Tag: social business

  • LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in UE e in Italia, ma resta forte il divario tra iscritti e utenti attivi. Solo un terzo usa poi davvero la piattaforma: in Italia 6,4 mln su 23 mln registrati.

    LinkedIn, negli ultimi giorni, ha reso noti i dati aggiornati richiesti dal Digital Services Act per il primo semestre 2025, offrendoci così una fotografia più nitida della sua presenza in UE.

    Sono numeri che mostrano una crescita costante, ma che al tempo stesso mettono in evidenza un divario sempre più marcato tra utenti registrati e utenti realmente attivi.

    Più di 54 milioni di utenti attivi in UE

    Secondo il report, tra gennaio e giugno 2025 LinkedIn ha registrato 54,7 milioni di utenti attivi loggati al mese nell’Unione Europea. Un dato in crescita del 14% rispetto al semestre precedente, che conferma l’andamento positivo della piattaforma.

    Accanto agli utenti attivi, i dati DSA riportano anche un volume significativo di traffico “non loggato”. Ossia, 213 milioni di visite mensili da parte di chi non accede con il proprio account. Un numero enorme, che però non si traduce automaticamente in un utilizzo effettivo della piattaforma.

    Dove LinkedIn cresce di più

    La crescita non è distribuita in modo uniforme. Alcuni Paesi mostrano un incremento molto marcato degli utenti attivi:

    • Slovenia +100%;

    • Lituania +50%;

    • Repubblica Ceca +33%.

    Nei mercati principali dell’UE la crescita è stata invece più contenuta, attorno al 10%. Un dato che conferma come LinkedIn tende a consolidare la sua presenza nelle economie più grandi, mentre è capace di crescere più rapidamente nei mercati più piccoli.

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo
    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    La crescita di LinkedIn in Italia

    E veniamo all’Italia.

    Nel nostro paese, il numero degli utenti loggati attivi è passato da 6,0 milioni nel secondo semestre 2024 a 6,4 milioni nel primo semestre 2025. Con un incremento di circa il 6,7% che, pur non avendo i numeri di altri Paesi più piccoli, indica un andamento positivo e costante.

    Interessante anche osservare i dati relativi al traffico “non loggato”. In Italia le visite mensili da utenti non loggati sono passate da 13,7 milioni a 19,9 milioni, con un aumento del 45%.

    LinkedIn: iscritti contro utenti attivi, il vero divario

    Se ci fermassimo ai numeri complessivi, potremmo dire che LinkedIn in UE continua a crescere e a rafforzare la sua base di utenti. Ma i dati DSA ci permettono di fare un passo ulteriore e di mettere a fuoco la particolarità della piattaforma. E parliamo della differenza tra iscritti e utenti attivi.

    LinkedIn, a fini di marketing (secondo varie fonti), conterebbe di avere oltre 160 milioni di membri registrati in UE. Confrontando questo dato con i 54,7 milioni di attivi mensili, notiamo che la percentuale di chi utilizza realmente la piattaforma almeno una volta al mese si ferma attorno al 34%.

    Stesso discorso per l’Italia. Secondo il report Digital 2025 di DataReportal, nel nostro Paese LinkedIn conta 23 milioni di utenti registrati. Mettendo a confronto questo dato con i 6,4 milioni di utenti attivi mensili indicati dal DSA, emerge che meno di 3 iscritti su 10, più o meno il 28%, usa davvero LinkedIn ogni mese.

    In altre parole, milioni di utenti italiani hanno un account LinkedIn, solo che la maggior parte non lo utilizza con costanza o lo ha abbandonato nel tempo.

    Traffico “non loggato” e account dormienti

    Un’altra distinzione importante riguarda le visite da utenti non loggati. Spesso si tende a confondere questi numeri con la quota di iscritti inattivi.

    In realtà, i dati “logged-out” includono sia persone che hanno un account ma non fanno login, sia visitatori occasionali che non sono registrati e che accedono magari a un profilo o a una pagina pubblica.

