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  • Scrivere per Informare, intervista a Cristina Maccarrone

    Scrivere per Informare, intervista a Cristina Maccarrone

    Scrivere per Informare, libro interessante, edito da Flacowski, che prova a superare un dualismo tra giornalista e blogger che in realtà hanno molto in comune, come il compito di informare. Ne parliamo in questa intervista per InTime Podcast con Cristina Maccarrone.

    Scrivere per Informare, titolo che rende ben l’idea di quale sia il tema. In un momento molto particolare, come quello che stiamo vivendo, c’è bisogno di fare una profonda riflessone sul modo in cui fare Informazione. E questo libro arriva proprio al momento giusto. Anche perchè, per la prima volta prova (e ci riesce benissimo) a superare quel dualismo, di cui si parla spesso, tra giornalista e blogger. Questo libro in realtà mostra chiaramente come queste due figure abbiano molto in comune, come il compito, fondamentale, di informare.

    Il libro è al centro di un progetto molto interessante di crowdfunding, potete ancora prenotarlo qui, e noi per conoscerlo meglio ne abbiamo parlato con Cristina Maccarrone, co-autrice insieme a Riccardo Esposito. L’intervista completa è su InTime Podcast.

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    Cristina, raccontaci come è nata l’idea di questo libro “Scrivere per Informare”?

    Il tutto è nato con l’idea di superare questo odio, forse neanche tanto conclamato tra giornalisti e blogger, come se i primi, a cui appartengo io che sono giornalista freelance, fossero migliori o unici ad informare e i blogger non lo fossero. Quindi noi partiamo dal principio che  blogger, come te o come Riccardo, il tuo blog è molto informativo, appunto informano, fanno informazione. Per il lettore non vi è alcuna differenza se, appunto, quello che si scrive ha come obiettivo il lettore, fare quindi il massimo per dargli l’informazione migliore possibile in quel momento, ovvio che poi quella stessa informazione va aggiornata, rinfrescata, corretta. Se io scrivo un articolo e Riccardo scrive un post, gli articoli che voi blogger chiamate “post”, lo facciamo nel miglior modo possibile, avendo raccolto le fonti.

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    Cristina Maccarrone – Scrivere Per Informare

    Il libro è double-face, quindi ci sarà la mia copertina e quella di Riccardo. Per quello che riguarda la mia parte, mi concentro nello spiegare ai blogger il metodo giornalistico, spiegando le differenze e in cosa consiste il nostro lavoro. Riccardo, nella sua parte, parla del metodo dei blogger insegnandolo ai giornalisti, specialmente dal punto di vista della SEO, di user experience, del salvataggio delle foto. Quindi due autori, doppia copertina ma obiettivo comune, ossia quello di spiegare come scrivere meglio oggi per informare.

    Questo è solo una anticipazione, potete ascoltare l’intervista completa su Spreaker:

    e anche su Spotify:

    Fateci pensare cosa ne pensate.

  • Piuttosto che lamentarti, fai! #IlMioMentore

    Piuttosto che lamentarti, fai! #IlMioMentore

    Cristina Maccarrone nel suo racconto cita diversi mentori, il più importante dei quali è il suo papà che gli ha insegnato tra le altre cose, a darsi da fare. Quel “fare” che ti permette poi di raggiungere risultati duraturi.

    [Vi ricordiamo che fino al 30 settembre 2012 è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso per “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus.]

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507Faccio parte di quelle persone che non sanno dire chi è il proprio migliore amico. Che non amano le graduatorie o mettere qualcuno al “primo posto” per questo lì per lì pensare ad un solo mentore nella mia vita mi ha lasciato un po’ perplessa.

    “Uno solo?” è la prima cosa che ho chiesto. E questo c’entra con il fatto che “mi innamoro” spesso delle persone e che in ogni fase della mia vita ho forse avuto un mentore. Lo so: vado contro la definizione classica, che ha visto solo Mentore essere il prezioso consigliere di Telemaco, ma per me è stato così fin da quando ero piccola.

    Be’, il primo è sicuramente mio padre. Sono una di quelle bambine “innamorate” del proprio padre che non ha mai avuto il coraggio di rivelarglielo quando era piccola e che ci ha provato forse in modo grossolano da grande. E che ci prova ogni volta che cerca la sua approvazione su cose su cui abbiamo pareri diametralmente opposti.

    Mio padre che mi ha insegnato a sopportare la fatica fisica e che mi dice sempre “Piuttosto che lamentarti, fai”. È lui che, nonostante abbia affrontato periodi molto duri in cui non è mai venuto meno alla sua responsabilità, mi ha insegnato l’importanza del fare. Ma non del fare che spesso mi contraddistingue ossia il volere non perdermi nulla, ma quel fare artigiano, quel fare che ti porta con pazienza e tenacia ai veri risultati. Quelli duraturi.

    Non un solo mentore, e se vado con la memoria solo di una manciata di anni, quando ho iniziato a fare la giornalista, è come se nel mio destino ci fosse un nome che ricorre spesso: Luca.

    Luca è stato il mio primo capo in un giornale locale, mi ha “insegnato” a scrivere, a insistere quando le notizie sembravano non venire fuori, a metterci quella punta d’ironia che serve per affrontare le cose e a divertirmi con questo lavoro.

    Un altro Luca, o meglio Gianluca, in un altro giornale, quando ai tempi scrivevo anche di cronaca nera. Che mi telefonava a mezzanotte per una virgola fuori posto, ma che ogni volta mi ricordava quanto i particolari e l’essere precisi potessero e possano servire per comunicare nel modo migliore.

    Altro mentore, capo di un giornale molto importante, una persona che ha creduto in me quando non ci credevo neanche io e che mi ha accompagnato in quella ricerca costante di storie da raccontare senza dimenticare che qualsiasi cosa si faccia, qualsiasi cosa si scopra, quel che conta è avere il massimo rispetto per tutto e per tutti. E io ci provo.

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