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  • Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Agcom ha approvato il primo Codice di condotta Influencer. Si pongono regole chiare, obblighi di trasparenza, tutela dei minori. Sono previste sanzioni fino a 600 mila euro per chi viola le norme.

    L’Agcom ha approvato il nuovo Codice di condotta Influencer. Si tratta di un passaggio importante nel panorama digitale italiano, per non dire atteso.

    L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di intervenire ponendo in essere regole precise per mettere ordine in un settore, quello degli influencer, cresciuto rapidamente, ma spesso percepito come poco trasparente.

    A quali influencer si rivolge il Codice Condotta

    Le nuove disposizioni riguarderanno specificamente quegli influencer che hanno una notevole capacità di coinvolgimento sulla propria community, identificati chiaramente da Agcom come coloro che superano i 500.000 follower; oppure raggiungono almeno un milione di visualizzazioni mensili su piattaforme social o di video sharing.

    La scelta di queste soglie evidenzia una chiara volontà di incidere direttamente sui soggetti più rilevanti, lasciando però aperta la discussione su cosa accadrà ai micro-influencer, spesso altrettanto incisivi ma esclusi, per ora, da questo primo intervento.

    Gli Influencer rilevanti, secondo il nuovo regolamento, avranno un termine di sei mesi per iscriversi a un apposito elenco ufficiale istituito proprio da Agcom. Un passaggio burocratico ma importante. Per la prima volta, infatti, si definisce in modo formale chi svolge effettivamente il ruolo di influencer e con quali responsabilità.

    Responsabilità è infatti la parola chiave del nuovo Codice.

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro
    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Gli Influencer e la Responsabilità

    Agcom equipara formalmente gli influencer più seguiti a emittenti televisive dal punto di vista editoriale. Un accostamento non casuale che implica precise responsabilità nei contenuti condivisi, dalla trasparenza pubblicitaria alla tutela dei minori, passando per il contrasto al linguaggio d’odio e il rispetto dei diritti d’autore.

    In sostanza, gli influencer non possono più considerarsi semplicemente creatori di contenuti liberi da vincoli editoriali. Al contrario, da oggi devono farsi carico di un ruolo attivo e consapevole nella comunicazione online.

    È un passaggio questo che è destinato ad avere un impatto sul settore. Soprattutto dopo i tanti casi degli ultimi anni che hanno portato a questo tipo di intervento.

    Codice condotta Influencer, sanzioni fino a 600 mila euro

    Le sanzioni previste in caso di violazioni non sono affatto trascurabili, con multe che possono raggiungere i 250.000 euro per le infrazioni generali e addirittura i 600.000 euro se vengono coinvolti i minori.

    Per ora l’accoglienza del provvedimento è stata contrastante. Se da un lato l’Unione Nazionale Consumatori ha apprezzato il Codice definendolo un progresso significativo nella lotta alla pubblicità occulta, il Codacons, invece, ha manifestato perplessità sulla soglia dei follower individuata dall’Agcom, ritenendola eccessivamente alta e quindi limitativa.

    Sono due modalità di pensiero che in questi giorni stanno emergendo sulle varie conversazioni sulle piattaforme.

    Al di là di quello che si pensa, è necessario sottolineare che questo è un passo necessario verso una maggiore maturità e consapevolezza del settore influencer in Italia. Un settore che in alcuni casi ha finito per creare situazioni al limite della correttezza professionale.

    Evidentemente, è un’opportunità per riaffermare il principio che essere Influencer, oggi,  comporta precise responsabilità, editoriali e sociali.

    Si apre ora una fase nuova nel nostro paese, che col senno di poi sarebbe dovuta iniziare già molto tempo prima.

    Ma sarà interessante osservare come influencer, brand e utenti reagiranno a questo cambiamento.

    SCHEDA

    Codice Influencer Dettaglio
    Soglia di applicazione ≥ 500.000 follower o ≥ 1 milione di visualizzazioni/mese
    Iscrizione Obbligatoria a un elenco Agcom entro 6 mesi
    Regole chiave Trasparenza, anti-odio, tutela minori, diritti autorali
    Sanzioni Fino a 250.000 €, fino a 600.000 € in caso di violazione tutela minori
    Responsabilità Pari a quella delle emittenti televisive

     


    [L’immagine di questo articolo è stata generata artificialmente con il supporto di DALL·E, modello di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI, utilizzata esclusivamente per rappresentare in formato visual il tema trattato]

  • Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” può essere indicato come un esempio di charity washing. E le sue ripercussioni nelle PR e nella gestione delle crisi, evidenziano l’importanza della Trasparenza e della Responsabilità.

    Ormai da qualche giorno nel nostro paese non si parla d’altro che del caso Chiara Ferragni-Balocco. E questo è dovuto al fatto che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in Italia ha inflitto una pesante multa, sia a lei che alla Balocco, per pratica commerciale scorretta. E anche perché domenica la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è scagliata contro la Ferragni additandola, sostanzialmente, come modello da non seguire.

    Questo caso ha dentro di sè tanti aspetti che vanno dalla comunicazione, alla gestione della reputazione, alla gestione della crisi che ne è generata. Un caso che ha mostrato come un caso come questo, di cui Selvaggia Lucarelli si era occupata già lo scorso anno, in realtà evidenzia un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nell’era dei social media. Ed è il charity washing.

