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  • Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Agli italiani il fenomeno dell’Internet of Things piace. Lo dimostra anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rileva un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Ancora indietro Smart City e stenta a decollare la Industry 4.0.

    Lo dicevamo lo scorso anno, proprio in occasione dei dati diffusi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani. E questo viene confermato anche dagli ultimi dati della ricerca edizione 2017. Il fenomeno in Italia vale ben 2,8 miliardi di euro con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

    Buona parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

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    Cresce l’Internet of Things in Italia e, di conseguenza, cresce il numero degli oggetti connessi. Sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare, +37%,  senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650 mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    Smart Metering e Smart Car guidano il mercato Internet of Things in Italia

    Nel dettaglio, il mercato IoT italiano è costituito per buona parte, il 34%, da Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, ambito in cui l’obbligo normativo relativo ai contatori gas ha portato a un’esplosione delle soluzioni. Il mercato è passato da 500 milioni di euro nel 2015 a 950 milioni nel 2016, con una crescita del 90%. Altro componente importante del mercato Internet of Things in Italia è il settore delle Smart Car, vale il 20% del totale, che cresce del 15% e raggiunge 550 milioni di euro. La riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS attenua la crescita in termini di valore di mercato, ma le auto connesse continuano ad aumentare: a fine 2016 sono 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), pari a circa un quinto del parco circolante in Italia.

    Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto al 2015, soprattutto con soluzioni legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. E ancora le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

    Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui spiccano in particolare Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Lo Smart Metering continuerà l’espansione nel corso del 2017 sulla spinta della normativa relativa al gas e delle recenti evoluzioni in ambito elettrico. La Smart Car continuerà a crescere con tassi importanti grazie all’aumento delle auto nativamente connesse. Per la Smart Home lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni grandi Over-The-Top, Google e Amazon in primis, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

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    In tutto questo fermento ci sono tre settori in particolare che invece accusano ancora qualche ritardo, e sono le Smart City,  il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere; il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio; la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.

    Internet of Things, il ritardo delle Smart City in Italia

    Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato.

    L’indagine dell’Osservatorio mostra che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l’eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle   Smart City a livello di sistema Paese.

    Internet of Things e Industria italiana: rapporto ancora tutto da costruire

    Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. E’ tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0.

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    Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati. La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0.

  • L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    Quale sarà l’impatto dell’IoT nei prossimi anni? A questa domanda possiamo rispondere con una interessante ricerca di SAS “Internet of Things, Visualise the Impact” che ha chiesto a 75 organizzazioni quale fosse la loro opinione in merito. Ebbene, oltre il 40% ritiene che l’IoT migliorerà l’efficienza operativa e per il 36% contribuirà a una migliore esperienza utente.

    L’IoT (Internet Of Things), l’Internet delle Cose, la tecnologia che sfrutta la connettività degli oggetti per abilitare una migliore gestione dei processi produttivi, grazie a dati sempre più preziosi, sta certamente facendo sempre più parte della nostra vita. Basti pensare che solo in Italia si parla già di un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro con oltre 10 milioni di oggetti connessi. Oggi torniamo a parlare di IoT grazie ad una interessante ricerca, “Internet of Things, Visualise the Impact”, che potete scaricare qui in formato ebook. Realizzata da SAS, raccoglie l’esperienza di 75 organizzazioni che hanno raccontato come l’IoT impatterà sulle loro aziende da diversi punti di vista, entro il 2020.

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    Il dato che va subito evidenziato, come riportato anche dall’infografica che trovate in basso, è quello secondo il quale il 43% delle organizzazioni ritiene che l’IoT sarà un elemento essenziale per migliorare l’efficienza organizzativa, mentre il 36%, quindi più di un terzo, ritiene che l’IoT contribuirà ad una migliore esperienza utente. Sono dati assolutamente rilevanti che evidenziano quanto l’IoT stia cambiando il mondo delle aziende, ma che sottolinea anche, quanto ancora ci sia da fare perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. Secondo altri interessanti dati, il 29% delle organizzazioni intervistate vede l’IoT come la tecnologia necessaria a migliorare i propri prodotti e servizi, aspetto fondamentale questo, e il 25% che vede l’IoT come miglioramento per il proprio management. Tutte aspettative e sfide che sono reali e che delineano quanto il fenomeno sia importante per le aziende.