    Importante fare un po’ di chiarezza. La massa di traffico non loggato, pur essendo alta, non rappresenta automaticamente utenti che hanno abbandonato la piattaforma. Per misurare l’inattività bisogna sempre confrontare gli iscritti totali con gli utenti loggati attivi.

    LinkedIn, il quadro complessivo

    I dati ci consegnano un’immagine con una doppia faccia. Da una parte LinkedIn continua ad ampliare la sua base di utenti attivi in UE, con un trend positivo anche in Italia.

    Dall’altra, resta evidente il divario tra iscritti e utilizzatori reali: milioni di persone hanno un account, ma non accedono con regolarità o hanno smesso di usare la piattaforma.

    In Italia, questo significa – ripetiamo – che su 23 milioni di iscritti, solo 6,4 milioni la usano effettivamente ogni mese.

    Una differenza, già nota per la verità. Va comunque sottolineata l’importanza di guardare non soltanto ai numeri “di vetrina”. Importanti, ma non dicono tutto.

    Perché il caso LinkedIn colpisce di più

    Se questa dinamica può sembrare comune ad altre piattaforme digitali, e lo è, il caso LinkedIn assume un significato diverso.

    A differenza di piattaforme social media generaliste, come Facebook o TikTok, LinkedIn nasce per una finalità precisa. E cioè, quella di connettere professionisti, aziende e anche studenti.

    Per chi lavora, per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, per chi vuole costruire un nuovo network di contatti, LinkedIn è quasi “obbligato”. Magari aggiungiamo qualche altra virgoletta, ma è chiaro il senso.

    Proprio per questo motivo, il divario tra iscritti e attivi colpisce ancora di più.

    Significa che milioni di persone si registrano a LinkedIn per esserci, per frequentare un ambiente considerato rilevante, ma poi non lo usano, per motivi diversi, in modo costante.

    In molti casi si tratta di iscrizioni “di facciata”, che confermano l’importanza simbolica della piattaforma più che il suo utilizzo reale.

    In chiusura, LinkedIn cresce, ma la sua forza resta ancora limitata a chi davvero la frequenta con regolarità. E in Italia, oggi, sono meno di tre su dieci.

    Per ora ci fermiamo qua, anche perché il tema è molto vasto.

    E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con LinkedIn?

  • La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    social-intelligence

    Quanto è considerata l’attività di Social Intelligence all’interno di un’azienda? E quanti sono i CEO che la considerano fondamentale? La Social Intelligence è molto importante per un’azienda che vuole crescere. E per scoprire qualche dato concreto, vi invitiamo a partecipare alla survey di Freedata Labs e di Inspire

    La “Social Intelligence” dovrebbe occupare un ruolo di rilievo sul tavolo di un CEO e che gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere integrati all’interno delle funzioni tradizionali di Business Intelligence.

    E’ anche giusto, tutto sommato, dire che la “Social Intelligence” è ancora nella sua “infanzia”. Stiamo tutti imparando come procedere. Se digitiamo “Social Intelligence” su Google notiamo che le prime cinque pagine sono piene di link alle definizioni di ciò che è la “Social Intelligence”, a Tools e fornitori di servizi di “Social Intelligence” e a Blog che spiegano come utilizzare la “Social Intelligence” come parte di una strategia digitale.

    La “Social Intelligence” è in gran parte associata ad altre attività di social marketing come il Search Advertising, la Search Optimization, etc. E, in termini di maturità digitale, è posizionato nelle primissime fasi del Maturity Cycle, dove è più spesso utilizzato per monitorare eventuali crisi emergenti nelle comunicazioni o per monitorare ‘buzz’ intorno a specifiche iniziative tattiche, annunci o campagne. E, per i più esperti di Social Media, in particolare nello spazio B2C, viene incorporato nei processi di Customer Service.

