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  • Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Meta lancia Muse Image, il suo primo modello di generazione di immagini firmato Meta Superintelligence Labs, e lo porta subito dentro Instagram Stories e WhatsApp. In anteprima arriva anche Muse Video. Il modello lavora in modo agentico, usa strumenti di ricerca e di coding e si autocorregge da solo.

    Dopo il lancio del Superintelligence Lab, avvenuto ad aprile scorso, ecco che Meta si lancia nel grande mondo della IA generativa, facendo un salto di qualità notevole. La società di Zuckerberg quindi, dopo tante fasi altalenanti, e tanti investimenti, decide di entrare in competizione diretta con Grok (modello di xAI alla base di X) e anche con ChatGPT e Gemini. Proprio nella generazione delle immagini.

    Infatti ieri, 7 luglio 2026, Meta ha annunciato Muse Image, il suo primo modello di generazione di immagini, e ha presentato in anteprima Muse Video, il modello gemello per i contenuti in movimento.

    Si tratta dei primi prodotti di generazione di contenuti firmati Meta Superintelligence Labs, la divisione di ricerca guidata da Alexandr Wang, primo Chief AI Officer nella storia dell’azienda.

    E non si tratta di un rilascio isolato. Come già raccontato sempre ad aprile, Muse Spark era stato il primo modello costruito da zero dal nuovo laboratorio. Muse Image, quindi, ne è la naturale prosecuzione, applicata questa volta alla generazione visiva.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Meta Superintelligence Labs e la logica agentica di Muse Image

    Va sottolineato un elemento che distingue Muse Image dalla maggior parte dei generatori di immagini che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni. Il modello di Meta non si limita a tradurre un prompt (indicazione o comando testuale) in un’immagine in un solo passaggio. Funziona, dice il colosso di Menlo Park, in modo agentico. Significa che il modello pianifica, usa strumenti esterni, valuta il proprio lavoro e lo corregge prima di consegnarlo.

    Durante l’addestramento con apprendimento per rinforzo (tecnica di machine learning), il modello ha imparato a scrivere ed eseguire codice per produrre grafici accurati o QR code funzionanti, e a cercare sul web per ancorare le immagini generate a informazioni reali e aggiornate, specialmente su temi legati all’attualità.

    In combinazione con Muse Spark, la stessa capacità di scrivere codice arriva a produrre GIF animate, siti con immagini incorporate e persino giochi visivi interattivi. Meta sostiene inoltre che la capacità di ricerca migliori sensibilmente l’accuratezza fattuale delle immagini prodotte, un problema che ha sempre accompagnato i generatori come questi.

    L’azione di autocorrezione di Muse Image

    Ma il dettaglio più interessante è un altro. Muse Image mostra un comportamento di auto-correzione che, stando a quanto scrive Meta, non è stato progettato in precedenza. Infatti, è emerso in maniera naturale durante l’addestramento, perché produceva immagini migliori e quindi un punteggio di ricompensa più alto. In pratica il modello rilegge il proprio lavoro nella catena di ragionamento e decide se serve una piccola modifica, una generazione da capo, o un cambio di strategia più radicale.

    A questo si aggiunge la scalabilità del calcolo in fase di inferenza: più tempo e risorse il modello impiega a “pensare”, tra ragionamento testuale, chiamate a strumenti esterni e passaggi di autocorrezione, più il risultato migliora. Di conseguenza, i miglioramenti crescono via via più lentamente man mano che si aggiunge calcolo.

    Interessante notare che, secondo i test interni dell’azienda, generare più immagini e scegliere la migliore (la tecnica nota come best-of-N, quando il modello genera più immagini da uno stesso prompt) funziona bene solo all’inizio e si esaurisce in fretta, mentre investire lo stesso calcolo in ragionamento deliberato continua a produrre miglioramenti.

    Editing di precisione e composizione da più riferimenti

    Muse Image punta molto sull’editing controllato. Il modello, spiega Meta, modifica esattamente quello che l’utente chiede, mantenendo coerenza tra i vari passaggi di un editing iterativo, così da permettere modifiche successive senza perdere il contesto delle precedenti.

    Si può chiedere di rimuovere un elemento indesiderato da una fotografia, mettersi virtualmente davanti a un monumento storico, o costruire un QR code funzionante partendo da un semplice prompt testuale.

    C’è poi la composizione multi-riferimento: Muse Image può combinare elementi provenienti da più immagini di input, persone, oggetti, abiti, stili, ambienti, interpretando prompt che alternano testo e immagini per costruire composizioni complesse. Ed è qui che il modello si appoggia esplicitamente a Instagram per il contesto social, un’integrazione che nessun concorrente diretto può replicare con la stessa profondità, semplicemente perché nessun concorrente possiede una piattaforma social media di quelle dimensioni.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, come si presenta

    Dove è attivo Muse Image e dove arriverà

    Muse Image è disponibile da subito nell’app Meta AI e su meta.ai, nelle Instagram Stories negli Stati Uniti e su WhatsApp in un numero limitato di Paesi. Meta ha annunciato che arriverà presto anche su Facebook. L’uso per la “creazione quotidiana” resta gratuito, ma oltre una certa soglia serve un abbonamento ai piani a pagamento di Meta.

    Gli usi che Meta stessa mostra vanno oltre il semplice intrattenimento. Si va dalla creazione di asset di marketing per piccole imprese alla possibilità, integrata con Facebook Marketplace, di visualizzare come apparirebbe in salotto un divano prima di acquistarlo. In buona sostanza, Meta sta provando a portare la generazione di immagini dentro i flussi di lavoro quotidiani delle persone e delle aziende, non solo dentro un’app dedicata.

    E posso confermare da esperienza diretta che Muse Image funziona su meta.ai anche dall’Italia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’accesso di base al modello non è affatto bloccato: la limitazione geografica riguarda solo l’integrazione nelle Instagram Stories, per ora riservata agli Stati Uniti, e in parte WhatsApp.

    L’interfaccia si presenta con una domanda semplice, “A cosa stai pensando questa mattina?”, e tre modalità tra cui “Crea immagine”, accompagnata da una serie di preset con anteprima reale: “La mia foto”, “Foto pulita del prodotto”, “Poster di un film”, “Restauro foto”, “In 16-bit”.

    Al primo utilizzo compare anche un messaggio di benvenuto, “Creazione di immagini, migliorata. Più realismo, più dettagli, più controllo”, che invita a provare un preset o a descrivere direttamente un’idea.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, come funziona

    C’è un dettaglio che salta all’occhio più di ogni altro: da nessuna parte, in questa interfaccia, compare il nome Muse Image. Per chi la usa, resta semplicemente Meta AI, un po’ più capace di ieri. Ed è forse la conferma più chiara della tesi con cui abbiamo aperto: l’intelligenza artificiale generativa entra nei nostri strumenti quotidiani proprio perché non si fa notare.

    Restano poi alcuni dettagli pratici raccolti nelle prime ore dopo il lancio, da prendere con la dovuta cautela trattandosi di indicazioni ancora parziali. Oltre al prompt testuale, Muse Image permetterebbe di disegnare o scrivere a mano libera direttamente sulla foto per indicare cosa modificare.

    Il progetto, se ricordate anche voi, era conosciuto internamente con il nome in codice Mango. E l’abbonamento a pagamento necessario oltre la soglia gratuita è quello di Meta One, con limiti che variano da servizio a servizio e da Paese a Paese.

    Le IG Stories cambiano volto, con nuovi effetti

    Parallelamente al lancio di Muse Image, Instagram ha introdotto oltre trenta nuovi effetti per le Stories, tutti alimentati dal nuovo modello. Adam Mosseri, a capo di Instagram, li ha presentati lui stesso su Threads, citando effetti come Disposable (monouso) e Night Flash (flash di notte), che trasformano la luce delle fotografie, oppure Instagram Charms e Instagram Receipt, effetti personalizzati costruiti sul profilo di chi li usa.

    E, ha aggiunto Mosseri, chi vuole può anche crearsi un effetto su misura scrivendo semplicemente un prompt: è proprio questa la funzione che, a suo dire, è più curioso di vedere sperimentata dagli utenti.

    L’editor delle Stories si è aggiornato di conseguenza, mostrando un’anteprima di ogni effetto prima di applicarlo. È quindi una funzione che, negli Stati Uniti per ora, milioni di persone si troveranno semplicemente dentro l’app, senza dover cercare nulla.

    Il posizionamento competitivo: dietro OpenAI, avanti a Google

    Meta non si è sottratta al confronto diretto con i rivali. Sulla piattaforma Arena, che misura le preferenze umane tra modelli concorrenti, Muse Image occupa al momento il secondo posto nelle classifiche per generazione testo-immagine, editing di una singola immagine ed editing multi-immagine.

    Da benchmark interni diffusi dalla stessa azienda, il modello risulterebbe dietro a GPT Image 2 di OpenAI ma davanti a Nano Banana 2 di Google nei compiti di editing. Va detto, come sempre in questi casi, che si tratta di numeri forniti dall’azienda stessa: le classifiche Arena sono comunque un riferimento pubblico e verificabile, ma la lettura competitiva resta quella di Meta.

