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  • ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    C’è molta attesa sulla decisione della SEC sugli ETF legati al Bitcoin. Decisione che potrebbe influenzare il mercato finanziario. In aggiunta a questo, c’è l’episodio del post non autorizzato su X. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

    In questi giorni si parla molto di ETF e Bitcoin, in relazione alla decisione che la SEC degli Stati Uniti, l’equivalente della nostra Consob, che potrebbe prendere nella giornata di oggi. Una decisione che potrebbe cambiare lo scenario finanziario e creare un legame diretto tra valuta tradizionale e valuta elettronica.

    Una decisione che potrebbe avere effetti su tutte le altre valute elettroniche, non solo per i Bitcoin. Ecco perché se ne parla molto.

    Di seguito cercheremo di capire il significato di questa importante decisione. Partendo dal definire cosa si intende per ETF, cosa è il Bitcoin e cosa è successo nelle ultime ore a proposito di un post pubblicato senza autorizzazione che ha generato non poche polemiche tra la SEC e la piattaforma di Elon Musk.

    Allora, la notizia, come dicevamo prima, è che la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) possa approvare gli ETF legati al Bitcoin a breve. Questa aspettativa, vista la rilevanza di questa decisione, ha portato a un aumento significativo del prezzo del Bitcoin, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi 21 mesi.

    ETF bitcoin effetti e la decisione SEC franzrusso.it

    Che Cos’è un ETF

    Come anticipato, cerchiamo di capirne di più, con un minimo di approfondimento attraverso tutte queste sigle.

    Un ETF (Exchange-Traded Funds) è un tipo di fondo di investimento che replica l’andamento di un indice, un bene, un paniere di asset o una strategia di investimento. A differenza dei fondi comuni di investimento, gli ETF sono negoziabili in borsa come le azioni.

    Gli ETF offrono ai piccoli e grandi investitori un modo relativamente semplice e meno costoso per diversificare il loro portafoglio.

    Per intenderci meglio, gli ETF sono come dei cestini di investimento. Immaginiamo di avere un cestino in cui puoi mettere diversi tipi di frutta (azioni, obbligazioni, ecc.). Questo cestino può essere poi acquistato o venduto, offrendo una varietà di frutti invece di dover comprare ogni frutto separatamente.

    Bitcoin e Criptovalute

    Non ci sarebbe bisogno di specificare molto, essendo la criptovaluta più nota, ma resta sempre utile un breve recap.

    Il Bitcoin è la prima e più nota criptovaluta, lanciata nel 2009. È una valuta digitale decentralizzata che utilizza la tecnologia blockchain per garantire transazioni sicure e anonime. Negli ultimi anni, il Bitcoin è diventato un asset di investimento popolare, sebbene rimanga sempre molto volatile.

    Anche in questo caso, procediamo ad una spiegazione di base dei Bitcoin.

    Il Bitcoin, lo sappiamo bene, è come il denaro elettronico. Invece di usare banconote o monete fisiche, si utilizza una versione digitale che può essere scambiata online.

    È come inviare un messaggio e-mail invece di una lettera cartacea.

    Visto che ci siamo, spieghiamo in maniera semplice anche la blockchain.

    La blockchain è un registro digitale che tiene traccia di tutte le transazioni di Bitcoin. È come un libro mastro che registra ogni movimento di denaro, ma in forma digitale e molto sicura.

    ETF legati al Bitcoin

    Cosa significa quindi tutta questa vicenda tra ETF e Bitcoin?

    Gli ETF legati al Bitcoin sono fondi che mirano a tracciare il prezzo del Bitcoin e offrono agli investitori un modo per partecipare all’andamento di questa criptovaluta senza possederla direttamente.

    Questo elimina la necessità di gestire wallet digitali e la complessità della sicurezza delle criptovalute.

    Investire in ETF su Bitcoin potrebbe essere un modo per diversificare i risparmi, aggiungendo un tipo di investimento che non è strettamente legato all’andamento di azioni e obbligazioni tradizionali.

    L’approvazione degli ETF legati al Bitcoin potrebbe portare a un significativo afflusso di capitali nel mercato delle criptovalute.

    Ad esempio, la Standard Chartered Bank stima che potrebbero esserci tra i 50 e i 100 miliardi di dollari di investimenti in ETF su Bitcoin nel corso dell’anno​.

    E poi, la febbre degli ETF su Bitcoin ha influenzato anche altre criptovalute.

    Per esempio, Ethereum (ETH) ha subito un calo rispetto al Bitcoin, raggiungendo il livello più basso in 32 mesi.