    La “Social Intelligence” è quasi sempre considerata un argomento importante per il Marketing ma non sempre raggiunge i CEO o il resto del consiglio di amministrazione. Ecco questa è un’occasione mancata. E, in un’epoca in cui i CEO sono continuamente alla ricerca degli indicatori migliori per capire come saranno le performance future, è un errore.

    Menzionate la parola “Big Data” ai CEO e il loro interesse si accende. Sanno che i “Big Data” sono una cosa importante e che sono qualcosa che devono conoscere. “Social Intelligence” è un sinonimo di “Big Data Analytics”.  Internet è una delle piattaforme più facilmente accessibili per la ricerca di dati non strutturati. Oggi, la “Social Intelligence” è sotto utilizzata e le vengono destinati pochi investimenti.

    Perché? Perché la “Social Intelligence” è classificata all’interno dell’investimento complessivo sui Social Media di una società, e quest’ultimo, di solito, si trova all’interno del reparto Marketing.

    La “Social Intelligence” è spesso meno attraente rispetto al SEO (Search Engine Optimization) e al SEM (Search Engine Marketing), perché è più difficile correlare direttamente i ricavi generati attraverso attività di ascolto del web.

    E’ più facile misurare il ROI delle prestazioni di SEO e SEM nel breve termine e per questo queste attività sono favorite nelle aree Marketing & Sales. La “Social Intelligence”, al contrario, è considerata un’attività accessoria.  Questo è un comportamento miope e limita le potenzialità di questa attività e la qualità delle informazioni a disposizione dei CEO. La “Social Intelligence” è in grado di fornire una serie di indicatori che offrono alle aziende una guida per comprendere in quale direzione andrà il business in futuro.

    Prendiamo ad esempio un’ipotetica azienda:

    La società ABC è un’azienda che fornisce software. Essi si concentrano sul mercato delle risorse umane e la loro visione è quella di essere la scelta numero uno per la richiesta di software da parte dei professionisti di HR nelle imprese di tutto il mercato mondiale. Quindi, quali sono attualmente i punti sui quali si focalizza il CEO? I ricavi, le vendite, i margini, i canali di vendita, la quota di mercato, il prezzo delle azioni, l’EBITA, forse l’NPS (Net Promoter Score), etc…

    Proviamo invece a pensare in modo nuovo. Quali sono gli indicatori di “Social Expression” che saranno importanti per capire l’andamento futuro dell’azienda? Ad esempio:

    1. Noi siamo i fornitori di software più frequentemente menzionati dai professionisti di HR;
    2. I nostri clienti sono dei leader e degli innovatori nell’area delle pratiche di HR;
    3. I nostri dipendenti sono considerati esperti nel campo delle Risorse Umane;
    4. Noi comprendiamo le necessità del mercato e i nostri prodotti rispondono alle richieste;
    5. Gli Opinion leader che giocano un ruolo chiave in questo campo parlano di noi in modo positivo;
    6. Noi attraiamo e tratteniamo i migliori talenti del mercato;
    7. Abbiamo una solida reputazione e i nostri clienti sono i nostri sostenitori.

    Tutto ciò può essere monitorato e quantificato utilizzando la “Social Intelligence” e varie tecniche di analisi. Non solo rispetto agli obiettivi dell’azienda in questione, ma anche contro la concorrenza attuale e futura. Dando la possibilità al CEO di avere accesso a una dashboard che traduca in tempo reale la “Social Expression” in actionable insights, gli rendiamo possibile avere una prospettiva accurata e profonda della società senza doversi basare solamente sulle metriche interne.

    Questo permette al CEO di agire in tutta l’organizzazione, dallo sviluppo del Prodotto, delle Vendite, del Marketing, del servizio, della Finanza e delle Risorse Umane fornendo obiettivi che incorporano indicatori di “Social Expression” che esprimano il rendimento di ogni funzione. In conclusione, noi crediamo che la “Social Intelligence” sia una funzionalità importante da coltivare per le aziende. Dovrebbe essere considerata una parte fondamentale dell’Intelligence Capability di una società e gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere incorporati nella management dashboard tradizionale.

