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  • Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Quali sono i principali obiettivi che ci si pone in una strategia di Social Media Marketing? La risposta ce la da un’indagine di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti quali fossero i principali obiettivi. Al primo posto figura quello di aumentare l’engagement con il proprio pubblico; al secondo quello di accrescere la brand awareness.

    Molti di voi sanno cosa significa approntare una strategia di Social Media Marketing, quali sono le difficoltà che si presentano puntuali. Come tutte le strategie, anche una strategia di SMM ha bisogno di fissare degli obiettivi, concetto che potrebbe apparire banale, ma è opportuno sottolinearlo, proprio per trasmettere l’idea che la strategia va pensate, ragionata, rapportata alle esigenze che si presentano. E quindi alla domanda “quali sono i principali obiettivi da porsi in una strategia di Social Media Marketing?” possiamo dare una risposta con i dati che ci offre questa ricerca di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti del marketing, vendite e business, provenienti da ogni parte del mondo, quali fossero gli obiettivi che si prefiggono, sintetizzata anche da eMarketer.

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    Ebbene, da quello che si vede i marketers usano costantemente i Social Media non solo in ottica di brand awareness, ma soprattutto per dialogare e accrescere il coinvolgimento del proprio pubblico. E questo è da ritenersi un po’ il senso di una strategia per un’azienda. Il dialogo va cercato per coinvolgere il proprio pubblico per far sì che la stessa azienda possa crescere, possa migliorarsi, possa dare la giusta attenzione alle persone che apprezzano quello che fa, e quindi anche acquistando e servendosi dei prodotti e/o servizi che propone.

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    Come potete vedere, questo obiettivo è stato indicato dal 64% degli intervistati. Al secondo posto troviamo un altro grande obiettivo  che è quello di accrescere la brand awareness indicato dal 54% dei marketers intervistati.

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    E quale tattica risulta più efficace? La risposta a questa domanda apparirà, anche in questo caso, scontata ma, come sappiamo bene, senza Contenuto non vi può essere una strategia efficace. E allora ecco che al primo post troviamo proprio la tattica di creare un contenuto coinvolgente, 82%. La stessa tattica risulta poi essere la più difficile da realizzare (69%).

    Per il 54% degli intervistati una tattica utile è quella di “postare” sui social networks, considerata difficile da applicare per il 19%. Notare che scrivere sul blog è indicato al 25% e postare su un “microblog” (leggasi Twitter, ad esempio) solo al 4%.

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    Parlare di Social Media Marketing oggi è molto diverso rispetto solo a pochi anni fa, oggi c’è maggiore consapevolezza da parte delle aziende, sono infatti temi affrontati con maggiore “maturità” se vogliamo usare questo termine. E se ne trova conferma anche alla domanda “quanto è cambiata l’efficacia della strategia di social media marketing?“. Il 77% in sostanza afferma che è cresciuta l’efficacia delle loro strategie: cresciuta significativamente per il 30%, cresciuta lievemente per il 47%. Di conseguenza aumenta anche il budget, cresce infatti per il 69% degli intervistati

    E qual è la tipologia di contenuto più efficace? Al primo posto troviamo, ovviamente (è il caso di dire) i Video (69%), poi le infografiche (50%), e poi i post sul blog (35%). Il visual content è quindi il contenuto più efficace.

  • Ecco come si forma un contenuto virale sui Social Media [Ricerca]

    Un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Yale University e della Università di Madrid ha scoperto il modo attraverso il quale un contenuto, un’informazione, diventa virale sui Social Media. Il metodo addirittura permette di prevedere un contenuto di tendenza fino a due mesi prima