    La decisione della SEC su ETF e Bitcoin

    Evidentemente, come abbiamo brevemente visto, c’è molta attesa attorno a questa decisione. BlackRock, il più grande gestore di asset al mondo, si aspetta che la SEC approvi la loro domanda per un ETF su Bitcoin il 10 gennaio 2024, cioè oggi​​. La data di oggi è quindi vista come un momento chiave per tutto il settore.

    Diverse importanti società di gestione degli investimenti, tra cui la già citata BlackRock, Fidelity e WisdomTree, hanno presentato domande per lanciare ETF legati al Bitcoin​​, segnalando un crescente interesse istituzionale verso questa classe di asset.

    Ovviamente, l’attesa decisione ha generato volatilità nel mercato, con il prezzo del Bitcoin che ha oscillato sensibilmente in risposta alle notizie e alle speculazioni.

    Brevemente, riassumiamo cosa potrebbe succedere dal punto di vista dei benefici e dei rischi che questa decisione potrebbe comportare.

    Benefici degli ETF su Bitcoin

    Accessibilità: gli ETF su Bitcoin consentono agli investitori tradizionali di accedere ai mercati delle criptovalute attraverso piattaforme e broker conosciuti.

    Semplicità: gli ETF eliminano la necessità di gestire la custodia del Bitcoin, un processo che può essere complesso e rischioso.

    Diversificazione: per gli investitori che cercano di diversificare i loro portafogli, gli ETF su Bitcoin offrono un’esposizione a un nuovo tipo di asset.

    Considerazioni e Rischi

    Volatilità: il Bitcoin è noto per la sua alta volatilità, che si riflette anche negli ETF correlati.

    Regolamentazione: il contesto normativo degli ETF su Bitcoin varia in base al paese, e le future regolamentazioni possono influenzare il mercato.

    Evoluzione del Mercato: il mercato delle criptovalute è in rapida evoluzione, il che può comportare rischi aggiuntivi e imprevedibilità.

    Ma non è tutto, perché quando in Italia era già sera inoltrata, si è verificato un episodio che ci dà la misura di quanto sia attesa questa decisione.

    E parliamo del post pubblicato senza autorizzazione sull’account X della SEC.

    Il 9 gennaio 2024, ieri, l’account X della U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) è stato compromesso, che ha comportato la condivisione di un post (quello che prima si chiamava tweet) non autorizzato riguardante gli ETF (Exchange-Traded Funds) legati al Bitcoin​​.

    Il falso post della SEC su X

    Il post, rimasto online per circa 30 minuti prima di essere eliminato, annunciava, in maniera falsa, l’approvazione da parte della SEC degli ETF su Bitcoin per la quotazione in tutte le borse nazionali registrate negli Stati Uniti​​.

    La pubblicazione di questo falso annuncio ha causato un picco temporaneo nel prezzo del Bitcoin, che è salito vicino ai 48.000 dollari prima di scendere nuovamente a circa 45.700 dollari​​.

    La sicurezza dell’account è stata messa in discussione, soprattutto perché non era stata attivata l’autenticazione a due fattori al momento del compromesso​​. Infatti, l’account Safety di X ha comunicato, dopo la fine delle indagini preliminari su ciò che è potuto accadere, che l’account della SEC era stato compromesso, invitando ad adottare l’autenticazione a due fattori.

    In seguito a questo episodio, vi è stata una certa preoccupazione che l’approvazione degli ETF su Bitcoin potesse essere ritardata o negata a causa di questo episodio, anche se alcuni esperti del settore hanno espresso dubbi che l’incidente potesse influenzare l’imminente decisione.

    In conclusione, gli ETF su Bitcoin rappresentano un ponte significativo tra il mondo finanziario tradizionale e quello delle criptovalute.

    Come abbiamo visto, questa decisione potrebbe offrire vantaggi in termini di accessibilità e semplicità. Ma come ogni investimento, comporta dei rischi, soprattutto a causa della volatilità intrinseca del Bitcoin e delle incertezze normative. Vedremo cosa succederà rispetto all’annuncio di questa decisione.

  • Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Un grave incidente che avrà serie conseguenze per Dorsey & Co.

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Non si era mai visto una violazione simultanea di account, tutti coinvolti nella stessa truffa legata ai bitcoin, tema molto caro allo stesso fondatore Jack Dorsey.

    Ovviamente, la società adesso sta cercando di ricostruire cosa sia accaduto e come sia stato possibile, ma è evidente che questo mette al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale che sulla piattaforma ci sia un grave problema di sicurezza.

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    In passato era già successo che account molto noti venissero violati, lasciando sempre una piccola ombra. Ma adesso, soprattutto guardando i nomi eccellenti degli account coinvolti, è chiaro che questo incidente avrà strascichi molto pesanti.

