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  • ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    OpenAI, diventata di recente una società a scopo di lucro, prevede un aumento dei prezzi di ChatGPT Plus già entro la fine di quest’anno. Ma il prezzo si prevede aumenterà ancora entro il 2029.

    Le vicende che riguardano OpenAI, e il passaggio da una forma di società senza scopo di lucro a una con scopo di lucro, accentrano sempre l’attenzione di tutti.

    Questo per il fatto che dal dicembre 2022, dal lancio di ChatGPT, OpenAI ha conosciuto una crescita vertiginosa. Ed è il caso di dirlo.

    Una crescita che ha portato anche a questo passaggio, epocale per una realtà come questa.

    La società di Sam Altman si appresta quindi a cambiare modello, a fare business in senso stretto. E a fare i conti con gli addii che si sono registrati negli ultimi mesi e negli ultimi giorni.

    Il passaggio ad una forma a scopo di lucro sta tenendo banco a tutti i livelli all’interno di OpenAI.

    OpenAI e nuovi elementi sul passaggio a scopo di lucro

    E ci sono nuovi elementi che emergono da documenti che il New York Times ha visionato e dato conto sul proprio sito.

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    Questi documenti ci danno la dimensione di che cosa è oggi OpenAI. E di come il passaggio ad una forma a scopo di lucro era un passaggio inevitabile, come ha detto qualcuno.

    In molti si sono chiesti in queste ore se OpenAI prevedesse un aumento di prezzo per chi usa ChatGPT Plus, la versione a pagamento del chatbot a 24 euro al mese. E, secondo quello che si legge nei documenti diffusi dal New York Times, un aumento ci sarà.

    E si tratta di un aumento progressivo da qui ai prossimi 5 anni.

    Il prezzo di ChatGPT aumenta entro la fine del 2024

    Entro la fine di questo anno si precede già un aumento di 2 dollari al mese, sulla base quindi dell’abbonamento attuale dei 20 dollari al mese.

    E non è tutto, perché il prezzo finale entro il 2029 sarà di ben 44 dollari al mese. Vale a dire il doppio del prezzo attuale.

    Questa è la risposta a chi, giustamente si poneva la domanda sui prezzi.

    E questo è frutto del cambio di OpenAI che diventa una società a scopo di lucro.

    Nel solo mese di agosto OpenAI ha incassato 300 milioni di dollari, in aumento del 1.700 percento dall’inizio del 2023. La società prevede circa 3,7 miliardi di dollari di vendite annuali quest’anno. Sono numeri enormi.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI, grandi guadagni e grandi perdite

    Numeri enormi che devono comunque tenere in considerazione in fatto che OpenAI brucia miliardi, per usare una espressione finanziaria. Infatti, la società di aspetta di perdere circa 5 miliardi di dollari quest’anno dopo aver pagato i costi relativi alla gestione dei suoi servizi, più altre spese come gli stipendi dei dipendenti e l’affitto degli uffici.

    Sempre in questi giorni OpenAI ha fatto circolare documenti che parlano di un nuovo round di finanziamenti da 7 miliardi di dollari che portano il valore complessivo di OpenAI a 150 miliardi di dollari. Un valore tra i più alti di sempre tra le società tech.

  • OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI si appresta a diventare una società for-profit, abbandonando il modello no-profit. Vediamo le ragioni e le sfide che l’attendono. Intanto Sam Altman deve registrare l’addio della CTO Mira Murati e di altri due manager di punta.

    Recentemente, OpenAI ha annunciato un cambiamento che potrebbe avere effetti di assoluta rilevanza.

    Se ne parlava già qualche mese fa, ne avevo scritto nel mese di giugno, ma adesso sembra che la cosa sia più concreta.

    In sostanza, si parla della transizione di OpenAI da un modello no-profit a uno for-profit. Questa mossa segna, appunto, un momento cruciale nella storia della società, fondata nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare un’IA sicura e benefica per l’umanità. Ma cosa significa realmente questa transizione e quali sono le possibili implicazioni?

    Una struttura no-profit alla base della missione di OpenAI

    Inizialmente, OpenAI era nata come organizzazione no-profit, sostenuta da donazioni per sviluppare una tecnologia di Intelligenza Artificiale che potesse essere utilizzata in modo responsabile.

    Nel tempo, però, si è fatta strada la necessità di maggiori risorse finanziarie per alimentare la ricerca e lo sviluppo. Nel 2019, l’azienda aveva già creato una struttura “ibrida”, fondando una sussidiaria a scopo di lucro, OpenAI LP, controllata da OpenAI Inc., la divisione no-profit. Questo approccio aveva permesso di raccogliere finanziamenti da colossi come Microsoft, pur mantenendo la missione originale.

