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  • Con Fattore Futuro McDonald’s valorizza le eccellenze italiane

    Con Fattore Futuro McDonald’s valorizza le eccellenze italiane

    In occasione di “Food for All! Dalla Carta di Milano al cibo del futuro per tutti”, abbiamo conosciuto il progetto di McDonald’s Italia “Fattore Futuro” legato al tema della qualità e della provenienza degli ingredienti. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia.

    In occasione di Food for All! Dalla Carta di Milano al cibo del futuro per tutti, la serie di incontri, dibattiti e laboratori tenutasi dal 3 al 10 maggio e organizzata dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, McDonald’s ci ha invitati a scoprire una sua iniziativa molto interessante legata al tema della qualità e della provenienza degli ingredienti: #FattoreFuturo

    Con questo progetto McDonald’s punta alla valorizzazione delle filiere italiane e delle sue eccellenze scommettendo sui giovani. Fanno parte del progetto 20 imprenditori agricoli italiani (selezionati da 130 candidature) con meno di 40 anni che forniranno a McDonald’s parte delle materie prime servite ogni giorno nei ristoranti a 700 mila clienti italiani. Con questo progetto l’azienda, in Italia da oltre 30 anni, e con l’80% dei propri fornitori italiani, dimostra di crede fortemente nel sistema agricolo italiano.

    Ne abbiamo parlato con Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia, per capire come sia nato il progetto e che cosa rappresenti l’azienda.

    fattore futuro

    Ci può spiegare come siete arrivati a Fattore Futuro, un progetto che di fatto premia il territorio italiano?

    Fattore Futuro è un progetto di McDonald’s Italia patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, nato con l’obiettivo di supportare gli imprenditori agricoli sotto i 40 anni. Tramite un bando abbiamo selezionato 20 giovani agricoltori, all’interno di 7 diverse filiere, con dei progetti concreti di innovazione e sostenibilità per lo sviluppo futuro della loro azienda.

    Ma il nostro impegno verso il territorio nazionale non finisce qui. Siamo un partner solido del sistema agro-alimentare italiano nel quale investiamo circa 162 milioni di euro all’anno.

    Sono poi storie che appartengono al nostro Paese, fatte di sacrifici e passione.

    E’ bello ascoltare le loro storie, storie di imprenditori che fanno ricerca, che collaborano con le Università. Manifestano, nel lavoro che portano avanti tutti i giorni, la loro passione verso il proprio mestiere che svolgono nel rispetto dell’ambiente e degli animali, portando innovazione e progresso nel settore. Queste sono storie che emozionano e rappresentano la parte buona e positiva dell’Italia. Sono dell’idea che si debba parlare di più delle eccellenze del nostro territorio perché questo aiuta e stimola ognuno di noi.

    Cosa vi aspettate da Fattore Futuro? Soprattutto dal punto di vista del brand?

    Questa non è un’operazione di comunicazione, è molto di più. Si tratta dare a questi 20 imprenditori la certezza di un contratto triennale, non molto frequente nel settore agricolo. Fattore Futuro è un impegno concreto che ci siamo presi, come azienda, nei confronti di queste 20 aziende virtuose.

    Questa è una collaborazione che dà valore a McDonald’s e all’eccellenza italiana, di cui non si parla mai abbastanza. È anche importante che i consumatori siano consapevoli di quello che scelgono, in termini di provenienza e qualità degli ingredienti: i 200 milioni di panini che vendiamo ogni anno, ad esempio, sono fatti con grano coltivato in Emilia Romagna, carne proveniente da più di 15.000 allevamenti italiani, insalata coltivata nel nostro Paese.

    Fattore futuro McDonalds Feltrinelli Mario Federico
    Al centro della foto, Mario Federico – AD di McDonald’s Italia

    Quindi possiamo dire che Fattore Futuro avvicinerà di più il brand alla cultura italiana?

    Siamo nati negli Usa, ma siamo ormai un’azienda con un legame fortissimo con l’Italia. Italiani sono gli ingredienti che usiamo ogni giorno nei nostri 550 ristoranti, le nostre ricette, la maggior parte dei nostri fornitori. Sicuramente questo progetto rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di localizzazione delle materie prime intrapreso ormai da diversi anni.

    Ringraziamo Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia, della disponibilità.

    Durante la serata di presentazione, moderata da Patrizio Roversi, lo chef lo chef Eugenio Boer, del ristorante Essenza di Milano, ha realizzato dei nuovi piatti usando esclusivamente gli ingredienti che si usano per i panini di McDonald’s. Come il MaCaron con pollo, salsa al formaggio e grue di cacao; la Pollock Tartare; la Mini Tortilla; il “Like a Benedict Egg” e il “Little Big Boer”.

    Fattore Futuro è un progetto che dà visibilità a tutta l’eccellenza italiana, all’imprenditoria giovanile e tira fuori quel nostro essere italiani capaci di mettere tutta la nostra passione nel fare le cose bene. Sono concetti che ci piacciono, che seguiamo con grande attenzione. Ed è per questo che abbiamo voluto parlarne qui sul nostro blog.