    Avrete già letto ovunque degli account coinvolti, ma per cercare di fare un minimo di ricostruzione li ricorderemo tutti, o quasi perché sono tanti. E parliamo degli account di Apple, Joe Biden, Bill Gates, ElonMusk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama che, ricordiamo, è l’account più seguito sulla piattaforma. Tutti coinvolti nella grande truffa dei bitcoin e milioni di follower come potenziali vittime.

    Già perché, una volta impossessatisi dell’account, i messaggi che venivano condivisi erano quelli di invitare gli utenti ad inviare bitcoin su dei link che era difficile tracciare. Da qui la difficoltà di Twitter ad intervenire. Un elemento che sicuramente emergerà è che la piattaforma non è riuscita ad intervenire immediatamente, nel lasso di tempo che è intercorso fino al momento di riconoscere pubblicamente cosa stava succedendo, sono passati diversi minuti, tanti. Un periodo di tempo troppo lungo che ha permesso agli hacker di intavolare la più grande truffa mai vista su una piattaforma social.

    Volendo essere più chiari, dal momento in cui Twitter ha riconosciuto il grave incidente al momento in cui Twitter ha deciso di limitare la possibilità di twittare a tutti gli account verificati, sono passati 30 minuti. Senza considerare i minuti che hanno permesso agli hacker di agire. Allora parliamo di ore.

    Intanto i link dei tweet che partivano dagli account compromessi sono rimasti online per molto tempo, permettendo ovviamente di fare screenshot perché che Twitter ha riconosciuto l’accaduto ha chiaramente chiuso gli account e quei tweet non erano più visibili.

    Forse quello che è rimasto attivo più a lungo è stato quello di Elon Musk, il fondatore della Tesla e SpaceX. Anche dopo l’intervento di Twitter era ancora possibile visualizzare i tweet truffa.

    Adesso si cerca di capire quale piattaforma di transazioni di bitcoin sia coinvolta nell’hacking, il portavoce di Binance ha detto che stanno facendo tutte le verifiche del caso.

    Bisognerà ricostruire bene cosa sia accaduto. Pensate che gli hacker hanno cambiato l’indirizzo email del’utente in modo da rendere impossibile qualsiasi azione per riappropriarsene.

    Ecco, questo, in estrema sintesi quello che si è vissuto nella tarda serata/notte italiana su Twitter. Da quello che si sa, non ci sarebbero account verificati italiani coinvolti nella truffa.

    Certo, per Twitter questa sarà una data nera da ricordare, sarà una macchia che resterà a lungo, purtroppo. La lentezza dell’intervento sicuramente lascerà il segno su questa vicenda.

    Peccato, perché il tutto avviene in un momento in cui Twitter stava costruendo una sua reputazione solida, più sensibile ai temi sociali, più attenta a quello che succede nel mondo. E tutto questo stava portando anche dei risultati molto interessanti. Come abbiamo scritto qui sul nostro blog, durante le proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd, l’app ha fatto segnare il record di download da quando esiste, ossia dal 2006.

    Ora tutto questo rischia di essere vanificato per via di una truffa sui bitcoin.

    Intervenire tempestivamente per impedire che molti account venissero coinvolti avrebbe sicuramente giovato. Ma questo purtroppo non è successo.

  • Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Facebook presenta la sua criptovaluta, si chiama Libra ed è disponibile dal prossimo anno. A differenza dei bitcoin, questa è una valuta stabile che permetterà trasferimenti di denaro tra utenti e acquisti sui social network. A sostegno viene attivata una piattaforma alla quale parteciperanno 27 aziende, tra cui Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay.

    Se ne parlava da tempo e, per certi versi, era logico che un’azienda come Facebook ci arrivasse, per chiudere il cerchio, come si dice. Facebook lancia la sua criptovaluta, l’annuncio ufficiale ci sarà oggi, che sarà disponibile nel 2020, si chiama Libra. Si tratta, a differenza dei bitcoin, valuta speculativa, di una valuta stabile, detta proprio “stablecoin, una criptovaluta creata allo scopo di mantenere stabile il suo valore grazie al supporto di banche e società di e-commerce. Infatti, tutto il progetto vedrà una serie di attività supportate da un consorzio di aziende, un’associazione senza scopo di lucro, ben 27, tra le quali figurano aziende come Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay, solo per citarne alcune. E come le altre monete elettroniche, si baserà sulla tecnologia “blockchain”.

