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  • Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Meta lancia Muse Image, il suo primo modello di generazione di immagini firmato Meta Superintelligence Labs, e lo porta subito dentro Instagram Stories e WhatsApp. In anteprima arriva anche Muse Video. Il modello lavora in modo agentico, usa strumenti di ricerca e di coding e si autocorregge da solo.

    Dopo il lancio del Superintelligence Lab, avvenuto ad aprile scorso, ecco che Meta si lancia nel grande mondo della IA generativa, facendo un salto di qualità notevole. La società di Zuckerberg quindi, dopo tante fasi altalenanti, e tanti investimenti, decide di entrare in competizione diretta con Grok (modello di xAI alla base di X) e anche con ChatGPT e Gemini. Proprio nella generazione delle immagini.

    Infatti ieri, 7 luglio 2026, Meta ha annunciato Muse Image, il suo primo modello di generazione di immagini, e ha presentato in anteprima Muse Video, il modello gemello per i contenuti in movimento.

    Si tratta dei primi prodotti di generazione di contenuti firmati Meta Superintelligence Labs, la divisione di ricerca guidata da Alexandr Wang, primo Chief AI Officer nella storia dell’azienda.

    E non si tratta di un rilascio isolato. Come già raccontato sempre ad aprile, Muse Spark era stato il primo modello costruito da zero dal nuovo laboratorio. Muse Image, quindi, ne è la naturale prosecuzione, applicata questa volta alla generazione visiva.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, l’Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti

    Meta Superintelligence Labs e la logica agentica di Muse Image

    Va sottolineato un elemento che distingue Muse Image dalla maggior parte dei generatori di immagini che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni. Il modello di Meta non si limita a tradurre un prompt (indicazione o comando testuale) in un’immagine in un solo passaggio. Funziona, dice il colosso di Menlo Park, in modo agentico. Significa che il modello pianifica, usa strumenti esterni, valuta il proprio lavoro e lo corregge prima di consegnarlo.

    Durante l’addestramento con apprendimento per rinforzo (tecnica di machine learning), il modello ha imparato a scrivere ed eseguire codice per produrre grafici accurati o QR code funzionanti, e a cercare sul web per ancorare le immagini generate a informazioni reali e aggiornate, specialmente su temi legati all’attualità.

    In combinazione con Muse Spark, la stessa capacità di scrivere codice arriva a produrre GIF animate, siti con immagini incorporate e persino giochi visivi interattivi. Meta sostiene inoltre che la capacità di ricerca migliori sensibilmente l’accuratezza fattuale delle immagini prodotte, un problema che ha sempre accompagnato i generatori come questi.

    L’azione di autocorrezione di Muse Image

    Ma il dettaglio più interessante è un altro. Muse Image mostra un comportamento di auto-correzione che, stando a quanto scrive Meta, non è stato progettato in precedenza. Infatti, è emerso in maniera naturale durante l’addestramento, perché produceva immagini migliori e quindi un punteggio di ricompensa più alto. In pratica il modello rilegge il proprio lavoro nella catena di ragionamento e decide se serve una piccola modifica, una generazione da capo, o un cambio di strategia più radicale.

    A questo si aggiunge la scalabilità del calcolo in fase di inferenza: più tempo e risorse il modello impiega a “pensare”, tra ragionamento testuale, chiamate a strumenti esterni e passaggi di autocorrezione, più il risultato migliora. Di conseguenza, i miglioramenti crescono via via più lentamente man mano che si aggiunge calcolo.

    Interessante notare che, secondo i test interni dell’azienda, generare più immagini e scegliere la migliore (la tecnica nota come best-of-N, quando il modello genera più immagini da uno stesso prompt) funziona bene solo all’inizio e si esaurisce in fretta, mentre investire lo stesso calcolo in ragionamento deliberato continua a produrre miglioramenti.

    Editing di precisione e composizione da più riferimenti

    Muse Image punta molto sull’editing controllato. Il modello, spiega Meta, modifica esattamente quello che l’utente chiede, mantenendo coerenza tra i vari passaggi di un editing iterativo, così da permettere modifiche successive senza perdere il contesto delle precedenti.

    Si può chiedere di rimuovere un elemento indesiderato da una fotografia, mettersi virtualmente davanti a un monumento storico, o costruire un QR code funzionante partendo da un semplice prompt testuale.

    C’è poi la composizione multi-riferimento: Muse Image può combinare elementi provenienti da più immagini di input, persone, oggetti, abiti, stili, ambienti, interpretando prompt che alternano testo e immagini per costruire composizioni complesse. Ed è qui che il modello si appoggia esplicitamente a Instagram per il contesto social, un’integrazione che nessun concorrente diretto può replicare con la stessa profondità, semplicemente perché nessun concorrente possiede una piattaforma social media di quelle dimensioni.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, come si presenta

    Dove è attivo Muse Image e dove arriverà

    Muse Image è disponibile da subito nell’app Meta AI e su meta.ai, nelle Instagram Stories negli Stati Uniti e su WhatsApp in un numero limitato di Paesi. Meta ha annunciato che arriverà presto anche su Facebook. L’uso per la “creazione quotidiana” resta gratuito, ma oltre una certa soglia serve un abbonamento ai piani a pagamento di Meta.

    Gli usi che Meta stessa mostra vanno oltre il semplice intrattenimento. Si va dalla creazione di asset di marketing per piccole imprese alla possibilità, integrata con Facebook Marketplace, di visualizzare come apparirebbe in salotto un divano prima di acquistarlo. In buona sostanza, Meta sta provando a portare la generazione di immagini dentro i flussi di lavoro quotidiani delle persone e delle aziende, non solo dentro un’app dedicata.

    E posso confermare da esperienza diretta che Muse Image funziona su meta.ai anche dall’Italia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’accesso di base al modello non è affatto bloccato: la limitazione geografica riguarda solo l’integrazione nelle Instagram Stories, per ora riservata agli Stati Uniti, e in parte WhatsApp.

    L’interfaccia si presenta con una domanda semplice, “A cosa stai pensando questa mattina?”, e tre modalità tra cui “Crea immagine”, accompagnata da una serie di preset con anteprima reale: “La mia foto”, “Foto pulita del prodotto”, “Poster di un film”, “Restauro foto”, “In 16-bit”.

    Al primo utilizzo compare anche un messaggio di benvenuto, “Creazione di immagini, migliorata. Più realismo, più dettagli, più controllo”, che invita a provare un preset o a descrivere direttamente un’idea.

    Muse Image, l'Intelligenza Artificiale di Meta entra nella creazione dei contenuti
    Muse Image, come funziona

    C’è un dettaglio che salta all’occhio più di ogni altro: da nessuna parte, in questa interfaccia, compare il nome Muse Image. Per chi la usa, resta semplicemente Meta AI, un po’ più capace di ieri. Ed è forse la conferma più chiara della tesi con cui abbiamo aperto: l’intelligenza artificiale generativa entra nei nostri strumenti quotidiani proprio perché non si fa notare.

    Restano poi alcuni dettagli pratici raccolti nelle prime ore dopo il lancio, da prendere con la dovuta cautela trattandosi di indicazioni ancora parziali. Oltre al prompt testuale, Muse Image permetterebbe di disegnare o scrivere a mano libera direttamente sulla foto per indicare cosa modificare.

    Il progetto, se ricordate anche voi, era conosciuto internamente con il nome in codice Mango. E l’abbonamento a pagamento necessario oltre la soglia gratuita è quello di Meta One, con limiti che variano da servizio a servizio e da Paese a Paese.

    Le IG Stories cambiano volto, con nuovi effetti

    Parallelamente al lancio di Muse Image, Instagram ha introdotto oltre trenta nuovi effetti per le Stories, tutti alimentati dal nuovo modello. Adam Mosseri, a capo di Instagram, li ha presentati lui stesso su Threads, citando effetti come Disposable (monouso) e Night Flash (flash di notte), che trasformano la luce delle fotografie, oppure Instagram Charms e Instagram Receipt, effetti personalizzati costruiti sul profilo di chi li usa.

    E, ha aggiunto Mosseri, chi vuole può anche crearsi un effetto su misura scrivendo semplicemente un prompt: è proprio questa la funzione che, a suo dire, è più curioso di vedere sperimentata dagli utenti.

    L’editor delle Stories si è aggiornato di conseguenza, mostrando un’anteprima di ogni effetto prima di applicarlo. È quindi una funzione che, negli Stati Uniti per ora, milioni di persone si troveranno semplicemente dentro l’app, senza dover cercare nulla.

    Il posizionamento competitivo: dietro OpenAI, avanti a Google

    Meta non si è sottratta al confronto diretto con i rivali. Sulla piattaforma Arena, che misura le preferenze umane tra modelli concorrenti, Muse Image occupa al momento il secondo posto nelle classifiche per generazione testo-immagine, editing di una singola immagine ed editing multi-immagine.

    Da benchmark interni diffusi dalla stessa azienda, il modello risulterebbe dietro a GPT Image 2 di OpenAI ma davanti a Nano Banana 2 di Google nei compiti di editing. Va detto, come sempre in questi casi, che si tratta di numeri forniti dall’azienda stessa: le classifiche Arena sono comunque un riferimento pubblico e verificabile, ma la lettura competitiva resta quella di Meta.

    Su Muse Video, ancora in anteprima e non disponibile al pubblico, Meta rivendica una performance competitiva su fedeltà visiva e aderenza al prompt, con audio nativo integrato fin da questa prima versione. Restano margini di miglioramento dichiarati su sincronizzazione audio-video e movimento fisico rapido. Sempre su Arena, il modello si posiziona al terzo posto per la generazione testo-video.

    Content Seal, la firma di Meta AI

    Ogni immagine generata con Muse Image nell’app Meta AI e su meta.ai porta con sé un segnale di provenienza invisibile, chiamato Content Seal, pensato per resistere a ritagli, compressioni, ridimensionamenti e persino screenshot.

    Meta ha annunciato anche uno strumento, ancora in anteprima, che permette di verificare se un’immagine porta questo tipo di filigrana, e ha promesso di estendere il sistema anche ai video. È una risposta, seppure parziale, a una domanda che si pone ogni volta che un’azienda mette nelle mani di milioni di persone uno strumento capace di generare immagini fotorealistiche: come distinguere cosa è stato creato da una IA.

    Il tag automatico sulle foto pubbliche, e la scelta del default

    C’è un aspetto, in questo lancio, che merita un chiarimento specifico, perché riguarda direttamente chi su Instagram ha un profilo pubblico. Muse Image permette di generare immagini a partire dal profilo di un altro utente semplicemente taggandolo con la chiocciola.

    E questa possibilità, per gli account pubblici, è attiva di default: non è l’utente a doverla attivare, ma eventualmente a doverla spegnere. Una pagina di supporto di Meta chiarisce inoltre che chi vede le proprie foto usate in questo modo non riceve alcuna notifica.

    Per disattivare la funzione bisogna entrare nel proprio profilo Instagram, aprire il menu in alto a destra, andare su “Condivisione e riutilizzo” e togliere la spunta a “Post” e “Reel” nella sezione che consente alle persone di usare i propri contenuti su Instagram e con le funzioni IA di Meta. Va specificato, per completezza, che disattivare l’opzione blocca solo le generazioni future, significa che le immagini già create restano.

    Non si tratta di una funzione nascosta o segreta, e Meta la presenta apertamente come un modo per creare contenuti “con gli amici” o per reimmaginare le proprie foto. Ma una cosa è offrire uno strumento di creazione condivisa, un’altra è farlo partendo da un’impostazione che richiede un’azione attiva per essere disattivata, invece che per essere attivata.

    In conclusione

    Muse Image arriva in un momento in cui la corsa alla generazione di immagini e video con l’IA è ormai affollata, tra OpenAI, Google e i tanti modelli, anche più piccoli, che si contendono lo stesso spazio.

    Ma quello che rende questo lancio diverso non è solo la qualità tecnica del modello, su cui peraltro Meta stessa ammette di non essere ancora prima. È la scala con cui viene distribuito: dentro Instagram, dentro WhatsApp, dentro Facebook Marketplace, cioè dentro le abitudini quotidiane di miliardi di persone, non in un’app a parte che bisogna scegliere di scaricare.

    Resta da vedere se lo stesso approccio, applicato anche al tag automatico e ai default di consenso, reggerà alla prova del tempo e dell’attenzione dei regolatori europei, abituati ormai a guardare con sospetto ogni impostazione che scarica sull’utente l’onere di proteggersi.

    Vedremo come andrà e intanto, se vi va, fatemi sapere se avete iniziato ad usarla e cosa ne pensate.

  • Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l’intelligenza artificiale

    Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l’intelligenza artificiale

    Meta lancia Incognito Chat con Meta AI su WhatsApp e sull’app Meta AI. I messaggi non vengono salvati sui server, scompaiono alla chiusura della sessione e non possono essere letti né da Meta né da WhatsApp.

    L’annuncio è stato dato da Mark Zucherberg sulle sue piattaforme, presentando la nuova funzionalità come il primo importante prodotto di IA senza registro delle conversazioni e come tassello centrale della concetto, a lui molto caro, di superintelligenza personale.

    Non si tratta solo una nuova funzione di WhatsApp e dell’app Meta AI. Ma è il modo con cui Meta prova a rispondere a una delle obiezioni più frequenti che le persone fanno quando si parla di assistenti basati sull’intelligenza artificiale.

    E cioè: cosa succede a quello che racconto a questi sistemi? Chi può leggerlo? Per quanto tempo resta archiviato da qualche parte?

    La risposta arriva sotto forma di una nuova modalità di conversazione che Meta chiama “Incognito Chat” con Meta AI. Sarebbero quindi delle vere chat in incognito con la IA.

