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  • Il 92% dei dirigenti aumenterà gli investimenti in IA nel 2026

    Il 92% dei dirigenti aumenterà gli investimenti in IA nel 2026

    L’Italia guida l’ottimismo europeo sull’intelligenza artificiale. Secondo il report Accenture, Pulse of Change, in vista del prossimo World Economic Forum di Davos, il 92% dei dirigenti italiani aumenterà gli investimenti in IA nel 2026.

    In vista del World Economic Forum di Davos, Accenture pubblica i nuovi dati del suo report Pulse of Change. E l’Italia emerge come uno dei Paesi europei più ottimisti e fiduciosi nei confronti dell’intelligenza artificiale.

    Un dato su tutti racconta questa tendenza: il 92% dei dirigenti italiani prevede di aumentare gli investimenti in IA nel corso del 2026, superando la media europea dell’84% e anche la Germania, che si ferma all’87%.

    Ma l’ottimismo italiano non riguarda solo la tecnologia. L’88% dei leader del nostro Paese si aspetta una crescita dei ricavi nel nuovo anno, mentre l’86% prevede un contesto caratterizzato da cambiamenti significativi sul piano economico, geopolitico e tecnologico. Numeri che confermano una fiducia diffusa, nonostante le incertezze globali che continuano a pesare sulle prospettive delle imprese.

    Il 92% dei dirigenti aumenterà gli investimenti in IA nel 2026
    Il 92% dei dirigenti aumenterà gli investimenti in IA nel 2026

    L’IA come leva di crescita, non solo di risparmio

    Un elemento particolarmente interessante emerge dall’approccio europeo agli investimenti in intelligenza artificiale. L’80% dei leader considera questi investimenti più preziosi per la crescita dei ricavi che per la riduzione dei costi. Questo segnala una maturità crescente nell’uso della tecnologia, che viene sempre più vista come strumento per generare nuovo valore e non semplicemente per tagliare le spese.

    L’Italia si distingue anche sul fronte delle competenze. Il 57% dei dirigenti italiani dichiara che nel 2026 punterà su programmi di upskilling e reskilling per preparare la forza lavoro all’uso diffuso dell’IA. Un dato che supera nettamente la media europea, ferma al 46%, e che racconta una consapevolezza importante. Ossia che la tecnologia da sola non basta, servono le persone giuste per farla funzionare.

    Preoccupa il divario tra dirigenti e dipendenti sulla IA

    Lo studio di Accenture evidenzia però anche un problema che rischia di frenare l’adozione dell’intelligenza artificiale. Mentre i dirigenti vedono l’IA come un catalizzatore di crescita, molti dipendenti esprimono timori legati alla riduzione della forza lavoro e a una formazione insufficiente. Solo il 61% dei lavoratori europei crede nel potenziale dell’IA dopo averla sperimentata, contro l’84% del top management. Un gap di 23 punti percentuali che racconta due visioni molto diverse della stessa tecnologia.

    In Italia emerge tuttavia un dato interessante. Il 40% dei dipendenti dichiara di saper utilizzare con sicurezza gli strumenti di IA e di essere in grado di spiegarli ad altri, quasi il doppio della media europea che si ferma al 25%. Una maggiore confidenza che convive però con le stesse preoccupazioni sul futuro del lavoro.

    A livello europeo, appena il 41% dei dipendenti si sente sicuro del proprio ruolo. E solo il 14% è fortemente d’accordo sul fatto che la leadership abbia spiegato in modo chiaro come l’IA e gli agenti digitali influenzeranno la forza lavoro.

    Macchi: “Se non coinvolgiamo le persone, il valore dell’IA rimarrà inespresso”

    Mauro Macchi CEO Accenture EMEA
    Mauro Macchi CEO Accenture EMEA

    Mauro Macchi, CEO di Accenture per Europa, Medio Oriente e Africa, ha commentato così i risultati della ricerca: “Questa ricerca riflette chiaramente le priorità che emergono nel dialogo quotidiano che portiamo avanti con i clienti in tutta Europa, dove i leader intendono consolidare il percorso sull’IA e stanno incrementando gli investimenti a supporto“.

    Ma Macchi ha sottolineato anche il punto critico: “Se non coinvolgiamo le persone, il pieno valore dell’IA rimarrà inespresso. Non si tratta solo di sviluppare competenze tecniche per lavorare con l’IA, ma di sviluppare la cultura necessaria per consentire all’intera forza lavoro di utilizzare questa tecnologia con fiducia“.