    E prima di passare a vedere meglio il caso “Chiara Ferragni-Balocco”, è opportuno soffermarsi sul sgnificato di charity washing.

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    Cosa significa “charity washing”

    Con il termine “charity washing” ci si riferisce a una pratica adottata da alcune aziende, organizzazioni o celebrità che consiste nell’utilizzare attività caritatevoli o donazioni a scopi benefici per deviare l’attenzione da pratiche eticamente discutibili o per migliorare la propria immagine pubblica, senza un effettivo impegno verso cause sociali o ambientali.

    Questo fenomeno è simile al più noto “greenwashing“, dove le aziende cercano di apparire più ecologiche di quanto non siano realmente.

    Nel contesto del charity washing, un’azienda potrebbe, ad esempio, donare una piccola parte dei propri profitti a enti benefici, promuovendo ampiamente queste azioni attraverso campagne di marketing, mentre contemporaneamente mantiene pratiche lavorative o di produzione dannose, come sfruttamento del lavoro, inquinamento o comportamenti non etici.

    O, ancora, un’azienda potrebbe far credere di effettuare una donazione attraverso operazioni di marketing mirate, mentre, al contrario, tiene per sè l’intero guadagno generato dalla operazione stessa, devolvendo solo una piccolissima parte in beneficenza.

    Questa pratica può essere considerata problematica perché può trarre in inganno i consumatori o il pubblico, facendo loro credere che l’azienda sia più impegnata socialmente o eticamente di quanto non sia in realtà. Inoltre, può anche distogliere l’attenzione da questioni importanti che richiedono un’azione più sostanziale e concreta.

    Il caso Chiara Ferragni-Balocco, primo grande caso di charity washing

    E, quindi, un caso emblematico di charity washing è quello che coinvolge Chiara Ferragni e l’azienda Balocco. Da notare che si tratta di fenomeni ancora molto esigui ma in grande crescita. Questo di Chiara Ferragni-Balocco diventa un caso, al momento unico per la sua risonanza e rischia, proprio perché primo grande caso, di essere ricordato negli anni a venire. Segno che ci vorranno azioni concrete e costanti per riuscire a riabilitare l’immagine della celebrità coinvolta e dell’azienda stessa.

    Per fare un esempio, anche se non si tratta di charity washing, in Italia come gestione della crisi di comunicazione nell’era dei social media resta ancora vivo il ricordo del caso “Patrizia Pepe”.

    Nel 2022, l’influencer Chiara Ferragni e l’azienda Balocco lanciarono una campagna per la vendita di un pandoro di Natale brandizzato. L’iniziativa suggeriva che parte del ricavato sarebbe stata donata a un ospedale pediatrico per la ricerca sul cancro, il Regina Margherita di Torino. Ma si è scoperto poi che nessun contributo diretto derivava dalle vendite​​​​.

    Il video di scuse e gli errori

    Il video di scuse pubblicato da Chiara Ferragni su Instagram – a distanza di due giorni dalla mula comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) – è stato molto criticato per il suo approccio. L’aspetto trasandato e i riferimenti alla famiglia sono stati interpretati come tentativi di guadagnare empatia e legittimazione, piuttosto che come una sincera ammissione di errore​.

    Ora, questo caso delinea alcuni elementi che val la pena citare.

    1. Mancanza di trasparenza: se non viene chiaramente comunicato quanto della somma raccolta sarà effettivamente donato alla beneficenza, il pubblico può essere indotto a credere che la maggior parte o tutti i proventi vadano a sostegno della causa.
    2. Promozione personale vs supporto effettivo alla causa: se l’iniziativa viene utilizzata principalmente come strumento di marketing o per migliorare l’immagine pubblica dell’individuo, piuttosto che per fare una differenza significativa per la causa supportata, ciò può essere visto come un esempio di charity washing.
    3. Disallineamento tra dichiarazioni e azioni: se viene promessa una certa percentuale di donazione e poi non viene rispettata, ciò solleva questioni di fiducia e integrità.

    Tutti e tre questi elementi sono presenti nel caso “Chiara Ferragni-Balocco”.

    Dal punto di vista degli errori commessi in questo caso, sicuramente è mancata la Trasparenza. Un aspetto fondamentale che deve animare sempre qualsiasi tipo di comunicazione intenda portare avanti.

    Caso Chiara Ferragni-Balocco, beneficenza e guadagni

    E poi, Balocco ha effettuato un unico pagamento di 50.000 euro all’ospedale mesi prima del lancio del pandoro Ferragni, rendendo quindi le vendite del prodotto irrilevanti per ulteriori donazioni. Balocco, come noto, ha ricevuto una multa di 420.000 euro per questa pratica ingannevole.

    Chiara Ferragni e le sue società hanno ricevuto 1 milione di euro dalla Balocco per l’iniziativa di branding e le attività promozionali, senza effettuare pagamenti personali all’ospedale.

    Il video di scuse – arrivato comunque troppo tardi – contiene in realtà diversi elementi che vanno rilevati.

