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  • Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Nel giorno in cui la democrazia negli Usa è stata sospesa, i Social Media per una volta hanno agito di conseguenza. Una vicenda che segna anche l’avanzata delle piattaforme di “nicchia” come Parler.

    I social media da qualche anno a questa parte sono stati considerati principali responsabili della diffusione di fake news, disinformazione e contenuti di violenza. Ed è vero. Ma forse quello che è successo ieri notte potrebbe considerarsi come l’inizio di un nuovo corso.

    Per la prima volta, tutte le principali piattaforme social hanno agito allo stesso modo, eliminando contenuti che incitavano alla violenza e sospendendo l’account dal quale questi contenuti venivano diffusi.

    È successo quello che accade di solito in questi casi, solo che l’account in questione è quello di Donald Trump, presidente Usa uscente, che ieri si è reso protagonista, indiretto, di una delle pagine più brutte della storia americana e della democrazia a livello globale.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Come sapete, lo abbiamo scritto più volte qui sul nostro blog, dal 2016, anno in cui Trump è stato eletto come 45° presidente degli Stati Uniti d’America, i social media sono stati additati come diffusori di disinformazione e accusati di gestire il fenomeno in modo blando.

    Poi è arrivato lo scandalo Cambridge Analytica che ha aperto una voragine, dimostrando per davvero che una parte dell’elettorato era stato “traghettato” verso una parte politica con l’inganno; poi è scoppiato il “Russia gate“. Tutti scandali in cui i social media hanno avuto il ruolo di diffusori.

    Al centro di tutto questo vi era Facebook che nel corso degli anni ha mantenuto una linea non molto condivisa ma costante, ossia quella di non intervenire mai in maniera diretta su queste questioni per rispettare il “diritto di parola” di tutti. Anche di chi diffonde disinformazione. E i risultati si sono visti.

    Una strada ben diversa, ma con molte difficoltà, aveva invece intrapreso Twitter, decisa ad allontanare la diffusione della disinformazione dalla propria piattaforma, dichiarando guerra ai tanti account che sfruttavano i 280 caratteri per diffondere informazioni e notizie false.

    Ad un certo punto però Twitter decise che gli account dei politici non dovessero essere oggetto di attenzione, perché per loro doveva essere sempre valido il diritto di esprimersi, visto il ruolo pubblico. Salvo poi ricredersi lungo la strada.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Ecco, questa lunga premessa per dire che ieri invece il ruolo dei social media è stato attivo.

    Bisogna dirlo subito. A distanza di 5 anni, quello che è successo ieri è la dimostrazione di come la disinformazione sia in grado di invadere anche il ruolo più rappresentativo della democrazia: il Parlamento. L’aggressione a Capitol Hill, la sede del Congresso Usa, “aizzata” da colui che dovrebbe lasciare la sua carica al nuovo presidente eletto, Joe Biden, è una ferita alla democrazia a livello globale e coinvolge direttamente i social media.

    Facebook, la prima piattaforma ad rimuovere il video di Trump

    Dopo l’aggressione, avvenuta quando Washington era in lockdown, Donal Trump ha diffuso un video in cui elogiava il gruppo dei violenti che era entrato a Capitol Hill, alcuni di essi erano armati. Di fronte a questo video, per la prima volta, Facebook è intervenuta prima delle altre piattaforme, rimuovendo il video, così come annunciato da Guy Rosen, VP Integrity, Facebook.

    Facebook e Instagram sospendono Trump per 24 ore

    In pratica Facebook, che negli anni aveva sempre rifiutato di agire per garantire a tutti il diritto di parola, è la prima ad intervenire, per evitare che quel video potesse alimentare altra violenza. Un intervento che anticipa anche Twitter che fino a quel momento si era limitata solo a indicare come contenuti di disinformazione i tweet di Trump, senza rimuoverli. Facebook anticipa anche YouTube, che rimuove i contenuti video che fanno riferimento all’aggressione al Capitol Hill e fa addirittura quello che mai la piattaforma di Zuckerberg aveva fatto. E cioè sospende l’account di Trump per 24 ore, su Facebook e su Instagram, come annunciato da Adam Mosseri:

    In un comunicato Facebook spiega meglio di essere intervenuta non solo per rimuovere il contenuto di Trump, ma di aver rimosso tutti i contenuti che facevano riferimento all’aggressione e anche quelli che intimavano a continuare le violenze per i prossimi giorni.

