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  • ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    Ormai ChatGPT, il chatbot di Intelligenza Artificiale creato da OpenAI, è diventato virale e tutti ne parlano. Ma oltre alle grandi opportunità che si presentano, come sempre, ci sono anche dei grandi rischi. Eccone alcuni.

    Ormai non si parla d’altro, da circa un mese, se non di Intelligenza Artificiale e ChatGPT. E questo perché il software, realizzato da Open AI, l’organizzazione fondata da Elon Musk e Sam Altman, ha lanciato il software che permette una interazione diretta con l’essere umano, rispondendo per iscritto a esigenze concrete. Da quel momento il fenomeno è diventato virale e tutti ne parlano.

    Basta dare un piccolo monitoraggio con Google Trends per sincerarsi di quanto sia cresciuto l’interesse verso ChatGPT.

    Per non parlare delle notizie più recenti che parlano di Microsoft pronta ad investire 10 miliardi di dollari in Open AI per non mancare la grande occasione di implementare l’intelligenza artificiale all’interno di Bing, il suo motore di ricerca.

    Eppure, il grande fisico e matematico Stephen Hawking sosteneva che una intelligenza artificiale molto evoluta avrebbe potuto mettere a rischio la stessa esistenza umana, “dobbiamo far fare all’AI quello che vogliamo che faccia“.

    E sulla base di questo monito Elon Musk e Sam Altman hanno dato vita ad Open AI nel tentativo di dare vita ad una Intelligenza Artificiale più controllabile e gestibile.

    Un grande intento, non c’è che dire, ma, come ogni cosa, anche questa modalità presenta dei rischi e dei pericoli, oltre ai grandi vantaggi.

    chatgpt openai usi malevoli franzrusso.it

    Ci soffermiamo proprio su alcuni pericoli che iniziano ad essere rilevati, perché al momento ChatGPT può essere usato da chiunque. Pensate che a dicembre, al suo lancio, in soli 5 giorni sono stati registrati oltre 1 milioni di utenti, un risultato straordinario. Tanto straordinario se pensate che Facebook ci ha impiegato 10 mesi prima di arrivare al milione di utenti e Netflix, invece, tre anni. Certo, sembrano esempi lontani, ma era giusto per dare la dimensione del clamore mediatico che si è creato attorno a Chat GPT.

    Ora, questo tipo di modalità di scrittura automatizzata, attraverso una intelligenza artificiale, come ChatGPT sta interessando proprio tutti, inclusi hacker e cyber criminali in generale.

    Un aspetto, questo, che comincia ad essere monitorato dalle agenzie che si occupano di cybersecurity perché sono già in atto azioni malevoli che potrebbero, più di quanto non lo sia già, trarre l’utente in inganno.

    Gli esempi sono già attivi attraverso trolling sui social media, la società WithSecure durante una sua indagine ha creato un account di un’azienda inventata, con relativo account del CEO Kenneth White, istruendo l’intelligenza artificiale a scrivere post sui social media al fine di attaccare il CEO a livello personale, minacce incluse.

    Ma questo non è che un piccolo esempio di ciò che i criminali digitali potrebbero creare usando un software come Chat GPT. Basti pensare a truffe sulle criptovalute organizzate in maniera da sembrare credibili, con account fake che, grazie all’IA, presentano contenuti persuasivi e convincenti.

    Anche Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software, sta osservando i primi casi di criminali informatici e utenti che utilizzano ChatGPT per sviluppare tool pericolosi. E i ricercatori di Check Point Software segnalano che gli hacker potrebbero utilizzare ChatGPT e Codex di OpenAI per eseguire attacchi mirati. Per dimostrarlo, CPR ha utilizzato ChatGPT e Codex per produrre e-mail e codici malevoli e una catena di infezione in grado di colpire i computer degli utenti.

    Con questa modalità, CPR è stato in grado di creare una e-mail, con un documento Excel allegato, contenente codice dannoso in grado di scaricare reverse shell. Gli attacchi di reverse shell puntano a connettersi a un computer e a reindirizzare le connessioni di input e output della shell del sistema di destinazione, in modo che l’aggressore possa accedervi da remoto.

    Questi gli step eseguiti dai i ricercatori di CPR:

    • Chiedere a ChatGPT di impersonare una società di hosting

    chatgpt email webhosting CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di ripetere la procedura, creando un’e-mail di phishing con un allegato Excel malevolo

    chatgpt email phishing CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di creare un codice VBA dannoso in un documento Excel

    chatgpt codice vba dannoso CPR franzrusso.it

    Codice di Open AI

    CPR è stato anche in grado di generare codice malevolo utilizzando Codex, ponendo richieste come:

    • Eseguire uno script di shell inversa su una macchina Windows e connettersi a un indirizzo IP specifico.
    • Verificare se l’URL è vulnerabile a SQL injection accedendovi come amministratore.
    • Scrivere uno script python che esegua una scansione completa della porta sul computer di destinazione.
    • Conseguentemente il codice dannoso è stato generato da Codex.

