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  • Social Media e Quotidiani, ecco come si comportano i giornali online

    Social Media e Quotidiani, ecco come si comportano i giornali online

    Social Media e Quotidiani, un rapporto ormai in continua crescita e la ricerca che vi proponiamo oggi di Blogmeter, presentata da Vincenzo Cosenza al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, ci dà il quadro di come le edizioni online delle testate giornalistiche italiane si comportano su Facebook e su Twitter

    Come gestiscono i social media le testate quotidiane italiane? Come si rapportano ai loro lettori su Facebook e Twitter, i due social media più importanti? Ai due interrogativi ha risposto Blogmeter attraverso una ricerca presentata durante il recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Blogmeter, grazie al suo strumento di analisi Social Analytics, ha rilevato ben 11,5 milioni di interazioni (Twitter: 4 milioni; Facebook: 4,5 milioni), sviluppate da 56 pagine facebook e 38 account twitter delle maggiori testate giornalistiche italiane nei primi tre mesi dell’anno, ossia Facebook: 01 gennaio 2013 – 31 marzo 2013; Twitter: 14 febbraio 2013 – 14 aprile 2013.

    I Quotidiani su Facebook

    Le performance del comparto su Facebook sono riassunte nella Engagement Map (immagine di copertina in alto) che mostra il posizionamento secondo il numero dei fan (ascisse), il total engagement come somma di like, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca (ordinate), il numero di post scritti (ampiezza della bolla). Il quadrante dei leader è occupato da La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Fanpage.it (la testata all digital che raccoglie più fan di tutti), Leggo (al terzo posto per numero di condivisioni e commenti suscitati). Seguono a distanza il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

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    La Repubblica stacca tutti per quantità di interazioni: sono circa 5 milioni quelle suscitate in 3 mesi, mentre il Fatto Quotidiano si ferma a 2 milioni. Promettente la posizione de Il Messaggero, Il Giornale, Libero, The Huffington Post, che riescono a coinvolgere i propri lettori pur non avendone un numero superiore alla media. Purtroppo la maggior parte delle testate ricade nel quadrante dei laggards (non visualizzati per consentire una migliore lettura del grafico) coloro che sono in forte ritardo sia in termini di fan che di coinvolgimento.

    I Quotidiani su Twitter

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    Su Twitter i meglio posizionati in termini di follower e di mention (RT, Reply e citazioni spontanee ricevute) sono La Repubblica (con oltre 800.000 follower e circa 207.000 menzioni in 3 mesi), Il Corriere della sera, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Il Sole 24 Ore, La Gazzetta dello Sport e Il Post. Con un numero di citazioni superiori alla media del settore anche Linkiesta e Fanpage.it. Anche qui la maggior parte delle testate risulta in ritardo nell’uso del mezzo. I giornali più grandi tendono ad usare più account tematici verticali e a sfruttare la notorietà dei giornalisti per socializzare le notizie. Paga la pratica del live twitting e l’uso degli hashtag in occasione di eventi quali le elezioni e Sanremo. Da sottolineare proprio la capacitá delle testate di saper introdurre hashtag che attraggono l’interesse degli utenti.

    Rispetto allo scorso anno emerge una maggiore presa di coscienza dell’importanza dei social media – sostiene Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter – anche se l’utilizzo è meramente strumentale a veicolare traffico sul sito web principale. Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori. In definitiva si usano ancora i social media come “nuove edicole”, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower. Eppure l’attenzione alla community potrebbe rivelarsi molto importante nel lungo periodo, per fidelizzare i lettori e stimolarli, eventualmente, ad acquistare contenuti di qualità”.

  • Come accendere una Social Tv

    Come accendere una Social Tv

    Come realizzare un progetto editoriale online o come accendere una Social Tv? Guido Scorza, avvocato dell’Istituto Politiche Innovazione, e Giampaolo Colletti, fondatore di Altratv.tv, hanno spiegato durante il loro interessante workshop all’International Journalism Festival di Perugia che é necessario avere attenzione per diversi aspetti, dalle dinamiche social a  quelli di regolamentazione

    Un concetto deve essere molto chiaro, ossia che il digitale genera nuove economie in rete. Una web TV è un servizio di televisione fruita attraverso il web e veicolata via streaming. Ma come realizzarla? L’avvocato Guido Scorza (Istituto Politiche Innovazione) e il fondatore di Altratv.tv Giampaolo Colletti hanno spiegato durante il workshop di giovedì al Festival Internazionale del Giornalismo, in corso a Perugia fino a domenica 28 Aprile, che occorre prestare attenzione a diversi aspetti, dalle dinamiche social a quelli di regolamentazione. Fino a pochi anni fa era difficile pensare di poter realizzare una web TV, soprattutto a causa dei costi talmente alti da renderla accessibile soltanto alle grandi aziende. Oggi invece le modalità di accensione di una web TV dal punto di vista editoriale sono semplici e veloci.