    Come detto in apertura, l’annuncio di oggi un tassello che si inserisce dentro la strategia della superintelligenza personale di Meta, quella visione di un assistente che ci conosce a fondo che si ricollega proprio a Muse Spark lanciato lo scorso aprile. E proprio in quel disegno questa novità trova il suo posto.

    Le chat in incognito con la IA e le parole di Zuckerberg

    «Oggi iniziamo a implementare Incognito Chat con Meta AI su WhatsApp e sull’app Meta AI: un modo completamente privato per interagire con l’IA, in modo simile a come la crittografia end-to-end impedisce a chiunque, persino a Meta o WhatsApp, di leggere le tue conversazioni. Questo è il primo importante prodotto di IA in cui non viene memorizzato alcun registro delle conversazioni sui server».

    Due i punti su cui soffermarsi in relazione alle parole di Zuckerberg.

    Il primo è il paragone diretto con la crittografia end-to-end, quella tecnologia che da anni protegge i messaggi tra persone su WhatsApp. Il secondo è la promessa che sui server di Meta non resta alcun registro delle conversazioni.

    Su Meta AI arrivano le chat in incognito con l'intelligenza artificiale

    È una dichiarazione netta, soprattutto se confrontata con quello che succede oggi con la maggior parte degli assistenti AI, dove le conversazioni restano archiviate per mesi e in molti casi vengono usate anche per migliorare i modelli.

    E Zuckerberg insiste proprio su questo confronto:

    «Le conversazioni sul tuo telefono scompaiono anche quando esci dalla sessione. Questo è diverso da altri prodotti di IA a scomparsa, in cui i registri delle conversazioni spesso rimangono sui server di altre aziende per molti mesi».

    La superintelligenza personale e lo spazio privato

    «Per ottenere il massimo dalla superintelligenza personale, avremo tutti bisogno di modi per discutere di argomenti sensibili in modo che nessun altro possa accedervi. Sono orgoglioso che MSL sia il primo laboratorio a fornire un’IA privata».

    La superintelligenza personale, nella visione che Zuckerberg ha pubblicato a luglio 2025 con il post Personal Superintelligence for Everyone, non è un sistema che automatizza il lavoro umano. È un compagno che ci conosce profondamente, comprende i nostri obiettivi e prova ad aiutarci a raggiungerli.

    Come avevo raccontato nell’articolo su Muse Spark, questa visione si appoggia su un vantaggio strutturale che nessun concorrente può replicare: 3,58 miliardi di utenti giornalieri sulle piattaforme Meta.

    Ma un assistente che ci conosce profondamente ha senso solo se può sentirsi raccontare cose che a chiunque altro non racconteremmo. Salute, soldi, lavoro, relazioni. E qui il problema diventa scomodo. Più l’assistente sa di noi, più diventa utile, ma anche più diventa rischioso che quei dati possano essere visti da qualcun altro.

    Incognito Chat- la modalità di chat in incognito con la IA – è la risposta di Meta a questo cortocircuito: uno spazio in cui parlare con l’IA, anche di temi sensibili, sapendo che la conversazione, una volta abbandonata, si chiude lì.

    Come funziona il Trusted Execution Environment

    «Incognito Chat gestisce tutte le inferenze dell’IA in un ambiente di esecuzione affidabile (Trusted Execution Environment) che garantisce che i tuoi messaggi non siano accessibili a noi».

    Proviamo a tradurlo in maniera semplice. Quando l’utente scrive un messaggio in modalità incognito, quel messaggio viaggia cifrato fino a un ambiente isolato dentro il cloud. Un ambiente che funziona dentro processori specializzati di AMD e NVIDIA progettati apposta per essere inaccessibili anche da chi gestisce i server.

    L’intelligenza artificiale elabora la richiesta dentro questa specie di stanza chiusa, genera la risposta, e poi tutto viene cancellato. Niente registri, niente copie di backup, niente accesso da parte di operatori umani.

    È la tecnologia che Meta chiama Private Processing, presentata per la prima volta a LlamaCon nell’aprile del 2025 e poi aggiornata a marzo del 2026. Su WhatsApp era già usata per funzioni più semplici, come i riassunti automatici delle conversazioni. Oggi alimenta una vera modalità privata di conversazione con l’assistente.

    Cosa si può fare e cosa no nella modalità di cha in incognito con la IA

    La funzione si attiverà su WhatsApp con una nuova icona dedicata nella chat uno a uno con Meta AI. E arriverà nei prossimi mesi anche sull’app standalone Meta AI, quella che si scarica separatamente. Quindi non riguarda solo WhatsApp, ma il rollout parte da lì.

    Ci sono però alcuni limiti pratici da conoscere. In modalità incognito si può solo scrivere e ricevere risposte di testo. Non si possono caricare immagini, non si possono generare immagini, non si possono fare conversazioni vocali.

    La sessione si chiude da sola anche bloccando il telefono o uscendo dall’app, e l’assistente perde il contesto di quello che è stato detto. Inoltre Meta chiede di confermare l’età, perché i minori di 13 anni non sono ammessi sulle sue piattaforme. E come nella modalità standard restano attivi i filtri di sicurezza che impediscono all’assistente di rispondere su temi pericolosi.

    Un rollout graduale e tutto da osservare in UE

    Sulla disponibilità è bene essere precisi. Meta dichiara apertamente che il rilascio è graduale e che la disponibilità varia in base all’account e alla regione geografica. Al lancio alcuni Paesi sono esclusi, come l’India.

    Per quanto riguarda l’Unione Europea, al momento non c’è una conferma esplicita di esclusione dal lancio iniziale, ma sappiamo bene che Meta procede sempre con maggiore cautela qui in UE, per via del quadro normativo del GDPR e del DSA. Resta da vedere in quali Paesi UE la funzione comparirà nelle WhatsApp degli utenti nelle prossime settimane.

    Da ricordare che la nuova funzionalità non si attiva tutta insieme per tutti, ma viene distribuita progressivamente. Anche dentro lo stesso Paese, alcune persone la vedranno prima di altre.

    I nuovi progetti attorno a Meta AI

    Incognito Chat arriva dentro una stagione di annunci di Meta sull’intelligenza artificiale che sta caratterizzando proprio queste settimane.

    A inizio aprile, come avevo raccontato nell’articolo su Muse Spark, Meta ha lanciato il primo modello sviluppato dal nuovo Meta Superintelligence Labs guidato da Alexandr Wang. Ed è proprio quel laboratorio, MSL, che Zuckerberg cita nel suo post come il primo a fornire un’IA privata.

    A questo si è aggiunto un altro fronte, quello dedicato ai più giovani. Lo scorso 23 aprile Meta ha annunciato nuovi strumenti per i genitori, che adesso possono vedere su Facebook, Messenger e Instagram i temi generali di cui i loro figli adolescenti hanno parlato con Meta AI nell’ultima settimana. La funzionalità è già attiva anche in Italia.

    E il 5 maggio Meta ha annunciato l’espansione delle protezioni Teen Account su Instagram nei 27 Paesi dell’Unione Europea e in Brasile, con un sistema di intelligenza artificiale che individua automaticamente gli utenti che potrebbero essere minorenni.

    Meta ha già anticipato che dopo Incognito Chat arriverà Side Chat con Meta AI, una funzione che permetterà di rivolgersi all’assistente direttamente all’interno delle conversazioni private con altre persone, senza che gli altri partecipanti vedano la richiesta. Anche questa basata sull’infrastruttura di Private Processing.

    Cosa resta da capire

    Alla fine possiamo dire che questa funzionalità di Incognito Chat Meta proverà a costruire le condizioni per la sua superintelligenza personale. Senza uno spazio davvero privato, l’assistente che ci conosce profondamente resta una promessa difficile da mantenere. E a queste condizioni, così come le abbiamo viste qui, la promessa prova a diventare prodotto.

    Staremo a vedere come si svilupperà nelle prossime settimane, come sempre.

  • Meta, crescono gli investimenti su IA e calano gli utenti sulle app

    Meta, crescono gli investimenti su IA e calano gli utenti sulle app

    Il primo trimestre 2026 per Meta si chiude con ricavi a 56,31 miliardi di dollari, ma per la prima volta gli utenti giornalieri delle sue app calano. E intanto gli investimenti sull’IA salgono a 145 miliardi e si profila il rischio delle cause sui minori.

    Per la prima volta da quando Meta misura i suoi utenti con la metrica dei Daily Active People, il numero delle persone che usano ogni giorno almeno una delle sue app è sceso. Non è un crollo, diciamolo subito, però è un dato che va registrato.

    Si tratta di un passaggio da 3,58 miliardi di utenti giornalieri nel quarto trimestre 2025 a 3,56 miliardi nel primo trimestre 2026. È una soglia simbolica e cade nel momento in cui Mark Zuckerberg sta chiedendo agli azionisti di sottoscrivere il più grande investimento infrastrutturale nella storia dell’azienda.

    La trimestrale del primo trimestre 2026 è costruita interamente intorno a una promessa. E questa promessa si chiama superintelligenza personale, e dovrebbe raggiungere, parole testuali di Zuckerberg, “miliardi di persone”.

    Attorno a questa promessa, però, si muovono numeri che raccontano una storia più articolata: ricavi in fortissima crescita, un piano di investimenti che sale ancora una volta, una divisione hardware che continua a perdere miliardi, una flessione storica nella base utenti, e l’ammissione esplicita che i processi sui minori negli Stati Uniti potrebbero costare cari.

    I numeri che si vedono, intanto, raccontano di un’azienda in piena salute.

    Meta, nel primo trimestre 2026 i ricavi continuano a salire

    I ricavi sono saliti a 56,31 miliardi di dollari, con una crescita del 33% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. L’utile netto ha toccato i 26,77 miliardi, l’EPS diluito è arrivato a 10,44 dollari. Le impressioni pubblicitarie sono cresciute del 19%, il prezzo medio per inserzione del 12%.

    La macchina della pubblicità, in buona sostanza, non solo funziona ma accelera. Solo che il titolo, nelle contrattazioni successive alla chiusura del mercato, ha perso oltre il 6%. E qui sta il punto interessante della trimestrale, quello che cerchiamo di osservare qui insieme.

    Meta, crescono gli investimenti su IA e calano gli utenti sulle app

    Meta e la prima frenata degli utenti

    Nel primo trimestre 2026, la media giornaliera degli utenti attivi sulla famiglia di app di Meta è scesa di circa venti milioni rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 3,56 miliardi. Su base annua il dato è ancora positivo, con una crescita del 4%. Ma il confronto trimestre su trimestre è negativo, e Meta stessa, nel comunicato ufficiale, ha riconosciuto la flessione.

    La spiegazione fornita dall’azienda riconduce il calo a due fattori specifici, entrambi di natura geopolitica.

    Il primo sono le interruzioni di internet in Iran, dove il conflitto in corso ha pesato sulla connettività. Il secondo è la decisione della Russia di limitare l’accesso a WhatsApp, nel quadro della spinta del Cremlino a obbligare i propri cittadini a usare un servizio di messaggistica statale.

    Le piattaforme social statunitensi, in questa fase, sono diventate ostaggio delle decisioni dei governi. Quando un Paese decide di interrompere internet o di bloccare un’app, milioni di utenti escono dai conti trimestrali di Meta nel giro di poche settimane. È un’esposizione strutturale che, fino a pochi anni fa, non aveva un peso così visibile sui dati finanziari, ma oggi questi contano eccome. E di questo ne abbiamo parlato a lungo qui su InTime Blog.

    Va aggiunto un terzo elemento, che la spiegazione ufficiale di Meta non considera ma che invece va rilevato. L’Australia, dal dicembre 2024, ha approvato il divieto di accesso ai social per gli under 16, una misura che da inizio 2026 sta entrando pienamente in vigore. Questo, sommato alle restrizioni greche per gli under 15 e ai dibattiti analoghi in corso in Spagna e in altri Paesi UE, sta sottraendo a Meta una fascia di utenti giovani che fino a ieri era data per acquisita.

    Meta e gli investimenti per il 2026

    Meta ha rivisto al rialzo le stime degli investimenti per il 2026, inserendoli in una forchetta tra 125 e 145 miliardi di dollari, dai precedenti 115-135 miliardi.

    La motivazione ufficiale, riportata nel comunicato firmato dalla CFO Susan Li, parla di un rialzo dei prezzi delle componenti, in particolare la memoria, e in misura minore di costi aggiuntivi per i data center necessari a sostenere la capacità di calcolo degli anni futuri.

    Per dare la dimensione di quanto stia accadendo, basta un semplice confronto. Nel 2025 il conto investimenti di Meta era stato di 72,2 miliardi di dollari. In due anni, in sostanza, l’azienda sta quasi raddoppiando l’investimento infrastrutturale. È una traiettoria che non riguarda solo Meta, ma tutte le Big Tech impegnate in una corsa parallela a costruire data center, ad accumulare GPU, a stipulare contratti pluriennali per l’energia.

    Resta il fatto che, in valori assoluti, Meta si conferma uno degli attori più aggressivi di questa fase.

    Nel primo trimestre, le spese in conto capitale sono già state pari a 19,84 miliardi di dollari. È una cifra che, proiettata sull’intero anno, dà la misura concreta della pressione finanziaria che la corsa all’IA sta esercitando sui bilanci.

    Il messaggio implicito ai mercati è che questa traiettoria di spesa non sia transitoria, ma strutturale. E la reazione degli investitori, con il titolo in calo nell’after-hours, lascia intendere che la pazienza, anche per un’azienda che cresce a doppia cifra, non è infinita.

    La narrazione della superintelligenza personale

    L’apertura del comunicato di Zuckerberg è stata costruita per fissare un concetto e cioè: “Abbiamo avuto un trimestre di svolta, con un forte slancio nelle nostre app e il rilascio del primo modello da Meta Superintelligence Labs”, ha dichiarato. E ancora: “Siamo sulla strada per portare la superintelligenza personale a miliardi di persone”. È la tesi che dovrebbe giustificare, agli occhi degli azionisti, il livello di investimento fin qui descritto.

