Tag: immagini di nudo

  • X, l’inchiesta di Parigi diventa penale e nuova convocazione per Musk

    X, l’inchiesta di Parigi diventa penale e nuova convocazione per Musk

    La Procura di Parigi ha trasformato in indagine penale l’inchiesta su X. Musk e Yaccarino di nuovo convocati dopo la mancata comparizione del 20 aprile. Tra i nuovi sviluppi, la segnalazione a SEC e DOJ e il rifiuto di Washington a cooperare.

    L’inchiesta della Procura di Parigi su X, avviata lo scorso febbraio, ha cambiato natura. La notizia è che adesso il fascicolo sulla piattaforma di Elon Musk passa ufficialmente a indagine penale. E in aggiunta a questo, Musk e Linda Yaccarino, già ex CEO di X, sono nuovamente convocati a Parigi per rispondere personalmente alle accuse preliminari.

    La svolta arriva a poco più di due settimane dalla mancata comparizione di Musk e Yaccarino all’audizione libera del 20 aprile. Quell’audizione era stata fissata dopo la perquisizione della sede parigina di X del 3 febbraio scorso. I due erano stati citati rispettivamente come “gestore di fatto” e “gestore di diritto” della piattaforma.

    E nessuno dei due si è presentato.

    La nuova convocazione e cosa rischiano Musk e Yaccarino

    La Procura di Parigi ha tenuto a precisare, stavolta, che Musk e Yaccarino sono ora invitati a Parigi per rispondere a quelle che il sistema giudiziario francese chiama preliminary charges, cioè i capi d’imputazione preliminari. Si tratta del passaggio formale che apre la fase istruttoria vera e propria.

    Nel diritto penale francese, una volta notificate le accuse preliminari, il fascicolo passa nelle mani di un giudice istruttore. Da quel momento si apre un’indagine che può durare mesi o anche anni, e che può concludersi con il rinvio a giudizio o con l’archiviazione.

    Le accuse preliminari, in Francia, vengono normalmente notificate di persona. Ma la Procura ha precisato che, qualora Musk e Yaccarino dovessero mancare la convocazione anche questa volta, le accuse potranno essere formalizzate in loro assenza.

    In sostanza, la mancata comparizione non blocca l’iter, anzi lo accelera.

    I procuratori parigini, va precisato a scanso di equivoci, non hanno chiesto né l’arresto né il fermo dei due. La linea, almeno per ora, resta quella della convocazione. Ma il salto di livello è netto rispetto all’audizione libera del 20 aprile, che era ancora una richiesta di chiarimenti su base volontaria.

    TypeError: Cannot read properties of null (reading 'addEventListener')
    at https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/block-editor.min.js?ver=addf558a422e2ee57920:21:503394
    at https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:16501
    at B (https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:19822)
    at https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:20311
    at B (https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:19822)
    at https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:20311
    at B (https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:19822)
    at https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/compose.min.js?ver=7a9b375d8c19cf9d3d9b:9:20311
    at Vr (https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/vendor/react-dom.min.js?ver=18.3.1.1:10:73317)
    at Jr (https://www.franzrusso.it/wp-includes/js/dist/vendor/react-dom.min.js?ver=18.3.1.1:10:81304)

    X e i capi d’accusa che la Procura ha formalizzato

    Il quadro accusatorio ricalca, allargandolo, quello che era già stato delineato a febbraio. La Procura di Parigi indaga su una serie di reati che riguardano sia il funzionamento dell’algoritmo di X, sia i contenuti generati da Grok, l’intelligenza artificiale di xAI integrata nella piattaforma.

    Le contestazioni includono la complicità nella detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche, la diffusione di immagini sessualmente esplicite non consensuali tramite deepfake, la negazione di crimini contro l’umanità, l’estrazione fraudolenta di dati e l’alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato in associazione a delinquere, e la gestione illegale di una piattaforma online.

    Avevo già riportato qui cosa successe a gennaio e il caso di Grok che generò migliaia di immagini di nudo e non solo, uno scandalo che ha pesato in modo decisivo nell’allargamento del fascicolo. Tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026, secondo l’analisi del Center for Countering Digital Hate, Grok aveva generato circa 3 milioni di immagini sessualmente esplicite di persone reali senza il loro consenso, di cui circa 23.000 raffiguranti minori.

