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  • Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    L′Innovazione e Sostenibilità sono ormai due sinonimi. Da qui inizia quel grande processo di ripartenza che vede al centro di tutto le città sempre più connesse e il cuore di nuovi servizi per i cittadini.

    Se c’è un aspetto che tutti abbiamo compreso, dopo la grave pandemia da Covid-19 che ha contrassegnato tutto il 2020, è che l’Innovazione e Sostenibilità sono diventati due sinonimi. L’una non può esistere senza l’altra, sono diventati in poco tempo due facce della stessa medaglia. Questo è una delle considerazioni più importanti emerse dalla Acea Innovation Day, edizione 2021. Una giornata di confronto e di incontro di Acea, dal titolo “Costruttori di Futuro“, con l’obiettivo, raggiunto, di mettere al centro la collaborazione e la condivisione di idee, l’Innovazione e le città sempre più connesse.

    Ai panel della mattinata hanno preso parte Gianmatteo Manghi, Ceo Cisco Italia, Stefano Rebattoni, General Manager IBM Italia, Massimo Tedeschi, Chief Technology Officer Leonardo, Fabio Fregi, Country Manager Google Cloud Italia, Claudio Arcudi, Responsabile Energy & Utility di Accenture Italia, nonché della Presidente di Acea Michaela Castelli e dell’Amministratore Delegato Giuseppe Gola.

    Acea Innovation Day Innovazione Sostenibile Digitale franzrusso.it

    Ognuna di queste aziende è partner di Acea nella costruzione di un ecosistema che possa dare vita a idee, soluzioni e servizi sempre più efficienti e che rispondano ai bisogni dei cittadini. E sullo sfondo vi è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il piano attraverso cui mettere in pratica tutti i progetti innovativi per il rilancio del paese.

    Le soluzioni messe in campo comprendono Cloud e Intelligenza Artificiale, andando nella direzione del “quantum computing“, come ricordato da Stefano Rebattoni, il quale ha sottolineato come il PNRR possa costituire da acceleratore in questo senso, sull’esempio di quanto avviene in Germania.

    Gianmatteo Manghi ha invece posto l’accento su Come oggi l’Innovazione si muova in tre direzioni: Digitale, Sostenibile e Inclusiva. Un aspetto fondamentale che la pandemia ha messo ancora di più in risalto, è l’importanza della Cyber Security, al centro della partnership tra Acea e Leonardo.

    Acea Innovation Day è stato anche un momento per parlare di e-mobility e self-driving, delle auto a guida autonoma che Google sta al momento sperimentando in Arizona e California, ma che un giorno, non tanto lontano, possano essere realtà concreta anche nel nostro paese con lo sviluppo delle Smart City.

    Allo sviluppo delle Città Connesse possono partecipare le startup, come sottolineato da Claudio Arcudi, che se in possesso di dati, in continuo aumento, posso realizzare soluzioni e servizi sempre più smart e sempre più “as a service“.

    L’occasione dell’evento, svoltosi in parte in presenza e in parte online, ha permesso anche di effettuare una survey, dalla quale è emerso che il futuro sostenibile è green (70%) e che le smart city del futuro dovranno essere connesse e dotate di piattaforme “open” per abilitare sempre nuovi servizi (80%).

    L’Innovazione Sostenibile è reale quando al centro del processo di applicazione viene messa l’efficacia dei progetti stessi, che rappresenta il vero Valore da tenere in considerazione. Bisogna abbracciare una logica da ecosistema dove ogni azienda, ogni attore, contribuisca a realizzare progetti sempre più innovativi, concreti ed efficaci.

    [In collaborazione con Acea Spa]

  • Huawei Italia, un ecosistema 5G per sviluppare le smart city

    Huawei Italia, un ecosistema 5G per sviluppare le smart city

    Quale sarà il futuro delle smart city nella fase post Covid-19? Grazie al 5G, Huawei Italia  intende realizzare un ecosistema per potenziarle, come ha ricordato Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager dell’azienda presente in Italia da più di 15 anni.

    Quale futuro per le #smartcity nella fase post Covid?

    Le città connesse, grazie al 5G, possono essere un modello da seguire, specie in questa fase. La strategia del colosso cinese parte dalle ragioni, stipulando collaborazioni con gli enti pubblici e puntando su sette pilastri che vengono poi ad essere al centro dell’azione e implementati a seconda delle caratteristiche e delle esigenze del territorio, e sono: sanità, istruzione, energia, porti, servizi pubblici, trasporti e turismo.

    5G, IoT, blockchain, Big Data, cloud e Intelligenza Artificiale sono le tecnologie chiave che guidano la trasformazione digitale e accelerano le smart city, secondo Huawei.

    Huawei ha deciso di investire in Italia, ne è un esempio la Smart Operation Platform (SOP) realizzata nel Joint Innovation Center di Regione Sardegna, Huawei e CRS4, che rende Cagliari un modello avanzato di smart city, come ha ricordato al 5G Italy 2020 Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager di Huawei Italia, disponendo di tecnologie avanzate, come AI e 5G, per la gestione dei parcheggi, la sicurezza e anche la gestione del porto (cosa che avviene anche a Barcellona) per la gestione del traffico all’interno del porto stesso e la sicurezza di tutti gli operatori.

    huawei italia 5g smart city franzrusso.it

    Mazzocchini ha anche ricordato come Huawei ha dato il suo contributo nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria in Cina. A Wuhan ha realizzato una struttura ospedaliera altamente tecnologica ad-hoc e ha anche implementata una tecnologia che grazie all’AI alla voce è in grado di individuare lesioni polmonari in un paziente dall’analisi della voce.

    Quello che punta a fare Huawei, nella fase post pandemia, è la realizzazione di un ecosistema, ponendosi come partner per attori pubblici e privati e come punto di riferimento per startup e PMI per lo sviluppo di app specifiche.

