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  • Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori, ha delineato quello che sarà il futuro di Facebook, molto più “privato”. Il social network dopo 15 anni cambia rotta, offrendo agli utenti uno spazio più “intimo”. Per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto un parere ad esperti della comunicazione online tra i più conosciuti in Italia.

    Il nuovo corso di Facebook sarà sempre più “privato”. Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, ha dato seguito a quello che aveva già in qualche modo anticipato nel mese di marzo di quest’anno, quando aveva annunciato un cambio di passo, d’obbligo per certi versi dopo gli ultimi due anni in cui la piattaforma è stata travolta da scandali, su tutti Cambridge Analytica, e difficoltà a gestire la privacy degli utenti. Durante il suo discorso, è comparso alle sue spalle quello che rappresenta il nuovo “claim” di Facebook: “The Future is Private“. Il futuro di Facebook è quindi sempre più privato, sempre più orientato ad offrire agli utenti spazi più ridotti e gestibili, all’interno dei quali dare seguito alle relazioni nate proprio sulla piattaforma in base agli interessi condivisi. Ad alcuni, visti i recenti trascorsi, è sembrata anche una visione quasi “paradossale”. Se osserviamo questo cambio di passo, per certi versi rappresenta un ritorno al passato, all’epoca di mIRC, il client che permetteva di chattare proprio con un utente in delle stanze contraddistinte dal “cancelletto” #, quello che è poi diventato celebre su Twitter per individuare un tema specifico da seguire. Un ritorno al passato di quasi 20 anni.

    mark zuckerberg facebook privato

    Ma per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto ad illustri personaggi, professionisti della comunicazione online con esperienze diverse, di darci il loro parere, la loro opinione a riguardo, cercando di rispondere a questa domanda: “E‘ questa la strada di Facebook per superare i problemi legati alla privacy sulla piattaforma, per come li abbiamo visti in questi ultimi due anni?“. Ne è nata una “tavola rotonda” con opinioni che potrebbero in apparenza sembrare simili, ma proprio grazie alle esperienze diverse, questi professionisti hanno offerto spunti diversi tra loro. Scopriamo insieme quali.

    vincenzo cosenzaLe idee che Zuckerberg ha portato alla F8 erano già state anticipate lo scorso mese di marzo quando in un suo post aveva delineato il nuovo corso, orientato a: Interazioni private, Sicurezza e cifratura end-to-end, Permanenza ridotta, Interoperabilità, con l’obiettivo di riunire le app di messaggistica sotto un unico cappello, Conservazione di cura dei Dati. Si tratta di una mossa necessaria e coraggiosa. Questi buoni propositi, infatti, comportano diverse sfide, non solo tecnologiche, che sono finalizzate a due obiettivi principali: riconquistare la fiducia delle persone e permettere la costruzione di nuovi servizi al di sopra di questa nuova infrastruttura di comunicazione, quelli legati all’ecommerce e alle transazioni finanziarie. Vincenzo Cosenza

    vera ghenoA me quella sulla privatezza di Facebook non è sembrata per niente un’affermazione quasi paradossale. Io penso che se ne possa dare una lettura meramente utilitaristica (questo è il modo pensato da Zuckerberg per superare i molti scandali legati all’apparente incapacità di FB di gestire i dati degli iscritti in maniera rigorosa), oppure una lettura più “relazionale”, se così si può dire. Ossia: i social network sono sempre più specchio della nostra realtà, anzi, sono in continuità con essa; vivono in una relazione di permeabilità reciproca (una cosa che faccio in rete ha conseguenze nella vita reale; una cosa che faccio nella vita reale ha conseguenze in rete), e sempre di più dobbiamo imparare a gestirli come parte integrante e organica delle nostre vite; d’altro canto, come offline viviamo in spazi pubblici e privati, è giusto che anche la nostra vita online si strutturi in queste due modalità differenti. Faccio notare due cose: da anni parlo di cosiddetto “effetto-tinello”, cioè dell’incapacità di molti utenti di rendersi conto del fatto che stare in rete equivale a stare in pubblico, per cui si comportano sui social come se fossero nel salotto di casa loro, con tutte le conseguenze nefaste del caso (“Ho mandato Laura Boldrini a quel paese sul suo profilo, ma non pensavo che così tante persone mi avrebbero letto”). Una delle prime diapositive proiettate da Zuckerberg raffigurava, se non ricordo male, una situazione pubblica all’aria aperta da una parte e un salotto con le persone sedute sui divani dall’altra, mentre faceva notare come nella nostra vita reale ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Se una maggiore differenziazione tra pubblico e privato venisse implementata anche su Facebook, questo forse porterebbe al miglioramento delle interazioni social delle persone, che con il tempo potrebbero imparare a “relegare” a contesti “più privati” certi tipi di dichiarazioni (ovviamente sempre cum grano salis, che comunque io su Facebook eviterei di mettere, anche in un contesto privato, i miei pensieri più intimi). Insomma, questo aspetto delle novità presentate da Zuckerberg mi sembra in linea con i tempi e anche con le attese dei suoi “clienti”. Vera Gheno