    Il primo modello di cui Zuckerberg parla è Muse Spark, presentato all’inizio di aprile. Muse Spark rappresenta il tentativo di Meta di rientrare in una corsa che, almeno sul piano dei modelli di frontiera, vede oggi in vantaggio OpenAI, Anthropic e Google.

    Va detto che le valutazioni esterne sul modello sono state contrastanti, e che la stessa Meta, attraverso un suo dirigente intervistato da Bloomberg, ha ammesso che Muse Spark non è in grado di competere con i modelli di punta dei concorrenti.

    Eppure, la narrazione della superintelligenza è ormai diventata l’asse portante della comunicazione finanziaria di Meta. È un cambio di scenario rispetto al biennio 2022-2024, quando l’asse era il metaverso. Allora si parlava di mondi virtuali, oggi si parla di assistenti personali alimentati da modelli di IA.

    Reality Labs, l’archiviazione di un sogno

    Mentre la superintelligenza prende il centro della scena, la divisione che doveva costruire il metaverso continua a perdere miliardi.

    Nel primo trimestre 2026, Reality Labs ha registrato ricavi per 402 milioni di dollari e una perdita operativa di 4,03 miliardi. Sono numeri che, se proposti per qualunque altra divisione di qualunque altra azienda, farebbero scattare l’allarme rosso. Per Meta, ormai, sono diventati, quasi, ordinaria amministrazione.

    La somma dei conti è impressionante. Da quando, alla fine del 2020, Meta ha iniziato a separare in bilancio i conti di Reality Labs, le perdite cumulate hanno superato gli 83 miliardi di dollari. La media trimestrale, nel periodo, è di circa quattro miliardi. In altre parole, la divisione che doveva incarnare la visione del futuro di Zuckerberg ha bruciato in poco più di cinque anni una cifra equivalente al PIL annuale di un piccolo Paese europeo.

    Il metaverso, come progetto strategico, è stato di fatto già archiviato. A gennaio 2026 Meta ha tagliato circa mille posti di lavoro proprio in Reality Labs, riallocando le risorse verso i dispositivi indossabili alimentati dall’intelligenza artificiale, in particolare i Ray-Ban Meta.

    La forza pubblicitaria di Meta e la sua dipendenza dall’IA

    Sul fronte delle piattaforme social media, i numeri della trimestrale sono robusti, e questo nonostante la flessione degli utenti di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo.

    La crescita delle impressions del 19% e del prezzo per inserzione del 12% indica che i sistemi di raccomandazione e di targeting pubblicitario, alimentati sempre di più da modelli di intelligenza artificiale, stanno continuando a migliorare la monetizzazione.

    In altre parole, anche con qualche utente in meno, Meta riesce a estrarre più valore da ciascuno di loro.

    È un meccanismo che ci mostra bene la fase attuale del capitalismo delle piattaforme. La crescita non passa più tanto dall’acquisizione di nuovi utenti, quanto dalla capacità di intensificare la monetizzazione di quelli esistenti.

    Più tempo speso sulle app, più annunci visualizzati, prezzi più alti per ciascun annuncio. Tutto questo è reso possibile dall’evoluzione degli algoritmi di raccomandazione, che diventano sempre più precisi nell’incrociare i dati comportamentali degli utenti con gli interessi degli inserzionisti.

    Il punto, però, è un altro. La forza pubblicitaria di Meta dipende ormai in modo strutturale dai modelli di IA che governano le raccomandazioni e l’asta degli annunci. In buona sostanza, una parte dei 125-145 miliardi di investimenti annunciati per il 2026 serve a sostenere proprio questa dipendenza.

    È una circolarità che si spiega così: l’IA costa moltissimo, ma è anche la leva che giustifica il prezzo per inserzione in crescita e l’efficacia del targeting. Da una parte la spesa, dall’altra il ritorno. Il rischio, per Meta, è che il rapporto tra le due grandezze si deteriori prima che la promessa della superintelligenza si traduca in nuovi flussi di ricavo.

    Meta ammette il rischio dei processi sui minori

    La trascrivo in italiano: “continuiamo a vedere una situazione particolare sulle questioni legate ai minori e abbiamo ulteriori processi previsti quest’anno negli Stati Uniti, che potrebbero in ultima istanza tradursi in una perdita rilevante”. È un’ammissione che, inserita in un comunicato finanziario, vale come un campanello di allarme.

    A marzo 2026 Meta ha perso due cause, entrambe relative ad accuse di aver ingannato i consumatori sui rischi dei propri prodotti. Proprio qui su InTime Blog ho raccontato la sentenza nel caso KGM, che è stata la prima decisione a riconoscere la responsabilità di una piattaforma per il design del prodotto in relazione ai danni subiti da un utente minorenne.

    Meta è costretta oggi a riconoscere un rischio finanziario concreto.

    Nelle trimestrali precedenti, Meta aveva accennato in modo generico ai rischi legali e regolatori. Ma questa volta la formulazione è più diretta, e parla esplicitamente di “perdita rilevante”.

    Nel linguaggio dei comunicati finanziari, una formula del genere serve a tutelare l’azienda dal rischio di accuse di omessa informazione agli azionisti. E segnala che i legali interni considerano l’esito dei processi sufficientemente incerto da giustificare una preventiva messa in guardia.

    In altre parole, l’azienda sta dicendo ai mercati che i contenziosi sui minori non sono più una preoccupazione remota, ma un fattore che potrebbe incidere sui conti in modo rilevante.

    Il beneficio fiscale che gonfia l’utile

    Un ultimo elemento da considerare su questa prima trimestrale 2026 di Meta.

    L’utile netto del primo trimestre, pari a 26,77 miliardi di dollari, incorpora un beneficio fiscale una tantum di 8,03 miliardi, legato all’applicazione del cosiddetto “One Big Beautiful Bill Act” e al Treasury Notice 2026-7. La stessa Meta, nel comunicato, ha precisato che senza questo beneficio l’EPS diluito sarebbe stato inferiore di 3,13 dollari.

    In buona sostanza, una porzione significativa della forza dei conti deriva da una variazione fiscale, non dalla performance operativa. È un dato tecnico, ma è anche un dato che gli analisti hanno immediatamente sottratto dal calcolo degli utili ricorrenti. Nelle prossime trimestrali, senza un effetto analogo, l’asticella sarà più alta. E il margine di errore, per un’azienda che continua ad accelerare sulla spesa, si restringe.

    Cosa osservare nei prossimi trimestri

    La trimestrale Q1 2026 di Meta racconta un’azienda che si trova esattamente nel punto in cui due forze opposte si incontrano. Da una parte, la macchina pubblicitaria dei social, che cresce, monetizza meglio, e produce la cassa necessaria a finanziare tutto il resto.

    Dall’altra, una scommessa industriale sull’intelligenza artificiale che richiede un livello di investimento senza precedenti, una divisione hardware che continua a perdere miliardi a ritmo costante, una base utenti che per la prima volta segna una flessione, e un perimetro di rischi legali che l’azienda stessa, nel proprio materiale ufficiale, non nasconde più.

    Per il secondo trimestre 2026 le previsioni indicano ricavi tra 58 e 61 miliardi di dollari. Le spese complessive per l’intero 2026 restano confermate nella forchetta tra 162 e 169 miliardi.

    Sono numeri che, presi insieme, descrivono un’azienda che continuerà a crescere, ma che lo farà comprimendo i margini per finanziare la propria trasformazione.

    Bisognerà attendere i prossimi due o tre trimestri per capire se la flessione degli utenti rientrerà, se la promessa della superintelligenza personale comincerà a tradursi in nuovi flussi di ricavo, e se i processi sui minori produrranno l’impatto economico che Meta stessa, ormai, mette in conto.

  • Ecco Muse Spark, la superintelligenza di Meta

    Ecco Muse Spark, la superintelligenza di Meta

    Meta ha presentato Muse Spark, il primo modello di IA sviluppato dal nuovo Superintelligence Lab. È un modello proprietario che segna una rottura netta con la filosofia open source che aveva caratterizzato Meta fino a ieri. La domanda è se tutto questo basterà a colmare il divario con OpenAI, Anthropic e Google.

    Mark Zuckerberg ha al momento diversi problemi, ma uno in particolare ce l’ha con le promesse. Nel gennaio 2025 aveva annunciato che sarebbe stato un anno decisivo per l’intelligenza artificiale di Meta, con Llama 4 pronto a diventare il modello stato dell’arte e Meta AI destinata a raggiungere un miliardo di utenti.

    Un anno dopo, Llama 4 è soltanto un ricordo imbarazzante, il Chief AI Scientist che lo aveva costruito se n’è andato sbattendo la porta, e Zuckerberg si ritrova a presentare qualcosa di completamente diverso.

    E parliamo di Muse Spark, il primo modello sviluppato da un laboratorio che non esisteva nemmeno dodici mesi fa.

    Ma questa volta la posta in gioco è diversa. Non si tratta di un aggiornamento incrementale o di una nuova versione di un prodotto esistente.

    Muse Spark rappresenta una rottura totale con il passato di Meta. È un modello proprietario invece che open source ed è stato costruito da un team quasi interamente nuovo.

    Muse Spark rappresenta il prodotto concreto di una riorganizzazione che ha investito ogni livello dell’azienda. Centinaia di licenziamenti, l’abbandono progressivo del metaverso, investimenti da 135 miliardi di dollari nel solo 2026. E al centro di tutto, un ventottenne che fino a ieri guidava un’azienda di etichettatura dati. Ma andiamo con ordine.

    Muse Spark nasce dalle ceneri di Llama

    Per capire Muse Spark bisogna partire da quello che è successo prima.

    Nell’aprile 2025, Meta lancia Llama 4 nelle varianti Maverick e Scout, ma il rilascio è un disastro. Yann LeCun, premio Turing 2019 e Chief AI Scientist di Meta dal 2013, ammetterà poi al Financial Times che i risultati erano stati falsificati: il team aveva usato versioni ottimizzate per specifici benchmark, gonfiando artificialmente le prestazioni. Il modello di punta, Behemoth, viene rinviato più volte e infine accantonato.

    Zuckerberg, furioso, mette da parte l’intera organizzazione GenAI e inizia a reclutare personalmente un nuovo team.

    Crea un gruppo WhatsApp chiamato Recruiting Party attivo 24 ore su 24. Il risultato di quella crisi è Muse Spark, nome in codice interno Avocado, costruito da zero in nove mesi dal nuovo Meta Superintelligence Labs. Non è una versione evoluta di Llama, è un modello completamente diverso, ricostruito a partire da un nuovo stack di pre-training.

    Cosa fa Muse Spark

    Proviamo a spiegarlo in modo semplice, perché è importante capire di cosa stiamo parlando.

    Muse Spark è un modello di intelligenza artificiale multimodale, il che significa che può elaborare testo, immagini e voce contemporaneamente.

    Ha una finestra di contesto di 262.000 token, vale a dire che può tenere a mente una quantità enorme di informazioni durante una conversazione. E opera in tre modalità diverse a seconda di cosa gli viene chiesto.

    La modalità Instant serve per le domande rapide: chiedi qualcosa, ottieni una risposta immediata. La modalità Thinking attiva un ragionamento più profondo per problemi complessi. Ma la vera novità è la modalità Contemplating, che orchestra più sotto-agenti che ragionano in parallelo.

    In pratica, se chiedi a Meta AI di pianificare un viaggio in famiglia, un agente si occupa dell’itinerario, un altro confronta le destinazioni, un terzo cerca le attività adatte ai bambini. Tutto contemporaneamente.

    Tra le capacità distintive c’è il ragionamento visivo: si può fotografare uno scaffale di snack in aeroporto, ad esempio, e Muse Spark ti dice quali hanno più proteine senza che tu debba leggere le etichette.

    C’è poi una modalità shopping che integra dati comportamentali dalle piattaforme Meta. E ci sono capacità di ragionamento medico sviluppate in collaborazione con oltre mille medici, anche se su questo punto, va detto, i dubbi sulla privacy restano aperti.

    Muse Spark, una storia all’inseguimento

    I benchmark sono il modo in cui l’industria misura le capacità dei modelli di IA, e quelli di Muse Spark raccontano dei dati interessanti.

    Sull’Artificial Analysis Intelligence Index, il modello di Meta ottiene un punteggio di 52, collocandosi nella top 5 globale ma dietro a GPT-5.4 e Gemini 3.1 Pro, entrambi a 57, e leggermente sotto Claude Opus 4.6, a 53. Il salto rispetto ai modelli Llama 4 è enorme: Maverick aveva ottenuto 18, Scout appena 13.

    Dove Muse Spark eccelle davvero è nei benchmark specialistici.

    Nel ragionamento medico batte GPT-5.4 e surclassa tutti gli altri. Nella comprensione di grafici e figure supera anche i migliori modelli di OpenAI. Ma i punti deboli sono altrettanto significativi: nel ragionamento astratto il divario con Gemini è drastico, 42.5 contro 76.5. E nel coding agentico, che è diventato l’obiettivo principale di Anthropic e degli altri nella corsa all’IA, GPT-5.4 lo supera nettamente.

    C’è poi un aspetto che va sottolineato, perché riguarda la credibilità di questi numeri.

    I benchmark auto-dichiarati di Meta vanno trattati con cautela data la storia recente.

    Fortune ha notato che le verifiche indipendenti mostrano a volte discrepanze: su alcuni test, Meta dichiara risultati che i laboratori esterni non riescono a replicare. È un problema di fiducia che l’azienda dovrà risolvere.

    L’abbandono dell’open source e la svolta strategica

    La scelta closed source è il cambio di rotta più clamoroso.