    Tutta l’azione di Huawei riguardo alle smart city si basa su un vasto progetto di investimenti puntando sulle nuove tecnologie e sulla sicurezza, quindi la privacy dei cittadini. E poi puntare sullo sviluppo dell’energia “green” con l’obiettivo, anche in questo contesto, di costituire un ecosistema che metta in relazione cittadini, aziende, partner pubblici.

    Chi è Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager Huawei Italia

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    Massimo Mazzocchini – Deputy General Manager Huawei Italia

    Romano, laureato in Ingegneria Elettronica con specializzazione in Telecomunicazioni presso l’Università La Sapienza di Roma, Massimo Mazzocchini vanta ormai un’esperienza ventennale nel mondo delle telecomunicazioni. Inizia la sua carriera nel 2001 in Siemens e da allora ha ricoperto una vasta gamma di ruoli in ambiti quali vendite, con responsabilità di sviluppo sia business che partnership, e gestione aziendale. Dopo essere stato Vice President per l’area Mediterranea con funzione di Amministratore delegato di Nokia Italia per oltre 5 anni, da ottobre di quest’anno approda in Huawei Italia come Deputy General Manager di Huawei Italia, responsabile quindi dello sviluppo business di Huawei Italia tramite le relazioni con il mercato e le sinergie tra le diverse Business Unit, dell’allineamento delle strutture globali di Huawei per i rapporti istituzionali, del coordinamento delle iniziative di cyber security e dello sviluppo delle relazioni con gli stakeholder nazionali.

    [In collaborazione con Huawei Italia]

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  • M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    Inaugurato ufficialmente M9, il museo multimediale del ‘900, un esempio di tecnologia, innovazione, architettura sostenibile che permette a tutti di fare un viaggio nella nostra storia. La struttura sorge a Venezia Mestre in un ambito di riqualificazione urbana e prevede 8 sezioni tematiche per 2.610 metri quadri di esposizione permanente e 1.400 metri quadri di esposizioni temporanee.

    La storia siamo noi” cantava De Gregori in una sua celeberrima canzone, “La Storia”, e oggi questa semplice frase aggiunge un significato ancora maggiore a quello che siamo. E, soprattutto, in un’epoca in cui tutto sembra orientato ad una velocità quasi insostenibile, trovare il tempo di pensare alla nostra storia diventa quasi necessario, ma altrettanto difficile. Nel senso che raccontare la storia oggi deve necessariamente essere parte della realtà in cui viviamo, in modo tale da essere conosciuta e compresa anche dalle nuove generazioni che quella storia non l’hanno vissuta e, spesso, tendono ad ignorarla. E’ questa l’impressione, bella,  che rimane dopo aver visitato, durante l’inaugurazione ufficiale, M9, il museo interamente multimediale del ‘900 che sorge a Venezia Mestre, un luogo dove la storia si fonde con l’innovazione e la tecnologia di oggi, dando vita ad un vero spazio sostenibile, innovativo, dinamico.

    M9 museo 900 multimediale mestre

    La sensazione che lascia è quella di aver visto e conosciuto pezzi di storia, dettagli, sfumature, elementi che forse non avremmo avuto l’occasione di vedere se non ci fosse stato questo Museo, dedicato ad un secolo non certo facile per il nostro paese. Ma la modalità multimediale e interattiva, solo con video, immagini, schermi touch screen, video in 4K, rende tutto il nostro secolo a portata di mano. Il Museo ti avvolge e ti guida alla conoscenza di come noi italiani eravamo, di come ci siamo evoluti sotto tutti i punti di vista, dei fatti storici che hanno segnato la nostra storia. Può capitare, infatti, di vivere, all’interno dell’arena, un’area fatta di schermi che riproduce video storici, l’esperienza di assistere ad uno dei comizi di Togliatti, interpretato da un attore, che sembra quasi che sia lì. La stessa impressione la si ha nel discorso alla Camera di Aldo Moro dopo le elezioni del 20 giugno del 1976, quelle storiche in cui votarono gli elettori dai 18 anni in su per la prima volta.

    Il Museo si sviluppa due piani di nostra permanente, il primo e il secondo, 2.610 metro quadri in 8 sezioni:

    1. Come eravamo, come siamo. Demografia e strutture sociali.
    2. The Italian way of life. Consumi, costumi e stili di vita.
    3. La corsa al progresso. Scienza, tecnologia, innovazione.
    4. Soldi soldi soldi. Economia, lavoro, produzione e benessere.
    5. Guardiamoci intorno. Paesaggi e insediamenti urbani.
    6. Res publica. Lo Stato, le istituzioni, la politica.
    7. Fare gli italiani. Educazione, formazione e informazione.
    8. Per farci riconoscere. Che cosa ci fa sentire italiani.

    In occasione della nostra visita abbiamo avuto modo di conoscere e intervistare Michelangela Di Giacomo, ricercatrice che ha preso parte a team curatoriale del Museo, che ci ha raccontato come è nata l’idea del Museo. Pensate che per visitarlo tutto ci vorrebbe una settimana!

    Il tutto attraverso una narrazione assolutamente multimediale. Tutti i materiali digitali, ossia, 6 mila foto, 820 video per circa 10 ore d filmati montati, 500 record di materiale iconografico, tra manifesti, periodici, quotidiani e materiale grigio, 400 file audio, provengono da 150 archivi; le installazioni multimediali e interattive sono 60, in contenuti sono curati da 47 tra storici, sociologi, architetti, scrittori. Tra questi figurano nomi come Giuliano Amato, Walter Barberis, Aldo Cazzullo, Tiziano Treu, ne comitato scientifico, e anche Giuseppe De Rita, Irene Bignardi, Ernesto Galli della Loggia. Figura anche il nome di Luca De Biase, molto conosciuto parlando di tecnologia e innovazione che ha curato la sezione “La corsa al progresso“.