    stefano epifaniChe il futuro di Facebook sia negli scambi privati Zuckerberg lo ha già detto più volte. Ribadirlo durante la F8 Conference conferisce a questa affermazione una dimensione “programmatica” più forte, ma non è esattamente una novità (basta guardare a questo post del 6 marzo, dove spiega meglio di quanto abbia fatto sia palco il suo punto di vista sul futuro dei social media. E d’altro canto questa “svolta” – se così può definirsi – risponde a due grandi motivazioni: da una parte è un tentativo di reazione a due anni di fatti, eventi e scandali che hanno minato la credibilità del social network site sul fronte della privacy (lo ammette Zuckerberg stesso). Dall’altra è in qualche modo una naturale evoluzione del percorso di sviluppo del sistema: una volta ritrovati tutti i vecchi amici delle elementari è evidente che il focus debba essere farli parlare tra di loro! Può sembrare una battuta, ma non lo è del tutto: nella continua ricerca di modi attraverso i quali aumentare il tempo in piattaforma, enfatizzare le dinamiche di gruppo e quelle private è un buon modo per rendere sempre più fitto il grafo delle relazioni degli utenti, rispondendo inoltre alla naturale tendenza degli utenti a relazionarsi tra loro al di fuori del flusso pubblico. È inoltre, quello di incrementare gli scambi privati, anche un buon modo per abbattere il carico di lavoro sul fronte delle interazioni pubbliche (anche in questo caso, le recenti evoluzioni sul fronte del copyright e delle responsabilità delle piattaforme non sono certo secondarie). Facebook deve riacquistare credibilità e fiducia da parte degli utenti, per questo viene evidenziato come le conversazioni saranno private (e codificate) ed i dati saranno conservati per meno tempo. Deve inoltre creare un contesto più fluido – a tendere probabilmente del tutto seamless – tra i diversi mondi che gestisce (primi tra tutti Messenger e Whatsapp che, per inciso, aveva promesso di non fondere mai) per creare un contesto ove l’utente possa muoversi in libertà avendo la consapevolezza (o l’impressione) che la sua privacy non venga violata. Sarà interessante vedere tanto quanto questo impatterà sul modello di business (con la comparsa degli add su whatsapp, ad esempio), tanto quanto modificherà le abitudini degli utenti anche se, è il caso di evidenziarlo, in molte situazioni una larga parte dell’utenza non si rende pienamente conto della pubblicità degli scambi che sviluppa: l’esempio dei dati e delle dichiarazioni fornite nei messaggi pubblici della pagina “INPS per la Famiglia” penso sia particolarmente istruttivo in tal senso. Non so (e nessuno può saperlo con certezza) quale sarà il punto di caduta di questa nuova fase del Social Network: certo è che il tema della privacy e quello della gestione del patrimonio di informazioni degli utenti – non solo per quanto riguarda Facebook – saranno al centro del dibattito pubblico dei prossimi anni. La sfida è quella di sviluppare una società in cui gli utenti saranno sempre più consapevoli delle questioni in gioco. Stefano Epifani

