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  • Il benessere mentale dei giovani è ostaggio degli algoritmi

    Il benessere mentale dei giovani è ostaggio degli algoritmi

    Il World Happiness Report 2026 dedica l’edizione al rapporto tra social media e benessere. I dati confermano quello che sapevamo da tempo: le piattaforme guidate da algoritmi stanno erodendo la salute mentale dei più giovani. In 85 paesi su 136 i giovani sono più felici di vent’anni fa, ma in Occidente il trend si è invertito e l’Italia non fa eccezione.

    È inutile girarci intorno, i social media hanno smesso di essere social. Cioè le piattaforme hanno perso molto, in questi anni, del significato della parola “social”, intesa come connessione tra le persone.

    E quel momento coincide con l’inizio del declino del benessere giovanile. Non si tratta di una coincidenza, ma di una correlazione diretta. Ed è un meccanismo che il World Happiness Report 2026, pubblicato in occasione della Giornata Internazionale della Felicità, 20 marzo 2026, documenta con una precisione che lascia poco spazio alle interpretazioni.

    Il rapporto di quest’anno è diverso dai precedenti, infatti non si limita a stilare la classifica dei paesi più felici. Dedica l’intera edizione a una domanda che riguarda centinaia di milioni di adolescenti: cosa stanno facendo le piattaforme digitali al loro benessere? La risposta arriva da nove capitoli firmati da alcuni dei maggiori esperti mondiali, tra cui Jonathan Haidt, Jean Twenge e Cass Sunstein.

    In 85 paesi i giovani stanno meglio, in Occidente peggio

    Cominciamo col dire che in 85 paesi, su 136 analizzati, i giovani sotto i 25 anni sono più felici oggi rispetto a vent’anni fa. Il benessere giovanile globale, nel suo complesso, è aumentato. Ma fanno eccezione i paesi occidentali, e in particolare quelli anglofoni.

    Negli Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda il benessere degli under 25 è crollato di 0,86 punti su una scala da 0 a 10 negli ultimi vent’anni. Quasi un punto intero. È un dato rilevante, che segna una frattura generazionale ormai evidente.

    E l’Europa occidentale, Italia compresa, segue lo stesso trend, anche se con intensità leggermente inferiore.

    Il WHR 2026 identifica con chiarezza il principale indiziato, vale a dire l’uso intensivo dei social media, in particolare quelli guidati da feed algoritmici.

    Per essere molto chiari in questo contesto, il problema non è internet in sé. Il rapporto distingue nettamente tra attività online che aumentano il benessere e attività che lo erodono. Comunicare, informarsi, imparare, creare contenuti sono associati a maggiore soddisfazione di vita. Consumare passivamente social media, fare gaming e navigare senza scopo sono associati a valutazioni di vita più basse.

    Il benessere mentale dei giovani è ostaggio degli algoritmi

    Correlazione che cambia con l’età: negativa per la Gen Z, positiva per i Boomer

    Per quanto riguarda il capitolo 8 del rapporto, c’è un passaggio che chiarisce meglio la questione. I ricercatori hanno analizzato quattro cicli dell’European Social Survey, coprendo 30 paesi europei dal 2016 al 2024. E hanno scoperto che la relazione tra uso di internet e benessere varia drasticamente in base all’età.

    Per la Generazione Z la correlazione è fortemente negativa, diventa poi moderatamente negativa per i Millennial, ed è vicina allo zero per la Generazione X. Per i Baby Boomer è leggermente positiva.

    In altre parole, lo stesso strumento produce effetti opposti a seconda di chi lo usa e di come lo usa. I giovani europei, soprattutto le ragazze, ne stanno pagando il prezzo più alto.

    Il rapporto documenta che le fondamenta sociali ed emotive del benessere mentale si sono deteriorate soprattutto per i giovani europei, in particolare in Europa occidentale. Fiducia interpersonale, fiducia nelle istituzioni, percezione dell’attività sociale, frequenza degli incontri di persona: tutti questi indicatori mostrano i cali più marcati per le donne della Gen Z e dei Millennial.

    La distinzione cruciale: piattaforme per connettersi e piattaforme per consumare

    Il WHR 2026 introduce una distinzione abbastanza chiara a tutti in questo momento storico. Le piattaforme guidate da contenuti curati algoritmicamente tendono a mostrare un’associazione negativa con il benessere. Quelle invece progettate per facilitare le connessioni sociali mostrano un’associazione chiaramente positiva con la felicità.

    Non è solo questione di tempo trascorso online, ma riguarda davvero come quel tempo viene impiegato.

