Tag: new york times

  • Attacchi hacker dal SEA. Venti di Guerra Tecnologica

    Attacchi hacker dal SEA. Venti di Guerra Tecnologica

    La notte scorsa, ora italiana, il sito del New York Times ha subito un pesante attacco hacker da parte del SEA, Syrian Electronic Army, un’organizzazione vicina al regime di Assad che ha come obiettivo quelli di diffondere messaggi vicini al regime attraverso azioni come quelle ancora in atto. Infatti il sito del prestigioso quotidiano è ancora offline. Ma nello stesso attacco sono stati hackerati l’account Twitter, @nytimes, e anche altri siti. Si prefigura una Guerra Tecnologica?

    L’attacco hacker che è stato sferrato questa notte ha davvero dell’eccezionale ed è strettamente collegato all’attualità politico-internazionale di questi giorni. A tal punto che si può davvero inquadrare l’episodio in un contesto di “Guerra Tecnologica“. Infatti, quello che nei primissimi minuti sembrava un nuovo blackout tecnologico, come quello avvenuto due settimane fa, sul sito del prestigioso quotidiano americano, il New York Times, invece era un attacco hacker vero e proprio. A firmare questo attacco era il SEA, Syrian Electronic Army, un organismo vicino al regime del presidente siriano Assad che non è nuovo nel compiere questo tipo di azioni, ma certamente  è la prima volta che sferra un attacco di così grandi dimensioni.

    Abbiamo usato la parola firma non a caso, in quanto effettuando una verifica via DomainTools si vedeva bene che i DNS facevano riferimento proprio al SEA ed era stata violato anche il servizio di posta elettronica.

    NYTimes.com 27 agosto SEA

    La notizia è stata diffusa da Eileen Murphy, vice presidente del reparto Corporate Communications del New York Times, attraverso Twitter:

    Ma il giornale ha comunque provveduto a diffondere le notizie su quanto stava accadendo attraverso la proprio pagina Facebook, informando i lettori e anche attraverso l’account @nytimes. Un attacco di questo genere è per il New York Times assolutamente vitale, in quanto colpisce il giornale direttamente sui suoi interessi. Per il NYTimes avere il sito offline significa perdere soldi e parecchi, essendo sospeso il servizio di paywall. Stiamo parlando di un sito che ha qualcosa come 30 milioni di visitatori unici per mese. Ma il giornale ha comunque continuato a diffondere le notizie, accessibili a tutti, e lo sta ancora facendo essendo il sito ancora offline, da questo link. E dopo le insinuazioni dei primi minuti, dopo poco arriva la conferma che a sferrare l’attacco è stato il SEA con questo tweet:

     

    Come potete notare, l’attacco ha riguardato anche l’edizione inglese di Huffington Post, allegando le immagini che dimostravano la violazione dei DNS. Ma anche il servizio di immagini di Twitter twimg.com è stato attaccato e lo è tuttora e la conferma arriva da Twitter:

    Twitter Status attacco SEA twimg com

    Ma come mai tutti questi siti attaccati quasi contemporaneamente? La risposta è che il SEA è riuscito a violare Melbourne IT, società australiana che serve l’hosting proprio a questi stessi siti. Quindi da qui il SEA è entrato andando effettivamente alla ricerca di quello che voleva, puntando alla violazione dei DNS sei siti in questione. E la violazione non è cosa da poco che può risolversi in poco tempo, infatti ne abbiamo la viva conferma.

    Ora la domanda è, ma come è possibile? Come può succedere che si possa sferrare un attacco di queste dimensioni. Senza dilungarci troppo sugli aspetti tecnici, la questione qui è in termini di sicurezza, ovviamente, ma anche in termini di qualità dell’attacco stesso. Per spiegarci meglio, il SEA prima di questo episodio, come dicevamo nel post di questa notte, si era fatto conoscere per altri attacchi simili, limitatamente alla violazione di account Twitter, con lo scopo di veicolare messaggi pro Assad e notizie assolutamente false, come quando violò l’account dell’Associated Press qualche mese fa diffondendo notizie di esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento del presidente Usa Obama.