    Per quanto riguarda il tema delle aspettative, e quindi priorità nei prossimi anni, c’è da rilevare come le aziende mettano al primo posto, con il 22%, il “cliente connesso”. Poco distaccato è il tema dell’autodiagnostica (17%) e del tracciamento degli asset (16%).

    In tema di sfide da affrontare nei prossimi anni, in relazione all’IoT, le organizzazioni interpellate dallo studio dichiarano che si concentreranno sul “real time data analytics” (22%), un elemento che assume sempre più un valore strategico e che permetterà alle aziende di poter affrontare qualsiasi tipo di situazione in tempo reale. Altra sfida è quella legata alla sicurezza (16%) e alla fase di gestione delle situazioni a rischio che ne deriveranno. Altro dato molto interessante che rileva la ricerca, è quello che mostra come il 20% delle organizzazioni veda come vera sfida quella della gestione del cambiamento culturale che ne deriva e che è necessario per affrontare, in generale, tutte le sfide future.

    Anche perché, non guardare all’IoT come elemento di crescita significa, per le organizzazioni, perdere quote di mercato; significa perdere efficienza operativa e la capacità di offrire prodotti e servizi all’avanguardia. Rischi che le aziende e le organizzazioni non possono, oggi, permettersi di correre.

    Ma per guardare all’IoT con fiducia è necessario sì un cambiamento culturale, ma che coinvolga l’azienda anche in termini di risorse interne. Parliamo quindi ci competenze che devono assolutamente essere considerate per affrontare le sfide del futuro. È quindi necessario scommettere su nuove competenze e nuove figure come il Data Scientist. La ricerca rileva che, in assenza di questa figura, le aziende sono ricorse a consulenti esterni, nel 15% dei casi, e all’automazione dei processi nel 13% dei casi.

    Vi invitiamo a scaricare gratuitamente questo interessantissimo ebook, per comprendere il fenomeno dell’IoT dal punto di vista delle aziende e di come questa tecnologia oggi stia cambiando le organizzazioni.

    E poi se volete, fateci sapere cosa ne pensate per estendere il dibattito su questo grande tema anche con la vostra opinione.

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  • Internet delle Cose, il valore in Italia è di 2 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha reso noti i dati riferiti all’Internet delle Cose in Italia nel 2015. Il valore è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto al 2014. Il mercato è trainato da contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore.

    L’Internet delle Cose è ormai anche in Italia un fenomeno consolidato e conferma sene ha dai nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Il valore del mercato IoT nel 2015 in Italia è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente, trainato in particolare dai contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore. Lo Smart Metering è infatti uno dei settori più avanzati nel nostro paese e sono 350.000 contatori gas già installati per le utenze industriali e 1,2 milioni per quelle residenziali. Avanzato è anche il settore delle Smart Car con 5,3 milioni di auto connesse in Italia, cioè un settimo del totale delle auto in circolazione.

    Vanno bene anche le soluzioni di Smart Building (18%), in particolare per la videosorveglianza e la gestione degli impianti fotovoltaici, quelle di Smart Logistics (11%) per la gestione di flotte aziendali e antifurti satellitari, con 700.000 automezzi connessi tramite SIM, quelle di Smart City & Smart Environment (9%), tra cui si segnalano 200.000 mezzi di trasporto pubblico monitorati da remoto e 600.000 pali di illuminazione intelligente. Bene anche il settore delle Smart Home (7%), soprattutto con applicazioni di antintrusione e termostati controllati a distanza, e lo Smart Asset Management (5%) per gestire da remoto 340.000 gambling machine, 300.000 ascensori e 80.000 distributori automatici.

