuto una regolamentazione responsabile della tecnologia.”

    Lo scontro tra OpenAI e Anthropic al Super Bowl

    La rivalità filosofica è diventata guerra aperta poche settimane fa. OpenAI ha annunciato che inizierà a testare la pubblicità all’interno di ChatGPT per gli utenti gratuiti.

    Anthropic, dal canto suo, ha risposto durante il Super Bowl con una serie di spot satirici che prendevano di mira questa decisione.

    Ogni spot si apriva con una singola parola a tutto schermo: “tradimento”, “inganno”, “slealtà”, “violazione”. In ciascuno di essi, persone comuni che cercavano consigli da un assistente IA venivano interrotte da pubblicità indesiderate. Il messaggio di fondo era: noi non lo faremo mai.

    Altman ha risposto con un lungo post su X, accusando gli spot di essere “ingannevoli” e definendo Anthropic un’azienda “autoritaria”. Ha ammesso di aver trovato gli spot “divertenti”, come a voler convincere che sapeva stare allo scherzo.

    Ma poi ha rincarato la dose: “Anthropic serve un prodotto costoso a persone ricche. Più texani usano ChatGPT gratis di quante persone in totale usino Claude negli USA.”

    Lo scontro va oltre il marketing. Anthropic ha annunciato un investimento di 20 milioni di dollari in un super PAC che si oppone a un altro super PAC vicino a OpenAI. Da una parte si combatte per una regolamentazione più forte dell’intelligenza artificiale, dall’altra si preferisce un approccio laissez-faire.

    Ed è in questo clima che i due si sono ritrovati uno accanto all’altro sul palco di New Delhi, per tornare al tema di questo articolo.

    Un’immagine imbarazzante che in realtà dice tutto

    Durante i loro interventi al Summit, i messaggi hanno preso strade divergenti. Amodei ha parlato dei “rischi seri” legati ai sistemi IA avanzati: comportamento autonomo, uso improprio da parte di governi e malintenzionati, spostamento economico.

    Altman ha sostenuto che la sicurezza dell’IA deve includere la “resilienza sociale” e che “nessun laboratorio IA può garantire un buon futuro da solo.”

    Poi è arrivato il momento della foto di gruppo. E quei pugni alzati, invece delle mani unite, hanno detto più di qualsiasi altro discorso.

    La frattura non riguarda solo due CEO o due aziende. Attraversa l’intero settore dell’intelligenza artificiale e mette al centro due modi di intendere la IA molto diversi.

    Da una parte chi corre verso l’AGI puntando sulla velocità e sulla democratizzazione dell’accesso. Dall’altra chi frena e chiede tempo per capire che cosa stiamo costruendo.

    Due visioni che necessitano comunque di regole

    Due visioni che dovrebbero essere al centro, a questo punto, di qualsiasi dibattito nella società.

    Se è vero, come è vero, che la IA sta correndo a velocità molto sostenuta; se è vero che le aziende stanno investendo moltissimo sulla IA, e già si parla di bolla per via di investimenti esagerati, è anche vero che questo fenomeno ancora non è molto regolamentato.

    L’UE, dal canto suo, e nonostante le tante debolezze di tipo tecnologico e infrastrutturale, ha sicuramente indicato una strada con l’AI Act. Ma serve fare di più, e meglio.

    Il problema è che provare a regolamentare meglio e a cercare di tenere il passo della IA in questa fase storica è molto complicato, per via delle grandi tensioni geopolitiche in atto.

    Inevitabilmente, la IA diventa un terreno da coltivare ma anche un terreno di scontro per il fatto che in gioco ci sono interessi altissimi.

    In mezzo a tutto questo, resta la domanda che nessuno ha ancora il coraggio di affrontare: ma chi è che ha dato a un pugno di ingegneri della Silicon Valley il diritto di decidere il futuro dell’IA e, quindi, dell’umanità?

  • Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic annunciano una partnership pluriennale per accelerare l’adozione dell’IA su scala enterprise, con un Business Group dedicato, nuove offerte per i CIO e soluzioni per settori regolamentati.

    Accenture e Anthropic annunciano un rafforzamento significativo della loro collaborazione con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel passaggio dai progetti pilota di intelligenza artificiale a un’adozione su larga scala, strutturata e sostenibile. L’accordo, di natura pluriennale, si traduce in un investimento rilevante in competenze, soluzioni e capacità di go-to-market, e segna un ulteriore passo nel percorso di integrazione dell’IA nei processi core delle organizzazioni.

    Al centro dell’intesa c’è la creazione dell’Accenture Anthropic Business Group, un nuovo gruppo dedicato che coinvolgerà circa 30.000 professionisti Accenture, formati in modo specifico sull’utilizzo dei modelli Claude di Anthropic. L’iniziativa mira a costruire uno dei più grandi ecosistemi al mondo di esperti Claude, in grado di supportare le aziende nel passaggio rapido dalla sperimentazione alla produzione.

