OpenAI si starebbe preparando a lanciare il suo motore di ricerca il 13 maggio. La nuova tecnologia, supportata da Microsoft, punta a sfidare direttamente il predominio di Google.
L’annuncio era nell’aria, si parlava ancora di qualche settimana. Ma pare, secondo quanto riportato da Reuters, che OpenAI potrebbe anticipare il suo annuncio al 13 maggio 2024.
E di quale annuncio si tratta?
Semplice. OpenAI sta per lanciare il suo motore di ricerca che potrebbe presto diventare un reale competitor di Google.
L’annuncio ormai è imminente
Un annuncio che potrebbe rivoluzionare il concetto di motore di ricerca per come lo abbiamo sempre inteso, fino ad oggi. E, altro elemento che va posto in rilevanza, il lancio di un motore di ricerca da parte di OpenAI rappresenta il primo vero tentativo di mettere in difficoltà Google. Dopo 25 anni di dominio, pressoché, assoluto.
Questo lancio coinvolge Microsoft che in OpenAI ha investito più di 10 miliardi di dollari.
Infatti l’associazione guidata da Sam Altman sfrutterà la tecnologia di Microsoft Bing per alimentare il suo motore di ricerca. A questa verrà integrata l’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di ricerca degli utenti.
OpenAI punta a migliorare l’esperienza di ricerca
Il vero obiettivo di OpenAI con questo prodotto, dunque, è migliorare il modo in cui gli utenti scoprono e interagiscono con le informazioni su Internet.
Questo non solo offrirà un’alternativa a Google, ma punta a ridefinire l’esperienza di ricerca rendendola più intuitiva e contestualizzata. Tutto questi, grazie all’integrazione con le capacità conversazionali e di comprensione del linguaggio di ChatGPT.
Le ripercussioni sugli utenti e le conseguenze sul mercato search saranno evidenti e rilevanti.
Attualmente, Google è ancora leader del mercato search a livello globale. Con una quota di mercato predominante che ovunque supera l’80% di utilizzo.
Nonostante il successo e la crescita rapida di ChatGPT, OpenAI con il suo motore di ricerca ha davanti a sè una sfida enorme per cercare di scalfire, o eventualmente superare, il ruolo predominante di Google.
Una grande sfida per OpenAI
In aggiunta a tutto questo, se poi OpenAI sarà in grado integrare efficacemente questo motore di ricerca con altre tecnologie e su piattaforme, allora potrebbe non solo influenzare il mercato search ma addirittura l’intero ecosistema dell’informazione digitale.
Quello che ha colpito molti è che se davvero il nuovo motore di ricerca sarà annunciato il 13 maggio, allora OpenAI unta ad attirare l’attenzione sottraendola proprio a Google.
Come dicevamo prima, per la prima volta Google deve difendersi dall’avanzare di nuovi soggetti che potrebbero offuscare la sua presenza. E non c’è solo OpenAI.
Sullo sfondo si sta concretizzando anche Perplexity, start-up da 1 miliardo di dollari fondata da un ex ricercatore di OpenAI. Il suo prodotto di ricerca basato sull’intelligenza artificiale ha attirato 10 milioni di utenti attivi mensili a gennaio.
Insomma, per la prima volta nella sua storia Google si trova in difficoltà e costretta a rincorrere. In questi 25 anni è sempre accaduto il contrario.
Il motore di ricerca per antonomasia viene messo in difficoltà dalla intelligenza artificiale. Fenomeno che Google avrebbe dovuto gestire meglio. Da tempo.
Se non dovesse essere annunciato il 13 maggio, il nuovo motore di ricerca di OpenAI manterrà la sua valenza rivoluzionaria anche nei prossimi giorni. Non cambierebbe nulla. E Google, nonostante tutto sarebbe in difficoltà.
OpenAI ha lanciato GPT Store e ChatGPT Team, portando l’IA personalizzata nelle aziende, migliorando l’efficienza e la gestione dei dati. Una innovazione che avrà impatti significativi sul futuro del lavoro e del business.
Nell’era digitale, l’intelligenza artificiale (IA) continua a ridefinire il panorama tecnologico. L’ultimo lancio di OpenAI, ChatGPT Store, segna un altro passo avanti significativo, orientato alla personalizzazione. Vediamo insieme cosa si intende per ChatGPT Store, il suo scopo e le potenziali ripercussioni nel mondo del business. Insieme a Chat GPT Team.
Cos’è GPT Store
ChatGPT Store è una piattaforma innovativa sviluppata da OpenAI. La sua punta di diamante, ChatGPT Team, è una versione avanzata del popolare ChatGPT, personalizzata per l’uso aziendale.
Questa versione consente alle aziende di implementare il potente strumento AI tra i propri dipendenti, garantendo al contempo la sicurezza e la privacy dei dati aziendali.
Il cuore di ChatGPT Team è la sua capacità di isolare e proteggere i dati aziendali. Ogni interazione con il chatbot rimane confinata all’interno dell’ecosistema aziendale, offrendo una soluzione di intelligenza artificiale sicura e privata.