    Se nel 2014 gli oggetti connessi erano 8 milioni, nel 2015 il numero cresce fino ad arrivare a 10,3 milioni quelli connessi in Italia tramite rete cellulare (+29%), a cui si aggiungono quelli che sfruttano altre tecnologie di comunicazione: oltre ai 36 milioni di contatori elettrici connessi da tempo tramite PLC, ci sono in particolare i 500.000 contatori gas tramite radiofrequenza Wireless M-Bus 169 MHz e i 600.000 lampioni connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    IoT e Smart Home in Italia

    Per quanto riguarda la Smart Home, la casa intelligente, il 79% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare prodotti relativi a questo settore, il 33% in più rispetto all’anno precedente (46% nel 2014). Anche se solo un consumatore su cinque dispone già di almeno un oggetto intelligente nella propria abitazione e le intenzioni di acquisto sono lontane nel tempo: solo il 25% di chi dichiara di voler comprare un prodotto lo farà entro 12 mesi. L’indagine dell’Osservatorio ha poi rilevato 3 cluster di utenti che differiscono per familiarità verso la tecnologia, profilo sociodemografico e conoscenza della Smart Home: i Conservatori (il 45% ne ha già sentito parlare), i Fruitori (60%) e i Tecnofili (75%), con profonde differenze tra priorità, canali e soluzioni. Conservatori e Fruitori si orientano verso soluzioni consolidate e prediligono funzionalità di risparmio energetico e antintrusione, i Tecnofili sperimentano installando in autonomia i prodotti e sono interessati principalmente al comfort e al benessere.

    IoT e Smart City in Italia

    Per quel che riguarda le Smart City, il 60% dei comuni italiani con popolazione superiore a 20.000 abitanti ha avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni e il 75% sta programmando iniziative per il 2016. Ma le città italiane sono ancora lontane dal poter essere definite realmente “smart”. I progetti infatti consistono spesso in piccole sperimentazioni e meno di un comune su tre li ha avviati all’interno di un programma strutturato per migliorare vivibilità, sostenibilità e dinamismo economico. In questo scenario, l’Internet of Things è, in grado di accelerare lo sviluppo della città intelligente: già oggi il 75% dei progetti avviati dai comuni utilizza tecnologie IoT e questi cresceranno nel 2016, grazie alle iniziative multi-servizio per l’obbligo normativo sullo Smart Metering gas e alla nascita di reti di comunicazione dedicate all’IoT, già presenti nelle prime città italiane. Nel 2015 aumentano i progetti di Illuminazione intelligente, con una riduzione dei consumi energetici di oltre il 40% e dei costi di manutenzione di circa il 25% per chi li installa.

    Aumentano anche i progetti per migliorare i servizi turistici che utilizzano soprattutto tag NFC o QR Code per informazioni su monumenti e opere artistiche, anche se bisogna lavorare di più per ripensare in profondità l’esperienza del visitatore. Sono nati inoltre i primi progetti pilota in musei, fiere e manifestazioni basati su iBeacon o Eddystone. Per il futuro, oltre a Illuminazione intelligente e Gestione del traffico cresce l’interesse verso la Raccolta rifiuti, prevalentemente con soluzioni per l’identificazione dei sacchetti per il ritiro porta a porta del rifiuto non riciclabile (tramite tecnologie RFId), con l’obiettivo di favorire la tariffazione puntuale.

  • Ecco Almadom.us, il nuovo sistema di home automation

    Ecco Almadom.us, il nuovo sistema di home automation

    Digital Magics lancia la startup innovativa Almadom.us il nuovo sistema di home automation che controlla luci, termostati, prese, tapparelle, valvole e anche altri oggetti connessi a internet. Il dispositivo non richiede interventi in casa ed è facile da usare anche da mobile.

    Digital Magics, venture incubator quotato su AIM Italia (simbolo: DM), lancia la startup innovativa Almadom.us: il nuovo sistema di home automation che, inserendosi all’interno delle scatole elettriche e sostituendo gli interruttori di casa, controlla luci, termostati, prese, tapparelle, valvole e anche altri oggetti connessi a internet.

    La neoimpresa digitale è stata fondata da Marco Zanchi e Alessandro Benedetti, che ne detengono l’86%, Digital Magics (10%) e Mario Molinari (4%), CEO di Mover Investimenti e Co-Fondatore di Sorgenia – vanta un’esperienza ventennale nel settore energia. Almadom.us entra nel portfolio dell’incubatore certificato Digital Magics, che supporta la startup innovativa con i propri servizi di accelerazione per la crescita e lo sviluppo tecnologico e strategico della società.
    La smart home company italiana offre un prodotto tecnologico aftermarket, che non ha bisogno di interventi e lavori in casa; facile da installare; all-in-one, un solo oggetto con molte funzioni, competitivo in termini di costi.