     

  • Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

    Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

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    Intervista a Richard Stallman a SIGEF 2014 a Ginevra. Il fondatore della Free Software Foundation ci dice che il software libero dovrebbe essere usato anche a Scuola, che lo Stato dovrebbe usare solo software liberi. Stallman considera Edward Snowden un eroe nazionale. E poi, parlando di social network ci dice che “non si dovrebbe mai usare Facebook

    Incontrare un personaggio di questa importanza mette sempre un po’ di nervosismo, visto anche il personaggio molto attento a quello che si dice durante l’intervista e saputo che sono italiano s’è messo a scherzare in italiano dicendomi subito che lui fa spesso scherzi, meglio indovinelli, in italiano da lui stesso ideati del tipo “Cosa fanno due sogni? Un bisogno!” oppure “Il nome perfetto per un autista? Guido Spesso”. Al SIGEF 2014, qui a Ginevra, incontro quindi il fondatore della Free Software Foundation (FSF) Richard Stallman, il primo a parlare di “software libero” già più di 30 anni fa, era infatti il 1983. Stallman è qui a Ginevra per parlare ovviamente di libertà, di software libero, di etica e di valori solidali, tutti temi che lui affronta quotidianamente in giro per il mondo durante le sue presentazioni. E’ una chiacchierata dove abbiamo spaziato molto, rimanendo sempre legati al concetto di software libero e di libertà.

    Partendo dal concetto di software libero, ossia la possibilità di modificare il codice sorgente, senza alcuna restrizione, per poi condividerlo con tutti, guardiamo a che tipo di implicazioni ha oggi il raffronto di questi due concetti e soprattutto che tipo di conseguenze ha generato oggi l’utilizzo di software proprietari. Tanto per chiarire, Richard Stallman ritiene che Edward Snowden sia un “eroe, perchè grazie a lui abbiamo scoperto quello che forse non avremo conosciuto mai”, si riferisce ovviamente allo scandalo NSA e PRISM.

    Ma partiamo quindi con le domande. Stallman ha una spilla sul petto con su scritto “Don’t be tracked, pay the cash”, un frase che esprime molto della sua filosofia.

    Signor Stallman, sono trascorsi ormai più di 20 anni da quando lei ha creato il progetto GNU. La domanda è, qual è lo stato del software libero e quale futuro immagina da questo punto di vista?

    Il progetto GNU è un sistema operativo ed esiste da 22 anni e successivamente è stato possibile aggiungere il programma Linux “liberato”. Ora, il sistema GNU deve essere compatibile e usato solo con software veramente liberi e non “proprietari”, altrimenti non si parlerebbe più di software libero. Ecco, il nostro compito è quello di combattere questa tendenza. Pensa che ci sono utilizzatori del software libero che non valorizzano il concetto della libertà in quanto tale e questo è un problema. Se viene meno questo concetto è poi facile farsi corrompere dall’idea del  software proprietario, perdendo di fatto “la sua propria libertà” (lo dice in italiano)”.

    Ora, guardiamo ad esempio Skype, programma proprietario, e quanto uno lo utilizza per chiamare di fatto invita l’altra persona ad utilizzare lo stesso software. Quando mi propongono una call via Skype io mi rifiuto perchè va contro la mia idea di libertà. Ad esempio uso Ekiga, un software libero, un programma programma compatibile con altri software liberi e che ti permette di chiamare in audio e anche in video. Altro esempio è LinePhone e i due sono assolutamente compatibili. Skype usa un codice segreto, quindi proprietario, e nei fatti implica che se due vogliono chiamarsi e uno dei due usa Skype, anche l’altro è costretto ad usarlo, un concetto contrario alla libertà.”

    Signor Stallman, libertà e privacy sono due facce della stessa medaglia. Edward Snowden è stato in grado di scoperchiare uno dei più grandi scandali, quello della NSA. E se non ci fosse stato lui molto probabilmente non avremmo saputo nulla. Qual è il suo pensiero a questo riguardo?

    Edward Snowden lo considero un grande eroe del mio paese e anche durante le conferenze che teniamo in giro per il mondo lo celebriamo come un eroe nazione degli Stati Uniti D’America. Prima di Snowden se chiedevi ad un americano se la NSA lo stese ascoltando quello ti rispondeva “non credo perchè non faccio niente di interessante”, dopo che Snowden ha rivelato lo scandalo NSA invece lo stesso americano ti risponde “eh si, adesso lo so, spiano me come spiano tutti quanti”. Vede, oggi il livello attuale di sorveglianza diffusa nella società è incompatibile con i diritti umani, obiettivo è quello di ridurre ridurre il livello di sorveglianza diffusa. Quindi usare software libero, come sostengo da 30 anni, è il primo passo per assumere il controllo delle nostre esistenze digitali. Non possiamo fidarci del software non libero; la NSA sfrutta e addirittura crea debolezze nel software non libero per invadere i nostri computer e router. Il software libero ci garantisce il controllo dei nostri computer, ma non è in grado di proteggere la nostra privacy quando mettiamo piede su Internet. Se si desidera avere privacy non bisogna mai rinunciarvi: la protezione della privacy dipende innanzitutto da se stessi. Non bisogna fornire i propri dati a siti web, si deve utilizzare Tor e usare un browser che blocchi le tecnologie usate dai server per tenere traccia dei visitatori.” [Richard Stallman invita poi ad approfondire il suo pensiero su questa pagina, dove ha illustrato meglio il suo pensiero a riguardo]

    Il software libero, come lei ci ha spiegato, da a chiunque la possibilità di approfondire e condividere. Ma, secondo lei, cosa potrebbe fare lo Stato, quindi le istituzioni e la Scuola da questo punto di vista?