    Il primo ad aver compiuto un passo in avanti in tale senso è stato Youtube, che permetteva (e permette ancora) al blogger di caricare semplicemente il proprio video sulla piattafoma.

    Le Web TV oggi non sono più su piattaforme chiuse, ma dialogano più che mai con i social network e con le App degli smartphone: l’88 % utilizza Facebook, il 60% Youtube, il 40& Twitter e il 12% Foursquare.

    I trend emergenti delle social tv sono infatti il microblogging, Twitter per raccontare eventi live, Foursquare per quanto riguarda la geolocalizzazione, e relativamente al live streaming Facebook, Youtube e Android. Per diventare veri e propri consulenti di comunicazione.

    Per quanto riguarda i contenuti invece, il 37% riguarda l’informazione, il 32% promozione e il 26% canali verticali.

    Ma quali sono gli step da seguire per aprire una web TV?

    • In primis occorre comunicare all’AGCOM la propria intenzione di avviare un’attività di questo tipo;
    • in secondo luogo è necessario registrarsi in qualità di content provider presso il ROC (Registro degli Operatori della Comunicazione);
    • infine si passa alla produzione di contenuti.

    Nonostante la semplicità nel realizzare una web TV, occorre però prestare attenzione a una complessa e intricata rete di regolamentazioni.

    Il primo vincolo in cui ci si imbatte è rappresentato dal diritto di autore: è infatti difficile pensare a un video che non contenga musiche di sottofondo o immagini trovate sul web. La rete è come un supermercato di contenuti per i content provider, e il problema consiste nel fatto che nella stragrande maggioranza dei casi, i prodotti siano esposti senza indicazioni: spesso non viene esplicitato che quasi sempre è necessario richiedere autorizzazioni.

    Lo step finale è rappresentato quindi dall’acquisto del diritti d’autore, e nell’attenzione che occorre prestare alla regolamentazione: nello specifico il diritto all’oblio, che non deve essere leso se non ci si vuole imbattere nel garante della privacy, e il limite del rispetto della privacy stessa, che spesso viene calpestata dall’esercizio del diritto di informare.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29771/)
  • Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Altro panel interessante al Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia fino al 28 Aprile. Si parla di quello che è di sicuro il fenomeno del momento, ossia della Social Tv, il nuovo modo di intendere la televisione nell’era dei Social Media

    Michele Serra qualche anno fa scriveva che la Tv è “un elettrodomestico di legno e vetro, un incrocio a prima vista fra la radio ed il cinema, che ha mutato il ritmo delle nostre giornate”. Non gli si può dar torto: questo nuovo “elettrodomestico” era in grado di annullare il tempo di trasmissione di immagini e suoni, permettendo il vero e proprio annullamento della distanza non solo spaziale, ma anche temporale, concedendo agli spettatori di tutto il mondo di vivere in simultanea grandi e piccoli eventi mediali. Un vero e proprio dono dell’ubiquità. Dai primissimi passi mossi, la TV ha fatto moltissima strada ed attualmente si moltiplica ovunque, su una pluralità immane di schermi, sui quali compie un vero e proprio “effetto rimbalzo”: tablet, smartphone, computer, che Andrea Materia, uno dei relatori dell’evento e CEO Greater Fool Media, definisce secondi e terzi schermi, anche se, ricorda, la televisione non sempre è primo schermo.