    Nel luglio 2024, Zuckerberg aveva pubblicato un manifesto intitolato Open Source AI is the Path Forward, paragonando Llama a Linux e argomentando che l’IA open source rappresentava la migliore possibilità del mondo di sfruttare questa tecnologia. Appena due anni dopo, Muse Spark è completamente un modello proprietario.

    Le ragioni di questa inversione sono diverse.

    Primo, la pressione competitiva: dopo il fallimento di Llama 4, Meta non può permettersi di regalare le proprie innovazioni ai concorrenti.

    Secondo, il precedente di DeepSeek: il laboratorio cinese aveva copiato con successo l’architettura di Llama per sviluppare il proprio modello R1, dimostrando concretamente i rischi della strategia aperta.

    Terzo, la monetizzazione: Meta sta sperimentando l’accesso API a pagamento, attualmente in anteprima privata per partner selezionati.

    La strategia emergente sembra quella di un modello freemium: i modelli più potenti e recenti restano proprietari e disponibili tramite API a pagamento, mentre le versioni precedenti vengono rilasciate come open source. Meta ha dichiarato di sperare di rendere open source le future versioni del modello, ma senza fornire alcuna tempistica. Tradotto: per ora resta tutto chiuso.

    Alexandr Wang e i 14 miliardi di dollari per un ventottenne

    A guidare il Meta Superintelligence Labs c’è Alexandr Wang, nominato primo Chief AI Officer nella storia di Meta. La sua storia merita di essere raccontata perché dice molto sulla scommessa che Zuckerberg sta facendo.

    <!-- wp:heading -->
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Meta ha presentato Muse Spark, il primo modello di IA sviluppato dal nuovo Superintelligence Lab. È un modello proprietario che segna una rottura netta con la filosofia open source che aveva caratterizzato Meta fino a ieri. La domanda è se tutto questo basterà a colmare il divario con OpenAI, Anthropic e Google.</strong></h2>
<!-- /wp:heading -->

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<p>Mark Zuckerberg ha al momento diversi problemi, ma uno in particolare ce l'ha con le promesse. Nel gennaio 2025 aveva annunciato che sarebbe stato un anno decisivo per l'intelligenza artificiale di Meta, con Llama 4 pronto a diventare il modello stato dell'arte e Meta AI destinata a raggiungere un miliardo di utenti. </p>
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<p>Un anno dopo, <a href="https://www.franzrusso.it/?s=Llama" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Llama</a> 4 è soltanto un ricordo imbarazzante, il Chief AI Scientist che lo aveva costruito se n'è andato sbattendo la porta, e Zuckerberg si ritrova a presentare qualcosa di completamente diverso.</p>
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<p>E <a href="https://about.fb.com/news/2026/04/introducing-muse-spark-meta-superintelligence-labs/">parliamo di Muse Spark, il primo modello sviluppato da un laboratorio che non esisteva nemmeno dodici mesi fa</a>.</p>
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<p>Ma questa volta la posta in gioco è diversa. Non si tratta di un aggiornamento incrementale o di una nuova versione di un prodotto esistente. </p>
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<p>Muse Spark rappresenta una rottura totale con il passato di Meta. È un modello proprietario invece che open source ed è stato costruito da un team quasi interamente nuovo.</p>
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<p>Muse Spark rappresenta il prodotto concreto di una riorganizzazione che ha investito ogni livello dell'azienda. Centinaia di licenziamenti, l'abbandono progressivo del metaverso, investimenti da 135 miliardi di dollari nel solo 2026. E al centro di tutto, un ventottenne che fino a ieri guidava un'azienda di etichettatura dati. Ma andiamo con ordine.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Muse Spark nasce dalle ceneri di Llama</h2>
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<p>Per capire Muse Spark bisogna partire da quello che è successo prima. </p>
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<p>Nell'aprile 2025, Meta lancia Llama 4 nelle varianti Maverick e Scout, ma il rilascio è un disastro. <a href="https://www.franzrusso.it/intelligenza-artificiale/yann-lecun-laurea-ad-honorem-universita-siena/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yann LeCun</a>, premio Turing 2019 e Chief AI Scientist di Meta dal 2013, ammetterà poi al Financial Times che i risultati erano stati falsificati: il team aveva usato versioni ottimizzate per specifici benchmark, gonfiando artificialmente le prestazioni. Il modello di punta, Behemoth, viene rinviato più volte e infine accantonato. </p>
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<p>Zuckerberg, furioso, mette da parte l'intera organizzazione GenAI e inizia a reclutare personalmente un nuovo team. </p>
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<p>Crea un gruppo WhatsApp chiamato Recruiting Party attivo 24 ore su 24. <strong>Il risultato di quella crisi è Muse Spark, nome in codice interno Avocado, costruito da zero in nove mesi dal nuovo Meta Superintelligence Labs</strong>. Non è una versione evoluta di Llama, è un modello completamente diverso, ricostruito a partire da un nuovo stack di pre-training.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fa Muse Spark </strong></h2>
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<p>Proviamo a spiegarlo in modo semplice, perché è importante capire di cosa stiamo parlando. </p>
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<p><strong>Muse Spark è un modello di intelligenza artificiale multimodale, il che significa che può elaborare testo, immagini e voce contemporaneamente</strong>. </p>
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<p>Ha una finestra di contesto di 262.000 token, vale a dire che può tenere a mente una quantità enorme di informazioni durante una conversazione. E opera in tre modalità diverse a seconda di cosa gli viene chiesto.</p>
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<p>La modalità Instant serve per le domande rapide: chiedi qualcosa, ottieni una risposta immediata. La modalità Thinking attiva un ragionamento più profondo per problemi complessi. Ma la vera novità è la modalità Contemplating, che orchestra più sotto-agenti che ragionano in parallelo. </p>
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<p>In pratica, se chiedi a Meta AI di pianificare un viaggio in famiglia, un agente si occupa dell'itinerario, un altro confronta le destinazioni, un terzo cerca le attività adatte ai bambini. Tutto contemporaneamente.</p>
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<p>Tra le capacità distintive c'è il ragionamento visivo: si può fotografare uno scaffale di snack in aeroporto, ad esempio, e Muse Spark ti dice quali hanno più proteine senza che tu debba leggere le etichette. </p>
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<p>C'è poi una modalità shopping che integra dati comportamentali dalle piattaforme Meta. E ci sono capacità di ragionamento medico sviluppate in collaborazione con oltre mille medici, anche se su questo punto, va detto, i dubbi sulla privacy restano aperti.</p>
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<!-- wp:heading {"level":3} -->
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Muse Spark, una storia all'inseguimento</strong></h3>
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<p>I benchmark sono il modo in cui l'industria misura le capacità dei modelli di IA, e quelli di Muse Spark raccontano dei dati interessanti. </p>
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<p>Sull'<a href="https://artificialanalysis.ai/evaluations/artificial-analysis-intelligence-index">Artificial Analysis Intelligence Index</a>, il modello di Meta ottiene un punteggio di 52, <strong>collocandosi nella top 5 globale ma dietro a GPT-5.4 e Gemini 3.1 Pro</strong>, entrambi a 57, e leggermente sotto Claude Opus 4.6, a 53. Il salto rispetto ai modelli Llama 4 è enorme: Maverick aveva ottenuto 18, Scout appena 13.</p>
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<p>Dove Muse Spark eccelle davvero è nei benchmark specialistici. </p>
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<p>Nel ragionamento medico batte GPT-5.4 e surclassa tutti gli altri. Nella comprensione di grafici e figure supera anche i migliori modelli di OpenAI. Ma i punti deboli sono altrettanto significativi: nel ragionamento astratto il divario con Gemini è drastico, 42.5 contro 76.5. E nel coding agentico, che è diventato l'obiettivo principale di Anthropic e degli altri nella corsa all'IA, GPT-5.4 lo supera nettamente.</p>
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<p>C'è poi un aspetto che va sottolineato, perché riguarda la credibilità di questi numeri. </p>
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<p>I benchmark auto-dichiarati di Meta vanno trattati con cautela data la storia recente. </p>
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<p>Fortune ha notato che le verifiche indipendenti mostrano a volte discrepanze: su alcuni test, Meta dichiara risultati che i laboratori esterni non riescono a replicare. È un problema di fiducia che l'azienda dovrà risolvere.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">L'abbandono dell'open source e la svolta strategica</h2>
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<p>La scelta closed source è il cambio di rotta più clamoroso. </p>
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<p>Nel luglio 2024, Zuckerberg aveva pubblicato un manifesto intitolato Open Source AI is the Path Forward, paragonando Llama a Linux e argomentando che l'IA open source rappresentava la migliore possibilità del mondo di sfruttare questa tecnologia. Appena due anni dopo, Muse Spark è completamente un modello proprietario.</p>
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<p>Le ragioni di questa inversione sono diverse. </p>
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<p>Primo, la pressione competitiva: dopo il fallimento di Llama 4, Meta non può permettersi di regalare le proprie innovazioni ai concorrenti. </p>
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<p>Secondo, il precedente di DeepSeek: il laboratorio cinese aveva copiato con successo l'architettura di Llama per sviluppare il proprio modello R1, dimostrando concretamente i rischi della strategia aperta. </p>
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<p>Terzo, la monetizzazione: Meta sta sperimentando l'accesso API a pagamento, attualmente in anteprima privata per partner selezionati.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

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<p>La strategia emergente sembra quella di un modello freemium: i modelli più potenti e recenti restano proprietari e disponibili tramite API a pagamento, mentre le versioni precedenti vengono rilasciate come open source. Meta ha dichiarato di sperare di rendere open source le future versioni del modello, ma senza fornire alcuna tempistica. Tradotto: per ora resta tutto chiuso.</p>
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<!-- wp:heading {"level":3} -->
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Alexandr Wang e i 14 miliardi di dollari per un ventottenne</strong></h3>
<!-- /wp:heading -->