    Partiamo subito da un concetto molto chiaro e cioè che lo Stato dovrebbe utilizzare solo programmi liberi, lo Stato quindi, per rispetto al suo popolo, deve gestire anche l’aspetto informatico della società, deve gestire tutto quello che riguarda i computer, deve avere lo Stato il controllo totale dell’informatica. Altrimenti il rischio è quello di cadere nelle mani dei privati, quindi è lo Stato che deve avere il controllo su tutto questo aspetto.

     

    I programmi da usare devono essere liberi, tutti gli utenti dovrebbero usare software liberi, sia esso lo Stato o un libero cittadino. Anche la Scuola deve usare solo programmi liberi, in modo tale che la sua funzione sia quella di formare persone che siano consapevoli della libertà, che siano indipendenti, che siano quindi partecipi di una società digitale e libera. Quindi se la Scuola non prende in mano questa importante funzione succede che essa stessa insegna ai suoi ragazzi l’uso di software proprietari. In questo modo è la Scuola stessa che insinua nei ragazzi la dipendenza da programmi proprietari. Ovvero sia, gli studenti diventano dipendenti del proprietario del software.

    La missione generale della Scuola è quindi quella di insegnare questi programmi liberi, di essere leale allo spirito dell’educazione. La Scuola deve aprire alla conoscenza e se quella conoscenza non è accessibile, come succede con i software proprietari, viene meno la sua funzione. La Scuola diventa quindi nemica dello spirito dell’educazione e dell’istruzione.

    Chi volesse interessarsi di informatica deve conoscere i codici, leggerli, molto, e scriverli, molto. Quindi se non c’è accesso ai codici di software i ragazzi non conosceranno mai bene i codici. Quindi se non hanno conoscenza di codici non potranno mai scrivere il codice di un gran programma. So i programmi liberi consentono ai ragazzi di apportare piccole modifiche al software e questa è una possibilità di imparare.

    La questione più importante da questo punto di vista è quella morale. La scuola deve trasmettere lo spirito di buona volontà, l’abitudine di aiutarci fra di noi, aiutare gli altri. Ogni classe deve avere questa regola di aiuto reciproco. Bisogna condividere i software per insegnare, dare il codice sorgente agli studenti per che possano imparare. La Scuola deve seguire queste regole per dare sempre il buon esempio. Ci sono altre due sezioni del nostro sito che vi invito ad approfondire questa sull’Istruzione e questa sulla nostra filosofia.”

    Signor Stallman, cosa ne pensa del fenomeno dei Social Network e soprattutto di Facebook?

    Ci sono grandi differenze fra le reti sociali ed é importante non generalizzare. Twitter proprio per i tweets non é cattivo al contrario di Facebook che spia tutti quanti. Il tweet é pubblico quindi non si perde niente della propria vita privata nel fatto che la gente possa vedere quello che hai pubblicato. Invece Facebook che contiene delle informazione private, spia le persone.

    Su Twitter, una persona può avere più di un account, con il suo nome proprio oppure aprire un account anonimo. Si può decidere di avere vari conti: personale, professionale… Se ti connetti con Twitter via Tor, riesci a nascondere a Twitter che sei la stessa persona con vari account. Non é una bugia ma una scelta personale, una libertà che va conservata.

    Facebook invece é ingiusto, sopratutto con la politica restrittiva di avere soltanto un account col vero nome della persona. Bisognerebbe non utilizzare mai Facebook. E pensate che ci sono scuole che impongono agli studenti di creare account su Facebook. E poi succede che gli stessi studenti mi scrivono per chiedermi aiuto e su come fare per rifiutare questa politica. La scuola non deve mai rivelare i dati personali suoi studenti a delle aziende private.

    Ormai le persone usano sempre più spesso questi strumenti e con il messaggio di rendere ai propri utenti un servizio sempre migliore, rischiamo davvero di dare loro buona parte dei nostri interessi a queste aziende: (risposta lapidaria)

    Io no!”

    Grazie signor Stallman per la sua disponibilità.

    [buona parte dell’intervista è apparsa prima su Tech Fanpage]
  • BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

    BitCoin, quale futuro? Intervista a Michele Ficara

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    I recenti scandali che hanno colpito duramente il mondo dei BitCoin, il caso Mt. Gox su tutti, portano a interrogarsi su quale sia il reale futuro di questa moneta virtuale. E abbiamo voluto chiederlo ad un esperto in materia, come Michele Ficara, secondo il quale non è ancora tutto finito

    Il tema dei BitCoin è uno dei temi che ci interessa e ci appassiona e, soprattutto in occasione dei recenti scandali come quello di Mt. Gox, abbiamo cercato di comprendere cosa sta succedendo a quella che fino a solo poche settimane fa era indicata come la nuova moneta di scambio del futuro. Ma nonostante questi pensati scandali, legati per la maggior parte a questioni di sicurezza, i BitCoin sono ancora la moneta del futuro? Allora per dare qualche risposta abbiamo sentito la necessità di rivolgerci ad un esperto che ci aiutasse a capire cosa succede e soprattutto cosa succederà ai BitCoin nel prossimo futuro. L’esperto è Michele Ficara, personalità importante del web italiano.