    Nel video Chiara Ferragni appare con un aspetto trasandato, un chiaro tentativo di suscitare empatia, in netto contrasto con la sua immagine pubblica solitamente molto più curata.

    Inizialmente, Chiara Ferragni si era limitata a protestare contro la multa, affermando che avrebbe fatto appello. La decisione di pubblicare un video di scuse dopo alcuni giorni rappresenta un cambiamento significativo nel suo approccio, suggerendo una strategia comunicativa pianificata.

    Il tono del video ha mostrato un tentativo di posizionarsi come vittima, una tattica spesso usata per ottenere simpatia e comprensione. Ma anche questo aspetto è stato molto criticato per la sua mancanza di autenticità.

    Strategia di Crisis Management

    Ora, di fronte a questo caso, che continuerà ad animare le conversazioni sui social media e che sarà citato in molte lezioni di comunicazione per i prossimi anni, possiamo provare ad indicare alcuni accorgimenti da adottare sempre in casi come questi e non solo.

    Si parla quindi di dotarsi di una strategia di comunicazione che possa affrontare eventuali momenti di crisi, quella che viene definita come PR Crisis Management.

    • Trasparenza: essere chiari su come e in che misura le iniziative benefiche sono sostenute finanziariamente.
    • Separazione tra attività commerciale e scopo benefico: distinguere nettamente le attività commerciali da quelle benefiche.
    • Verifica delle Informazioni: Assicurarsi che le informazioni promosse siano accurate e verificabili.
    • Evitare manipolazione emotiva: non usare tattiche che possano essere percepite come manipolatorie o insincere.
    • Rispetto della Privacy: essere cauti nel coinvolgere familiari, in particolare i minori, nelle comunicazioni pubbliche.
    • Coerenza dell’Immagine: mantenere un’immagine coerente che non contrasti drasticamente con la realtà.
    • Monitoraggio dei Media e dei Social Media: monitorare attentamente i media tradizionali e i social media per comprendere la percezione pubblica e rispondere in modo appropriato.
    • Responsabilità: assumersi la responsabilità delle proprie azioni – e delle proprie parole – senza scaricarle su altri.
    • Comunicazione Tempestiva: rispondere prontamente alle critiche o ai problemi, evitando ritardi.
    • Valutazione Post-Crisi: dopo la crisi, valutare l’efficacia della risposta e apportare miglioramenti al piano di crisis management.
    • Ricostruzione della Reputazione: lavorare a lungo termine per ricostruire la reputazione attraverso azioni coerenti e comunicazioni positive.

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” evidenzia le sfide etiche e comunicative che le aziende, così come le celebrità e gli influencer e le figure pubbliche affrontano nell’era dei social media. È un monito per tutte le organizzazioni sulla necessità di un impegno autentico nelle iniziative di beneficenza e sulla gestione chiara e onesta delle crisi.

  • Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    In un momento di grande trasformazione nel panorama dei Social Media, vale la pena ricordare che ad usare questi strumenti siamo sempre noi. Ecco alcuni valori che non dovrebbero mai mancare nel nostro modo di comunicare, sempre trasparente e responsabile.

    I Social Media nel 2023 stanno vivendo un momento di grande cambiamento. Forse possiamo dire che ci troviamo di fronte a un passaggio epocale, senza voler sembrare esagerati. Queste piattaforme stanno cambiando pelle per vari motivi. Se guardiamo indietro di qualche anno, possiamo osservare che le differenze e le distanze cominciano ad essere più marcate.

    Col tempo, i social media hanno occupato un ruolo sempre più importante nella vita di tutti. Per lavoro o per piacere, hanno creato e modellato nuovi stili di comunicazione. Certo, non sono mancati i tanti aspetti negativi emersi, come la diffusione di disinformazione, fake news, trolling e contenuti d’odio.

    Ma, di fronte a questo cambiamento, alle scelte delle piattaforme di optare per formule premium (e non è questo il luogo per esaminare le motivazioni) e, soprattutto, di fronte alla scelta che tutti noi faremo, ricordiamoci che quelli che comunicano siamo sempre noi. Solo noi siamo in grado di rendere l’ambiente della comunicazione sui social media diverso. Nel senso di più trasparente e responsabile.

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    Valori per una comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Ma come? Di seguito segnalo alcuni valori che dovrebbero essere alla base di una comunicazione, appunto, più responsabile e trasparente. Valori che, per la verità, non dovrebbero mancare mai se il nostro intento è quello di comunicare per dare vita a delle relazioni durature e genuine:

    Autenticità

    Mostriamo agli altri ciò che siamo veramente e fissiamo l’obiettivo di essere onesti in quello che comunichiamo. Non serve, e non è mai servito, apparire come qualcuno che non si è. L’autenticità aiuta a stabilire un legame genuino con il tuo pubblico. Sempre.

    Empatia

    Proviamo a metterci nei panni degli altri e a cercare di comprendere le loro esigenze, preoccupazioni ed emozioni. Comunicare con empatia significa dimostrare rispetto e sensibilità verso gli altri. Un esercizio, questo, che ci aiuta a crescere personalmente e professionalmente.