    Una riflessione che centra il problema principale. “Il vero divario non è tra chi ha competenze e chi non le ha, ma tra chi utilizza l’IA e chi è lasciato indietro“.

    La metodologia dello studio

    Il report Pulse of Change è un’indagine trimestrale di Accenture rivolta alla C-suite che analizza come le tendenze in ambito business, talenti e tecnologia stiano guidando il cambiamento. Per questa edizione sono stati intervistati 3.650 dirigenti e 3.350 dipendenti a livello mondiale, di cui 1.070 dirigenti e 929 dipendenti in Europa. Il campione comprende le più grandi organizzazioni mondiali con ricavi superiori a 500 milioni di dollari, operanti in 20 settori e 20 Paesi. L’indagine è stata condotta tra novembre e dicembre 2025.

  • Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Accenture annuncia l’intenzione di acquisire l’area Integrated Product Support di SIPAL, potenziando la propria presenza nei settori strategici della difesa e dell’aerospazio in Italia e in Europa.

    Accenture ha annunciato l’intenzione di acquisire dell’area Integrated Product Support (IPS) di SIPAL, una mossa che conferma e rafforza la strategia industriale del gruppo nei settori dell’aerospazio e della difesa, in Italia e in Europa.

    L’operazione, che coinvolge circa 250 professionisti con sede principale a Torino e sedi operative in tutta Italia, rappresenta un tassello chiave nella costruzione di un polo di eccellenza ingegneristica a supporto della trasformazione tecnologica dell’industria militare e aerospaziale.

    L’area IPS di SIPAL è specializzata in attività complesse lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti: dalla gestione tecnica alla manutenzione, fino alla formazione e alla produzione.

    Un insieme di competenze che oggi confluisce all’interno di Industry X, la business unit di Accenture dedicata alla trasformazione dell’ingegneria e delle infrastrutture, alimentata da tecnologie digitali, intelligenza artificiale e automazione.

    Accenture si estende verso l'aerospazio con l’area IPS di SIPAL
    Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Un’acquisizione strategica per Accenture

    L’operazione va ben oltre il semplice ampliamento delle competenze: rappresenta un consolidamento della presenza di Accenture nei settori strategici per la sovranità tecnologica europea.

    Integrando le capacità di IPS, Accenture potenzia la propria offerta in ambiti ad alto valore aggiunto come i sistemi software-defined, le aerostrutture, i veicoli militari e le piattaforme navali.

    Si tratta di un rafforzamento concreto delle capacità progettuali, operative e di supporto tecnico nei confronti di grandi programmi nazionali ed europei, in un contesto geopolitico che richiede maggiore autonomia tecnologica e resilienza industriale.

    Come ha sottolineato Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia, “l’espansione con nuove competenze specialistiche in ingegneria della difesa, combinate con la nostra intimità con le tecnologie, l’intelligenza artificiale e i dati, dà vita a una realtà unica a disposizione della trasformazione delle industrie del settore”.

    Sviluppo industriale e continuità occupazionale

    La scelta di SIPAL di cedere l’area IPS ad Accenture va letta anche come una valorizzazione del know-how italiano in un contesto globale. Come dichiarato da Ignazio Dogliani, CEO di SIPAL, l’operazione apre a nuove opportunità di crescita per il team IPS e garantisce continuità in termini occupazionali, potenziando al tempo stesso la proiezione internazionale delle competenze maturate nel nostro Paese.

    Continua la crescita di Accenture in Italia

    L’acquisizione si inserisce in una traiettoria ormai chiara: dal 2023, Accenture ha completato in Italia sei operazioni strategiche, abbracciando ambiti che vanno dall’intelligenza artificiale (Ammagamma) alle reti 5G (Fibermind), fino alla Pubblica Amministrazione e alla giustizia digitale.

    L’ingresso dell’area IPS di SIPAL consolida ulteriormente questa strategia, posizionando l’azienda come un attore determinante nel futuro industriale e tecnologico italiano.

    Non sono stati divulgati i dettagli economici dell’operazione, che resta soggetta alle consuete condizioni di chiusura.

    In un momento in cui l’Europa punta alla costruzione di una maggiore autonomia tecnologica e industriale, operazioni come questa segnalano il ruolo crescente di Accenture come abilitatore di innovazione nei settori strategici. Un’azienda globale che investe nel talento locale per costruire infrastrutture tecnologiche a prova di futuro.

     

  • Il mondo del lavoro nell’era della IA, secondo LinkedIn

    Il mondo del lavoro nell’era della IA, secondo LinkedIn

    Come sta cambiando il mondo del lavoro nell’era della IA? I dati diffusi da LinkedIn sulle skill professionali in crescita, ci aiutano a scoprire le competenze necessarie per affrontare questo grande cambiamento.