    Il BitCoin per via della sua forma virtuale e anonima, seppur controllata, è ritenuta la moneta del futuro. Come funziona tecnicamente il BitCoin?

    Con il BitCoin ogni transazione è trasparente e pubblica, dalla prima che c’è stata all’ultima che ci sarà. Ogni movimento fa parte infatti della blockchain, cioè il database di tutte le transazioni a livello mondiale. Le informazioni che ogni spostamento porta con sé sono il valore dello scambio, il conto corrente da cui è partito l’importo e il conto corrente su cui è arrivato. Poi chiaramente se uno vuole capire di chi sono i due conti, è un altro discorso e bisogna andare a cercare. Ad esempio il mio conto è pubblico e basta fare una ricerca su Google con la mia key; se il conto tuttavia non è pubblico sarà più difficile.

    Michele ho visto le risposte che hai dato qualche giorno fa in merito ad un post sul BitCoin. Come mai credi così tanto in questa moneta?

    Michele-FicaraGuarda Ornella, io non credo in nulla poiché sono un laico. Più che credere nel BitCoin io analizzo i risultati: dopo che sono saltate le due banche principali a livello mondiale, il BitCoin è ancora attivo e per cui è sicuramente più affidabile dell’Euro. Immaginatevi se fosse accaduta la stessa cosa a due banche delle stesse dimensioni della moneta Euro? Probabilmente oggi ci vorrebbero 50€ per comprare 1$. Abbiamo quindi capito che in qualche modo non è una moneta legata anche ad un Exchange, per quanto l’Exchange in questione sia uno dei tanti, poiché la diffusione della moneta crea stabilità.

    Quando parli di investimento sul BitCoin, cosa intendi dire esattamente?

    L’investimento in BitCoin è come qualsiasi altro investimento, è come comprare Dollari o Yen o Oro. Il BitCoin sale e scende e dunque, se ne facessimo una valutazione in questo momento, chi li ha comprati a settembre oggi è ricco, mentre chi li ha comprati ieri oggi è povero. La differenza è che non c’è una quotazione ufficiale, ma la quotazione la fa chi te la vende, quindi sta a te poi trattare e spuntare il prezzo migliore.

    Qual è la differenza tra un correntista BitCoin e un correntista Bancario?

    Qua entra in gioco il punto fondamentale del BitCoin Ornella. Infatti puoi gestire anche frazioni infinitesimali di BitCoin, senza costi di gestione, io potrei farti un bonifico di un milionesimo di BitCoin da qui in Cina senza costi, chiaramente trovo la marcia in più del BitCoin in questo aspetto. Io se voglio fare una donazione a Telethon oggi devo dargli minimo 2€ altrimenti le Banche non ci guadagnano. Con il BitCoin potrei fare anche una donazione infinitesimale e in questo modo avrei fra le mani una moneta molto più democratica.

    E’ possibile convertire un BitCoin o una frazione in una qualsiasi altra moneta corrente, come l’euro o il dollaro? Se si, come?

    Ma assolutamente si, altrimenti non sarebbe interessante! Ti fai fare un bonifico sul tuo conto in BitCoin se vuoi che restino in quella valuta, mentre se vuoi che rientrino nella valuta in cui lavori tutti i giorni ti fai fare un bonifico sul tuo conto corrente in Euro o Dollari o Yen e vengono convertiti praticamente in tempo reale alla quotazione del giorno che hai contrattato. Poi adesso arrivano i Bancomat e per cui si farà per strada.

    Dove e come sistemeresti i problemi di sicurezza del BitCoin?

    Spiace dirlo, ma in realtà spesso è un problema più dell’utente finale. Cosa intendo dire: è importantissimo farsi ed avere una copia di sicurezza della mail; perdendo la mail chiaramente va a perdere i propri BitCoin. Bisogna avere una certa dimestichezza, perché se perdo il mio hard-disk contenente BitCoin è come se avessi perso il mio portafoglio con dentro dei contanti. Non posso formattare il PC con dentro i BitCoin o buttare il PC con dentro i BitCoin dei quali non ricordavo più l’esistenza; se brucio dei contanti questi spariscono e se perdo il portafoglio con delle banconote queste potrebbero essere usate.

    Che consigli puoi dare a chi ha perso danaro su una delle piattaforme appena chiuse?

    Il BitCoin in fondo è una stringa alfanumerica. Se io ne faccio una copia di sicurezza in fondo nessun altro potrà usarlo perché solo io ho accesso a quella stringa alfanumerica. Peraltro, a me dispiace molto per MtGox, ma in realtà hanno fregato molti più soldi con la Parmalat, con i Bond Argentini e con i Prime di Mr. Maddox, quindi direi che c’è davvero poco da discutere in merito.

    Mi piacerebbe chiudere con una tua analisi. Come vedi il futuro dei BitCoin?

    Al momento mi piace, poi chi lo sa! Bisognerà vedere cosa decideranno di fare i governi e le banche come sempre accade. Io metterei delle regolamentazioni per evitare che diventi una moneta usata per attività illecite, come del resto è regolamentato il contante. Il BitCoin è un po’ come il contante, non cambia niente. Però non lo colpevolizzerei. Facciamolo rientrare nelle regole del contante, come qualche tempo fa lo è diventato PayPal. Oggi oltre i 2000€ se apri un conto PayPal ti chiedono di identificarti attraverso dei documenti e per una legge che era già attiva prima dell’arrivo del servizio. E’ migliorato il modo di scambiare denaro, non sono cambiate le regole sul denaro ed è questo il concetto importante su cui bisogna fare leva.