    ChatGPT può alterare significativamente il panorama delle minacce informatiche“, dice Sergey Shykevich, Threat Intelligence Group Manager at Check Point Software. “Ora chiunque abbia risorse minime e zero conoscenze nel codice, può facilmente sfruttarlo a scapito della sua immaginazione. Per mettere in guardia il pubblico, abbiamo dimostrato quanto sia facile utilizzare la combinazione di ChatGPT e Codex per creare e-mail e codice dannosi. Credo che queste tecnologie AI rappresentino un altro passo avanti nella pericolosa evoluzione di capacità informatiche sempre più sofisticate ed efficaci“.

    E ancora, i ricercatori CPR hanno scoperto che il 29 dicembre 2022, su un popolare forum di hacking clandestino, è apparso un thread intitolato “ChatGPT – Benefits of Malware“. L’autore del thread ha rivelato che stava sperimentando ChatGPT per ricreare dei malware e le tecniche descritte nelle pubblicazioni di ricerca e negli articoli sui malware più comuni.

    In realtà, anche se questo individuo potrebbe essere un aggressore molto tech, questi post sembravano dimostrare ai criminali informatici meno capaci tecnicamente come utilizzare ChatGPT per scopi dannosi, con esempi reali che possono utilizzare immediatamente.

    Il 21 dicembre 2022, un aggressore soprannominato USDoD ha pubblicato uno script Python, che ha sottolineato essere il “primo script che abbia mai creato“. Quando un altro criminale informatico ha commentato che lo stile del codice assomiglia a quello di OpenAI, USDoD ha confermato che OpenAI gli ha dato una “bella mano a finire lo script con una bella portata“.

    Ciò potrebbe significare che i potenziali criminali informatici che hanno poche o nessuna capacità di sviluppo potrebbero sfruttare ChatGPT per sviluppare tool dannosi e diventare nuovi criminali informatici a tutti gli effetti con capacità tecniche.

    Ecco, questo lo scenario, pericoloso, che non va assolutamente sottovalutato. Val la pena quindi abbracciare queste nuove innovazioni, sapendo però che le stesse possono nascondere pericoli poco conosciuti o, addirittura, amplificarli, rendendo tutto molto più complicato da gestire.

    Ovviamente, questa non è che una parte e ci ritorneremo sicuramente più avanti.

    Immagine di copertina: ChatGPT su schermo pc, foto di @rokas91 - Depositphotos
  • Il 65% degli utenti è vittima di uno dei rischi principali della Rete

    Il 65% degli utenti è vittima di uno dei rischi principali della Rete

    Il Safer Internet Day è la giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi della rete, #SID2017, e a vedere i dati del “Microsoft Digital Civility Index” i rischi sono tanti e sono ancora tante le persone che purtroppo vi incorrono. Il 65% delle persone è vittima di uno dei principali rischi individuati e il 58% afferma di aver incontrato dal vivo l’autore di una minaccia online.

    Oggi 7 febbraio 2017 è la giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi della rete, #SID2017, una giornata particolare che impone si una riflessione vera ma anche che forse servirebbe più di una giornata. La Rete è un luogo dove le persone si informano, arricchiscono le proprie competenze, si incontrano, costruiscono relazioni, ma è anche un luogo dove esistono dei rischi, tanti per la verità. E le persone più esposte sono i più giovani, anche se da questo punto di vista il problema è vasto e riguarda davvero tutti.

    Del fatto che i rischi sono tanti e che sono ancira tante le persone che vi incorrono, e ne sono vittime, ce lo dimostra lo studio “Microsoft Digital Civility Index” di Microsoft, una ricerca analizza le attitudini e le percezioni degli adolescenti e degli adulti in 14 Paesi, rispetto all’educazione civica digitale e alla sicurezza online. I risultati sono stati presentati oggi a Roma in un incontro organizzato da Microsoft Italia e Fondazione Mondo Digitale, al quale hanno preso parte anche De Agostini Scuola e Polizia Postale e delle Comunicazioni, con il patrocinio dell’Assessorato Roma Semplice. All’incontro erano presenti anche 250 studenti insieme a studenti di varie scuole.

    safer internet day 2017 rischi rete

    La ricerca ha preso in esame l’esposizione degli intervistati a 17 rischi online in quattro aree: comportamento, reputazione, invadenze sessuali e personali. Il dato che emerge e che rende bene l’idea della situazione a cui siamo di fronte è che il 51% delle persone ha dichiarato di aver incontrato dal vivo l’autore di una minaccia online, percentuale che arriva al 58% tra i più giovani.