Il lancio di ChatGPT Team
A un costo di 25-30 dollari per utente al mese (25 se si adotta un piano di abbonamento annuale), ChatGPT Team promette di migliorare l’efficienza, accelerare il flusso di lavoro e fornire supporto decisionale basato su dati.
GPT Store verrà distribuito agli utenti di ChatGPT Plus ed Enterprise, insieme agli abbonati a un nuovo livello chiamato Team. Già visibile anche in Italia.
Introducing ChatGPT Team: A new plan for teams of all sizes with access to advanced models and tools, business-grade data privacy & security, and the ability to create and share custom GPTs.
Come ChatGPT Enterprise, ChatGPT Team offre l’accesso a GPT-4, DALL-E 3 e alla funzionalità Advanced Data Analysis di OpenAI, oltre al controllo sui dati.
L’introduzione di GPT Store e ChatGPT Team segnano una ulteriore svolta nel modo in cui le aziende interagiranno con l’intelligenza artificiale. La personalizzazione e la sicurezza offerte da ChatGPT Team potrebbero rivoluzionare il posto di lavoro, aumentando la produttività e l’efficienza.
Allo stesso tempo, questa innovazione solleva questioni importanti sulla dipendenza dalla tecnologia e sull’evoluzione dei ruoli lavorativi in un ambiente sempre più digitale.
In conclusione, il lancio GPT Store e ChatGPT Team da parte di OpenAI è un chiaro indicatore dell’importanza crescente dell’IA nel mondo del lavoro e del business.
Mentre ChatGPT Team promette di trasformare il modo in cui le aziende utilizzano la tecnologia, rimane da vedere come questa novità modellerà il futuro del lavoro e la gestione dei dati aziendali.
Una ricerca di Deloitte esplora il crescente fenomeno dell’Intelligenza Artificiale in Italia. I dati raccolti ci offrono uno sguardo su come utenti e aziende vedono questa tecnologia rivoluzionaria.
Il tema dell’intelligenza artificiale si sta estendendo sempre di più in qualsiasi ambito. Sia personale che professionale. E parliamo soprattutto di IA generativa, dopo il boom di ChatGPT, esattamente un anno fa.
Ed è proprio a distanza di un anno dalla IA di OpenAI che vale la pena dare un’occhiata alla ricerca di Deloitte sull’Intelligenza Artificiale in Italia. Ricerca che getta luce su un panorama in costante mutamento anche nel nostro paese. La gestione e l’implementazione dell’AI stanno diventando sempre più cruciali per le imprese e la società.
Panorama sulla IA in Italia nel 2023
Ma cosa ne pensano gli italiani?
Le opinioni si dividono tra curiosità e timore. Gli italiani sperano che l’IA trovi applicazione soprattutto in campo medico (38%) e nella semplificazione burocratica (31%). C’è anche chi non esclude di “fare amicizia” con un’intelligenza artificiale (41%), mentre molti lo troverebbero “inquietante” (28%).
Secondo il report, ben il 59% delle imprese italiane ha già sperimentato con l’IA. Il 40% prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi tre anni. Questa crescita è spinta dall’esigenza di ottimizzare i processi, analizzare dati e gestire i rischi.
Il 35% delle aziende è pronto per l’implementazione dell’AI, mentre il 53% guarda al medio termine. Si punta alla riduzione dei costi di questa tecnologia, che attualmente rappresenta un ostacolo per la maggior parte delle imprese italiane (66%).
L’IA e le aziende italiane
Tra le soluzioni più comuni vi sono quelle per l’automazione, l’ottimizzazione e la gestione di processi (38%), l’analisi dei dati (16%), l’analisi e la gestione dei rischi (15%). Meno frequenti l’uso di chatbot (13%), l’impiego per la formazione dei dipendenti (8%) e le applicazioni per la produzione di testo e/o immagini, usate solo dal 3% delle aziende nonostante il grande clamore mediatico di cui sono state protagoniste negli ultimi mesi.
Solo nel 41% dei casi le aziende non hanno mai fatto alcun utilizzo di applicazioni IA.
Il fenomeno della Intelligenza Artificiale va guidato e gestito nel migliore dei modi, affinché si creino le opportunità e si riducano i rischi. E per fare questo c’è bisogno di competenze.
La ricerca evidenzia quelle che sono le barriere che ostacolano l’implementazione aziendale di tecnologie AI. E sono: la mancanza di conoscenze e competenze tecniche (40%); l’incompatibilità tecnologica con i sistemi attuali (37%); la carenza di adeguate risorse finanziarie (31%), che nel caso delle aziende del Sud arriva al 47%.
Aziende e IA, non senza difficoltà
Altri ostacoli che vengono segnalati dalle aziende sono la difficoltà nella raccolta e gestione dei dati (27%); il grado di maturità del mercato/settore di riferimento (17%).
E poi, il 71% delle aziende ritiene che l’orizzonte temporale per la diffusione dell’IA sia di lungo periodo. Il 66% fa notare come nel breve periodo la maggior parte delle tecnologie e innovazioni IA abbia un costo proibitivo. Come si ricordava all’inizio.