    veronica gentiliIl vero vantaggio di Facebook, quello che ne ha fatto l’ecosistema social più abitato al mondo, è sempre stato quello di adattarsi ai desideri/bisogni degli utenti se non anticiparli e con gli annunci dell’F8 continua a mostrarlo. Stiamo entrando in una nuova era dei Social Network, in cui dopo anni passati a raccontarci, informarci e relazionarci “in piazza” sentiamo il bisogno di ritornare alla dimensione più intima e autentica delle relazioni e a un racconto di noi stessi che non lasci tracce, trasformandosi in ciò che le persone chiedono di più: un ambiente sicuro e protetto. Sicuramente non sarà una transizione semplice e le aziende dovranno imparare a comprendere e valorizzare il prima possibile il nuovo ruolo che avranno, ma una cosa è sicura: Facebook inc. ha preso molto seriamente i problemi che si sono verificati negli ultimi anni e sta facendo il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Veronica Gentili

    giovanni boccia artieriLe dichiarazioni di Zuckerberg assecondano strategicamente due tendenze sociali e culturali in atto: la percezione di Facebook come luogo problematico per la privacy (nel post Cambridge Analytica) e la crescita di uso da parte degli utenti di quegli spazi che sono da considerare più privati, come chat, DM, ecc. Ci troviamo cioè in una condizione in cui gli utenti dei social media – in particolare le nuove generazioni – producono più contenuti in (e dedicano più tempo a) spazi privati (anche collettivi, come chat multiutente e gruppi chiusi) che nella costruzione della loro immagine pubblica. Il futuro sarà privato vuol dire, per citare la conferenza che stiamo organizzando a Urbino, che avremo a che fare con realtà online sempre più fatte di gruppi privati, piattaforme chiuse e contenuti effimeri. Giovanni Boccia Artieri

    Domitilla FerrariCredo che a Facebook siano state imputate alcune colpe che, in realtà, non sono sue. Mi spiego meglio. E’ vero, Facebook è stata accusata di leggere più dati sulla piattaforma e, di conseguenza, manipolare l’opinione pubblica, indirizzando l’advertising verso persone specifiche di cui, praticamente, sapeva tutto. Ma il punto qual è? Il punto è che siamo noi che condividiamo qualunque cosa. Quindi Facebook sta facendo una considerazione come questa: “Visto che voi non siete capaci, e noi poi usiamo la vostra incapacità, dobbiamo rendere questa piattaforma, in qualche modo, più “privacy based”, perché voi non ce la potete fare”. Si tratta quindi di un’operazione che, per certi versi, toglie a Facebook delle possibilità, come quella di utilizzare altri dati, pur di continuare a restare sul mercato. Perché altrimenti, se l’analisi sul sentiment di Facebook continua ad essere negativa, potrebbe continuare a non diffondersene l’uso, cosa che nei fatti è. La piattaforma è cresciuta tantissimo tra gli utenti over 50, ma i ragazzi la usano sempre meno. Facebook è ormai considerata la piattaforma in cui ci sono i genitori, non ci sono i figli. Quindi, Facebook in questo modo evidenzia questa capacità degli utenti di discernere cosa è pubblico e cosa è privato, facendo un passo indietro permettendo agli utenti di continuare ad usare la piattaforma. Domitilla Ferrari

    Rudy BandieraQuesto nuovo corso di Facebook si sapeva da tempo, come si sapeva da tempo che il futuro dei social, sarebbe stato privato. Proprio un paio di mesi fa, come è stato già ricordato, Zuckerberg aveva detto che lo scambio di informazioni e di conversazioni sulle app di messaggistica come Messenger o WhatsApp superava di gran lunga quello che avveniva in pubblico. Secondo me si sta andando nella direzione di creare ambienti grandi, ma sempre lasciando il controllo di chi entra ed esce e di chi dice cosa. E non è male questa cosa. Resta da capire, dal punto di vista comunicativo, come sarà questo nuovo corso. E poi c’è un dato di fatto ed è che la gente si è abbastanza stufata della socialità totale, vuole parlare con tanta gente ma in ambienti protetti. Facebook quindi gli da questo. Privato inteso quindi come spazi dove poter parlare con altri serenamente senza intromissioni esterne. E’ vero quello che dicevi all’inizio, si sta tornando indietro a quel tempo in cui l’utente poteva, appunto, controllare chi diceva cosa e dove, anche se si usavano dei nick, ma si era in pochi e ci si conosceva. Si torna a quella forma in una veste se vuoi più attinente ai tempi che viviamo. Rudy Bandiera