    Trasparenza

    Proviamo ad essere più aperti e sinceri riguardo a quelle che sono le nostre intenzioni e i nostri obiettivi. La trasparenza, come valore, ci consente di costruire un legame forte con il nostro pubblico fondato sulla fiducia e ci permette di dimostrare tutta la nostra integrità.

    Rispetto

    Sembra quasi scontato dirlo, ma cerchiamo di trattare gli altri con cortesia e considerazione, indipendentemente da quelle che sono le loro opinioni o da quello che è il loro background. Meglio evitare un linguaggio offensivo, provocatorio o, addirittura, discriminatorio.

    Responsabilità

    Questo forse è il passaggio più importante, perché ci porta ad ammettere i nostri errori e ad imparare da essi. Se condividiamo delle informazioni, è sempre bene assicurarsi che siano accurate e verificate. E quando si ricevono critiche, bisogna accoglierle in modo costruttivo e lavorare per migliorarsi.

    Ascolto attivo

    Usare i social media significa comunicare e ascoltare. Quindi, serve prestare attenzione ai commenti e alle preoccupazioni del proprio pubblico. Bisogna rispondere alle domande e ai feedback nei tempi e nei modi adeguati, e che siano rispettosi del proprio pubblico.

    Coerenza

    Significa mantenere una presenza costante sui social media e comunicare in modo coerente con la propria identità e con i propri valori. Questo ci aiuterà a costruire e a mantenere una reputazione solida e affidabile.

    Positività

    Cerchiamo, noi tutti, di diffondere contenuti positivi e incoraggianti, per creare un ambiente più accogliente e meno ostile. Facciamo lo sforzo di condividere contenuti che siano di ispirazione, che siano di intrattenimento anche, invece di concentrarci su aspetti negativi o polemici.

    Ecco, ho pensato che attraverso questi valori si possa ancora creare sui social media, nonostante questa fase di cambiamento, un ambiente più positivo, costruttivo e inclusivo. Perché dipende sempre da noi e dal modo in cui comunichiamo.

    Se vi va, potete aggiungere altri valori, i vostri pensieri e considerazioni a riguardo per dare vita ad un uso dei social media più trasparente e responsabile.

  • Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    C’è una parola forte e impegnativa che non crea distinzioni tra il Reale e il Virtuale: la Responsabilità. E’ un concetto talmente vasto da non esaurirne mai il significato, con la consapevolezza, tuttavia, che non è possibile nessun’altra declinazione se prima di tutto non viene a mancare la Responsabilità Verso Se Stessi. Fino a parlare della Responsabilità nel Marketing Emozionale.

    Scrivere e riflettere su un tema tanto vasto come quello della Responsabilità può risultare parecchio difficile.
    Perché la Responsabilità permea qualsiasi nostro comportamento e, dunque, qualsiasi nostra comunicazione.
    Nel Reale e nel Virtuale non si riesce tanto a distinguerne i confini, poiché quello che siamo – rispetto al concetto di Responsabilità – è talmente potente da non accettare classificazioni.
    Se non siamo persone responsabili nella nostra vita, non potremo mai riuscire a riflettere sul Web e sui Social Media un’immagine affidabile di noi. A essere credibili.

    responsabilita web social media

    Per incominciare ad avere le idee più chiare, proviamo insieme a stabilire quali sono i campi in cui la Responsabilità è più significativa.
    Partiamo da quello fondamentale, senza il quale ogni altro ambito della Responsabilità verrebbe a cadere. Semplicemente, non ha avrebbe senso nemmeno parlarne.
    Si tratta della Responsabilità verso se stessi.
    Egoistica? Certo che no.
    Individualista? E’ solo il punto di partenza.
    Avara? Sarebbe come dire che la felicità personale è sterile.
    In realtà, stiamo parlando proprio della condizione più difficile che l’essere umano può realizzare nella sua vita.
    E anche il più indispensabile.

    E’ il tempo che Tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante – diceva il Piccolo Principe.

    Questo tempo è Impegno, è Fatica, è Scelta di Donare.
    Il Piccolo Principe certo non se ne lamentava: aveva scelto lui di farlo. Di essere artefice della sua vita a tal punto da Amare, e quindi da sacrificare il suo Tempo per la cosa amata.
    Non c’è relazione tra la rosa – in se stessa – e il peso che il Piccolo Principe sente sulle sue spalle e che lo riporterà da lei.
    E’ solo lui che ha scelto, mettendosi in discussione.
    Ecco. Essere Responsabili di sé significa decidere per la propria vita.
    E decidere spaventa.
    Avere la libertà di scelta spaventa.
    Anche, e soprattutto, perché sappiamo benissimo che quelle scelte le dobbiamo portare avanti.
    Coerentemente.
    E questo non può che riflettersi in tempo reale sull’immagine che diamo di noi in Rete e sui Social Network.
    Non c’è confine tra Vita Reale e Vita Digitale.
    La cura del nostro caro Personal Branding parte proprio da qui: sei affidabile, attendibile, coerente?
    E’ qui che lo devi dimostrare.