    In un momento in cui si parla, quasi quotidianamente, di come cambierà il lavoro nell’era della IA, ecco che LinkedIn ci offre una bussola per orientarci tra i cambiamenti in atto.

    Con il recente rapporto Skills on the Rise 2025, la piattaforma di social business media più grande al mondo ha definito le 15 competenze che domineranno il mercato, negli Usa e in Europa, nei prossimi mesi.

    Anche se l’Italia non è citata esplicitamente, queste tendenze emerse parlano chiaro. L’intelligenza artificiale e le soft skills saranno il cuore del mercato del lavoro anche da noi.

    E c’è una sorpresa – o forse no – al primo posto: l’AI Literacy, ovvero la capacità di comprendere e utilizzare l’intelligenza artificiale.

    Si tratta di un segnale chiaro. Il futuro è già qui, e chi vuole rimanere competitivo deve imparare a parlare la lingua della IA.

    Un panorama in trasformazione

    Il dato che colpisce di più arriva da una previsione: entro il 2030 (dal 2015), il 70% delle competenze richieste per la maggior parte dei lavori sarà diverso da oggi.

    Non è fantascienza, ma una realtà spinta dall’adozione sempre più accelerata e capillare dell’IA in ogni settore.

    LinkedIn, analizzando i profili dei suoi utenti e le offerte di lavoro pubblicate, ha stilato una classifica che mescola hard e soft skills. E il messaggio è evidente: non basta più essere specialisti in un solo campo, serve una visione d’insieme.

    Dopo l’AI Literacy, troviamo competenze come la gestione del cambiamento, il pensiero critico e la leadership. Ma anche skill più tecniche come la gestione dei dati e la sicurezza informatica.

    Il mondo del lavoro nell’era della IA, secondo LinkedIn
    Il mondo del lavoro nell’era della IA, secondo LinkedIn

    Perché l’AI Literacy è la regina del 2025

    Non è un caso che l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale sia in cima alla lista, un po’ ovunque.

    Oggi l’IA non è più un optional. Dalle aziende che ottimizzano i processi produttivi ai professionisti che usano tool come ChatGPT per scrivere report o analizzare dati, questa tecnologia sta ridefinendo il modo in cui lavoriamo.

    Ma attenzione, non si tratta solo di sapere “premere un pulsante”. L’AI Literacy significa capire come funzionano questi strumenti, interpretarne i risultati e integrarli in modo etico e strategico nel proprio flusso di lavoro. È una competenza trasversale, che tocca tanto il marketer quanto l’ingegnere. Tanto per chiarirci.

    Non solo tecnologia: il ritorno delle soft skills

    Accanto alle abilità tecniche, il rapporto di LinkedIn dà spazio a quelle che abbiamo sempre definito “soft skills” – e che oggi sono tutt’altro che secondarie.

    Comunicazione, problem solving e capacità di adattamento al cambiamento sono tra le protagoniste.

    Un esempio? La gestione del cambiamento, seconda in classifica, riflette la necessità di navigare in un contesto lavorativo sempre più fluido, dove le certezze di ieri non valgono più. È un invito a essere resilienti, un tema che torna spesso quando si parla di futuro del lavoro.

    La “competenza” del pensiero critico

    Tra queste si fa strada anche la capacità di “pensiero critico”. Ho già detto in altre occasioni che questa soft skill assume, e assumerà, uno spazio sempre più rilevante.

    In un mondo dove l’intelligenza artificiale (IA) domina i processi e i dati inondano ogni decisione, la capacità di analizzare, valutare e prendere decisioni consapevoli diventa una sorta di ancora di salvezza. Ma cosa significa davvero nel contesto europeo?

    L’IA può elaborare dati e suggerire soluzioni, ma non sa “pensare fuori dagli schemi” né mettere in discussione i propri output. Il pensiero critico serve a interpretare i risultati dell’IA, valutarne l’affidabilità e adattarli a contesti locali.

    Pensiamo a un responsabile marketing che usa un tool di analisi predittiva: senza la capacità di chiedersi “questi dati sono davvero rappresentativi?” o “questa strategia ha senso per il mio pubblico?”, l’automazione rischia di diventare un boomerang.

    Il pensiero critico entra in gioco come abilità per affrontare problemi complessi. Non si tratta solo di trovare risposte, ma di fare le domande giuste.

