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  • X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    Ieri, 10 marzo 2025, X ha subito tre down. Elon Musk ha accusato un attacco DDoS dall’Ucraina, ma mancano prove. Ecco cosa è successo in una giornata difficile per la piattaforma.

    Ieri, 10 marzo 2025, la piattaforma X ha subito tre interruzioni di servizio nell’arco di poche ore, un evento che ha comportato non pochi disagi per centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo.

    Il primo blackout è avvenuto 5:30 ET (11:30 italiane), seguito da altri due: alle 9:30 ET (15:30 italiane) e alle 11:10 ET (17:10 italiane). Elon Musk, proprietario di X, ha attribuito i disservizi a un “massiccio attacco informatico”, dichiarando in un’intervista a Fox News che l’origine sarebbe localizzata in Ucraina.

    Ma quali sono i fatti concreti dietro questa affermazione? Analizziamo la vicenda.

    X e il blackout, alcuni dati sul disservizio

    Le segnalazioni di problemi su X sono esplose nella mattinata del 10 marzo, con picchi registrati da Downdetector soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Gli utenti hanno riscontrato difficoltà nel caricare contenuti, accedere al proprio account o pubblicare post.

    Le tre interruzioni, durate complessivamente oltre sei ore, rappresentano uno dei disservizi più gravi che si sono registrati nella storia recente della piattaforma.

    X non ha rilasciato comunicati tecnici dettagliati, lasciando spazio alle dichiarazioni di Musk come unica fonte ufficiale.

    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni
    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    L’ipotesi di Musk: un attacco DDoS dall’Ucraina

    Durante l’intervista a Fox News, trasmessa quando in Italia era tarda serata, Musk ha descritto l’incidente come un “massiccio attacco cyber” orchestrato da un gruppo o uno Stato, sottolineando che gli indirizzi IP coinvolti proverrebbero dall’area ucraina.

    L’ipotesi tecnica più accreditata, supportata anche da esperti del settore, è quella di un attacco Distributed Denial of Service (DDoS), una strategia che mira a sovraccaricare i server con un volume di traffico insostenibile, rendendo il servizio inaccessibile.

    Jake Moore, Global Security Advisor di ESET, ha offerto un’analisi approfondita:

    Gli attacchi DDoS sono un metodo efficace per colpire un’azienda senza dover compromettere direttamente i suoi sistemi principali, permettendo agli autori di restare in gran parte anonimi. Questo rende la protezione ancora più complessa, soprattutto quando il contesto dell’attacco è sconosciuto e ci si può affidare solo a misure generiche di mitigazione.”

    Moore ha aggiunto che gli hacker sfruttano sempre più dispositivi IoT per amplificare questi assalti, una tendenza in crescita che complica ulteriormente le difese.


    Cosa sono gli attacchi DDoS

    Un attacco Distributed Denial of Service (DDoS) è una tecnica usata dai cybercriminali per mettere fuori uso un servizio online, come un sito o una piattaforma, sommergendolo di richieste.

    Immaginiamo un negozio preso d’assalto da migliaia di clienti fittizi che bloccano l’ingresso: i server, incapaci di gestire un traffico così intenso e artificiale, si bloccano, rendendo il servizio inaccessibile agli utenti reali.

    Questi attacchi spesso sfruttano reti di dispositivi compromessi – dai computer ai dispositivi IoT come telecamere o router – coordinati per colpire il bersaglio contemporaneamente, rendendo difficile individuarne l’origine.


     

    X e il down: al momento nessuna prova concreta, solo speculazioni

    Nonostante le affermazioni di Musk, al momento non sono state pubblicate evidenze tecniche che confermino l’origine ucraina dell’attacco.

    X non ha fornito log o dati sugli IP coinvolti, e la dichiarazione del suo proprietario resta al momento priva di riscontri ufficiali.

    La situazione dunque lascia aperte diverse interpretazioni. Potrebbe trattarsi di una deduzione basata su analisi interne non ancora condivise; oppure di un’accusa deliberata, dettata da dinamiche geopolitiche.

    Musk, noto per le sue posizioni controverse, ha avuto negli ultimi giorni attriti non di poco conto con l’Ucraina, soprattutto legati all’uso di Starlink nel conflitto con la Russia.

    In ogni caso, senza un report dettagliato, la tesi dell’attacco da una zona ucraina resta semplice speculazione.

    X e i precedenti casi di down

    Non è la prima volta che X si trova ad affrontare blackout di tale portata.

    In passato, la piattaforma è stata già bersaglio di attacchi DDoS e disservizi strutturali che, in alcuni casi, sono stati erroneamente interpretati come cyberattacchi mirati.

    Sempre secondo Moore, “X è una delle piattaforme più discusse al mondo, il che la rende un bersaglio ideale per hacker che vogliono lasciare il segno. L’unica strategia efficace per contrastare questi attacchi è continuare ad anticipare l’imprevedibile e rafforzare costantemente le difese.”

    La vulnerabilità di X potrebbe essere accentuata anche dalla sua crescente centralità nel dibattito pubblico.

    La situazione attuale e maggiore sicurezza

    Il down di X pone comunque diversi interrogativi.