7 aziende su 10 concordano sul fatto che la collaborazione fra pubblico e privato sarà imprescindibile per delineare un quadro normativo equo ed efficace sull’AI.
Il 68% conviene che per garantire uno sviluppo etico e responsabile sarà fondamentale regolamentare la tecnologia AI fin dalle prime fasi della progettazione.
Come poter garantire uno sviluppo etico dell’AI? Il 59% sottolinea l’importanza delle competenze delle persone all’interno delle imprese. Un 33% indica come prioritaria la formazione di ricercatori e sviluppatori di algoritmi AI su problematiche etiche. Il 31%, invece, pone l’accento sull’importanza di una maggiore trasparenza sui meccanismi di funzionamento dell’AI.
AI e Sostenibilità Ambientale
Le aziende vedono nell’IA un potenziale enorme per la sostenibilità ambientale. In particolare, per l’efficienza energetica (70%); la riduzione dell’inquinamento (57%) e l’economia circolare. L’impiego dell’AI, invece, secondo il 20% potrebbe servire allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. L’8% ne sottolinea il potenziale nella protezione della biodiversità.
Cosa pensano gli italiani della IA
Circa un quarto dei cittadini italiani ha già sperimentato applicazioni per la generazione di testi come ChatGPT e Bard. La traduzione simultanea, gli assistenti vocali e le previsioni del traffico in tempo reale emergono come le applicazioni di AI più utilizzate nella vita quotidiana.
Molto utili anche le previsioni del traffico in tempo reale, che sono adottate dal 37% e continueranno a essere usate da un cittadino su tre.
Come dicevamo, il 25% ha provato applicazioni per la generazione di testo, come ChatGPT e Bard, e il 15% continuerà a usarle. Tra le applicazioni ancora di “nicchia” la guida autonoma di veicoli (il 13% l’ha provata, il 4% continuerà), la creazione di contenuti artistici e multimediali (l’11% ha provato, il 5% continuerà) e quelle per i servizi finanziari (provati dal 10%, continueranno a essere usati dal 5%).
Sorprendentemente, il 41% degli intervistati è aperto all’idea di fare amicizia con un’intelligenza artificiale (il 22% “possibilista se avesse connotati umani”; il 19% risponde di sì con entusiasmo); mentre il 28% lo trova “impossibile” e “inquietante”.
Gli altri settori che gli italiani ritengono prioritari per lo sviluppo della IA siano in ambito medico (38%). E tra chi scommette sull’IA per il settore salute, il 57% immagina di utilizzarla per monitoraggio dello stato di salute e rilevamento di segnali di attenzione; il 52% pensa che sarà utile alla ricerca farmaceutica-sanitaria; il 47% ipotizza un miglior accesso a servizi di prevenzione o assistenza sanitaria personalizzata; mentre il 41% spera in un supporto alla diagnosi attraverso l’analisi di dati.
Significativa anche l’indicazione sul settore dei servizi pubblici e l’interazione con la PA (31%), che grazie all’AI potrebbe essere migliorata tramite l’automazione e semplificazione burocratica. Segue l’indicazione di un possibile utilizzo applicato a “telecomunicazioni, media e intrattenimento” (30%).
“Quanto conosci l’IA?”
Ma gli italiani quanto ne sanno di IA? Allora, dalla ricerca emerge che gli italiani si suddividono in quattro categorie: i “grandi conoscitori” (17%) sono coloro che affermano di conoscere bene le applicazioni e i prodotti AI, nonché la tecnologia sottostante; il 19% si definirebbe come “grande utilizzatore”, cioè utilizza frequentemente prodotti e servizi AI nella vita quotidiana ed è interessato all’utilizzo di futuri sviluppi nel settore; i “non utilizzatori” sono il 22% e dichiarano uno scarso uso e interesse verso l’AI; il 42%, invece, esprime timore o preoccupazione per i futuri rischi che questa tecnologia pone.
L’IA generativa non è più solo una chatbot, è molto di più. Il lancio di Grok di xAI, insieme a ChatGPT Turbo rappresentano una evoluzione che impone oggi una seria riflessione sulle implicazioni che l’IA generativa più avere su larga scala.
In un mondo in cui la tecnologia si evolve a passi da gigante, l’intelligenza artificiale (IA) si è affermata come una delle forze più trasformative del nostro tempo. Non più relegata alle pagine di romanzi di fantascienza o ai laboratori di ricerca. L’IA generativa ha fatto irruzione nella vita quotidiana, promettendo di rivoluzionare ogni aspetto della nostra esistenza. Dalle auto che si guidano da sole alle assistenti virtuali che gestiscono le nostre case, l’IA sta ridefinendo il concetto di automazione e interazione uomo-macchina.
Un futuro che è già presente. E porta a fare delle considerazioni di tipo economico, sociale ed etico per comprendere meglio quello che sta per arrivare.