    Ora, la società starebbe per compiere un passo ulteriore, eliminando il controllo dell’attuale consiglio di amministrazione no-profit. La decisione è stata comunicata internamente dal CEO Sam Altman, senza però fornire dettagli precisi su come verrà strutturato il nuovo modello for-profit.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    I motivi dietro la transizione a società for profit

    OpenAI ha spiegato che il cambiamento nasce dalla necessità di ottenere maggiori risorse per sostenere i costi crescenti della ricerca e della tecnologia. Nonostante l’enorme successo dei prodotti come ChatGPT, che ha permesso di raddoppiare i ricavi annuali solo nella prima metà del 2024, le sole donazioni non bastano più a sostenere le ambizioni della società. La nuova struttura permetterà a OpenAI di accedere a fondi di investimento maggiori e di espandersi più rapidamente.

    La decisione, tuttavia, ha sollevato non pochi interrogativi. Uno dei punti cruciali riguarda il futuro dell’impegno etico di OpenAI: il passaggio a una struttura a scopo di lucro potrebbe portare a un bilanciamento diverso tra obiettivi finanziari e l’impegno a garantire uno sviluppo sicuro e responsabile dell’IA. La parte no-profit continuerà ad esistere, ma con un ruolo più limitato nella governance.

    Certo è che in questo modo OpenAI non avrebbe più limiti. Di recente, infatti, ha completato un nuovo round di finanziamenti da 6,5 miliardi di dollari che porteranno il valore dell’azienda a 150 miliardi di dollari.

    Solo a febbraio di quest’anno OpenAI era valutata 86 miliardi di dollari.

    Con la nuova formula, OpenAI assume la forma di una società a scopo di luvro simile a quella di Anthropic, che realizza Claude, e xAI, la società di Elon Musk.

    Le dimissioni di Mira Murati e altri dirigenti

    Un ulteriore elemento che rende la situazione ancora più complessa è la recente notizia delle dimissioni di Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI. La sua decisione di lasciare la società è stata annunciata attraverso un post su X (ex Twitter), proprio nel momento in cui OpenAI sta attraversando questo importante processo di riorganizzazione.

    Murati, che lavorava in OpenAI da oltre sei anni, ha dichiarato di voler creare “tempo e spazio per esplorare nuove opportunità“. La sua partenza, tuttavia, è stata improvvisa e non prevista nemmeno dal CEO Sam Altman, che ha commentato pubblicamente di essere rimasto sorpreso dalla sua decisione.

    Mira Murati non è l’unica a lasciare OpenAI: insieme a lei, altri due ricercatori di IA, Bob McGrew e Barret Zoph, hanno presentato le loro dimissioni.

    Questo “esodo” di figure chiave ha acceso il dibattito sul clima interno all’azienda. Dopo il tentativo fallito, nel 2023, di rimuovere Sam Altman dal ruolo di CEO da parte del consiglio di amministrazione no-profit, OpenAI ha visto diverse partenze di alto profilo, tra cui Ilya Sutskever e Jan Leike.

    Questo solleva domande sull’impatto che il passaggio a una struttura for-profit potrebbe avere sulle dinamiche interne e sull’orientamento etico della società.

    Le sfide di una struttura for-profit per OpenAI

    La transizione verso una società a scopo di lucro pone OpenAI di fronte a sfide importanti. La principale riguarda l’equilibrio tra l’obiettivo di generare profitti e il rispetto della missione originale di sviluppare un’IA sicura.

    Il controllo di OpenAI passerà a investitori che potrebbero avere interessi più legati ai profitti che alla sicurezza e all’etica dell’IA.

    La nomina recente di Paul Nakasone, ex capo della NSA, nel consiglio di amministrazione e nel comitato sulla sicurezza di OpenAI ha suscitato ulteriori preoccupazioni, indicando un potenziale spostamento dell’azienda verso un ruolo più focalizzato sulla sicurezza e la sorveglianza, anziché solo sulla ricerca e l’innovazione.

    Le implicazioni future per OpenAI

    Il cambiamento di rotta di OpenAI evidenzia la complessità del rapporto tra progresso tecnologico, etica e profitto.

    L’azienda è ora al centro di un dibattito sulla direzione che l’IA dovrebbe prendere in futuro: continuerà a operare nell’interesse collettivo o sarà sempre più orientata verso logiche di mercato?

    La partenza di Murati e degli altri dirigenti riflette probabilmente il disaccordo interno rispetto alla nuova direzione dell’azienda. Mentre la mossa potrebbe portare nuove risorse e accelerare lo sviluppo tecnologico, potrebbe anche erodere i valori che hanno caratterizzato OpenAI fin dalle origini.

    Il tempo, forse, ci dirà se la nuova struttura saprà mantenere un equilibrio tra i profitti e l’impegno etico verso un’IA responsabile.

     

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