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  • Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Trump ha firmato l’ordine esecutivo da il via a TikTok US. Viene creata una joint venture americana con ByteDance al 19,9%. Il consorzio di aziende è a guida Oracle e l’algoritmo in licenza. Un precedente per la nuova geopolitica digitale.

    Donald Trump ha firmato, giovedì 25 settembre 2025, l’ordine esecutivo che dà ufficialmente vita a TikTok US. Dopo mesi di tensioni e trattative, l’app più discussa degli ultimi anni entra in una nuova fase.

    Da questo momento in poi le attività americane della piattaforma saranno gestite da una nuova società a maggioranza statunitense, con ByteDance in posizione di minoranza.

    Dopo la telefonata del 19 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping, che aveva aperto la strada a un’intesa politica di principio, adesso si parla di un accordo pronto per essere firmato.

    L’annuncio di Trump dopo la chiamata con Xi aveva suscitato più di un dubbio. Pechino non aveva mai parlato di un via libera pieno, ma di un confronto “positivo” in cui veniva ribadita la richiesta di non discriminazione per le imprese cinesi.

    La struttura di TikTok US è definita e Trump ha firmato l’ordine esecutivo.

    Il quadro che emerge ricalca le anticipazioni di settembre, ma questa volta con tempistiche chiare e un riferimento preciso alla legge bipartisan del 2024 che obbliga TikTok a passare sotto controllo americano.

    Al via Tiktok US, Trump firma l'ordine esecutivo
    Al via Tiktok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    TikTok US e la nuova joint-venture

    Secondo diverse fonti, e alcune conferme della Casa Bianca, TikTok US sarà gestita da una nuova joint-venture con sede negli Stati Uniti.

    ByteDance deterrà meno del 20 per cento delle quote, restando formalmente socio ma senza controllo. Gli investitori americani controlleranno la larga maggioranza, in linea con la legge approvata dal Congresso.

    La scelta della joint venture non è solo tecnica. Serve a rassicurare Washington sul fronte della sicurezza nazionale, garantendo che le decisioni strategiche, la gestione dei dati e l’operatività non possano più essere condizionate da Pechino.

    Il percorso legislativo e le successive proroghe

    Il percorso è stato scandito da tappe precise. La legge bipartisan del 2024 stabiliva che TikTok dovesse essere venduta a proprietari statunitensi entro il 2025, pena un divieto totale.

    Lo scorso gennaio, a poche ore dall’insediamento di Trump per il suo secondo mandato, l’app era stata effettivamente bloccata. Un blocco durato appena un giorno, perché lo stesso Trump aveva promesso di sospendere le sanzioni e avviare un negoziato con la Cina.

    Da allora la Casa Bianca ha concesso proroghe successive, mentre si cercava la formula giusta.

    Adesso la struttura trovata sembra soddisfare entrambe le parti e rispettare la legge. Per consentire la piena attuazione, Trump estende la sospensione di altri 120 giorni.

    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US
    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US

    TikTok e la sicurezza dei dati

    Alla base di tutta la vicenda resta la questione della sicurezza. Negli anni, esperti e funzionari statunitensi hanno sostenuto che ByteDance potesse offrire al governo cinese accesso a dati sensibili e all’algoritmo dell’app. Con oltre 170 milioni di utenti americani, TikTok rappresenta un caso senza precedenti per dimensione e impatto.

    La nuova joint venture è pensata proprio per rispondere a questi timori. ByteDance mantiene una presenza marginale, ma la governance e la gestione dei dati vengono spostate stabilmente sotto controllo americano.

    TikTok US e il nodo dell’algoritmo

    La questione più delicata riguarda l’algoritmo. Le leggi cinesi ne vietano la cessione all’estero, e quindi TikTok US continuerà a utilizzarlo tramite una licenza concessa da ByteDance.

    In questa fase, un ruolo di prim’ordine lo giocherà proprio Oracle, la società di Latty Ellison, grande finanziatore delle campagne elettorali di Trump.

    Insieme a Elon Musk, Ellison è stato un grande sostenitore per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

    Oracle avrà quindi, in virtù di società che gestirà i dati degli utenti americani, la possibilità di accedere al codice sorgente di TikTok.

    Siamo di fronte, evidentemente, ad un nuovo caso di quello che ormai definisco da tempo come “algoritmo del proprietario”. Ossia di algoritmi che vengono modellati agli interessi del proprietario della piattaforma.

    X è un esempio su tutti.

    Adesso con TikTok US non sarà la stessa cosa, ma di sicuro l’accesso all’algoritmo aiuterà a capire come meglio veicolare l’algoritmo di raccomandazione di TikTok.

    È un compromesso che consente all’app di restare operativa, ma che lascia aperto il tema del reale grado di autonomia della nuova entità americana.