Il recente OpenAI Day ha segnato un momento storico in questa rapida evoluzione. Con l’annuncio di ChatGPT Turbo, un’innovazione che promette di accelerare ulteriormente l’integrazione dell’IA nella società. Questo sviluppo segue il lancio di Grok da parte di xAI, un altro pioniere nel campo dell’IA generativa. Grok ha introdotto nuove possibilità di interazione e comprensione tra umani e macchine. Qui esploreremo il panorama attuale dell’IA generativa, delineando come queste tecnologie stanno plasmando il nostro futuro.
Mentre ci avventuriamo in questa nuova era, è essenziale comprendere non solo le capacità tecniche di sistemi come Grok e ChatGPT Turbo. Ma anche il contesto più ampio in cui queste innovazioni stanno emergendo. In questo contesto vedremo come Grok e ChatGPT Turbo rappresentano i più recenti balzi in avanti in questo campo dinamico. E certamente da qui inizia una nuova era dell’IA generativa sempre più performante e precisa.
Il panorama attuale dell’IA Generativa
L’IA generativa ha superato il semplice riconoscimento di immagini e testo, evolvendo in sistemi capaci di creare contenuti, risolvere problemi complessi e interagire con gli utenti in modi sempre più sofisticati. Questo campo si è espanso per includere la generazione di linguaggio naturale, la creazione di arte e musica, e persino la simulazione di dialoghi umani. Con ogni innovazione, l’IA generativa si avvicina sempre di più a replicare la complessità e la creatività umana. E in alcuni casi anche l’emotività.
Grok: la promessa di xAI, e di Elon Musk
Grok, sviluppato da xAI, rappresenta un salto qualitativo nell’IA generativa. Con i suoi 33 miliardi di parametri, mira a simulare la curiosità innata e le capacità di apprendimento simili a quelle umane. Grok è progettato per interagire e comprendere con un livello di profondità e naturalezza senza precedenti.
Come chatbot AI, risponde a domande e fornisce insight su una vasta gamma di argomenti, sfruttando la piattaforma X (quella che un tempo era Twitter) per un accesso in tempo reale a informazioni globali. Il suo lancio segna il primo rilascio pubblico di xAI nel settore degli strumenti di IA generativa.
Il nome “Grok” fa riferimento al romanzo di fantascienza “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Qui “grok” significa comprendere qualcosa in modo profondo e intuitivo.
Va anche detto che il termine informale grok è stato un’invenzione dello scrittore di fantascienza Robert A. Heinlein, il cui romanzo di fantascienza del 1961 Straniero in terra Straniera attribuiva grande importanza al concetto di grokking. Nel libro, grok significa entrare in empatia così profondamente con gli altri da fondersi o fondersi con loro.
Elon Musk ha introdotto Grok come la sua risposta a ChatGPT, con l’obiettivo di competere nel campo dell’intelligenza artificiale. Grok è progettato per rispondere alle domande con uno spirito arguto e ha un carattere ribelle. Molto in linea con lo spirito della “Guida galattica per autostoppisti”. E in linea con il suo fondatore, Elon Musk.
ChatGPT Turbo: l’Innovazione di OpenAI
OpenAI, noto per il suo lavoro pionieristico nell’IA conversazionale, ha recentemente annunciato ChatGPT Turbo durante l’OpenAI Day. Questa nuova interazione del modello GPT-4 è stata migliorata con funzionalità avanzate. Come una finestra di contesto più ampia e una maggiore efficienza dei costi.
ChatGPT Turbo è stato progettato per essere più veloce, più intuitivo e più accessibile, rendendolo un’opzione attraente per gli sviluppatori e le aziende che cercano di integrare l’IA nelle loro operazioni.
ChatGPT Turbo fa riferimento a una versione ottimizzata dei modelli GPT-3.5 e GPT-4 per le interazioni via chat. OpenAI ha sviluppato l’API di completamento chat, che utilizza il Chat Markup Language (ChatML), come metodo preferito e unico per accedere a questi modelli più avanzati, inclusa la versione GPT-4 Turbo.
Il modello gpt-3.5-turbo è il più capace ed economico della famiglia GPT-3.5 ed è stato ottimizzato per le chat utilizzando l’API Chat completions, ma è adatto anche per compiti di completamento tradizionali. Durante il DevDay, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato la nuova versione avanzata del modello ChatGPT chiamata GPT-4 Turbo, che presenta una maggiore capacità di gestione del contesto.
GPT-3.5 Turbo offre agli sviluppatori un modello stabile raccomandato, con la flessibilità di scegliere una versione specifica del modello. Ad esempio, è stata rilasciata la versione gpt-3.5-turbo-0301, che sarà supportata fino almeno al 1° giugno, e ci saranno aggiornamenti futuri per mantenere il modello stabile e aggiornato.
Inoltre, OpenAI ha riferito che ChatGPT ha raggiunto 100 milioni di utenti attivi settimanali e ha lanciato il nuovo modello di intelligenza artificiale GPT-4 Turbo per gli sviluppatori, capace di analizzare oltre 300 pagine di testo. Queste innovazioni mostrano l’impegno di OpenAI nel migliorare costantemente le capacità e la portata dei suoi modelli di linguaggio AI.