    Secondo Julie Sweet, Chair e CEO di Accenture, l’espansione della partnership consentirà ai clienti di accelerare l’utilizzo dell’IA come leva di reinvenzione organizzativa, integrandola in modo responsabile e rapido nei processi aziendali. La combinazione tra le capacità dei modelli Claude e l’esperienza di Accenture in ambito IA, industriale e funzionale viene indicata come elemento chiave per stimolare innovazione, nuove opportunità di crescita e maggiore fiducia nell’adozione dell’IA.

    Dario Amodei, CEO e co-fondatore di Anthropic, sottolinea come le imprese abbiano oggi bisogno sia di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia delle competenze necessarie per implementarli su scala enterprise. In questo contesto, l’utilizzo esteso di Claude Code da parte di decine di migliaia di sviluppatori Accenture rappresenta, per Anthropic, la più ampia implementazione mai realizzata dei propri strumenti di coding.

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l'innovazione delle aziende
    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Nasce l’Accenture Anthropic Business Group

    Il nuovo Business Group rende Anthropic uno dei partner strategici di Accenture. I 30.000 professionisti coinvolti riceveranno una formazione dedicata su Claude, inclusi ingegneri specializzati nell’integrazione dei modelli negli ambienti dei clienti. I team uniranno le competenze di Accenture in ambito IA, industria e funzioni aziendali con i modelli Claude e Claude Code di Anthropic, facendo leva anche sulle partnership cloud già consolidate.

    Particolare attenzione viene riservata ai settori regolamentati, come servizi finanziari e sanità, per i quali Accenture metterà a disposizione playbook specifici. Per le organizzazioni, questo approccio si traduce in implementazioni più rapide e con minori rischi, grazie alla possibilità di accedere a competenze già pronte anziché costruire capacità di IA partendo da zero.

    Una nuova offerta per i CIO e lo sviluppo software potenziato dall’IA

    Accenture e Anthropic lanceranno inoltre una nuova offerta congiunta rivolta ai CIO, progettata per misurare il valore e scalare lo sviluppo software potenziato dall’IA nelle funzioni di ingegneria. Si tratta del primo prodotto derivante dalla collaborazione e propone un percorso strutturato per trasformare il modo in cui il software enterprise viene progettato, sviluppato e mantenuto.

    Claude Code viene posizionato al centro del ciclo di vita dello sviluppo software, integrato con tre capacità chiave di Accenture: un framework per la misurazione della produttività reale e del ROI, la riprogettazione dei workflow per team di sviluppo orientati all’IA, e programmi di gestione del cambiamento e formazione che evolvono insieme alla tecnologia.

    L’obiettivo dichiarato è trasformare i guadagni di produttività degli sviluppatori in impatto aziendale diffuso, attraverso rilasci più rapidi, cicli di sviluppo più brevi e una maggiore capacità di portare nuovi prodotti sul mercato in tempi anticipati. Il comunicato evidenzia come Claude sia già utilizzato da centinaia di migliaia di aziende e come Claude Code consenta agli sviluppatori junior di raggiungere livelli di produttività comparabili a quelli senior, riducendo significativamente i tempi di onboarding, mentre gli sviluppatori più esperti possono concentrarsi su attività a maggior valore.

    Soluzioni dedicate per i settori regolamentati

    La partnership prevede anche lo sviluppo di soluzioni verticali per settori altamente regolamentati, tra cui servizi finanziari, life sciences, sanità e settore pubblico. In questi contesti, le organizzazioni devono affrontare contemporaneamente la modernizzazione dei sistemi e il rispetto di requisiti stringenti in termini di sicurezza e governance.

    Nel settore finanziario, la capacità di Claude di analizzare documenti complessi e di grandi dimensioni, unita all’esperienza normativa di Accenture, supporta l’automazione dei workflow di compliance e decisioni più rapide in contesti ad alta criticità. In ambito sanitario e life sciences, l’integrazione tra le competenze di Accenture e le capacità analitiche di Claude consente ai ricercatori di interrogare dataset proprietari, generare protocolli sperimentali e semplificare la gestione delle sperimentazioni cliniche. Nel settore pubblico, vengono citati agenti IA progettati per aiutare i cittadini a orientarsi tra servizi complessi, garantendo al contempo privacy e conformità normativa.

    Un approccio condiviso all’IA responsabile

    La collaborazione tra Accenture e Anthropic si fonda su un impegno comune verso un’IA responsabile. I principi di “constitutional AI” di Anthropic vengono integrati con l’esperienza di Accenture nella governance dell’IA, con l’obiettivo di consentire alle imprese di implementare soluzioni sicure, trasparenti e affidabili.

    Per favorire l’interazione diretta con le grandi organizzazioni globali, Accenture integrerà Claude nella propria rete di Accenture Innovation Hubs. Questi spazi fungeranno da ambienti controllati per la co-progettazione, la sperimentazione e la validazione di soluzioni IA prima della distribuzione su scala enterprise. Come parte del Business Group, è previsto anche il lancio di un Claude Center of Excellence all’interno di Accenture, dedicato allo sviluppo congiunto di soluzioni su misura per specifiche esigenze aziendali e settoriali.