    Come si fa a rendere un contenuto virale? Come fa un’informazione ad essere condivisa da migliaia di utenti sui social media, al punto da diventare argomento di tendenza globale? e soprattutto, come si fa ca capirlo prima? Sicuramente questo è uno di quegli argomenti che tutti, siano essi semplici utenti o aziende, vorrebbero sapere per far girare il più possibile le proprie informazioni e raggiungere quindi un elevato numero di persone. Alle volte un contenuto diventa virale perchè ha la suo interno degli elementi i quali purtroppo non sono spesso replicabili e soprattutto non vi è mai l’assoluta certezza che quel contenuto possa davvero poi raggiungere davvero tutti. E allora vale la pena scoprire il metodo elaborato dai ricercatori della Yale University insieme a quelli della Università di Madrid attraverso il quale è possibile anche prevedere fino a due mesi prima la viralità di un dato contenuto. Il metodo può essere davvero utile per comprendere avvenimenti politici, i comportamenti dei consumatori, addirittura potrebbe rivelarsi utile anche in un contesto sanitario.

    Come sappiamo bene, data la grossa mole di informazioni che ad oggi circola sui Social Media ad una velocità sostenuta, è dunque ben difficile riuscire a fare qualche previsione sulla effettiva viralità di un contenuto. I ricercatori hanno concentrato le loro ricerche su un ristretto campione di utenti servendosi di Twitter per meglio individuare quegli utenti, meglio, gruppi di utenti, che fungessero da “sensori”, ossia quegli utenti che sono in grado poi di avviare alla diffusione globale del contenuto. I ricercatori volevano comprendere come il contenuto si sviluppasse verso il centro e come poi lo stesso si diffondesse verso gli altri utenti. Quindi una volta individuati gli utenti, definiti “sensori”, sarebbe poi stato utile monitorare come essi twittavano o conversavano con altri utenti, un procedimento che i ricercatori definiscono “sensor hypothesis“.

    Allora, per sei mesi, nel 2009,  sono stati monitorati contenuti e conversazioni su Twitter. Si è partiti con una rete di utenti di 40 milioni connessa con 1,5 miliardi di “follows”, poi in maniera casuale da questi hanno selezionato piccoli gruppi di utenti centrali, con almeno una persona che li seguisse, e sono stati creati quindi i gruppi di monitoraggio. In sostanza lo studio dimostra il modello dei “piccoli gruppi di amici” è la chiave per l’effettiva diffusione esplosiva di un contenuto e che quindi permette di prevedere la viralità di hashtag, almeno 9 giorni prima. Quindi sono gli individui “sensori” la chiave di tutto. Il modello permette quindi di rilevare che ogni utente ha in media 25 followers che a loro volta hanno 422 followers.

    La ricerca fornisce anche alcuni “prove” a sostegno della effettiva validità di questo modello. Ad esempio, attraverso questo metodo i ricercatori sono stati in grado di prevedere fino a due mesi prima l’effettiva viralità di #Obamacare come tendenza globale su Twitter, e tre mesi prima che diventasse la keyword più ricercata su Google. Il metodo può essere utilizzato anche in tempo reale e implementato anche su diverse aree geografiche.

    Questo metodo a questo punto può risultare di importanza rilevante in una prima analisi degli umori sui social media rispetto ad argomenti di natura politica, economica, sociale, come dicevamo prima utile anche a capire l’atteggiamento dei consumatori. Ma sarebbe utile anche in un contesto sanitario, come per esempio dare delle risposte immediate rispetto a epidemie o altre malattie.

    Insomma, il metodo dei “sensori” ci darà modo di capire l’effettiva portata virale dei contenuti. E voi cosa ne pensate di questa ricerca?

  • Gift, didattica e social media marketing [Infografica]

    Gift, didattica e social media marketing [Infografica]

    In un periodo di bilanci e di trend, ci sembra naturale porre l’attenzione su uno dei degli argomenti più evocati di fine anno, “il contenuto”. Poniamo quindi una serie di riflessioni a disposizione di chi si voglia confrontare sulla tematica del “cosa scrive un’azienda sui social network”? Uno spunto di conversazione sull’efficacia della comunicazione online che parte da un’esperienza ed un’osservazione personale

    Quando ho iniziato a studiare Social Media Marketing, nei webinar notturni di oltreoceano imperversava una parola chiave “gift“, una sorta di “do ut des” applicato alla presenza dei brand sui social network. In molti hanno identificato la chiave del word of mouth con il “regalare” qualcosa di tangibile per ottenere fan, follower o visibilità. Quel gift nel tempo si è trasformato nelle mie considerazioni in una sorta di Sacro Graal difficile da individuare, fino a diventare poi un’obbiettivo e trasformarsi nell’”aggiungere qualcosa”, “fare la differenza”, “contribuire”. Il contenuto diventa quindi mezzo fondamentale per andare in quella direzione, un fulcro introno al quale incentrare la propria strategia di marketing, un percorso verso il quale orientare le aziende che cercano risultati.

