Tag: hate speech

  • Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter sta dando il via ad un test che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Twitter, come già ricordato un paio di anni fa, sembra quasi un cantiere impegnato su più fronti, dopo anni di immobilismo. L’avvio di diversi test su altrettanto funzionalità che potrebbero vedere la luce è andata avanti anche questa estate, e non sembra ci sia l’intenzione di smettere.

    Solo così possiamo leggere il lancio del nuovo test, di cui ha dato notizia Twitter Support, proprio sulla piattaforma da 280 caratteri, che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Nell’esempio twittato dall’account di supporto, si vede che, nel momento in cui l’utente sta per prendere parte ad una conversazione, appare un messaggio che lo avviso con questa dicitura: “Conversazioni come questa possono essere intense“. Un modo per allertare l’utente che quella conversazione può trasformarsi in una sorta di “battaglia”.

    twitter test conversazione intensa infiamma franzrusso intime blog

    Nel messaggio successivo il titolo della tab rende bene l’idea, con un messaggio del tipo: “Guardiamoci le spalle a vicenda”. Più in basso appaiono poi delle esortazioni nell’affrontare la conversazione:

    • Ricorda l’umano: questa è la prima vera regola di qualsiasi netiquette, che spesso dimentichiamo. “Comunicare con rispetto rendere Twitter un posto migliore“, regola che vale sempre.
    • I Fatti contano: “verificare i fatti è un aiuto per tutti“.
    • Le diverse prospettive hanno valore: “scoprire diverse prospettive possono rafforzare la propria“. Una esortazione ad entrare in conversazione con una mentalità più aperta.

    Una volta presa visione di questi messaggi, e presa coscienza della litigiosità della conversazione a cui si decide di partecipare, si può cliccare sul tasto grande in blu: “Count me in“, una sorta di “ci stò”.

    Questo test, se dovesse mai diventare una funzionalità a tutti gli effetti, segue la strategia di fondo che Twitter persegue, in maniera più intensa, appunto da un paio di anni, che è quella di liberarsi di contenuti d’odio, di conversazioni che hanno lo scopo di diffondere disinformazione. Un test che segue la funzionalità che invita gli utenti a leggere bene prima di retwittare un articolo, questo perché, come sappiamo bene, il titolo non racconta il contenuto per intero.

    Al momento non si conosce la modalità con cui Twitter determina quale conversazione sta per infuocarsi, in risposta ad un utente, Twitter Support ha risposto che questo test ha lo scopo di affinare meglio la modalità che potrebbe cambiare nel corso della prova.

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    E non si conosce nemmeno quanti sono gli utenti che possono visualizzare e provare questo test che è stato avviato comunque sia su iOS che si Android.

    Il tentativo di migliorare la consapevolezza su cosa twittare e sulla possibilità di imbattersi in qualche conversazione che potrebbe mettere a rischio la nostra stessa serenità è sempre una buona cosa. Per questo, valutiamo questo test in maniera positiva se l’intento è quello di rendere gli utenti più consapevoli e avvicinarli alla piattaforma.

    Ma dal nostro punto di vista, per quello che può valere, resta sempre valida la regola che se non si è sicuri di ciò che si condivide, se non si ha padronanza dell’argomento, allora è meglio non twittare niente. Che ne pensate?

  • Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Decisione clamorosa quella di Microsoft che complica ancora di più la posizione di Facebook. Il colosso di Redmond ha deciso di sospendere la spesa pubblicitaria a livello globale su Facebook e su Instagram.

    La lista delle aziende che decide di non voler continuare a fare pubblicità su Facebook si allunga. Anzi, in questo caso parliamo di un’azienda che decide di estendere lo stop a livello globale.

    Stiamo parlando di Microsoft che, secondo quanto riporta Axios, dopo aver visionato una chat interna, avrebbe deciso di sospendere la spesa pubblicitaria su Facebook e su Instagram a livello globale.

    A maggio l’azienda guidata da Satya Nadella aveva sospeso l’advertising su Facebook, però solo negli Usa.

    È quindi più corretto dire che Microsoft non si accoda, ma certamente è una delle grandi aziende che decide di sospendere i suoi importanti investimenti pubblicitari sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

    Rispondendo ad una domanda di un dipendente su Yammer, il social network aziendale di Microsoft, il iCMO di Microsoft  Chris Capossela ha risposto: “Sulla base delle preoccupazioni che avevamo espresso già a maggio, abbiamo sospeso tutte le spese pubblicitarie su Facebook e Instagram negli Stati Uniti. Ora abbiamo sospeso tutte le spese per Facebook/Instagram in tutto il mondo”.