    Proprio di questa sorta di condivisione estrema si è parlato ieri al Centro G. Alessi che ospita l’evento all’interno dell’International Journalism Festival di Perugia. A moderare la conversazione era Giampaolo Colletti. Andrea Materia appena presa la parola, e su richiesta del fondatore di Altratv.tv (piattaforma che offre un monitoraggio dei canali italiani che fanno web tv) cerca di dare una definizione approssimativamente corretta di Social TV:

    essa si autodefinisce nel non essere né solamente internet, né solamente televisione, è tutto ciò che implica un’interazione tra più schermi in tempo reale, in simultanea, o più o meno; l’importante è che ci siano audiovisivo e social network, cioè la condivisione”

    Materia ha proseguito toccando altri argomenti, tra cui il rapporto che si viene ad instaurare tra social, fruitore/spettatore TV e pubblicità. Per lui infatti:

    è fondamentale sottolineare che l’applicazione ha un database utenti (che è ciò che il mondo della pubblicità può utilizzare), mentre facebook può leggere i numeri, ma non i nomi di chi ha guardato un determinato programma”

    Da ciò ha preso spunto per aprire una parentesi sull’auditel sociale, nominando sia programmi poco presenti in forma social, come le fiction, per le quali a suo parere si dovrebbe prendere esempio dal mondo statunitense (“ma sono convinto che ci si arriverà”) a programmi invece molto presenti, come Sanremo, Le Iene e talk politici, tra i quali spiccano Ballarò, Presa Diretta, Agorà e Servizio Pubblico, che sono poi antesignani dell’ampliamento al modello partecipativo su cui si fonda la rete.

    Anche Gianluca Visalli, Responsabile New Media La7, dice la sua, parlando in primis della situazione della piattaforma televisiva di cui è parte, rivelando quanto in realtà lui ed il suo team lavorativo siano

    favoriti dai contenuti e dal clima, in quanto i programmi di spicco di La7 hanno riscontri interessanti su twitter e facebook data la voglia di partecipazione al dibattito politico del momento.”

    Non nasconde inoltre di esser partito da zero, insieme alla sua squadra redazionale, per approdare poi ad un livello culturale abbastanza forte sul linguaggio e sulle proprietà peculiari della social TV;

    si osservi, ad esempio, il meccanismo che coinvolge il pubblico e lo pone a diretto contatto con l’ospite del programma televisivo: già dal pomeriggio, gli utenti, ossia i telespettatori che la sera andranno poi a guardare il suddetto programma, sono chiamati a votare la domanda da porre all’ospite in studio sulle piattaforme di social network; così facendo si viene a formare una vera e propria interazione tra telespettatori ed ospiti”, continua Visalli, che tocca anche il punto commerciale, dicendo che “non è chiaro ancora quale sia il modello pubblicitario migliore”.

    A prendere la parola è ora la Vicedirettrice di Rai1 Roberta Enni, la quale sottolinea come

    la TV sia social da sempre, ma in forme diverse, era social fin da quando la gente si riuniva al bar sotto casa per seguire la partita o Lascia o Raddoppia; e proprio questa è la differenza tra cinema e TV, cioè che mentre si guarda la TV si parla”.

    La Enni continua illustrando la sua esperienza a Rai5:

    quando siamo partiti con Rai5, nel novembre del 2010, eravamo decisi che sarebbe stato social, non a caso è partito contemporaneamente alla pagina Facebook; si proponeva dunque di essere un luogo e non solo un canale televisivo, e devo dire che il rapporto che ho avuto con i telespettatori sul social network è stato tra le esperienze più formative in 25 anni di carriera. Ora che sono a Rai1, mi sono battuta per creare uno spot che pubblicizzasse la fiction “Un medico in famiglia” nella sua accezione social. Loro mi prendevano per pazza, io prendevo loro per alieni. Alla fine ci sono riuscita!”.

    In conclusione del panel discussion, si può affermare che la social tv è oramai integrata in pianta stabile con i media mainstream. Rimane ancora il sostanziale problema, ossia quello relativo alla raccolta pubblicitaria e la definizione di un’efficace modello di business applicabile alla nuova era del social tv.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29547/)
  • Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    E’ iniziato oggi il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e durerà fino al 28 Aprile. Tantissimi e personaggi e gli eventi, imperdibili. Tra questi l’evento di oggi dal titolo “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano” con la presentazione di uno studio di Edelman che rileva lo scenario italiano nel mondo di Twitter

    Twitter e Giornalismo oramai hanno intrecciato un legame forte e per certi aspetti, quasi obbligato per la natura stessa che ha Twitter. Molte volte ci siamo chiesti quale fosse la realtà italiana in merito a questo legame. Allora proprio in occasione della prima giornata del Festival Internazionale del Giornalismo, che si tiene a Perugia fino a domenica 28 Aprile, vi rendiamo conto dell’interessante incontro che aveva come tema “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano“, occasione tra l’altro di conoscere l’interessante studio condotto da Edelman condotto su un campione di 2000 giornalisti “twitteri”.