    Contenuto come mezzo, “gift” come fine, ROI come obbiettivo, Social Network come strumento.

    Seguendo questo schema mi sono chiesta se non fosse corretto tentare di intraprendere un percorso comunicativo “didattico” che avesse come argomento gli strumenti social. Ho provato quindi a strutturare una comunicazione su elementi che dessero un contenuto direttamente fruibile alla community di riferimento, per aumentare nell’utente il grado di comprensione degli strumenti e delle loro potenzialità, dandogli dei contributi utili per il suo percorso di autodidatta atto alla sperimentazione delle pratiche e degli strumenti stessi.

    Uno dei risultati è questa infrografica che è stata “tradotta” in italiano su richiesta di un utente che probabilmente sta cercando di comprendere meglio le possibilità di Facebook. Lo scopo è quello di avvicinare l’utente agli strumenti di social media marketing e nel contempo di fargli comprendere l’importanza delle strategie e delle competenze utili al raggiungimento degli obbiettivi.

    E’ ancora presto per poter parlare di risultati concreti ma qualcosa si è mosso.

    Pensate che questa teoria della didattica si possa applicare anche ad altri settori? Avete avuto esperienze simili?

    L’esigenza del “fai da te” è ancora molto viva e anziché svendere la propria professionalità inseguendo il cliente ideale, credo sia preferibile cercare di dare all’utente ciò di cui avesse bisogno, mettendo in piedi una serie di “gift” di contenuto, evitando l’aggressività del “se hai fatto così hai sbagliato” ma con la determinazione di chi sa quanto è complesso lo sviluppo quotidiano della propria professione di Social Media Marketer.

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  • Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Si è molto discusso di Instagram che in un primo momento sembrava volesse vendere le foto degli utenti, poi il passo indietro per spiegare meglio quale fosse l’intenzione. Solo che la social-isteria collettiva era ormai innescata. Forse sarebbe stato meglio approfondire ed è quello che spesso manca

    E’ una tranquilla mattina di Dicembre quella in cui testate giornalistiche, guru della comunicazione, esperti e non esperti dei social media, iniziano a diffondere il panico al suon di “Instagram dice che ha il diritto di vendere le tue foto”.

    BBCCNNGuardian, solo per citare alcune “fonti autorevoli”, raccontano il cambio di policy della famosa app, grazie al quale Instagram si arrogherebbe il diritto di vendere  ai pubblicitari le foto caricate dagli utenti, senza notifica e senza compenso.

    Sui social e sui blog di tutto il mondo si legge lo sconcerto, seguito da rabbia e disgusto, per una scelta tanto sbagliata quanto assurda: Mashable riporta le reazioni dei big d’oltreoceano, tra chi grida “morte ad Instagram!” e a chi giura di cancellare il proprio account per questi nuovi “ridicoli termini d’uso”.

    Delirio.

    Utenti che abbandonano Instagram per FlickrCancellazioni di massa, dichiarazioni di odio diffuse su Facebook, Twitter, G+, un National Geographic che sospende temporaneamente il proprio account, minacciando di cancellarlo e post a profusione su come salvare le proprie foto e cancellare l’account da Instagram.

    Dalla certezza al dubbio che vede la luce: se tutti dicono che è vero non è detto che lo sia

    Personalmente, mi sono ritrovata le timeline di tutti i social invase da post, dichiarazioni di odio, promesse di cancellazione di account relative alla faccenda “Instagram venderà le nostro foto” in una manciata di minuti.