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    Lo scontro politico nato con TikTok 

    La storia di TikTok negli Stati Uniti è anche politica. Durante il suo primo mandato, Trump aveva tentato di vietare l’app già nel 2020 con un ordine esecutivo, annullato poi dal presidente Biden nel 2021. Successivamente lo stesso Biden ha firmato la legge bipartisan che ha reso obbligatoria la cessione.

    Ora, nel secondo mandato di Trump, quella legge trova applicazione concreta. Non si tratta più di minacce o di ordini annullati, ma di un processo negoziato con la Cina e vicino a concludersi.

    La nascita di TikTok US segna una svolta.

    La firma di Trump rappresenta il tentativo di trasformare una crisi in una soluzione stabile. Con l’obiettivo principale, mai nascosto, di mantenere la piattaforma attiva negli Stati Uniti garantendo al tempo stesso sicurezza e controllo.

    Ma la domanda resta la stessa: quanto durerà l’equilibrio trovato? La storia recente insegna che, quando si tratta di Trump e di rapporti con la Cina, nulla è mai davvero definitivo.

    Vedremo come si svilupperà la situazione nei prossimi 120 giorni.

  • Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    Trump firma una nuova proroga per TikTok. L’app di ByteDance potrà operare negli Stati Uniti fino al 17 settembre, con protezione legale completa. Vediamo insieme il perché di questa scelta e cosa comporta.

    Come anticipato qualche giorno fa dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, l’amministrazione Trump ha dato il via ad una nuova proroga di 90 giorni a ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, per completare la cessione delle attività statunitensi della piattaforma.

    Con questo annuncio, il termine inizialmente fissato per il 19 giugno slitta nuovamente, fissando la nuova scadenza al 17 settembre 2025. Si tratta della terza estensione consecutiva da parte della Casa Bianca in meno di sei mesi.

    Una decisione che da un lato permette alla piattaforma di respirare ancora; ma dall’altro apre un fronte di critiche sul piano politico e normativo, alimentando un clima di incertezza attorno alla complessa questione di TikTok negli Usa.

    Una nuova proroga, tra tattica e ambiguità

    La proroga è stata confermata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt e formalizzata il 20 giugno 2025, con un nuovo ordine esecutivo firmato da Trump.

    Nel testo si stabilisce che TikTok potrà continuare a operare fino al 17 settembre senza subire alcuna azione punitiva, né da parte delle autorità federali né da parte di soggetti statali o privati.

    Il Dipartimento di Giustizia ha ricevuto istruzioni chiare. E quindi, fino a quella data, nessun provvedimento potrà essere intrapreso contro ByteDance o TikTok in relazione alla legge firmata nel 2024.

    Nei fatti, l’applicazione della norma è sospesa completamente, almeno per i prossimi tre mesi.

    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché
    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    L’importanza strategica di TikTok per Trump

    TikTok conta oggi oltre 170 milioni di utenti negli Stati Uniti e rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei principali canali di comunicazione digitale per il pubblico più giovane. E non solo.

    Trump, che durante la campagna presidenziale del 2024 ha puntato proprio sulla capacità di raggiungere questa fascia di elettorato, sembra consapevole del rischio politico di una chiusura forzata della piattaforma.

    Ma c’è anche il risvolto del ruolo di TikTok per le piccole e media imprese americane che grazie alla piattaforma cinese hanno creato spazi commerciali, in alcuni casi, vitali.

    La scelta di rinviare ancora non appare solo tecnica, ma profondamente tattica. Infatti, garantisce tempo per eventuali trattative di vendita, ma soprattutto permette di conservare attivo un canale strategico di comunicazione, evitando strappi in un momento politicamente delicato.

    La legge sulla sicurezza nazionale, approvata con ampio consenso bipartisan nell’aprile 2024, prevedeva inizialmente che ByteDance cedesse TikTok entro 270 giorni, con la possibilità di un’unica proroga di 90 giorni.

    Dopo una prima estensione al 19 aprile e una seconda al 19 giugno, quella di oggi rappresenta la terza proroga, e molti osservatori iniziano a parlare apertamente di una sorta di svuotamento della legge.

    Alcuni membri del Congresso, in particolare tra i democratici, hanno espresso forti perplessità. La ripetizione degli ordini esecutivi, secondo loro, mina la credibilità dell’impianto normativo e crea un precedente pericoloso.

    Se una legge così chiara può essere aggirata per decreto, quale sarà il limite nei prossimi casi?

    Nessuna vendita di TikTok all’orizzonte

    Nonostante il tempo guadagnato, la cessione di TikTok non appare proprio all’orizzonte. Le trattative con potenziali acquirenti americani, tra cui gruppi tecnologici e investitori privati, si trovano ancora in fase interlocutoria.