    L’interfaccia innovativa di Almadom.us è user friendly e facile da utilizzare: via touchscreen, smartphone, Tablet, PC o anche tramite comandi vocali. Il suo microcomputer comanda elettrodomestici e dispositivi elettronici direttamente collegati tramite i cavi elettrici, comunica via Wi-Fi con altri Almadom.us e attraverso tecnologie domotiche con device IoT (Internet of Things) presenti in casa.

    Almadom

     

    Almadom.us è pensato per rendere smart piccoli e medi appartamenti, gli uffici delle PMI e le case vacanze. L’obiettivo di Almadom.us è quello di ridurre ogni anno le bollette di luce e gas da 300 fino a 700 Euro e le emissioni di anidride carbonica di 700 kg1: per farlo, può contare sul suo software intelligente, sui sensori della presenza nelle stanze e sul monitor dell’energia. L’impianto di Almadom.us impara dalle abitudini degli utenti, senza modificarle, e agisce in autonomia migliorando il comfort delle persone.

    La startup sta già lavorando per stringere rapporti con i più importanti operatori del settore dell’energia elettrica e del gas nell’ottica futura di garantire un ulteriore risparmio agli utenti fornendo loro gli strumenti per diventare consumatori attivi.
    La startup innovativa ha partecipato – il 24 e il 25 giugno 2015 a Losanna, Svizzera – all’Alpine High-tech Venture Forum (AHVF), evento supportato dal programma di investimento europeo EUREKA. Almadom.us ha presentato il proprio progetto a oltre 50 investitori internazionali ed erano solo in 4 le startup italiane presenti. Ancora, nel 2014 Almadom.us è stata selezionata per l’edizione Spring’14 del programma di accelerazione Lisbon Challenge. Scelti fra oltre 500 startup innovative provenienti da tutto il mondo, i Fondatori di Almadom.us – finalisti con altri 29 team – hanno trascorso tre mesi a Lisbona e sono stati seguiti da mentori e venture capitalist, frequentando workshop, eventi e roadshow.

    Almadom.us è un dispositivo che interpreta al meglio il concetto di Internet of Things, IoT, (Internet delle Cose), fenomeno che evidenzia come i dispositivi connessi in rete siano un fenomeno in crescita tanto in Europa quanto nel nostro paese. Infatti, secondo una ricerca Juniper del 2014 il settore dell’IoT e nello specifico quello dello Smart Home ha registrato nel 2013 16,5 miliardi di dollari in tutto il mondo. Si stima un tasso di crescita annuale di quasi il 18%, che porterebbe nel 2020 a oltre 51 miliardi. A livello europeo invece è un mercato che vale circa 5 miliardi di dollari nel 2013 con un incremento annuo stimato al +16,2% e quasi 14 miliardi nel 2020 (survey MarketsAndMarkets).

    Fra il 2014 e il 2015 ci sono state acquisizioni per oltre 5 miliardi di dollari nel settore dell’Internet delle Cose e Smart Home. Le più importanti: Google ha comprato Nest, Samsung ha acquisito SmartThings, Intel ha comprato Lantiq.

    E, passando al nostro paese, secondo la ricerca “Internet of Things: l’Innovazione che crea Valore” di aprile 2015 realizzata dagli Osservatori del Politecnico di Milano il 2014 è stato un anno di svolta per l’IoT che sta assumendo un ruolo centrale nella strategia delle imprese, sia in Italia che all’estero. Si registra una forte crescita del mercato in Italia che nel 2014 raggiunge complessivamente 1,55 miliardi di Euro e la Smart Home si propone sempre di più come centro del nuovo ecosistema IoT, grazie al ruolo della casa nella vita delle persone e al valore che è possibile generare in termini di nuovi prodotti e servizi. Dalla ricerca emerge che sono 8 milioni gli oggetti connessi tramite rete cellulare nel 2014 (6 milioni nel 2013). Inoltre, nascono sempre più startup dedicate alla Smart Home: nel 2014 sono cresciute del +42% rispetto al 2013. Quasi il 50% dei proprietari di casa dichiara di essere intenzionato ad acquistare prodotti per la Smart Home: sicurezza e risparmio energetico le funzionalità più desiderate. 1 su 4 dispone già di almeno un oggetto intelligente all’interno della propria abitazione.