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  • Ecco chi trarrà maggior vantaggio usando Bee, il nuovo editor di MailUp

    Ecco chi trarrà maggior vantaggio usando Bee, il nuovo editor di MailUp

    Scopriamo oggi chi veramente potrà trarre vantaggio nell’usare Bee, il nuovo editor di MailUp, di prossima uscita. Continuiamo dunque il nostro viaggio alla scoperta, in anteprima, dell’editor grazie all’intervista esclusiva che Matteo Bettoni, CTO di MailUp, ha rilasciato a Franz Russo di InTime

    Il viaggio alla scoperta del nuovo editor di MailUp, Bee, di prossima uscita, oggi ci porta a capire chi effettivamente potrà trarne vantaggio. E lo facciamo grazie all’intervista esclusiva che Matteo Bettoni, CTO di MailUp, ha rilasciato a Franz Russo, curatore e fondatore di InTime. Un viaggio che stiamo compiendo insieme a voi in anteprima, grazie ai contributi video che ci  aiutano a conoscere sempre più a fondo il nuovo editor. Dopo aver conosciuto i punti di forza, in vantaggi, le potenzialità e l’efficacia, oggi scopriamo chi effettivamente potrà trarre maggiore vantaggio nell’usare Bee.

    vantaggio nuovo editor-bee-mailup

    E a questo proposito Matteo Bettoni risponde:

    [dropcap]I[/dropcap]l cliente che trarrà maggiore vantaggio nell’usare Bee è il cliente che non vuole occuparsi della parte di codice e della parte di stile, ma vuole concentrarsi solo sui contenuti. E’ il cliente che vuole quindi affidare a Bee la gestione di un perfetto Html e un perfetto design di impatto.”

    Quindi viene ancora una volta, e forse anche più chiaramente, messo in evidenza il concetto che sta alla base del nuovo editor, ossia facilità di utilizzo da parte di chiunque, senza dover conoscere particolari codici. Quindi questo si traduce in maggiore facilità, certamente, ma anche in maggiore velocità e immediatezza, concetti tanto cari a chi deve occuparsi della creazione di particolari contenuti da veicolare attraverso l’invio di newsletter, ad esempio.

    Il nuovo editor “Bee” di MailUp verrà rilasciato in versione pubblica Beta prossimamente. I clienti di MailUp potranno potranno trovare maggiori informazioni su mailup.it.

    Continueremo ancora nei prossimi giorni a proporvi nuovi brani per scoprire ancora a fondo tutte le novità in anteprima del nuovo editor.

     

  • Con MailUp continuiamo a conoscere Bee, il nuovo editor

    Con MailUp continuiamo a conoscere Bee, il nuovo editor

    Come già anticipato qualche giorno fa, MailUp, leader in Italia per nell’Email Marketing per numero di clienti ed email inviate, ha lanciato in anteprima qui sul nostro blog il nuovo editor che si chiama Bee. E per conoscerlo meglio Franz Russo ha realizzato un’intervista a Matteo Bettoni, CTO di MailUp. Ecco un nuovo frammento dell’intervista

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    Nuovo frammento dell’intervista che Franz Russo ha realizzato con Matteo Bettoni, CTO di MailUp, alla scoperta del nuovo editor Bee, lanciato in anteprima nazionale proprio qui sul nostro blog. Il nuovo editor affiancherà, entro il primo trimestre 2014, quello esistente e punta ad offrire la possibilità di lavorare sui contenuti, con un’interfaccia completamente rinnovata e altamente semplificata, per quanti non hanno familiarità con i diversi linguaggi di programmazione.

    Dopo aver visto il primo frammento che accompagnava l’annuncio ufficiale della release del nuovo editor, oggi scopriamo un nuovo frammento in cui Matteo Bettoni ci spiega perchè è stato scelto il nome Bee:

    Bee è il termine inglese per “Ape”. Il settore dell’email marketing e, più in generale, quello del web marketing è piuttosto complesso: con Bee intendiamo unire i concetti di operosità e velocità di performance tipico del mondo delle api e adattarlo a quello delle campagne di email marketing.” ci dice Matteo Bettoni, CTO di MailUp. “Siamo sicuri che il prodotto finale onorerà il nome che porta e permetterà all’utente di fare esattamente ciò che si aspetta, in velocità e in semplicità. Abbiamo lavorato oltre un anno alla realizzazione di questa nuova interfaccia, curandone ogni piccolo dettaglio e impiegando numerose risorse, con un occhio sempre di riguardo verso la usability. L’alto livello tecnologico impiegato è stato unito a semplicità e immediatezza di utilizzo. Provare per credere.”

    Come già ricordato, il nuovo editor “Bee” di MailUp verrà rilasciato in versione pubblica Beta nel corso del primo trimestre del 2014. I clienti di MailUp potranno potranno trovare maggiori informazioni su mailup.it.

    Nei prossimi giorni continueremo a scoprire ancora di più il nuovo editor scoprendo insieme a voi nuovi frammenti dell’intervista.

