Tag: Italia Startup

  • Italia Startup, nuovi ingressi nell’associazione

    Italia Startup, nuovi ingressi nell’associazione

    Italia Startup, l’associazione che rappresenta l’ecosistema italiano delle startup, raggiunge quota 380 associati, con l’ingresso di incubatori come b-ventures, M31, Teze Mechatronics, GH Group. Inoltre, entrano nel Consiglio Direttivo Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di SMAU,  e Max Ciociola, founder e CEO di musiXmatch

    Italia Startup annuncia l’ingresso tra le sue fila di nuovi associati, in particolare gli incubatori b-ventures, GH Group, M31, Teze Mechatronics e le aziende Gruppo CLN, musiXmatch e SMAU. L’Associazione aggrega a oggi un totale di 380 associati tra cui 100 startup, 15 incubatori, 21 aziende, 2 investitori e 7 studi professionali.

    Italia Startup è l’associazione indipendentee no profit che rappresenta l’ecosistema italiano delle startup e riunisce tutti coloro che credono nel rilancio della nostra economia attraverso il sostegno e la valorizzazione delle nuove imprese innovative” – commenta Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup – “L’ingresso dei nuovi associati insieme alla presenza di Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di SMAU, e Max Ciociola, founder e CEO di musiXmatch, nel nostro Consiglio Direttivo, rappresentano un traguardo significativo. L’interesse rivolto all’Associazione da parte di importanti attori del settore testimonia la crescente volontà di prendere parte attiva alla realizzazione di un ecosistema startup italiano, solido e competitivo. Con l’obiettivo condiviso di fare anche del nostro Paese una startup nation.”

    A quella di Federico Barilli si aggiunge la voce dei due nuovi Consiglieri. Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di SMAU, fiera leader delle tecnologie digitali e dell’innovazione italiana che quest’anno amplierà ulteriormente lo spazio dedicato alle startup, commenta:

    Pierantonio-Macola-Italia-StartupDa sempre SMAU è promotore dei valori della tecnologia e dell’innovazione, valori che condividiamo con Italia Startup. La fiera riserva un’attenzione particolare al mondo delle nuove imprese innovative, dedicando a questo comparto un’area che ospiterà oltre 200 attori. Siamo convinti che le startup italiane debbano incontrare concretamente il consolidato mondo della piccola e media impresa italiana per diventare motore di rilancio della nostra economia.”

    Max Ciociola, founder e CEO di musiXmatch aggiunge:

    Max-Ciociola-Italia-StartupLe iniziative di promozione, formazione, conoscenza e scambio di esperienze cui Italia Startup si dedica, sono attività importanti per sostenere la creazione di un ecosistema solido. Diventano anche momenti utili per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni il valore della realtà italiana che vuole e può generare nuova ricchezza attraverso l’iniziativa privata e la propria creatività.”

    Quello dell’informazione e della formazione è un impegno che Italia Startup persegue con iniziative volte a dare strumenti e aiuti concreti a quanti intendono creare una nuova impresa. Workshop e seminari tematici, in cui professionisti legali, fiscalisti, giuslavoristi, ma anche investitori, incubatori e startupper condividono esperienze e mettono a fattor comune competenze specifiche. La presenza dell’Associazione a fiere ed eventi di settore punta a promuovere la cultura dell’intraprendere e la passione del fare impresa.

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    Italia Startup

    Italia Startup è l’Associazione no profit e sopra le parti che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane, allargato a tutti i soggetti, privati e pubblici – nuove imprese innovative, incubatori e acceleratori di startup, investitori, aziende ed enti – che ne agevolano la valorizzazione, la visibilità e la crescita, credendo nella creazione di un nuovo tessuto imprenditoriale italiano.

    Italia Startup mira a diffondere la passione del fare impresa e a promuovere la cultura dell’intraprendere. In particolare il suo obiettivo è far conoscere e valorizzare le giovani iniziative imprenditoriali, avvicinandole al consolidato mondo dell’industria italiana, oltre che agli investitori internazionali e nazionali, per rafforzare e rendere più competitivo l’intero ecosistema italiano

     

  • Sono 300 mila gli aspiranti imprenditori in Italia

    In quanti si lancerebbero in un’impresa imprenditoriale? Secondo un’indagine promossa da Italia Startup, in collaborazione con Human Highway, sono 300 mila gli italiani pronti a mettersi in gioco con una propria idea come imprenditori. Il 13,7% aprirebbe un’attività nel settore servizi web, app e software, mentre il 21,9% preferisce la ristorazione e l’11% il settore manifatturiero.

    La crisi del lavoro, la necessità di reinventarsi e il fermento che si sta registrando nel mondo delle startup stanno generando un potenziale latente di imprenditoria che ancora non riesce a svilupparsi.