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<p>A guidare il Meta Superintelligence Labs c'è Alexandr Wang, nominato primo Chief AI Officer nella storia di Meta. La sua storia merita di essere raccontata perché ci dice molto sulla scommessa che Zuckerberg sta facendo. </p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p></p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Nato nel 1997 a Los Alamos, figlio di fisici cinesi immigrati che lavoravano al laboratorio nazionale, Wang aveva fondato Scale AI a 19 anni abbandonando il MIT. A 24 anni era il più giovane miliardario self-made al mondo.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Meta ha investito 14,3 miliardi di dollari per una quota del 49% in Scale AI, raddoppiandone la valutazione. Come parte dell'accordo, Wang ha lasciato la carica di CEO per guidare il nuovo laboratorio. Zuckerberg lo ha descritto come il fondatore più impressionante della sua generazione. Ma c'è chi solleva dubbi: Wang viene da un'azienda di etichettatura dati, non dalla ricerca fondamentale sull'IA. E il suo arrivo ha provocato la partenza di Yann LeCun, che al Financial Times ha dichiarato di non essere disposto a sottostare all'autorità di un giovane e inesperto manager.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:heading {"level":3} -->
<h3 class="wp-block-heading"><strong>I licenziamenti e l'abbandono del metaverso</strong></h3>
<!-- /wp:heading -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>La nascita del Superintelligence Labs è solo un tassello di una riorganizzazione che ha investito ogni livello di Meta. L'elenco delle perdite è impressionante. Yann LeCun se n'è andato e ha fondato un proprio laboratorio raccogliendo oltre un miliardo di dollari. Chris Cox, Chief Product Officer e veterano ventennale, è stato rimosso dalla supervisione dell'IA dopo il fiasco di Llama 4. Undici dei quattordici ricercatori originali che avevano costruito il primo modello Llama nel 2023 hanno lasciato l'azienda.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>I licenziamenti hanno colpito a ondate: circa 600 posizioni eliminate dal laboratorio nell'ottobre 2025, circa 1.500 dipendenti da Reality Labs nel gennaio 2026 con la chiusura degli studi di gioco VR, e diverse centinaia in più nel marzo 2026. Come avevo raccontato qui su InTime Blog analizzando l'acquisizione di Moltbook, Meta sta ridisegnando completamente la propria struttura organizzativa attorno all'intelligenza artificiale.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Il ridimensionamento del metaverso è altrettanto drastico. Reality Labs ha accumulato oltre 70 miliardi di dollari di perdite operative dal 2021. Bloomberg ha riportato che Meta sta tagliando la spesa per il metaverso fino al 30%. Il colpo più simbolico: Horizon Worlds, il mondo virtuale che Zuckerberg aveva immaginato per un miliardo di persone, verrà rimosso dalla VR il 15 giugno 2026, sopravvivendo solo come esperienza mobile. Era il progetto per cui Facebook aveva cambiato nome in Meta. Ora è un residuo.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:heading -->
<h2 class="wp-block-heading">Zuckerberg e la superintelligenza personale per tutti</h2>
<!-- /wp:heading -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Nel luglio 2025, Zuckerberg ha pubblicato un lungo post intitolato Personal Superintelligence for Everyone, in cui delineava la sua visione. Vale la pena di soffermarsi su cosa intende, perché è diverso da quello che propongono i concorrenti. La superintelligenza personale di Meta non è un sistema centralizzato che automatizza tutto il lavoro umano. È un compagno personale che ci conosce profondamente, comprende i nostri obiettivi, e può aiutarci a raggiungerli.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Come avevo scritto nell'articolo sulla strategia di Meta verso la superintelligenza, questa visione ha un vantaggio strutturale che nessun concorrente può replicare: 3,58 miliardi di utenti giornalieri sulle piattaforme Meta. Se Muse Spark funziona, quella distribuzione potrebbe trasformarlo nel modello di IA più utilizzato al mondo quasi per inerzia. È la stessa logica che ha guidato l'acquisizione di Moltbook, il social network per agenti AI: Meta sta costruendo l'infrastruttura dove l'intelligenza artificiale vive, lavora e interagisce.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Ma nella conference call sugli utili del gennaio 2026, il tono di Zuckerberg è cambiato sensibilmente. Ha ammesso che le risposte a molte domande degli investitori sarebbero state insoddisfacenti, perché l'azienda è in un periodo di ricostruzione. Sui primi modelli ha detto che sarebbero stati buoni, ma soprattutto avrebbero mostrato la traiettoria rapida su cui Meta si trova. È un'ammissione implicita che le promesse del 2025 erano premature.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><strong>Lo scenario competitivo e la frattura Altman-Amodei</strong></p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Muse Spark arriva in un panorama competitivo incandescente. Il giorno prima del lancio, Anthropic ha svelato Claude Mythos Preview, descritto come il modello di IA più potente mai sviluppato dall'azienda, talmente pericoloso da non poter essere rilasciato al pubblico per le minacce alla sicurezza informatica. È disponibile solo per dodici partner selezionati, tra cui AWS, Apple, Google e Microsoft. Come avevo analizzato qui su InTime Blog raccontando la frattura tra Altman e Amodei, la rivalità tra i due è ormai una guerra aperta.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>All'India AI Impact Summit del febbraio 2026, il primo ministro Modi ha invitato i leader dell'IA a tenersi per mano per una foto simbolica di unità: Altman e Amodei hanno ostentatamente rifiutato, alzando i pugni chiusi. Al Super Bowl 2026, Anthropic ha trasmesso quattro spot che deridevano i piani di OpenAI; Altman ha risposto definendo Anthropic disonesta e autoritaria. In questo scontro, Zuckerberg potrebbe inserirsi per provare a uscirne vincitore. C'è poi il rapporto con Elon Musk, che ha seguito una traiettoria inversa: dalla sfida alla gabbia del 2023 a un disgelo tattico. Come avevo scritto nell'articolo sulla possibile alleanza tra Zuckerberg e Musk, documenti giudiziari desecretati nel marzo 2026 hanno rivelato contatti diretti tra i due. Zuckerberg aveva offerto supporto per DOGE, Musk aveva chiesto se fosse interessato a un'offerta congiunta per OpenAI. Zuckerberg ha ascoltato ma ha rifiutato di partecipare. La convergenza resta tattica, non strategica, ma il nemico comune in OpenAI potrebbe cambiare le cose.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><strong>I 600 miliardi di dollari e la scommessa esistenziale</strong></p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>I numeri degli investimenti sono impressionanti anche per gli standard della Silicon Valley. Meta prevede di spendere fino a 135 miliardi di dollari nel 2026, quasi il doppio dei 72 miliardi dell'anno precedente. Zuckerberg ha promesso 600 miliardi in nuovi data center entro il 2028. È una scommessa esistenziale: se la superintelligenza arriva e Meta non è pronta, l'azienda rischia di diventare irrilevante. Se investe tutto e la superintelligenza non arriva, o arriva in forme diverse da quelle previste, ha bruciato centinaia di miliardi. Come avevo analizzato nell'articolo sui risultati record di Meta nel 2025, il razionale di Zuckerberg è elegante nella sua semplicità: se la superintelligenza arriva presto, Meta sarà pronta per un cambio di paradigma generazionale. Se arriva tardi, Meta avrà capacità di calcolo in eccesso che può usare per accelerare il proprio core business pubblicitario. Nel peggiore dei casi, rallenta la costruzione di infrastruttura e cresce lentamente dentro quello che ha già costruito. È lo stesso ragionamento che Jeff Bezos usò per Amazon Web Services.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><strong>Una trasformazione senza precedenti</strong></p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Muse Spark non è semplicemente un nuovo modello di intelligenza artificiale. È la manifestazione fisica di una trasformazione aziendale che ha pochi precedenti nella storia della tecnologia. Meta ha liquidato il metaverso, sacrificato i propri scienziati di punta, abbandonato la propria filosofia open source, investito decine di miliardi in un ventottenne, e promesso 600 miliardi di dollari per costruire qualcosa che, per sua stessa ammissione, è ancora alla portata ma non raggiunto.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>I rischi sono proporzionali all'ambizione. I benchmark auto-dichiarati richiedono verifica indipendente. La partenza di LeCun priva Meta di credibilità scientifica. La scelta closed source aliena la comunità degli sviluppatori che aveva costruito un ecosistema attorno a Llama. E il modello Watermelon, il vero test della capacità del Superintelligence Labs di competere stabilmente alla frontiera, è ancora in fase di sviluppo.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Nel frattempo, Anthropic ha dimostrato con Mythos capacità che pongono domande esistenziali sulla sicurezza, Google domina su più benchmark, e OpenAI prepara un'IPO da mille miliardi. La corsa alla superintelligenza è appena iniziata. E Meta ha deciso che il prezzo per non partecipare è più alto di qualsiasi investimento immaginabile. Staremo a vedere se questa scommessa si rivelerà la più lungimirante o la più costosa della storia della Silicon Valley.</p>
<!-- /wp:paragraph -->
    Nella foto: Alexandr Wang

    Nato nel 1997 a Los Alamos, figlio di fisici cinesi immigrati che lavoravano al laboratorio nazionale, Wang aveva fondato Scale AI a 19 anni abbandonando il MIT. A 24 anni era il più giovane miliardario self-made al mondo.

    Meta ha investito 14,3 miliardi di dollari per una quota del 49% in Scale AI, raddoppiandone la valutazione. Come parte dell’accordo, Wang ha lasciato la carica di CEO per guidare il nuovo laboratorio. Zuckerberg lo ha descritto come il fondatore più impressionante della sua generazione. Ma c’è chi solleva dubbi: Wang viene da un’azienda di etichettatura dati, non dalla ricerca fondamentale sull’IA.

    E il suo arrivo ha provocato la partenza di Yann LeCun, che al Financial Times ha dichiarato di non essere disposto a sottostare all’autorità di un giovane e inesperto manager.

    I licenziamenti e l’abbandono del metaverso

    La nascita del Superintelligence Labs è solo un tassello di una riorganizzazione che ha investito ogni livello di Meta. L’elenco delle perdite è impressionante.

    Yann LeCun se n’è andato e ha fondato un proprio laboratorio raccogliendo oltre un miliardo di dollari.

    Chris Cox, Chief Product Officer e veterano ventennale, è stato rimosso dalla supervisione dell’IA dopo il fiasco di Llama 4. Undici dei quattordici ricercatori originali che avevano costruito il primo modello Llama nel 2023 hanno lasciato l’azienda.

    I licenziamenti hanno riguardato circa 600 posizioni del laboratorio, nell’ottobre 2025; circa 1.500 dipendenti da Reality Labs nel gennaio 2026 con la chiusura degli studi di gioco VR, e diverse centinaia in più nel marzo 2026.

    Come avevo raccontato qui su InTime Blog analizzando l’acquisizione di Moltbook, Meta sta ridisegnando completamente la propria struttura organizzativa attorno all’intelligenza artificiale.

    Il ridimensionamento del metaverso è stato altrettanto drastico.

    Reality Labs ha accumulato oltre 70 miliardi di dollari di perdite operative dal 2021. Bloomberg ha riportato che Meta stava tagliando la spesa per il metaverso fino al 30%.

    La ristrutturazione ha colpito anche Horizon Worlds, il mondo virtuale che Zuckerberg aveva immaginato per un miliardo di persone. Verrà rimosso dalla VR il 15 giugno 2026, sopravvivendo solo come esperienza mobile.

    Era il progetto per cui Facebook aveva cambiato nome in Meta.

    Zuckerberg e la superintelligenza personale per tutti

    Nel luglio 2025, Zuckerberg ha pubblicato un lungo post intitolato Personal Superintelligence for Everyone, in cui delineava la sua visione.

    Vale la pena di soffermarsi su cosa intende, perché è diverso da quello che propongono i concorrenti.

    La superintelligenza personale di Meta non è un sistema centralizzato che automatizza tutto il lavoro umano. Si tratta di un compagno personale che ci conosce profondamente, comprende i nostri obiettivi, e può aiutarci a raggiungerli.

    Come avevo scritto sulla strategia di Meta verso la superintelligenza, questa visione ha un vantaggio strutturale che nessun concorrente può ancora raggiungere. E cioè 3,58 miliardi di utenti giornalieri sulle piattaforme Meta.

    Se Muse Spark funziona, quella distribuzione potrebbe trasformarlo nel modello di IA più utilizzato al mondo quasi per inerzia.

    È la stessa logica che ha guidato l’acquisizione di Moltbook, il social network per agenti AI: Meta sta costruendo l’infrastruttura dove l’intelligenza artificiale vive, lavora e interagisce.

    Lo scenario competitivo e la frattura Altman-Amodei

    Muse Spark arriva in un panorama competitivo incandescente.

    Il giorno prima del lancio, Anthropic ha svelato Claude Mythos Preview, descritto come il modello di IA più potente mai sviluppato dall’azienda, talmente pericoloso da non poter essere rilasciato al pubblico per le minacce alla sicurezza informatica.

    È disponibile solo per dodici partner selezionati, tra cui AWS, Apple, Google e Microsoft. Come avevo analizzato qui su InTime Blog raccontando la frattura tra Altman e Amodei, la rivalità tra i due è ormai una guerra aperta.

    C’è poi il rapporto con Elon Musk, che ha seguito una traiettoria inversa: dalla sfida alla gabbia del 2023 a un disgelo tattico.

    Come avevo scritto nell’articolo sulla possibile alleanza tra Zuckerberg e Musk, documenti giudiziari desecretati nel marzo 2026 hanno rivelato contatti diretti tra i due.

    Insomma, non si tratta solo del lancio di un nuovo modello di IA, come ormai ci stiamo abituando ad assistere praticamente ogni giorno.

    Dietro c’è una strategia che val la pena di essere indagata per capire il perché di certe mosse, per avere chiaro anche il contesto in cui ci si muove.

    E anche di comprendere come lo schema delle alleanze si muove e agisce di conesguenza.

  • Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    Meta ha acquisito Moltbook, il social network dove solo gli agenti IA possono interagire. Il vero obiettivo non è la piattaforma, ma è l’idea. Quindi costruire una mappa di agenti IA che in futuro compiranno azioni per gli utenti.

    Il 10 marzo 2026 Meta acquisisce Moltbook, forse ricorderete tutti la piattaforma dove solo gli agenti AI possono pubblicare contenuti, commentare e interagire tra loro. Un social network di soli agenti IA.

    In molti, dopo questo annuncio si sono chiesti come mai Meta dovrebbe interessarsi ad una operazione come questa, per farne cosa. Ora, a prima vista, in effetti, sembra una mossa bizzarra, lontana dal business di Zuckerberg. Lo stesso Andrew Bosworth, il responsabile tecnico di Meta, aveva definito Moltbook “non particolarmente interessante”. E allora perché Meta compra questa piattaforma?

    La risposta sta in quello che Moltbook rappresenta, non in quello che è in realtà.

    Infatti, Meta non ha comprato un social network per chatbot, ma ha comprato l’idea di creare una sorta di anagrafe degli agenti AI. Vale a dire un sistema dove ogni agente IA è identificato, verificato e collegato a un proprietario umano reale, un proprietario umano.

    Come sappiamo, oggi gli agenti AI non hanno un modo standard per presentarsi l’uno all’altro e dimostrare per conto di chi lavorano. Moltbook ha risolto quel problema. E in un futuro dove miliardi di agenti AI negozieranno, acquisteranno e comunicheranno per conto nostro, chi controlla questa sorta anagrafe finirà per controllare il flusso economico.

    Ecco perché Meta ha acquisito Moltbook

    Moltbook è nato alla fine di gennaio 2026 da un esperimento di Matt Schlicht, un imprenditore che ha costruito l’intera piattaforma insieme al suo assistente IA personale, senza scrivere una riga di codice.

    L’idea era ambiziosa e cioè quella di creare una sorta Reddit dove solo gli agenti IA possono partecipare. Ricorderete perché se ne è parlato molto, in poche settimane ha attirato 2,8 milioni di agenti registrati, 19.000 comunità tematiche, 13 milioni di commenti. Ma dietro questi grandi numeri c’era qualche crepa.

    Un’indagine di Wiz Research scoprì che 1,5 milioni di quegli agenti appartenevano in realtà ad appena 17.000 persone. Gli esperti del settore i divisero: tanti lodavano il progetto, ma tanti altri lo definivano un vero disastro.

    Eppure Meta ha deciso di acquisirla lo stesso, portando i fondatori Matt Schlicht e Ben Parr nei propri laboratori dedicati alla superintelligenza a partire dal 16 marzo 2026.

    La risposta a questo apparente paradosso arriva da un messaggio interno di Vishal Shah, vicepresidente di Meta, visto da Axios: “Il team di Moltbook ha dato agli agenti un modo per verificare la propria identità e connettersi tra loro per conto dei proprietari umani. Questo crea un registro dove gli agenti sono verificati e legati ai loro proprietari“. In altre parole, non importa che la piattaforma fosse piena di problemi. Importa l’idea che ha messo in pratica.

    Per comprendere il valore di questa idea basta pensare a cosa ha fatto Facebook vent’anni fa. Zuckerberg ha costruito una mappa di tutte le connessioni tra le persone, chi conosce chi, chi è amico di chi. Quella mappa è diventata la base del suo grande impero oggi. Con questa acquisizione Meta prova a costruire qualcosa di simile per gli agenti AI: una mappa di come gli agenti IA sono connessi tra loro e di quali azioni possono compiere l’uno per conto dell’altro.

    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia
    Perché Meta ha acquisito Moltbook, qual è la strategia

    A cosa servono i 135 miliardi di dollari in chip MTIA e infrastrutture AI

    L’acquisizione di Moltbook acquista senso solo riusciamo ad avere un quadro complessivo.

    Meta sta portando avanti una grande campagna di investimenti tra le più ingenti del settore.