    Le difficoltà non sono solo politiche. La Cina ha imposto paletti normativi che rendono complicata la vendita degli algoritmi alla base della piattaforma, e le autorità statunitensi hanno sollevato dubbi antitrust su alcuni dei soggetti interessati all’acquisto.

    ByteDance, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali negli ultimi giorni, e il rischio concreto è che il rinvio sia solo un modo per guadagnare tempo, senza una reale prospettiva di chiusura dell’operazione.

    Una sospensione senza precedenti

    L’aspetto più rilevante dell’ordine esecutivo firmato oggi è la sospensione totale dell’applicazione della legge. Significa che, non solo il governo federale, ma anche stati e cittadini privati non potranno avviare alcuna azione legale contro TikTok fino al 17 settembre.

    Una clausola che segna un cambio di passo rispetto alle precedenti proroghe, e che mostra chiaramente la volontà di Trump di congelare completamente lo scontro normativo in corso.

    Nel frattempo, la piattaforma continua a operare, i contenuti continuano a circolare e gli investimenti pubblicitari non si sono fermati.

    Ma il clima resta sospeso, in attesa di un chiarimento che, per ora, viene ancora una volta rimandato.

    La strategia di Trump: ritardare e prendere tempo

    L’impressione, ormai sempre più diffusa, è che Trump non voglia risolvere davvero il nodo TikTok, ma preferisca mantenerlo aperto come leva politica.

    Concedendo proroghe continue, infatti, evita il peso di una decisione definitiva, mantiene un rapporto funzionale con una parte rilevante dell’elettorato Usa e, al tempo stesso, può continuare a rivendicare una posizione di fermezza verso la Cina.

    È una strategia che consente di gestire il problema senza chiuderlo, lasciando aperte tutte le opzioni in vista dei prossimi mesi. Una posizione in un equilibrio precario tra diplomazia, campagna elettorale e tutela del consenso.

    La proroga concessa da Trump a TikTok — ora formalizzata e completa di protezione legale fino al 17 settembre — è solo l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da oltre un anno e che continua a mescolare comunicazione, geopolitica, tecnologia e diritto.

    TikTok resta operativa, ma in uno scenario sempre più sospeso, dove nessuna soluzione è definitiva e dove ogni decisione, più che rispondere a un principio, sembra seguire una convenienza.

    Nei prossimi mesi scopriremo se questa nuova finestra sarà davvero usata per costruire una via d’uscita oppure se ci troveremo, ancora una volta, di fronte all’ennesimo rinvio.

  • Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Ecco le startup di maggior successo degli ultimi dieci anni: Shein al primo posto; poi ByteDance e OpenAI. Ecco le loro valutazioni, crescita e impatto sul mercato.

    Di Shein si è parlato di recente, in quanto è stata individuata dall’UE come una “big tech” (supera i 45 milioni di utenti mensili). E per questo è chiamata a rispettare le regole così come impostate all’interno del DSA – Digital Services Act.

    Il marketplace cinese, che si pone come alternativa a Amazon, in quanto big tech nella UE, deve impegnarsi proteggere gli utenti da contenuti e prodotti illegali.

    Shein è stata anche di recente denunciata da alcuni grandi marchi, come Oakley e Ralph Lauren per aver violato la proprietà intellettuale. La contraffazione dei prodotti è uno dei grandi temi che la startup cinese deve affrontare.

    Il caso Shein, la startup cinese di successo

    Ma di Shein si parla anche per essere stata confermata come la startup di maggior successo degli ultimi dieci anni, posizionandosi tra le prime tre per valutazione di mercato, percezione del pubblico, crescita e numero di dipendenti.

    Al secondo posto si piazza la startup proprietaria della piattaforma TikTok, ByteDance, che vanta la valutazione più alta, il punteggio più alto in termini di crescita e il numero più alto di dipendenti.

    Al terzo posto si colloca OpenAI, l’associazione senza scopo di lucro che ha creato ChatGPT. L’associazione, il cui CEO è Sam Altman, vanta la seconda valutazione aziendale più alta e un altrettanto significativo tasso di crescita.

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    Ecco l’Indice di Successo delle Startup

    Questi dati derivano dall’”Indice di Successo delle Startup“, elaborato dagli esperti di Vention, società americana di sviluppo software, che ha analizzato un elenco di 1.220 startup, tratto da CB Insights.

    L’analisi si è basata su valutazione, percezione del pubblico in relazione al volume di ricerche, punteggio di crescita e numero di dipendenti. I risultati per ciascuna categoria sono stati convertiti in un punteggio, il massimo è 100, dai quali è derivata questa classifica.

    Shein al primo posto

    Shein quindi è al vertice di questa lista con un punteggio di 87,12. Lo studio ha rivelato che Shein, che conta oltre 100.000 dipendenti, si è classificata tra le prime tre in ogni categoria.