    M9 è un progetto della Fondazione di Venezia, realizzato dallo Sauerbruch Hutton, noto per la sostenibilità dei criteri progettuali, che ha proposto per M9 soluzioni strutturali e impiantistiche all’avanguardia per ridurre il fabbisogno energetico. Il Museo presenta questi edifici caratterizzati da colori che richiamano i colori del luogo in cui serge la struttura. Sono state impiegate ben 20 mila elementi di ceramica policroma che rivestono le facciate delle strutture e 13 sono i colori che si introducono perfettamente nel cotesto turbano.

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    Ma il Museo è al tempo stesso anche un esempio di smart city, è la prima isola digitale di Mestre che presenta caratteristiche proprio di una città che produce e riutilizza energia. Infatti sono 86 mila i Kwh di energia solare annua media prodotta da 276 pannelli fotovoltaici. All’interno della struttura sono poi presenti 63 sonde del campo geotermico, a 110 metri di profondità, che garantiscono il 100% del riscaldamento e il 40% del rinfrescamento; 2.260 metri quadri di sistema di attivazione di massa. Sono disponibili anche 10 e-bike.

    M9 non è solo un Museo, termine che alla fine sta pure stretto, ma diventa un esempio di come la storia possa essere vitale guardando al futuro. Un’esperienza che va assolutamente fatta.

  • Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Agli italiani il fenomeno dell’Internet of Things piace. Lo dimostra anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rileva un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Ancora indietro Smart City e stenta a decollare la Industry 4.0.

    Lo dicevamo lo scorso anno, proprio in occasione dei dati diffusi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani. E questo viene confermato anche dagli ultimi dati della ricerca edizione 2017. Il fenomeno in Italia vale ben 2,8 miliardi di euro con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

    Buona parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

    internet of things italia iot 2017

    Cresce l’Internet of Things in Italia e, di conseguenza, cresce il numero degli oggetti connessi. Sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare, +37%,  senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650 mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    Smart Metering e Smart Car guidano il mercato Internet of Things in Italia

    Nel dettaglio, il mercato IoT italiano è costituito per buona parte, il 34%, da Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, ambito in cui l’obbligo normativo relativo ai contatori gas ha portato a un’esplosione delle soluzioni. Il mercato è passato da 500 milioni di euro nel 2015 a 950 milioni nel 2016, con una crescita del 90%. Altro componente importante del mercato Internet of Things in Italia è il settore delle Smart Car, vale il 20% del totale, che cresce del 15% e raggiunge 550 milioni di euro. La riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS attenua la crescita in termini di valore di mercato, ma le auto connesse continuano ad aumentare: a fine 2016 sono 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), pari a circa un quinto del parco circolante in Italia.

    Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto al 2015, soprattutto con soluzioni legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. E ancora le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

    Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui spiccano in particolare Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Lo Smart Metering continuerà l’espansione nel corso del 2017 sulla spinta della normativa relativa al gas e delle recenti evoluzioni in ambito elettrico. La Smart Car continuerà a crescere con tassi importanti grazie all’aumento delle auto nativamente connesse. Per la Smart Home lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni grandi Over-The-Top, Google e Amazon in primis, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

    internet of things italia iot evoluzione 2016

    In tutto questo fermento ci sono tre settori in particolare che invece accusano ancora qualche ritardo, e sono le Smart City,  il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere; il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio; la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.

    Internet of Things, il ritardo delle Smart City in Italia

    Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato.

    L’indagine dell’Osservatorio mostra che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l’eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle   Smart City a livello di sistema Paese.

    Internet of Things e Industria italiana: rapporto ancora tutto da costruire

    Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. E’ tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0.

    internet of things italia iot industry 4.0 2016

    Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati. La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0.

  • Smart City: l’esperienza SMaC nell’intervista a Mauro Sammaritani

    Smart City: l’esperienza SMaC nell’intervista a Mauro Sammaritani

    A proposito di Smart City, vi proponiamo questa interessante intervista con Mauro Sammaritani, Ufficio Statistica della Repubblica di San Marino, che ci parla del progetto SMaC e di come esso si sia evoluto in un vero progetto smart che coinvolge tutto il territorio.

    In questa intervista a Mauro Sammatirani, dell’Ufficio Statistica della Repubblica di San Marino, parliamo del progetto SMaC, nato nel 2008 per cercare di fronteggiare l’emorragia di consumi che si stava verificando dal territorio di San Marino verso i comuni limitrofi. Il progetto nel corso degli anni si è evoluto e oggi può essere certamente definito un bel progetto di Smart City.

    Quali sono le caratteristiche del progetto e quali, se ne avete avute, le criticità incontrate sul vostro percorso?

    Non in realtà non siamo partiti subito con un progetto di Smart City, è arrivato naturalmente, ed è un elemento questo che ci ha agevolato molto. Tieni presente che il nostro è un territorio molto piccolo e quindi, per il nostro progetto di Smart City, questo ha giocato senz’altro a nostro favore. Noi ci siamo trovati di fronte nel 2008 ad una emorragia di consumi che andava al di fuori del nostro piccolo territorio , con la nascita di megastore e outlet, nelle zone limitrofe, che hanno creato qualche disagio al commercio sammarinese. SMaC quindi nasce proprio di fronte a questa esigenza, con l’obiettivo di trattenere i consumatori sammarinesi all’interno del nostro territorio e questo già dall’inizio ha dato degli ottimi risultati. E ci siamo resi conto nel tempo che con SMaC siamo risultati competitivi anche per il territorio confinante al nostro, al punto che i cittadini di altri paesi trovavano interessante acquistare prodotti all’interno del nostro comune grazie proprio a SMaC. E questo ha fatto sì che le transazioni negli anni aumentassero notevolmente e adesso riusciamo a rilevare dati interessanti con 3 milioni di transazioni nel primo anno a oltre 6 milioni di transazioni del 2015. Dai di una certa dimensione per un territorio come il nostro di 60 chilometri quadrati.smac san marino