    La motivazione è che il colosso di Redmond non vuole più apparire in un luogo dove ci siano contenuti di hate speech, pornografia, terrorismo.

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Per quanto riguarda la tempistica della decisione, sembrerebbe che Microsoft sia intenzionata a portare avanti questa scelta fino a tutto il mese di agosto. E su un possibile ritorno, Capossela chiarisce che “molto dipenderà dalle azioni positive che intenderanno portare avanti”. Quelli di Facebook si intende.

    Sempre dalla conversazione ripresa da Yammer, sembra che Microsoft abbia deciso di non seguire il boicottaggiodi Facebook e i social media, come stanno facendo ormai tantissime aziende, la lista ormai si aggiorna di giorno in giorno. Ma è intenzionata comunque a mantenere un dialogo con Facebook affinché si arrivi ad una conclusione adeguata.

    Microsoft, secondo i dati di Pathmathics, nel 2019 ha investito sulla piattaforma di Zuckerberg 115 milioni di euro.

    Ora, è molto probabile che la spesa pubblicitaria di Microsoft per il 2020 si aggiri più o meno su queste cifre. È arrivato il momento che Facebook dia un segnale concreto a tutte queste aziende, perché adesso il problema comincia a farsi molto serio, essendo messo in discussione il core business dell’azienda, che è quello di vendere pubblicità.

  • Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende cominciano ad abbandonare l’advertising sui social media. E dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di fermare la sua attività promozionale sulle piattaforme.

    Dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di non fare più advertising sui social media, in particolare su Facebook e Twitter.

    A questo punto, il fenomeno comincia a prendere dimensioni considerevoli e dovrebbe indurre i colossi social, come Facebook, a rendersi conto che è arrivato davvero il momento di considerare con serietà questo che potrebbe costituire un vero problema.

    L’iconica catena di caffè ha annunciato la sua decisione sul suo blog, dichiarando di essere contro l’hate speech e che tanto le aziende, quanto la politica, “devono unirsi insieme per contrastare il fenomeno e dare vita ad un cambiamento reale”.

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    Metteremo in pausa la pubblicità su tutte le piattaforme social media, mentre continuiamo a discutere al nostro interno, con i nostri media partner e con le organizzazioni per i diritti civili, nel tentativo di fermare la diffusione dell’hate speech“, si legge ancora sul blog dell’azienda.

    Più precisamente, la decisione di fermare l’advertising sulle piattaforme social non riguarda in questo caso YouTube, mentre le normali attività continueranno. Starbucks non chiude i suoi canali che resteranno comunque attivi, ma decide di sospendere tutta l’attività promozionale, a pagamento, su Facebook e su Twitter.

    La decisione di Starbucks non è una decisione isolata, arriva alla fine di un fine settimana nero per Facebook, e anche per Twitter ovviamente. Infatti anche Coca-Cola, colosso del beverage, aveva annunciato la decisione di smettere di fare pubblicità sulle piattaforme social media dal prossimo 1° luglio per i prossimi 30 giorni. Anche se non è escluso che lo stop possa seguire poi anche oltre il mese.

    E oltre a alla Coca-Cola, la stessa decisione è stata presa anche da Verizon, Unilever, Gruppo Diageo, colosso delle bibite alcoliche con marchi come Guinness, Baileys, J&B, Johnny Walker e tanti altri.

    Ma anche The North Face, Patagonia, Ben & Jerry’s, Magnolia Pictures, Honda e Hershey che hanno aderito alla campagna #StopHateforProfit.

    Unilever, altro colosso con marchi come Dove, Algida (in Italia), Ben & Jerry’s, Lipton e tantissimi altri, ha deciso di fare un passo indietro con una dichiarazione abbastanza polemica: “continuare a fare pubblicità su queste piattaforme, in questo momento, non aggiungerebbe valore alla nostra gente e alla società“.

    Da parte sua Facebook, di fronte al passo indietro di tante aziende che investono tanto sui social media, ha confermato il suo impegno a fare di più. Ad onor del vero, non è la prima volta che la società di Mark Zuckerberg promette. Il problema è che adesso le promesse rischiano per passare come parole al vento. Nel senso che adesso si rischia davvero di perdere milioni di dollari di fatturato che potrebbero in qualche modo impattare sulla stessa società.

    facebook wall street social media

    Tanto per fare un esempio, venerdì scorso Facebook ha lasciato sul terreno di Wall Street l’8,32%, un tonfo praticamente. Nel momento in cui scriviamo il titolo in borsa guadagna qualcosa,+0,61%.