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  • Vip, Webstar e Aziende: intervista a Stefano Chiarazzo

    Vip, Webstar e Aziende: intervista a Stefano Chiarazzo

    Intervista a Stefano Chiarazzo, @pubblicodelirio, che ha pubblicato di recente pubblicato un libro davvero interessante, “Manuale per Vip Su Twitter. Guida utile e ironica per celebrità e non!”. Dalla lettura del testo e dai cinguettii di Jovanotti, Selvaggia Lucarelli, Vasco Rossi e i Sud Sound System abbiamo evidenziato due aspetti che riguardano l’Ascolto e l’Uso professionale dello strumento. Ma leggiamo tutta l’intervista

    Stefano Chiarazzo, aka @pubblicodelirio su Twitter, voce sagace di pubblicodelirio.com il blog dal quale non fa sconti ai “modus operandi” dei vip nostrani in reteDall’esperienza dell’osservatorio social vip è nato un libro ilManuale per Vip Su Twitter. Guida utile e ironica per celebrità e non!“, un’e-book sarcastico e costruttivo che, osservando le vite digitali degli account cinguettanti di Jovanotti, Selvaggia Lucarelli, Vasco Rossi e i Sud Sound System (tra i più virtuosi), evidenzia in maniera chiara e sintetica, due tra gli aspetti a nostro avviso più importanti della comunicazione in rete:

    • Prima di partire ed in corso d’opera è fondamentale monitorare ciò che il nostro pubblico dice su di noi, sul nostro brand o sul nostro prodotto, nel bene e nel male. L’ascolto è quanto di più vicino al successo di una strategia di comunicazione online. 
    • L’approccio più equilibrato risulta essere quello che mette in relazione l’uso personale di Twitter, come anche di altri strumenti social, con l’uso professionale dello stesso account gestito e/o supportato da uno staff che sia a stretto contatto con l’artista, il personaggio, il brand e/o il prodotto.

    L’esempio di Jovanotti ci è sembrato quello più utile alle aziende italiane che necessitano da un lato, di ampliare la propria presenza in rete aprendosi ad una maggiore comunicazione presso il proprio pubblico, dall’altro di realizzare tale comunicazione in maniera professionale eliminando i timori relativi alla sovraesposizione ed accrescendo strada facendo il know-how aziendale in termini di comunicazione digitale.

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    Gli esempi sono quindi ciò che da secoli influenza maggiormente l’apprendimento, ben venga allora questo Manuale che possa essere da esempio ai Vip ma, soprattutto, ai tanti titolari d’azienda che con un’approccio “gossipparo” possano trarre le proprie conclusioni divertendosi.

    A tal proposito abbiamo chiesto a Stefano:

    Sul tuo blog si legge che hai iniziato nel 2009 informando su curiosità e fatti bizzarri della società contemporanea, fino poi a trasformare la tua comunicazione in un’osservatorio social sui vip nostrani. Secondo te questa tua curiosità ed attitudine, divenuta ormai un’attività professionale, è in qualche modo interprete di un’evoluzione del gossip in chiave 2.0?

    I social network hanno permesso ai fan e alla stampa un più facile accesso alla vita professionale e personale dei Vip. Proprio per questo sono sempre di più le testate sia online che offline che ospitano rubriche fisse di “gossip 2.0”. Da parte di alcuni giornalisti si è sviluppata una vera e propria ossessione nell’intercettare e rimbalzare in real time con i loro articoli le ultime “dichiarazioni” dagli account ufficiali. Non importa se sia una foto in discoteca o uno scoop da prima pagina, quel che conta è arrivare primi e alleviare la sete di gossip degli italiani. Con il mio Osservatorio Social Vip ho voluto spostare il focus dalla “notizia” allo “strumento”, studiando numeri e comportamenti dei personaggi famosi italiani come fenomeno di costume e comunicazione. Come ho avuto modo di raccontare in modo più ampio nel libro emergono profili vip molto diversi, e a dir poco curiosi!

    Tornando alla tematica di approccio “aziendale” ai social network, quale dei consigli inseriti nel manuale o degli esempi citati ti senti di raccomandare maggiormente alle aziende italiane in questo momento?

    Innanzi tutto pensare seriamente “se” iniziare a comunicare attraverso i social network. Esserci vuol dire stare al passo coi tempi e avvalersi di piattaforme molto potenti per avviare relazioni continuative con i propri pubblici, e proprio per questo richiede adeguati investimenti, costanza e il supporto di un team professionale sia creativo che di PR, interno o esterno che sia. Una volta deciso in modo più che consapevole di imbarcarsi nell’impresa ritengo fondamentale partire con una chiara strategia che permetta di sviluppare contenuti in linea con il posizionamento della marca e, soprattutto, rilevanti per la propria audience potenziale. Bisogna inoltre sin da subito predisporsi umilmente all’ascolto, e aprirsi di conseguenza ad un dialogo costruttivo.

    Nel tuo libro si intravede una sorta di dualismo tra mondi molto simili: quello di chi è famoso fuori dal web e che nel web trova o può trovare ulteriore consacrazione, e quello di chi è un webstar. Per la tua esperienza in fatto di “Vip Behavior” queste webstar possono in qualche modo fare da guida alle “pop star” e non è forse il caso che queste ultime diano qualche “tips&Tricks” alle webstar su, ad esempio, come stare in tv?