    A questo si aggiunge il capitolo del negazionismo. In Francia, la negazione di crimini contro l’umanità è un reato. Grok, in più occasioni tra novembre 2025 e i primi mesi del 2026, ha generato in lingua francese contenuti che mettevano in dubbio l’uso delle camere a gas ad Auschwitz e che riproponevano cliché della propaganda negazionista.

    La segnalazione della Procura a SEC e DOJ

    A marzo 2026, la Procura di Parigi ha inviato una comunicazione formale al Dipartimento di Giustizia americano e alla Securities and Exchange Commission, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitensi.

    Nella comunicazione, i procuratori francesi hanno suggerito che la controversia sui deepfake sessualizzati generati da Grok potrebbe essere stata “deliberatamente orchestrata per gonfiare artificialmente il valore di X e xAI, configurando potenziali reati“.

    Si tratta di un’ipotesi investigativa, non di un’accusa formale. Anche perché non si sa ancora di quale entità potrebbero essere le evidenze che la Procura francese ha raccolto in questo senso. Ma il fatto stesso che la Procura abbia ritenuto di doverne informare le autorità americane, e in particolare la SEC, sposta il piano della vicenda. Dalla sola moderazione dei contenuti si entra nel terreno della possibile manipolazione del mercato.

    Va detto, perché ha il suo peso, che X e xAI nel 2025 hanno completato la fusione e che SpaceX a inizio 2026 ha acquisito l’intero gruppo, dando vita a un colosso valutato 1,25 trilioni di dollari.

    Il rifiuto di cooperazione del Dipartimento di Giustizia americano

    La risposta di Washington alla richiesta francese, intanto, è arrivata in modo tutt’altro che ambiguo. Il Dipartimento di Giustizia americano, infatti, ad aprile, giusto un paio di giorni prima della prima convocazione di Musk a Parigi, ha respinto formalmente la richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dalla Procura di Parigi.

    Nella lettera di rifiuto, di due pagine, il DOJ ha definito l’inchiesta francese come un “procedimento penale politicamente motivato volto a regolare in modo improprio, attraverso la prosecuzione, le attività commerciali di una piattaforma di social media“.

    Nel testo, riportato dal Wall Street Journal, si legge anche che le richieste francesi “costituiscono un tentativo di coinvolgere gli Stati Uniti in un procedimento penale” che, secondo l’amministrazione Trump, si porrebbe in contrasto con il Primo Emendamento della Costituzione americana sulla libertà di espressione.

    Il rifiuto di cooperare ha un effetto diretto e concreto. La Procura francese non potrà contare sull’assistenza delle autorità statunitensi per acquisire elementi di prova che si trovano sul territorio americano, e dovrà procedere con gli strumenti di cooperazione giudiziaria che restano a sua disposizione attraverso i canali europei.

    E c’è anche un effetto politico, che è ancora più visibile. Musk, nei rapporti con l’amministrazione Trump, dispone ormai di una copertura istituzionale netta e chiara.

    Il precedente Durov e la linea della Procura di Parigi

    La strategia della Procura di Parigi nei confronti dei vertici delle grandi piattaforme non nasce con il caso X. Si inserisce in una linea che la sezione cybercrime ha sviluppato negli ultimi anni e che ha già prodotto precedenti importanti.

    Come ricorderete, nell’agosto 2024 le stesse autorità francesi avevano fatto arrestare Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, all’aeroporto di Le Bourget.

    A Durov erano state notificate accuse preliminari nell’ambito di un’indagine sulle responsabilità di Telegram per i reati commessi sulla piattaforma. Il fondatore di Telegram era stato poi rilasciato sotto cauzione, ma gli era stato vietato di lasciare la Francia per oltre sei mesi.

    Più di recente, nei primi mesi del 2026, la stessa Procura ha emesso mandati d’arresto contro i dirigenti di un sito video australiano oggetto di un’altra indagine sui contenuti.

    In sostanza, la Procura di Parigi sta perseguendo da tempo una strategia che mira a chiamare i vertici delle piattaforme a rispondere personalmente di quello che accade sui loro servizi. Il caso di Musk si inserisce in questo stesso solco.

    Il quadro europeo che si chiude attorno a X

    L’indagine francese si muove in parallelo a un quadro europeo che, nelle ultime settimane, si è ulteriormente irrigidito attorno a X e a Grok.