    Su Muse Video, ancora in anteprima e non disponibile al pubblico, Meta rivendica una performance competitiva su fedeltà visiva e aderenza al prompt, con audio nativo integrato fin da questa prima versione. Restano margini di miglioramento dichiarati su sincronizzazione audio-video e movimento fisico rapido. Sempre su Arena, il modello si posiziona al terzo posto per la generazione testo-video.

    Content Seal, la firma di Meta AI

    Ogni immagine generata con Muse Image nell’app Meta AI e su meta.ai porta con sé un segnale di provenienza invisibile, chiamato Content Seal, pensato per resistere a ritagli, compressioni, ridimensionamenti e persino screenshot.

    Meta ha annunciato anche uno strumento, ancora in anteprima, che permette di verificare se un’immagine porta questo tipo di filigrana, e ha promesso di estendere il sistema anche ai video. È una risposta, seppure parziale, a una domanda che si pone ogni volta che un’azienda mette nelle mani di milioni di persone uno strumento capace di generare immagini fotorealistiche: come distinguere cosa è stato creato da una IA.

    Il tag automatico sulle foto pubbliche, e la scelta del default

    C’è un aspetto, in questo lancio, che merita un chiarimento specifico, perché riguarda direttamente chi su Instagram ha un profilo pubblico. Muse Image permette di generare immagini a partire dal profilo di un altro utente semplicemente taggandolo con la chiocciola.

    E questa possibilità, per gli account pubblici, è attiva di default: non è l’utente a doverla attivare, ma eventualmente a doverla spegnere. Una pagina di supporto di Meta chiarisce inoltre che chi vede le proprie foto usate in questo modo non riceve alcuna notifica.

    Per disattivare la funzione bisogna entrare nel proprio profilo Instagram, aprire il menu in alto a destra, andare su “Condivisione e riutilizzo” e togliere la spunta a “Post” e “Reel” nella sezione che consente alle persone di usare i propri contenuti su Instagram e con le funzioni IA di Meta. Va specificato, per completezza, che disattivare l’opzione blocca solo le generazioni future, significa che le immagini già create restano.

    Non si tratta di una funzione nascosta o segreta, e Meta la presenta apertamente come un modo per creare contenuti “con gli amici” o per reimmaginare le proprie foto. Ma una cosa è offrire uno strumento di creazione condivisa, un’altra è farlo partendo da un’impostazione che richiede un’azione attiva per essere disattivata, invece che per essere attivata.

    In conclusione

    Muse Image arriva in un momento in cui la corsa alla generazione di immagini e video con l’IA è ormai affollata, tra OpenAI, Google e i tanti modelli, anche più piccoli, che si contendono lo stesso spazio.

    Ma quello che rende questo lancio diverso non è solo la qualità tecnica del modello, su cui peraltro Meta stessa ammette di non essere ancora prima. È la scala con cui viene distribuito: dentro Instagram, dentro WhatsApp, dentro Facebook Marketplace, cioè dentro le abitudini quotidiane di miliardi di persone, non in un’app a parte che bisogna scegliere di scaricare.

    Resta da vedere se lo stesso approccio, applicato anche al tag automatico e ai default di consenso, reggerà alla prova del tempo e dell’attenzione dei regolatori europei, abituati ormai a guardare con sospetto ogni impostazione che scarica sull’utente l’onere di proteggersi.

    Vedremo come andrà e intanto, se vi va, fatemi sapere se avete iniziato ad usarla e cosa ne pensate.

  • Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l’intelligenza artificiale

    Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l’intelligenza artificiale

    Meta lancia Incognito Chat con Meta AI su WhatsApp e sull’app Meta AI. I messaggi non vengono salvati sui server, scompaiono alla chiusura della sessione e non possono essere letti né da Meta né da WhatsApp.

    L’annuncio è stato dato da Mark Zucherberg sulle sue piattaforme, presentando la nuova funzionalità come il primo importante prodotto di IA senza registro delle conversazioni e come tassello centrale della concetto, a lui molto caro, di superintelligenza personale.

    Non si tratta solo una nuova funzione di WhatsApp e dell’app Meta AI. Ma è il modo con cui Meta prova a rispondere a una delle obiezioni più frequenti che le persone fanno quando si parla di assistenti basati sull’intelligenza artificiale.

    E cioè: cosa succede a quello che racconto a questi sistemi? Chi può leggerlo? Per quanto tempo resta archiviato da qualche parte?

    La risposta arriva sotto forma di una nuova modalità di conversazione che Meta chiama “Incognito Chat” con Meta AI. Sarebbero quindi delle vere chat in incognito con la IA.

    Come detto in apertura, l’annuncio di oggi un tassello che si inserisce dentro la strategia della superintelligenza personale di Meta, quella visione di un assistente che ci conosce a fondo che si ricollega proprio a Muse Spark lanciato lo scorso aprile. E proprio in quel disegno questa novità trova il suo posto.

    Le chat in incognito con la IA e le parole di Zuckerberg

    «Oggi iniziamo a implementare Incognito Chat con Meta AI su WhatsApp e sull’app Meta AI: un modo completamente privato per interagire con l’IA, in modo simile a come la crittografia end-to-end impedisce a chiunque, persino a Meta o WhatsApp, di leggere le tue conversazioni. Questo è il primo importante prodotto di IA in cui non viene memorizzato alcun registro delle conversazioni sui server».

    Due i punti su cui soffermarsi in relazione alle parole di Zuckerberg.

    Il primo è il paragone diretto con la crittografia end-to-end, quella tecnologia che da anni protegge i messaggi tra persone su WhatsApp. Il secondo è la promessa che sui server di Meta non resta alcun registro delle conversazioni.

    Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l'intelligenza artificiale

    È una dichiarazione netta, soprattutto se confrontata con quello che succede oggi con la maggior parte degli assistenti AI, dove le conversazioni restano archiviate per mesi e in molti casi vengono usate anche per migliorare i modelli.

    E Zuckerberg insiste proprio su questo confronto:

    «Le conversazioni sul tuo telefono scompaiono anche quando esci dalla sessione. Questo è diverso da altri prodotti di IA a scomparsa, in cui i registri delle conversazioni spesso rimangono sui server di altre aziende per molti mesi».

    La superintelligenza personale e lo spazio privato

    «Per ottenere il massimo dalla superintelligenza personale, avremo tutti bisogno di modi per discutere di argomenti sensibili in modo che nessun altro possa accedervi. Sono orgoglioso che MSL sia il primo laboratorio a fornire un’IA privata».

    La superintelligenza personale, nella visione che Zuckerberg ha pubblicato a luglio 2025 con il post Personal Superintelligence for Everyone, non è un sistema che automatizza il lavoro umano. È un compagno che ci conosce profondamente, comprende i nostri obiettivi e prova ad aiutarci a raggiungerli.

    Come avevo raccontato nell’articolo su Muse Spark, questa visione si appoggia su un vantaggio strutturale che nessun concorrente può replicare: 3,58 miliardi di utenti giornalieri sulle piattaforme Meta.

    Ma un assistente che ci conosce profondamente ha senso solo se può sentirsi raccontare cose che a chiunque altro non racconteremmo. Salute, soldi, lavoro, relazioni. E qui il problema diventa scomodo. Più l’assistente sa di noi, più diventa utile, ma anche più diventa rischioso che quei dati possano essere visti da qualcun altro.

    Incognito Chat- la modalità di chat in incognito con la IA – è la risposta di Meta a questo cortocircuito: uno spazio in cui parlare con l’IA, anche di temi sensibili, sapendo che la conversazione, una volta abbandonata, si chiude lì.

    Come funziona il Trusted Execution Environment

    «Incognito Chat gestisce tutte le inferenze dell’IA in un ambiente di esecuzione affidabile (Trusted Execution Environment) che garantisce che i tuoi messaggi non siano accessibili a noi».

    Proviamo a tradurlo in maniera semplice. Quando l’utente scrive un messaggio in modalità incognito, quel messaggio viaggia cifrato fino a un ambiente isolato dentro il cloud. Un ambiente che funziona dentro processori specializzati di AMD e NVIDIA progettati apposta per essere inaccessibili anche da chi gestisce i server.

    L’intelligenza artificiale elabora la richiesta dentro questa specie di stanza chiusa, genera la risposta, e poi tutto viene cancellato. Niente registri, niente copie di backup, niente accesso da parte di operatori umani.

    È la tecnologia che Meta chiama Private Processing, presentata per la prima volta a LlamaCon nell’aprile del 2025 e poi aggiornata a marzo del 2026. Su WhatsApp era già usata per funzioni più semplici, come i riassunti automatici delle conversazioni. Oggi alimenta una vera modalità privata di conversazione con l’assistente.

    Cosa si può fare e cosa no nella modalità di cha in incognito con la IA

    La funzione si attiverà su WhatsApp con una nuova icona dedicata nella chat uno a uno con Meta AI. E arriverà nei prossimi mesi anche sull’app standalone Meta AI, quella che si scarica separatamente. Quindi non riguarda solo WhatsApp, ma il rollout parte da lì.

    Ci sono però alcuni limiti pratici da conoscere. In modalità incognito si può solo scrivere e ricevere risposte di testo. Non si possono caricare immagini, non si possono generare immagini, non si possono fare conversazioni vocali.

    La sessione si chiude da sola anche bloccando il telefono o uscendo dall’app, e l’assistente perde il contesto di quello che è stato detto. Inoltre Meta chiede di confermare l’età, perché i minori di 13 anni non sono ammessi sulle sue piattaforme. E come nella modalità standard restano attivi i filtri di sicurezza che impediscono all’assistente di rispondere su temi pericolosi.