    Obiettivo è quello di creare una vera e propria moneta tradizionale crittografata, vale a dire una forma di pagamento globale decentralizzata che è stabile come il dollaro, che può essere usata per comprare quasi tutto e che può supportare un’intera gamma di prodotti finanziari, come prestiti e altro.

    libra facebook criptovaluta

    Facebook, Libra come moneta alternativa

    Facebook vuole quindi lanciare una moneta che, se avrà successo (difficile che non sia così, anche se gli analisti sono dubbiosi), potrebbe costituire davvero un’alternativa alla situazione bancaria di oggi. Un modo per legare, anche, la vita degli utenti sulla piattaforma. E’ chiaro che questa forma di moneta potrà avere grandi effetti sui paesi in via di sviluppo, o come si suole definirli oggi “economie emergenti”, ma alla lunga avrà grandi effetti su tutti gli altri paesi. Da un lato c’è il grande tema dell’inclusione finanziaria, ma dall’altro c’è un altro grande tema che è quello dell’abbattimento del contante a favore delle monete digitali.

    Calibra, il digital wallet di Facebook

    A completamente di tutto questo, Facebook ha messo su il suo “digital wallet” chiamato Calibra, a capo del quale si trova Kevin Weil, ex responsabile di prodotto Twitter e poi Instagram e oggi responsabile del progetto blockchain di Facebook Calibra per il momento vivrà all’interno di Facebook Messenger e WhatsApp, ma successivamente verrà lanciata anche un app stand-alone per iOS e Android. Sarà quindi possibile fare acquisti perché Calibra permetterà a chiunque di trasferire denaro in ogni parte del mondo in maniera semplice e istantanea, come si manda un messaggio, a costi tendenti a zero. I servizi finanziati che Facebook ha in programma di lanciare nei prossimi mesi avranno tutti come base proprio Calibra.

    Solo la notizia ieri ha permesso al titolo FB a Wall Street di guadagnare oltre il 2%, in una giornata in cui anche i bitcoin avevano ripreso a volare.

    Siamo di fronte ad un grande e importante passaggio, da non sottovalutare.

  • È nata l’Associazione Spagnola Fintech e Insurtech a sostegno di startup e imprese

    È nata l’Associazione Spagnola Fintech e Insurtech a sostegno di startup e imprese

    È da poco nata l’Associazione Spagnola Fintech e Insurtech, con il sostegno e la partecipazione di oltre 50 aziende spagnole del settore e la partnership di altre associazioni internazionali come l’Associazione Fintech México.

    Le aziende Fintech e Insurtech sono quelle che, attraverso la tecnologia, portano innovazione digitale nei settori finanziario e assicurativo, innovazione considerata oggi come grande opportunità di trasformazione e sviluppo di questi settori.

    Asociación Española de Fintech e Insurtech y partenrs

    Il prossimo 2 marzo a Madrid, presso la sede dell’Instituto de Estudios Bursátiles (IEB), avrà luogo la presentazione ufficiale dell’Asociación Española de Fintech e Insurtech (AEFI), evento in cui il Consiglio di Amministrazione esporrà gli obiettivi e le principali linee di azione.

    L’Associazione è nata con lo scopo di creare un ambiente favorevole allo sviluppo di start-up e aziende nei settori Fintech e Insurtech in Spagna. Per sostenere la loro crescita e la crescita dell’ecosistema stesso, l’Associazione svolgerà attività di incontro, confronto e collaborazione con i principali organismi e realtà del settore, sia a livello nazionale sia internazionale.

    A questo scopo saranno creati dei gruppi verticali che avranno come coordinatori specializzati i rappresentanti delle società aderenti all’Associazione. Nell’ambito Fintech e Insurtech sono infatti diverse le attività specifiche degli associati, tra le quali:

    • Brokeraggio (Social Trading, Micro-trading)
    • Risparmio/Consulenza (Wealth Management, Algorithmic Trading, depositi)
    • Prestito e credito (Minicredito, Crowdfunding, Marketplace prestiti, prestiti p2p, factoring, debiti, confirming, credit scoring)
    • Crowd Equity (progetti di crowdfunding, marketplace)
    • Immobiliare (Crowdfunding Immobiliare, Property Crowdfunding)
    • Gestione finanziaria personale
    • Pagamenti (Piattaforme di pagamento, commercio elettronico, pagamenti periodici, carte di credito)
    • Valute (conversioni di valuta, trasferimenti internazionali)
    • Blockchain/Bitcoin (Infrastruttura, Bitcoin, Digital Assets)
    • Distribuzione di prodotti finanziari (Banks 2.0, comparatori)
    • Servizi Contabilità (Software di contabilità, fatture, gestione finanziaria)
    • Struttura finanziaria (Bank API, User Data, Technology)
    • Insurtech (p2p Insurance, comparatori)

    Uno dei principi di questa Associazione è la massima apertura alla collaborazione. Per le aziende spagnole che vorranno aderire è a disposizione, sul sito istituzionale, un modulo di registrazione on-line .