    Tanto per dare i numeri, per il solo 2026 ha stanziato tra 115 e 135 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 72 miliardi dell’anno precedente e più del triplo rispetto ai 39 miliardi del 2024. A lungo termine, l’impegno è di almeno 600 miliardi di dollari in data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti.

    Solo ieri, 11 marzo 2026 dopo l’annuncio di Moltbook, Meta ha presentato quattro nuove generazioni di chip proprietari chiamati MTIA, con un ritmo di sviluppo di un chip ogni sei mesi, molto più veloce rispetto ai tempi normali del settore. Il più potente di questi chip, nome in codice Astrid, raggiungerà una potenza di 10 petaflops e sarà disponibile su larga scala a inizio 2027.

    Si tratta di processori progettati specificamente per far funzionare intelligenze artificiali, costruiti in casa da Meta invece di comprarli da altri.

    Parallelamente, Meta sta stringendo accordi con tutti i principali produttori di chip: con NVIDIA ha siglato un’intesa per milioni di processori grafici di ultima generazione, un affare stimato in decine di miliardi di dollari; con AMD ha firmato un accordo da 100 miliardi di dollari in cinque anni. Meta ha persino ottenuto l’accesso ai chip di Google, la prima volta che Mountain View concede la propria tecnologia proprietaria a un cliente esterno su questa scala.

    A cosa servono tutti questi investimenti?

    Non a far girare modelli di intelligenza artificiale più grandi. Servono a far funzionare miliardi di agenti AI contemporaneamente, ciascuno con il proprio contesto, la propria memoria, le proprie autorizzazioni. Come ha dichiarato Zuckerberg durante la presentazione dei risultati finanziari di gennaio 2026: “Il 2026 sarà un anno importante per portare la superintelligenza personale a tutti” e “presto ogni azienda avrà la sua intelligenza artificiale, così come oggi ha un indirizzo email”.

    Come cambierà l’esperienza su Facebook, Instagram e WhatsApp con l’intelligenza artificiale

    La strategia di Meta sugli agenti AI si sviluppa su tre livelli. Al primo livello c’è Meta AI, l’assistente personale già integrato su Facebook, Instagram, Messenger, WhatsApp, gli occhiali Ray-Ban Meta e un’app dedicata. Oggi lo usano oltre 700 milioni di persone.

    Al secondo livello ci sono i Business AI, lanciati nell’ottobre 2025: assistenti personalizzabili che le aziende possono creare senza saper programmare. Funzionano come commessi virtuali sempre disponibili, l’azienda carica il catalogo prodotti e le informazioni sul proprio sito, e l’assistente risponde ai clienti nelle pubblicità su Facebook e Instagram, nelle chat di WhatsApp e Messenger.

    Qual è il terzo livello, quello potrà diventare realtà in seguito all’acquisizione di Moltbook?

    Immaginiamo un futuro dove il vostro assistente AI personale e quello di un’azienda parlano direttamente tra loro. Il vostro agente conosce le vostre preferenze, il vostro budget, i vostri valori. L’agente dell’azienda conosce i prodotti disponibili, le promozioni, le condizioni di vendita. I due si incontrano, negoziano, e vi propongono un’offerta già su misura per voi. Niente più pubblicità generiche, niente più tempo perso a cercare: gli agenti fanno tutto al posto vostro.

    Restando all’interno di questa immaginazione, va segnalata l’intervista dell’aprile 2025, quando Zuckerberg ha descritto questa trasformazione in modo molto concreto: “Oggi la maggior parte del tempo passato su Facebook e Instagram è dedicata ai video. Tra cinque anni sarà interattivo. Scorrerete il feed e troverete contenuti che sembrano video normali, ma potrete parlarci, interagire, e loro vi risponderanno”.

    Il modello pubblicitario del futuro di Meta potrebbe non richiedere più di convincere direttamente gli esseri umani. Saranno gli agenti a negoziare tra loro. E Meta si posiziona come il sistema che decide quali agenti parlano con altri, in quale ordine e secondo quali regole.

    La corsa globale agli agenti AI: OpenAI, Google, Anthropic e il fattore Cina

    Meta, lo sappiamo, non è sola in questa corsa. I cinque colossi tecnologici americani prevedono complessivamente, come ha riportato Bloomberg, circa 660-690 miliardi di dollari di investimenti nel 2026.

    OpenAI ha lanciato il suo agente ChatGPT a luglio dello scorso anno, e rivisto a febbraio 2026, e sta costruendo un progetto – Stargate – da 500 miliardi di dollari insieme a SoftBank e Oracle.

    Google punta sull’integrazione con i propri servizi e su un accordo con Apple per portare Gemini dentro Siri, raggiungendo potenzialmente due miliardi di dispositivi.

    Anthropic sta emergendo come riferimento per le aziende, mentre Microsoft gioca la carta della distribuzione con Copilot, alimentato proprio dall’intelligenza artificiale di Anthropic nonostante i 13 miliardi investiti in OpenAI.

    La strategia IA di Zuckerberg: da Manus a Moltbook

    L’acquisizione di Moltbook non è, quindi, un evento isolato. A dicembre 2025 Meta aveva già acquisito Manus, una startup di Singapore specializzata in agenti AI capaci di eseguire compiti in autonomia, con oltre 100 milioni di dollari di ricavi. L’operazione è stata stimata in oltre 2 miliardi di dollari. Se Manus fornisce il motore che fa funzionare gli agenti, Moltbook fornisce l’anagrafe che permette loro di riconoscersi e coordinarsi.

    Cosa sta costruendo Meta con tutti questi investimenti?

    I chip proprietari MTIA forniscono la potenza di calcolo. I data center da oltre 50 milioni di metri quadrati forniscono lo spazio fisico. Il progetto Hyperion in Louisiana, un’area grande quattro volte Central Park con un investimento di 27 miliardi di dollari, fornisce l’energia necessaria, potenzialmente fino a 5 gigawatt. I modelli di linguaggio Llama forniscono l’intelligenza. Manus fornisce la capacità di eseguire compiti. Moltbook fornisce il modo per far parlare tutti questi agenti tra loro. E i 3,5 miliardi di utenti giornalieri di Facebook, Instagram e WhatsApp forniscono la distribuzione.

    Meta sta costruendo tutti i pezzi necessari per diventare il sistema operativo del web degli agenti AI: i modelli con Llama, il motore con Manus, l’anagrafe con Moltbook, i chip con MTIA, l’energia con Hyperion, la distribuzione con 3,5 miliardi di utenti.

    Resta da vedere se questa scommessa da centinaia di miliardi produrrà i risultati sperati.

    Meta non ha ancora un agente dedicato paragonabile a quelli di OpenAI o Anthropic, e il divario sui prodotti finiti esiste ancora. Ma la combinazione di infrastruttura proprietaria, tecnologia aperta con Llama e una base di utenti senza pari potrebbe rendere le piattaforme di Zuckerberg il luogo naturale dove gli agenti AI vivono, lavorano e spendono.

    Non per noi, ma per conto nostro.

  • Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    Un momento di forte imbarazzo all’India AI Impact Summit tra Sam Altman e Dario Amodei ha catturato l’attenzione di tutti. In realtà, alla base di quell’imbarazzo c’è uno scontro tra due modi diversi di intendere il futuro della IA.

    New Delhi, 19 febbraio 2026, la città indiana dove si sta tenendo India AI Impact Summit, l’evento più importante dell’anno per quanto riguarda il settore dell’intelligenza artificiale.

    Al Bharat Mandapam si sono dati appuntamento i CEO delle principali aziende tecnologiche del pianeta, con oltre 200 miliardi di dollari in promesse di investimento e l’attenzione dei media di tutto il mondo.

    Sul palco, dopo i keynote, il premier indiano, e padrone di casa, Narendra Modi invita i tredici leader presenti a unire le mani in segno di coesione e collaborazione.

    Un gesto per lo più pensato a favore delle telecamere, per celebrare l’unità di un settore che promette di cambiare il mondo. La folla applaude e tutti, o quasi, seguono l’indicazione di Modi.

    Ma succede qualcosa su quel palco che finisce per rubare la scena.

    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale
    Altman, Amodei e la grande frattura dell’intelligenza artificiale

    L’imbarazzo tra Sam Altman e Dario Amodei

    Sam Altman, CEO di OpenAI, e Dario Amodei, CEO di Anthropic, sono uno accanto all’altro.

    Altman, che ha alla sua destra proprio il premier indiano Modi, abbassa lo sguardo, visibilmente imbarazzato, verso la mano di Amodei. C’è un breve momento di contatto visivo imbarazzato, poi entrambi evitano di guardarsi.

    Amodei, anche lui indeciso su cosa fare, si guarda intorno con un gesto che sembra dire “chi, io?”. Per diversi secondi, che sembrano interminabili, i due evitano goffamente il contatto.

    Alla fine, entrambi alzano un pugno chiuso invece di unire le mani.

    Il video, ovviamente, fa il giro delle piattaforme nel giro di pochissimi minuti. In molti lo descrivono come l’emblema della “AI cold war”, la guerra fredda dell’intelligenza artificiale.

    “Non sapevo cosa stesse succedendo”, dirà poi Altman ai media indiani. “Ero confuso. Modi mi ha preso la mano e l’ha alzata, e non ero sicuro di cosa dovessimo fare.

    Ma la confusione di Altman è difficile da credere. Quei due pugni alzati separatamente raccontano invece una storia che inizia cinque anni prima, in una sala riunioni di San Francisco. E che nelle ultime settimane è esplosa in uno scontro pubblico senza precedenti.

    La scissione e la nascita di Anthropic

    Amodei, come molti già sapranno, ha lavorato sotto Altman a OpenAI dal 2016 al 2020, come vicepresidente della ricerca. Si è concentrato sulla sicurezza, ha avuto un ruolo chiave nel lancio di GPT-2 e GPT-3, ha co-inventato il “reinforcement learning from human feedback”, la tecnica che usa l’input umano per addestrare i modelli linguistici a produrre risultati migliori.

    Ma poi qualcosa si rompe, cosa che succede in tutte le storie aziendali.

    Amodei, insieme a un piccolo gruppo di colleghi, inizia a preoccuparsi per la direzione che sta prendendo OpenAI. La tensione riguarda un aspetto fondamentale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve dare priorità alla velocità per conquistare il mercato, oppure procedere con cautela, investendo nella ricerca sulla sicurezza prima di rilasciare nuovi modelli?

    Per Amodei la risposta è chiara. In un’intervista ha spiegato che semplicemente scalare i modelli con più potenza di calcolo non basta: “Serviva qualcosa in aggiunta allo scaling, ovvero l’allineamento o la sicurezza.”

    Prendi alcune persone di cui ti fidi e vai a realizzare la tua visione“, si disse Amodei, piuttosto che continuare a discutere all’interno di un’organizzazione dove altri avevano il potere decisionale.

    E così, nel 2021, lascia OpenAI insieme alla sorella Daniela e una dozzina di ex colleghi. Fondano Anthropic con una missione precisa: mettere la sicurezza al primo posto.

    Da allora la frattura tra i due si è trasformata in una guerra commerciale che riflette due visioni opposte del futuro.

    Due modi di vedere il futuro della IA

    Da una parte c’è chi guarda già oltre l’AGI, l’intelligenza artificiale generale, verso la superintelligenza.

    Altman ha scritto che “strumenti superintelligenti potrebbero accelerare massicciamente la scoperta scientifica e l’innovazione ben oltre ciò che siamo capaci di fare da soli.” Sa che suona come fantascienza, ammette che sembra quasi folle parlarne. Ma non gli importa: “Ci siamo già passati e siamo a nostro agio nel tornarci.”

    Dall’altra c’è chi dedica il suo tempo a parlare dei pericoli. Amodei ha detto in un’intervista televisiva: “Mi preoccupo molto delle incognite. Non credo che possiamo prevedere tutto con certezza. Ma proprio per questo stiamo cercando di prevedere tutto ciò che possiamo. Pensiamo agli impatti economici dell’IA. Pensiamo all’uso improprio. Pensiamo alla perdita di controllo del modello.”

    E ha scritto qualcosa di insolito per il CEO di un’azienda del settore: “È un po’ imbarazzante dirlo come CEO di un’azienda IA, ma penso che il prossimo livello di rischio siano proprio le stesse aziende IA. Controllano grandi data center, addestrano modelli di frontiera, e in alcuni casi hanno contatto quotidiano con decine o centinaia di milioni di utenti. Potrebbero usare i loro prodotti per fare il lavaggio del cervello alla loro enorme base di utenti.

    La domanda che sta dietro a tutto questo l’ha posta un giornalista in un’intervista: “Nessuno ha scelto questo. Chi ha eletto te e Sam Altman?” La risposta di Amodei è stata disarmante: “Nessuno, onestamente nessuno. E questa è una ragione per cui ho sempre sostenuto una regolamentazione responsabile della tecnologia.”

    Lo scontro tra OpenAI e Anthropic al Super Bowl

    La rivalità filosofica è diventata guerra aperta poche settimane fa. OpenAI ha annunciato che inizierà a testare la pubblicità all’interno di ChatGPT per gli utenti gratuiti.

    Anthropic, dal canto suo, ha risposto durante il Super Bowl con una serie di spot satirici che prendevano di mira questa decisione.

    Ogni spot si apriva con una singola parola a tutto schermo: “tradimento”, “inganno”, “slealtà”, “violazione”. In ciascuno di essi, persone comuni che cercavano consigli da un assistente IA venivano interrotte da pubblicità indesiderate. Il messaggio di fondo era: noi non lo faremo mai.

    Altman ha risposto con un lungo post su X, accusando gli spot di essere “ingannevoli” e definendo Anthropic un’azienda “autoritaria”. Ha ammesso di aver trovato gli spot “divertenti”, come a voler convincere che sapeva stare allo scherzo.