    Adesso l’attacco è più sofisticato e mirato. A dimostrazione del fatto che ci si sta attrezzando anche ad una sorta di “Guerra Tecnologica“. E la situazione politico-internazionale di questi giorni, di fronte ad un ormai quasi certo attacco alla Siria promosso da Usa e Uk, in risposta all’uso di armi chimiche sulla popolazione da parte dell’esercito siriano, accentua e incendia la situazione.

    Bisognerà aspettarsi altri attacchi simili, se non più gravi? Si è attrezzati ad affrontare anche una minaccia di questo tipo?

    La nostra idea è che si altri attacchi ci saranno, ma allo stesso tempo si eleverà la guardia da questo punto di vista. Certo, in questi casi, è difficile definire con certezza le situazioni.

    E voi che ne pensate? Credere anche voi che ci troviamo di fronte ad un caso di “Guerra Tecnologica”?

    (l’immagine di copertina è di © lolloj su fotolia.com)

  • Il sito del New York Times è offline. Attacco hacker da parte del SEA?

    Il sito del New York Times è offline. Attacco hacker da parte del SEA?

    Da oltre un’ora il sito del New York Times è di nuovo off-line. A distanza di pochi giorni da un altro incidente simile, il sito del popolare quotidiano americano è di nuovo irrangiungibile. Però, va profilandosi l’ipotesi di un attacco hacker da parte del SEA, Syrian Electronic Army. Infatti il dominio adesso sembra appartenere proprio a questa sigla

    A distanza di pochi giorni dall’ultimo incidente che mise offline il sito del New York Times, il popolare e storico quotidiano americano, si ripete di nuovo la medesima situazione. Ma stavolta pare non si sia trattato di un incidente, ma invece va profilandosi col trascorrere dei minuti un attacco hacker da parte del SEA, Syrian Electronic Army, l’esercito tecnologico pro Assad.

    Il sospetto diventa più concreto quando si va a fare una banale verifica sulla registrazione del dominio nytimes.com. E da lì viene fuori quello che vedete nell’immagine in basso il dominio appare come se appartenesse proprio al SEA:

    NYTimes.com 27 agosto SEA

    E’ evidente che si tratti di un “attacco estermo” come lo hanno definito fonti del giornale ad una cronista di Bloomberg, Sarah Frier (@SarahFrier). Resta da chiarire se davvero dietro questo nuovo episodio ci sia davvero la mano del SEA e se fosse così potrebbe profilarsi una sorta di guerra tecnologica.

    L’episodio assume ancora più rilevanza proprio in quanto in queste ore il governo Usa insieme al governo Uk stanno organizzando un eventuale attacco militare in Siria, in risposta all’uso di gas nervino da parte del regime di Assad. La Comunità Internazionale mira ad un intervento in Siria che sia sotto il “cappello” dell’ONU. Mentre Usa e Uk puntano ad un attacco rapido e mirato, della durata massima di due giorni. E pare proprio che si vada in questa direzione.

    new york times attacco sea

    Intanto, come già accadde la volta scorsa,dalla fanpage del New York Times e l’account twitter @nytimes si contina a pubblicare le notizie. Anche in questo caso i social media svolgono un ruolo fondamentale nel cercare di mantenere un collegamento continuo coi propri lettori. Le notizie vengono pubblicate su questo link http://news.nytco.com/global/.

    Il SEA è un organismo “tecnologico” che si schiera a favore del regime di Assad e che è nato per pubblicare ondate di commenti a favore di Assad. I primi attacchi vennero effettuati su Facebook circa due anni fa. Ma si fa conoscere specie durante questi ultimi mesi dopo aver violato l’account di Reuters, in quel caso vennero diffuse notizie false sulla situazione siriana. Vittima è stata anche il sito di Al Jazeera e di recente è stato preso di mira, sempre su Twitter, l’account dell’Associated Press (AP), anche in quel caso diffondendo, come le esplosioni alla Casa Bianca con il conseguente ferimento del Presidente Obama.

    Ora, se fosse confermato, l’attacco al New York Times,  proprio in un momento davvero delicato per la situazione siriana, sembra prefigurare quelli che molti hanno già definito la “Guerra Tecnologica“. Vedremo quali saranno gli sviluppi.