    Oltre alla partecipazione di molte società che rappresentano la grande maggioranza del settore, al sostegno di Foro Fintech, Spain Fintech Hub e dei partner accademici Instituto de Estudios Bursátiles e Spain Financial Center, l’associazione sta stringendo alcune partnership a livello internazionale come quelle già formalizzate con l’Associazione Fintech México e con l’acceleratore Block Chain Space.

  • BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

    BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

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    I recenti scandali che hanno colpito duramente il mondo dei BitCoin, il caso Mt. Gox su tutti, portano a interrogarsi su quale sia il reale futuro di questa moneta virtuale. E abbiamo voluto chiederlo ad un esperto in materia, come Michele Ficara, secondo il quale non è ancora tutto finito

    Il tema dei BitCoin è uno dei temi che ci interessa e ci appassiona e, soprattutto in occasione dei recenti scandali come quello di Mt. Gox, abbiamo cercato di comprendere cosa sta succedendo a quella che fino a solo poche settimane fa era indicata come la nuova moneta di scambio del futuro. Ma nonostante questi pensati scandali, legati per la maggior parte a questioni di sicurezza, i BitCoin sono ancora la moneta del futuro? Allora per dare qualche risposta abbiamo sentito la necessità di rivolgerci ad un esperto che ci aiutasse a capire cosa succede e soprattutto cosa succederà ai BitCoin nel prossimo futuro. L’esperto è Michele Ficara, personalità importante del web italiano.

    Il BitCoin per via della sua forma virtuale e anonima, seppur controllata, è ritenuta la moneta del futuro. Come funziona tecnicamente il BitCoin?

    Con il BitCoin ogni transazione è trasparente e pubblica, dalla prima che c’è stata all’ultima che ci sarà. Ogni movimento fa parte infatti della blockchain, cioè il database di tutte le transazioni a livello mondiale. Le informazioni che ogni spostamento porta con sé sono il valore dello scambio, il conto corrente da cui è partito l’importo e il conto corrente su cui è arrivato. Poi chiaramente se uno vuole capire di chi sono i due conti, è un altro discorso e bisogna andare a cercare. Ad esempio il mio conto è pubblico e basta fare una ricerca su Google con la mia key; se il conto tuttavia non è pubblico sarà più difficile.

    Michele ho visto le risposte che hai dato qualche giorno fa in merito ad un post sul BitCoin. Come mai credi così tanto in questa moneta?

    Michele-FicaraGuarda Ornella, io non credo in nulla poiché sono un laico. Più che credere nel BitCoin io analizzo i risultati: dopo che sono saltate le due banche principali a livello mondiale, il BitCoin è ancora attivo e per cui è sicuramente più affidabile dell’Euro. Immaginatevi se fosse accaduta la stessa cosa a due banche delle stesse dimensioni della moneta Euro? Probabilmente oggi ci vorrebbero 50€ per comprare 1$. Abbiamo quindi capito che in qualche modo non è una moneta legata anche ad un Exchange, per quanto l’Exchange in questione sia uno dei tanti, poiché la diffusione della moneta crea stabilità.

    Quando parli di investimento sul BitCoin, cosa intendi dire esattamente?

    L’investimento in BitCoin è come qualsiasi altro investimento, è come comprare Dollari o Yen o Oro. Il BitCoin sale e scende e dunque, se ne facessimo una valutazione in questo momento, chi li ha comprati a settembre oggi è ricco, mentre chi li ha comprati ieri oggi è povero. La differenza è che non c’è una quotazione ufficiale, ma la quotazione la fa chi te la vende, quindi sta a te poi trattare e spuntare il prezzo migliore.

    Qual è la differenza tra un correntista BitCoin e un correntista Bancario?

    Qua entra in gioco il punto fondamentale del BitCoin Ornella. Infatti puoi gestire anche frazioni infinitesimali di BitCoin, senza costi di gestione, io potrei farti un bonifico di un milionesimo di BitCoin da qui in Cina senza costi, chiaramente trovo la marcia in più del BitCoin in questo aspetto. Io se voglio fare una donazione a Telethon oggi devo dargli minimo 2€ altrimenti le Banche non ci guadagnano. Con il BitCoin potrei fare anche una donazione infinitesimale e in questo modo avrei fra le mani una moneta molto più democratica.

    E’ possibile convertire un BitCoin o una frazione in una qualsiasi altra moneta corrente, come l’euro o il dollaro? Se si, come?

    Ma assolutamente si, altrimenti non sarebbe interessante! Ti fai fare un bonifico sul tuo conto in BitCoin se vuoi che restino in quella valuta, mentre se vuoi che rientrino nella valuta in cui lavori tutti i giorni ti fai fare un bonifico sul tuo conto corrente in Euro o Dollari o Yen e vengono convertiti praticamente in tempo reale alla quotazione del giorno che hai contrattato. Poi adesso arrivano i Bancomat e per cui si farà per strada.