    Lì per lì, ho dato uno sguardo alla nuova policy di Instagram (di cui, per la verità ho letto pochi paragrafi, causa mancanza di tempo) e di valutare da che genere di fonti proveniva la notizia.

    “Beh, se lo dice la BBC…Se lo dice quel professionista delle comunicazione lì…se lo dicono tutti, sarà vero!” e posto un link su Facebook con un paio di commenti in merito alla faccenda (della serie “spero abbiate fatto bene i vostri conti a Palo Alto perché a cancellare il mio account da Instagram ci metto 30 secondi”).

    Una manciata di like al mio post poi alcuni professionisti della comunicazione, tra i quali Maurizio Galluzzo, mi fanno gentilmente notare quanto sia ridicola la faccenda.

    In particolare Maurizio Galluzzo pubblica il post  “State calmi. Instagram non vende le vostre foto”, in cui cerca di spiegare quanto sia stata mal interpretata la nuova policy che in realtà spiegava solo che Instagram si allineerà a Facebook per quanto riguarda la pubblicità sulla piattaforma e che quindi si avvarrà di nome, preferenze e foto degli utenti per sponsorizzare le proprie inserzioni.

    Punto, fine della storia, anche perchè una pratica del genere, nota ancora Maurizio, violerebbe la norma internazionale sui diritti ‘autore.

    Il giorno dopo puntualmente, Kevin Systrom co-fondatore di Instagram, si scusa per il misunderstanding (in effetti, non era proprio chiarissimo questo cambio di policy) e garantisce che non ha alcuna intenzione di vendere le foto degli utenti.

    Tutto è bene quello che finisce bene.

    O forse no.

    Forse, abbiamo una lezione da imparare.

    Riprova sociale, scorciatoie cognitive e superficialità: gli ingredienti della social-isteria collettiva

    Dopo aver letto il post di Maurizio Galluzzo mi sono sentita abbastanza stupida.

    C’era scritto che Instagram avrebbe potuto vendere le nostre foto ad altre aziende nella nuova policy?

    O piuttosto riportava

    “You agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you”

    che è la stessa identica cosa che permettiamo di fare a Facebook con le Ads ogni giorno?

    Dopo tutto, Instagram è un’azienda (ora di Facebook) e, in quanto tale, deve generare profitti.

    Ma il punto non è tanto il fatto che Instagram come Facebook o Twitter stia cercando di monetizzare la quantità di dati che ha su di noi e la spinosa questione della privacy:

    il punto è che milioni di persone, me compresa, hanno creduto che fosse possibile la storia della vendita delle foto, semplicemente perchè non si ci siamo fermati un attimo a riflettere.

    Perchè corriamo, andiamo tutti di fretta, siamo subissati ogni giorno dal mare di informazioni che il Web ci fa piovere addosso e a volte, “per far prima”, ottundiamo la nostra capacità critica.

    Scorciatoie cognitive e riprova sociale sono, a mio avviso, le cause principali di migliaia di cancellazioni da Instagram, milioni di anatemi lanciati contro l’app stessa e centinaia di articoli fuffosi scritti sull’onda del trend topic.

    E milioni di link viralizzati e viralizzanti.

    panicoLe scorciatoie cognitive (o euristiche) ci permettono di sopravvivere alla quantità di informazioni che ci viene richiesto di elaborare ogni giorno: ci facciamo un’idea generale della situazione ed agiamo di conseguenza, risparmiando le nostre risorse intellettive per altre azioni.

    Non c’è materialmente il tempo (talvolta, nemmeno la volontà) di approfondire tutto, ancora di più di fronte ad una timeline che straborda di link, foto, pensieri condivisi in tempo reale: cerchiamo di capire, a grandi linee, se un contenuto sia o meno condivisibile ed agiamo di conseguenza.