     

  • #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    #HurricaneHackers, gli Hackers contro l’uragano Sandy

    Si è detto molto in queste ore in cui Sandy ha flagellato la costa orientale degli Usa, colpendo anche la città di New York, di come la rete nonostante le tante difficoltà abbia saputo “fare rete”. Un esempio su tutti è quello portato avanti dagli hackers che hanno messo a disposizione le loro competenze per aggirare i gravi disagi, sul web

    Uragano Sandy New York - New York TimesMentre scriviamo “il peggio è passato” come ha affermato il sindaco di New York, Blooomberg, ma Sandy ha fatto sentire tutta la sua forze causando gravi danni e facendo anche delle vittime, purtroppo, sarebbero 33 al momento. Ma la giornata è stata anche segnata dai tanti disagi registratisi sulla rete con siti come Huffington Post o Gizmodo oscurati completamente coi server messi fuori uso dalla potenza dell’uragano. E nonostante tutto l’informazione sul web non ha mai smesso di dare notizie su quello che stava accadendo. Twitter era un fiume in piena di notizie e comunque la rete è stata più forte dell’uragano. E lo testimonia Hurricane Hackers, un gruppo di hackers che si sono messi insieme condividendo informazioni e dati utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal web e quindi anche attraverso i canali social. Lo scopo di questo gruppo era quello di fornire informazioni per la messa in sicurezza e il ristoro per tutte quelle persone che si trovassero nei punti colpiti dal Frakenstorm. (altro…)

  • Disponibile anche in Italia Kindle Paperwhite su Amazon.it

    Disponibile anche in Italia Kindle Paperwhite su Amazon.it

    È arrivato Kindle Paperwhite: il più avanzato lettore di eBook mai realizzato al mondo, ora disponibile su Amazon.it. Schermo a inchiostro elettronico ad alta risoluzione, 62% di pixel in più, contrasto migliorato del 25%, luce integrata brevettata, batteria che dura fino a 8 settimane e un design ancora più leggero e sottile, a 129 €. Le spedizioni inizieranno il 22 Novembre

    Kindle PaperwhiteKindle è il lettore di ebook più venduto al mondo da ormai cinque anni e milioni di lettori lo usano già. Oggi, Amazon.it annuncia l’arrivo di Kindle Paperwhite, il più avanzato lettore di eBook mai prodotto. Kindle Paperwhite ha il 62% di pixel in più, un contrasto migliorato del 25%, una luce integrata nello schermo che permette di leggere in qualsiasi condizione di illuminazione, una batteria che dura fino a 8 settimane e un design ancora più leggero e sottile, il tutto a 129 €. Kindle Paperwhite Wi-Fi + 3G: il miglior dispositivo della famiglia Kindle, con connettività 3G integrata, consente di connettersi gratuitamente alle reti wireless, anche dove il WiFi non è disponibile; a 189 €. I nuovi Kindle Paperwhite e Kindle Paperwhite Wi-Fi + 3G sono disponibili in pre-ordine alla pagina www.amazon.it/kindlepaperwhite e le spedizioni inizieranno il 22 novembre. (altro…)

  • Twitter pronta per una IPO nel 2014

    Twitter pronta per una IPO nel 2014

    Un lungo articolo di ieri sul New York Times traccia un profilo di Dick Costolo, presentandolo come vera guida di Twitter sino a questo momento. Mentre i fondatori si dedicano altri progetti, Costolo, che ha un passato da attore, si avvia da solo verso quello che sarà il nuovo grande traguardo, cioè lanciare una offerta pubblica all’inizio del 2014

    Dick CostoloUn lungo articolo è apparso ieri sulla versione cartacea del New York Times, disponibile anche online, in cui viene tracciato il profilo di Dick Costolo, attuale CEO di Twitter, visto come la vera guida e mente fino a questo momento del popolare sito di micro-blogging. Mentre i fondatori, Jack Dorsey, da una parte, e Biz Stone e Evan Williams, dall’altra, si dedicano anche ad altri progetti, Costolo è l’unica figura al momento che rappresenta Twitter, colui che si comporta come se l’azienda l’avesse fondata lui. Questo il pensiero di Dorsey, detto sinteticamente. Pochi sapevano che Dick Costolo ha avuto un passato da attore comico, cabarettista, anche se si è sempre dedicato al web con suoi progetti. Ma nonostante tutto le sue intuizioni e le sue idee si sono dimostrate valide. E il prossimo step? Arrivare ad un’offerta pubblica agli inizi del 2014! (altro…)