    Quello che vedo è un trend diametralmente opposto. Se da un lato i vip faticano a scendere dal piedistallo a cui sono abituati grazie ai media tradizionali, dall’altro bastano 10.000 views di un video o 1.000 share di un blogpost a far dimenticare alle webstar la vocazione democratica della rete (la parola “web-STAR” effettivamente dice tutto). Per questo i comportamenti degli uni e degli altri tendono a convergere negli aspetti più negativi, ad esempio non rispondere o rispondere acidamente a chi ha un numero di follower eccessivamente basso.
    Sicuramente chi deve la propria fama ad un ampio apprezzamento online può insegnare molto ai vip in termini di linguaggio, creazione di contenuto e modalità di interazione. Al contrario, alcuni vip sono maestri di professionalità, e potrebbero aiutare con il loro esempio e esperienza a fare il grande salto. Ad oggi infatti, sono pochissime le “webstar” che hanno avuto successo in TV, e tutte hanno conservato immagine, linguaggio e contenuti comunque di nicchia.

    Grazie mille a Stefano Chiarazzo per le sue sagaci risposte.
    Chiudiamo con una domanda a tutti voi: tu ti senti più Jovanotti o Selvaggia Lucarelli e perché?

  • Intervista a Bill Emmott, ex direttore de The Economist

    Intervista a Bill Emmott, ex direttore de The Economist

    Vi proponiamo oggi un’intervista a Bill Emmott, personaggio molto noto al pubblico italiano per le posizioni prese nei confronti di Berlusconi all’epoca in cui dirigeva The Economist. Di recente ha realizzato insieme alla regista Annalisa Piras, il documentario “Girlfriend in a coma

    Bill Emmott è uno dei “pensatori” più importanti del mondo e lo diciamo senza timore di essere smentiti. Direttore de “The Economist” dal 1993 al 2006, criticò più volte l’ex-Premier Berlusconi che, in uno dei suoi proverbiali e ormai tristemente storici exploit, lo definì “comunista!”.

    Nell’ottobre del 2010 è stato pubblicato il suo libero “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi” in cui va a caccia dell’Italia Buona per differenziarla da quella “cattiva”.  Del 2012 è, invece, “Good Italy Bad Italy – Why Italy must conquer its demons  to face the future (Perché l’Italia deve vincere i suoi demoni per affrontare il futuro)”. Collabora con la “Stampa” e il “Times

    Di recente ha realizzato insieme alla regista Annalisa Piras, il documentario “Girlfriend in a coma”.

    Mr. Emmott, la fidanzata in coma è ovviamente l’Italia. Ci sono speranze per svegliarla e farla uscire dal coma o si tratta di uno stato irreversibile?

    bill-emmottCertamente è reversibile. Ha bisogno di un consenso nazionale, la volontà di affrontare la realtà, la volontà di rimuovere tutte gli ostacoli auto-imposti al progresso.

    Perché le intelligenze, i cervelli migliori del nostro Paese fuggono all’estero?

    Perché l’Italia non riconosce il merito, e non offre opportunità.

    Cosa vede nel nostro futuro? Un nuovo Governo Monti o un Governo politico? Secondo Lei cosa sarebbe meglio?

    Vedo un Governo politico. L’Italia ha bisogno di un Governo forte, con una maggioranza parlamentare stabile. Suppongo che il nuovo Governo sarà una coalizione di centro-sinistra.

    Per concludere, Mr. Emmott, se Berlusconi non fosse mai stato Premier, ora l’Italia si troverebbe in una condizione migliore?

    Si, certo, Berlusconi è stato un grandissimo ostacolo al cambiamento, un sostenitore dello status quo antico.

    Non è stato solo lui, ma l’opportunita’ per il cambiamento dopo Mani Pulite è stata bloccata, soffocata. La Buona Italia, la mia Ragazza, è stata messa in coma.

     Sito ufficiale di “Girfriend in a coma”  http://girlfriendinacoma.eu/.

    (l’intervista è stata pubblicata su Tabule Rase)
  • Ticketbis, intervista al co-fondatore Ander Michelena

    Ticketbis, intervista al co-fondatore Ander Michelena

    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Ander Michelena, uno dei due co-fondatori e CEO di Ticketbis, giovane startup spagnola e presente anche in Italia nel settore della compravendita di biglietti online. E Michelena ci traccia un profilo dell’azienda e ci parla anche dei progetti per il futuro

    ticketbis_logoSempre continuando il nostro viaggio nel mondo delle startup, oggi ci soffermiamo su Ticketbis, di cui vi abbiamo parlato, startup nel settore della compravendita di biglietti per spettacoli ed eventi online che nasce in Spagna ma che oggi è presente in diversi paesi tra cui l’Italia. L’occasione è l’intervista che uno dei co-fondatori e CEO, Ander Michelena, ci ha gentilmente rilasciato, nella quale si traccia un profilo dell’azienda, si parla di come anche in Spagna il fenomeno delle startup sia in crescita, anche se non abbastanza, e soprattutto del futuro, con il lancio di nuovi progetti e nuovi paesi da conquistare. Ma leggiamo l’intervista.

    Come e quando nasce Ticketbis?