    Scegliere di essere responsabili nei confronti di se stessi, certo, vuol dire anche prendersi cura di sé, non delegare queste cure agli altri.
    Quindi, è indispensabile una precedente presa di coscienza di cosa sappiamo fare e di cosa vogliamo fare di noi.
    Per non trovarsi poi senza remi in mezzo al mare e farsi trascinare dagli eventi
    Senza dover all’improvviso trovare delle scuse – anche ottime – per non essere se stessi.
    Commetteremo errori, andremo incontro a fallimenti, ci rialzeremo con le ginocchia sbucciate.
    E saremo, probabilmente proprio allora, più fieri di noi

    Essere Responsabili di se stessi ha anche significati meno poetici.
    Significa accettare quali sono i propri punti deboli, le proprie fragilità: malattie, insicurezze, complessi di inferiorità, timori, paure.
    Ognuno di questi (e altri) limiti va in qualche modo salvaguardato.
    Perché è tutto e solo nelle nostre mani. La Responsabilità che abbiamo nei nostri confronti è di chiedere aiuto, di farci curare, di imparare dagli altri percorsi di vita più adatti.
    Siamo solo Noi a decidere di noi. Noi a distinguere qual è la strada migliore da attraversare per la realizzazione delle nostre potenzialità.

    E quando vinciamo?

    Cioè, quando riusciamo a realizzare in pieno le nostre potenzialità e gli obiettivi che ci eravamo proposti?
    Vinciamo per diventare più forti, più capaci, più profondi, più colti, più abili.
    Eppure, non vinciamo per noi.
    Vinciamo per insegnare agli altri come abbiamo fatto a vincere. 
    E’ proprio questa l’ottica della Responsabilità verso se stessi.
    La sfida più bella che la vita ci possa donare.
    Nella Vita Digitale come nella Vita personale.

    A seguire, viene piuttosto logico pensare alla Responsabilità nelle Relazioni col Prossimo.
    E qui si può spaziare dall’occuparsi di Volontariato, per un senso sociale e umano consapevole, fino al coltivare ogni giorno le proprie amicizie, come piantine che crescono solo grazie al nostro amore.
    In Rete, prima di tutto, dove mancando il contatto fisico si fanno più importanti le emozioni di empatia e riconoscimento del nostro prossimo.
    Si tratta, in ogni caso, di decidere per l’Impegno, per la Fatica e per la Scelta di Donare.
    Direi che la domanda principale da porsi – senza la tanta retorica di cui è pieno il mondo – sia semplicemente: siamo e saremo capaci di donare il nostro tempo agli altri senza sentire che è tempo perduto?
    Magari, sì ben venga, sporcandoci le mani.
    Magari, sì anche, mettendo a rischio la propria reputazione. Quella che con fatica abbiamo costruito sul Web.
    Perché in fin dei conti quella reputazione non vale nulla se non la mettiamo alla prova.
    Ah. Dimenticavo: prendesi cura degli altri perde di valore se ne parliamo troppo in giro.
    E’ – e deve rimanere – una Responsabilità del tutto privata.

    E la Responsabilità Sociale?

    In psicologia, esistono studi conclamati che hanno dimostrato come l’appartenenza a un Gruppo – la Società in genere, in questo caso – condizioni potentemente il nostro senso di Responsabilità Individuale.
    Esiste, infatti, una dinamica precisa, che si chiama “Diffusione di Responsabilità” e già solo questa concezione basterebbe a capire perché decidiamo di essere un “Io” o un “Noi”.
    In parole semplici, quando la nostra identità si mischia e si tende a disperdere in un’identità più ampia – quella del Gruppo, appunto – non è più possibile essere “beccati” con le proprie mani nel vaso della marmellata.
    Nel Gruppo non è quasi impossibile riconoscere chi – come individuo – ha avuto un comportamento irresponsabile.
    Perfino incivile o pericoloso.
    Il Gruppo nasconde perfettamente i gesti irresponsabili dei singoli.
    E per questo tutta la Psicologia Sociale ruota intorno all’importanza di appartenere a un Gruppo.

    Le implicazioni e i significati della parola Responsabilità non si esauriscono, tuttavia, certo qua.
    Esiste una Responsabilità alla Formazione e all’Insegnamento;
    esiste una Responsabilità nell’Educazione;
    esiste – anche se certamente non è il mio campo – una Responsabilità Culturale e Storica. 
    E poi, esiste una grandissima Responsabilità che riguarda il settore dell’Informazione, della Diffusione delle Notizie.
    Quest’ultima, certo, è indissolubilmente legata Web, al problema dell’affidabilità delle fonti, all’uso consono dei Social Media.
    Alla Responsabilità che chiunque lavori sul Web ha di essere trasparente, onesto, autentico.
    Anche, e soprattutto, nei momenti in cui la Cronaca si fa tesa e critica.
    E più seguito abbiamo più alta è la nostra Responsabilità: i famosi Influencer hanno un “obbligo” più forte di essere comunicatori efficaci, di risvegliare la coscienza sociale senza allarmare inutilmente la marea di follower che li seguono.
    Usare i Social Network – nella concezione di Responsabilità all’Informazione – non è certo un giochino.
    Chiunque naviga in Rete da un po’ ricorda episcfail ed strafalcioni su emergenze nazionali che hanno decisamente fatto del male al mondo delle Notizie, ai soggetti singoli di tali eventi di cronaca così come alla comune coscienza sociale.