Confronto tra Grok e ChatGPT Turbo
Mentre Grok si concentra sulla comprensione profonda e sull’apprendimento, ChatGPT Turbo si distingue per la sua velocità e la sua capacità di gestire un contesto più ampio.
Grafico di @lvntblsn
Grok potrebbe eccellere nell’adattamento e nella personalizzazione. Mentre ChatGPT Turbo potrebbe essere la scelta migliore per applicazioni che richiedono risposte rapide e precise su larga scala. Entrambi i sistemi rappresentano il vertice dell’IA generativa, ma con filosofie e punti di forza distinti.
Il grafico in alto mette a confronto le due intelligenze, subito dopo il lancio di Grok. E quindi subito prima del lancio di ChatGPT Turbo. Potrebbe quindi non contenere più informazioni aggiornate, ma resta comunque utile per avere un’idea di confronto.
Il futuro dell’IA Generativa
Il futuro dell’IA generativa è ricco di potenzialità, un dato fuor di dubbio. Con l’accelerazione del progresso tecnologico, possiamo aspettarci che l’IA diventi più integrata nella vita quotidiana. Capace di offrire soluzioni personalizzate e migliorando l’efficienza in vari settori.
La sfida sarà garantire che queste tecnologie siano sviluppate in modo etico e responsabile, con una considerazione attenta per l’impatto sulla società e sull’occupazione.
L’annuncio di ChatGPT Turbo da parte di OpenAI e il lancio di Grok da parte di xAI rappresentano momenti significativi nella storia dell’IA generativa.
Mentre queste tecnologie continuano a evolversi, è chiaro che stiamo entrando in una nuova era dell’intelligenza artificiale. Una nuova era che promette di ridefinire il nostro rapporto con la tecnologia e di ampliare i confini di ciò che è possibile.
Il futuro dell’IA è non solo brillante ma anche imprevedibile. Sta a noi navigare in questo futuro con cura e attenzione.
Di certo, serve lavorare anche da punto di vista della regolamentazione di questo fenomeno, talmente veloce e potente. E con altrettanta forza e velocità, serve intervenire perché questi strumenti restino tali. E che non diventino occasioni per riempire dei vuoti che saranno difficili da governare.
Quasi sempre di fronte a tali innovazioni è facile perdere la bussola del ragionamento, abbandonandosi in tutto e per tutto. Lo abbiamo già visto coi social media: da strumenti di comunicazioni in poco tempo sono diventati anche contenitori di esistenze. E i risultati sono sotto gli occhi si tutti.
Ma adesso la posta in gioco è ancora più alta. Serve attenzione, misura, concentrazione, curiosità e responsabilità, oltre che consapevolezza.
Dimostriamo a noi stessi di aver imparato la lezione e cominciamo a governare questo fenomeno, prima che questi finiscano per governare le nostre esistenze.
I rilevatori di scrittura AI sono strumenti promettenti per identificare il testo generato da AI, ma presentano ancora sfide significative. Possono produrre falsi positivi e possono essere influenzati dai pregiudizi degli esseri umani.
Si tratta di un tema non da poco, ma va detto che questi strumenti possono essere molto utili, se maneggiati con cura e attenzione, evitando di affidarsi completamente a ciò che realizzano. Infatti, è molto facile incorrere in situazioni imprecise, non corrette che rischiano di alimentare false notizie, disinformazione.
Tutto questo lo si può evitare se si accorda un livello di attenzione molto alto e un’attività adeguata di verifica delle informazioni, per evitare, come dicevamo prima, di essere diffusori di notizie non vere.
Ma come? Stiamo parlando di intelligenza artificiale, sistemi molto complessi e precisi, perché bisogna apprestare attenzione ulteriore? Domande lecite, ma fino ad un certo punto. E questo perché questi sistemi, molto spesso, non sono aggiornatissimi e non sono precisi nel rilasciare testi.
Apparentemente sembrano esaustivi, ma con un po’ di attenzione ci si accorge che le informazioni contenute nel testo possono essere imprecise.
E questo dipende dai sistemi non aggiornati, appunto, e anche dalle richieste (prompt) che vengono rivolte alla AI. Una domanda o una richiesta posta male, porta la AI a rilasciare una informazione non corretta.
Il tema che vogliamo trattare adesso riguarda quelli che si chiamano rilevatori di scrittura AI, ossia dei sistemi, a loro volta costituiti da sistemi AI, che aiutano a comprendere se il testo che state leggendo da un sito, un blog o un giornale online è stato redatto da un umano o da una intelligenza artificiale.
Stiamo parlando quindi di sistemi che possono sbagliare, non sono infallibili infatti e, anche questi, sono da usare con molta cautela.
I rilevatori di scrittura AI rappresentano strumenti interessanti per identificare il testo generato da una AI, ma presentano ancora sfide significative. I rilevatori esistenti sono ancora per lo più inaffidabili e possono essere facilmente superati nel parafrasare un testo o altri situazioni.
Come funzionano i rilevatori di scrittura AI?