    Fjona CakalliNon mi sembra un “abbiano capito che la privacy è il futuro” quanto un correre ai ripari dopo i pesanti avvenimenti dopo Cambridge analytica in poi. Insomma si sono accorti che c’erano delle voragini nel sistema della privacy dei contenuti e questo a mio avviso li ha obbligati a cambiare rotta. Una rotta che stava già cambiando visto il tipo di pubblico nuovo che popola Facebook e visto anche il fuggi fuggi di giovani e giovanissimi che sono migrati verso Instagram. Probabilmente è più sensato tracciare una rotta con un cambiamento così drastico di facebook piuttosto che rimanere in balia di ciò in cui Facebook si stava trasformando. Diciamo che come un essere vivente, Facebook si è autoplasmato, adattato, evoluto sfuggendo un po’ al controllo. Questa soluzione probabilmente sarà impopolare ma forse è l’unica soluzione per riportare in porto una nave ormai alla deriva. Fjona Cakalli

    Ecco questa la nostra tavola rotonda con tanti pareri e tanti spunti interessanti che meriterebbero un approfondimento maggiore. E’ evidente che tutti hanno colto un elemento comune che questo passaggio per Facebook resta obbligato e che non ci resta da vedere come verrà gestito. E noi seguiremo a farlo.

    Ringraziamo davvero tutti gli amici e i professionisti che hanno dedicato parte del loro tempo per partecipare, non per nulla scontato, grazie davvero a tutti per aver arricchito al conversazione nel tentativo di capire meglio.

  • Seo and Love 2017, il racconto dalla voce dei protagonisti [Video]

    Seo and Love 2017, il racconto dalla voce dei protagonisti [Video]

    Anche InTime era presente ieri al Seo and Love di Verona, l’evento ideato da Salvatore Russo e dedicato alla SEO e al Content Marketing con il suo inviato speciale Claudio Gagliardini che ha raccolto la voce dei protagonisti della giornata al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Ecco le sue interviste a Salvatore Aranzulla, Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera e molti altri.

    Anche InTime era presente al Seo and Love che si è tenuto ieri a Verona al Palazzo della Gran Guardia, affollato da 700 persone desiderose di apprendere i preziosi suggerimenti dei tanti esperti coinvolti nella giornata. E il nostro super inviato speciale era Claudio Gagliardini che ha raccolto la voce dei protagonisti nelle sue interviste che il mitico Andrea Tadioli ha girato e montato per noi.

    seo and love 2017 verona

    Il Seo and Love va sempre più affermandosi nel panorama degli eventi dedicati al social media e digital marketing come uno dei più interessanti, grazie alla sua capacità di mettere insieme formazione, intrattenimento e, ovviamente, tanto networking. Sebbene sia solo alla seconda edizione. Il nostro Claudio è andato a seguirlo e nel video che vi mostriamo qui racconta l’evento, ideato da Salvatore Russo, con la voce di chi ha preso parte all’intensa giornata.

    Le interviste al Seo and Love 2017 di Claudio Gagliardini

    Ospite particolarmente atteso era certamente Salvatore Aranzulla, non che gli altri fossero meno attesi, ma era forse una delle poche occasioni per incontrare dal vivo uno che sul content e sulla capacità di condividere ha costruito tutto il suo personaggio. Aranzulla.it oggi è conosciuto come il sito che risolve i problemi dell’informatica, è oggi uno dei 30 siti più frequentati in Italia ed è visitato ogni giorno da 500 mila utenti che risolvono i loro problemi informatici con i contenuti realizzati appositamente.

    Sul palco del Seo and Love sono saliti ieri, tra gli altri, anche Rudy Bandiera, Riccardo Scandellari che ha parlato di newsjacking e di come farlo, Sonia Milan, Matteo Pogliani, Alessandro Agostini che ha pubblicato un nuovo libro “Seo & Content” scritto a quattro mani con Salvatore Russo, Francesco De Nobili.

    Ringraziamento speciale dunque a Claudio Gagliardini e ad Andrea Tadioli sempre più partner di InTime per quanto riguarda i contenuti video.

    E voi siete stati al Seo and Love? Raccontateci la vostra giornata.