    Insomma, la situazione comincia a complicarsi per Facebook, e non solo, ed è il caso di cominciare a pensare seriamente ad una soluzione. Perché se la politica prendesse il sopravvento, allora ci sarebbero delle conseguenze ben più pesanti, visto anche il clima che si respira ultimamente.

  • Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Se il 2017 verrà ricordato come l’anno delle fake news sui social media, il 2018 potrebbe essere ricordato come l’anno della lotta ai contenuti d’odio. Nei giorni scorsi una indagine di ProPublica ha rivelato che Facebook non modera allo stesso modo i i post contenenti parole di odio e violenza. Da Menlo Park arriva l’ammissione dell’errore e la promessa di risolvere tutto aumentando il numero dei revisori fino a 20 mila.

    Se il 2017 è stato l’anno delle fake news, è molto probabile che il 2018 potrebbe essere l’anno della lotta ai contenuti di odio. E ancora una volta protagonisti sono Facebook e tutti i social media, nessuno escluso. Proprio qualche giorno fa Twitter annunciava di cominciare ad applicare le regole delle nuove policy proprio in relazione ai contenuti d’odio che vengono condivisi sulla piattaforma. Un fenomeno che non ha certamente risparmiato Facebook, anzi. La società di Zuckerberg dovrà affrontare questo problema, proprio nel 2018, almeno con la stessa determinazione con cui ha affrontato il fenomeno delle notizie false.

    Qualche giorno fa, a proposito di Facebook, ProPublica ha pubblicato un’indagine in cui veniva rivelato il modo non certamente omogeneo con cui Facebook, e i suoi revisori, gestiscono le segnalazioni di contenuti che violano le regole della piattaforma. Gli errori commessi da queste persone, che Facebook ha assunto con il compito di gestire il fenomeno, sono gravi al punto da mantenere online contenuti palesemente d’odio e da censurare, invece, contenuti che con l’odio o la violenza hanno poco a che fare. Questa ricerca in effetti spiega un po’ cosa sia realmente accaduto in tanti episodi che hanno coinvolto utenti italiani.

    facebook social media contenuti odio

    L’indagine ha preso in esame 900 post e ha messo in evidenza come Facebook mantenesse online 49 contenuti palesemente segnalati come offensivi. Facebook ha quindi ammesso gli errori dei suoi revisori su 22 contenuti, difendendo il suo responso su altri 19 post. Ecco, questo è una situazione che Facebook deve assolutamente, e in tempi rapidi, risolvere proprio per non arrecare un danno a sè stessa. Un danno irreparabile che vanificherebbe il tentativo di “avvicinare il mondo”.

    Justin Osofsky, VP di Facebook, è intervenuto sui risultati dell’indagine di ProPublica e ha dichiarato che quanto emerso non rispecchia l’obiettivo di Facebook, quello di connettere e avvinare il mondo per l’appunto. Quella che farà Facebook è, ha dichiarato Osofsky, “raddoppiare il numero dei revisori” portandolo fino a 20 mila persone entro il 2018, ricordando che i quasi 8 mila revisori oggi cancellano dalla piattaforma circa 60 milla contenuti al giorno. E Facebook, ma non solo, deve correre presto ai ripari perchè in Germania entra in vigore la legge che prevede multe fino a 50 milioni di dollari per i siti che non rimuoveranno i contenuti che incitano all’odio entro 24 ore.

    Questo è un fenomeno che oggi non riguarda solo gli oltre 2 miliardi di utenti di Facebook, riguarda anche Twitter che, come ricordato, deve necessariamente contrastare questo problema perchè è uno di quelli che ostacola la sua crescita.

    Ma, volendo fare una considerazione finale, è davvero strano come il fenomeno dei social media si sia evoluto negli ultimi 7 anni. E indichiamo proprio la data del 2011 non a caso. Quell’anno fu caratterizzato dal grande fenomeno della “Primavera Araba” che diede la possibilità a milioni di cittadini, soprattutto del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, di avere una speranza facendo conoscere al mondo quello che accadeva all’interno delle proprie città. Ricordiamo che proprio Twitter fu lo strumento più usato.