    Freedata Labs e Inspire stanno aiutando molte società a comprendere come la “Social Intelligence” sia in grado di fornire la direzione strategica, il monitoraggio delle prestazioni e una corretta interpretazione dei dati affinché le informazioni rilevanti divengano fruibili per tutta l’azienda.

    Per questo è stato realizzato un questionario per misurare fino a che punto la “Social Intelligence” è effettivamente utilizzato all’interno delle aziende. Se l’argomento è di tuo interesse ti chiediamo di compilarlo a questo link https://it.surveymonkey.com/s/SocialIntelligence.

    (questo articolo è già apparso sul blog di Freedata Labs)
    (cover image via Fotolia)
  • Social Business, ecco i 4 miti da sfatare

    Vi proponiamo oggi una bella riflessione di Richard Hughes, Director Social Strategist di Broadvision, sul Social Business e quelli che sono secondo lui i “miti” da sfatare. Hughes analizza tutti i punti essenziali su cui si fonda il fare business con i social media, evidenziando quella che di fatto è la realtà. Per questo vi invitiamo a leggerlo

    Se siete interessati a quali potrebbero essere i vantaggi di utilizzare un social network all’interno dell’azienda, avrete probabilmente letto vari articoli durante tutto il 2012 che affermavano che il social business  può rendere più felici, collaborativi  e produttivi i dipendenti. Probabilmente uno degli articoli che avete letto faceva riferimento all’indagine pubblicata a Luglio 2012 da McKinsey Global Institute. Dallo studio risultava che le tecnologie sociali utilizzate all’interno dell’azienda sono potenzialmente due volte più efficaci rispetto alle attività sui social media rivolte verso l’esterno, e che inoltre possono migliorare del 20-25% la produttività dei cosiddetti Knowledge Workers.

    Al contrario, nella prima metà del 2013, sono stati pubblicati diversi articoli che “dichiaravano morto” il social business o che quanto meno consideravano esagerati i suoi benefici. I sostenitori del social business potrebbero essere un po’ preoccupati da queste notizie, ma non è il caso di esserlo: nel ciclo di vita delle nuove tecnologie punti di vista contrastanti sono all’ordine del giorno.

    Gartner descrive accuratamente questo fenomeno nel suo modello chiamato hype cycle“. Il modello spiega che nel ciclo di vita delle tecnologie emergenti esiste

    • una prima fase in cui l’elemento di innovazione tecnologica spinge all’adozione (technology trigger), in seguito si verifica
    • un rapido picco generato da forti aspettative spesso esagerate (peak of inflated expectations), per poi
    • ridiscendere altrettanto bruscamente quando si realizza che i benefici promessi erano “gonfiati” o quanto meno difficili da raggiungere (trough of disillusionment).

    Questa è la situazione attuale del social networking per le aziende, infatti tutte le tecnologie emergenti passano attraverso questa fase negativa. Nell’hype cycle, dopo questo periodo di disincanto vengono  le fasi più significative (slope of enlightenment e plateau of productivity) quando finalmente l’uso abituale della tecnologia inizia a dare veri risultati di business. Per raggiungere questa terra promessa di produttività bisogna superare la fase iniziale di eccessivo entusiasmo e l’inevitabile effetto negativo che ne consegue. Il modo migliore per arrivare rapidamente ad ottenere risultati di business è di imparare a riconoscere il picco iniziale e il conseguente contraccolpo.

    Ecco dunque quattro miti del social business spesso sfatati dalla realtà.