    Da qui in poi si sono sviluppate tutte le idee attorno al progetto di Smart City, col tempo abbiamo infatti deciso di geolocalizzare tutti gli esercenti presso i quali avvenivano le transazioni, da qui l’idea di disegnare i flussi di traffico relativi ai giorni della settimana e agli orari. Abbiamo sfruttato appieno il modo in cui viene utilizzata questa carta, SMaC, che è diventato ormai un utilizzo massivo, per riuscire ad ottenere dei dati. Questi dati, e questo fa parte del progetto che abbiamo ora in essere, li stiamo incrociando con dei dati che già venivano raccolti in precedenza, i quali si sono ben implementati con questa nostra idea. E mi riferisco ai dati sull’incidentalità stradale, un dato su cui San Marino sta svolgendo un lavoro importante dal 2008. La raccolta di questa tipologia di dati era nata precedentemente per comprendere quali fossero le arterie stradali più rischiose all’interno del territorio, poi era nato anche per valutare il costo sociale della stessa incidentalità stradale. E la raccolta era già iniziata geolocalizzando gli incidenti. Quindi, il nostro obiettivo è quello di incrociare questi dati sull’incidentalità stradale con quelli relativi ai flussi di traffico che registriamo in relazione al progetto SMaC. La nostra idea è quindi di mettere in relazione i due dati e di tirar fuori, già entro la fine di quest’estate, le relazioni che da qui possono nascere.

    Il progetto di Smart City è quindi venuto di conseguenza grazie alle buone basi che avevamo gettato prima e questo ci ha molto aiutato.

    Qual è stata la reazione dei cittadini sammarinesi all’avvio del progetto di Smac e di tutto quello che ne è conseguito?

    In realtà non abbiamo fatto una grande pubblicità da questo punto di vista, siamo ancora un cantiere aperto e contiamo di pubblicizzare la cosa al momento opportuno. Tutto questo vuoi anche per un problema di privacy che è sorto, un aspetto che stiamo già curando in base ai vari feedback che abbiamo ricevuto. Nel frattempo stiamo lavorando nel rendere fruibile il dato SMaC anche agli esercenti. Vale a dire, gli esercenti che prenderanno parte al circuito SMaC avranno in dotazione dei dati di mercato, delle statistiche che faranno comprendere l’atteggiamento dei cittadini di San Marino verso i suoi prodotti, daremo statistiche relative anche all’atteggiamento dei consumatori che arrivano dai comuni limitrofi, con dati demografici. Questo lo sviluppo immediato. E dai test fatti finora gli esercenti sono molto contenti di avere in mano dei dati in modo assolutamente gratuito. E’ una sorta di ringraziamento che lo stato di San Marino, promotore della Smac, ha voluto dare a quegli esercenti che aderiscono alla statistica.

    L’opinione pubblica in generale, anche se ancora in piccola parte, risponde con un minimo di titubanza per il problema di privacy di cui parlavo prima, l’esercente invece ha una reazione diversa, quindi positiva, anche se siamo ancora in una fase di test.

    smac san marino

    Di sicuro il passaggio successivo sarà quello di mirare ai cittadini che spesso, specialmente in situazioni di maggiore sicurezza, sono disposti ad accettare il fatto di essere osservati di più.

    E’ proprio questo il motivo per cui non abbiamo ancora pubblicizzato molto il progetto. Finché siamo in una fase di semplice lettura del dato SMaC, il cittadino non sarà molto interessato. Ma quando faremo conoscere altri dati in relazione all’aspetto privacy, farà registrare un altro tipo di reazione.

    Andando nello specifico della Smac, voi praticamente la distribuite a tutti i vostri cittadini. Ci può spiegare come funziona il meccanismo?

    La SMaC viene data ai cittadini sammarinesi ma anche agli stranieri, è una carta che può sottoscrivere chiunque. In pratica, è una carta che ha un costo di attivazione di 10 euro e immediatamente diventa un borsellino elettronico. Il costo iniziale serve per ottenere la carta. Man mano che la si utilizza diventa proprio un borsellino elettronico. L’esempio classico è quello della benzina, con SMaC lo sconto applicato è di 15% centesimi a litro, significa che se faccio un rifornimento di 50 litri, pago in cash e poi fornisco la carta al benzinaio, il quale passa la carta. In quel momento viene caricato l’importo pari a 15% per ogni litro di carburante acquistato: si ricarica quindi di 7,5 euro. Quindi quello che permette Smac è un vero e proprio borsellino elettronico che ricarica il cittadino di soldi veri da spendere. Il nostro obiettivo era quindi quello di dare la possibilità al cliente di incrementare e fidelizzare il cliente verso le attività del territorio. E una volta che si è raggiunta una certa cifra la carta può essere utilizzata anche per pagare. E’ possibile anche ricaricarla in banca. Tra gli esercizi convenzionati abbiamo diverse categorie, dal benzinaio ai supermercati, ai negozi di elettronica. Se un esercente volesse entrare nel programma SMaC formula una richiesta in base alla sua collocazione merceologica, verrà poi inserito in un categoria relativo. Con la SMaC, ripeto, avevamo l’obiettivo di fidelizzare il cliente.

    Ma come avviene la raccolta del dato in relazione a questo progetto?