    Ma oggi, a sette anni di distanza, i Social Media rischiano di non svolgere più un ruolo così fondamentale proprio per via di fenomeni che, specie in questi ultimi due anni, hanno attanagliato le piattaforme come le fake news e i contenuti d’odio. I Social Media, paradossalmente (in relazione alla Primavera Araba) rischiano di diventare megafono di notizie false, alimentando i contenuti di odio e offuscando del tutto l’esigenza di migliaia di utenti di poterli usare per far valere le proprie ragioni, per raccontare la loro verità, quella oggettiva e non quella falsata.

    Una riflessione quasi amara, specie se vediamo il fenomeno in relazione agli odierni fatti che riguardano l’Iran. Sin da subito le autorità hanno limitato l’uso dei social media, prendendo di mira in particolare Telegram.

    Per recuperare il proprio ruolo autentico i social media devono regolare la meglio questi fenomeni fino ad eliminarli. Non sarà facile e il 2018 ci saprà dire se questa lotta potrà essere vinta una volta per tutte.

  • Parole O_Stili, la community online che contrasta la violenza nelle parole

    Parole O_Stili, la community online che contrasta la violenza nelle parole

    Parole O_Stili è la prima community in Italia che vede la partecipazione di oltre 300 persone tra giornalisti  giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer con l’obiettivo di scrivere il primo “Manifesto della comunicazione non ostile”. L’appuntamento è a Trieste i prossimi 17 e 18 febbraio 2017. Saranno presenti anche Laura Boldrini ed Enrico Mentana.

    Le parole parole sono importanti, specie sul Web. Assistiamo ogni giorno a contitnui episodi di violenza verbale che colpiscono e fanno male allo stesso modo. E’ arrivato il momento di provare a fermare tutto questo moto continuo di “parole ostili”. Il Web è un luogo libero, dove chiunque deve sentirsi libero, per creare relazioni, per stare insieme agli altri. Ma sempre nel rispetto di tutti.

    E come si ferma questo fenomeno?

    parole o_stili

    Ecco che nasce “Parole O_Stili“, una community trasversale di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer per contrastare l’ostilità dei linguaggi nei media, in particolare in Rete. Il primo momento di incontro è in programma il 17 e 18 febbraio a Trieste quando, durante l’evento organizzato assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia, sarà presentato un “Manifesto della comunicazione non ostile” scritto a più mani dalla community con l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi che si propagano facilmente in Rete.

    Tutti possono votare il Manifesto a questo link paroleostili.com/vota-il-manifesto/, c’è tempo fino al 10 febbraio.

    Nella prima giornata, che sarà aperta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, la community si confronterà su linguaggi e comportamenti digitali e sottoscriverà il “Manifesto della comunicazione non ostile“.

    Ritengo che sia molto utile unire le forze per lanciare una mobilitazione di tutti coloro che sono contrari all’odio in rete.  dichiara Laura Boldrini –  L’hate speech non può rappresentare il prezzo da pagare per essere presenti sullo spazio digitale. Una community contro la violenza sul web fornisce uno strumento in più a disposizione di chi è impegnato a contrastare questo fenomeno ma anche di chi ne è, suo malgrado, vittima.”

    Nella seconda giornata, che vedrà la partecipazione di Enrico Mentana, saranno aperti al pubblico nove tavoli tematici su:

    • social media e scritture; giornalismo e mass media;
    • viaggi, sport e divertimento; politica e legge;
    • business e advertising; in nome di Dio;
    • giovani e digitale; bufale e algoritmi;
    • bambini e social media.

    Sul sito paroleostili.com trovate tutte le informazioni su come iscrivervi  e partecipare ai tavoli e anche il programma delle due giornate.

    La Rete sta diventando il luogo privilegiato dell’incitamento all’intolleranza, all’odio, alla diffamazione. – dice Rosy Russo, ideatrice del progetto – “Parole O_Stili ha l’ambizione di invertire questo trend diffondendo online il virus positivo dell’inclusione e del rispetto grazie a una community capace di raggiungere quasi 4 milioni di persone su Facebook e 4 milioni su Twitter. Se mettiamo insieme la paura di cadere nelle trappole della rete, di non riuscire a ”porgere l’altro tweet“, di essere in difficoltà ad essere se stessi, di non avere più la voglia di confrontarsi perché c’è sempre un troll dietro l’angolo ecco svelato l’origine di questo movimento di idee. Perché per noi le relazioni hanno il profumo del rispetto”.

    “Parole O_Stili” è  l’occasione è quindi quella di riflettere sull’influenza delle parole nella società e sull’importanza di sceglierle con cura, negli anni di tante notizie false, meglio conosciute come “bufale”, contenuti offensivi e discriminatori (hate speech), provocazioni, accuse infondate (trolling).