I rilevatori di scrittura AI funzionano identificando caratteristiche linguistiche che sono più comuni nel testo generato da AI rispetto al testo scritto dagli umani. Ad esempio, i rilevatori di scrittura AI possono cercare parole o frasi comuni nel testo generato da AI, come “Questo articolo è stato generato da AI” o “Questo articolo è stato scritto da un modello di linguaggio“. Questi strumenti possono anche cercare strutture di frasi o modelli di punteggiatura che sono più comuni nel testo generato da AI rispetto al testo scritto dagli umani.
Quali sono i limiti dei rilevatori di scrittura AI?
Questi strumenti, come dicevamo prima, presentano una serie di limiti. Innanzitutto, i rilevatori esistenti sono poco affidabili.
Ad esempio, se un essere umano parafrasasse il testo generato da AI, il rilevatore di scrittura AI potrebbe non riuscire a rilevare che il testo è stato generato da AI. In secondo luogo, i rilevatori di scrittura AI sono stati messi sotto accusa mostrando pregiudizi contro i non madrelingua inglesi.
Questo perché i rilevatori di scrittura AI sono addestrati su set di dati di testo che sono in gran parte composti da testo scritto da madrelingua inglesi. Di conseguenza, i rilevatori di scrittura AI possono essere più propensi a identificare il testo scritto da non madrelingua inglesi come generato da AI, anche se non lo è.
Come dicevamo, i rilevatori di scrittura AI sono uno strumento promettente per identificare il testo generato da AI, ma presentano ancora sfide significative. Uno dei problemi che si sta presentando, di frequente, è che possono produrre dei “falsi positivi”, ciò significa che possono identificare il testo scritto da esseri umani come scritto da AI.
Si tratta di una situazione che può accadere per una serie di motivi, tra cui la somiglianza tra il testo scritto da esseri umani e il testo scritto da AI, e il fatto che i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati su set di dati di testo che non sono rappresentativi di tutti i tipi di testo scritto da esseri umani.
Un caso impossibile, ovviamente, per il fatto che, come tutti sappiamo, la Costituzione degli Stati Uniti è stata scritta da esseri umani nel 1787. Da gente come Benjamin Franklin, per intenderci. Pare che casi simili abbiano riguardato anche porzioni di testo presi dalla Bibbia a fatti analizzare da questi rilevatori.
In ogni caso, per provare a capire meglio cosa può succedere in casi come questi, il rilevatore di scrittura AI è stato in grado di generare un falso positivo perché il testo della Costituzione degli Stati Uniti è scritto in un linguaggio chiaro e conciso, che è simile al linguaggio che viene spesso utilizzato dai modelli di apprendimento automatico.
Questo esempio, come tanti altri, dimostra che i rilevatori di scrittura AI non sono perfetti e che dovrebbero essere utilizzati con estrema cautela. Non dovrebbero essere utilizzati come sostituti del giudizio umano e non dovrebbero essere utilizzati per prendere decisioni importanti senza effettuare, opportunamente, ulteriori verifiche.
Migliorare i rilevatori di scrittura AI
C’è una serie di cose che può essere fatta per migliorare i rilevatori di scrittura AI. Prima di tutto, i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati su set di dati di testo più grandi e diversificati. Questo potrebbe aiutare a ridurre i pregiudizi nei rilevatori di scrittura AI.
In secondo luogo, possono essere sviluppati nuovi metodi per rilevare il testo generato da AI che non si basa esclusivamente sulle caratteristiche linguistiche. Ad esempio, i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati a rilevare modelli di comportamento degli utenti che sono più comuni quando gli utenti interagiscono con testi generati da AI rispetto ai testi scritti dagli umani.
Infine, i rilevatori di scrittura AI possono essere adattati per tenere conto dei pregiudizi esistenti. Ad esempio, possono essere addestrati a dare un peso inferiore al testo scritto da non madrelingua inglesi.
Il futuro dei rilevatori di scrittura AI
I rilevatori di scrittura AI hanno il potenziale per migliorare l’affidabilità e l’efficienza di una varietà di attività, tra cui la verifica di fatto, la valutazione dell’originalità e il rilevamento della disinformazione. Continuando a sviluppare e migliorare questi strumenti, possiamo sfruttare il potere dell’IA per rendere l’attività generativa sicuramente più affidabile e sicura. Vedremo se davvero sarà così.
Meta ha reso open-source il suo grande modello linguistico LLaMA 2 ed entra in competizione con ChatGPT. LLaMA 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT.
Meta ha reso open-source il suo modello linguistico in collaborazione con Microsoft. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta rendendo libero il suo modello linguistico chiamato LLaMA 2, rendendolo gratuito per l’uso commerciale e di ricerca e puntando ad entrare in sfida con GPT-4 di OpenAI, che alimenta strumenti come ChatGPT e Microsoft Bing.
Meta ha annunciato questo momento molto importante per l’azienda in occasione dell’evento Microsoft Inspire, il grande evento di Microsoft dedicato ai partner, sottolineando il suo supporto per Azure e Windows e una “crescente” collaborazione tra le due società.
Allo stesso tempo, Microsoft ha rivelato maggiori dettagli sugli strumenti AI integrati nella sua piattaforma 360 e quanto costeranno.