    Un rollout graduale e tutto da osservare in UE

    Sulla disponibilità è bene essere precisi. Meta dichiara apertamente che il rilascio è graduale e che la disponibilità varia in base all’account e alla regione geografica. Al lancio alcuni Paesi sono esclusi, come l’India.

    Per quanto riguarda l’Unione Europea, al momento non c’è una conferma esplicita di esclusione dal lancio iniziale, ma sappiamo bene che Meta procede sempre con maggiore cautela qui in UE, per via del quadro normativo del GDPR e del DSA. Resta da vedere in quali Paesi UE la funzione comparirà nelle WhatsApp degli utenti nelle prossime settimane.

    Da ricordare che la nuova funzionalità non si attiva tutta insieme per tutti, ma viene distribuita progressivamente. Anche dentro lo stesso Paese, alcune persone la vedranno prima di altre.

    I nuovi progetti attorno a Meta AI

    Incognito Chat arriva dentro una stagione di annunci di Meta sull’intelligenza artificiale che sta caratterizzando proprio queste settimane.

    A inizio aprile, come avevo raccontato nell’articolo su Muse Spark, Meta ha lanciato il primo modello sviluppato dal nuovo Meta Superintelligence Labs guidato da Alexandr Wang. Ed è proprio quel laboratorio, MSL, che Zuckerberg cita nel suo post come il primo a fornire un’IA privata.

    A questo si è aggiunto un altro fronte, quello dedicato ai più giovani. Lo scorso 23 aprile Meta ha annunciato nuovi strumenti per i genitori, che adesso possono vedere su Facebook, Messenger e Instagram i temi generali di cui i loro figli adolescenti hanno parlato con Meta AI nell’ultima settimana. La funzionalità è già attiva anche in Italia.

    E il 5 maggio Meta ha annunciato l’espansione delle protezioni Teen Account su Instagram nei 27 Paesi dell’Unione Europea e in Brasile, con un sistema di intelligenza artificiale che individua automaticamente gli utenti che potrebbero essere minorenni.

    Meta ha già anticipato che dopo Incognito Chat arriverà Side Chat con Meta AI, una funzione che permetterà di rivolgersi all’assistente direttamente all’interno delle conversazioni private con altre persone, senza che gli altri partecipanti vedano la richiesta. Anche questa basata sull’infrastruttura di Private Processing.

    Cosa resta da capire

    Alla fine possiamo dire che questa funzionalità di Incognito Chat Meta proverà a costruire le condizioni per la sua superintelligenza personale. Senza uno spazio davvero privato, l’assistente che ci conosce profondamente resta una promessa difficile da mantenere. E a queste condizioni, così come le abbiamo viste qui, la promessa prova a diventare prodotto.

    Staremo a vedere come si svilupperà nelle prossime settimane, come sempre.

  • Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    Meta ha acquisito Moltbook, il social network dove solo gli agenti IA possono interagire. Il vero obiettivo non è la piattaforma, ma è l’idea. Quindi costruire una mappa di agenti IA che in futuro compiranno azioni per gli utenti.

    Il 10 marzo 2026 Meta acquisisce Moltbook, forse ricorderete tutti la piattaforma dove solo gli agenti AI possono pubblicare contenuti, commentare e interagire tra loro. Un social network di soli agenti IA.

    In molti, dopo questo annuncio si sono chiesti come mai Meta dovrebbe interessarsi ad una operazione come questa, per farne cosa. Ora, a prima vista, in effetti, sembra una mossa bizzarra, lontana dal business di Zuckerberg. Lo stesso Andrew Bosworth, il responsabile tecnico di Meta, aveva definito Moltbook “non particolarmente interessante”. E allora perché Meta compra questa piattaforma?

    La risposta sta in quello che Moltbook rappresenta, non in quello che è in realtà.

    Infatti, Meta non ha comprato un social network per chatbot, ma ha comprato l’idea di creare una sorta di anagrafe degli agenti AI. Vale a dire un sistema dove ogni agente IA è identificato, verificato e collegato a un proprietario umano reale, un proprietario umano.

    Come sappiamo, oggi gli agenti AI non hanno un modo standard per presentarsi l’uno all’altro e dimostrare per conto di chi lavorano. Moltbook ha risolto quel problema. E in un futuro dove miliardi di agenti AI negozieranno, acquisteranno e comunicheranno per conto nostro, chi controlla questa sorta anagrafe finirà per controllare il flusso economico.

    Ecco perché Meta ha acquisito Moltbook

    Moltbook è nato alla fine di gennaio 2026 da un esperimento di Matt Schlicht, un imprenditore che ha costruito l’intera piattaforma insieme al suo assistente IA personale, senza scrivere una riga di codice.

    L’idea era ambiziosa e cioè quella di creare una sorta Reddit dove solo gli agenti IA possono partecipare. Ricorderete perché se ne è parlato molto, in poche settimane ha attirato 2,8 milioni di agenti registrati, 19.000 comunità tematiche, 13 milioni di commenti. Ma dietro questi grandi numeri c’era qualche crepa.

    Un’indagine di Wiz Research scoprì che 1,5 milioni di quegli agenti appartenevano in realtà ad appena 17.000 persone. Gli esperti del settore i divisero: tanti lodavano il progetto, ma tanti altri lo definivano un vero disastro.

    Eppure Meta ha deciso di acquisirla lo stesso, portando i fondatori Matt Schlicht e Ben Parr nei propri laboratori dedicati alla superintelligenza a partire dal 16 marzo 2026.

    La risposta a questo apparente paradosso arriva da un messaggio interno di Vishal Shah, vicepresidente di Meta, visto da Axios: “Il team di Moltbook ha dato agli agenti un modo per verificare la propria identità e connettersi tra loro per conto dei proprietari umani. Questo crea un registro dove gli agenti sono verificati e legati ai loro proprietari“. In altre parole, non importa che la piattaforma fosse piena di problemi. Importa l’idea che ha messo in pratica.

    Per comprendere il valore di questa idea basta pensare a cosa ha fatto Facebook vent’anni fa. Zuckerberg ha costruito una mappa di tutte le connessioni tra le persone, chi conosce chi, chi è amico di chi. Quella mappa è diventata la base del suo grande impero oggi. Con questa acquisizione Meta prova a costruire qualcosa di simile per gli agenti AI: una mappa di come gli agenti IA sono connessi tra loro e di quali azioni possono compiere l’uno per conto dell’altro.

    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia
    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    A cosa servono i 135 miliardi di dollari in chip MTIA e infrastrutture AI

    L’acquisizione di Moltbook acquista senso solo riusciamo ad avere un quadro complessivo.

    Meta sta portando avanti una grande campagna di investimenti tra le più ingenti del settore.

    Tanto per dare i numeri, per il solo 2026 ha stanziato tra 115 e 135 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 72 miliardi dell’anno precedente e più del triplo rispetto ai 39 miliardi del 2024. A lungo termine, l’impegno è di almeno 600 miliardi di dollari in data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti.

    Solo ieri, 11 marzo 2026 dopo l’annuncio di Moltbook, Meta ha presentato quattro nuove generazioni di chip proprietari chiamati MTIA, con un ritmo di sviluppo di un chip ogni sei mesi, molto più veloce rispetto ai tempi normali del settore. Il più potente di questi chip, nome in codice Astrid, raggiungerà una potenza di 10 petaflops e sarà disponibile su larga scala a inizio 2027.

    Si tratta di processori progettati specificamente per far funzionare intelligenze artificiali, costruiti in casa da Meta invece di comprarli da altri.

    Parallelamente, Meta sta stringendo accordi con tutti i principali produttori di chip: con NVIDIA ha siglato un’intesa per milioni di processori grafici di ultima generazione, un affare stimato in decine di miliardi di dollari; con AMD ha firmato un accordo da 100 miliardi di dollari in cinque anni. Meta ha persino ottenuto l’accesso ai chip di Google, la prima volta che Mountain View concede la propria tecnologia proprietaria a un cliente esterno su questa scala.

    A cosa servono tutti questi investimenti?

    Non a far girare modelli di intelligenza artificiale più grandi. Servono a far funzionare miliardi di agenti AI contemporaneamente, ciascuno con il proprio contesto, la propria memoria, le proprie autorizzazioni. Come ha dichiarato Zuckerberg durante la presentazione dei risultati finanziari di gennaio 2026: “Il 2026 sarà un anno importante per portare la superintelligenza personale a tutti” e “presto ogni azienda avrà la sua intelligenza artificiale, così come oggi ha un indirizzo email”.

    Come cambierà l’esperienza su Facebook, Instagram e WhatsApp con l’intelligenza artificiale

    La strategia di Meta sugli agenti AI si sviluppa su tre livelli. Al primo livello c’è Meta AI, l’assistente personale già integrato su Facebook, Instagram, Messenger, WhatsApp, gli occhiali Ray-Ban Meta e un’app dedicata. Oggi lo usano oltre 700 milioni di persone.