    Ultima, ma non certo ultim per importanza, esiste una sempre più forte Responsabilità del Marketing.
    L’integrazione con gli studi delle Neuroscienze hanno messo in luce quanto sia necessario e potente, nel processo di vendita, assumersi la Responsabilità dell’andamento di un business.
    Intendo un business sempre più corredato e corroborato da aspetti umani ed esperienze emozionali.
    Un approccio, quindi, alla vendita che sia prima di tutto essenzialmente responsabile.
    Facile a dirsi?
    No, difficile forse uscire dagli schemi del “vecchio marketing” non umanizzato.
    Il Cliente oggi cerca prima di tutto una cosa essenziale: essere ascoltato, poter esprimere ogni dubbio, ogni personale preoccupazione.
    E se noi sapremo mettere in secondo piano la fretta di vendere, regalando Tempo e Accoglienza al cliente, potremo fargli vivere quell’esperienza unica che riflette tutti i suoi desideri, e che è prima di tutto un’esperienza emozionale.

    Avremo certo nelle nostre mani la Responsabilità della trattativa: venderemo perché avremo fatto emozionare, venderemo perché abbiamo messo la Persona umana prima di ogni altra cosa, venderemo perché ci siamo assunti perfino la Responsabilità delle Emozioni dei nostri Clienti.

  • Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, libro scritto da Laura Bissolotti e Mauro Ozenda, pone l’attenzione su temi che interessano tutti coloro che navigano sul web, quindi sicurezza e privacy. Ne abbiamo parlato con uno degli autori, Mauro Ozenda

    Sicuri-in-rete---Mauro-Ozenda-Laura-BissolottiTutela, protezione, sicurezza e privacy le parole che contraddistinguono il libro “Sicuri in Rete. Guida per genitori e insegnanti all’uso consapevole di Internet e dei social network” di Laura Bissolotti e Mauro Ozenda (Hoepli, costo di copertina € 14,90), che vuole essere una guida non solo per la famiglia che naviga in Rete pensando primariamente a tutelare e proteggere i propri figli, ma anche per tutti coloro che nella rete non ci vogliono restare intrappolati. Abbiamo intervistato Mauro Ozenda, visto che dalla pubblicazione del libro, avvenuta a febbraio 2012, di “acqua sotto i ponti” ne è passata, soprattutto in termini di evoluzione tecnologica.

    “L’impostazione data al libro “Sicuri in Rete” (www.sicurinrete.com) – afferma l’autore – è stata volutamente quella di consentire un auto-aggiornamento costante nel tempo da parte dei nostri lettori partendo in primis da un glossario dei termini informatici che volutamente abbiamo voluto ricollegare al sito web di riferimento che abbiamo ritenuto maggiormente completo e aggiornato. Dunque di volta in volta, a seconda della tematica affrontata, abbiamo sempre lasciato collegamenti utili ai quali far riferimento all’occorrenza”

    Ecco le domande che abbiamo posto all’autore.

    Perché un genitore dovrebbe acquistare il vostro libro?

    La prima nostra lettrice, Roberta, mamma di una bambina dislessica, ha scritto un post sul nostro gruppo su Facebook “Sicuri in Rete”: “Una guida completa e facilmente comprensibile anche da parte di chi non “mastica” l’informatica e internet. Un manuale che ogni famiglia dovrebbe tenere a portata di mano.” E io aggiungo: “Genitori e insegnanti non date per scontato che i vostri ragazzi non corrano alcun rischio quando navigano in Rete tramite il loro tablet, notebook o smartphone che sia. Occorre prendere le dovute precauzioni e soprattutto trasmettere un ingrediente fondamentale che non tutti hanno di “default”: tanto BUON SENSO. Il ruolo dunque degli adulti oggi è quello di affiancare i ragazzi e trasmetterlo mediante una sana educazione che può avvenire solo facendo chiarezza su ciò che sono non solo le potenzialità ma i rischi/pericoli che si possono presentare. Il nostro libro in questo aiuta soprattutto agendo in chiave preventiva.

    Oggi oltre il 90% dei ragazzi di oggi si incontra con gli amici sui Social Network (Facebook). Immagini, dati personali e sensibili viaggiano quotidianamente  sulla piazza virtuale più frequentata al mondo. Nel vostro libro fornite consigli in tal senso?

    Certamente si. Abbiamo dedicato un intero capitolo al riguardo cercando di trasmettere un concetto molto importante che oggi troppo spesso non solo i ragazzi ma anche noi adulti ci dimentichiamo: tutto ciò che finisce su Internet una sola volta un secondo è come un tatuaggio indelebile. Dunque molta attenzione a non pubblicare sul proprio profilo su facebook dati personali quali ad esempio indirizzo di casa o della scuola, numero di cellulare, data di nascita e nomi dei propri famigliari. Evitiamo di pubblicare immagini di bambini piccoli sul proprio profilo personale e non pubblichiamo foto con altre persone che preventivamente non ci hanno autorizzato a farlo (tags).

    La nostra privacy scompare dal momento in cui ci iscriviamo su Facebook. E’ possibile fare qualcosa per evitare che con facilità terzi riescano ad entrare in possesso dei nostri dati personali e sensibili?