    Ma poi ha rincarato la dose: “Anthropic serve un prodotto costoso a persone ricche. Più texani usano ChatGPT gratis di quante persone in totale usino Claude negli USA.”

    Lo scontro va oltre il marketing. Anthropic ha annunciato un investimento di 20 milioni di dollari in un super PAC che si oppone a un altro super PAC vicino a OpenAI. Da una parte si combatte per una regolamentazione più forte dell’intelligenza artificiale, dall’altra si preferisce un approccio laissez-faire.

    Ed è in questo clima che i due si sono ritrovati uno accanto all’altro sul palco di New Delhi, per tornare al tema di questo articolo.

    Un’immagine imbarazzante che in realtà dice tutto

    Durante i loro interventi al Summit, i messaggi hanno preso strade divergenti. Amodei ha parlato dei “rischi seri” legati ai sistemi IA avanzati: comportamento autonomo, uso improprio da parte di governi e malintenzionati, spostamento economico.

    Altman ha sostenuto che la sicurezza dell’IA deve includere la “resilienza sociale” e che “nessun laboratorio IA può garantire un buon futuro da solo.”

    Poi è arrivato il momento della foto di gruppo. E quei pugni alzati, invece delle mani unite, hanno detto più di qualsiasi altro discorso.

    La frattura non riguarda solo due CEO o due aziende. Attraversa l’intero settore dell’intelligenza artificiale e mette al centro due modi di intendere la IA molto diversi.

    Da una parte chi corre verso l’AGI puntando sulla velocità e sulla democratizzazione dell’accesso. Dall’altra chi frena e chiede tempo per capire che cosa stiamo costruendo.

    Due visioni che necessitano comunque di regole

    Due visioni che dovrebbero essere al centro, a questo punto, di qualsiasi dibattito nella società.

    Se è vero, come è vero, che la IA sta correndo a velocità molto sostenuta; se è vero che le aziende stanno investendo moltissimo sulla IA, e già si parla di bolla per via di investimenti esagerati, è anche vero che questo fenomeno ancora non è molto regolamentato.

    L’UE, dal canto suo, e nonostante le tante debolezze di tipo tecnologico e infrastrutturale, ha sicuramente indicato una strada con l’AI Act. Ma serve fare di più, e meglio.

    Il problema è che provare a regolamentare meglio e a cercare di tenere il passo della IA in questa fase storica è molto complicato, per via delle grandi tensioni geopolitiche in atto.

    Inevitabilmente, la IA diventa un terreno da coltivare ma anche un terreno di scontro per il fatto che in gioco ci sono interessi altissimi.

    In mezzo a tutto questo, resta la domanda che nessuno ha ancora il coraggio di affrontare: ma chi è che ha dato a un pugno di ingegneri della Silicon Valley il diritto di decidere il futuro dell’IA e, quindi, dell’umanità?

  • Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    I risultati di Meta del Q4 2025 confermano la crescita delle piattaforme social, con oltre 3,5 miliardi di utenti giornalieri. Per il 2026 si prevedono investimenti fino a 135 miliardi di dollari in infrastrutture IA.

    Meta ha rilasciato i risultati finanziari del quarto trimestre e dell’intero anno fiscale 2025. Numeri che superano le aspettative degli analisti finanziari su tutti i principali indicatori.

    Ma al di là dei numeri puramente finanziari, quello che emerge dalla conference call di Mark Zuckerberg è una visione chiara e ambiziosa per il futuro dell’azienda, che passa attraverso l’intelligenza artificiale e una riorganizzazione profonda delle proprie piattaforme.

    Meta numeri del trimestre Q4 2025

    I ricavi del Q4 2025 hanno raggiunto i 59,89 miliardi di dollari, in crescita del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    L’utile netto si è attestato a 22,8 miliardi di dollari con un EPS di 8,88 dollari, superando le stime degli analisti che si fermavano a 8,23 dollari.

    Per l’intero anno fiscale 2025, Meta ha generato ricavi per 200,97 miliardi di dollari, con una crescita del 22% rispetto al 2024.

    La società ha chiuso l’anno con 81,59 miliardi di dollari in liquidità e titoli negoziabili.

    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale
    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    Le piattaforme Meta: Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads

    Sono i numeri delle piattaforme a raccontare la storia più interessante per noi e chi legge InTime Blog.

    Meta ha chiuso il 2025 con oltre 3,5 miliardi di persone che utilizzano almeno una delle sue app ogni giorno. Facebook e WhatsApp hanno entrambe superato i 2 miliardi di utenti attivi giornalieri, mentre Instagram si attesta poco sotto questa soglia.

    Rispetto al Q4 2024, gli utenti attivi giornalieri complessivi sono cresciuti del 7%, raggiungendo i 3,58 miliardi a dicembre 2025.

    Su Instagram, il tempo di visualizzazione dei Reels è aumentato di oltre il 30% anno su anno negli Usa, mentre la prevalenza di contenuti originali è cresciuta di 10 punti percentuali nel Q4, con il 75% delle raccomandazioni che ora proviene da post originali.

    Su Facebook, il tempo dedicato ai video è cresciuto a doppia cifra anno su anno negli USA, con le ottimizzazioni del Q4 che hanno prodotto un aumento del 7% nelle visualizzazioni di post organici nel feed e nei video.

    Threads continua a mostrare una crescita sostenuta, con 150 milioni di utenti attivi giornalieri a fine ottobre 2025 e oltre 400 milioni di utenti attivi mensili.

    Le ottimizzazioni delle raccomandazioni nel Q4 hanno generato un aumento del 20% nel tempo trascorso sulla piattaforma.

    Zuckerberg ha dichiarato che Threads è sulla buona strada per diventare leader nella sua categoria, quella del social testuale di breve formato dove compete direttamente con X.

    Meta AI e la visione della superintelligenza personale

    Meta AI ha superato il miliardo di utenti attivi mensili (erano 600 milioni a ottobre 2025), diventando una delle piattaforme AI a più rapida crescita nella storia.

    Ma Zuckerberg continua a guardare oltre. Durante la conference call ha delineato quella che definisce una “major AI acceleration” per il 2026, con l’obiettivo dichiarato di costruire quella che chiama “personal superintelligence”.

    L’azienda sta lavorando per fondere i modelli linguistici di grandi dimensioni con i sistemi di raccomandazione che alimentano Facebook, Instagram e Threads. Zuckerberg ha spiegato che i sistemi attuali sono primitivi rispetto a quello che sarà possibile a breve, quando l’AI sarà in grado di comprendere gli obiettivi personali unici di ogni utente e personalizzare i feed per mostrare contenuti che aiutino le persone a migliorare la propria vita.

    Nel 2025 Meta ha ricostruito le fondamenta del proprio programma AI, portando Alexandr Wang, CEO di Scale AI, a guidare i Meta Superintelligence Labs attraverso un accordo da 14,3 miliardi di dollari.

    Nei prossimi mesi l’azienda inizierà a rilasciare nuovi modelli AI. Zuckerberg si aspetta che i primi modelli siano buoni, ma soprattutto che dimostrino la rapida traiettoria su cui si trova l’azienda, con l’obiettivo di spingere costantemente la frontiera nel corso dell’anno.

    Meta, investimenti IA fino a 135 miliardi per il 2026

    Per sostenere questa visione, Meta prevede spese in conto capitale tra 115 e 135 miliardi di dollari nel 2026, quasi il doppio rispetto ai 72,2 miliardi spesi nel 2025.

    L’aumento è destinato principalmente agli sforzi dei Meta Superintelligence Labs e al core business. Come ha sottolineato la CFO Susan Li, la domanda continua a superare la capacità disponibile e l’azienda si aspetta di rimanere vincolata dalla capacità per gran parte del 2026 fino a quando le nuove strutture non entreranno in funzione.

    Meta ha anche annunciato un accordo pluriennale fino a 6 miliardi di dollari con Corning per la fornitura di cavi in fibra ottica per i propri data center.

    Nadella e gli altri big del tech stanno correndo tutti nella stessa direzione. Ossia costruire i data center del futuro e accumulare capacità computazionale.

    Reality Labs e gli occhiali Ray-Ban

    Reality Labs ha registrato una perdita operativa di 6 miliardi di dollari nel Q4, ma Zuckerberg ha indicato che si aspetta che questo sia l’anno di picco delle perdite della divisione, che inizieranno a ridursi gradualmente.

    La notizia più interessante riguarda gli occhiali Ray-Ban con AI integrata: le vendite sono più che triplicate nell’ultimo anno. Zuckerberg vede questo come un momento simile all’arrivo degli smartphone, quando era solo questione di tempo prima che tutti i telefoni a conchiglia diventassero smartphone. Gli occhiali, ha detto, sono l’incarnazione definitiva della visione dell’azienda.

    L’IA come strumento di trasformazione interna

    Meta sta anche investendo in strumenti AI per la propria forza lavoro.

    Zuckerberg ha annunciato che l’azienda eleverà i contributori individuali e appiattirà i team. E cioè che quello che oggi fanno molti grandi team può essere realizzato da una singola persona molto talentuosa con l’ausilio dell’AI.

    Meta contava 78.865 dipendenti a fine 2025, in crescita del 6% anno su anno, ma ha anche effettuato 1.500 licenziamenti a Reality Labs a inizio gennaio.

    Meta, le sfide e rischi all’orizzonte

    La società ha segnalato che i venti contrari che arrivano dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti potrebbero avere un impatto significativo sul business. Precisamente per l’UE ci si riferisce all’impianto di norme per regolare la IA e non solo.

    Diversi processi ad alto profilo sui social media inizieranno nel corso dell’anno e potrebbero sfociare in perdite materiali. Ma la fiducia degli investitori resta alta. Infatti, il titolo è balzato di oltre il 10% nell’after-hours dopo l’annuncio dei risultati.

    Secondo Zuckerberg, il 2025 è stato un anno di ricostruzione delle fondamenta mentre il 2026 sarà l’anno dell’accelerazione.

    La domanda da farsi adesso è se la corsa agli armamenti IA tra i giganti tech porterà effettivamente ai benefici promessi per gli utenti, o se rappresenterà principalmente un trasferimento di valore verso i produttori di chip e infrastrutture.

    Meta sembra convinta della prima ipotesi. Vedremo se sarà così.

  • Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    I numeri del Q3 di Meta mostrano come la società di Zuckerberg sia ormai orientata verso l’intelligenza artificiale. Anzi, verso la superintelligenza: investimenti e infrastrutture puntano a un’intelligenza superiore firmata Meta.

    Questo è quel periodo dell’anno in cui molte aziende quotate fanno un po’ di conti sull’andamento delle piattaforme digitali. apparentemente sono dati che danno noia, numeri finanziari, dati su guadagni e altro. In realtà, in questo preciso momento, sono dati che ci dicono in che direzione stanno procedendo le aziende.

    E vediamo insieme come è andato il terzo trimestre per Meta, la società di Mark Zuckerberg che in questi mesi ha virato completamente sulla IA. Pertanto, il Metaverso, mai del tutto avviato, è già un lontano ricordo.

    Dunque, Meta ha presentato i risultati del terzo trimestre nella giornata del 29 ottobre 2025. I numeri confermano l’assoluto dominio pubblicitario e una visione che guarda ormai sempre più lontano, ossia alla superintelligenza. Ma dietro questa narrazione di successo si nascondono scelte strategiche che ridisegnano il futuro non solo di Meta, ma dell’intero ecosistema tecnologico.

    Partiamo dai dati che contano davvero.

    Le piattaforme Meta, dominio incontrastato

    Quando si parla di Meta nel 2025, non possiamo parlare solo di Facebook. Ormai lo abbiamo imparato bene, stiamo parlando di un ecosistema di comunicazione globale che tocca quotidianamente la quasi totalità del pianeta.

    Nel Q3 2025 (terza trimestrale dell’anno), Meta ha raggiunto 3.54 miliardi di persone che usano almeno una delle sue app ogni giorno. Giusto per comprendere meglio, con tutti i limiti del caso. Ad oggi, la popolazione mondiale è di circa 8.1 miliardi; escludendo 1.4 miliardi di cinesi (dove Meta è bandita), questo significa che Meta raggiunge quasi il 50% della popolazione mondiale accessibile ogni singolo giorno.

    Resta ancora oggi uno dei fenomeni più straordinari della storia della comunicazione, e assume un altro contorno da questo punto di vista.

    Questo numero è cresciuto dell’8% anno su anno. Non è più una crescita esplosiva come avveniva un tempo, a questi livelli di scala, la crescita è per forza moderata. Ma è consistente e significa che nonostante la saturazione in molti mercati sviluppati, Meta continua ad aggiungere centinaia di milioni di nuovi utenti ogni anno.

    Vediamo i dati per ogni singola piattaforma, perché i numeri disaggregati rivelano dinamiche diverse.

    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza
    Meta Q3 2025, si punta tutto su IA e superintelligenza

    Instagram, il traguardo dei 3 miliardi di utenti

    Come avevamo già anticipato il mese scorso, Instagram ha raggiunto il traguardo fondamentale in questo Q3 2025, ossia i 3 miliardi di utenti attivi. Significa che Instagram da sola ha più utenti mensili di quanti vivono nella metà della popolazione mondiale.

    Facebook rimane il valore più grande in termini assoluti, ma Instagram rappresenta il vettore di crescita e, soprattutto, il laboratorio dove Meta sperimenta i formati che definiranno il futuro delle piattaforme digitali. I Reels, i video brevi, costituiscono il 50% di tutto il tempo trascorso su Instagram. Il 50%!

    Gli utenti condividono 3.5 miliardi di Reels ogni giorno tra Facebook e Instagram.

    Questo è il modo con cui Meta sta cercando di contrastare TikTok. Vale a dire attraverso l’integrazione del formato video breve nel DNA delle sue piattaforme. È strategia operativa che sta pagando.