    Al secondo livello ci sono i Business AI, lanciati nell’ottobre 2025: assistenti personalizzabili che le aziende possono creare senza saper programmare. Funzionano come commessi virtuali sempre disponibili, l’azienda carica il catalogo prodotti e le informazioni sul proprio sito, e l’assistente risponde ai clienti nelle pubblicità su Facebook e Instagram, nelle chat di WhatsApp e Messenger.

    Qual è il terzo livello, quello potrà diventare realtà in seguito all’acquisizione di Moltbook?

    Immaginiamo un futuro dove il vostro assistente AI personale e quello di un’azienda parlano direttamente tra loro. Il vostro agente conosce le vostre preferenze, il vostro budget, i vostri valori. L’agente dell’azienda conosce i prodotti disponibili, le promozioni, le condizioni di vendita. I due si incontrano, negoziano, e vi propongono un’offerta già su misura per voi. Niente più pubblicità generiche, niente più tempo perso a cercare: gli agenti fanno tutto al posto vostro.

    Restando all’interno di questa immaginazione, va segnalata l’intervista dell’aprile 2025, quando Zuckerberg ha descritto questa trasformazione in modo molto concreto: “Oggi la maggior parte del tempo passato su Facebook e Instagram è dedicata ai video. Tra cinque anni sarà interattivo. Scorrerete il feed e troverete contenuti che sembrano video normali, ma potrete parlarci, interagire, e loro vi risponderanno”.

    Il modello pubblicitario del futuro di Meta potrebbe non richiedere più di convincere direttamente gli esseri umani. Saranno gli agenti a negoziare tra loro. E Meta si posiziona come il sistema che decide quali agenti parlano con altri, in quale ordine e secondo quali regole.

    La corsa globale agli agenti AI: OpenAI, Google, Anthropic e il fattore Cina

    Meta, lo sappiamo, non è sola in questa corsa. I cinque colossi tecnologici americani prevedono complessivamente, come ha riportato Bloomberg, circa 660-690 miliardi di dollari di investimenti nel 2026.

    OpenAI ha lanciato il suo agente ChatGPT a luglio dello scorso anno, e rivisto a febbraio 2026, e sta costruendo un progetto – Stargate – da 500 miliardi di dollari insieme a SoftBank e Oracle.

    Google punta sull’integrazione con i propri servizi e su un accordo con Apple per portare Gemini dentro Siri, raggiungendo potenzialmente due miliardi di dispositivi.

    Anthropic sta emergendo come riferimento per le aziende, mentre Microsoft gioca la carta della distribuzione con Copilot, alimentato proprio dall’intelligenza artificiale di Anthropic nonostante i 13 miliardi investiti in OpenAI.

    La strategia IA di Zuckerberg: da Manus a Moltbook

    L’acquisizione di Moltbook non è, quindi, un evento isolato. A dicembre 2025 Meta aveva già acquisito Manus, una startup di Singapore specializzata in agenti AI capaci di eseguire compiti in autonomia, con oltre 100 milioni di dollari di ricavi. L’operazione è stata stimata in oltre 2 miliardi di dollari. Se Manus fornisce il motore che fa funzionare gli agenti, Moltbook fornisce l’anagrafe che permette loro di riconoscersi e coordinarsi.

    Cosa sta costruendo Meta con tutti questi investimenti?

    I chip proprietari MTIA forniscono la potenza di calcolo. I data center da oltre 50 milioni di metri quadrati forniscono lo spazio fisico. Il progetto Hyperion in Louisiana, un’area grande quattro volte Central Park con un investimento di 27 miliardi di dollari, fornisce l’energia necessaria, potenzialmente fino a 5 gigawatt. I modelli di linguaggio Llama forniscono l’intelligenza. Manus fornisce la capacità di eseguire compiti. Moltbook fornisce il modo per far parlare tutti questi agenti tra loro. E i 3,5 miliardi di utenti giornalieri di Facebook, Instagram e WhatsApp forniscono la distribuzione.

    Meta sta costruendo tutti i pezzi necessari per diventare il sistema operativo del web degli agenti AI: i modelli con Llama, il motore con Manus, l’anagrafe con Moltbook, i chip con MTIA, l’energia con Hyperion, la distribuzione con 3,5 miliardi di utenti.

    Resta da vedere se questa scommessa da centinaia di miliardi produrrà i risultati sperati.

    Meta non ha ancora un agente dedicato paragonabile a quelli di OpenAI o Anthropic, e il divario sui prodotti finiti esiste ancora. Ma la combinazione di infrastruttura proprietaria, tecnologia aperta con Llama e una base di utenti senza pari potrebbe rendere le piattaforme di Zuckerberg il luogo naturale dove gli agenti AI vivono, lavorano e spendono.

    Non per noi, ma per conto nostro.

  • L’UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp

    L’UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp

    La Commissione UE contesta a Meta l’esclusione dei chatbot AI concorrenti da WhatsApp e prepara misure provvisorie per evitare danni irreparabili al mercato degli assistenti di intelligenza artificiale in UE.

    La Commissione Europea ha inviato oggi, 9 febbraio 2026, una comunicazione formale a Meta Platforms, contestando formalmente la violazione delle norme antitrust dell’Unione Europea.

    Al centro della vicenda c’è la decisione di Meta di escludere da WhatsApp tutti gli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti di Meta AI, il proprio servizio proprietario.

    Con questa comunicazione, la Commissione intende imporre misure provvisorie per evitare quelli che definisce “danni gravi e irreparabili al mercato”.

    Ma come si è arrivati fin qui? Per capirlo bisogna fare un passo indietro di qualche mese.

    Cosa ha fatto Meta e perché l’UE si è mossa

    Nell’ottobre 2025, Meta ha annunciato un aggiornamento dei termini della WhatsApp Business Solution, il sistema attraverso cui le aziende comunicano con i propri clienti sulla piattaforma di messaggistica.

    La modifica, in sostanza, ha introdotto un divieto per i fornitori di intelligenza artificiale di utilizzare le API di WhatsApp Business quando l’AI rappresenta il servizio principale offerto.

    Per le imprese già presenti sulla piattaforma, la nuova regola è diventata pienamente operativa dal 15 gennaio 2026. Per i nuovi ingressi, il divieto era già in vigore dal 15 ottobre 2025.

    Il risultato concreto è che dal 15 gennaio 2026 l’unico assistente AI disponibile su WhatsApp nello Spazio economico europeo è Meta AI.

    Servizi come ChatGPT di OpenAI, Copilot di Microsoft, Perplexity e la startup spagnola Luzia, che conta oltre 85 milioni di utenti a livello globale, si sono trovati esclusi dal canale.

    E qui sta il punto critico rilevato dalla Commissione, perché l’azienda non ha vietato ogni forma di AI sulla piattaforma. Le imprese possono ancora usare strumenti di intelligenza artificiale per funzioni di supporto, come l’assistenza clienti automatizzata.

    Ciò che è stato eliminato è la possibilità per i chatbot generalisti di terze parti di raggiungere gli utenti attraverso WhatsApp.

    L'UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp
    L’UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp

    La posizione della Commissione Europea

    Nella comunicazione a Meta, la Commissione ha espresso la propria opinione preliminare secondo cui la condotta dell’azienda sembra, a prima vista, come ricordato in apertura, violare le norme antitrust dell’UE.

    Bruxelles ha concluso in via preliminare che è probabile che Meta occupi una posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione per consumatori nello Spazio economico europeo, in particolare tramite WhatsApp. Una piattaforma che conta oltre 2 miliardi di utenti a livello globale e che solo in Italia raggiunge circa 37 milioni di utenti attivi mensili, pari a circa il 90% della popolazione connessa.

    La Commissione ritiene che WhatsApp rappresenti in questa fase “un importante punto di ingresso” per consentire agli assistenti AI generici di raggiungere i consumatori. E la condotta di Meta, sempre secondo la Commissione, “rischia di innalzare barriere all’ingresso e all’espansione, e di marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli sul mercato degli assistenti di intelligenza artificiale generici“.

    La vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, responsabile della Concorrenza, ha dichiarato che non si può permettere alle grandi aziende tecnologiche “di sfruttare illegalmente la propria posizione dominante per ottenere un vantaggio sleale” e che i mercati dell’AI si stanno sviluppando a ritmo accelerato, motivo per cui anche l’azione regolatoria deve essere altrettanto rapida.

    Misure provvisorie e il precedente italiano

    La Commissione intende imporre misure provvisorie che obbligherebbero Meta a mantenere l’accesso degli assistenti AI di terze parti a WhatsApp alle condizioni precedenti la modifica contrattuale dell’ottobre 2025, e quindi a ripristinare lo status quo ante mentre l’indagine prosegue.

    Si tratta di uno strumento che l’esecutivo comunitario può adottare d’ufficio a indagine in corso, a titolo precauzionale. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle obiezioni della Commissione e di chiedere un confronto.

    Se al termine di questa fase i servizi dell’esecutivo dovessero concludere che sussistono le condizioni necessarie, la Commissione UE potrà adottare una decisione vincolante.

    Va detto che l’Italia ha giocato d’anticipo su questa vicenda.

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva già avviato un’istruttoria a luglio 2025 per possibile abuso di posizione dominante legato alla pre-installazione di Meta AI su WhatsApp. A novembre 2025 l’indagine è stata ampliata per includere i nuovi termini contrattuali e, il 22 dicembre 2025, l’AGCM ha imposto a Meta misure cautelari, ordinando la sospensione immediata dei WhatsApp Business Solution Terms sul territorio italiano.