  • Ecco il Digital Carisma di Rudy Bandiera nel suo nuovo libro

    Ecco il Digital Carisma di Rudy Bandiera nel suo nuovo libro

    A distanza di un anno dal successo ottenuto con il primo, esce oggi in tutte le librerie il nuovo libro di Rudy Bandiera, “Le 42 leggi Universali del Digital Carisma”. In questa nostra breve conversazione, Rudy ci ha spiegato come è nato questo nuovo libro e cos’è il Digital Carisma.

    Esce oggi il nuovo libro di Rudy Bandiera, “Le 42 leggi Universali del Digital Carisma, che ho avuto modo di leggere e di apprezzare da subito. Perchè qui c’è il vero Rudy, nel senso che in questa occasione viene spiegato un percorso, fatto appunto di “regole”, che non sono altro che il frutto di tutta l’esperienza fatta in questi anni.

    E in questa nostra breve conversazione, che riporto testualmente (lo so che poi controlla!), Rudy spiega come è nato questo nuovo progetto e ci indica anche la regola che sente più sua.

    Molti forse attendevano un seguito dopo il primo libro in cui parlavi dei rischi e delle opportunità del web di oggi. Invece con questo tuo nuovo libro tratti del Digital Carisma. Come nasce questo libro e che cos’è il digital carisma?

    In effetti ho cambiato del tutto approccio, completamente. Il punto è molto semplice, il primo libro è il libro che “avrei dovuto scrivere” e il secondo quello che “avrei voluto scrivere” ma senza il primo il secondo non avrebbe avuto credito, non avrebbe avuto peso perchè questo secondo libro è frutto di un percorso.
    Ho cambiato direzione perchè nel primo metto al centro di tutto la tecnologia e i suoi rischi contro alle opportunità ma poi ho pensato “ma l’uomo, che questi rischi e opportunità se le sciroppa, dove lo mettiamo?”.
    E quindi ho fatto un libro con al centro le persone, noi tutti, frutto delle mie esperienze personali che, in peno stile condivide et impera, voglio condividere.

    Il digital carisma, non mi stancherò mai di dirlo, NON è leadership. Questo non è un libro sui leader, sulla leadership o sul come diventare dei capi, per nulla, anzi, è un libro sugli altri. Il carisma è una sorta di fluido, parliamo sempre in ottica digitale, che dobbiamo fare fluire da noi agli altri. E’ quello che ci rende speciali proprio grazie alle attenzioni che abbiamo verso il prossimo.
    Messianico, eh amico? :D

    digital-carisma-rudy-bandiera-copertina

    Quanto è utile per te “essere umili”? Può essere in certi contesti un segno di debolezza oppure, al contrario, è un segno di forza morale, intellettuale?

    Ti rispondo con una BELLISSIMA frase di Giacomo Leopardi che in quanto a parole ci sapeva fare più di noi due:

    E’ curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono state prese per indizio di poco merito.”

    Ecco cosa intendo io per umiltà e cosa dico spesso nel libro: non è quella modestia stucchevole che esce da quelle persone che fingono di avere avuto le cose in sorte ma ti guardano dall’alto al basso ma è un atteggiamento NORMALE a prescindere da chi sei, cosa fai o cosa hai fatto. E’ l’atteggiamento della persona sicura e consapevole che non è attraverso un comportamento borioso che si ottiene l’amore degli altri o il loro rispetto: è parlare con parole semplici ed essere semplici nel modi. Non gretti, bassi, ignoranti o volgari ma semplici.
    La semplicità è equilibrio, l’equilibrio è il carisma. Il carisma è un segno di forza morale, senza dubbio.

    Quale tra queste “regole universali” vuoi consigliare ai tuoi lettori e qual è la più importante per Rudy Bandiera?

    Domanda DIFFICILISSIMA. A me piacciono tutte, è evidente, ma quella che forse racchiude tutte le altre e le riassume è la Legge 38: “Fa la cosa giusta. Sempre”.
    Potrebbe sembrare banale ma non lo è per nulla: fare la cosa giusta implica SEMPRE una scelta, molto complessa, perchè la cosa giusta non sempre coincide con la cosa giusta “per noi”. Fare sempre la cosa giusta è complesso, utile bellissimo e… giusto :)

    Ovviamente, il nostro consiglio è di leggere questo nuovo libro che racchiude, sotto forma di “42 regole universali”, tutto il percorso che Rudy ha fatto in tutti questi anni. E mi permetto di indicare la regola che più sento mia che è proprio quella che indicava prima Rudy, ossia quella che ci sprona a fare quello che sentiamo come giusto. Si è davvero credibili quando si fanno le cose con coerenza, con impegno e con consapevolezza del percorso che ci attende.