    È stato davvero un attacco coordinato dall’Ucraina, come sostiene Musk, o un problema tecnico amplificato dalla narrazione del suo proprietario? E se si trattasse di un DDoS, chi ne è responsabile?

    La mancanza di trasparenza da parte di X alimenta il dibattito, mentre la piattaforma torna operativa senza chiarire davvero cosa sia accaduto.

    Quel che è certo è che la sicurezza informatica resta una sfida cruciale e centrale per le grandi piattaforme digitali. Soprattutto, nel caso di X, quando queste diventano luoghi di scontro anche su temi delicati di strettissima attualità.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da Franz Russo utilizzando un modello di intelligenza artificiale generativa]

     

  • I rischi di Cyber Attack tra le principali preoccupazioni del 2018 a livello globale

    I rischi di Cyber Attack tra le principali preoccupazioni del 2018 a livello globale

    Control Risks ha stilato una classifica dei principali rischi che potrebbero verificarsi nel 2018. Al secondo posto, dopo il rischio di una escalation in Corea del Nord, troviamo Cyber Attack, gli Attacchi Informatici che hanno caratterizzato buona parte del 2017.

    L’anno che è appena iniziato ci ha subito riportato ai grandi rischi informatici che corriamo. La scoperta della falla nei processori che riguarda tutti i dispositivi fissi e mobili, praticamente tutti quelli prodotti negli ultimi 20 anni, ci ha ricordato a quali rischi siamo esposti tutti. Stiamo parlando di Meltdown e Spectre. Rischi che solo un decennio fa erano molto limitati perchè limitata era la diffusione di questi dispositivi e limitato era l’uso di Internet. Ma oggi, nell’era dei social media, dell’intelligenza artificiale, dell’interne delle cose, siamo tutti costantemente connessi e, di conseguenza, aumentano in maniera esponenziale i rischi a cui siamo esposti.

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    Non sorprende, quindi, che i rischi di nuovi attacchi informatici costituiscano una delle maggiori preoccupazioni dell’anno che è appena iniziato. Infatti, Control Risks, società specializzata in consulenza sui rischi, ha da poco stilato i 5 principali rischi del 2018 e al secondo posto, dopo una eventuale escalation nella vicenda della Corea del Nord, troviamo proprio i Cyber Attacks, i rischi di Attacchi Informatici.

    rischio attacchi informatici 2018

    Nel 2017 abbiamo assistito a situazioni di attacchi molto gravi come WannaCry, nel maggio del 2017, il ransomware che infettò 150 paesi del mondo, prendendo di mira aziende, istituzioni, università (in Italia venne colpita l’università Bicocca). Il mese successivo fu la volta di NotPetya, un altro ransomware, una variante di Petya che fece la sua apparizione nel 2016, che si diffuse via mail facendo leva su sistemi non aggiornati. Ma il 2018 potrebbe essere ancora l’anno in cui fenomeni come questi potrebbero verificarsi, in maniera ancora più estesa e, soprattutto, in maniera sempre più sofisticata. Il tutto, facendo leva alla scarsa propensione a tenere aggiornati i sistemi, operativi e antivirus, con cui siamo in contatto ogni giorno. E’ questo il grande rischio che si corre.

    La questione dell’aggiornamento, patch per usare il termine informatico che lo definisce, non è secondaria, anzi. Un recente rapporto di SecurityScoreCard sulle prime 500 aziende Usa ha rivelato che è proprio la fase di aggiornamento quella su cui si concentra la maggior parte delle preoccupazioni. Il caso Equifax, una delle maggiori aziende di controllo del credito dei consumatori, del settembre scorso è nato proprio da un mancato aggiornamento, in quanto l’azienda era stata precedentemente attaccata e il mancato aggiornamento dei sistemi ha reso possibile il pesante attacco che ha avuto come conseguenza quello mettere a rischio i dati personali di 145 milioni di persone, poco meno della metà dell’intera popolazione degli Stati Uniti.

    Il dato preoccupante che viene fuori dal rapporto è che il 70% di queste aziende, top 500, ha mostrato poca attenzione agli aggiornamenti programmati. E ancora, nell’arco di 5 mesi, durante il 2017, sono state riscontrate più di 100 milioni di criticità. All’interno di queste aziende, quelle farmaceutiche, quelle finanziarie e quelle di costruzione hanno dimostrato di essere le peggiori.

    Ora, di fronte a questi dati sintetici, se è vero che l’80% degli attacchi informatici è dovuto proprio ai mancati aggiornamenti, c’è quindi da preoccuparsi, e molto, su quelli che potrebbero essere i rischi e su quello che potrebbe succedere nel 2018. Ecco perchè Contro Risks considera gli Attacchi Informatici come una delle principali preoccupazioni dell’anno appena iniziato.

    Inoltre, un recente studio di Eset evidenzia che a rischio, oltre alle grandi aziende, ci siano anche le aziende della pubblica amministrazione, teorizzando che un attacco massiccio a questa tipologia di aziende, metterebbe a rischio il funzionamento delle città. Gli attacchi la funzionamento delle infrastrutture, pensiamo alla reti elettriche, idriche, ad esempio, potrebbero causare enormi danni.

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