    Dove e come sistemeresti i problemi di sicurezza del BitCoin?

    Spiace dirlo, ma in realtà spesso è un problema più dell’utente finale. Cosa intendo dire: è importantissimo farsi ed avere una copia di sicurezza della mail; perdendo la mail chiaramente va a perdere i propri BitCoin. Bisogna avere una certa dimestichezza, perché se perdo il mio hard-disk contenente BitCoin è come se avessi perso il mio portafoglio con dentro dei contanti. Non posso formattare il PC con dentro i BitCoin o buttare il PC con dentro i BitCoin dei quali non ricordavo più l’esistenza; se brucio dei contanti questi spariscono e se perdo il portafoglio con delle banconote queste potrebbero essere usate.

    Che consigli puoi dare a chi ha perso danaro su una delle piattaforme appena chiuse?

    Il BitCoin in fondo è una stringa alfanumerica. Se io ne faccio una copia di sicurezza in fondo nessun altro potrà usarlo perché solo io ho accesso a quella stringa alfanumerica. Peraltro, a me dispiace molto per MtGox, ma in realtà hanno fregato molti più soldi con la Parmalat, con i Bond Argentini e con i Prime di Mr. Maddox, quindi direi che c’è davvero poco da discutere in merito.

    Mi piacerebbe chiudere con una tua analisi. Come vedi il futuro dei BitCoin?

    Al momento mi piace, poi chi lo sa! Bisognerà vedere cosa decideranno di fare i governi e le banche come sempre accade. Io metterei delle regolamentazioni per evitare che diventi una moneta usata per attività illecite, come del resto è regolamentato il contante. Il BitCoin è un po’ come il contante, non cambia niente. Però non lo colpevolizzerei. Facciamolo rientrare nelle regole del contante, come qualche tempo fa lo è diventato PayPal. Oggi oltre i 2000€ se apri un conto PayPal ti chiedono di identificarti attraverso dei documenti e per una legge che era già attiva prima dell’arrivo del servizio. E’ migliorato il modo di scambiare denaro, non sono cambiate le regole sul denaro ed è questo il concetto importante su cui bisogna fare leva.

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  • Satoshi Nakamoto, da inventore della moneta virtuale a eremita moderno

    Satoshi Nakamoto, da inventore della moneta virtuale a eremita moderno

    Satoshi-Nakamoto-padre-bitcoin

    In questi giorni si rincorrono veloci le notizie sul BitCoin e noi veloci stiamo al passo con loro. Oggi NewsWeek ha trovato il papà della moneta virtuale per eccellenza, in California. Si chiama Satoshi Nakamoto, è un laureto in fisica di 64 anni, vive da eremita e vorrei scoprire con voi i pareri in merito.

     

    Non mi importa granché di come la scrittrice del Newsweek sia arrivata a fare una simile intervista a Satoshi Nakamoto, il padre dei BitCoin; di certo è entrata nel merito di questioni molto personali di cui io stessa questionavo nel pomeriggio. Intendo dire: tutti possiamo essere pro o contro qualcosa, è molto semplice; in questo caso per esempio io sono dubbiosa sulla concretezza del BitCoin. Scrivere tuttavia in merito al BitCoin quando ne parlano tutti però è dunque come per un gelataio vendere il suo prodotto con 40° all’ombra. Ma perché strumentalizzare la morte, come per il CEO di First Meta a Singapore, o entrare nel privato di qualcuno che potrebbe vivere sulla cresta dell’onda ma sceglie di starsene ai piedi di una collina, con la famiglia?

    Ad ogni modo la giornalista Leah McGrath Goodman ha spasmodicamente cercato ed infine trovato tal Satoshi Nakamoto, inventore della valuta BitCoin nel lontano 2008. La storia dell’uomo è la storia di un uomo qualunque, un uomo laureato in fisica, evidentemente più intelligente della media, con una passione per il modellismo. Ma la storia del primo “miner” per BitCoin (qualche notizia in più la trovate qui) è in realtà chiusa nel suo animo e, si dice, nemmeno la sua famiglia la conosce.

    E’ un uomo che siede sul 4% di tutti i BitCoin in circolazione; una fortuna che vale qualcosa come 400 milioni di dollari. Se anche il BitCoin è una valuta che risulta anonima, una transazione di quel tipo verso una valuta reale sarebbe obiettivamente controllata. Il suo braccio destro Gavin Andresen con cui ha creato una moneta che oggi, per un motivo o per l’altro, è sulla bocca di tutti ha scritto un tweet molto significativo:

     

    Ritengo valga più di mille altre parole.

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  • Anche Flexcoin chiude. Bitcoin, moneta virtuale o danno reale?