    Giusto pochi giorni fa, il giorno prima dell’annuncio della Procura di Parigi, il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per vietare i cosiddetti “nudifier tools”, gli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati per generare immagini esplicite di persone senza il loro consenso.

    La decisione è arrivata in larga parte come risposta proprio alla controversia su Grok, e va a integrarsi con l’AI Act.

    A questo si aggiungono le indagini europee già aperte. Ricorderete come il 5 dicembre dello scorso anno la Commissione UE aveva inflitto a X la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act, pari a 120 milioni di euro.

    In aggiunta a questo, il 26 gennaio 2026 la Commissione aveva aperto un’indagine formale specificamente su Grok e sui deepfake sessuali.

    A questi due fronti, quello francese in sede penale e quello UE in sede regolatoria, si è poi aggiunta anche la sponda del Regno Unito, dove pure è in corso un’indagine sui contenuti generati da Grok.

    Cosa aspettarci dopo la convocazione

    La nuova convocazione di Musk e Yaccarino apre una fase in cui le incognite non riguardano più tanto il quando o il come. La domanda, in altre parole, non è più se la giustizia francese formalizzerà le accuse, ma in che tempi e con quali modalità lo farà.

    Resta da vedere se questa volta i due decideranno di presentarsi a Parigi. Le possibilità sono essenzialmente due.

    Da una parte, una scelta di comparizione che permetterebbe loro di esporre la propria posizione e di interloquire con il giudice istruttore prima delle decisioni sul rinvio a giudizio. Dall’altra, una nuova mancata comparizione che porterebbe alla notifica delle accuse in contumacia, con tutte le conseguenze del caso.

    La copertura politica offerta dall’amministrazione Trump al rifiuto di cooperare, unita alle dichiarazioni pubbliche con cui Musk ha più volte definito l’inchiesta francese una persecuzione, lascia intuire che la linea sia quella dello scontro più che quella del dialogo.

    Vedremo cosa succederà.

  • AI Act, rinvio degli obblighi e divieto di generare nudi con l’IA

    AI Act, rinvio degli obblighi e divieto di generare nudi con l’IA

    Parlamento UE e Consiglio raggiungono l’intesa sull’AI Omnibus, il pacchetto di semplificazione dell’AI Act proposto dalla Commissione UE. Rinviati gli obblighi normativi e si introduce nell’articolo 5 dell’AI Act il divieto di utilizzare app di IA che generano immagini di nudo.

    Parlamento UE e Consiglio raggiungono l’intesa sull’AI Omnibus, il pacchetto di semplificazione dell’AI Act proposto dalla Commissione a novembre 2025. Entra nell’articolo 5 del regolamento un nuovo divieto esplicito: stop alle applicazioni di intelligenza artificiale che generano immagini intime non consensuali. Gli obblighi per i sistemi ad alto rischio slittano al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028.

    L’accordo politico raggiunto oggi tra Parlamento europeo e Consiglio sull’AI Omnibus rinvia gli obblighi sui sistemi ad alto rischio dell’AI Act al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028.

    È un compromesso che cambia il volto dell’AI Act, perché non si tratta solo di un rinvio tecnico. Si tratta di una operazione politica più ampia, che alleggerisce un pezzo del regolamento e ne irrigidisce un altro. Ma vediamo insieme di cosa si sta parlando.

    Il divieto di generare nudi con la IA entra nell’articolo 5 dell’AI Act

    La parte più importante di questo accordo è l’iscrizione, nell’articolo 5 dell’AI Act, di un nuovo divieto esplicito. Sono vietati i sistemi di intelligenza artificiale che alterano, manipolano o generano artificialmente immagini, video o audio realistici per rappresentare attività sessualmente esplicite o le parti intime di una persona identificabile, senza il suo consenso. Il divieto si estende anche alla generazione di materiale pedopornografico tramite intelligenza artificiale.

    L’articolo 5 dell’AI Act è la lista delle pratiche vietate, le più gravi, quelle sanzionate con le multe più alte previste dal regolamento. È lo stesso articolo che vieta il social scoring, le tecniche di manipolazione subliminale, lo sfruttamento delle vulnerabilità delle persone.