    I dati PISA su quindicenni di 47 paesi mostrano che la soddisfazione è massima in presenza di bassi livelli di uso delle piattaforme social media e diminuisce progressivamente con l’aumentare delle ore. Ma il tipo di uso conta quanto la quantità: seguire molte piattaforme, usare i social come fonte primaria di notizie, seguire influencer sono tutti comportamenti associati a stress più alto, sintomi depressivi più frequenti e maggiore probabilità di sentirsi peggio dei propri genitori.

    Quello che Meta sapeva e non ha detto

    Il capitolo 3, firmato da Jonathan Haidt e Zach Rausch, presenta sette linee di evidenza a sostegno di una tesi molto chiara: i social media stanno danneggiando gli adolescenti al punto da causare cambiamenti misurabili.

    Si tratta della conclusione di un’analisi che incrocia testimonianze dirette di giovani, genitori e insegnanti, documenti aziendali interni, studi correlazionali, ricerche longitudinali, esperimenti di riduzione dell’uso e esperimenti naturali.

    Ma la parte più interessante riguarda quello che le aziende tech stesse sapevano.

    A gennaio 2026 Haidt e colleghi della NYU hanno lanciato MetasInternalResearch.org, un archivio di 31 studi interni condotti da Meta tra il 2018 e il 2024. Documenti ottenuti grazie anche alle rivelazioni di Frances Haugen, alle testimonianze di Arturo Béjar e ai procedimenti legali avviati dai procuratori generali statali americani.

    Uno studio interno, si chiamava Project Mercury, era interessante perché era un esperimento randomizzato e controllato, condotto tra il 2019 e il 2020 in collaborazione con Nielsen. Gli utenti assegnati casualmente a disattivare Facebook e Instagram per una settimana riportarono minori livelli di depressione, ansia, solitudine e tendenza al confronto sociale. Meta chiuse il progetto invece di pubblicarlo.

    L’onda legislativa che parte dall’Australia

    Come sappiamo, e lo abbiamo raccontato su queste pagine e sul video podcast, l’Australia ha fatto da apripista con l’Online Safety Amendment Act, entrato in vigore a dicembre 2025. Una legge che vieta l’accesso ai social media agli under 16, senza possibilità di consenso parentale. Le dieci piattaforme coperte dal divieto sono Facebook, Instagram, Threads, Snapchat, TikTok, YouTube, X, Reddit, Twitch e Kicke e nel primo mese di applicazione sono stati rimossi, disattivati o limitati 4,7 milioni di account.

    Ora l’onda legislativa su questo tema si sta propagando. La Francia ha approvato il divieto per gli under 15 all’Assemblea Nazionale nel gennaio 2026. Spagna e Paesi Bassi hanno annunciato divieti per gli under 16 a febbraio. La Danimarca ha raggiunto un accordo per il limite a 15 anni. La Germania sta costruendo un consenso trasversale per il divieto agli under 16. Negli Stati Uniti, 28 stati hanno emanato leggi per scuole senza telefoni nel solo 2025.

    Il collegamento con l’intelligenza artificiale che nessuno vuole vedere

    Ma c’è un passaggio ulteriore che il WHR 2026 non affronta direttamente, ma che Haidt ha reso esplicito in diverse interviste recenti.

    In un’intervista a NPR di quest’anno lo psicologo ha espresso un concetto che condivido e che ho espresso, riferendomi all’aspetto delle regole, anche io in questi ultimi due anno. In sostanza, con i social media abbiamo lasciato che le piattaforme entrassero nella vita dei giovani senza capire cosa stava facendo al loro benessere. Con l’intelligenza artificiale stiamo per ripetere lo stesso errore, ma questa volta sarà più rapido e più devastante, perché parliamo di qualcosa che rischia di sostituire le relazioni umane.

    Haidt vede la battaglia sui social media come un test. Se le democrazie riescono a regolare le piattaforme social, avranno la credibilità e gli strumenti per regolare l’IA prima che sia troppo tardi. Ma non abbiamo cinque anni, ha aggiunto, dobbiamo fare in modo che questo accada entro il 2026.

    I numeri ci dicono che il 72% degli adolescenti americani ha già usato un “companion AI” almeno una volta. I “companion AI” sono piattaforme come Replika, Character.AI, e in parte anche ChatGPT usato in quel modo. Applicazioni che i giovani usano per parlare, per sfogarsi, per avere qualcuno che risponde sempre, che non giudica, che è sempre disponibile.

    Il rischio è che i chatbot empatici sostituiscano le relazioni umane proprio nella fase della vita in cui quelle relazioni sono più formative.

    Il World Happiness Report 2026 nel suo rapporto non offre soluzioni definitive, ma ci mette davanti i dati che mostrano quanto le piattaforme oggi incidono sul benessere e sulla felicità delle persone.