    Adesso tocca a voi leggere il libro (qui tutte le info per acquistarlo) e, se vi va, indicateci poi qual è la vostra regola.

  • #UnaMacchinaPerRudy, il punto di vista del Gruppo Roncaglia, l’agenzia digital di smart Italia

    #UnaMacchinaPerRudy, il punto di vista del Gruppo Roncaglia, l’agenzia digital di smart Italia

    Il caso di #UnaMacchinaPerRudy nei giorni scorsi ha movimentato il dibattito sui Social Media e sulla Rete, anche con toni accesi. Ecco che oggi vogliamo proporvi anche il punto di vista di smart Italia. E ne abbiamo parlato con il Social Media Team del brand che fa capo al Gruppo Roncaglia, una delle più innovative agenzie in Italia

    Il caso #UnaMacchinaPerRudy è, come abbiamo documentato nei giorni scorsi, sicuramente uno dei casi di storia che verrà ricordato nel web marketing italiano. E su questo punto il dibattito sulla rete è intenso, con toni anche polemici, e ci si interroga su quale tipologia possa definire meglio questa operazione. Azione di web marketing? Di Social Media Marketing? Di Real Time Marketing? O di Marketing puro? Insomma, le definizioni non mancano di certo ad evidenziare come, comunque la si pensi,  questo sia un caso mai accaduto prima nel nostro paese. Come certamente ben saprete, la campagna che il blogger Rudy Bandiera, molto noto sul web e sui social media, ha lanciato con l’hashtag #UnaMacchinaPerRudy chiedendo alle case automobilistiche un auto in quanto la sua era stata seriamente danneggiata in un incidente, si è conclusa con la decisione di smart Italia di cedere a Rudy una smart per la durata di un anno. A questo punto, mentre il dibattito non accenna a diminuire, su Twitter come su Facebook, ne abbiamo approfittato per chiedere direttamente a smart Italia quale fosse stata la motivazione per cui decidere di partecipare a questa operazione.

    Entriamo quindi in contatto con il Social Media Team di smart Italia che fa capo al Gruppo Roncaglia, tra le più innovative agenzie di comunicazione in Italia, e a loro chiediamo subito:

    Ma come siete arrivati a coinvolgere smart Italia?

    Dal lavoro di monitoraggio che portiamo avanti in maniera costante. Appena ci siamo imbattuti nella campagna “#UnaMacchinaPerRudy“, abbiamo notato che la discussione stava montando molto rapidamente assumendo contorni interessanti. Dopo prime attente valutazioni, ritenendo che si poteva dar vita a un’operazione interessante per il brand, abbiamo presentato l’idea a smart che ci ha dato subito un feedback positivo. Nel giro di un paio di giorni si è arrivati alla decisione di dare l’auto a Rudy Bandiera per la durata di un anno”.

    Ma cosa vi ha convinto che questa fosse un’operazione da prendere al volo per smart Italia?

    È  un’operazione che per modalità e dinamiche si adattava all’allure del brand e alla linea di comunicazione che stiamo portando avanti insieme. A livello di linguaggio e di capacità di leggere la Rete fa il paio – anche se si tratta di due iniziative diverse sotto molti aspetti – con la “social battle” tra brand che abbiamo iniziato con Citroen Italia, e che è stata ribattezzata #LaGuerradeiParcheggi, e che poi si è allargata spontaneamente ad altre aziende come Martini, San Carlo e Molinari fino a prendere i contorni di un “social party”.

    Ma in questa operazione smart Italia cosa ci guadagna?

    Il buzz è certo stato altissimo, così come la visibilità per smart in questi giorni. Per valutare in maniera corretta il ritorno per il brand, tuttavia, questa iniziativa deve essere considerata all’interno di un contesto più ampio di operazioni che a livello strategico stiamo definendo con smart. Non ha senso ragionare in termini spot.”

    Credete che tutto questi brusìo, anche dai toni polemici, possa creare qualche conseguenza per smart Italia?