    L’inserimento dei deepfake intimi non consensuali in questa categoria riconosce a livello UE la natura di violazione dei diritti fondamentali di queste tecnologie.

    La spinta politica è arrivata dal Parlamento, in particolare dal gruppo Renew e dai correlatori Arba Kokalari del PPE e Michael McNamara di Renew. La proposta originaria della Commissione non prevedeva questo divieto.

    È stato il Parlamento a chiederlo e a ottenerlo, raccogliendo una pressione sociale concreta. Le cronache europee degli ultimi mesi raccontano un’emergenza diventata insostenibile: adolescenti vittime di deepfake intimi creati dai compagni di scuola, donne colpite da campagne di immagini sessualizzate generate artificialmente, materiale pedopornografico sintetico in circolazione sulle piattaforme.

    Le aziende avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi. La deroga prevista riguarda i provider e gli utilizzatori che avranno implementato misure di sicurezza efficaci per impedire la generazione di questo tipo di contenuti.

    È una clausola che lascia margine ai grandi modelli generativi che già investono in salvaguardie, ma che alza l’asticella per gli sviluppatori delle di app per generare immagini di nudo più diffuse, quelle che fino a oggi hanno operato in un vuoto regolatorio.

    AI Act, rinvio degli obblighi e divieto di generare nudi con l'IA
    AI Act, rinvio degli obblighi e divieto di generare nudi con l’IA

    AI Act e il rinvio degli obblighi sull’alto rischio

    L’altra parte sostanziale dell’accordo riguarda i tempi di applicazione delle regole sui sistemi ad alto rischio.

    Il Parlamento e il Consiglio hanno fissato due nuove date. I sistemi dell’Allegato III, quelli che operano in ambiti come biometria, infrastrutture critiche, istruzione, lavoro, servizi essenziali, forze dell’ordine, giustizia e gestione delle frontiere, dovranno conformarsi entro il 2 dicembre 2027.

    I sistemi dell’Allegato I, vale a dire quelli incorporati in prodotti già regolati da legislazione settoriale come dispositivi medici, macchinari industriali, giocattoli e automobili connesse, avranno tempo fino al 2 agosto 2028.

    In buona sostanza, il rinvio risponde a una necessità tecnica concreta. Gli standard tecnici armonizzati di CEN e CENELEC, gli enti europei che traducono i regolamenti UE in requisiti operativi, sono ancora in lavorazione. Le autorità nazionali stanno completando la designazione degli enti notificati. Le linee guida della Commissione richiedono ancora rifiniture.

    Applicare un regolamento complesso come l’AI Act senza questi strumenti pronti avrebbe significato un’attuazione incerta e diseguale tra Stati membri. Il rinvio dà al sistema europeo il tempo di costruire un’applicazione solida e uniforme.

    Watermark e AI literacy che resta obbligatoria

    Sulla trasparenza dei contenuti generati da IA, il Parlamento ha ottenuto una vittoria importante. La Commissione, nella proposta di novembre 2025, aveva chiesto sei mesi di periodo di grazia per gli obblighi di watermark, vale a dire l’obbligo per i provider di IA generativa di rendere riconoscibili come artificiali le immagini, i video, gli audio e i testi prodotti dai loro sistemi.

    Il Parlamento ha proposto e ottenuto la riduzione a tre mesi, con scadenza fissata al 2 dicembre 2026.

    È una scelta che rafforza la tutela dei cittadini contro la disinformazione e i contenuti sintetici non dichiarati. L’industria dell’IA generativa avrà appena quattro mesi dopo l’entrata in vigore generale per adeguare i propri sistemi. La trasparenza dei contenuti generati artificialmente è una priorità non negoziabile.

    Sull’AI literacy, l’obbligo per provider e utilizzatori di garantire una alfabetizzazione minima del personale resta in piedi. La Commissione voleva trasformarlo in raccomandazione, il Parlamento ha tenuto duro. Il pilastro educativo del regolamento è confermato, perché senza competenza diffusa nelle aziende non c’è applicazione possibile delle regole sull’IA.

    AI Act e il compromesso sul regolamento macchine

    Sul rapporto tra AI Act e legislazioni settoriali, il negoziato a tre tra Commissione, Parlamento e Consiglio UE ha trovato una soluzione equilibrata. Il regolamento sui macchinari è stato esentato dall’applicabilità diretta dell’AI Act, evitando le sovrapposizioni regolatorie che da mesi le associazioni industriali europee, Confindustria inclusa, segnalavano come problema concreto per la competitività delle imprese.