    Facebook sospende gli account di Trump per almeno 2 settimane

    Questo è un aggiornamento a quanto scritto poco sopra. Nel pomeriggio di oggi, sempre Adam Mosseri su Twitter dà notizia del fatto che Facebook, intendendo tutta la famiglia delle app di casa a Menlo Park, sospenderà gli account di Donald Trump per almeno due settimane.

    Nel tweet si legge:

    “Viste le circostanze eccezionali e il fatto che il Presidente (Trump) abbia deciso di condonare, piuttosto che condannare le violenze di ieri nella capitale, estendiamo a tempo indeterminato, o almeno per le prossime due settimane, il blocco degli account”.

    La forma “almeno due settimane” è stata usata per intendere che dagli account di Trump, su Facebook e su Instagram, non si potrà scrivere nulla fino all’insediamento di Joe Biden come 46° presidente Usa, e oltre.

    Twitter rimuove i contenuti e sospende Trump per 12 ore

    Anche Twitter, subito dopo che Facebook ha rimosso il video, interviene con mano più pesante e comincia a rimuovere i tweet di Trump, non era la prima volta che accadeva. E poi, decide di sospendere l’account di Donald Trump per 12 ore. Un atto dovuto.

    https://twitter.com/twittersafety/status/1346970430062485505

    Siamo di fronte ad un passaggio storico, senza dubbio e senza esagerazione. I Social media, lungamente ritenuti responsabili di diffondere disinformazione, hanno dimostrato che c’è un limite a tutto e che il valore della democrazia va preservato sempre.

    Ma c’è un però in tutto questo, una considerazione finale.

    L’avanza dei social di nicchia come Parler

    Si sapeva da giorni che qualcosa sarebbe successo, in vista della ratifica della elezione di Biden come 16° presidente Usa, e l’organizzazione di questa aggressione è avvenuta proprio sui social media, non soltanto Facebook o Twitter, ma anche attraverso quelle piattaforme che sono considerate in grande ascesa perché di “nicchia”, come Parler, la piattaforma che tanto piace ai sostenitori di Trump. Anche Telegram è stata usata per questo scopo, così come Twitch, piattaforma in grande ascesa anche in Italia.

    Ecco, nel giorno in cui la democrazia è stata sospesa, nel giorno in cui la disinformazione è riuscita ad approdare in Parlamento, i Social Media hanno agito in modo responsabile. Forse ci si attendeva qualcosa di più e le critiche non sono mancate.

    L’auspicio è che questo segni un nuovo inizio. Lo speriamo.

  • Anche noi siamo stati come la Siria

    Anche noi siamo stati come la Siria

    La situazione in Siria continua ad essere grave e il recente oscuramente della rete nel paese non fa ben sperare purtroppo. Quello che possiamo fare tutti è continuare a parlare di questa terribile situazione, di mantenere vivo l’interesse per una zona fondamentale per una pace duratura in Medio Oriente. E non scordiamoci che anche noi siamo stati come la Siria