    I social network aziendali riscuotono più successo dove si lavora grazie alla condivisione di informazioni e dove i collaboratori, geograficamente dislocati, desiderano più apertura e trasparenza nel modo di lavorare. Certamente è possibile che il social networking possa decollare in aziende che hanno solo una o due di queste caratteristiche, ma è molto più difficile. Se tutti i collaboratori si trovano nello stesso ambito geografico, è molto probabile che le informazioni vengano scambiate verbalmente piuttosto che online. Per avere successo nell’uso del social networking, non è necessario che un’azienda abbia già impostato una cultura lavorativa più aperta e trasparente, ma se la stessa non è disposta a condividere le conoscenze tra i collaboratori, fallirà nel suo obiettivo.

    Mito: I social network per le aziende sostituiranno le email.

    Realtà: Questa affermazione è parzialmente vera, ma in modo diverso da quanto ci si aspetterebbe.

    Per molti sostenitori del social business, le email rappresentano “il male che deve essere sconfitto“, quindi c’è poco da meravigliarsi se gli scettici fanno notare che i social network generano un numero non indifferente di notifiche email. Tuttavia non è questo il punto. L’obiettivo è di spostare le discussioni tra collaboratori (per le quali le email sono poco adatte), e tutto ciò che riguarda la conoscenza aziendale, fuori dalle inbox verso i social network, garantendo una maggiore accessibilità. Di conseguenza, le email diventano un meccanismo di notifica e non più un archivio di conoscenze; per questo diventa irrilevante il numero di email inviate e ricevute.  

    Mito: Facebook (o Twitter) serve al business.

    Realtà: Non è così, ed è giusto che non lo sia.

    L’etichetta “Facebook per l’azienda” è inappropriata e pericolosa. Richiama immediatamente alla mente la condivisione di foto divertenti del proprio gatto e di scambi di battute spiritose tra collaboratori – è ovvio che, con queste premesse, i dirigenti di un’azienda difficilmente promuoveranno progetti “Social” sul luogo di lavoro. Le interazioni in Facebook e in Twitter sono, in genere, più estemporanee rispetto a quelle che avvengono tra collaboratori. Se vi perdete l’ultima foto di rito o la battuta di turno potete anche sopravvivere, se invece perdete istruzioni importanti su una scadenza da parte del vostro capo potreste subirne le conseguenze. Quindi il modo in cui sono costruite le relazioni tra utenti di un social network aziendale e il modo in cui i contenuti sono trasmessi e ricercati, deve essere molto diverso che su Facebook e Twitter.

    Mito: L’adozione del social business è virale.

    Realtà: Forse sì, ma non per molto tempo.

    Diversi anni fa, molti sostenitori del social business pensavano che i collaboratori di un’azienda avrebbero adottato gli strumenti di social business in modo virale: pochi individui avrebbero incominciato, gli altri avrebbero seguito il loro esempio e, come per magia, tutti sarebbero diventati utenti collaborativi e produttivi. E’ vero che in alcuni casi di successo è andata proprio così, ma per la maggior parte delle aziende è andata diversamente. In genere, quando una rete collaborativa parte dal modello “bottom up”, dopo un iniziale periodo di entusiasmo il suo utilizzo diminuisce o si trasforma  in un “Facebook aziendale” (irrilevante per il business). Perchè la piattaforma sociale possa dare i risultati sperati e possa realmente essere utilizzata per lavorare, la direzione aziendale deve inizialmente implementare una strategia ben precisa  che permetta di sfruttare al meglio la piattaforma tecnologica con dei chiari obiettivi aziendali.

    Allora, quali sono le vostre considerazioni? Quali altri miti a proposito di Social Business secondo voi andrebbero sfatati?

  • LinkedIn supera i 200 milioni di utenti [Infografica]

    LinkedIn supera i 200 milioni di utenti [Infografica]

    LinkedIn ha oggi ufficializzato sul suo blog ufficiale di aver raggiunto e superato il traguardo dei 200 milioni di utenti. Il più grande social business network conta ora utenti provenienti da oltre 200 paesi che parlano 19 lingue. Gli Usa il paese più rappresentato ma crescono i paesi dell’Asia e del Sud America. L’italia tra i paesi che crescono di più via mobile

    LinkedIn, il più usato social business network della rete, ha annunciato oggi dal proprio blog ufficiale di aver raggiunto e superato il traguardo dei 200 milioni di utenti. Un traguardo importante anche per la società quotata a Wall Street e sarà interessante vedere, in attesa del Q4/2012, di vedere che ripercussioni avrà il titolo in questo inizio d’anno.