    La sicurezza assoluta non esiste. Esistono i sistemi minimali per impostare privacy e sicurezza proteggendoci da criminali informatici sempre pronti a rubarci l’identità e un domani ricattarci per quanto viene trovato sul nostro profilo o ancor peggio commettere reati on-line a nostro nome. Attiviamo le giuste protezioni per impedire che eventuali software malevoli possano entrare all’interno del nostro sistema. L’obiettivo primario dei criminali informatici oggi è quello di guadagnare vendendo pacchetti di dati personali che ci riguardano. Dunque se proprio vogliamo condividere i nostri dati, le nostre passioni, i nostri hobby e i nostri amici facciamolo ma con le dovute protezioni e cercando di cautelarci per quanto possibile. La protezione dei nostri dati personali è importantissima.

    Smarthpone e tablet sono i dispositivi che ormai vanno per la maggiore per connettersi ad internet. E’ possibile proteggersi così come avviene su un normale PC o Notebook?

    Ormai tutti i produttori di antivirus hanno a disposizione una suite specifica per smartphone o tablet. Ve ne sono a pagamento o gratuite e fra le principali funzionalità la protezione da software malevolo, il controllo parentale, il blocco da remoto in caso di smarrimento, firewall e sistema di crittografia dei dati presenti sul dispositivo. Nel libro un’apposita sezione analizza i principali sistemi di protezione dati presenti su smartphone.

    Le applicazioni (apps) che vengono scaricate su Facebook piuttosto che sul proprio smartphone o tablet sono sicure?

    Partiamo dal presupposto che tutte le applicazioni che vengono scaricate tramite Google Player o altri sistemi sono di terze parti. Il 60% delle applicazioni trasmette al produttore delle stesse informazioni sensibili (dato Federal Trade Commission). Facebook stessa quando entriamo sul social network e ci creiamo il nostro profilo ci avvisa che è esente da responsabilità nel caso in cui un’applicazione scaricata sul social network in qualche modo entri in possesso dei nostri dati personali presenti sul profilo. E ogniqualvolta accettiamo di scaricare un’applicazione confermiamo il fatto che questa potrà accedere ai nostri dati personali impostati sul nostro profilo. Dunque il consiglio che posso dare è con le applicazioni sui dispositivi maggiormente utilizzati e sulle piattaforme social andiamo cauti.

    Segnalaci qualche sito da sbirciare per garantirci sicurezza.

    www.sicurezza-digitale.com: un portale con informazioni aggiornate sulla sicurezza in Rete e la protezione dei dati personali.

    www.sicurionline.it: portale di informazione protezione dati personali e sicurezza online con il supporto di video esplicativi gestito da Microsoft, Polizia Postale e Banca Carige.

    www.google.it/goodtoknow: progetto “Buono a Sapersi” gestito da Google Italia in sinergia con Polizia di Stato che mira a fornire informazioni legate alla sicurezza online e alla protezione dei nostri dati presenti sul web.

    E per chiudere tre applicazioni online che ci possono aiutare 

    www.secure.me: applicazione online utile per la protezione del tuo profilo Facebook

    www.waatp.com: un motore di ricerca per poter cercare specificatamente una persona sul web

    www.TinEye.com : un motore di ricerca che consente di trovare immagini uguali e simili nel web, aiutandoci a scoprire se una foto è stata modificata o coperta da copyright

  • Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Pasquale Diaferia ci spiega che il mentore è un maestro, una persona che sprona e dà l’esempio. Come quello che ha avuto lui da giovane. Il mentore è colui che ti apre la porta e da quel momento tu devi essere pronto ad oltrepassarla. Fino al 30 settembre è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso a sostegno di “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507La persona più importante della mia vita è stato un direttore creativo che, quando avevo 25 anni, mi diede l’imprinting definitivo per la mia professione. Non mi ha insegnato solo la tecnica, le componenti meccaniche della scritturacreativa. Mi ha ricordato che scrivere, creare, comunicare, è soprattutto un mestiere etico. Che ogni volta che noi comunichiamo con il mondo, aiutiamo la gente a diventare migliore, se quello che proponiamo sono cose buone per gli altri. Invece facciamo sprofondare la società nel fango, se quello che trasferiamo agli altri non è basato sul bene comune. (altro…)

  • Piuttosto che lamentarti, fai! #IlMioMentore

    Piuttosto che lamentarti, fai! #IlMioMentore

    Cristina Maccarrone nel suo racconto cita diversi mentori, il più importante dei quali è il suo papà che gli ha insegnato tra le altre cose, a darsi da fare. Quel “fare” che ti permette poi di raggiungere risultati duraturi.

    [Vi ricordiamo che fino al 30 settembre 2012 è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso per “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus.]

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507Faccio parte di quelle persone che non sanno dire chi è il proprio migliore amico. Che non amano le graduatorie o mettere qualcuno al “primo posto” per questo lì per lì pensare ad un solo mentore nella mia vita mi ha lasciato un po’ perplessa.

    “Uno solo?” è la prima cosa che ho chiesto. E questo c’entra con il fatto che “mi innamoro” spesso delle persone e che in ogni fase della mia vita ho forse avuto un mentore. Lo so: vado contro la definizione classica, che ha visto solo Mentore essere il prezioso consigliere di Telemaco, ma per me è stato così fin da quando ero piccola.