  • L’Internet delle Cose in Italia vale 1,55 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato dei dati interessanti relativi all’Internet delle Cose in Italia. Sono 8 milioni gli oggetti connessi nel 2014 ed è ormai un settore che vale 1,55 miliardi di euro.

    L’Internet delle Cose (Internet of Things, conosciuto anche come IoT) è ormai una realtà nel nostro paese. E ce lo conferma anche l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato dei dati davvero interessanti circa lo stato dell’Internet delle Cose nel nostro paese.

    Il valore di mercato registrato nel 2014 è di 1,55 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente del 28%. Le aree che crescono di più sono quelle delle smart car (+38%) e delle smart home (+23%) che insieme rappresentano più del 60% in termini di diffusione e di valore di mercato. E sono 8 milioni, nel 2014, gli oggetti connessi tramite cellulare con una crescita del 33% rispetto al 2013. E anche qui le smart car trainano il settore con una crescita del 55%. E crescono anche lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite SIM (21% degli oggetti, 16% del mercato). Mentre la Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente.

    Per quanto riguarda le Smart City, l’Osservatorio rileva che ormai quasi metà dei comuni italiani ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto basato su tecnologie Internet of Things, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di progetti in fase sperimentale. Ma i benefici potenziali sono enormi. Infatti, un’adozione pervasiva di soluzioni per l’illuminazione intelligente, per la gestione della mobilità e per la raccolta rifiuti potrebbe far risparmiare complessivamente ogni anno in Italia 4,2 miliardi di euro e migliorare la vivibilità delle città, tagliando l’emissione di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 ed evitando l’equivalente di quasi 5 giorni l’anno per ogni utente della città in coda nel traffico sulla propria auto oppure alla ricerca di un parcheggio libero.

    Per quanto riguarda le Smart Home c’è da rilevare che la forte attenzione dei consumatori italiani verso questa area dell’Internet delle Cose. La ricerca dell’Osservatorio rileva che il 46% dei proprietari di casa si dice intenzionato ad acquistare prodotti, soprattutto per la sicurezza e il risparmio energetico.

    Di fronte a questo scenario c’è anche da rilevare la proliferazioni di startup che cominciano a presidiare questo settore. Nell’ultimo triennio sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e nello stesso periodo l’entità dei finanziamenti erogati da investitori istituzionali è cresciuta del 270%. Si registra l’entrata nel mercato di numerose aziende con un’ampia base di clienti consumer che in molti casi hanno acquisito startup. Gli italiani come dicevamo sono fortemente interessati alla casa connessa: un proprietario su quattro dispone già di almeno un oggetto intelligente per la sua casa e uno su due ha intenzione di acquistarne altri in futuro. E cresce l’interesse verso la sicurezza che interessano il 47% dei proprietari. Interessa anche il risparmio energetico, infatti il 46% è interessato a soluzioni per la gestione del riscaldamento, il 33% per il monitoraggio consumi energetici e il 31% per la gestione da remoto degli elettrodomestici. E l’interfaccia preferita per la gestione sono appunto le app, per il 69%, a dimostrazione che il mobile gioca un ruolo determinante per l’Internet delle Cose e la sua stessa diffusione. E sapendo bene della passione degli italiani anche per il mobile, ecco che si spiega anche il forte interesse per l’IoT.

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  • I consumatori digitali italiani sono sempre più consapevoli e informati

    Il Digital Trends 2015 di Microsoft, la ricerca che il colosso di Redmond conduce ogni anno, ha visto coinvolti 13 mila utenti di 13 paesi. Per quanto riguarda l’Italia, la ricerca evidenzia che i consumatori digitali italiani sono sempre più consapevoli e informati. Il 47% sostiene di essere in grado di rimuovere informazioni diffuse in maniera errata.