Qualcomm ha anche annunciato che sta lavorando con Meta per portare LLaMA su laptop, telefoni e visori a partire dal 2024 in poi per le app alimentate dall’intelligenza artificiale che funzionano senza fare affidamento sui servizi cloud.
Il comunicato di Meta spiega la decisione di aprire LLaMA come un modo per dare alle imprese, alle startup e ai ricercatori accesso a più strumenti di intelligenza artificiale, consentendo l’esperimento come comunità. Secondo Meta, LLaMa 2 è stato addestrato su un 40% di dati in più rispetto a LLaMa 1, che include informazioni da “fonti online pubblicamente disponibili“. Dice anche che “supera” altri LLM come Falcon e MPT per quanto riguarda ragionamento, codifica, competenza e test di conoscenza.
Aprendo LLaMA, Meta ha dichiarato che vuole migliorare la sicurezza e la trasparenza. La società ha affermato che il modello LLaMA 2 è stato “red-teamed”, o testato per la sicurezza generando “richiami ad avversari per facilitare la messa a punto del modello“, sia internamente che esternamente. Meta divulga anche come vengono valutati e modificati i modelli e ha detto anche che il modello LLaMA 2 open-source sarà disponibile tramite la piattaforma Azure di Microsoft.
La società madre di Facebook ha detto che LLaMA sarà disponibile anche tramite AWS, Hugging Face e altri provider. “Crediamo che un approccio aperto sia quello giusto per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale odierni, specialmente in quello generativo in cui la tecnologia sta progredendo rapidamente“, ha affermato Meta in una dichiarazione. “L’apertura all’accesso ai modelli di intelligenza artificiale odierni significa che una generazione di sviluppatori e ricercatori può stressarli, identificando e risolvendo i problemi rapidamente, come comunità“.
This is huge: Llama-v2 is open source, with a license that authorizes commercial use!
This is going to change the landscape of the LLM market. Llama-v2 is available on Microsoft Azure and will be available on AWS, Hugging Face and other providers
Llama 2 is a step forward for commercially available language models and open innovation in AI. These new models were pretrained on 2T tokens, and have double the context length when compared to the original release of Llama.
Dopo questo annuncio, è naturale aspettarsi che più persone abbiano accesso a LLaMA 2, siamo quindi destinati a vedere nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale costruiti su questo modello. Meta afferma di aver ricevuto già oltre 100.000 richieste da parte di ricercatori per utilizzare il suo primo modello, ma la LLaMA 2 open-source avrà probabilmente una portata ben più alta.
Meta ha rilasciato LLaMa 2 per la ricerca e l’uso commerciale, in un tentativo di battere ChatGPT, un modello linguistico simile realizzato da OpenAI.
LLaMa 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT, il che gli conferisce una maggiore capacità di generare testo di qualità umana. Inoltre, LLaMa 2 è stato progettato per essere più sicuro e trasparente di ChatGPT.
Meta spera che LLaMa 2 diventerà lo standard di fatto per i modelli linguistici, sostituendo ChatGPT e altri modelli simili. Il rilascio di LLaMa 2 è un significativo passo avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e segnerà probabilmente l’inizio di un’era di modelli linguistici più potenti e sofisticati.
Ormai ChatGPT, il chatbot di Intelligenza Artificiale creato da OpenAI, è diventato virale e tutti ne parlano. Ma oltre alle grandi opportunità che si presentano, come sempre, ci sono anche dei grandi rischi. Eccone alcuni.
Ormai non si parla d’altro, da circa un mese, se non di Intelligenza Artificiale e ChatGPT. E questo perché il software, realizzato da Open AI, l’organizzazione fondata da Elon Musk e Sam Altman, ha lanciato il software che permette una interazione diretta con l’essere umano, rispondendo per iscritto a esigenze concrete. Da quel momento il fenomeno è diventato virale e tutti ne parlano.
Basta dare un piccolo monitoraggio con Google Trends per sincerarsi di quanto sia cresciuto l’interesse verso ChatGPT.
Eppure, il grande fisico e matematico Stephen Hawking sosteneva che una intelligenza artificiale molto evoluta avrebbe potuto mettere a rischio la stessa esistenza umana, “dobbiamo far fare all’AI quello che vogliamo che faccia“.
E sulla base di questo monito Elon Musk e Sam Altman hanno dato vita ad Open AI nel tentativo di dare vita ad una Intelligenza Artificiale più controllabile e gestibile.
Un grande intento, non c’è che dire, ma, come ogni cosa, anche questa modalità presenta dei rischi e dei pericoli, oltre ai grandi vantaggi.
Ci soffermiamo proprio su alcuni pericoli che iniziano ad essere rilevati, perché al momento ChatGPT può essere usato da chiunque. Pensate che a dicembre, al suo lancio, in soli 5 giorni sono stati registrati oltre 1 milioni di utenti, un risultato straordinario. Tanto straordinario se pensate che Facebook ci ha impiegato 10 mesi prima di arrivare al milione di utenti e Netflix, invece, tre anni. Certo, sembrano esempi lontani, ma era giusto per dare la dimensione del clamore mediatico che si è creato attorno a Chat GPT.