  • Arianna Huffington al Digital Economy Forum

    Arianna Huffington al Digital Economy Forum

    Si trova in Italia in questi giorni per il lancio della versione italiana del popolare Huffington Post, partita oggi. Arianna Huffington sarà quindi presente domani al Digital Economy Forum, appuntamento dedicato all’informazione indipendente, per parlare di media, della loro indipendenza e della qualità di questi. Un appuntamento quindi da non perdere

    arianna-huffingtonE’ in Italia in questi giorni per il lancio della versione italiana di Huffington Post, partito oggi, il blog di informazione capace di battere colossi come il New York Times. Arianna Huffington, la fondatrice di questo vero fenomeno passato al Aol lo scorso anno per 300 milioni di dollari, oggi a capo di tutta la linea editoriale di Aol, partecipa domani pomeriggio alle 15 al DEF Media, il Digital Economy Forum riservato all’informazione indipendente, a Roma. Come lanciare un media indipendente, e accreditarsi tra le più autorevoli fonti di informazione online? Ma soprattutto, come farlo mantenendo alta la qualità dei servizi e facendo anche profitto? Questi i temi che saranno affrontati durante l’incontro. (altro…)

  • La CNN si appresta ad acquisire Mashable

    La CNN si appresta ad acquisire Mashable

    La notizia sta cominciando a girare sulla rete e ha come fonte Reuters direttamente dalla SXSW Conference di Austin, Texas. L’operazione di acquisto di Mashable da parte della CNN è già in uno stato avanzato di trattative e dovrebbe concludersi per una cifra intorno ai 200 milioni di dollari. L’annuncio forse già domani

    MashableLa possibile, ma col passare delle ore sempre più certa, acquisizione di Mashable da parte della CNN sta facendo il giro della rete e ovviamente fa e farà molto discutere. Mashable è senza dubbio il blog di Social Media e Tecnologia più letto di tutto il web e vanta 17 milioni di visitatori unici al mese. Per molti è una vero must per essere informati su ciò che accade sul web e attorno al web. La notizia è stata diffusa da Reuters attraverso il suo blogger Felix Salmon che sta seguendo la SXSW Conference ad Austin in Texas. Secondo Salmon la notizia gli è stata riferita da fonti interne alla CNN che preferiscono l’anonimato in quanto non autorizzate a parlare. Anche il New York Times riferisce dei rumors ma afferma che forse l’acquisizione potrebbe non avvenire. (altro…)

  • Webtrends scommette sul futuro e investe in ricerca e tecnologia

    Webtrends scommette sul futuro e investe in ricerca e tecnologia

    Prosegue nel 2012 la strategia di sviluppo di Webtrends, leader mondiale in Mobile, Sociale e Web Analytics, per rafforzare ulteriormente la propria leadership a livello mondiale. Il 2011 è stato per l’azienda un anno di grande crescita soprattutto per il servizio Optimize

    Webtrends - Mobile  Social and Web AnalyticsWebtrends è leader in Mobile, Social e Web Analytics e a chi ama conoscere dati e infografiche questo nome risulterà molto familiare.  L’azienda ha annunciato per il 2012 un piano di investimenti di 7 milioni di dollari in ambito ricerca e sviluppo, scelta che conferma l’impegno dell’azienda a favore dell’innovazione e dell’espansione della propria Intellectual Property (IP) in EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) e negli altri mercati. (altro…)

  • Il blog al tempo dei social media

    Un interessante articolo apparso sul New York Times mette in risalto il fatto che i giovani usano i blog sempre di meno usando molto di più twitter o facebook. E’ la fine dei blog?

    La fine dei Blog?
    La fine dei Blog?

    Se ne parla ormai da un pò di tempo del fatto che l’uso dei blog starebbe perdendo interesse tra i navigatori della rete, veicolando i propri pensieri, contributi, messaggi sul web attraverso i social media. Il microblogging, twitter per intenderci, ossia il concetto di mandare un messaggio in 140 caratteri, supera il concetto stesso del blog. Almeno così sembra e in questo articolo pubblicato sul sito e sulla versione cartacea del New York Times si mette in evidenza come i giovani desiderano raggiungere il proprio pubblico attraverso i social media, perchè sicuri che il loro messaggio, contenete video, foto, sia sicuramente visto.