    Non ci risulta che il brand abbia subito contraccolpi dall’enorme discussione che è scaturita nei giorni scorsi. Anche le voci più critiche di molti autorevoli blogger si chiedono semplicemente se l’operazione non rischi di tradursi in un boomerang per smart. Dubbi perfettamente leciti che nascono però dalla mancata conoscenza – e non potrebbe che essere così – della strategia complessiva. Ovviamente continuiamo a monitorare la discussione e il sentiment in maniera costante per valutare eventuali evoluzioni”.

    Secondo Armando Roncaglia, a capo del Gruppo omonimo, questa è stata:

    Un’altra grande dimostrazione di quanto sia sempre più strategico per i brand comprendere e padroneggiare i linguaggi e le dinamiche dei nuovi media. Il web, e in particolare i social network, hanno rivoluzionato il modo di fare comunicazione e chi non sa ascoltare questo cambiamento è condannato a rimanere fermo. Solo l’unione di professionalità diverse e complementari può coglierne tutte le opportunità, con una strategia unitaria e al servizio del brand.”

    Bene, questa è la nostra conversazione con il Social Media Team di smart Italia che per quel che ci riguarda ha fatto un po’ di chiarezza in più rispetto a quello che era il punto di vista del brand in questione. E ci sembrava giusto conoscerlo affinchè chiunque voglia possa, ora, farsi un’opinione più chiara. E certamente siamo qui per ricevere le vostre osservazioni su quello che vi abbiamo raccontato.

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  • Ecco alcuni dati in sintesi del caso #UnaMacchinaPerRudy

    Ecco alcuni dati in sintesi del caso #UnaMacchinaPerRudy

    Nata per caso, alla fine #UnaMacchinaPerRudy segna davvero un momento importante, senza esagerazione, per il web italiano. Mai prima d’ora, nel nostro paese, un brand aveva deciso di scommettere su un’operazione del genere e su un “media”, quale è appunto Rudy Bandiera oggi, mettendoci il prodotto e la propria faccia. E diamo qualche numero

    Come ben sapete, quando ci troviamo di fronte a casi interessanti e a casi importanti per i Social Media e per il Web nostrano, li seguiamo sempre con molta attenzione, cercando di raccontarveli anche con il supporto dei numeri e dei dati che si hanno ora a disposizione. Ebbene, oggi ci troviamo a darvi qualche numero di un “caso”, si lo si può definire anche così, storico, una case history tutta italiana, innescata quasi per caso, ma che ha ottenuto un risultato sorprendente. Per chi, pochi davvero, non sa di cosa stiamo parlando, allora vale la pena di leggere proprio il post di Rudy Bandiera che oggi sul suo blog racconta come si è arrivati al felice epilogo. Ma la riassumiamo in breve. Qualche giorno fa Rudy e il suo socio (e soprattutto amico) Riccardo Scandellari, fanno un incidente che per fortuna non ha grosse conseguenze,  tranne che per l’auto di Rudy andata distrutta. Il costo della riparazione sarebbe improponibile visto il valore dell’auto, allora con il solito piglio geniale che lo contraddistingue, lancia la sua personalissima iniziativa di chiedere alle compagnie automobilistiche una macchina, da qui l’hashtag #UnaMacchinaPerRudy (nato dall’idea del buon Angelo Valenza).

    Allora, ne nasce una campagna sui social media che non ha precedenti.  E proprio mentre Rudy stava per perdere ormai le speranze, ecco che arriva la comunicazione di Smart Italia che offre a Rudy un macchina per un anno. Una azione di marketing vincente. Si perchè Rudy oggi muove una massa considerevole di interesse, di persone, in poche parole, come ha detto il buon Giorgio Soffiato, “Rudy è un media“, una persona capace di attrarre una attenzione tale per cui un brand decide di scommetterci. E ovviamente un plauso va a Smart Italia che ha saputo osare, ha compreso evidentemente il valore di questa operazione, mettendoci il prodotto e la propria faccia. E i dati che seguono potranno interessare certamente anche al brand.