    Come ha scritto Jan-Emmanuel De Neve, direttore del Wellbeing Research Centre di Oxford e co-curatore del rapporto, è chiaro che dovremmo cercare il più possibile di rimettere il social dentro i social media.

    Questa è la parte più difficile, in un momento in cui le piattaforme sono sempre più animate algoritmo del proprietario che lascia sempre meno spazio alle relazioni vere e autentiche.

    Non sarà facile ricostruire questo aspetto delle piattaforme, più facile cambiare totalmente approccio. Bisogna abbandonare l’idea che le piattaforme siano ancora “contenitori di esistenze”, come sostenevo qualche anno fa, e trasformale il luoghi dove serve molta consapevolezza e responsabilità.

  • Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX condannato a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni, per la frode delle criptovalute da 8 miliari di dollari.

    Seguire le vicende è un po’ il senso del raccontare storie, che è quello che si cerca di fare sempre.

    Ebbene, oggi era un giorno importante per la chiusura di una vicenda che ha scosso l’ambiente tecnologico a livello globale. Per le persone coinvolte e per l’enorme risonanza che questa vicenda ha provocato.

    Alla fine è arrivata la condanna per Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX. Il giudice Lewis Kaplan ha condannato Bankman-Fried a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni. E deve pagare 11 miliardi di dollari.

    Una condanna che è comunque inferiore ai 40-50 anni richiesti dai pubblici ministeri che ha visto coinvolti questa vicenda giudiziaria.

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    Condanna per 300 mesi di reclusione

    Il giudice ha applicato una condanna a 240 mesi per quattro delle accuse, più una condanna a 60 mesi per altre due. In ogni caso, molto al di sotto dei 115 anni previsti dalla pena massima.

    Inoltre, il giudice ha ordinato a Bankman-Fried di rinunciare a più di 11 miliardi di dollari (comprese le proprietà) come richiesto dai pubblici ministeri.

    Ricapitolando la vicenda giudiziaria, va ricordato che Bankman-Fried sapeva che FTX era seriamente esposta al rischio, che i fondi dei clienti non erano a sua disposizione. Stiamo parlando di 8 miliardi di dollari.

    Era ben consapevole di ciò che stava facendo e che fosse sbagliato.


    Sam Bankman-Fried è stato dichiarato colpevole di frode


    L’inizio della truffa

    Tutto è iniziato con un articolo di Coindesk. L’articolo aveva rivelato la fusione segreta dei fondi di Bankman-Fried e che il CEO di Binance, Changpeng “CZ” Zhao, si sarebbe ritirato dallo scambio.

    Immediatamente dopo Bankman-Fried si dimise e FTX presentò istanza di fallimento. Da quel momento in poi cominciarono a piovere accuse civili e penali di frode e riciclaggio di denaro.

    La difesa di Bankman-Fried nel processo ha sostenuto che il fondatore di FTX aveva fallito nel gestire un’attività ad alto rischio, senza commettere illeciti. Ha anche negato i meccanismi che avrebbero permesso ad Alameda di spendere i fondi di FTX e ha detto di non aver partecipato alla negoziazione o interrogato i dipendenti sui miliardi di dollari mancanti.

    La sua testimonianza è stata contraddetta dall’ex CEO di Alameda Research, Caroline Ellison, dai suoi ex coinquilini Adam Yedidia e Gary Wang (il co-fondatore di FTX) e dall’amico di famiglia Nishad Singh. Tutti avevano lavorato sotto Bankman-Fried e in seguito hanno collaborato con i pubblici ministeri.

    Bankman-Fried ha co-fondato FTX nel 2019 ed è diventato rapidamente uno dei più grandi scambi di criptovalute al mondo.

  • Sam Bankman-Fried è stato dichiarato colpevole di frode

    Sam Bankman-Fried è stato dichiarato colpevole di frode

    Sam Bankman-Fried, fondatore di FTX, è stato condannato per frode. Dopo un mese di processo, una giuria ha stabilito la sua colpevolezza su tutte le accuse. Questo verdetto potrebbe avere ripercussioni significative sull’industria delle criptovalute.

    Sam Bankman-Fried, è stato riconosciuto colpevole di frode. Una giuria di New York ha emesso il verdetto, mettendo fine ad un processo che ha visto Bankman-Fried difendersi dalle accuse di aver gestito in modo criminale la sua piattaforma di scambio di criptovalute FTX e la società di trading Alameda Research.

    La giuria ha impiegato quattro ore e mezza per decidere il destino di Bankman-Fried. Il verdetto è arrivato dopo oltre un mese di processo.