    Anche Flexcoin chiude. Bitcoin, moneta virtuale o danno reale?

    bitcoin-cover

    La brutta vicenda di Mt. Gox ha sicuramente dato un duro colpo ai BitCoin, moneta virtuale in forte ascesa fino ad oggi, che ora è seriamente messa in discussione. Cerchiamo di capire meglio cosa sono i BitCoin e cosa ha comportato questa vicenda, chiedendoci se siano una moneta virtuale o un danno reale. E intanto anche Flexcoin chiude per attacco hacker

    A call center has been established to respond to all inquiries. The call center is planned to start on March 3, 2014. All inquiries to MtGox Co., Ltd. should be made to the following telephone number:

    Telephone number: +81 3-4588-3921
    Working hours: Monday to Friday 10am to 5pm (Japan time)

    Please refrain from contacting the office of the supervisor/investigator.

    E’ iniziato tutto così, in un normale pomeriggio di trading forsennato in cui una delle più grosse piattaforme di scambio per BitCoin è caduta in disgrazia. Gli avventori di Mt.Gox si sono trovati l’avviso riportato qui sopra e oggi cercare la piattaforma del sito su Google rimanda ad una pagina ancor più inquietante, scritta in buona parte – la prima parte! – in giapponese. Ora, se mai vi è capitato di fare investimenti potreste avere idea di ciò che sto per spiegare; ma se non avete mai fatto investimenti, la chiusura dell’Mt. Gox è un po’ come se nel pomeriggio la Borsa di Milano chiudesse per bancarotta e portasse via con sé anche tutta la liquidità degli investitori. Stiamo parlando di una situazione talmente concreta e così poco virtuale, che il tribunale di Tokyo in poche ore ha ricevuto ed accettato la richiesta di bancarotta.

    La difficoltà capitata sulla piattaforma pare essere un complesso attacco hacker, che rimanda quindi ad un problema di sicurezza male gestita. Tuttavia, ci si chiede come una transazione di circa 800,000 BitCoin [473 milioni di dollari] possa avvenire senza lasciare traccia, poiché il trasferimento di BitCoin include l’aggiunta di una firma digitale a sigillo ma anche la verifica da parte di un “minatore” che la suddetta operazione sia corretta.

    [Per avere una idea più chiara di cosa siano i BitCoin, guardate il video qui in basso, molto esplicativo].

    Mark Karpeles, ex CEO di Mt. Gox, aveva infatti bloccato il 7 febbraio subito le transazioni, sperando in una falla del sistema, ma ahimè così non è andata. Una seconda alternativa, proposta da Reuters, è la solidità della società. Mt. Gox avrebbe infatti un passivo di 174 milioni di dollari a fronte di 32 milioni circa di attivo. Potrebbe anche essere una situazione dettata dalla instabilità finanziaria della Mt. Gox che ha portato i proprietari a muovere le cose in modo poco trasparente.

    Le autorità del settore iniziano quindi, e aggiungerei finalmente, a preoccuparsi di una regolamentazione a livello globale, nonostante la perdita dell’80% su di una piattaforma non abbia intaccato il valore assoluto del BitCoin. E questo è già un ottimo punto di partenza per cominciare a parlare di vero mercato.

    Mentre scrivo inoltre questo articolo, anche FlexCoin – un’altra piattaforma sulla quale era possibile scambiare BitCoin – chiude i battenti:

    Entrando nel loro sito si scopre tuttavia che, a differenza di Mt.Gox, qui abbiamo un account dal quale i BitCoin sono partiti non conosciuto ma due indirizzi ben noti sui quali i liquidi sono confluiti. Non c’è un numero di telefono da chiamare, perché i clienti saranno contattati uno ad uno per “verificare la propria identità” (e possibilmente scoprire chi siano i proprietari di suddetti contenitori di BitCoin). L’account Twitter di Flexcoin rimarrà aperto, proprio per dare maggiori informazioni in merito allo svolgersi delle ricerche.

    Tuttavia scavando – non troppo nel profondo – dell’accaduto si scopre che il motivo per cui la società chiude è che la mancanza improvvisa di 896 BitCoin, circa 440 mila €, lascia la stessa senza risorse reali.

    FlexCoin
    Comunicato dal sito flexcoin.com

     

    La domanda che mi pongo dunque è la seguente: siamo consapevoli della reale valenza di questa moneta virtuale, che mette in ginocchio trader e società reali?