    In Europa, la digitalizzazione dei processi, la spinta verso modelli ibridi di lavoro e l’urgenza climatica stanno cambiando profondamente le priorità aziendali.

    Come cambieranno le competenze

    In questo scenario, secondo il World Economic Forum, entro il 2027 il 44% delle competenze dei lavoratori dovrà essere aggiornato, e oltre il 75% delle aziende in Europa ha dichiarato di voler investire in upskilling e reskilling nei prossimi due anni.

    Ma c’è di più: la conoscenza nei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) è oggi tra le skill in crescita in Germania e Regno Unito. È un segnale chiaro del ruolo che strumenti come ChatGPT, Gemini o Claude stanno giocando non solo nella creazione di contenuti, ma anche nei processi di decision-making, ricerca, assistenza e relazione con il cliente.

    L’IA non sostituisce, ma ridisegna

    Il dibattito su come l’intelligenza artificiale stia impattando il lavoro resta aperto. Se da una parte c’è chi teme la sostituzione, dall’altra emerge un’interpretazione più concreta e matura: l’IA non elimina il lavoro, ma lo ridisegna.

    Serve quindi un cambio di mentalità.

    I lavoratori che sapranno collaborare con l’IA, comprenderne la logica, sfruttarne le potenzialità nei contesti giusti, saranno più preparati ad affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione. Ecco perché l’AI literacy è diventata una skill diffusa non solo tra i tecnici, ma anche tra chi lavora nel marketing, nella comunicazione, nelle vendite, nel customer service.

    Differenze per paese

    LinkedIn adatta le classifiche in base alle specificità dei mercati del lavoro locali. Ad esempio:
    • India: la lista dà più peso a competenze tecniche come Code Review (2° posto), Debugging, e Prompt Engineering, oltre a soft skills come Creativity and Innovation (1° posto) e Strategic Thinking. AI Literacy è presente ma non al primo posto.
    • Germania: competenze legate all’ingegneria e alla manifattura (es. Software Design, Process Optimization) sono più prominenti, insieme a Cybersecurity, vista l’importanza della protezione dati nell’UE.
    • Francia: soft skills come Comunicazione e Adattamento salgono in classifica, insieme a Customer Engagement, per il focus su servizi e relazioni con i clienti.
    • Regno Unito: AI Literacy e Data Management sono alte, ma anche Regulatory Compliance emerge per via del contesto normativo post-Brexit.

    Una “media” delle 15 competenze

    Ecco una media delle competenze, considerando la frequenza con cui una competenza appare nelle prime posizioni tra i vari paesi e la sua rilevanza globale:
    1. AI Literacy – sempre tra le prime, fondamentale ovunque per l’impatto dell’IA.
    2. Communication – ricorre in tutte le liste, essenziale in contesti ibridi e multiculturali.
    3. Adaptability – alta priorità per la rapidità dei cambiamenti globali.
    4. Critical Thinking – valutata ovunque per risolvere problemi complessi.
    5. Creativity and Innovation – spicca in India e compare spesso altrove.
    6. Leadership – costante per guidare team in transizione.
    7. Problem Solving – universale, soprattutto in India e USA.
    8. Data Management – cresce con la digitalizzazione, rilevante in UK e Germania.
    9. Cybersecurity – priorità in Europa (es. Germania) e USA.
    10. Change Management – frequente per gestire trasformazioni aziendali.
    11. Process Optimization – importante in contesti industriali (es. Germania).
    12. Stakeholder Management – ricorre in India e UK per relazioni strategiche.
    13. Large Language Model (LLM) Development – specifica ma in crescita, specie in tech hub.
    14. Market Analysis – rilevante per strategie di business globali.
    15. Conflict Resolution – emerge in USA e Francia per dinamiche lavorative.
    Le competenze che contano nel 2025 per la IA
    Le competenze che contano nel 2025 per la IA

    Come cambierà il lavoro nei prossimi anni

    La trasformazione è già in atto. Le professioni stanno cambiando forma, alcune si ibridano, altre spariscono o si trasformano profondamente. Allo stesso tempo, ne stanno emergendo di nuove.

    Ciò che sta accadendo oggi non è solo un aggiornamento delle competenze, ma una ristrutturazione dei modelli professionali. Le organizzazioni più lungimiranti stanno già investendo per costruire team capaci di:

    • apprendere in modo continuo;

    • integrare strumenti digitali e umani;

    • gestire il cambiamento come una costante;

    • lavorare in contesti multiculturali e distribuiti.