    SBF, il verdetto della Giuria

    La giuria ha ritenuto Bankman-Fried colpevole di tutte e sette le accuse. Tra cui frode telematica, cospirazione ai fini di frode telematica e cospirazione per commettere riciclaggio di denaro.

    La condanna è prevista per il 28 marzo del 2024, rischia decenni di prigione.

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    Bankman-Fried ha fondato FTX nel 2019 e la sua valutazione è cresciuta in maniera clamorosa durante il boom delle criptovalute, nella fase post-pandemia. I pubblici ministeri hanno accusato che l’operazione era una frode “fin dall’inizio”.

    Durante il processo, ex colleghi di Bankman-Fried hanno testimoniato che il fondatore di FTX falsificava i numeri. In questo modo, concedeva privilegi ad Alameda, incluso un credito di 65 miliardi di dollari. Inoltre, era stata messa a punto una modalità che permetteva al saldo di Alameda di diventare negativo. Questo mentre prendeva in prestito in modo illecito i fondi dei clienti di FTX.

    Ascesa e caduta di FTX: dall’Inizio alla Bancarotta

    L’inizio della vicenda avviene nel 2022 con un articolo di Coindesk. L’articolo ha rivelato la fusione segreta dei fondi di Bankman-Fried e che il CEO di Binance, Changpeng “CZ” Zhao, si sarebbe ritirato dallo scambio. Immediatamente dopo Bankman-Fried si dimise e FTX presentò istanza di fallimento. Da quel momento in poi cominciarono a piovere accuse civili e penali di frode e riciclaggio di denaro.

    La difesa di Bankman-Fried ha sostenuto che il fondatore di FTX aveva fallito nel gestire un’attività ad alto rischio, senza commettere illeciti. Ha anche negato i meccanismi che avrebbero permesso ad Alameda di spendere i fondi di FTX e ha detto di non aver partecipato alla negoziazione o interrogato i dipendenti sui miliardi di dollari mancanti.

    La sua testimonianza è stata contraddetta dall’ex CEO di Alameda Research, Caroline Ellison, dai suoi ex coinquilini Adam Yedidia e Gary Wang (il co-fondatore di FTX) e dall’amico di famiglia Nishad Singh. Tutti avevano lavorato sotto Bankman-Fried e in seguito hanno collaborato con i pubblici ministeri. Wang, Singh ed Ellison, dichiaratasi colpevole di accuse federali, sono in attesa di condanna.

    Le sette accuse comportano una possibile condanna totale di 115 anni di prigione per l’imputato.

    Le pene massime previste dalla legge sono fornite dal Congresso degli Stati Uniti solo a “scopo informativo”, poiché qualsiasi condanna sarà determinata da un giudice, solitamente, come ricordato prima, entro 90 giorni dal verdetto di colpevolezza.

    SBF e FTX, le fasi della vicenda

    Ripassiamo le diverse fai della vicenda di Sam Bankman-Fried:

    Inizio della vicenda: FTX, la piattaforma di scambio di criptovalute fondata da Sam Bankman-Fried, ha presentato istanza di protezione dal fallimento ai sensi del Chapter 11 negli Stati Uniti. Questa mossa è stata annunciata attraverso una dichiarazione ufficiale della società.

    Accuse di Frode: Sam Bankman-Fried è stato successivamente trovato colpevole di aver rubato ai clienti della sua piattaforma di scambio di criptovalute, che ora è in bancarotta. Questa condanna ha seguito accuse di frode miliardaria legate a FTX.

    Cause Legali: Dopo la presentazione della bancarotta, FTX Trading ha citato in giudizio il fondatore Sam Bankman-Fried e altri, cercando di recuperare più di 1 miliardo di dollari.

    Dettagli del Processo: Un mese dopo la presentazione della bancarotta, Sam Bankman-Fried è stato arrestato. Il suo processo ha attirato molta attenzione mediatica e ha sollevato domande sulle pratiche commerciali all’interno dell’industria delle criptovalute.

    Verdetto: Una giuria di New York ha condannato Sam Bankman-Fried con l’accusa di frode.

    SBF e FTX, le implicazioni sulle criptovalute

    Il caso di Sam Bankman-Fried è emblematico di quanto il settore delle criptovalute, un settore ancora giovane e in rapida evoluzione, possa essere un enorme rischio. Di fronte a fatti come questi, è fondamentale che vengano adottate pratiche commerciali trasparenti ed etiche.

    La condanna di Bankman-Fried serva come un monito per gli operatori del settore. La crescita e il profitto non dovrebbero mai venire a scapito dell’integrità e della fiducia del pubblico.

    Forse la lezione appresa da questa vicenda può gettare le basi per un futuro più responsabile. Staremo a vedere.

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