    Il 65% degli intervistati dichiara di essere stato vittima di almeno uno dei principali rischi online, in particolare di contatti indesiderati (43%) e molestie (41%). La percentuale sale al fino al 78% se si includono anche esperienze di amici e familiari. Il 62% degli intervistati ha inoltre dichiarato di non sapere dove trovare aiuto quando si imbatte in un rischio online, mentre il 48% dei giovani ha dichiarato di sapere a chi rivolgersi in caso di necessità.

    La ricerca ci presenta anche dei dati su quelle che sono le conseguenze che i rischi della Rete comportano sulle persone. Ebbene, oltre ad un generale aumento del livello di stress, lo dichiara il 23%, la ricerca evidenzia che :

    • il 30% degli intervistati dice di aver perso fiducia nelle persone nella vita reale
    • il 18% ha perso un amico
    • il 42% ha ristretto le impostazioni relative alla privacy sui social media
    • il 21% ha ridotto la condivisione di informazioni personali.

    Di fronte ad una situazione del genere è necessario intensificare gli sforzi verso una maggiore divulgazione e informazione su quelli che sono i rischi della Rete. Sconforta che ci siano ancora persone, il 62%, che dichiara di non sapere a chi rivolgersi. E non è solo un problema che riguarda i più giovani, ma tutti. Ecco perchè serve che il Safer Internet Day duri più di una semplice giornata, deve diventare un’attività costante perchè quanto meno si possa arrivare ad una maggiore consapevolezza dei rischi che si corrono.

  • Silvio De Rossi e il verbo fare, #IlMioMentore

    Silvio De Rossi e il verbo fare, #IlMioMentore

    Silvio De Rossi ci racconta che il suo mentore è stata la nonna e quando, sin da piccolo, le ricordava che chi non fa non sbaglia mai. Un monito a darsi da fare nella vita e a rischiare. E a credere in sé stessi, sempre. Fino al 30 settembre è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso a sostegno di “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507Ora sono un uomo. Uno che deve camminare dritto. Testa alta. Ma qualche volta vorrei di nuovo sedermi sulla lavatrice e farmi pettinare da mia nonna. La nonna Pina. Era tutto bianco quel bagno. Con una striscia di piastrelle nere. Lungo e stretto, con la lavatrice vicino al lavandino. Lei mi faceva sedere lì e con il pettine bagnato sotto l’acqua corrente mi faceva la riga. “Come agli ometti” diceva lei. E poi quel bottiglione enorme di lavanda e quel profumo che riempiva il bagno e ci abbracciava entrambi. A volte vorrei tornare su quella lavatrice. Perché mia nonna mi ha insegnato una cosa che ancora oggi dico a tanti. “Chi fa, sbaglia. Chi non fa, non sbaglia mai”. “Ricordatelo sempre Silvio”. Lei diceva così. E io ho imparato a fare. A continuare a fare anche dopo un errore. A imparare dai miei sbagli. (altro…)

  • Facebook, la volatilità del prezzo e i lockup che incombono

    Facebook, la volatilità del prezzo e i lockup che incombono

    Quella che doveva passare alla storia come una delle quotazioni in borsa di maggior successo, a soli tre mesi dall’effettivo ingresso a Wall Street, rischia di trasformarsi in un clamoroso flop. Il titolo Facebook in poco tempo ha perso quasi il 50% del suo valore iniziale e dopo il primo lockup c’è stata la corsa alle vendite. E non è escluso che l’episodio possa ripetersi alla prossima scadenza, quella del 29 ottobre

    Facebook NasdaqPrima di tutto diamo una definizione semplice di lockup. Per lockup si intende “periodo di tempo nel quale è proibito al management e ad importanti investitori la vendita delle proprie azioni. Generalmente il periodo di lock-up ha una durata di 180 giorni“. Quindi un vincolo alle vendite delle azioni da parte del management dell’azienda. Il primo lockup che riguardava il titolo Facebook (NASDAQ:FB) è scaduto lo scorso 16 agosto, ed è stata una corsa alle vendite. Si perchè se da una parte il titolo andava male, sin dal primo giorno di quotazione, il momento della prima scadenza è suonato un pò come “Liberi tutti!” e chi ha potuto s’è liberato della patata bollente, passandola di mano e andando a riscuotere una cifra di guadagno che altrimenti si sarebbe assottigliata sempre di più. (altro…)