    In tutto questo, torna centrale una visione più ampia della formazione: non più solo tecnica, ma culturale e umana. La capacità di imparare, di leggere la complessità, di agire con consapevolezza e senso critico diventa la vera risorsa scarsa del futuro.

    Alla fine per abbracciare il cambiamento non resta che imparare, imparare sempre. Studiare, approfondire per abbracciare il cambiamento.

    Guarda e ascolta il video

    [L’immagine di copertina, come quelle che accompagnano le condivisioni sui canali social media, è stata realizzata da Franz Russo usano il modello di generazione delle immagini Chatgpt-4o]

  • Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Una recente ricerca analizza l’effetto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro, con focus su professioni emergenti, necessità di upskilling e crescita dei green jobs entro il 2030.

    Ormai da un po’ di tempo ci stiamo dedicano a comprendere quanto l’Intelligenza Artificiale stia cambiando la nostra società. E, soprattutto, il nostro modo di lavorare e interagire. Una ricerca molto interessante, condotta da ManpowerGroup, EY e Sanoma, ci svela come, entro il 2030, 8 professioni su 10 subiranno cambiamenti rilevanti, con un’ascesa delle professioni informatiche e tecnologiche parallela a quella dei servizi di cura e assistenza alla persona.

    Secondo il modello predittivo elaborato dalla ricerca, grazie a tecniche di Intelligenza Artificiale (IA) e algoritmi di machine learning, la domanda di lavoro in Italia continuerà a crescere, anche se con un rallentamento atteso a partire dal 2024, che diverrà più marcato dal 2027. Questo rallentamento è correlato all’adozione crescente di soluzioni IA e robotica avanzata nelle aziende.

    lavoro competenze Intelligenza artificiale 2023 franzrusso.it

    Crescita e declino: professioni rimodellate dall’IA

    L’IA influenzerà in modo differenziato i diversi settori: da un lato aumenterà la domanda in settori tecnologicamente maturi (9 su 23) e in quelli legati alla trasformazione dei servizi e delle competenze; dall’altro, ridurrà la domanda in settori come banche e assicurazioni, già impegnati in percorsi di ristrutturazione tecnologica.

    Le previsioni dettagliate mostrano una crescita della domanda legata all’IA per professioni eterogenee, dai profili ingegneristici e fisici (+7%) a quelli creativi e manageriali. I dati specifici evidenziano ad esempio:

    • Ingegneri industriali e gestionali: +68%
    • Registi: +59%
    • Specialisti nella commercializzazione di beni e servizi: +46%
    • Fisici: +45%
    • Imprenditori e amministratori di grandi aziende nei servizi alle imprese e alle persone: +45%
    • Direttori e dirigenti del dipartimento finanza ed amministrazione: +32%
    • Specialisti dell’organizzazione del lavoro: +30%
    • Specialisti dell’economia aziendale: +29%
    • Specialisti dei sistemi economici: +29%
    • Analisti di mercato e psicologi dello sviluppo e dell’educazione: +27%
    • Architetti e pianificatori paesaggisti: +24%

    In parallelo, alcune professioni vedranno una significativa decrescita:

    • Intervistatori e rilevatori professionali: -64%
    • Venditori a distanza: -63%
    • Centralinisti: -60%
    • Croupiers: -58%
    • Personale non qualificato nei servizi di ristorazione: -52%

    Implicazioni sul Lavoro, enfasi sulla Sostenibilità

    Queste tendenze implicano una transizione verso lavori che richiedono un alto livello di qualifica e competenze ibride, sia tecnologiche che di settore, come nella ricerca e sviluppo e nel marketing.

    Emergerà una maggiore enfasi sulla sostenibilità, con una crescita dei green jobs e una domanda trasversale di green skills, essenziali per il miglioramento dell’impatto ambientale delle aziende.


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    L’upskilling e il reskilling diventano quindi critici per preparare la forza lavoro attuale e futura. Le aziende e i sistemi educativi dovranno collaborare per allineare le offerte formative con le esigenze del mercato, evitando squilibri e talent shortage.

    Il modello predittivo utilizzato dalla ricerca stima anche il mismatch in uscita dai percorsi universitari italiani. Si verificherà un significativo disallineamento tra le competenze dei neolaureati italiani e i lavori di primo impiego nel corso del decennio, soprattutto in uscita dai percorsi STEM.

    Si può consultare, e scaricare, l’intera ricerca da questo link su www.competenze2030.it.

  • Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Annunciato a gennaio di quest’anno, Facebook sigla l’accordo con LVenture Group per ospitare alla Stazione Termini il nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali, Binario F. Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente e verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    Facebook all’inizio di quest’anno aveva annunciato di voler puntare sull’Europa, programmando l’apertura di 3 centri di formazione, “community skills hubs”. Ebbene, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg ha scelto l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, presso la Stazione Termini di Roma, come sede del suo nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali chiamato “Binario F”.

    Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente per la comunità italiana. Binario F from Facebook aspira così a diventare il punto di riferimento di imprese, istituzioni e semplici cittadini che vogliono accrescere la propria preparazione sul digital, ma anche confrontarsi sui più moderni temi legati all’innovazione e alla tecnologia.

    facebook hub binario F LVenture

    Binario F, che in base all’accordo siglato tra Facebook e LVenture Group, verrà ospitato nell’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, offrirà alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali. Lo spazio verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Siamo orgogliosi di poter accogliere, all’interno del nostro Hub,Facebook, una delle aziende leader nel campo del digital” – afferma Luigi Capello, CEO di LVenture Group. – “Il nostro ecosistema si arricchisce di un partner strategico, con cui abbiamo un obiettivo comune: potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende che vogliono diventare protagonisti dell’economia del futuro, creando in questo modo nuove imprese di successo e opportunità di lavoro per i giovani talenti italiani”.[/box]

    Si tratta di una ottima notizia per lo sviluppo delle competenze digitali nel nostro paese, tenendo conto che il 35% delle aziende intervistate in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito dichiara di aver costruito il proprio business su Facebook; il 49% dichiara di aver assunto più personale grazie alla crescita derivata dalla presenza su Facebook; il 57% dichiara di aver incrementato le vendite e il 60% dichiara di aver venduto i propri prodotti in altri paesi e città. Inoltre, il 67% delle PMI intervistate dichiara che le competenze digitale e social media sono molto importanti.

    Il progetto europeo di Facebook prevede anche un piano di investimenti di 10 milioni di euro per incrementare i processi di innovazione attraverso l’Intelligenza Artificiale in Francia.

  • MoneyFarm, nuovo finanziamento di 2,65 mln di euro da Principia SGR

    MoneyFarm, nuovo finanziamento di 2,65 mln di euro da Principia SGR

    MoneyFarm la Startup della finanza nata dal web continua a crescere. Raccoglie un aumento di capitale di 2,65 mln di euro a pochi mesi dall’esordio online, ottenendo così la fiducia di Principia SGR per poter investire in sviluppo e consolidamento sul mercato italiano

    moneyfarm_logo[dropcap]I[/dropcap]fondatori di MoneyFarm sono fra gli esponenti emergenti del Fin Tech in Italia: Paolo Galvani, Giovanni Daprà e Andrea Scarso hanno lanciato un’idea, già visualizzando il loro progetto di consulenza online come un’azienda a tutti gli effetti. Queste caratteristiche hanno convinto prima Annapurna Ventures e JV Capital, e ora Principia, che oggi finanzia MoneyFarm con un’iniezione di capitale pari a 2,65 mln di Euro. MoneyFarm è una SIM (società d’intermediazione mobiliare), autorizzata da Banca d’Italia e iscritta all’albo Consob, che lo scorso agosto ha debuttato sul web con MoneyFarm.com, aprendo la strada nel nostro mercato alla consulenza indipendente via Internet, o meglio all’utilizzo di tecnologie avanzate per «democratizzare» l’accesso a prodotti finanziari più efficienti e innovativi.

    In pratica, MoneyFarm è una piattaforma web molto intuitiva di raccomandazioni personalizzate che fanno l’interesse del risparmiatore, a seconda del suo profilo e degli obiettivi. Basta un computer. Una volta che siete sul portale, il primo passo è il questionario. In questo modo, si classifica il tipo d’investitore e la sua propensione al rischio. Un potenziale investitore può essere «prudente», «misurato», «equilibrato», «curioso», «avventuroso», «intrepido». In linea di massima, vengono proposti portafogli conservativi, adatti ai risparmiatori, non agli speculatori.

    L’obiettivo ambizioso di MoneyFarm è quello di restituire agli italiani il potere di conoscere per decidere consapevolmente; di offrirgli la consapevolezza di poter verificare sempre e in modo autonomo i propri investimenti. Da qui nasce il suo slogan «Power to the Saver». Questa per la Startup è stata la prima fase di lancio, in cui, numeri alla mano, MoneyFarm ha già totalizzato 200 clienti per un totale di 20 milioni di investimenti sotto la voce “consulenza”.