    Allo stesso tempo, la Commissione mantiene la possibilità di adottare atti delegati per aggiungere requisiti di salute e sicurezza ai sistemi di IA classificati come ad alto rischio. È una formula che protegge sia la coerenza del quadro regolatorio europeo sia la chiarezza operativa per chi quel quadro deve applicarlo.

    L’accordo introduce inoltre un nuovo obbligo per la Commissione: fornire orientamenti operativi per assistere gli operatori economici dei sistemi di IA ad alto rischio soggetti alla legislazione di armonizzazione settoriale. È una risposta diretta alla richiesta di chiarezza interpretativa che le imprese europee chiedono da tempo.

    I commenti da Bruxelles

    La macchina comunicativa europea si è messa in moto poche ore dopo l’intesa. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha affidato a un post su X la prima dichiarazione ufficiale, ringraziando le presidenti delle commissioni IMCO e LIBE, Anna Cavazzini e Javier Zarzalejos, e i correlatori Kokalari e McNamara. Il messaggio di Metsola è chiaro: «Semplificare e razionalizzare le leggi digitali facilita l’innovazione per le imprese riducendo la burocrazia superflua. È esattamente ciò che il pacchetto di semplificazione per l’Intelligenza Artificiale concordato nelle prime ore di questa mattina offre. Si tratta di un altro importante passo per rafforzare la competitività europea».

    La commissaria europea per la sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, Henna Virkkunen, ha rilanciato la stessa narrativa con un’angolazione diversa. Su X ha scritto: «Le nostre imprese e i nostri cittadini vogliono due cose dalle regole sull’IA. Vogliono essere in grado di innovare e sentirsi al sicuro. L’accordo di oggi sull’omnibus sull’IA fa entrambe le cose». La formula delle «due cose» racconta esattamente la natura dell’intesa: protezione dei cittadini, in particolare delle vittime dei deepfake, e tempo adeguato alle imprese per costruire una compliance solida.

    Come si è arrivati qui: la lunga marcia dell’AI Omnibus

    Il punto di partenza è il 19 novembre 2025, quando la Commissione presenta il Digital Omnibus, il pacchetto di semplificazione dei regolamenti digitali. La parte sull’AI viene scorporata e accelerata, perché incombe la scadenza del 2 agosto 2026, data in cui sarebbero entrati in vigore gli obblighi più pesanti dell’AI Act. La logica della Commissione è quella di adeguare le regole prima che diventino applicabili, per garantire un’applicazione efficace e ordinata.

    Il Consiglio adotta la sua posizione il 13 marzo 2026, allineandosi sostanzialmente alla Commissione. Il Parlamento arriva una settimana dopo, con un voto in commissione il 18 marzo e l’adozione in plenaria il 26 marzo. È in questa fase che il Parlamento aggiunge il divieto di usare la IA per generare nudi, raccogliendo la pressione sociale e politica sul tema dei deepfake non consensuali. L’aula approva la posizione con 569 voti favorevoli, 45 contrari e 23 astensioni, una maggioranza ampia che attraversa gli schieramenti.

    Il 28 aprile si arriva al primo confronto decisivo tra Commissione, Parlamento e Consiglio UE. Il negoziato si chiude senza accordo dopo dodici ore.

    Il punto critico era il perimetro dell’Allegato I e il rapporto con le legislazioni settoriali. Bruxelles convoca un altro negoziato a tre il 13 maggio, e in quella sede ricuce il compromesso con la formula degli atti delegati sul regolamento macchine.

    In questa occasione, il Parlamento ottiene il divieto sulle nudification app, le date fisse di applicazione e l’esenzione del regolamento macchine. La Commissione e il Consiglio preservano l’architettura orizzontale del regolamento e la possibilità di intervenire con atti delegati.

    AI Act e cosa cambia per aziende e i cittadini

    Per le aziende europee, questo accordo significa avere il tempo per prepararsi alla compliance, in particolare per chi opera con sistemi ad alto rischio in settori già regolati. Le scadenze del 2 dicembre 2027 e del 2 agosto 2028 sono date fisse, prevedibili, su cui pianificare investimenti e adeguamenti.