    I dati che trattiamo sono dati POS e vengono raccolti da un centro servizi, è quindi un dato bancario mensile. A quel punto riceviamo il dato presso il nostro ufficio statistico, da quel momento inizia un lavoro molto importante che facciamo proprio con SAS. Partiamo quindi con l’operazione di “pulizia” del dato anagrafico, utilizzando un Data Quality di SAS e poi lo colleghiamo alla transazione. Da questa fase iniziano le elaborazioni con un Visual Analytics SAS che viene messo a disposizione degli interni, quindi all’ufficio Smac ogni mese. Tra un po’ inizierà anche la fase statistica per gli esercenti e anche lì i dati verranno resi disponibili mensilmente.

    Abbiamo visto come è nato il progetto, come si è sviluppato e anche come funziona. Ma cosa manca per completare l’idea?

    Sicuramente entro l’anno vorremmo completare l’analisi dei dati relativi ai flussi, per quanto riguarda l’incidentalità stradale mettendo in relazioni con i dati sulle movimentazioni di SMaC. Stiamo correlando anche i dati SMaC con i dati meteorologici, un aspetto che ci interessa molto soprattutto per comprendere quanto il meteo possa incidere  sul dato Smac. Le faccio un esempio della nevicata che ha colpito il nostro territorio nel 2012, una nevicata piuttosto pesante. In quel caso il paese si è praticamente fermato, di conseguenza anche i dati SMaC si sono fermati. Tutto questo ha avuto conseguenze economiche piuttosto violenti. Gli spostamenti erano impossibili per diverse settimane. Ecco, attraverso quest relazione siamo interessati a capire quale sia il costo della neve. Quindi entro l’anno vorremo completare la parte relativa al meteo.

    Esiste poi un ultimo aspetto che riguarda la SMaC e cioè quello fiscale. Dal 2015 la SMaC viene utilizzata come scontrino elettronico, obbligatorio per l’esercente, è quello che rappresenta lo scontrino fiscale italiano. Le transazioni saranno sicuramente più alte.

    Ma vi siete un attimo fermati a pensare a quanto avete risparmiato in tutti questi anni?

    Nella prima fase di vita della SMaC in realtà non c’è stato un grande risparmio, anche perchè all’inizio veniva usata quasi esclusivamente come carta carburante e quindi venivano tagliate fuori tutte le altre categorie. Anche perchè il 15% di sconto sulla benzina ce li mette tutti lo stato. Successivamente abbiamo rivisto la carta e aumentando i consumi sul territorio e si è visto un certo risparmio, anche se non le so dire nei numeri quanto sia stato. Adesso stanno partendo i concorsi a premi in relazione al numero di transazioni e i premi sono ricariche sulla carta. In questo modo di cerca ulteriormente di incentivare i consumi all’interno del territorio. L’investimento è abbastanza alto visto l’intervento dello stato e continua in questo opera, incentivandola. Anche se al momento non abbiamo fatto una lavoro per quantificare tutte le attività di analisi ed elaborazione dei costi risparmiati.

    Avete riscontrato degli effetti anche dal punto di vista occupazionale?

    Al momento no, ma una risposta a questa domanda la potremmo avere all’inizio del prossimo anno. Questo è un anno in cui a San Marino ci sono diversi investimenti, tra l’altro una grande catena di distribuzione sta per aprire le sue attività sul territorio, e altre ne stanno nascendo. Sarà interessante quindi osservare le evoluzioni dal punto di vista SMaC ma anche dal punto di vista occupazionale perchè realtà come queste incidono molto su un territorio come il nostro.

  • L’Internet delle Cose in Italia vale 1,55 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato dei dati interessanti relativi all’Internet delle Cose in Italia. Sono 8 milioni gli oggetti connessi nel 2014 ed è ormai un settore che vale 1,55 miliardi di euro.

    L’Internet delle Cose (Internet of Things, conosciuto anche come IoT) è ormai una realtà nel nostro paese. E ce lo conferma anche l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato dei dati davvero interessanti circa lo stato dell’Internet delle Cose nel nostro paese.

    Il valore di mercato registrato nel 2014 è di 1,55 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente del 28%. Le aree che crescono di più sono quelle delle smart car (+38%) e delle smart home (+23%) che insieme rappresentano più del 60% in termini di diffusione e di valore di mercato. E sono 8 milioni, nel 2014, gli oggetti connessi tramite cellulare con una crescita del 33% rispetto al 2013. E anche qui le smart car trainano il settore con una crescita del 55%. E crescono anche lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite SIM (21% degli oggetti, 16% del mercato). Mentre la Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente.

    Per quanto riguarda le Smart City, l’Osservatorio rileva che ormai quasi metà dei comuni italiani ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto basato su tecnologie Internet of Things, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di progetti in fase sperimentale. Ma i benefici potenziali sono enormi. Infatti, un’adozione pervasiva di soluzioni per l’illuminazione intelligente, per la gestione della mobilità e per la raccolta rifiuti potrebbe far risparmiare complessivamente ogni anno in Italia 4,2 miliardi di euro e migliorare la vivibilità delle città, tagliando l’emissione di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 ed evitando l’equivalente di quasi 5 giorni l’anno per ogni utente della città in coda nel traffico sulla propria auto oppure alla ricerca di un parcheggio libero.

    Per quanto riguarda le Smart Home c’è da rilevare che la forte attenzione dei consumatori italiani verso questa area dell’Internet delle Cose. La ricerca dell’Osservatorio rileva che il 46% dei proprietari di casa si dice intenzionato ad acquistare prodotti, soprattutto per la sicurezza e il risparmio energetico.