    Le breaking news e le dichiarazioni? Si cinguettano. Ormai giornalisti, politici e VIP fanno tutto con un tweet. Quale sarà il futuro per le agenzie di stampa? E quali saranno le opportunità e quali i rischi per il giornalista attivo sul social network?

    Questi sono stati i temi del panel a cui hanno partecipato Fabrizio Goria, de Linkiesta; Andrea Iannuzzi, direttore AGL; Dennis Redmont, giornalista e scrittore. A moderare il dibattito Mauro Turcatti, di Edelman.

    Tanti sono gli aspetti che confermano il trend del social che potrebbe prendere il posto delle agenzie di stampa: i giornalisti firmano i loro articoli inserendo il loro account, la propria pagina del social appare tra i primi posti dei risultati organici di Google e il tweet arriva sempre più spesso prima del lancio di agenzia.

    Ecco i dati dell’indagine di Edelman:

    – Il target è composto per il 70% da uomini e il restante 30% da donne;

    L’italiano è la lingua prevalente. L’86% dei giornalisti del campione twitta in italiano, solo 1 su 6 invece scrive in inglese;

    Gli account verificati sono una rarità;

    Il 40% degli account non rimanda a link Url. Tra questi il 45% inserisce il link di una pagina personale; il 24% , meno evoluto nell’attività di personal branding, rimanda alla rubrica in cui scrive; il restante 5% al profilo su Facebook e il 6% è composto dai direttori dei giornali.

    Il maggiore sbarco c’è stato due anni fa per l’effetto “De Bortoli – Fiorello”;

    – La frequenza per il 75% si attesta a cinque tweet al giorno. Solo 1 giornalista su 5 è un super user;

    Twitter è un luogo, non uno strumento”, così Fabrizio Goria, ha spiegato l’uso che fa del social. “Twitto in inglese da marzo 2011. Ho iniziato cercando notizie sul terremoto in Giappone. Nel mercato finanziario se lanci un tweet sbagliato compi un reato”.

    Anche per Andrea Iannuzzi twitter non è autosufficiente.

    I singoli giornalisti hanno la libertà di twittare notizie o presunte notizie non verificate, prima delle agenzie, perché quest’ultima deve fare verifiche che il singolo giornalista può non fare, con un basso rischio di brutta figura”. Ed ha precisato che non sempre è funzionale arrivare primi: “Il concetto di concorrenza, con la rete, deve cambiare a vantaggio della collaborazione, per avere una informazione migliore. Non c’è motivo per farsi la guerra, consapevole che non sia un concetto diffuso. L’utente consulta più fonti. Non si ricorda nessuno chi ha twittato per primo. Vale di più la fiducia. Nel metodo di lavoro le notizie mi arrivano su Twitter e poi guardo le agenzie per trovare conferme”.

    Dennis Redmont invece ha iniziato da poco:

    Ho 116 follower, ho aperto il profilo solo qualche mese fa. Il mix dipende da ciò che fai. Da pensare bene quale è il tuo profilo”.

    L’occasione è stata poi utile per delineare in merito ai temi trattati, quali fossero le virtù e i vizi del social. Sei sono le virtù: breaking news; fonti; i fact checking; i testimoni di un evento attraverso twitter e la facilità con la quale si distribuiscono contenuti.

    Sette i vizi “capitali” del social: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira ed infine accidia.

    E’ stato poi attivato un sondaggio “Twitter ucciderà le agenzie di stampa?” Si può partecipare e rispondere su @giornalisti_ita. C’è tempo fino a domenica.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29520/)
  • Festival Internazionale del Giornalismo, si inizia con Roberto Saviano

    Apre ufficialmente i battenti il Festival Internazionale del Giornalismo 2011, giunto alla sua quinta edizione. Stasera grande anteprima con Roberto Saviano

    Sarà Roberto Saviano in Anteprima assoluta ad aprire il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, stasera, martedì 12 aprile alle ore 21.00 al Teatro Pavone con un intervento dal titolo: “Ti opponi? Sarai delegittimato. Come riconoscere e fermare la macchina del fango”. Lo scrittore, impegnato in questi giorni nel tour di presentazione del libro Vieni via con me, edito da Feltrinelli e tratto dall’omonimo programma evento televisivo dell’anno, torna a Perugia per inaugurare il Festival. (altro…)