    Per l’occasione è stata realizzata una infografica che vedete in basso che riporta i fatti salienti che spiegano il raggiungimento dei 200 milioni di utenti. Intanto c’è da registrare la crescita nei paesi dell’Asia e del Sud America che hanno dato un apporto di rilievo nel raggiungimento di questo obiettivo. In queste aree, denominate “economie emergenti” si sta assistendo ad un vero periodo di crescita florida per quanto riguarda i social network. Lo è per Twitter e lo stesso vale anche per Facebook che nonostante abbia superato il miliardo di utenti può contare su una maggiore crescita proprio in questi paesi.

    Ma torniamo a LinkedIn e vediamo un pò di dati.

    I paesi dove è cresciuto maggiormente, nel periodo compreso tra Dicembre 2011 e Dicembre 2012 è la Turchia, segue poi la Colombia e l’Indonesia. Mentre i paesi che crescono di più via mobile sono Cina, Brasile, Portogallo, India e poi l’Italia.

    E tra i profili più seguiti al primo posto troviamo Richard Branson fondatore e capo della Virgin, poi il presidente Usa Barack ObamaDeepak Chopra, saggista indiano tra i più conosciuti, Tony Robbins, formatore americano, e Jeff Weiner, CEO di LinkedIn.

    Questi invece i settori che vedono il più alto numero di utenti:

    • IT e servizi (4 milioni)
    • Servizi finanziari (2 milioni)
    • Istruzione superiore (1,95 milioni)
    • Computer Software (1,65 milioni)
    • Telecomunicazioni (1,59 milioni)

    E’ bene precisare che si sta parlando di utenti registrati e non si conosce in effetti il numero degli utenti attivi. Ma il risultato è comunque impressionante, anche perchè non si parla di un social network generalista, e se fosse la popolazione di un paese sarebbe il 5° più grande del mondo, sarebbe più grande del Brasile e più piccolo dell’Indonesia e sarebbe poi l’equivalente della popolazione di Francia, Inghilterra, Italia messi insieme. 

    LinkedIn-200-milioni

  • Il Social CaseHistory Forum 2012 giunge alla terza edizione

    Il Social CaseHistory Forum 2012 giunge alla terza edizione

    Il Social CaseHistory Forum conclude il 2012 con la terza edizione annuale. L’evento italiano dedicato ai progetti sui social media si terrà il 15 novembre presso il Centro Congressi Palazzo Stelline di Milano

    Social-CaseHistory-Forum-2012

    Si sta imponendo sempre più all’attenzione degli operatori del settore e sempre più come evento di riferimento per chi vuole effettivamente toccare con mano eventi ed esperienze concrete portate avanti sui Social Media. Il Social CaseHistory Forum 2012 giunge quindi alla sua terza edizione in questo anno, a testimoniare il forte interesse verso questo evento. Dalla prima edizione a fine marzo, che riscosse subito un notevole successo di presenze e di interesse, seguì poi la seconda edizione questa volta presso il Centro Congressi Palazzo Stelline a Milano. Ed ecco la terza presso la stessa location giovedì 15 Novembre a partire dalle ore 10 con un programma fatto di workshop e convegni attraverso un format che si è rivelato valido e capace di soddisfare da un lato la richiesta del pubblico di conoscere lo stato dell’arte dei progetti realizzati, dall’altro l’esigenza di aziende, agenzie, startup di evidenziare con un intervento dedicato tematiche e peculiarità dei propri lavori.