    [UPDATE]

    Tra sabato e domenica con il diffondersi della notizia e del buzzing che ne è derivato sui social media, i dati che avevamo raccolto appunto sabato pomeriggio, sono aumentati. Erano poco meno di 800 e in meno di 48 ore sono diventati 1.300 (e il contatore continua). I contenuti sono allora così suddivisi:

    Talkwalker  share post– su Twitter, 1.112 (86,6%)

    – su Facebook, 140 post (10,9%)

    – su Blog, 14 post (1,1%)

    – su YouTube, 11 video (0,9%)

    – su portali News, 7 articoli (0,5%)

    Il Reach potenziale è ora di 48,9 milioni di utenti.

    [A breve aggiorneremo anche i dato sugli influencers]

    UPDATE #2

    Potential Reach ad oggi su 1.467 risultati complessivi:

    #unamacchinaperrudy reach

    In pochi giorni l’hashtag realizza (fino a questo momento) 797 risultati sui social media e sul web, così suddivisi: 679 tweets (85,2%), 101 post su Facebook (12,7%), 10 video su YouTube (1,35), 4 articoli su vari blog (0,5%). La fonte con cui abbiamo raccolto questi dati è Talkwalker. Il reach totale è stato di 35,5 milioni di utenti raggiunti. Un livello altissimo.

    Il sentiment dell’operazione è per il 51,4% neutro (una dato così lo si riscontra quasi sempre in ricerche come queste), positivo per il 29,5%, negativo per il 19,1%.

    Da notare che fino a questo momento @smart_italia ha collezionato 209 mentions, @rudybandiera invece 498. Secondo Talkwalker, il 67,4% degli utenti sono uomini e il 32,6% sono donne.

    Ora vediamo chi sono stati gli influencers di questa operazione. Talkwalker da questo punto di vista ci offre diverse possibilità e i risultati sono davvero interessanti. Ovviamente, come abbiamo già visto dal numero di risultati, Twitter la fa da padrone.

    Allora vediamo i primi 10 influencers per reach totali:

    influencers-reach #unamacchinaperrudy

    Dove si nota, Inagist a parte, che solo Rudy Bandiera è stato capace di raggiungere, con il solo account Twitter, 1,18 milioni di utenti. Segue poi Riccardo Scandellari, Skande, con 586.711 utenti e insopportabile, con 162.964 utenti.

    In basso gli influencers totali per engagement:

    #unamacchinaperrudy influencers-engagement

    Ovviamente Rudy è quello che riesce ad ottenere il valore di coinvolgimento più alto. Segue poi Sasà Tomasello, presente anche con nonconvenzionale.com. E poi si notano anche Claudio Gagliardini, Skande e Mattia Lissi.

    Ora vediamo gli influencers per reach su Twitter:

    #unamacchinaperrudy influencers-twitter-reach

    E questi gli influencers per engagement su Twitter:

    #unamacchinaperrudy influencers-twitter-engagement

    Ovviamente non è mancata l’ironia e l’umorismo. Di seguito alcuni dei tweet più divertenti:

    Ecco, questo il nostro piccolo resoconto e siamo convinti che i numeri cresceranno col diffondersi della notizia. Certo è che vince Rudy a cui va la nostra ammirazione, bravo come sempre a mettersi in gioco. In pochi sarebbero riusciti ad ottenere un simile risultato. E vince anche Smart Italia, da quello che abbiamo visto guadagnerà molto in termini di visibilità.

     

  • Il mentore secondo Rudy Bandiera #IlMioMentore

    Il mentore secondo Rudy Bandiera #IlMioMentore

    Continuiamo a raccontare le storie positive raccolte per l’iniziativa che stiamo promuovendo “Cambia la vita di un bambino”, realizzata dall’associazione Mentoring Usa Italia onlus con lo scopo di indicare dei buoni esempi a tanti bambini che prematuramente abbandonano la scuola o scivolano verso la droga o la violenza. Il prossimo a raccontare il suo mentore è Rudy Bandiera, uno dei più importanti e seguiti blogger in Italia

    Cambia la vita di un bambino - sms 45507Alla domanda “chi è stato il tuo mentore” si rimane perplessi, quasi esterrefatti. Sono domande che richiedono enormi riflessioni, oppure che non hanno risposta, come ad esempio “sei felice?”. I grandi temi della vita, i temi complessi legati al cuore più che alla ragione, sono di difficile spiegazione e complessi da afferrare, da racchiudere. Di una cosa, per quello che riguarda la mia vita, sono assolutamente certo: io ho avuto solo e soltanto un mentore. Mio padre. (altro…)