    Per i cittadini, e in particolare per le vittime dei deepfake non consensuali, questo è un passaggio importante.

    Il divieto di usare la IA per generare immagini di nudo entra nell’articolo 5 dell’AI Act ed è applicabile dal 2 dicembre 2026. È un riconoscimento europeo che la generazione non consensuale di immagini intime è una violazione dei diritti fondamentali, e che lo Stato e l’Unione hanno il dovere di intervenire.

    L’accordo politico ora deve diventare legge.

    A questo punto sono necessari il voto formale del Parlamento e l’adozione formale del Consiglio, che dovrebbero arrivare prima del 2 agosto 2026. Dal 30 giugno la presidenza del Consiglio passerà dall’attuale presidenza cipriota a quella irlandese.

    La partita europea sull’IA continua.

    Il Digital Networks Act è in arrivo, le revisioni del Data Act sono in corso, il dibattito sull’AI Office come supervisore unico per i grandi modelli generativi sta entrando nel vivo. Bruxelles sta costruendo un’architettura digitale che tiene insieme regole, mercato e diritti.

    In questo contesto, l’AI Omnibus è un pezzo importante di quella architettura.

  • Il DPC irlandese indaga sulle immagini di deepfake pubblicate su X

    Il DPC irlandese indaga sulle immagini di deepfake pubblicate su X

    Il DPC irlandese avvia un’indagine su Grok per immagini sessualizzate non consensuali, ai sensi del GDPR. È il terzo fronte regolatorio UE contro X, che rischia sanzioni fino al 4% del fatturato globale.

    Il Data Protection Commission (DPC) irlandese ha notificato a X l’avvio di un’indagine formale su Grok, la IA integrata sulla piattaforma. L’oggetto dell’inchiesta è verificare se il trattamento dei dati personali da parte del chatbot di xAI viola il GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati.

    Ma il contesto è più ampio e riguarda ik problema che ho raccontato anche qui nelle scorse settimane. E riguarda la capacità di Grok di generare immagini sessualizzate di persone reali, soprattutto donne e minori.

    Graham Doyle, vice commissario del DPC, ha spiegato che l’autorità sta interagendo con X Internet Unlimited Company (XIUC), la società irlandese che gestisce le operazioni europee della piattaforma di Elon Musk, da quando sono emersi i primi report sulla possibilità di usare l’account @Grok su X per generare questo tipo di contenuti. E ora si passa dalle interlocuzioni informali a un’indagine strutturata.

    Perché l’Irlanda è al centro di tutto

    Il DPC irlandese è il regolatore principale per X in tutta l’Unione Europea, perché le operazioni europee dell’azienda hanno sede a Dublino. Questo significa che l’indagine irlandese ha valore per tutti i 27 stati membri dell’UE e per lo Spazio Economico Europeo.

    Le sanzioni potenziali posso arrivare fino al 4% del fatturato globale dell’azienda. Per un’azienda delle dimensioni di X, parliamo di cifre nell’ordine di centinaia di milioni di euro.

    Ma c’è un aspetto che rende questa indagine particolarmente rilevante. Il DPC ha avviato quella che definisce una “large-scale inquiry”, un’indagine su larga scala che esaminerà la conformità di X agli obblighi fondamentali del GDPR: i principi del trattamento dati; la liceità del trattamento; la protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita; e l’obbligo di condurre una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati.

    Il DPC irlandese indaga sulle immagini di nudo pubblicate su X
    Il DPC irlandese indaga sulle immagini di nudo pubblicate su X

    Grok e il terzo fronte europeo

    L’indagine del DPC si aggiunge a due procedimenti già aperti. Il 26 gennaio la Commissione Europea ha avviato un’indagine per verificare se Grok diffonde contenuti illegali ai sensi del Digital Services Act.

    E il 3 febbraio l’autorità britannica per la privacy, l’ICO, ha aperto un’indagine analoga a quella irlandese, sempre focalizzata sul GDPR e sulla generazione di immagini sessualizzate.

    Tre indagini diverse, tre autorità diverse, ma tutte puntate sullo stesso problema: un chatbot che genera immagini di nudo non consensuali senza filtri efficaci.