    Quindi anche questa volta quindi niente panel né tavole rotonde, ma brief ed obiettivi, strategie e soluzioni, risultati ottenuti e lezioni apprese di 22 casi italiani. In questa edizione, fra i vari temi affrontati, particolare attenzione sarà data a social tv, lead generation, social media marketing b2c e b2b, facebook marketing e campagne adv, egovernment, e-mail marketing e social media, social business per il no-profit; oltre alla consueta attenzione per le startup. Ci saremo anche noi, alle 10,15 Sala Borromeo con un case su “Content marketing per un progetto di fundrasing“, vedremo come una strategia di content marketing può essere utile a sostegno di un’attività di fundaraising.

    Durante l’evento sarà inoltre presentata la ricerca dell’Università di SalernoSentiment Analysis: dietro al web c’è un cuore? Sicuramente ci sono delle persone”.

    Come sempre particolare attenzione anche all’attività di networking con i relatori e fra i partecipanti: la Facebook app mySCHF presente sulla fan page del l’evento (http://www.facebook.com/SocialCHForum) permette infatti di poter indicare la propria presenza agli speech e di entrare in relazione con i profili Linkedin e Twitter degli altri partecipanti.

    La giornata si concluderà infine con una serata presso il Weekend della Degustazione per un assaggio di vini italiani.

    Dettagli, info e programma complto su socialcasehistoryforum.com

  • Ecco le nuove applicazioni mobili di Viadeo

    Ecco le nuove applicazioni mobili di Viadeo

    Da oggi è possibile accedere a Viadeo dalle principali piattaforme mobili.Il social business network, che conta 45 milioni di membri in tutto il mondo, lancia le nuove applicazioni mobili, disponibili per dispositivi Android, BlackBerry, iPhone e Windows Phone. E sono più semplici, più rapide e più intuitive

    profile_android_itCon l’inarrestabile diffusione degli smartphone, sempre più persone sono in costante collegamento con il mondo digitale. Uno studio effettuato da StatCounter indica che a dicembre del 2009 la percentuale del traffico in rete generato dai telefonini era solo dell’1%, mentre a maggio del 2012 era salita al 10%. Per rispondere alle esigenze di mobilità e permettere agli utenti di essere sempre connessi al loro social network preferito, ovunque e in qualsiasi momento, Viadeo ha interamente rinnovato le sue applicazioni e le ha rese ancora più usabili, rapide e intuitive. Sviluppate con l’utilizzo di una piattaforma tecnologica altamente performante, le applicazioni garantiscono un’esperienza d’uso di altissima qualità. In pochissimi secondi gli utenti registrati possono accedere facilmente a ciascuna delle funzionalità del sito e hanno la possibilità di gestire i contatti, le richieste di contatto e la messaggeria, ma anche di usufruire delle nuove funzionalità a loro disposizione come ad esempio la possibilità chiamare i contatti direttamente dal proprio profilo Viadeo. (altro…)

  • LinkedIn Q2, 175 milioni di utenti e 228 milioni di dollari di ricavi

    LinkedIn Q2, 175 milioni di utenti e 228 milioni di dollari di ricavi

    LinkedIn rende noti i dati finanziari del secondo trimestre del 2012, il Q2, e i dati anche questa volta confermano il trend positivo del popolare social business network. Gli utenti sono ad oggi 175 milioni complessivi e i ricavi sono aumentati arrivando a 228 milioni di dollari

    linkedin-q2 2012LinkedIn continua il suo momento positivo di crescita e la conferma arriva dai dati finanziari del secondo trimestre del 2012, il Q2, resi noti ieri. Due i dati più importanti che emergono su tutti: il primo è che glu utenti complessivi continuano a crescere, sono oggi 175 milioni e solo a maggio scorso erano 161 milioni, Q1 2012; il secondo è che i ricavi complessivi sono stati 228 milioni di dollari, meglio delle previsioni degli analisti che avevano indicato ricavi per 216 milioni di dollari. Tutto questo nonostante il recente furto delle password, 6,5 milioni di password trafugate agli utenti, un vero disastro che a quanto pare non ha avuto effetto sulla crescita del numero degli utenti.  (altro…)