    Non a caso, l’indagine formale della Commissione Europea copre l’intero Spazio economico europeo a eccezione dell’Italia, proprio per evitare sovrapposizioni con il procedimento nazionale. Le due autorità stanno lavorando in coordinamento.

    L'UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp
    L’UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp

    La posizione di Meta

    Meta ha respinto le contestazioni in modo deciso. Un portavoce dell’azienda ha affermato che non esiste motivo per l’intervento dell’UE, perché le opzioni per accedere ai servizi AI sono numerose: app store, sistemi operativi, siti web, partnership industriali.

    La logica della Commissione, secondo Meta, “presuppone erroneamente che la WhatsApp Business API sia un canale di distribuzione chiave per questi chatbot”.

    Già a dicembre, in risposta all’intervento dell’Antitrust italiano, WhatsApp aveva definito la decisione “fondamentalmente viziata, sostenendo che la propria API non è stata progettata per supportare la distribuzione di chatbot AI di terze parti e che l’emergere di questi servizi sulle Business API aveva messo sotto pressione sistemi non concepiti per tale utilizzo.

    Una vicenda che riguarda i confini della IA

    Quello che si sta delineando tra Bruxelles e Meta va oltre la singola disputa commerciale. Si tratta di un caso che definirà i confini entro cui le grandi piattaforme digitali potranno integrare i propri servizi di intelligenza artificiale nei propri ecosistemi, senza escludere la concorrenza.

    Il mercato dell’AI generativa nell’Unione Europea, secondo i dati citati dall’AGCM, valeva circa 4,4 miliardi di dollari nel 2024, è cresciuto a 7,3 miliardi nel 2025 e si stima possa raggiungere gli 11,7 miliardi nel 2026.

    Siamo ancora in una fase iniziale, ma la velocità di crescita è tale che le scelte regolatorie compiute oggi avranno effetti strutturali nel medio e lungo periodo.

    Può una piattaforma di messaggistica con oltre 2 miliardi di utenti, che viene utilizzata quotidianamente per comunicazioni personali e professionali, trasformarsi in un canale di distribuzione esclusivo per il servizio AI del suo proprietario?

    Secondo la Commissione Europea e l’Antitrust italiano la risposta è no, perché una scelta del genere rischia di cristallizzare il mercato attorno a pochi operatori dominanti prima ancora che la competizione possa dispiegarsi sui meriti.

    Potrebbe essere un precedente per tutto il settore IA

    Se il provvedimento dovesse essere confermato, si consoliderebbe un precedente rilevante per l’intero ecosistema digitale europeo.

    La competizione nei mercati dell’intelligenza artificiale non potrà più essere condotta sfruttando asimmetrie di accesso agli utenti e ai dati, ma dovrà fondarsi sulla qualità dei servizi offerti.

    Un principio che, se affermato, contribuirebbe a mantenere aperti e contendibili mercati che, senza intervento, rischiano di chiudersi rapidamente.

    In caso di violazione accertata delle norme antitrust, Meta rischia una sanzione fino al 10% del fatturato annuo globale. Stiamo parlando di una cifra che si aggira attorno ai 20 miliardi di euro, sarebbe quindi la multa più alta mai comminata. E, inoltre, finirebbe per rendere ancora più aspre le relazioni Usa-UE di quanto non lo siano oggi.

    Ma al di là delle cifre, la posta in gioco è il modello stesso di regolazione della concorrenza nell’era dell’intelligenza artificiale. E l’UE, ancora una volta, si propone come il regolatore di riferimento.

  • Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    I numeri del Q3 di Meta mostrano come la società di Zuckerberg sia ormai orientata verso l’intelligenza artificiale. Anzi, verso la superintelligenza: investimenti e infrastrutture puntano a un’intelligenza superiore firmata Meta.

    Questo è quel periodo dell’anno in cui molte aziende quotate fanno un po’ di conti sull’andamento delle piattaforme digitali. apparentemente sono dati che danno noia, numeri finanziari, dati su guadagni e altro. In realtà, in questo preciso momento, sono dati che ci dicono in che direzione stanno procedendo le aziende.

    E vediamo insieme come è andato il terzo trimestre per Meta, la società di Mark Zuckerberg che in questi mesi ha virato completamente sulla IA. Pertanto, il Metaverso, mai del tutto avviato, è già un lontano ricordo.

    Dunque, Meta ha presentato i risultati del terzo trimestre nella giornata del 29 ottobre 2025. I numeri confermano l’assoluto dominio pubblicitario e una visione che guarda ormai sempre più lontano, ossia alla superintelligenza. Ma dietro questa narrazione di successo si nascondono scelte strategiche che ridisegnano il futuro non solo di Meta, ma dell’intero ecosistema tecnologico.

    Partiamo dai dati che contano davvero.

    Le piattaforme Meta, dominio incontrastato

    Quando si parla di Meta nel 2025, non possiamo parlare solo di Facebook. Ormai lo abbiamo imparato bene, stiamo parlando di un ecosistema di comunicazione globale che tocca quotidianamente la quasi totalità del pianeta.

    Nel Q3 2025 (terza trimestrale dell’anno), Meta ha raggiunto 3.54 miliardi di persone che usano almeno una delle sue app ogni giorno. Giusto per comprendere meglio, con tutti i limiti del caso. Ad oggi, la popolazione mondiale è di circa 8.1 miliardi; escludendo 1.4 miliardi di cinesi (dove Meta è bandita), questo significa che Meta raggiunge quasi il 50% della popolazione mondiale accessibile ogni singolo giorno.

    Resta ancora oggi uno dei fenomeni più straordinari della storia della comunicazione, e assume un altro contorno da questo punto di vista.

    Questo numero è cresciuto dell’8% anno su anno. Non è più una crescita esplosiva come avveniva un tempo, a questi livelli di scala, la crescita è per forza moderata. Ma è consistente e significa che nonostante la saturazione in molti mercati sviluppati, Meta continua ad aggiungere centinaia di milioni di nuovi utenti ogni anno.

    Vediamo i dati per ogni singola piattaforma, perché i numeri disaggregati rivelano dinamiche diverse.

    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza
    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    Instagram, il traguardo dei 3 miliardi di utenti

    Come avevamo già anticipato il mese scorso, Instagram ha raggiunto il traguardo fondamentale in questo Q3 2025, ossia i 3 miliardi di utenti attivi. Significa che Instagram da sola ha più utenti mensili di quanti vivono nella metà della popolazione mondiale.

    Facebook rimane il valore più grande in termini assoluti, ma Instagram rappresenta il vettore di crescita e, soprattutto, il laboratorio dove Meta sperimenta i formati che definiranno il futuro delle piattaforme digitali. I Reels, i video brevi, costituiscono il 50% di tutto il tempo trascorso su Instagram. Il 50%!

    Gli utenti condividono 3.5 miliardi di Reels ogni giorno tra Facebook e Instagram.

    Questo è il modo con cui Meta sta cercando di contrastare TikTok. Vale a dire attraverso l’integrazione del formato video breve nel DNA delle sue piattaforme. È strategia operativa che sta pagando.

    Threads: da esperimento a piattaforma solida

    Threads, possiamo dirlo, ha rappresentato una delle scommesse più importanti di Meta negli ultimi anni. E cioè, creare un’alternativa a X (Twitter) sfruttando la base di utenti di Instagram.

    Nel Q3 2025, Threads ha superato i 150 milioni di utenti attivi giornalieri. Un dato, questo, che evidenzia come Threads sia passato dall’essere percepito come una curiosità a una piattaforma che genera engagement reale e misurabile.

    Il tempo speso su Threads è aumentato del 10% nel Q3, guidato dl alcune modifiche apportate agli algoritmi di raccomandazione. Modifiche che in questo trimestre hanno generato aumento del 10% nel tempo che gli utenti trascorrono su Threads.

    Più importante ancora: Meta ha iniziato a monetizzare Threads globalmente. Gli annunci sono ora presenti nel Feed su Threads a livello mondiale, e Meta gradualmente iniziando a inserire annuncia sulla piattaforma dopo aver consolidato l’utilizzo da parte degli utenti. Questo è un po’ la modalità d’azione che Meta ha perfezionato negli ultimi 10 anni.

    Facebook e WhatsApp: le rocce di Meta

    Facebook rimane, indiscutibilmente, il pilastro, con circa 2.11 miliardi di utenti attivi giornalieri. Molti ne dichiarano la fine, ma i numeri dicono altro. Quello che è realmente accaduto è che il suo ruolo è cambiato, lo abbiamo ricordato anche qui tante volte.

    Ma Facebook resta il motore della raccomandazione algoritmica e il luogo dove le persone si connettono con i loro networks più vicini.

    WhatsApp, con i suoi 2 miliardi di utenti attivi mensili, rimane l’app di messaggistica che connette il mondo. Pochi riconoscono quanto sia importante WhatsApp nella strategia di Meta, ma è qui che Meta sta costruendo il prossimo strumento di monetizzazione

    Infatti, Meta sta vedendo una risposta positiva dai suoi annunci click-to-message, che permettono agli utenti di contattare i negozi direttamente da WhatsApp. I test sono ormai avviati in zone dove WhatsApp è molto usato come il Brasile.