    Penso che il progetto di MoneyFarm sia un primo passo in quella che è e sarà una rivoluzione nell’ambito dei servizi di finanza personale. Rivoluzione che cambierà il rapporto del risparmiatore, trasformandolo in consumatore sempre più consapevole delle proprie esigenze. Su queste premesse, MoneyFarm potrà diventare un leader di un settore, che è destinato a modificarsi così intensamente. Come Principia vogliamo sostenere il progetto e soprattutto i suoi promotori che dimostrano tutte le competenze e l’entusiasmo necessari”, dichiara Andrea Di Camillo, Responsabile Fondi e Investimenti di Principia SGR.

    Il capitolo successivo di crescita si apre proprio grazie a questo nuovo input di risorse finanziarie, che saranno investite sia in sviluppo tecnologico sia nel consolidamento sul mercato italiano. MoneyFarm inaugura quindi i nuovi uffici di Cagliari, dove avranno sede la tecnologia e il customer service. Con il finanziamento di oggi, la piattaforma di consulenza finanziaria online potrà anche offrire servizi aggiuntivi (ricezione e trasmissione ordini), che renderanno la vita degli utenti-risparmiatori ancora più semplice, per fare tutto ciò che gli serve in pochi “click”.

    MoneyFarm, le origini

    La start up MoneyFarm nasce in concomitanza con altri casi collaudati in America e Gran Bretagna come Wealthfront, Simple, NutMeg e Personal Capital. Ora la professione di www.moneyfarm.com è quella di dispensare consigli via Internet su come investire i risparmi, in cambio di un minimo abbonamento mensile che parte da 9,99 euro. L’intenzione è quella di “educare” e “responsabilizzare” il piccolo medio risparmiatore, quello che ha dai 30 / 50 ai 100 mila Euro e che non sa come investirli. MoneyFarm.com guida l’investitore passo dopo passo per permettergli di riprendere il controllo delle sue finanze.

    Commentando il finanziamento appena ottenuto, Paolo Galvani, CEO e co-fondatore di MoneyFarm spiega:

    “Con Giovanni, ci siamo incontrati per fortuna o per destino quando lavoravamo a Londra in Deutsche Bank. E’ da lì che è partita la nostra avventura di trasformarci in consulenti finanziari via Internet. Volevamo scommettere su noi stessi e su un progetto che sentivamo,. Per imprenditori della finanza come noi una delle principali sfide con cui misurarci è trovare capitali iniziali per poter partire. Pensiamo di avercela fatta: abbiamo convinto Annapurna Ventures e JV Capital. Ora abbiamo ottenuto la fiducia di Principia”.

    “La vera novità in campo finanziario è offrire soluzioni alle necessità reali dei risparmiatori più che concentrarsi sulle esigenze di chi il prodotto lo vende. E noi di MoneyFarm vorremo essere tra gli attori di questo cambiamento.Il nostro orizzonte sono i piccoli medi investitori, una nicchia di mercato interessante e finora trascurata dal sistema tradizionale. Ci siamo lanciati in corsa per colmare questo «gap» della consulenza. Non è sempre  tutto rose e fiori quando ti proponi con idee innovative, ma puntiamo veramente ad una nuova formula di gestione del risparmio grazie alla democratizzazione consentita dalla rete”, aggiunge Giovanni Daprà, Direttore Investimenti e co-fondatore di MoneyFarm

  • #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    Si è detto molto in queste ore in cui Sandy ha flagellato la costa orientale degli Usa, colpendo anche la città di New York, di come la rete nonostante le tante difficoltà abbia saputo “fare rete”. Un esempio su tutti è quello portato avanti dagli hackers che hanno messo a disposizione le loro competenze per aggirare i gravi disagi, sul web

    Uragano Sandy New York - New York TimesMentre scriviamo “il peggio è passato” come ha affermato il sindaco di New York, Blooomberg, ma Sandy ha fatto sentire tutta la sua forze causando gravi danni e facendo anche delle vittime, purtroppo, sarebbero 33 al momento. Ma la giornata è stata anche segnata dai tanti disagi registratisi sulla rete con siti come Huffington Post o Gizmodo oscurati completamente coi server messi fuori uso dalla potenza dell’uragano. E nonostante tutto l’informazione sul web non ha mai smesso di dare notizie su quello che stava accadendo. Twitter era un fiume in piena di notizie e comunque la rete è stata più forte dell’uragano. E lo testimonia Hurricane Hackers, un gruppo di hackers che si sono messi insieme condividendo informazioni e dati utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal web e quindi anche attraverso i canali social. Lo scopo di questo gruppo era quello di fornire informazioni per la messa in sicurezza e il ristoro per tutte quelle persone che si trovassero nei punti colpiti dal Frakenstorm. (altro…)