    La riprova sociale è il meccanismo sul quale, si può dire, Facebook ha fatto la sua fortuna: di base

    “le persone, in media, tendono a ritenere maggiormente validi i comportamenti o e le scelte che vengono effettuati da un elevato numero di persone”

    Così, se vediamo che molti dei nostri contatti esprimono un determinato pensiero, condividono un certo link (a maggior ragione se riteniamo questi contatti influenti e preparati in quel determinato settore), saremo portati ad allinearci a quell’opinione e, magari, a condividere quel link.

    E così, dietro a Forbes, a Mashable e a tutte le testate, i blog e gli utenti che ci hanno raccontato l’incredibile storia di Instagram che venderà le foto, ci siamo persi in tanti.

    Ci siamo indignati ed arrabbiati perché si indignavano e arrabbiavano tutti, senza concederci il tempo di una lettura attenta a questa benedetta nuova policy, senza concederci il dubbio dell’assurdità di una decisione del genere.

    Kevin Systrom si è scusato per la poca chiarezza di questa nuova policy ed ha fatto bene.

    Ma, forse, dovremmo anche noi scusarci un attimo con noi stessi per non esserci concessi il tempo di valutare con senso critico questa storia, che è solo un piccolo esempio, ma ce la dice lunga su quanto i social media possano essere non solo propagatori di “virus positivi” o pubblicitari, ma anche di superficialità e di scorciatoie viziose.

    instagram-roll-out_@giustommasini

    (Thanks to Giuseppe Tommasini, @GiusTommasini, for the cover picture. The original is above)
  • Gli italiani tra email e social network [Infografica]

    Gli italiani tra email e social network [Infografica]

    Nuovo e interessante studio di ContactLab ‘Email Marketing Consumer Report’ in cui si evidenzia come gli utenti italiani mostrino un’attenzione particolare ai social network, condividendo, più dei vicini europei, gli argomenti più interessanti, come viaggi, lavoro e benessere tra quelli che ricevono in newsletter. Le donne sono quelle che diffondono di più offerte e promozioni

    social-emailAbbiamo già detto che gli utenti internet italiani siano email dipendenti. In media ricevono 22 mail al giorno, per un totale di oltre 700 mila su 63 milioni di caselle attive, più di due a testa. Ma forse quello che non sappiamo è che siamo iscritti in media a otto newsletter, che propongono perlo più offerte di viaggi e per il tempo libero, oltre che di lavoro. E che due volte su dieci ne condividiamo il contenuto con gli amici. Il nuovo approfondimento, disponibile qualche giorno su  http://www.contactlab.it/email-marketing-e-social-network, è la 3° edizione paneuropea dell’Email Marketing Consumer Report dedicato a Email & Social Network, realizzato da ContactLab su un campione statistico della popolazione europea con accesso a internet, rappresentativo di oltre 157 milioni di persone. La ricerca mette a confronto le abitudini e i comportamenti degli utenti di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Italia nell’utilizzo della posta elettronica e delle newsletter. (altro…)

  • 6 piattaforme Social Media per il tuo business

    6 piattaforme Social Media per il tuo business

    Quale piattaforma social media usare per il proprio Business? Tutte sarebbe meglio. Infatti proprio per le caratteristiche differenti di ognuna di esse, sarebbe opportuno inserire in una strategia sui Social Media diverse piattaforme in modo da intercettare users differenti, anche se è molto difficile. Oggi ne vediamo 6 tra le più conosciute

    socialmedia_piattaformeGrazie anche allo spunto fornitoci da Flowtown, vediamo quali potrebbero essere le piattaforme social media più adatte per il proprio business. Fatta salva l’esigenza della presenza sui social media, sarebbe il caso di provare ad inserire in un strategia orientata sui social media più piattaforme in modo da poter intercettare utenti diversi quindi pubblici diversi. Le piattaforme sono Facebook, Twitter, Google+, Tumbler, YouTube e Pinterest. E’ chiaro che riuscire ad essere presente su tutte può davvero risultare difficile, soprattutto per piccole o medie aziende, ma riuscire a trovare quella o quelle più adatte tra queste indicate sarebbe un passo avanti verso una migliore gestione della propria presenza sui social media. E allora vediamo un dettaglio di ognuna. (altro…)