    Di fronte a questo scenario c’è anche da rilevare la proliferazioni di startup che cominciano a presidiare questo settore. Nell’ultimo triennio sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e nello stesso periodo l’entità dei finanziamenti erogati da investitori istituzionali è cresciuta del 270%. Si registra l’entrata nel mercato di numerose aziende con un’ampia base di clienti consumer che in molti casi hanno acquisito startup. Gli italiani come dicevamo sono fortemente interessati alla casa connessa: un proprietario su quattro dispone già di almeno un oggetto intelligente per la sua casa e uno su due ha intenzione di acquistarne altri in futuro. E cresce l’interesse verso la sicurezza che interessano il 47% dei proprietari. Interessa anche il risparmio energetico, infatti il 46% è interessato a soluzioni per la gestione del riscaldamento, il 33% per il monitoraggio consumi energetici e il 31% per la gestione da remoto degli elettrodomestici. E l’interfaccia preferita per la gestione sono appunto le app, per il 69%, a dimostrazione che il mobile gioca un ruolo determinante per l’Internet delle Cose e la sua stessa diffusione. E sapendo bene della passione degli italiani anche per il mobile, ecco che si spiega anche il forte interesse per l’IoT.

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  • E’ Torino la città che usa meglio Twitter – #SocialPA

    E’ Torino la città che usa meglio Twitter – #SocialPA

    L’indagine effettuata da FORUM PA, che sarà presentata giovedì 23 Ottobre alla Smart City Exhibition 2014 a Bologna, ci mostra come la Pubblica Amministrazione usa Twitter. Il 57% dei capoluoghi di provincia ha un account su Twitter e la città che sa usare meglio lo strumento è Torino ed è anche la più seguita. Bologna è la città che twitta di più

    L’analisi effettuata da FORUM PA ci mostra come la Pubblica Amministrazione, in questo caso i capoluoghi di provincia, usano Twitter per informare e comunicare con i cittadini. Intanto c’è da dire che il 57% delle 110 città capoluogo ha un account su Twitter. E sulla base di una serie di parametri che vanno dal rapporto tra followers e popolazione, utilizzo delle mention (@) e dei link nei tweets, successo di ogni singolo tweet (calcolato sul numero di volte che viene retwittato), la città che sa utilizzare meglio il social network e con maggior successo è Torino, che si posiziona prima due volte e due volte seconda su sei parametri. A seguire Milano, Roma, Napoli, Firenze e Palermo.

    La ricerca si è poi spinta a confrontare le nostre città con il contesto europeo. Interessante notare che il fenomeno sembra aver “attecchito” solo in alcune nazioni. Molto diffuso ed utilizzato dalle città francesi e spagnole, twitter non è uno strumento amato dalle amministrazioni britanniche o tedesche, né dalle ben più tecnologiche capitali scandinave.

    La ricerca è stata realizzata grazie al supporto e al contributo di Giovanni Arata già autore delle ricerche #TwitterPA e #Facebookpa e realizzata analizzando i dati di twitonomy.com. La ricerca verrà presentata a il 23 ottobre ore 9.30 nel corso dell’evento “ICity Rate 2014: uno strumento per la gestione delle cittàa Smart City Exhibition, la manifestazione di FORUM PA e Bologna Fiere, realizzata d’intesa con ANCI, che si tiene dal 22 al 24 ottobre presso la Fiera di Bologna – #SCE2014.

    twitter-torino

    Torino prima per numero di followers

    Se guardiamo la lista delle città capoluogo di provincia per numero di followers troviamo Torino sul podio con più di 82 mila followers. Torino è anche una delle prima città ad aprire un account su Twitter essendosi iscritta nel 2008; fa meglio Rimini, prima fra i capoluoghi italiani a sposare la piattaforma nel 2007. Al secondo posto, con uno stacco di circa 30 mila followers, seguono Milano e Roma, quasi a pari merito con circa 50 mila followers (rispettivamente 49.700 e 48.900). Seguono Napoli con35.500, Firenze con 26.600 e Bologna con 18.000. Le meno seguite sono Lecce e Brindisi con meno di 300 seguaci e Trento che ne ha ancor meno, anche se va detto che si è iscritta solo pochi mesi fa.

    Bologna è la città che twitta di più

    Bologna è in assoluto la città più cinguettante, vantando una media di 24 tweets al giorno. A seguire Parma con circa 18 cinguettii giornalieri, Roma con 17,11, Milano con 16,24, Torino con 11,33 e Cagliari con 10,8. Mentre Napoli, nella top five delle più seguite in assoluto, cinguetta poco, con una media di circa 3 tweets ogni 24 ore, molto meno di Aosta (7,42) e di Potenza (6,19).  Tra le più silenziose Teramo (0,01), Brindisi e Lecce (0,04), e Catania (0,4). Complessivamente è l’Emilia Romagna la regione italiana che cinguetta di più.

    Ma ci sono città che non hanno sfruttato appieno lo strumento e si limitano a fare semplicemente presenza come Lecce (0,04 tweets/day) e Teramo (0,01 tweets/day) che sono iscritte da quasi due anni e twittano pochissimo. Non utilizzano né mentions, né links.

    Mancano ancora all’appello città come Verona, Salerno, Latina e Padova, Pescara e Messina. Queste amministrazioni non hanno un profilo twitter.

    Torino la città che dialoga di più

    Con una media di 0,85 mentions per tweets Torino è ancora una volta al primo posto tra le realtà che dialogano di più. A seguire Milano a pari merito con Pistoia (0,76%) e subito dopo Gorizia (0,68%), Palermo (0,62%) e Bologna (0,53%). Analizzando l’utilizzo delle mentions salta all’occhio che la maggior parte delle città dialoga con il proprio vicinato: le amministrazioni faticano a tessere ponti di dialogo cinguettanti tra loro e complessivamente i cinguettii rimangono confinati entro i margini urbani locali. L’utilizzo delle mention ci da una indicazione su come una città utilizza a pieno le potenzialità di Twitter, molto più del solo dato quantitativo. Potenza ad esempio (6,20 tweets/day) twittamolto più di Genova, Palermo e Napoli, ma fa poco o niente utilizzo di mentions (0,01%) è, quindi, un utente con scarsa relazionalità.