    La Internet e American Life Project del Pew Research Center ha registrato che dal 2006 al 2009, il blogging tra i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni si è dimezzato, ora il 14 per cento dei bambini di quelle età che usano Internet hanno un blog. Nella fascia di età compresa tra i 18 e i 33 anni il blogging è sceso di due punti percentuali nel 2010 rispetto ai due anni precedenti.

    Politweets featured on The Huffington Post
    Image by jgarber via Flickr

    Molti di quelli che si definiscono ex-bloggers, dicono che hanno abbandonato il blogging perchè stufi di passare il tempo a scrivere lunghi post che poi nessuno avrebbe letto; altri invece dicono che non aveva più senso continuare perchè è più semplice mantanere rapporti coi propri contatti attraverso i social network. Ma non si corre il rischio di parlare di due cose differenti? O meglio, sarebbe anche interessante sapere, da questi ex-blogger, quale fosse il motivo per cui hanno aperto un blog, quale obiettivo si proponevano. Il problema di veicolare i propri messaggi esiste, ma va affrontato in maniera diversa. Non credo che Arianna Huffington nel creare il suo blog, The Huffington Post, non si sia posta il problema di come raggiungere il più vasto pubblico per comunicare le sue notizie. E vedi com’è finita. The Huffington Post è stato venduto ad AOL per 315 milioni di dollari, essendo diventato un vero e proprio sito di news online, con milioni di visitatori al giorno. Certo, chi vuole aprire un blof lo fa per svariati motivi, anche solo per il paicere di scrivere e non per la necessità di essere letti da milioni di persone. Va considerato anche questo.

    E’ vero che oggi per essere connessi col mondo non è necessario avere un blog, facebook e twitter mettono in condizione chiunque di poter comunicare col mondo intero. Ma come dice anche Elisa Camahort Page, co-fondatrice di BlogHer, un blog dedicato alle donne molto conosciuto negli Usa, il blog rimane il luogo più adatto per approfondire una discussione.

    Image representing Toni Schneider as depicted ...
    Image via CrunchBase

    In tutto questo, sembra che alcuni servizi che hanno cominciato ad offire per primi servizi di blogging, come Blogger o LiveJournal, stiano cominciando ad accusare questo cambiamento. Molti utenti di questi servizi sembrano preferire per esempio Tumblr perchè è più veloce per inserire contenuti senza necessariamente scrivere lunghi post e poi è anche comodo per l’inserimento di foto. Un servizio di blog come WordPress invece sembra non accusare alcuna crisi. Toni Schneider, amministratore delegato di Automattic, la società che commercializza il software di blogging WordPress, spiega che WordPress è per lo per i blogger più seri ed esperti, non per giovani principianti che poi abbandonano per i social network.

    Dal mio modo di vedere, facebook e twitter non sono diventati tutto ad un tratti nemici del blog. Anzi essi sono strumenti che aiutano il blogging, non lo uccidono. Molti blogger li usano per meglio diffondere i propri post, per coinvolgere un numero maggiore di lettori sul proprio blog. Cosa che faccio anch’io. Sono strumenti che si usano per attrarre più lettori possibili. Poi ognuno fa le considerazioni che crede, usando twitter e facebook piuttostoo che avere un blog. Ma molto risiede in quello che si vuole fare. Se voglio diffondere contenuti, video o foto, per avere un riscontro immediato, senza approfondimento, allora il blog non credo sia la scelta giusta. Se voglio creare una discussione, approfondire un argomento, parlare ad un pubblico di questa o quella tematica, o più semplicemente scrivere per il gusto di farlo, ecco che il blog rimane la scelta più adeguata e viva.

    Qualche mese fa avevo parlato in un altro articolo dell’enorme numero di blog presente nella rete, che in quell’occasione era di oltre 145 milioni. Oggi, secondo i dati sempre aggiornati da BlogPulse, i blog sono oltre 156 milioni con una crescita nelle ultime 24 ore di 75,450 blog.  Non mi sembra che siano pochini, no?

    E voi che ne pensate di questa discussione? Usate più un blog o i social network per veicolare i vostri contenuti? Fatemi sapere!