Ora, questo tipo di modalità di scrittura automatizzata, attraverso una intelligenza artificiale, come ChatGPT sta interessando proprio tutti, inclusi hacker e cyber criminali in generale.
Un aspetto, questo, che comincia ad essere monitorato dalle agenzie che si occupano di cybersecurity perché sono già in atto azioni malevoli che potrebbero, più di quanto non lo sia già, trarre l’utente in inganno.
Gli esempi sono già attivi attraverso trolling sui social media, la società WithSecure durante una sua indagine ha creato un account di un’azienda inventata, con relativo account del CEO Kenneth White, istruendo l’intelligenza artificiale a scrivere post sui social media al fine di attaccare il CEO a livello personale, minacce incluse.
Ma questo non è che un piccolo esempio di ciò che i criminali digitali potrebbero creare usando un software come Chat GPT. Basti pensare a truffe sulle criptovalute organizzate in maniera da sembrare credibili, con account fake che, grazie all’IA, presentano contenuti persuasivi e convincenti.
Anche Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software, sta osservando i primi casi di criminali informatici e utenti che utilizzano ChatGPT per sviluppare tool pericolosi. E i ricercatori di Check Point Software segnalano che gli hacker potrebbero utilizzare ChatGPT e Codex di OpenAI per eseguire attacchi mirati. Per dimostrarlo, CPR ha utilizzato ChatGPT e Codex per produrre e-mail e codici malevoli e una catena di infezione in grado di colpire i computer degli utenti.
Con questa modalità, CPR è stato in grado di creare una e-mail, con un documento Excel allegato, contenente codice dannoso in grado di scaricare reverse shell. Gli attacchi di reverse shell puntano a connettersi a un computer e a reindirizzare le connessioni di input e output della shell del sistema di destinazione, in modo che l’aggressore possa accedervi da remoto.
Questi gli step eseguiti dai i ricercatori di CPR:
Chiedere a ChatGPT di impersonare una società di hosting
Chiedere a ChatGPT di ripetere la procedura, creando un’e-mail di phishing con un allegato Excel malevolo
Chiedere a ChatGPT di creare un codice VBA dannoso in un documento Excel
Codice di Open AI
CPR è stato anche in grado di generare codice malevolo utilizzando Codex, ponendo richieste come:
Eseguire uno script di shell inversa su una macchina Windows e connettersi a un indirizzo IP specifico.
Verificare se l’URL è vulnerabile a SQL injection accedendovi come amministratore.
Scrivere uno script python che esegua una scansione completa della porta sul computer di destinazione.
Conseguentemente il codice dannoso è stato generato da Codex.
“ChatGPT può alterare significativamente il panorama delle minacce informatiche“, dice Sergey Shykevich, Threat Intelligence Group Manager at Check Point Software. “Ora chiunque abbia risorse minime e zero conoscenze nel codice, può facilmente sfruttarlo a scapito della sua immaginazione. Per mettere in guardia il pubblico, abbiamo dimostrato quanto sia facile utilizzare la combinazione di ChatGPT e Codex per creare e-mail e codice dannosi. Credo che queste tecnologie AI rappresentino un altro passo avanti nella pericolosa evoluzione di capacità informatiche sempre più sofisticate ed efficaci“.
E ancora, i ricercatori CPR hanno scoperto che il 29 dicembre 2022, su un popolare forum di hacking clandestino, è apparso un thread intitolato “ChatGPT – Benefits of Malware“. L’autore del thread ha rivelato che stava sperimentando ChatGPT per ricreare dei malware e le tecniche descritte nelle pubblicazioni di ricerca e negli articoli sui malware più comuni.
In realtà, anche se questo individuo potrebbe essere un aggressore molto tech, questi post sembravano dimostrare ai criminali informatici meno capaci tecnicamente come utilizzare ChatGPT per scopi dannosi, con esempi reali che possono utilizzare immediatamente.
Il 21 dicembre 2022, un aggressore soprannominato USDoD ha pubblicato uno script Python, che ha sottolineato essere il “primo script che abbia mai creato“. Quando un altro criminale informatico ha commentato che lo stile del codice assomiglia a quello di OpenAI, USDoD ha confermato che OpenAI gli ha dato una “bella mano a finire lo script con una bella portata“.
Ciò potrebbe significare che i potenziali criminali informatici che hanno poche o nessuna capacità di sviluppo potrebbero sfruttare ChatGPT per sviluppare tool dannosi e diventare nuovi criminali informatici a tutti gli effetti con capacità tecniche.
Ecco, questo lo scenario, pericoloso, che non va assolutamente sottovalutato. Val la pena quindi abbracciare queste nuove innovazioni, sapendo però che le stesse possono nascondere pericoli poco conosciuti o, addirittura, amplificarli, rendendo tutto molto più complicato da gestire.
Ovviamente, questa non è che una parte e ci ritorneremo sicuramente più avanti.
Immagine di copertina: ChatGPT su schermo pc, foto di @rokas91 - Depositphotos
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