  • Come Selezionatori e Candidati usano i Social Media in Italia [Infografica]

    Come Selezionatori e Candidati usano i Social Media in Italia [Infografica]

    Il crescente uso dei Social Media nel nostro paese diventa anche un’opportunità per gli utenti di potersi presentare al meglio anche per cercare lavoro, ma diventa importante anche per i Selezionatori del Personale trovare candidati. Non basta più il Curriculum Vitae? Adecco ha realizzato uno studio interessante di cui vi parliamo oggi con un’infografica

    Social-Media-Candiati-e-Selezionatori-personale_Studio-AdeccoCresce l’uso dei Social Media in Italia, cresce il tempo che vi trascorriamo per condividere pensieri, immagini, musica, ma attraverso le varie piattaforme costruiamo il nostro profilo presentandoci e definendo tutte le informazioni che ci riguardano. Quindi non solo specifichiamo cosa ci piace, cosa pensiamo, ma informiamo gli altri con dati personali, lo status familiare e anche che lavoro facciamo. Ma i Social Media, proprio per il crescente uso che se ne fa, diventano per gli utenti anche un modo per cercare lavoro. E di questo ormai se ne rendono conto anche i Selezionatori del Personale. Adecco, una delle più grandi agenzie di lavoro in Europa con una presenza ultra decennale anche nel nostro paese, ha realizzato uno studio interessante sintetizzato in questa interessante infografica che oggi vi presentiamo. (altro…)

  • Social Case History Forum, i Social Media si raccontano

    Social Case History Forum, i Social Media si raccontano

    Seconda edizione del Social Case History Forum giovedì 5 luglio a Milano. Dopo il grande successo ottenuto tre mesi fa, ritorna quello che di sicuro diventerà uno dei punti di riferimento per ascoltare i Social Media che si raccontano. E stavolta lo fanno nella splendida cornice del Palazzo delle Stelline

    Social care, eventi, social banking, citizen journalism, social photography, mobile e geolocalizzazione, produzione video, social TV e turismo sono alcune keyword che guideranno un percorso di storytelling durante tutta la giornata. Su 3 sale in simultanea oltre 20 progetti italiani, applicati ai social media in diversi ambiti, raccontati direttamente dalle Aziende, fra cui 3Italia, Banca IFIS, Citroën, Deejay o dalle Agenzie di comunicazione, fra cui CrowdM, Fullsix, TheBlogTV, Yooplus, Zodiak Active. (altro…)

  • Twitter modifica le API. LinkedIn la prima vittima, il prossimo?

    Twitter modifica le API. LinkedIn la prima vittima, il prossimo?

    Dopo tre anni di partnership, da ieri non ci sono più aggiornamenti automatici degli account tra Twitter e LinkedIn. Per molti risultava comodo postare un messaggio su Twitter e mostrarlo anche sul proprio profilo di LinkedIn, ma ormai non sarà più possibile

    Twitter LinkedInPer qualcuno questa notizia non sarà proprio una bella notizia, infatti postare un messaggio e vederselo pubblicato automaticamente sia su Twitter che su LinkedIn era abbastanza comodo. Si condivideva in maniera appunto automatica. Per altri, invece, questa è una bella notizia, in quanto non tutti amavano questo tipo di condivisione. Per il fatto che spesso su Twitter è più facile scrivere cose che non c’entrano nulla con il proprio profilo su LinkedIn che ricordiamo essere un social business network. Insomma, dopo tre anni, tutto infatti era iniziato nel 2009, finisce questa pratica, molto diffusa sui social network. La notizia viene data da Michael Sippey sul blog per gli sviluppatori di Twitter dove afferma che “Twitter focalizzerà i suoi sforzi per un’esperienza più diretta con prodotti e strumenti più coerenti”. (altro…)