    E le sue dimensioni sono notevoli: sono 300.000 gli italiani che non solo intendono creare una propria impresa o supportarne una, ma che hanno già un progetto in mente in un settore definito” afferma Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup.“Il 21,9% intende avviare la propria attività nel settore ristorazione, mentre le tecnologie digitali catturano l’interesse del 13,7% degli intervistati: in particolare il 7,4% intende investire in servizi web come e-commerce, comunicazione digitale e piattaforme di co-working, mentre il 6,3% punta alla progettazione software e allo sviluppo di app: è un segno evidente delle potenzialità offerte dalle tecnologie digitali nella creazione di opportunità lavorative”.

    Questi sono i dati che emergono dalla prima ricerca condotta da Italia Startup, l’Associazione no profit che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane, in collaborazione con Human Highway. 

    Per individuare gli aspiranti imprenditori nel Belpaese, Italia Startup ha chiesto a un campione di 947 persone, rappresentativo della popolazione italiana, come intenderebbero investire un’inaspettata eredità di 200.000€ da un fantomatico zio d’America. Le tre risposte che hanno ottenuto più consensi sono figlie della crisi economica:

    • il 30,9% desidera avere la certezza della casa comprandone una;
    • il 23,2% intende pagare i debiti oppure il mutuo, mentre
    • il 20,9% sceglie la temporanea fuga di un viaggio o di una vacanza da sogno.

    Ma al quarto posto, con

    • il 18,8%, degli intervistati si posizionano coloro che desiderano supportare un’iniziativa imprenditoriale: il 16,5% degli intervistati vorrebbero utilizzare i soldi per un proprio progetto imprenditoriale, mentre il 2,3% li impiegherebbe in un’impresa di amici e conoscenti.

    All’interno di questo 18,8%, però, il 32,4% sarebbe disposto a investire meno della metà o una parte limitata dei 200.000€, mentre il 67,6% è disposto a rischiare una parte consistente del patrimonio: sono quei 3,5 milioni di italiani (12,2% degli intervistati) che rivelano una maggiore propensione all’imprenditorialità.

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    Per verificare la maturità di questa propensione, l’indagine ha poi analizzato la presenza di un’idea imprenditoriale negli intervistati e solo il 40,9% ha rivelato di avere un progetto abbastanza preciso (30,2%), ben definito (9,2%) o già avviato (1,5%).
    Infine come ulteriore controprova dell’aspirazione all’imprenditorialità,  è stata riscontrata la propensione a investire il proprio finanziamento in un settore specifico. L’82,6% ha rivelato di avere già identificato il settore: corrisponde all’1,1% degli intervistati, pari a circa 300.000 italiani.

    Il principale modello di riferimento per il 31% di questi aspiranti imprenditori è il self-made-man all’italiana (da Ferrari a Briatore, da Berlusconi a Delvecchio), che attrae preferenze soprattutto nel Nord Italia (55%) e tra coloro che investono nel settore commerciale (27%).

    Per il 29% il modello è invece costituito dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane (Agnelli, Barilla, Ferrero) che raccolgono preferenze soprattutto al Sud e nelle Isole e tra coloro più propensi a investire nella ristorazione (21,3%) o nel turismo (21,4%).

    Un giovane imprenditore su quattro è attratto invece dall’imprenditore dell’informatica e della new economy: tra i nomi più citati ci sono ovviamente Bill Gates, Steve Jobs o Mark Zuckerberg. Il 70,9% di questi aspiranti imprenditori sono uomini e il 49,4% ha un’età  tra i 24 e i 35 anni, risiedono in gran parte nel Nord (52,6%) e se avessero a disposizione 200mila euro li investirebbero nel 29% dei casi nel settore dei Software/Servizi Web (tre volte il dato complessivo).

    Infine il 18% ammira i manager-imprenditori alla Marchionne o De Benedetti. Sono in genere aspiranti imprenditori tra i 35 e i 44 anni (33,7%) che intendono puntare ai settori Manifatturiero (34,1%) o Commerciale (29%).

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    Non è un caso che proprio l’ipotesi di ricevere una donazione di 200.000€ abbia scatenato il desiderio imprenditoriale degli italiani: tra i principali inibitori della libera iniziativa c’è proprio la scarsità di risorse finanziarie per dare corpo al proprio progetto. Per 8 aspiranti imprenditori su 10 questo è il principale ostacolo. Al secondo posto tra i fattori inibitori, nettamente distaccato dal primo, si classifica la difficile congiuntura economica, che blocca il 20,6% degli intervistati. Il mancato reperimento di amici o colleghi disposti a rischiare nel progetto ferma invece l’11,1% degli aspiranti imprenditori.
    È interessante notare come tra coloro che mostrano propensione all’imprenditorialità ma non intendono rischiare la maggior parte dei 200.000, è meno diffusa la percezione della mancanza di soldi, che si attesta al 67,2% e trova più spazio la sfiducia generata dalla difficile congiuntura economica (30,4%).