  • Digital Magics lancia 56CUBE, incubatore di startup innovative per il Sud Italia

    Digital Magics lancia 56CUBE, incubatore di startup innovative per il Sud Italia

    Digital Magisc lancia 56CUBE, Incubatore di Startup innovatice per il Sud Italia. La sede è a Fisciano (SA) e vanta una stretta collaborazione con l’Università di Salerno. L’acceleratore campano si presenta ufficialmente al TBIZ 2012 il 7-8 novembre (Pad. N°6)

    56cube

    56CUBE, venture incubator di startup innovative nel settore internet, nasce all’interno dell’incubatore milanese Digital Magics, e ne ripropone il modello unico nel Mezzogiorno. 56CUBE affianca i talenti e i giovani imprenditori, aiutandoli a trasformare le proprie idee originali in aziende di successo, accelerandone lo sviluppo. La sede della società è a Fisciano (SA), a pochi metri dall’Università degli Studi di Salerno, con cui ha instaurato una forte sinergia e ne condivide competenze e conoscenze per dar vita all’ecosistema territoriale dell’innovazione. 56CUBE sarà protagonista, con una presentazione il 7 novembre (Open Space Agorà Business Devils ore 17:00), della quarta edizione del TechnologyBIZ 2012, l’evento dedicato all’ICT e all’innovazione, presso la Mostra D’Oltremare di Napoli. (altro…)

  • Il profilo delle Startup in Italia nel 2012, restare o partire?

    Il profilo delle Startup in Italia nel 2012, restare o partire?

    Per la maggior parte (59%) ancora progetti di impresa, le startup italiane sono presenti più al Nord (52%) che altrove, impegnate di ambiti web (49%) e ICT (21%) e formate da 2-3 soci tra i 26 e i 35 anni. Una percentuale importante delle startup italiane (11%) ha deciso di incorporarsi all’estero. Un dato, in crescita del +20% rispetto allo scorso anno, che alimenta il dibattito sulla necessità (o opportunità) di abbandonare l’Italia

    Venture Camp 2012In una situazione in cui molte ne nascono ma altrettante ne muoiono, di processi di “pivoting” e costituzione dell’azienda in fase avanzata, ecco che risulta difficle censire l’universo delle startup italiane. Sono circa un migliaio le richieste di finanziamento che si stima arrivino ogni anno al VC Hub, il gruppo informale che raccoglie i principali investitori italiani e tra 4 e 8 mila unità il loro volume attuale in Italia. Un mondo non ancora molto grande ma di certo in rapida ascesa. La seconda edizione della Survey “Startups in Italy: Facts and Trends” realizzata dalla fondazione Mind the Bridge con il supporto scientifico del CrESIT dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e presentata oggi da Alberto Onetti (Chairman Mind the Bridge) in occasione del Venture Camp, ha cercato anche quest’anno di tracciare il profilo delle realtà innovative presenti nel nostro paese partendo dall’analisi di quelle che hanno partecipato alla Seed Quest 2012 (166 aziende e 369 imprenditori) cogliendone i tratti fondamentali ed evidenziando criticità e tendenze. (altro…)

  • Il progetto LibreUmbria per la PA

    Il progetto LibreUmbria per la PA

    Ecco un esempio di come la tecnologia può essere di aiuto nella Pubblica Amministrazione. Il progetto LibreUmbria nasce con lo scopo di ammodernare e rendere più veloci e fruibili le informazioni. Un progetto che vede l’interesse in questa fase iniziale di Regione, Province e Asl. Ma vediamo meglio insieme il progetto

    networkingIl progetto LibreUmbria  ha come obiettivo primario la migrazione  su larga scala nelle PA locali  del software di produttività individuale (videoscrittura, calcolo, presentazioni, etc) al software libero LibreOffice. LibreUmbria intende inoltre favorire  l’adozione  a livello regionale del formato aperto, che garantisce leggibilità nel tempo e sicurezza nello scambio di documenti. Il Progetto, coordinato dal Centro di Competenza sull’Open Source della Regione Umbria (CCOS), con la collaborazione della Document Foundation, coinvolgerà i soci del Consorzio SIR Umbria (il Consorzio degli Enti Locali Umbri per lo sviluppo del Sistema Informativo Regionale). Gli Enti interessati in questa fase iniziale del progetto sono il Consorzio SIR Umbria, la Regione Umbria, la ASL 2 Perugia e le due Province di Perugia e Terni. (altro…)