    Caserta la città che twitta più links

    Caserta (1,7), L’Aquila (1,01), Siena (1) e Grosseto (0,97) sono le città che condividono il maggior numero di tweet contenenti link che rimandano ad altre news, informazioni, utilizzando la piattaforma come eco di notizie. Se l’utilizzo della mention ci indica il grado di relazionalità, l’uso dei link mostra quanto un utente lavora per “informare” piuttosto che “dialogare”. Venezia, ad esempio, ha scelto di usare twitter soprattutto per promuoversi, linkando articoli e info che rimandano ai propri siti. La Serenissima, infatti, non fa minimamente uso di mentions, ma è nella top ten per utilizzo di links (0,93 links per tweet).

    Palermo la città più retwittata

    L’analisi del FORUM PA rivela che ci sono città molto seguite con passione e ritweettate dai cittadini, tra queste Palermo è la prima in assoluto con l’80% di tweet retwittati. Evidentemente i post generano un certo interesse tra la popolazione che replica e condivide, così come accade nel caso di Torino (74,24%), seconda in classifica, seguita da Roma (66,38%), Napoli (61,86%) e Bologna (59%).

    Un’occhiata alle città europee

    L’analisi ci offre anche uno sguardo La città di Vienna è stata su twitter solo da dicembre 2009 a febbraio 2010, due mesi in cui ha twittato due volte, oggi l’account è ancora attivo, anche se silente, e vanta un numero di followers di poco superiore al comune di Vercelli. Sorprendentemente la città di Londra ha soltanto poco più di 13mila followers, e cinguetta con una media di 3,8 tweets al giorno, come Siena e Ascoli Piceno per intenderci. Stoccolma, al confronto con Londra una piccola cittadina, ma supera per followers la capitale britannica con circa 15.000 followers, 3.000 in meno di Bologna (VI° in classifica per followers tra le città Italiane). Inoltre il cinguettio della città di Bari (3,92 tweets/day), tra le meno loquaci nel panorama delle città italiane, supera il ritmo dei tweets al giorno della capitale svedese (3,46 tweets/day). I profili di Barcellona e di Parigi, invece, raccolgono ampi bacini di followers ben superiori ai trend italiani. La città catalana ha circa 116mila followers, mentre la Ville Lumière oltre 212mila, nonostante abbiano entrambe aderito a Twitter solo nel 2009, ben più tardi della precoce Torino che ha iniziato a cinguettare nel 2007.

  • L’Ideario per l’Agenda Digitale della Regione Umbria

    L’Ideario per l’Agenda Digitale della Regione Umbria

    [dropcap]A[/dropcap]l via il progetto di costruzione dell’Agenda Digitale della Regione Umbria con l’inaugurazione di uno spazio in Rete per raccogliere le idee. Già 42 le idee proposte per “l’ideario” che hanno come tema il benessere, la cultura e la collettività

    La Regione Umbria invita alla partecipazione per la costruzione dell’Agenda Digitale tramite l’inaugurazione di uno spazio in Rete (http://umbriadigitale.ideascale.com) nel quale raccogliere le idee di quanti intendono migliorare la qualità della vita del posto in cui vivono. “Idee che nascono dai sogni e dai bisogni, idee che possono essere realizzate mettendo in campo soluzioni innovative, nuove pratiche di collaborazione, nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi. Servono le idee di chi crede nell’innovazione, nel cambiamento e nell’opportunità sociale che rappresentano”. Si apre in questo modo “l’ideario”, inaugurato appena qualche settimana fa ma che vanta già un centinaio di utenti iscritti, 42 idee proposte, 27 commenti e 242 voti espressi (http://www.umbriadigitale.it/2013/03/18/lideario-si-popola-di-sogni-progetti-e-aspettative/).

    Le idee progettuali generate attraverso la consultazione pubblica saranno utilizzate nel percorso dell’Agenda digitale dell’Umbria, ed in particolare nel breve periodo le idee contribuiranno alla definizione degli interventi da attuare nell’Agenda digitale dell’Umbria nel periodo 2013-2014 (su cui si aprirà un successivo percorso di progettazione partecipata) e nel medio/lungo periodo le idee serviranno come riflessioni sul tema “Crescita digitale” utili per la programmazione 2014-2020 (attualmente in corso di elaborazione).

    Tutte le idee raccolte saranno anche la base di lavoro per l’evento regionale #umbriadigitale che si terrà il 15-16 aprile 2013 a Terni presso il Centro Congressi Hotel Giò di Perugia, e che vuole rappresentare l’inizio di un percorso partecipato ed aperto ai cittadini per la costruzione dell’agenda digitale.

    “Il programma di legislatura – spiega la presidente della giunta regionale Catiuscia Marinipunta ad una pubblica amministrazione più efficiente e allo sviluppo dell’economia della conoscenza e della green economy come motore di sviluppo del nostro territorio. Si tratta di cogliere i benefici degli investimenti in Ict in Agenda ad oggi realizzati e di massimizzarne i ritorni, puntando sulla mobilitazione creativa della platea degli attori pubblici e privati del territorio, nella progettazione e costruzione consapevole dei servizi digitali”.

    I tre temi proposti nell’ideario sono stati quelli che fanno dell’Umbria un’eccellenza, ovvero: benessere, competitività, qualità della vita e salute; cultura, natura, centri storici e territorio; comunità, solidarietà, sussidiarietà e specializzazione.

    L’idea più votata finora si presenta con il titolo “Risultati delle analisi cliniche per posta elettronica” e propone l’invio tramite posta elettronica dei referti delle analisi del sangue, seguita da quella da “Wi-fi nei treni regionali” e “Servizi turistici basati sulla localizzazione”, che vorrebbe veder realizzato un sistema che consenta al turista di accedere ad una serie di contenuti e servizi in base alla sua geolocalizzazione.