    Sembra un paradosso, ma la crisi genera una delle risorse più importanti per l’economia italiana: il desiderio di imprenditorialità, di esprimere i propri talenti per creare nuove opportunità lavorative” ha commentato Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup. “Solo per 2 aspiranti imprenditori su 10 il momento economico sfavorevole è un limite; per la maggior parte di loro, basterebbe trovare un adeguato finanziamento per creare una nuova realtà produttiva. Questa indagine diventa dunque un forte richiamo per le aziende consolidate, i settori maturi, soprattutto del Made in Italy, a investire nelle startup: è invito a contaminarsi con i nuovi modelli di business offerti dalle tecnologie digitali, un vero e proprio asset competitivo per il nostro Paese, capace di attrarre l’iniziativa imprenditoriale dei più giovani”.

  • Italia Startup, appello al Governo perchè non dimentichi le startup

    Italia Startup, appello al Governo perchè non dimentichi le startup

    L’Associazione Italia Startup risponde all’impegno del nuovo Governo Letta che dopo il conclave in abbazia si è impegnato a “dare risposte a chi perde il lavoro e alle imprese che stanno chiudendo”. E’ fondamentale non dimenticarsi di un settore che può dare speranza, competitività al Paese e offrire nuove forme e opportunità di lavoro

    Ci uniamo anche noi, e siamo sicuri anche voi che state leggendo, all’accorato appello che l’Associazione Italia Startup rivolge al nuovo Governo Letta il giorno dopo il ritiro in abbazia, a conferma della totale disponibilità da parte dell’Associazione a collaborare nell’ottica della creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani. In tal senso è vitale considerare e dare prosecuzione a quanto avviato dal precedente Governo tecnico in tema di startup. Non si tratta di proteggere un settore in fase di forte affermazione in Italia e in tutto il Mondo, ma piuttosto di cambiare e rinnovare la mentalità del nostro Paese.

    Digitalizzazione del sistema pubblico e privato e creazione di nuove imprese innovative sono, infatti, due facce della stessa medaglia: portare cioè valore e innovazione all’ecosistema industriale, politico e sociale italiano, dando una formidabile opportunità in termini di nuova occupazione. Con particolare attenzione a quella giovanile, ma senza dimenticare quella riguardante i tanti manager e funzionari, dotati di eccellenti competenze, che oggi già si trovano o rischiano di trovarsi senza un lavoro.

    “Il mondo sta cambiando in modo drammaticamente veloce. – ha commentato Riccardo Donadon, Presidente di Italia Startup – L’innovazione si sta diffondendo a un ritmo non prevedibile e non è solo di natura tecnologica, ma anche sociale. Sta riguardando il dna stesso della nostra società. Questo processo sta creando opportunità immense, mai viste prime, soprattutto per i giovani ed è fondamentale quindi far prendere loro coscienza dell’importanza del ruolo che possono giocare nella corsa verso la digitalizzazione che si sta vivendo in ogni settore. Mai come oggi i giovani sono un asset fondamentale proprio per la loro naturale predisposizione verso le tecnologie digitali e verso l’utilizzo dei media sociali. Mai come in questo momento la crisi sta portando le aziende a cercare nuovi modelli di business, aprendole a sperimentazioni innovative. La parola chiave è contaminazione. Tra modelli tradizionali e modelli innovativi. E questi ultimi sono spesso frutto del lavoro di tante startup presenti sul territorio italiano. Le aziende consolidate, di settori maturi, soprattutto del Made in Italy, sono chiamate a investire in startup. Ma per fare questo” – prosegue Donadon – “bisogna creare le condizioni per chi vuole investire, siano esse imprese o investitori. Il precedente Governo ha fatto un ottimo lavoro, ma, per motivi di tempo, non l’ha portato a termine. Italia Startup ha dato una mano importante per impostare i provvedimenti poi inseriti nella cosiddetta Legge “Crescita 2.0”. Ora bisogna dare attuazione con urgenza. Il mondo industriale e finanziario, startup incluse, attendono segnali concreti dal nuovo Governo per riportare alla ribalta un tema che costituisce un asset competitivo importante per il nostro Paese. La nostra Associazione è pronta a dare da subito il suo contributo.”

    La filosofia di Italia Startup, l’associazione che non solo rappresenta a livello istituzionale la filiera delle startup (startup, investitori, aziende in cerca di innovazione, incubatori, acceleratori, business angel e così via) è quella di diffondere la passione del fare impresa e la cultura dell’intraprendere. Vi lavorano professionisti e imprese provenienti da ogni settore che portano le loro competenze e le pongono al servizio delle numerose startup che continuano a nascere  nel nostro Paese.

     E a questo bisogna guardare e su questi temi bisogna investire per rilanciare il nostro Paese.