    Gli italiani sono sempre più utenti digitali e anche consapevoli. E’ questa, in sintesi, la fotografia dell’Italia fatta dal Digital Trends 2015 di Microsoft, la ricerca che il colosso di Redmond conduce ogni anno con l’obiettivo di osservare l’evoluzione del rapporto tra tecnologia e consumatori, che quest’anno ha visto coinvolti più di 13 mila utenti di 13 paesi. Rispetto alla media registrata dalla ricerca, di fatto i consumatori digitali italiani risultano essere più attenti e in grado di riconoscere il valore delle informazioni veicolate via web. A livello globale, il 78% degli utenti interpellatati  è consapevole dell’importanza che le aziende attribuiscono loro in quanto come consumatori digitali e agli stessi dati che derivano dalla loro presenza digitale. Il 61% degli utenti si dice poi favorevole a condividere informazioni riservate sempre che anche le aziende facciano la stessa cosa. Il consumatore, come sappiamo, nell’era digitale con la possibilità offerte dai vari strumenti, ha il potere da un lato di far sentire e far valere la sua opinione in relazione con le aziende. Dall’altra parte, le stesse aziende hanno di fronte una grande opportunità in termini di informazioni e di comportamenti dei loro utenti, a patto che questo avvenga nell’assoluta trasparenza.

    Ma vediamo ancora qualche altro dato prima di conoscere meglio i dati che riguardano il nostro paese. La ricerca ci dice anche che il 74% degli utenti è interessato al mercato dei wearables, quindi, ad esempio, degli smart watch. Una ulteriore conferma che questo sarà nei prossimi mesi e nei prossimi anni un settore in forte crescita.

    E passiamo ora a vedere i dati che riguardano il nostro paese.

    Come dicevamo all’inizio, il 47% dei consumatori digitali italiani è in grado di rimuovere dalla rete informazioni indesiderate postate erroneamente; la media rilevata dalla ricerca è del 40%. Il 64% desidera poter scegliere per quanto tempo mantenere online le informazioni condivise, contro il 57% della media globale e il 59% della media europea.

    Per quanto riguarda l’Internet of Things (IoT), anche in questo caso i consumatori digitali italiani sono più avanti degli altri che hanno partecipato alla ricerca. Gli italiani sono quelli che usano più degli altri dispositivi e applicazioni per tracciare, scaricare e analizzare i dati: 41% dato più alto in Europa, a fronte di una media dell’area pari al 23%. Allo stesso modo gli italiani, più degli altri cittadini europei, non sanno concretamente come impiegare i dati rilevati (29,1% contro 28,3%). Il 74,8% degli italiani vorrebbe poi oggetti legati alla quotidianità, capaci di tracciare i dati (come macchine e case smart), a fronte di una media europea del 54% e globale del 60%.

    La ricerca evidenzia che c’è un interesse crescente per le app e i dispositivi di tracciamento dei dati: tre quarti dei partecipanti, il 74%, afferma di usare dispositivi di wearable technology. Nonostante lo sviluppo registrato, però, c’è una sostanziale ammissione di non sapere con certezza come utilizzare queste tecnologie per migliorare le proprie prestazioni: meno di un terzo (il 28%) le usa per definire attività e obiettivi, mentre un altro terzo (ancora il 28%) afferma di non aver mai utilizzato i dati così ottenuti.

    Di fronte a questa enorme massa di dati che i consumatori digitali dovranno gestire, ecco che cresce l’esigenza di fornirsi di tools e di informazioni su come gestire questa grande massa e questo sarà il vero terreno su cui ci si dovrà confrontare.

    Cresce quindi la consapevolezza, l’esigenza di informazioni sempre più trasparenti. E crescono anche i canali digitali con cui i consumatori digitali riescono ad assecondare le loro esigenze e ad espletare meglio le loro attività.

    Allora che ne pensate di questi dati? Come vi ponete voi consumatori digitali di fronte a questi temi?