    E’ terribilmente difficile parlare della Siria, si ha un po’ l’impressione che le notizie a riguardo non subiscano nessun effetto, che niente riesca ad infrangere l’indifferenza. Forse perché non sentiamo da parte della comunità internazionale una presa di posizione forte che condanni la violenza e che intraprenda azioni per una risoluzione pacifica del conflitto. Da ieri le comunicazioni via web sono state interrotte dal regime di Assad, in alcune zone non è possibile neanche il collegamento telefonico, fatti del genere, mi dicono, sono già accaduti in precedenza. Non oso immaginare l’angoscia di chi vive fuori e dentro questa nazione, non sapere quello che ti sta accadendo o che ti potrebbe accadere, non sapere cosa ne è dei tuoi familiari. Le ultime notizie forse sono state ancora più terribili di quelle precedenti, solo nella giornata di ieri 71 civili sono stati uccisi, di cui 17 erano bambini. Mentre guardo sui social network le foto dei festeggiamenti della Palestina riconosciuta dall’ONU come Stato Osservatore penso alla Siria. Ho come l’impressione che la repressione di questi giorni sia divenuta ancora più cruenta, spero solo che questo sia il segno di un ultimo atto di un delirio che si perpetua da troppo tempo sotto gli occhi di tutti.

    Un segnale arriva dagli Stati Uniti che si dichiarano pronti al riconoscimento dell’opposizione come rappresentante legittima del popolo siriano e per questo motivo dicono di voler fare di più riguardo al conflitto che da oltre 20 mesi ha registrato più di 44.000 morti. Mi chiedo cosa si sia aspettato fino adesso. Non esiste nessuna valida ragione per non voler fermare questo orrore, di tempo se n’è perso fin troppo. Il valore anche di una singola vita è superiore a qualsiasi posizione, per questo motivo spero ancora in una via al dialogo che riesca a smontare i soprusi e che dia libertà e democrazia al popolo. Naturalmente riconosco l’impotenza di noi persone comuni ma allo stesso tempo credo sia importante non far sentire soli i siriani, dar voce alla loro volontà di pace, volontà che ho sentito nelle parole e ho visto sui volti dei ragazzi che hanno organizzato lo scorso 17 Novembre a Bologna una marcia per i bambini siriani.

    Mi rammarico di non sentire, da parte dei nostri artisti e intellettuali, parole atte a condannare le atrocità in Siria, nonostante questo in quel paese c’è chi ancora agisce per la pace mettendo a rischio la propria vita come le spose di Damasco che sono state recentemente arrestate per essersi presentate sotto il palazzo del governo vestite di bianco con uno striscione dove capeggiava la scritta: “Stop alle uccisioni: Vogliamo un paese per tutti i siriani”. Queste donne sono uno splendido esempio per tutta l’umanità.

    Siria blackoutIl recente oscuramento di internet ha mosso l’interesse degli hacker di Anonymous i quali hanno dichiarato dal loro sito di voler rimuovere dal web qualsiasi contenuto proveniente dal regime di Assad non ospitato sui network siriani iniziando dai siti dalle Ambasciate siriane all’estero. Sempre oggi leggo le notizie riguardo alla piccola grande missione della Scuola di Pace che è giunta ad Antiochia, sul confine turco con la Siria, per portare ai bambini rifugiati Gioia e Colori. Su facebook hanno pubblicato le foto dei disegni dei bambini che lanciano un SOS, nel commento dell’album leggo:

    “Non ci sono bambini vittime di una guerra che possono essere salvati e altri no, per una strana teoria degli equilibri mondiali. La Pace è la Pace dappertutto!

    Parliamo ancora della Siria nel nostro piccolo, proviamoci anche se sembra che non serva a nulla, facciamolo per questi bambini che, come tutti, hanno diritto ad un’infanzia piena di gioia e che sia libera da ogni forma di violenza.

    (cover image credits: Al Jazeera)
    (questo post è apparso su: sabrinaancarola.blogspot.it)
  • Summer School di RENA, lezioni di democrazia partecipativa

    Summer School di RENA, lezioni di democrazia partecipativa

    Dal 2 all’8 settembre decine di persone si daranno appuntamento a Matera per la Summer School di RENA, le cui lezioni saranno su buon governo e cittadinanza responsabile per migliorare la democrazia. Le candidature possono essere inviate fino a venerdì 27 luglio, quindi fate in fretta!