    La startup cinese ha un valore di 66 miliardi di dollari, il terzo più alto rilevato dall’analisi, e un volume di ricerca mensile medio di 62 milioni a livello globale. Shein viene cercata 277 volte più di ByteDance, che si è classificata seconda nell’elenco delle startup più di successo dell’ultimo decennio.

    ByteDance

    ByteDance, proprietaria di TikTok, si è classificata come la seconda startup di successo con un punteggio di 83,57, avendo il valore più alto tra tutte le startup elencate, pari a 225 miliardi di dollari. L’azienda ha anche il maggior numero di dipendenti, ossia il 50% in più di Shein, e ha ottenuto il punteggio più alto in termini di.

    ByteDance conta circa 150.000 dipendenti e ha registrato una crescita del numero totale dei dipendenti del 4% negli ultimi sei mesi. Sebbene ByteDance abbia un volume di ricerca mensile inferiore, pari a 223.582, val la pena notare che la sua azienda sussidiaria, TikTok, vanta una media di 58 milioni di ricerche a livello mondiale, ogni mese.

    OpenAI di ChatGPT

    Al terzo posto si trova lo sviluppatore di ChatGPT, OpenAI, con un punteggio di 76,56. Lo studio ha rivelato che la società di ricerca e implementazione dell’intelligenza artificiale ha la seconda valutazione più alta, 80 miliardi di dollari, e il secondo punteggio di crescita più alto, vale a dire 8,98.

    Nonostante abbia il numero più basso di dipendenti tra le prime 10, con poco più di 700, OpenAI registra il quarto volume di ricerche mensili più elevato tra tutte le aziende, con oltre 10,5 milioni di ricerche ogni mese.

    Stripe

    Stripe, startup di tecnologia finanziaria, si classifica quarta con un punteggio di 67,42. Ha il quarto valore aziendale più alto, 65 miliardi di dollari, e il quarto maggior numero di dipendenti tra le top 10, cioè 7.000.

    Databricks e Revolut

    Al quinto posto troviamo la piattaforma di dati cloud per l’IA aziendale Databricks, con un punteggio di 60,82. Databricks ha un valore aziendale di 43 miliardi di dollari e il quarto punteggio di crescita più alto: 7,07.

    Segue la compagnia di fintech Revolut al sesto posto, con un punteggio di 60,15. Revolut è valutata 50,8 miliardi di dollari ma ha oltre 1.500 dipendenti in più di Databricks. La compagnia di fintech si è classificata più alta rispetto a Chime, con sede a San Francisco, che si è piazzata decima nella lista.

    Canva vanta più ricerche mensili

    Canva si posiziona al settimo posto, con un punteggio di 56,09. Il punteggio più alto di Canva nell’indice è stato per la percezione del pubblico, dove si è classificata prima tra le aziende prese in esame dall’analisi. Canva viene ricercata su Google quasi due terzi in più rispetto a Shein, con oltre 98 milioni di ricerche ogni mese.

    Epic Games

    Epic Games si trova all’ottavo posto con un punteggio di 53,29. Lo sviluppatore americano di videogiochi e software ha un valore di 23 miliardi di dollari e poco più di 4.000 dipendenti. La compagnia di videogiochi si è classificata al di sopra di Niantic, meglio conosciuta per lo sviluppo del gioco mobile in realtà aumentata Pokémon Go, che ha un valore di 9 miliardi di dollari e 1.050 dipendenti.

    Miro

    La piattaforma di collaborazione digitale Miro si trova al nono posto, con un punteggio di 52,84. Miro ha il valore più basso tra tutte le aziende delle top 10 elencate, pari a 18 miliardi di dollari, ma ha il quinto punteggio di crescita più alto: 6,93. Uno dei principali concorrenti di Miro, Lucid Software, ha un valore di 3 miliardi di dollari e un punteggio di crescita di 3,3.

    Chime

    Infine, Chime conclude la lista al decimo posto con un punteggio di 47,92. La compagnia di fintech vale 25 miliardi di dollari, che è 20 miliardi in più rispetto al concorrente Monzo.

    Il fintech ai vertici

    Guardando la classifica delle prime 10 aziende, si nota che il fintech sembra essere l’industria più prevalente, con più startup tecnologiche che hanno riscontrato maggiore successo rispetto alle startup ‘tradizionali’.

    Osservando invece l’industria del retail, la seconda azienda più popolare dopo Shein è stata GoPuff, azienda americana di beni di consumo e consegna di alimenti, che si è classificata dodicesima.

    Nuovi modelli di business

    Sempre a livello di nota, non si può non segnalare come questa analisi ci proponga ai vertici tre aziende come Shein, ByteDance e OpenAI. Aziende, o comunque startup, che hanno dato vita a modelli di business innovativi, partnership strategiche e tecnologia all’avanguardia.

    E infine, OpenAI che nonostante faccia registrare il numero più basso di dipendenti, vanta già una posizione di leader nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale.

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