    Io e il mio socio Jon Uriarte, abbiamo fondato Ticketbis a fine 2009. Lavoravamo entrambi in investment banking, però abbiamo sempre avuto uno spirito imprenditoriale e tanta voglia di creare il nostro proprio business. Per questo motivo, durante gli ultimi anni a Londra, abbiamo analizzato il mercato per definire le opportunità esistenti e studiare esempi di compagnie di successo in vari settori. Giunti alla conclusione che era arrivato il momento di dare corpo alla nostra idea, ci siamo dimessi e siamo tornati a Bilbao per cominciare a lavorare al nostro nuovo progetto, Ticketbis.com, una piattaforma di compravendita di biglietti per tutti i tipi di spettacoli.

    Perchè creare una piattaforma per non solo per acquistare ma anche vendere biglietti?

    Per riprendere il discorso di prima, durante l’ultimo periodo di permanenza a Londra, abbiamo studiato bene il mercato spagnolo del ticketing, e ci siamo resi conto della grande opportunità che il settore della compravendita offriva e che offre tuttora.  Fino ad allora, la rivendita di biglietti veniva eseguita fuori dagli stadi o arene, in maniera illegale e con molti rischi. Per questo abbiamo deciso che Ticketbis sarebbe stata un’ottima soluzione, tanto per gli utenti che vogliono assistere ad un evento ma non trovano biglietti, quanto per coloro che, dopo aver comprato, non possono partecipare all’evento e vogliono recuperare i soldi investiti.

    Quali sono ad oggi i numeri di Ticketbis e dove siete presenti?

    Ander Michelena - TicketbisDurante la nostra breve esistenza, siamo riusciti a moltiplicare il nostro fatturato anno dopo anno. Nel 2010, il primo anno di vita nella compagnia, abbiamo raggiunto il milione di euro di fatturato e nel 2011 lo abbiamo moltiplicato fino a cinque milioni e mezzo di euro. Al momento speriamo di chiudere il 2012 con 13 milioni di euro e, di fatto, a giugno di quest’anno abbiamo già superato il fatturato di tutto l’anno precedente. 

    Queste cifre si devono, tra gli altri fattori, a una solida strategia di internazionalizzazione che si è realizzata già nel primo anno operativo della start-up. Al momento, Ticketbis è attivo in dieci paesi (Spagna, Italia, UK, Portogallo, Germania, Russia, Messico, Cile, Brasile e Argentina) e prevede di espandersi in questa linea nei mesi a venire.

    In Italia in questo periodo l’argomento startup è molto discusso negli ambienti interessanti ma anche di recente dalla politica che ha adottato dei provvedimenti in questo senso. Come li giudicate soprattutto qual è la situazione in Spagna?

    Abbiamo letto di come i politici stiano rivolgendo crescente attenzione all’incremento di impiego e dello spirito imprenditoriale. Essendo, però, una compagnia spagnola, non veniamo influenzati direttamente da questi cambi.

    Anche in Spagna crescono l’interesse e il numero di iniziative, ma non abbastanza. Crediamo manchi ancora molta strada da percorrere, a livello di entità pubbliche e private. In Spagna siamo molto indietro a tale proposito, soprattutto rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti: fortunatamente, riusciamo a trarre beneficio dagli accorgimenti del governo dei Paesi Baschi.

    Pensate anche voi di andare negli Usa per sviluppare il vostro progetto?

    Assolutamente: di fatto, questa settimana abbiamo lanciato un ambizioso progetto negli Stati Uniti. Si tratta di Tixabroad, una piattaforma di vendita di biglietti per eventi internazionali. Da oggi in poi, gli statunitensi itineranti potranno assistere a qualsiasi evento durante la loro permanenza all’estero grazie a Tixabroad.

    In soli tre anni avete raggiunto traguardi importanti, quali sono i prossimi passi che avete in cantiere

    Al momento, vediamo come prioritario il consolidamento nei mercati nei quali siamo presenti, con l’obiettivo di trasformarci in un vero e proprio punto di riferimento nel mondo del ticketing. 

    Parallelamente, ci dedicheremo ai mercati conquistati di recente, quali Russia, Germania, oltre al nuovo progetto Tixabroad negli USA. Per il 2013, speriamo di poter continuare ad esplorare nuovi mercati ai quali presentare Ticketbis.

  • Dalla app alla startup. Intervista a Gioia Pistola di Atooma

    Dalla app alla startup. Intervista a Gioia Pistola di Atooma

    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gioa Pistola, co-founder di Atooma, per parlare di quella che senza dubbio è l’app del momento. Una chiacchierata nella quale parliamo dell’oggi e soprattutto del futuro, di come da app si diventa startup

    AtoomaAbbiamo fatto una bella chiacchierata con Gioia Pistola, co-founder, di Atooma, sicuramente l’app del momento. Recentemente eletta come miglior startup italiana al TechCrunch Italy. Atooma che sta per A touch of Magic, è davvero un tocco magico per il vostro smartphone, al momento disponibile solo per Android e presto lo sarà anche per iPhone. Con questa app chiunque è in grado di crearsi un’applicazione per gli usi più comuni e personalizzare il proprio smartphone. Una chiacchierata durante la quale abbiamo parlato di come Atooma si appresta ad affrontare le prossime sfide, quindi quale sarà il futuro di questa che nasce come un’app e diventa startup. Ma anche di come vede Gioia Pistola la situazione italiana nei confronti delle startup. Buona lettura!
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