    Meta e i dati finanziati del Q3 2025

    Meta ha generato 51.24 miliardi di dollari di entrate nel Q3 2025, superando le aspettative di Wall Street (+26% anno su anno). È la più alta crescita di revenue dal Q1 2024.

    Il dato finanziario ci dice che Meta non è solo un’azienda grande e globale, ma sta accelerando. In un periodo dove molte tech company vedono decelerazioni, Meta continua a crescere doppia cifra. Perché? Principalmente per due ragioni: IA e video.

    L’AI sta migliorando i sistemi di ranking pubblicitario in modo evidente. Il dato annuale degli strumenti pubblicitari completamente potenziato da IA ha superato i 60 miliardi di dollari. Questo significa che più di un settimo di tutte le entrate pubblicitarie di Meta viene generato attraverso sistemi interamente automatizzati e intelligenti.

    Ad esempio, il sistema Lattice (l’architettura di modello unificato di Meta) ha ridotto il numero di modelli specializzati da circa 100 a una manciata di grandi modelli generalizzabili.

    Nel Q3, il sistema Lattice è stato applicato alle campagne pubblicitarie per app, generando miglioramenti del 3% nelle conversioni. Meno codice specializzato, migliori risultati.

    Le impressions pubblicitarie sono aumentate del 14%, il prezzo medio per annuncio del 10%. Entrambi i driver stanno funzionando.

    Ma il profitto netto è crollato dell’83%

    Questo numero merita un chiarimento. Meta ha dovuto affrontare una tassa straordinaria, una tantum, di 15.93 miliardi di dollari a causa dell’implementazione del “One Big Beautiful Bill Act” del Presidente Trump, che ha modificato il trattamento fiscale dei crediti differiti.

    Escludendo questa situazione fiscale, il profitto netto sarebbe stato di 18.64 miliardi di dollari (+19% anno su anno) e l’EPS di 7.25 miliardi di dollari, superando le stime di Wall Street di 6.71 miliardi di dollari.

    L’aliquota fiscale effettiva nel Q4 dovrebbe tornare al 12-15%, il che significa che il 2026 vedrà riduzioni significative nei pagamenti fiscali federali USA di Meta.

    In pratica, il crollo del profitto è dovuto alla nuova legge voluta da Trump.

    Ray-Ban, la rivoluzione non è ancora iniziata

    Se c’è una storia che rivedremo molte volte nei prossimi 5 anni, è quella dei Ray-Ban smart glasses di Meta.

    Nel Q3 2025, EssilorLuxottica – il colosso mondiale dell’ottica che produce i Ray-Ban – ha riportato che la partnership con Meta ha generato più di 4 punti percentuali della sua crescita di profitti del 11.7%, portando il profitto totale a 6.9 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) nel trimestre.

    In sostanza, mentre molte aziende di hardware lottano per trovare prodotti che la gente voglia realmente comprare, Meta ha creato un accessorio che le persone indossano di fatto ogni giorno.

    I Ray-Ban Meta smart glasses hanno già venduto 2 milioni di unità dal loro lancio nell’ottobre 2023. “La domanda” – come ha detto Zuckerberg – “continua a superare la nostra capacità di produzione”.

    EssilorLuxottica ha accelerato la produzione e ora punta a raggiungere 10 milioni di unità l’anno prima del previsto. Quindi non nel 2026, ma prima.

    Il portfolio attuale include il Ray-Ban Meta Gen 2, l’Oakley Meta HSTN (lanciato a giugno), e il flagship del momento: il Meta Ray-Ban Display, i primi Ray-Ban realmente smart con uno schermo integrato e controllabili tramite un braccialetto intelligente.

    La domanda a questo punto sorge spontanea: se i Ray-Ban smart vanno così bene, perché Reality Labs continua a perdere miliardi?

    La risposta rivela la vera natura della strategia di Meta nell’hardware.

    Meta IA superintelligenza 2025
    Mark Zuckerberg – CEO Meta

    Reality Labs: 70 miliardi di dollari di perdite

    Reality Labs – la divisione di Meta dedicata a VR, AR e hardware intelligente – ha registrato un perdita operativa di 4.4 miliardi di dollari nel Q3 2025, generando al contempo 470 milioni di dollari in profitti.

    Dall’avvio del suo progetto VR/AR nel tardo 2020, Reality Labs ha accumulato oltre 70 miliardi di dollari in perdite cumulative.

    Queste perdite non vengono raccontate pubblicamente con il dovuto peso. Stiamo parlando di 70 miliardi di dollari, una somma gigantesca.

    Eppure, i numeri raccontano una storia più sfumata di quella che potrebbe suggerire la narrazione che si vuole far passare.

    Nel Q3, Reality Labs ha perso solo 4.4 miliardi di dollari contro attese di Wall Street di 5.1 miliardi di dollari. I Ray-Ban smart glasses – il segmento crescente – stanno compensando parzialmente le perdite dei visori Meta Quest. Numeri dati in calo in quanto non ci sono nuovi modelli per il 2025.

    Zuckerberg ha assicurato gli investitori che Ray-Ban smart glasses “sarà un investimento molto proficuo” nel tempo. Il modello di business che Meta sta costruendo è noto: hardware a prezzi competitivi per acquisire utenti, monetizzazione attraverso servizi, app e commerce a lungo termine.

    Meta AI: 600 milioni di utenti mensili

    Qui la storia si fa più interessante.

    Meta AI – l’assistente intelligente di Meta disponibile su WhatsApp, Facebook, Instagram – ha raggiunto quasi 600 milioni di utenti attivi mensili. È sulla strada per diventare uno degli assistenti IA più usati al mondo entro la fine dell’anno.

    Fermiamoci un attimo. OpenAI ha costruito ChatGPT come un prodotto standalone, accessibile via web browser. Meta, invece, ha integrato Meta AI direttamente nelle app che 3.5 miliardi di persone usano ogni giorno.

    In sostanza Meta ha valorizzato il suo vantaggio strutturale, permettendo l’accesso alla IA a centinaia di milioni di persone.

    I dati di adozione di Meta AI mostrano segnali positivi per l’azienda. Quando Meta migliora i modelli sottostanti, l’utilizzo dei servizi aumenta. In sostanza, al momento Meta AI non è più ritenuto un gadget o un giocattolo, ma uno strumento attivo.

    Da specificare che questo può valere in Usa ma meno in Italia.

    Sul tema della monetizzazione, Meta rimane ancora nella fase di rilascio e ottimizzazione. Secondo Zuckerberg ci sono “segnali incoraggianti”.

    Meta si appresta a mettere in pratica modelli di monetizzazione già rodati anche per Meta AI, anche se nulla è ancora implementato su larga scala.

    Meta AI è ora disponibile sui Ray-Ban smart glasses in Francia, Italia, Irlanda e Spagna.

    Llama: 650 Milioni di download

    Mentre OpenAI sviluppa ChatGPT come strumento IA proprietario, Meta ha scelto una strategia diversa, ossia Llama.

    Llama ha raggiunto 650 milioni di download nel 2025, il doppio rispetto a tre mesi prima. Llama 4 – la versione più recente rilasciata ad aprile 2025 – include tre modelli: Scout (17 miliardi parametri attivi), Maverick (17 miliardi parametri attivi, 400B totali), e Behemoth (non ancora rilasciato, 288 miliardi attivi, 2T totali).

    Questi numeri significano poco per chi non lavora con i modelli, ma per chi li lavora significano che Llama è diventato uno standard aperto nel quale costruire e generare. Ogni volta che uno sviluppatore sceglie Llama invece di Gemini di Google o Claude di Anthropic, Meta ha sicuramente portato a casa un risultato significativo.

    Meta ha lanciato il programma “Llama for Startups” nel 2025, offrendo fino a 36 mila dollari in rimborsi per i costi claud per sei mesi alle startup che usano Llama.

    Inoltre, Meta ha accordi di revenue sharing con i provider che ospitano Llama – inclusi AWS, Google Cloud, Azure. Questo significa che Meta genera guadagni diretti dal Llama stesso, non solo indirettamente attraverso i prodotti che lo usano internamente.

    Quindi, mentre OpenAI monetizza ChatGPT direttamente con abbonamenti mensili, Meta sta costruendo l’infrastruttura IA sulla quale tutti gli altri costruiscono.

    Un po’ come il modello di Intel negli anni ’90: non sei interessato a cosa i PC fanno, sei interessato a cosa fa il chip dentro il PC.

    Meta e gli investimenti in IA

    Tutti questi progressi – AI glasses, Meta AI, Llama – hanno un costo.

    Nel Q3 2025, Meta ha speso 19.4 miliardi di dollari in capital expenditure (CapEx), (spesa in conto capitale) principalmente server, data center e network infrastrutturale.

    Per l’anno 2025, Meta ha aumentato le sue previsioni di spesa in infrastruttura a 70-72 miliardi di dollari.

    Wall Street attualmente si aspetta che Meta spenda 98 miliardi di dollari in CapEx nel 2026. Quasi come il doppio della spesa rispetto al 2025.

    Cosa sta costruendo Meta con questi soldi? I “titan clusters”, ossia data center IA massivi.

    Il primo, Prometheus, situato in Ohio, sarà attivo nel 2026 e ospiterà almeno un gigawatt di potenza di calcolo. Il successivo, Hyperion, scala fino a cinque gigawatt.