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  • Akamai, ecco i tech trend del 2013

    Akamai ha individuato alcuni tech trend che guideranno il 2013 ormai alle porte, tra questi ci sono Social Tv, Wearable Computer e MOOC. Ma vediamoli insieme

    Il 2012 li ha anticipati, ma esploderanno solo con l’anno nuovo. Pagamenti mobile, oggetti intelligenti e tecnologie che si indossano. E poi cloud e ancora cloud. Luca Collacciani, Sales Manager di Akamai ha individuato alcuni trend e tecnologie destinati a caratterizzare il 2013, segnali di un mondo che, se ancora non lo è, diverrà sempre più iper-connesso. Eccoli.

    Pagamenti via mobile

    Ad oggi, il 42.7% degli italiani ha un cellulare; quasi uno su tre, uno smartphone.  E’ quindi lecito pensare che, anche in Italia, vi sia terreno fertile per i pagamenti mobile sull’esempio dell’accordo tra Starbucks e Square negli Stati Uniti, che vede Square occuparsi delle transazioni via carta di credito e bancomat del colosso delle caffetterie. Anche se i pagamenti via cellulare, soprattutto nel nostro Paese, sono ancora agli albori, simili partnership sono sicuramente ottimi apri pista e non mettono in dubbio il grande potenziale dell’iniziativa.

    Wearable computing: la tecnologia che si indossa

    Nel 2012 abbiamo visto, tra gli altri, gli occhiali con display a realtà aumentata e dispositivi wireless che, monitorando la nostra attività fisica, inviano nel cloud dati e informazioni che tracciano scrupolosamente ogni nostra azione quotidiana. Quale altra tecnologia indosseremo nel 2013?

    L’internet delle Cose

    Luoghi e oggetti tradizionali escono dal quotidiano per assumere caratteristiche sempre più smart: proprio come Lifx, la lampadina multicolore che si gestisce con una app, oppure l’esperienza luminosa dei bulbi wireless Hue Personal Wireless lighting.

    Social TV: la TV iperconnessa

    Il gradimento dei programmi televisivi non si misurerà più esclusivamente in termini di spettatori, ma anche di buzz generato online. Lo abbiamo visto di recente con X-Factor, la trasmissione più social del 2012, il cui successo è stato decretato soprattutto sui social network (Twitter in particolare: circa 400.000 tweet unici con hastag #XF6). Non a caso, pochi giorni fa Nielsen ha stretto un accordo proprio con Twitter: nel 2013, accanto ai tradizionali dati di share vedremo anche quelli derivati dall’analisi delle conversazioni social generate durante le trasmissioni. E c’è da scommetterci che si scateneranno tutta una serie di nuove dinamiche commerciali.

    Esperienze personalizzate

    Si fa strada il concetto di ‘situational perfomance’: sono talmente tanti i dispositivi e i browser per accedere al web che, per garantire un’esperienza online di alta qualità, una soluzione unica non è più sufficiente. Per questo motivo non si parlerà più di mera ottimizzazione, ma piuttosto di ottimizzazione intelligente, effettuata cioè da soluzioni in grado di riconoscere la situazione unica e specifica dell’utente in base a dispositivo, tipo di connessione, browser, risoluzione, in modo da erogare la migliore user experience possibile.

    MOOC per tutti

    Si tratta dei Massive Open Online Courses: corsi universitari aperti al pubblico, ma nulla a che a vedere con i vecchi corsi online. Gratuiti e interattivi, seguiti da migliaia di studenti, i MOOC sono un esempio di come internet sia ancora e soprattutto veicolo di informazione, tant’è che istituzioni come MIT e Stanford hanno abbracciato simili iniziative, destinate a crescere nel 2013.

    Più cloud e più minacce

    E’ una trasformazione già in atto, ma è talmente epocale che non può non essere menzionata. Miliardi di euro sono stati investiti nella migrazione di dati e risorse aziendali dai data centre al cloud e il trend è piena in crescita. Presto ci saranno aziende di oltre 10.000 dipendenti totalmente sprovviste di una data center! Contestualmente – e inevitabilmente, aggiungerei – aumenteranno le minacce alla sicurezza, soprattutto in termini di malware mobile, ATP e botnet. Ma niente paura: le architetture di difesa sapranno stare al passo con i tempi.