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  • Droni e app predittive tra i tech trend che Akamai prevede per il 2014

    Droni e app predittive tra i tech trend che Akamai prevede per il 2014

    tech-trend-2014

    Akamai, azienda leader per i servizi in cloud, ha individuato quelli che saranno i tech trend che caratterizzeranno il 2014. Web frammentato, app predittive e droni sono alcuni dei trend individuati. L’Internet of things avrà un peso anche nel nuovo anno che sta per arrivare

    Il 2013 è ormai agli sgoccioli e se ci siamo quasi abituati ai concetti di realtà aumentata, Social TV e cloud in tutte le sue forme, è giunto il momento di guardare avanti. Anche quest’anno, Luca Collacciani, Regional Manager di Akamai ha individuato per noi alcuni trend e tecnologie che potrebbero caratterizzare i prossimi 12 mesi, pronte a spianare la strada a un mondo sempre più iper-connesso. Vediamo insieme quali sono.

    L’internet of things

    Si è affermato durante l’anno in corso ma avrà un peso sempre maggiore negli anni a venire: aumentano gli oggetti che escono dal quotidiano per diventare più smart e rendere più smart le nostre vite. E si tratta degli oggetti più disparati: come Nest, il termostato 2.0 che, con un wi-fi integrato e un’app dedicata permette di risparmiare sul riscaldamento; Lock8, l’antifurto high-tech per le biciclette e, ancora, DoorBot, un videocitofono che, per mezzo di un’app, interagisce con lo smartphone e ci consente di aprire la porta di casa da remoto (ammesso che l’ospite sia gradito!).

    Un internet sempre più frammentato

    E’ la conseguenza più ovvia dell’internet of things: l’aumento di dispositivi connessi porterà non solo all’esplosione del traffico ma al delinearsi di un panorama web sempre più frammentato. Tante sfide dunque, riassumibili in un unico concetto, quello di ‘situational performance’, ossia la necessità di ottimizzare in modo intelligente a seconda delle circostanze uniche e specifiche in cui si trova l’utente, determinate da una combinazione di fattori quali il canale di fruizione, i dispositivi e i browser utilizzati, l’accesso al network, il tipo di connessione etc.

    La scommessa delle App

    Nel 2013 abbiamo visto nascere sul web aziende che, per la prima volta, hanno osato modificare lo status quo e rivoluzionare i modelli di business a cui siamo abituati: pensiamo a Uber, l’app che consente di chiamare un ‘taxi privato’ e che va a scardinare non solo il concetto di auto a noleggio, ma a mettere in discussione la ben salda lobby dei tassisti. Un caso isolato? Difficile crederlo.

    L’economia virtuale

    In un anno il suo valore è moltiplicato: la bitcoin, la cyber moneta nata da un algoritmo, sfugge di fatto al sistema bancario. Priva di un’autorità centrale a tracciarne le transazioni – che avvengono esclusivamente tra i nodi di rete coinvolti – la bitcoin sembra essere stata creata apposta per il mondo iper-connesso e porterà con sé una serie di nuove sfide legate alla sicurezza.

    App? No, personal assistant

    Oltre Siri, oltre Google Now: le app diventano sempre più predittive. Un esempio su tutti è iBeacon. Molto più di un’app, si tratta di una tecnologia che assume le sembianze di un vero e proprio ‘assistente virtuale’ che accompagna l’utente durante lo shopping. Testato negli Apple store, iBeacon consente all’utente di scansionare gli oggetti visionati per accedere a ulteriori informazioni, recensioni di altri utenti e ricevere preventivi. Certo, di strada da fare iBeacons ne ha ancora parecchia, ma ci sono già altre catene, come la famosa Macy’s (e dunque non solo hi-tech) che già sembrano interessate a una prova in-store.

    ibeacon-teaser

    Droni: mai più senza

    Li abbiamo visti impiegati nei contesti più diversi: dal rilevamento di bracconieri in Africa all’agricoltura di precisione in America, fino al recentissimo esperimento della DHL tedesca che ha messo in campo (anzi, in aria) un drone-corriere, il quale ha consegnato con successo il suo primo pacco dopo un volo di poco meno di tre chilometri. E adesso anche Amazon si appresta ad usarli. L’industria dei droni è pronta a mettere le ali, in tutti i sensi.

    Evoluzione delle minacce

    Una costante. Entro fine 2013, Akamai stima che i propri clienti riporteranno un numero di attacchi DDoS superiore al 30% rispetto al 2012. Cosa ci riserverà il 2014? Sicuramente attacchi più intelligenti, caratterizzati da un targeting più accurato (verso applicazioni specifiche), non più di carattere volumetrico e indirizzati al front-end ma piuttosto di natura ‘slow&low’ e rivolti al back-end, come ad esempio Slow POST e HashDos.

    Bene, questi i trend che Akamai individua per il 2014 e voi che ne pensate? Credete che ci sia ancora qualche altro trend che potrà caratterizzare il nuovo anno? Allora, indicateci tra i commenti quelli che secondo voi saranno i tech trend del 2014!

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