    Per intenderci, un gigawatt è la potenza che consuma una città di 750.000 persone. Meta sta costruendo data center della dimensione di una città.

    Sul fronte delle spese operative, Meta ha elevato la sua proiezione per le spese totali 2025 di altri 2 miliardi di dollari, portandole a 116-118 miliardi di dollari, una crescita del 20-24% anno su anno.

    Per il 2026, Meta si aspetta che le spese cresceranno a un tasso “significativamente più veloce”, guidato da costi di infrastruttura e compensazione per la IA.

    Meta sta anche assumendo in maniera aggressiva. L’organico è cresciuto dell’8% anno su anno a 78.450 dipendenti. Questo dopo i licenziamenti che hanno fatto molto discutere. Meta sta riassumendo specificamente talenti per l’intelligenza artificiale.

    Meta e la superintelligenza

    Perché Meta sta spendendo quasi 100 miliardi di dollari in CapEx in un anno? La risposta è in una sola parola, ed è: superintelligenza.

    Mark Zuckerberg ha riposizionato l’intera strategia di Meta attorno a questo concetto.

    Non è più “il metaverso” (il framing precedente). Ma si va nella direzione della “personal superintelligence”. Vale a dire, l’idea che l’IA dovrebbe aiutare ogni persona individuale a vivere la propria vita al meglio, principalmente attraverso occhiali intelligenti e visori di realtà virtuale.

    Meta ha creato “Meta Superintelligence Labs” (MSL), un team dedicato a costruire i prossimi modelli di frontiera. Zuckerberg ha detto che MSL è “un grande inizio” e che Meta “continua a guidare l’industria negli AI glasses.”

    Secondo Zuckerberg, Meta ha bisogno di “anticipare in modo aggressivo la capacità di costruzione” di una superintelligenza. Se la superintelligenza arriva prima, Meta sarà pronto per un “cambio di paradigma generazionale”.

    Se arriva dopo, Meta avrà comunque capacità computazionale che può usare per accelerare il suo core business (ads, video, ecc.). Nel peggiore dei casi, Meta rallenta la costruzione di infrastruttura e cresce lentamente all’interno di ciò che ha già costruito.

    È un po’ il pensiero che Jeff Bezos ha usato per Amazon Web Services: costruire capacità computazionale in eccesso anticipando la domanda futura. Un sistema che funziona se si riesce a indovinare la direzione. In caso contrario, si dilegua un capitale cospicuo.

    Meta sta chiaramente scommettendo di avere ragione.

    Meta e la direzione verso il futuro 

    I risultati di Meta Q3 2025 tracciamo una linea chiara verso il futuro.

    Meta in passato era principalmente un’azienda pubblicitaria che occasionalmente faceva sperimentava hardware e IA. Da oggi in poi, Meta vuole diventare l’infrastruttura sulla quale viene costruita l’IA del prossimo decennio.

    Il fatto che Meta sia contemporaneamente:

    • la piattaforma di comunicazione più grande del mondo (3.54 miliardi di utenti attivi al giorno)
    • la piattaforma video più grande della terra (3.5 miliardi Reels al giorno)
    • uno dei tre maggiori produttori di assistenti IA (600 milioni di utenti mensili di Meta AI)
    • lo standard open-source per i modelli IA (650 milioni download per Llama)
    • un produttore di hardware intelligente con crescita continua (vedi Ray-Ban)

    sottolinea che l’azienda di Zuckerberg sta costruendo un’infrastruttura più ampia sul come gli utenti comunicano, si connettono e accedono all’informazione e all’intelligenza artificiale.

    Meta è l’azienda che sta posizionando le proprie fondamenta sulla quale costruire modelli di comunicazione avanzati su larga scala.

    Nota finale: i numeri presentati qui provengono direttamente dai risultati ufficiali di Meta Q3 2025, rilasciati il 29 ottobre 2025. Meta continua a essere una delle aziende più importanti per capire dove sta andando la tecnologia nei prossimi cinque anni. Ignorare questi dati significa non comprende bene la direzione del futuro.

  • Meta AI usa i nostri dati e non si può disattivare, alcune considerazioni

    Meta AI usa i nostri dati e non si può disattivare, alcune considerazioni

    Meta AI è arrivata da poco in Italia. Ma ci sono due aspetti che vanno approfonditi: l’uso dei dati pubblici degli utenti e l’impossibilità di disattivare l’IA. In questo articolo provo a verificare le implicazioni, tra privacy, consenso. E anche un confronto con Grok di X.

    Come sapete, Meta AI è attivo anche in Italia da qualche giorno. È arrivato anche su WhatsApp, dove praticamente tutti gli utenti hanno visto questa iconcina circolare che, una volta attivata, risponde a delle domande e a dei problemi.

    Per cercare di chiarire il motivo di questa considerazione, che si basa essenzialmente su due elementi, provo ad essere un po’ più chiaro, per farvi entrare nella logica di ciò che dirò più tardi, soprattutto su questi due punti.

    Un assistente a tratti invadente

    Immaginiamo di essere in una grande stanza e di osservare ciò che accade, accompagnati da una persona che chiameremo il nostro assistente particolare.

    Quando abbiamo qualcosa da chiedere, ci rivolgiamo a questo assistente che risponde alle nostre domande in maniera molto precisa e dettagliata, offrendo anche la possibilità di approfondire successivamente.

    Intanto, continuiamo il nostro giro in questo palazzo osservando tutte le stanze: in ogni stanza c’è qualcosa che ci incuriosisce, e chiediamo al nostro assistente.

    Il problema è che questo assistente ci segue in continuazione, anche quando non lo interpelliamo: ci osserva, ascolta le nostre azioni, guarda con chi parliamo e ascolta cosa diciamo con le altre persone che incontriamo.

    Il problema sorge quando ci accorgiamo che questa presenza diventa, ad un certo punto, pesante e vorremmo mandarla via, ma non riusciamo a trovare un modo per farlo. Non c’è la possibilità, per così dire, di disattivarla.

    MetaAI usa i nostri dati e non si può disattivare, alcune considerazioni
    MetaAI usa i nostri dati e non si può disattivare, alcune considerazioni

    Il primo problema di Meta AI: l’uso dei dati pubblici

    Ed è qui che entro sul tema, cercando di spiegare i due elementi cardine che riguardano Meta AI (e non solo).

    Intanto, MetaAI è presente in Unione Europea dal 20 marzo, dopo aver – per così dire – migliorato la sua aderenza, la sua compliance, al GDPR.

    Il GDPR, questo regolamento sulla protezione dei dati entrato in vigore in Unione Europea nel 2018, ha rivoluzionato il modo in cui vengono gestiti i dati.

    Ebbene, ci sono due aspetti che meritano attenzione.

    Il primo è che, inizialmente, avevo creduto che Meta AI non usasse i nostri dati per allenare la sua intelligenza. In realtà, le cose sono diverse. Se provate a chiedere a MetaAI, su Facebook, Instagram o WhatsApp, se utilizza i vostri dati, la risposta standard è: “No, non utilizzo i dati“. Tuttavia, la realtà è più complessa.

    Meta AI usa i dati pubblici degli utenti

    Meta AI usa i dati pubblici degli utenti: per “dati pubblici” intendo i post, le immagini e i commenti resi visibili a tutti. Questo significa che, per evitare di dare in pasto i nostri contenuti all’intelligenza artificiale, bisognerebbe passare in modalità privata. Nella modalità privata l’IA non riuscirebbe a prelevare i dati che non vogliamo rendere pubblici.

    Questo approccio non va proprio nella direzione del GDPR, il cui fondamento è il consenso informato e la capacità di controllo da parte dell’utente all’interno delle piattaforme digitali.

    Cosa c’è all’interno del Privacy Center

    All’interno del Privacy Center non è ben spiegato se e come si debbano pubblicare i nostri contenuti. Meta non dà spazio a questo aspetto; il link di riferimento, che fornirò in calce al video, spiega che se non volete che MetaAI utilizzi i vostri dati, dovete passare in modalità privata. Questa soluzione, però, può essere valida per alcuni e meno per altri.

    Parliamo di consapevolezza: è importante che, da un lato, la piattaforma fornisca l’informazione corretta e, dall’altro, che ciascuno adotti l’atteggiamento giusto nella condivisione dei contenuti. Solo in questo modo possiamo essere consapevoli e responsabili dell’uso dei nostri dati.

    Secondo problema di Meta AI: non può essere disattivata

    Il secondo elemento, che cozza maggiormente con il GDPR, è il fatto che l’intelligenza artificiale non può essere disattivata. Non esiste un tasto o un’opzione che permetta all’utente di scegliere se utilizzare o meno l’IA.

    L’unica cosa possibile, in assenza di una modalità di disattivazione, è di non utilizzarla: di non interpellarla, di non fare in modo che possa entrare nelle vostre conversazioni. Ma l’IA si alimenta delle richieste (i cosiddetti prompt), dei risultati e delle risposte, continuando a prelevare dati.

    Da tutte le piattaforme – Instagram, Messenger, WhatsApp e Facebook – le risposte pubbliche attingono anche ai risultati pubblici, senza possibilità di disattivare l’IA. Questo ulteriore elemento non collima con il GDPR, perché non offre la possibilità di scegliere.