    Summer-School - RENAIl miglioramento della qualità della democrazia e della pubblica amministrazione è nelle mani dei cittadini. Da questa convinzione parte la Summer School di RENA, la Rete per l’Eccellenza nazionale animata da giovani che vogliono fare dell’Italia un Paese a regola d’ARTE: aperto, responsabile, trasparente ed equilibrato. Dal 2 all’8 settembre decine di persone si ritroveranno a Matera a scuola di buon governo e cittadinanza responsabile. Gli studenti della Summer School si riuniranno presso i locali del nuovo Incubatore culturale Rioni Sassi per un programma a tempo pieno che affronterà temi come: trasparenza, dati aperti e alfabetizzazione, decisione condivisa e “Wikicrazia”, evidence-based decision-making, innovazione, start-up e impresa sociale e lo spazio dei cittadini nella cura dei beni comuni.

    Tra i docenti: Alberto Cottica (autore di “Wikicrazia”), Alessandro Fusacchia (Ministero per lo Sviluppo Economico), Annibale D’Elia (Regione Puglia), Dino Amenduni (Proforma), Ernesto Belisario (Università della Basilicata), Paolo Verri (Comitato Matera 2019), Gregorio Arena (Università di Trento), Morena Ragone (Wikitalia), Alex Giordano (Ninjamarketing), Matteo Ciastellardi (Universitat Oberta de Catalunya), Stefano Baia Curioni (Università Bocconi), Davide Gomba (Officine Arduino).

    L’iniziativa è aperta a candidati desiderosi di vivere con impegno il proprio ruolo di cittadini responsabili e pronti a mettersi in gioco per migliorare la comunità. Non ci sono limiti d’età né requisiti minimi di titoli di studio. E’ richiesta la conoscenza della lingua inglese. La Summer School metterà a confronto persone con profili disciplinari diversi, motivate a mettere a sistema le proprie competenze e gli insegnamenti acquisiti portando avanti i progetti che ne scaturirannnno. 

    È possibile candidarsi online fino alle ore 18 di venerdì 27 luglio. La partecipazione alla scuola è soggetta ad una quota d’iscrizione simbolica di 100 euro. I 30 selezionati beneficeranno della copertura di tutti i costi di partecipazione escluse le spese di trasporto. Maggiori informazioni sul sito. La Summer School è promossa da RENA – Rete per l’Eccellenza nazionale con il supporto di Intesa Sanpaolo e la partnership di Sviluppo Basilicata, Matera Hub, Wikitalia e Altratv.tv.

  • Carmen Lasorella al Meeting Punto IT, il web messaggio e strumento per la democrazia

    Carmen Lasorella al Meeting Punto IT, il web messaggio e strumento per la democrazia

    Prima giornata al Meeting Punto IT, il meeting dedicato alle web tv e a tutte le forme di comunicazione digitali e si comincia subito con la lectio magistralis tenuta da Carmen Lasorella sull’utilizzo del web come strumento di informazione. Non deve mancare mai la coscienza di quello che si fa e assumersi le proprie responsabilità

    Carmen Lasorella - Meeting Punto ITE’ inziato come meglio non poteva il Meeting Punto IT dedicato alle web tv e a tutte le forme di comunicazione digitali in Italia, da oggi fino a venerdì 20 con un programma ricchissimo di eventi. Bellissima la location, il Complesso di San Giovanni In Monte, il complesso dell’Università di Bologna, che farà da sfondo alle giornate dell’evento. Grande interesse di pubblico, giovani, giovanissimi e anche meno giovani ad ascoltare il primo barcamp della giornata dedicato alle web tv che si presentano in tre minuti. Ma c’era grande attesa per la lectio magistralis di Carmen Lasorella, attesa che non è stata vana, anzi è stato un momento interessantissimo. La giornalista, ex volto del Tg2, ha tenuto a sottolineare il grande valore del web nel fare informazione e giornalismo oggi, ma sottolineando anche qualche limite, da considerare sempre. (altro…)