    L’accordo tra Accenture e Anthropic si inserisce così in una strategia più ampia di accompagnamento delle imprese verso un’adozione dell’intelligenza artificiale strutturata, misurabile e integrata nei processi chiave, con un’attenzione dichiarata a sicurezza, governance e responsabilità.

  • Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell’IA Generativa

    Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell’IA Generativa

    Amazon investe altri 4 miliardi di dollari, portando ad 8 l’investimento complessivo, in Anthropic. Si rafforza la competizione nell’IA generativa con AWS e modelli avanzati per rivoluzionare il mercato.

    Amazon ha recentemente incrementato il suo investimento in Anthropic, la startup americana specializzata in intelligenza artificiale, con un ulteriore apporto di 4 miliardi di dollari, portando l’investimento totale a 8 miliardi. Questo investimento segna un passo strategico per Amazon, che punta a consolidare la sua presenza nel mercato dell’IA generativa, uno dei settori tecnologici più promettenti del futuro.

    Una collaborazione strategica per il futuro dell’IA

    Attraverso questo accordo, Anthropic ha nominato Amazon Web Services (AWS) come partner principale per l’addestramento e l’esecuzione dei suoi modelli di intelligenza artificiale. La startup utilizzerà i chip personalizzati Trainium e Inferentia di AWS, progettati per ottimizzare le prestazioni e ridurre i costi dell’addestramento dei modelli di IA, rafforzando così l’ecosistema tecnologico di Amazon.

    Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell'IA Generativa

    Anthropic, fondata nel 2021 dai fratelli Dario e Daniela Amodei, ex membri di OpenAI, è nota per aver sviluppato il chatbot Claude, un diretto concorrente di ChatGPT. Questa collaborazione permette ad Amazon di accedere alle tecnologie avanzate di Anthropic, che saranno integrate nei servizi di AWS, come Amazon Bedrock, offrendo ai clienti soluzioni innovative di IA generativa.

    Amazon e il mercato dell’IA generativa

    L’ingresso di Amazon nel mercato dell’IA generativa rafforza la competizione con altri giganti tecnologici, tra cui Microsoft e Google.

    • Microsoft, grazie al suo investimento in OpenAI, ha integrato i modelli di ChatGPT nei servizi Azure.
    • Google, con la divisione DeepMind, ha sviluppato modelli come Bard, focalizzati sulla generazione e comprensione del linguaggio naturale.

    Con l’integrazione dei modelli di Anthropic, Amazon punta a posizionare AWS non solo come leader nel cloud, ma anche come riferimento per l’adozione di tecnologie di IA generativa da parte delle aziende.

    Un mercato IA Generativa in forte espansione

    Il mercato dell’intelligenza artificiale generativa è in rapida crescita, con proiezioni che indicano un valore globale di 1.000 miliardi di dollari entro il 2027, secondo il Global Technology Report 2024 di Bain. L’aumento della domanda di computing e l’espansione delle infrastrutture dei data center stanno trainando questa evoluzione.

    Accordo Amazon Anthropic
    Amazon Anthropic

    Principali attori del settore

    1. OpenAI: Pioniera nell’IA generativa, ha sviluppato modelli come GPT-4 e ChatGPT, con ampi utilizzi nella creazione di contenuti e nella programmazione. È sostenuta da investimenti significativi di Microsoft.
    2. Google (DeepMind): Leader nella ricerca sull’IA, Google continua a innovare con modelli avanzati come Bard.
    3. Meta: Ha intensificato i suoi sforzi per integrare l’IA generativa nelle piattaforme social, guadagnando un ruolo di rilievo nel settore.
    4. Anthropic: Con il chatbot Claude e il supporto di Amazon, si posiziona come un attore chiave nella competizione globale.

    Impatto dell’accordo tra Amazon e Anthropic

    Questo investimento permette ad Amazon di:

    • Differenziare la piattaforma AWS: Integrando modelli di IA generativa avanzati, AWS diventa una scelta preferenziale per le aziende.
    • Offrire un ecosistema integrato: Grazie alle tecnologie di Anthropic, le aziende possono creare chatbot, analisi predittive e soluzioni di automazione direttamente tramite AWS.

    Nonostante l’investimento significativo, Amazon mantiene una posizione di minoranza in Anthropic, senza un posto nel consiglio di amministrazione. L’accordo ha ricevuto l’approvazione delle autorità di regolamentazione, che hanno giudicato il suo impatto competitivo non problematico.

    L’investimento di Amazon in Anthropic rappresenta molto più di un’operazione finanziaria: è una dichiarazione strategica per posizionarsi tra i leader del mercato dell’IA generativa. Con il supporto tecnologico di AWS, Amazon punta a innovare e a guidare l’adozione di queste tecnologie su scala globale. Una mossa che potrebbe ridefinire il panorama del settore, aprendo nuove possibilità per aziende e consumatori.