    Il confronto con Grok di X

    Se volessimo fare un paragone, ci riferiremmo a Grok di X (la piattaforma che prima era Twitter, di proprietà di Elon Musk). Grok, che è l’IA di X, funziona in maniera simile: è integrato nella piattaforma, usabile anche senza abbonamento (con alcune limitazioni) fino alla versione Premium+. Anche Grok, comunque, utilizza di default i dati pubblici degli utenti, non appena si attiva un account.

    L’unica azione possibile è quella di andare nelle impostazioni della privacy, nella sezione dedicata a Grok, e disattivare l’opzione di raccolta dati pubblici. Attenzione: se si effettua questa operazione, Grok continuerà a utilizzare i dati già condivisi, mentre solo i dati futuri non verranno più prelevati.

    Un ulteriore elemento è la possibilità di eliminare la cronologia delle conversazioni con l’IA. Pur essendo un aspetto leggermente più in linea con il GDPR, sul consenso informato rimane comparabile a MetaAI.

    In sintesi, stiamo parlando di due esperienze molto simili che, da un lato, permettono un minimo di controllo. Anche Grok suggerisce, come ultima ipotesi, di passare in modalità privata per evitare che i propri dati vengano prelevati. Tuttavia, questo comporta una significativa riduzione nella visibilità e nelle condivisioni dei propri contenuti.

    Grok (X) Meta AI
    Opt-out disponibile ✅ Sì ⚠️ Sì, ma difficile da trovare
    Disattivazione IA ✅ Parziale (nessuna interazione) ❌ No
    Consenso esplicito ❌ No ❌ No
    Trasparenza IA ⚠️ Media ❌ Bassa
    GDPR compliance 🟡 In dubbio, ma più avanzato 🔴 Più problematico

    La IA entra nelle piattaforme digitali per cambiarle 

    Quindi, si tratta di un passaggio inevitabile: l’intelligenza artificiale sta entrando nelle piattaforme digitali e, come già anticipato in un mio video precedente, questo cambierà radicalmente il nostro modo di interagire non solo con le piattaforme ma anche tra di noi.

    Le relazioni e le conversazioni tra utenti saranno inevitabilmente influenzate dall’uso dell’IA. Dobbiamo farlo in maniera informata e consapevole, sapendo se i nostri dati saranno dati in pasto all’intelligenza artificiale e avendo la possibilità di scegliere, in linea con il consenso informato richiesto dal GDPR.

    Il GDPR poggia la sua intera esistenza su questo principio: anche se non c’è un obbligo esplicito, la dichiarazione di consenso dovrebbe far parte dell’esperienza dell’utente, permettendogli di scegliere se concedere i propri dati.

     

    Questi sono, in sostanza, i due elementi che rendono Meta AI un caso particolare.

    Adesso bisognerà osservare se Meta intende, in questo scenario globale – complicato da aspetti geopolitici, finanziari e normativi – adeguarsi pienamente al regolamento europeo. Vedremo anche come reagirà l’Unione Europea a questi due punti critici, soprattutto considerando le tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti e l’eventuale questione dei dazi e della web tax che colpiranno le big tech.

    Non è uno scenario facile, e vedremo come evolveranno le cose. Ci interrogheremo se Meta AI diventerà più conforme al GDPR.

    Condividete le vostre esperienze e i vostri pensieri: se Meta AI è stata utilizzata, se eravate informati sull’uso dei vostri dati. Fatemelo sapere nei commenti.

     

  • Meta AI arriva anche in Italia, la IA cambia i social media

    Meta AI arriva anche in Italia, la IA cambia i social media

    Meta AI debutta in Europa e Italia, precisamente in 41 paesi. Integra le piattaforme Meta senza usare dati utenti, rispettando GDPR. Segna l’evoluzione dei social media verso ecosistemi più intelligenti. Le piattaforme digitali si evolvono.

    Meta AI arriva in Unione Europea, e quindi anche in Italia. L’annuncio, del 19 marzo 2025, segna l’ingresso ufficiale dell’intelligenza artificiale di Meta in UE, dopo oltre un anno di disponibilità negli Stati Uniti.

    Al momento, sarà attivo in 41 paesi, risponderà in italiano e si integrerà nelle piattaforme di Meta: Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger.

    Un lancio atteso, ma non privo di limitazioni, che riflette il rispetto delle norme europee sulla privacy e offre uno spunto per riflettere sulla trasformazione dei social media.

    Il modello di Meta AI distribuito in Europa non utilizza i dati degli utenti di Facebook e Instagram, una scelta obbligata per conformarsi al GDPR e all’AI Act, entrato di recente in vigore. Non permetterà la generazione di immagini né sfrutterà le conversazioni degli utenti per generare contenuti in risposta alle loro richieste.

    Meta AI arriva anche in Italia, la IA cambia i social media
    Meta AI arriva anche in Italia, la IA cambia i social media

    Si tratta di restrizioni che spiegano il ritardo nell’espansione europea. A giugno 2024, Meta aveva già pianificato il debutto di Meta AI in Unione Europea, ma le istituzioni, in particolare l’Autorità irlandese per la protezione dei dati, avevano imposto un fermo, richiedendo il rispetto di una serie di regole. Ora, dopo mesi di adeguamenti, l’assistente è pronto a operare.


    Come si usa Meta AI?

    Meta AI sarà accessibile in diversi modi all’interno delle piattaforme Meta:

    • Su Instagram e Messenger, l’AI potrà essere attivata nei messaggi diretti.
    • Nei gruppi WhatsApp, gli utenti potranno menzionare @MetaAI per porre domande e ricevere risposte contestualizzate.
    • Nei commenti su Facebook, Meta AI potrà essere interpellata per fornire approfondimenti.
    • Sul sito meta.ai, l’assistente sarà disponibile come chatbot.

    L’icona blu di Meta AI segnalerà chiaramente la sua presenza, e per attivarlo basterà digitare @MetaAI seguito da una richiesta.

    Gli esempi di utilizzo più comuni? Si potrà chiedere all’AI di fornire informazioni in tempo reale all’interno di conversazioni su WhatsApp o di intervenire in discussioni su Instagram e Facebook.


    Per attivarlo, comparirà un’icona blu nei messaggi di Instagram e nei gruppi WhatsApp, oppure basterà scrivere “@MetaAI” seguito da un prompt, una richiesta esplicita. L’intelligenza artificiale risponderà a domande o interverrà nelle conversazioni, come chiedere suggerimenti in un gruppo WhatsApp o fornire informazioni rapide su Instagram. Ogni contenuto generato da Meta AI sarà chiaramente identificato, in linea con le disposizioni dell’AI Act.

    Le piattaforme digitali cambiano con la IA

    Questa novità non è solo un aggiornamento tecnologico, ma la dimostrazione di un cambiamento profondo nelle piattaforme digitali. L’intelligenza artificiale non è più confinata a un algoritmo che decide cosa mostrare, il cosiddetto “algoritmo del proprietario”, che sempre più spesso privilegia i contenuti graditi alla piattaforma stessa, trascurando gli interessi reali degli utenti.

    Ora, l’AI diventa un elemento attivo nella generazione di contenuti all’interno delle conversazioni tra utenti. Meta AI alimenterà un’ulteriore chiusura degli spazi digitali, trattenendo gli utenti all’interno delle piattaforme con risposte immediate e personalizzate, rafforzando il fenomeno delle bolle informative.

    MetaAI e l’addio al fact-checking

    Il lancio di Meta AI coincide con un altro sviluppo significativo: Meta ha abbandonato il fact-checking tradizionale e sta testando, negli Stati Uniti, le Community Notes, un sistema che affida agli utenti la validazione delle informazioni nei post. Questo approccio arriverà anche in Italia e vedrà probabilmente un ruolo per l’intelligenza artificiale.

    In Europa, va precisato, le regole sulla privacy limiteranno l’impatto di queste innovazioni, mantenendo un equilibrio tra tecnologia e protezione dei dati.

    Le piattaforme digitali, con Meta AI, si trasformano in assistenti in tempo reale e motori di ricerca integrati. Gli utenti potranno interrogare l’AI senza uscire dalle app, un modello che espanderà il loro ruolo oltre la semplice comunicazione.


    Guarda il video


    In futuro, Meta AI potrebbe generare contenuti automatici, incluse immagini, come già accade fuori dall’Unione Europea.

    L’esempio di Grok su X

    Un esempio parallelo è X, dove Grok, l’AI di Elon Musk, interviene direttamente nelle conversazioni quando richiamato con “@Grok”, rispondendo su argomenti specifici. A differenza di Grok, che opera come un bot con una sezione dedicata e un’app stand-alone negli Stati Uniti, Meta AI si integra nativamente nelle conversazioni, un aspetto che sottolinea la direzione verso una presenza sempre più pervasiva dell’AI.

    Le piattaforme social media, con la IA da strumenti ad assistenti

    Questo cambiamento ridefinisce le piattaforme digitali, nate come strumenti per connettere gli utenti, ma ora sempre più orientate a diventare ecosistemi autonomi.

    Lo sviluppo di Meta AI in Italia dipenderà da come gli utenti lo accoglieranno: sarà un intervento minimo, senza impatto sulle conversazioni, o un elemento centrale nella loro evoluzione?

    Nei prossimi mesi, osserveremo come tutto questo si inserirà nel nostro contesto e quale percorso prenderà.

     

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