  • La figura del Community Manager per il 2012 [Infografica]

    La figura del Community Manager per il 2012 [Infografica]

    E’ una delle figure più importanti per la riuscita di una campagna o di una strategia sui Social Media. Vediamo insieme oggi la figura del Community Manager, donna, di età media 25-30 anni e lavora meglio su Facebook

    community-managerLa figura di cui parliamo oggi è senza dubbio una delle più importanti all’interno di un Social Media Team. Attraverso questa figura viene veicolato il contenuto di una campagna o di una strategia orientata sui Social Media. Profonda conoscitrice del brand di cui si tratta, risponde per buona parte della riuscita o meno di una campagna o comunque di un’operazione sui Social Media. E oggi attraverso questa simpatica, quanto interessante infografica, che sintetizza uno studio realizzato negli Usa da Socialfresh, vediamo insieme chi è e chi sarà il Community Manager per il 2012. (altro…)

  • Indagine Nielsen, i consumatori si considerano in sovrappeso

    Indagine Nielsen, i consumatori si considerano in sovrappeso

    Resi pubblici oggi i risultati Global Nielsen Survey 2011: più della metà dei consumatori nel mondo si considera in sovrappeso e ha difficoltà a comprendere i valori nutrizionali sulle etichette. Si registra inoltre scetticismo su alcune informazioni indicate sulla confezione dei prodotti alimentari

    etichetta cibiNielsen, l’azienda leader mondiale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, ha rilasciato oggi un nuovo rapporto secondo il quale più della metà dei consumatori nel mondo (il 53%) si considera in soprappeso e il 59% ha difficoltà nel comprendere le etichette nutrizionali sulle confezioni dei prodotti alimentari. La Global Nielsen Survey 2011 di Nielsen condotta intervistando oltre 25.000 navigatori internet in 56 Paesi del mondo ha evidenziato che circa la metà dei consumatori (il 48%) sta cercando di perdere peso e di questi, più di due terzi (il 78%) si è sottoposto a una dieta. (altro…)

  • La giornata tipica su Facebook [infografica]

    La giornata tipica su Facebook [infografica]

    Cosa facciamo su facebook durante il giorno? Domanda che piace a tanti e per provare a dare una risposta utilizziamo questa nuova e interessante infografica sviluppata da JESS3. Ma guardiamo insieme cosa fa un utente mediamente sul più grande social network della rete

    Forse il contenuto di questa infografica, interessante comunque la si pensi, potrà sembrare la solita raccolta di dati su facebook. Invece è utile per dare una risposta a quella domanda che spesso viene rivolta un pò a tutti: “Ma cosa fai tutto il giorno su facebook?“. Ecco, qui i dati vengono considerati di media, ma possiamo dire che ci sono dati interessanti. Come per esempio che il 26% fa “like” sullo stato di un amico, che il 22% commenta la stato di un amico e che il 15% degli utenti nella giornata tipica su facebook aggiorna il proprio status. (altro…)

  • Google+ aperto a tutti!

    Avrete sicuramente fatto caso alla freccia azzurra che trovate sulla homepage di Google da oggi. E’ un invito ad entrare in Google+, il nuovo e già da subito popolare social network di casa Google. E al via anche il motore di ricerca interno

    Google+ aperto a tutti!

    E dopo tre mesi in cui si cercavano inviti in ogni angolo della rete, pur di entrare e di vedere da vicino come funzionasse Google+, ricordo messaggi su alcuni siti che dicevano “offro inviti per Google+, contattatemi in privato!” visibili fino a qualche giorno fa, da oggi Google+ è ufficialmente aperto a tutti. Chiunque lo vorrà da oggi potrà costruirsi le proprie Cerchie, le famigerate Cerchie che stanno provocando qualche gratta capo anche a facebook. Infatti, erano in molti tre mesi fa a scommettere che anche stavolta, dopo tanti tentativi, che a Mountain View avessero preso un altro abbaglio. Invece, nel giro di poco tempo ha raggiunto i 10 milioni di utenti e sicuramente da oggi saranno molti di più. (altro…)