    Be’, il primo è sicuramente mio padre. Sono una di quelle bambine “innamorate” del proprio padre che non ha mai avuto il coraggio di rivelarglielo quando era piccola e che ci ha provato forse in modo grossolano da grande. E che ci prova ogni volta che cerca la sua approvazione su cose su cui abbiamo pareri diametralmente opposti.

    Mio padre che mi ha insegnato a sopportare la fatica fisica e che mi dice sempre “Piuttosto che lamentarti, fai”. È lui che, nonostante abbia affrontato periodi molto duri in cui non è mai venuto meno alla sua responsabilità, mi ha insegnato l’importanza del fare. Ma non del fare che spesso mi contraddistingue ossia il volere non perdermi nulla, ma quel fare artigiano, quel fare che ti porta con pazienza e tenacia ai veri risultati. Quelli duraturi.

    Non un solo mentore, e se vado con la memoria solo di una manciata di anni, quando ho iniziato a fare la giornalista, è come se nel mio destino ci fosse un nome che ricorre spesso: Luca.

    Luca è stato il mio primo capo in un giornale locale, mi ha “insegnato” a scrivere, a insistere quando le notizie sembravano non venire fuori, a metterci quella punta d’ironia che serve per affrontare le cose e a divertirmi con questo lavoro.

    Un altro Luca, o meglio Gianluca, in un altro giornale, quando ai tempi scrivevo anche di cronaca nera. Che mi telefonava a mezzanotte per una virgola fuori posto, ma che ogni volta mi ricordava quanto i particolari e l’essere precisi potessero e possano servire per comunicare nel modo migliore.

    Altro mentore, capo di un giornale molto importante, una persona che ha creduto in me quando non ci credevo neanche io e che mi ha accompagnato in quella ricerca costante di storie da raccontare senza dimenticare che qualsiasi cosa si faccia, qualsiasi cosa si scopra, quel che conta è avere il massimo rispetto per tutto e per tutti. E io ci provo.

  • Il mentore secondo Marco Govoni, #IlMioMentore

    Il mentore secondo Marco Govoni, #IlMioMentore

    Ognuno di noi ha un mentore, una persona grazie alla quale si è diventa la persona che si è oggi, sotto ogni punto di vista. Il mentore che ci racconta oggi Marco Govoni per l’iniziativa “Cambia la vita di un bambino” di Mentoring Usa Italia Onlus, è una persona che non ha mai conosciuto ma che allo stesso modo è stata fondamentale per il suo lavoro e per la sua vita. Fino al 30 settembre potete donare 2 euro inviando un sms al 45507 e anche voi potete cambiare la vita di un bambino

    fotoprofilo_marco-govoniI miei mentor per eccellenza sono i miei genitori: da loro ho imparato cosa significa lavorare, comunicare, cos’è il rispetto e la responsabilità. Qualcosa di unico, irripetibile. Il mentor di cui vi parlo in questa storia, però, è un altro. Un signore che non ho mai visto ne sentito, che non ho conosciuto direttamente, ma che ha in qualche modo cambiato il corso della mia vita.

    Per ottenere buoni risultati è indispensabile raggiungere il giusto equilibrio tra talento e tecnica” (altro…)

  • Google celebra il Giorno della Terra con un doodle

    Google celebra il Giorno della Terra con un doodle

    Doodle animato quello di Google oggi dedicato al Giorno della Terra, Earth Day 2012. Istituita nel 1970, nel tempo questa giornata si è trasformata in un momento attraverso il quale informare ed educare alla salvaguardia dell’ambiente. Anche gli utenti dei social network possono contribuire come illustrato dalla infografica di Recyclebank

    Google doodle Earth Day 2012 (altro…)

  • Carmen Lasorella al Meeting Punto IT, il web messaggio e strumento per la democrazia

    Carmen Lasorella al Meeting Punto IT, il web messaggio e strumento per la democrazia

    Prima giornata al Meeting Punto IT, il meeting dedicato alle web tv e a tutte le forme di comunicazione digitali e si comincia subito con la lectio magistralis tenuta da Carmen Lasorella sull’utilizzo del web come strumento di informazione. Non deve mancare mai la coscienza di quello che si fa e assumersi le proprie responsabilità

    Carmen Lasorella - Meeting Punto ITE’ inziato come meglio non poteva il Meeting Punto IT dedicato alle web tv e a tutte le forme di comunicazione digitali in Italia, da oggi fino a venerdì 20 con un programma ricchissimo di eventi. Bellissima la location, il Complesso di San Giovanni In Monte, il complesso dell’Università di Bologna, che farà da sfondo alle giornate dell’evento. Grande interesse di pubblico, giovani, giovanissimi e anche meno giovani ad ascoltare il primo barcamp della giornata dedicato alle web tv che si presentano in tre minuti. Ma c’era grande attesa per la lectio magistralis di Carmen Lasorella, attesa che non è stata vana, anzi è stato un momento interessantissimo. La giornalista, ex volto del Tg2, ha tenuto a sottolineare il grande valore del web nel fare informazione e giornalismo oggi, ma sottolineando anche qualche limite, da considerare sempre. (altro…)