    Numerosi sono gli incontri programmati in questi giorni presso le facoltà universitarie oltre che con tutti gli stakeholder finalizzati a presentare gli obiettivi di #umbriadigitale e ad arricchire questo “ideario ” dell’innovazione in Umbria.

  • ICity rate, ecco la classifica delle città italiane più smart

    ICity rate, ecco la classifica delle città italiane più smart

    Ecco la classifica delle città più SMART in Italia, realizzata da FORUM PA  in collaborazione con Bologna Fiere, presentata oggi nella giornata di apertura di Smart City Exhibition 2012: Bologna, Parma e Trento sono le città più smart d’Italia. Anche nel percorso verso le città intelligenti, quello che emerge è il ritratto di un’Italia divisa in due, con un netto predominio del Centro-Nord in tutte le dimensioni analizzate: economia, ambiente, governance, qualità della vita, mobilità, capitale sociale

    Smart-CityIn Italia la corsa verso le smart city è appena cominciata, ma alcune città hanno già un bel vantaggio sulle altre. E ancora una volta, anche in questa occasione, l’Italia appare divisa in due: grandi o piccole che siano, infatti, le città intelligenti stanno tutte al Centro-Nord. Lo sottolinea la ricerca “ICity rate”, realizzata da FORUM PA e presentata oggi a Bologna in collaborazione con Bologna Fiere. Obiettivo della ricerca, che ha coinvolto 103 capoluoghi di provincia, era capire quali sono le città italiane più smart, più intelligenti, quindi più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili. Bologna, Parma e Trento si piazzano in testa alla classifica generale, seguite da Firenze, Milano, Ravenna, Genova, Reggio-Emilia, Venezia e Pisa che chiude la top ten. Bisogna invece arrivare al 43esimo posto per incontrare la prima città del Sud, che è Cagliari, seguita da Lecce (54°) e Matera (58°).

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  • Smart City Exhibition 2012, le città intelligenti si incontrano a Bologna

    Smart City Exhibition 2012, le città intelligenti si incontrano a Bologna

    Bologna si prepara a diventare per tre giorni la capitale europea delle città intelligenti. Dal 29 al 31 ottobre prossimi ospiterà, infatti, la prima edizione di SMART City Exhibition, manifestazione dedicata ai fermenti dell’innovazione urbana che nasce dalla collaborazione tra FORUM PA e BolognaFiere. Attraverso workshop, laboratori, convegni, si cercherà di capire dove stanno andando le città del futuro.

    Smart City Exhibition 2012Le politiche per le città sono un tema sempre più centrale anche nel nostro Paese: dopo aver già stanziato, solo negli ultimi mesi, in cinque diversi bandi oltre un miliardo di euro per le smart city, ora il Governo, con il “Decreto Crescita 2.0” (“Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenda digitale e startup”), ha aperto ufficialmente il cantiere delle comunità intelligenti. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e green economy; soluzioni per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile; salvaguardia del territorio e prevenzione dei disastri naturali. E ancora: e-Health e teleassistenza; progettazione dello spazio pubblico a misura dei cittadini; contrasto alla criminalità e promozione della legalità; e-Democracy, social media e nuove forme di partecipazione. Questi solo alcuni dei temi che verranno approfonditi nei tanti appuntamenti in programma a SMART City Exhibition: tre giorni durante i quali si cercherà di capire davvero dove stanno andando le città del futuro. Città sempre più interconnesse, che si trovano ad affrontare nuove sfide in un contesto di difficoltà economica globale e che per questo devono inventare nuove soluzioni per promuovere il benessere delle persone e una migliore qualità della vita.

    È prevista la partecipazione dei sindaci di molte città italiane che si sono già attivate, o si stanno attivando, per diventare smart city. Tra queste, oltre a Bologna che ospita l’evento, Torino, Genova, Firenze, Venezia, Milano, Napoli, Reggio Emilia.

    Un aspetto centrale della manifestazione sarà poi il suo respiro internazionale. In particolare, il 30 ottobre a partire dalle ore 10, si terrà l’evento “Meet the cities: i progetti delle più importanti città europee verso una human smart city” in cui dieci città da tutta Europa presenteranno la loro esperienza. Inoltre, nell’arco dei tre giorni, all’interno di keynote della durata di circa mezz’ora si potranno ascoltare dal vivo e gratuitamente relatori di livello mondiale, che proporranno la propria visione della città intelligenteTra questi: Carlo Ratti, ingegnere e professore al MIT di Boston, nonché fondatore del gruppo di ricerca SENSEable City Lab; il primo presidente della Rete Spagnola delle Città Intelligenti, Iñigo de la Serna, che a soli 41 anni è già al suo secondo mandato come sindaco di Santander e che con il progetto Smart Santander sta rivoluzionando il capoluogo della Cantabria; l’urbanista inglese Charles Landry, ispiratore del movimento globale della “città creativa”, secondo un’espressione  da lui coniata nei tardi anni ’80 e fonte d’ispirazione del suo testo “The Creative City: A Toolkit for urban innovators”; Ger Baron, cluster manager ICT dell’organizzazione pubblica non profit Amsterdam Innovation Motor (AIM) e deus ex machina del programma Amsterdam Smart City (AMS), rivelatosi uno dei pochi esempi di innovazione urbana sostenibile, grazie al supporto strutturato della PA. È prevista la traduzione in italiano di tutti gli interventi.

    Sono in programma, inoltre, decine di laboratori, occasioni di incontro e lavoro collaborativo, presentazioni e seminari tecnici distribuiti all’interno dell’area espositiva in cui città, territori ed operatori privati presenteranno i progetti più avanzati realizzati nel nostro Paese e nel mondo.

    Sul sito www.smartcityexhibition.it è disponibile il programma della manifestazione, con la presentazione dei principali protagonisti, italiani e internazionali, ed è possibile accreditarsi on line.