    Grok e cosa è successo a gennaio

    Per capire il contesto di questa indagine bisogna tornare a quanto accaduto nelle prime settimane del 2026.

    Come già ricordato, a fine 2025 X ha rilasciato la possibilità delle modifiche delle immagini direttamente nei post pubblici, quindi visibili a tutti.

    A distanza di pochi giorni, a gennaio, Grok ha iniziato a generare immagini sessualizzate su richiesta degli utenti in modo massiccio. Un’inchiesta riportata anche da Bloomberg ha quantificato il fenomeno: circa 6.700 immagini sessualizzate all’ora, 84 volte più dei principali siti dedicati ai deepfake. L’85% delle immagini prodotte da Grok era classificabile come contenuto sessualizzato.

    Le storie delle vittime hanno fatto il giro dei media internazionali.

    Donne che si ritrovavano versioni nude delle proprie foto pubblicate su X, senza aver dato alcun consenso e senza strumenti efficaci per rimuoverle. Una di loro aveva pubblicato una foto con il fidanzato in un bar: due sconosciuti l’hanno modificata usando Grok, prima mettendola in bikini, poi sostituendo il bikini con un filo interdentale. Ha segnalato le immagini a X. Non ha mai ricevuto risposta.

    X, in risposta al fenomeno dilagante, ha poi annunciato alcune restrizioni, limitando la generazione di immagini agli abbonati paganti. Ma le verifiche condotte da Reuters all’inizio di questo mese hanno dimostrato che Grok continuava a produrre immagini sessualizzate quando sollecitato.

    La differenza tra DSA e GDPR

    L’indagine della Commissione Europea si muove sul binario del Digital Services Act, il regolamento che disciplina i contenuti online e la moderazione delle piattaforme. È lo stesso regolamento che a dicembre 2025 ha portato a una multa di 120 milioni di euro contro X per la questione delle spunte blu ingannevoli.

    L’indagine del DPC irlandese si muove invece sul binario del GDPR, che riguarda specificamente la protezione dei dati personali. Sono due strumenti diversi, con logiche diverse e sanzioni diverse. E X rischia, appunto, su entrambi i fronti.

    Il GDPR richiede che il trattamento dei dati personali sia lecito, corretto e trasparente. Richiede che i dati siano raccolti per finalità determinate e trattati in modo compatibile con quelle finalità.

    Richiede una valutazione d’impatto quando il trattamento può comportare rischi elevati per i diritti delle persone. Generare immagini sessualizzate di persone reali senza il loro consenso, infatti, solleva questioni su tutti questi punti.

    La risposta di Musk e le tensioni con l’UE

    La posizione di Elon Musk e della sua amministrazione sulle regolamentazioni UE è nota. Musk ha espresso più volte le sue obiezioni alle norme UE sui contenuti online. L’amministrazione Trump ha descritto le multe imposte alle aziende tecnologiche americane come una forma di tassazione.

    Ma le autorità UE non sembrano intenzionate a fare passi indietro. La Commissione ha già ordinato a X di conservare tutti i documenti relativi a Grok fino alla fine del 2026. È un segnale, come ricordato, che indica la costruzione di un dossier per eventuali azioni future.

    Cosa c’è da aspettarsi

    L’indagine del DPC richiederà tempo, settimane o mesi. Ma il fatto che si sia passati da interlocuzioni informali a un procedimento formale indica che il DPC ha ritenuto insufficienti le risposte di X alle prime sollecitazioni.

    Nel frattempo, negli Stati Uniti il Take It Down Act prevede che le piattaforme si adeguino entro maggio 2026. È una legge che riguarda specificamente la rimozione di immagini intime non consensuali, incluse quelle generate dall’intelligenza artificiale.

    Il Take It Down Act (approvato negli USA a maggio 2025) è una legge federale statunitense che obbliga le piattaforme online a rimuovere immagini e video intimi non consensuali (inclusi deepfake e revenge porn) entro 48 ore dalla segnalazione, garantendo una maggiore protezione delle vittime di abusi digitali e pornografia generata da IA.

    X si trova quindi sotto pressione su più fronti: UE, Regno Unito, Stati Uniti.

    E al centro di tutto c’è Grok, il chatbot che Musk ha promosso come più divertente e irriverente degli altri. Quella irriverenza, però, rischia di costare molto cara.

Contatti