    Threads: da esperimento a piattaforma solida

    Threads, possiamo dirlo, ha rappresentato una delle scommesse più importanti di Meta negli ultimi anni. E cioè, creare un’alternativa a X (Twitter) sfruttando la base di utenti di Instagram.

    Nel Q3 2025, Threads ha superato i 150 milioni di utenti attivi giornalieri. Un dato, questo, che evidenzia come Threads sia passato dall’essere percepito come una curiosità a una piattaforma che genera engagement reale e misurabile.

    Il tempo speso su Threads è aumentato del 10% nel Q3, guidato dl alcune modifiche apportate agli algoritmi di raccomandazione. Modifiche che in questo trimestre hanno generato aumento del 10% nel tempo che gli utenti trascorrono su Threads.

    Più importante ancora: Meta ha iniziato a monetizzare Threads globalmente. Gli annunci sono ora presenti nel Feed su Threads a livello mondiale, e Meta gradualmente iniziando a inserire annuncia sulla piattaforma dopo aver consolidato l’utilizzo da parte degli utenti. Questo è un po’ la modalità d’azione che Meta ha perfezionato negli ultimi 10 anni.

    Facebook e WhatsApp: le rocce di Meta

    Facebook rimane, indiscutibilmente, il pilastro, con circa 2.11 miliardi di utenti attivi giornalieri. Molti ne dichiarano la fine, ma i numeri dicono altro. Quello che è realmente accaduto è che il suo ruolo è cambiato, lo abbiamo ricordato anche qui tante volte.

    Ma Facebook resta il motore della raccomandazione algoritmica e il luogo dove le persone si connettono con i loro networks più vicini.

    WhatsApp, con i suoi 2 miliardi di utenti attivi mensili, rimane l’app di messaggistica che connette il mondo. Pochi riconoscono quanto sia importante WhatsApp nella strategia di Meta, ma è qui che Meta sta costruendo il prossimo strumento di monetizzazione

    Infatti, Meta sta vedendo una risposta positiva dai suoi annunci click-to-message, che permettono agli utenti di contattare i negozi direttamente da WhatsApp. I test sono ormai avviati in zone dove WhatsApp è molto usato come il Brasile.

    Meta e i dati finanziati del Q3 2025

    Meta ha generato 51.24 miliardi di dollari di entrate nel Q3 2025, superando le aspettative di Wall Street (+26% anno su anno). È la più alta crescita di revenue dal Q1 2024.

    Il dato finanziario ci dice che Meta non è solo un’azienda grande e globale, ma sta accelerando. In un periodo dove molte tech company vedono decelerazioni, Meta continua a crescere doppia cifra. Perché? Principalmente per due ragioni: IA e video.

    L’AI sta migliorando i sistemi di ranking pubblicitario in modo evidente. Il dato annuale degli strumenti pubblicitari completamente potenziato da IA ha superato i 60 miliardi di dollari. Questo significa che più di un settimo di tutte le entrate pubblicitarie di Meta viene generato attraverso sistemi interamente automatizzati e intelligenti.

    Ad esempio, il sistema Lattice (l’architettura di modello unificato di Meta) ha ridotto il numero di modelli specializzati da circa 100 a una manciata di grandi modelli generalizzabili.

    Nel Q3, il sistema Lattice è stato applicato alle campagne pubblicitarie per app, generando miglioramenti del 3% nelle conversioni. Meno codice specializzato, migliori risultati.

    Le impressions pubblicitarie sono aumentate del 14%, il prezzo medio per annuncio del 10%. Entrambi i driver stanno funzionando.

    Ma il profitto netto è crollato dell’83%

    Questo numero merita un chiarimento. Meta ha dovuto affrontare una tassa straordinaria, una tantum, di 15.93 miliardi di dollari a causa dell’implementazione del “One Big Beautiful Bill Act” del Presidente Trump, che ha modificato il trattamento fiscale dei crediti differiti.

    Escludendo questa situazione fiscale, il profitto netto sarebbe stato di 18.64 miliardi di dollari (+19% anno su anno) e l’EPS di 7.25 miliardi di dollari, superando le stime di Wall Street di 6.71 miliardi di dollari.

    L’aliquota fiscale effettiva nel Q4 dovrebbe tornare al 12-15%, il che significa che il 2026 vedrà riduzioni significative nei pagamenti fiscali federali USA di Meta.

    In pratica, il crollo del profitto è dovuto alla nuova legge voluta da Trump.

    Ray-Ban, la rivoluzione non è ancora iniziata

    Se c’è una storia che rivedremo molte volte nei prossimi 5 anni, è quella dei Ray-Ban smart glasses di Meta.

    Nel Q3 2025, EssilorLuxottica – il colosso mondiale dell’ottica che produce i Ray-Ban – ha riportato che la partnership con Meta ha generato più di 4 punti percentuali della sua crescita di profitti del 11.7%, portando il profitto totale a 6.9 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) nel trimestre.

    In sostanza, mentre molte aziende di hardware lottano per trovare prodotti che la gente voglia realmente comprare, Meta ha creato un accessorio che le persone indossano di fatto ogni giorno.

    I Ray-Ban Meta smart glasses hanno già venduto 2 milioni di unità dal loro lancio nell’ottobre 2023. “La domanda” – come ha detto Zuckerberg – “continua a superare la nostra capacità di produzione”.

    EssilorLuxottica ha accelerato la produzione e ora punta a raggiungere 10 milioni di unità l’anno prima del previsto. Quindi non nel 2026, ma prima.

    Il portfolio attuale include il Ray-Ban Meta Gen 2, l’Oakley Meta HSTN (lanciato a giugno), e il flagship del momento: il Meta Ray-Ban Display, i primi Ray-Ban realmente smart con uno schermo integrato e controllabili tramite un braccialetto intelligente.

    La domanda a questo punto sorge spontanea: se i Ray-Ban smart vanno così bene, perché Reality Labs continua a perdere miliardi?

    La risposta rivela la vera natura della strategia di Meta nell’hardware.

    Meta IA superintelligenza 2025
    Mark Zuckerberg – CEO Meta

    Reality Labs: 70 miliardi di dollari di perdite

    Reality Labs – la divisione di Meta dedicata a VR, AR e hardware intelligente – ha registrato un perdita operativa di 4.4 miliardi di dollari nel Q3 2025, generando al contempo 470 milioni di dollari in profitti.

    Dall’avvio del suo progetto VR/AR nel tardo 2020, Reality Labs ha accumulato oltre 70 miliardi di dollari in perdite cumulative.

    Queste perdite non vengono raccontate pubblicamente con il dovuto peso. Stiamo parlando di 70 miliardi di dollari, una somma gigantesca.

    Eppure, i numeri raccontano una storia più sfumata di quella che potrebbe suggerire la narrazione che si vuole far passare.

    Nel Q3, Reality Labs ha perso solo 4.4 miliardi di dollari contro attese di Wall Street di 5.1 miliardi di dollari. I Ray-Ban smart glasses – il segmento crescente – stanno compensando parzialmente le perdite dei visori Meta Quest. Numeri dati in calo in quanto non ci sono nuovi modelli per il 2025.

    Zuckerberg ha assicurato gli investitori che Ray-Ban smart glasses “sarà un investimento molto proficuo” nel tempo. Il modello di business che Meta sta costruendo è noto: hardware a prezzi competitivi per acquisire utenti, monetizzazione attraverso servizi, app e commerce a lungo termine.

    Meta AI: 600 milioni di utenti mensili

    Qui la storia si fa più interessante.

    Meta AI – l’assistente intelligente di Meta disponibile su WhatsApp, Facebook, Instagram – ha raggiunto quasi 600 milioni di utenti attivi mensili. È sulla strada per diventare uno degli assistenti IA più usati al mondo entro la fine dell’anno.

    Fermiamoci un attimo. OpenAI ha costruito ChatGPT come un prodotto standalone, accessibile via web browser. Meta, invece, ha integrato Meta AI direttamente nelle app che 3.5 miliardi di persone usano ogni giorno.

    In sostanza Meta ha valorizzato il suo vantaggio strutturale, permettendo l’accesso alla IA a centinaia di milioni di persone.

    I dati di adozione di Meta AI mostrano segnali positivi per l’azienda. Quando Meta migliora i modelli sottostanti, l’utilizzo dei servizi aumenta. In sostanza, al momento Meta AI non è più ritenuto un gadget o un giocattolo, ma uno strumento attivo.

    Da specificare che questo può valere in Usa ma meno in Italia.

    Sul tema della monetizzazione, Meta rimane ancora nella fase di rilascio e ottimizzazione. Secondo Zuckerberg ci sono “segnali incoraggianti”.

    Meta si appresta a mettere in pratica modelli di monetizzazione già rodati anche per Meta AI, anche se nulla è ancora implementato su larga scala.

    Meta AI è ora disponibile sui Ray-Ban smart glasses in Francia, Italia, Irlanda e Spagna.

    Llama: 650 Milioni di download

    Mentre OpenAI sviluppa ChatGPT come strumento IA proprietario, Meta ha scelto una strategia diversa, ossia Llama.

    Llama ha raggiunto 650 milioni di download nel 2025, il doppio rispetto a tre mesi prima. Llama 4 – la versione più recente rilasciata ad aprile 2025 – include tre modelli: Scout (17 miliardi parametri attivi), Maverick (17 miliardi parametri attivi, 400B totali), e Behemoth (non ancora rilasciato, 288 miliardi attivi, 2T totali).

    Questi numeri significano poco per chi non lavora con i modelli, ma per chi li lavora significano che Llama è diventato uno standard aperto nel quale costruire e generare. Ogni volta che uno sviluppatore sceglie Llama invece di Gemini di Google o Claude di Anthropic, Meta ha sicuramente portato a casa un risultato significativo.

    Meta ha lanciato il programma “Llama for Startups” nel 2025, offrendo fino a 36 mila dollari in rimborsi per i costi claud per sei mesi alle startup che usano Llama.

    Inoltre, Meta ha accordi di revenue sharing con i provider che ospitano Llama – inclusi AWS, Google Cloud, Azure. Questo significa che Meta genera guadagni diretti dal Llama stesso, non solo indirettamente attraverso i prodotti che lo usano internamente.

    Quindi, mentre OpenAI monetizza ChatGPT direttamente con abbonamenti mensili, Meta sta costruendo l’infrastruttura IA sulla quale tutti gli altri costruiscono.

    Un po’ come il modello di Intel negli anni ’90: non sei interessato a cosa i PC fanno, sei interessato a cosa fa il chip dentro il PC.

    Meta e gli investimenti in IA

    Tutti questi progressi – AI glasses, Meta AI, Llama – hanno un costo.

    Nel Q3 2025, Meta ha speso 19.4 miliardi di dollari in capital expenditure (CapEx), (spesa in conto capitale) principalmente server, data center e network infrastrutturale.

    Per l’anno 2025, Meta ha aumentato le sue previsioni di spesa in infrastruttura a 70-72 miliardi di dollari.

    Wall Street attualmente si aspetta che Meta spenda 98 miliardi di dollari in CapEx nel 2026. Quasi come il doppio della spesa rispetto al 2025.

    Cosa sta costruendo Meta con questi soldi? I “titan clusters”, ossia data center IA massivi.

    Il primo, Prometheus, situato in Ohio, sarà attivo nel 2026 e ospiterà almeno un gigawatt di potenza di calcolo. Il successivo, Hyperion, scala fino a cinque gigawatt.

    Per intenderci, un gigawatt è la potenza che consuma una città di 750.000 persone. Meta sta costruendo data center della dimensione di una città.

    Sul fronte delle spese operative, Meta ha elevato la sua proiezione per le spese totali 2025 di altri 2 miliardi di dollari, portandole a 116-118 miliardi di dollari, una crescita del 20-24% anno su anno.

    Per il 2026, Meta si aspetta che le spese cresceranno a un tasso “significativamente più veloce”, guidato da costi di infrastruttura e compensazione per la IA.

    Meta sta anche assumendo in maniera aggressiva. L’organico è cresciuto dell’8% anno su anno a 78.450 dipendenti. Questo dopo i licenziamenti che hanno fatto molto discutere. Meta sta riassumendo specificamente talenti per l’intelligenza artificiale.

    Meta e la superintelligenza

    Perché Meta sta spendendo quasi 100 miliardi di dollari in CapEx in un anno? La risposta è in una sola parola, ed è: superintelligenza.

    Mark Zuckerberg ha riposizionato l’intera strategia di Meta attorno a questo concetto.

    Non è più “il metaverso” (il framing precedente). Ma si va nella direzione della “personal superintelligence”. Vale a dire, l’idea che l’IA dovrebbe aiutare ogni persona individuale a vivere la propria vita al meglio, principalmente attraverso occhiali intelligenti e visori di realtà virtuale.

    Meta ha creato “Meta Superintelligence Labs” (MSL), un team dedicato a costruire i prossimi modelli di frontiera. Zuckerberg ha detto che MSL è “un grande inizio” e che Meta “continua a guidare l’industria negli AI glasses.”

    Secondo Zuckerberg, Meta ha bisogno di “anticipare in modo aggressivo la capacità di costruzione” di una superintelligenza. Se la superintelligenza arriva prima, Meta sarà pronto per un “cambio di paradigma generazionale”.

    Se arriva dopo, Meta avrà comunque capacità computazionale che può usare per accelerare il suo core business (ads, video, ecc.). Nel peggiore dei casi, Meta rallenta la costruzione di infrastruttura e cresce lentamente all’interno di ciò che ha già costruito.

    È un po’ il pensiero che Jeff Bezos ha usato per Amazon Web Services: costruire capacità computazionale in eccesso anticipando la domanda futura. Un sistema che funziona se si riesce a indovinare la direzione. In caso contrario, si dilegua un capitale cospicuo.

    Meta sta chiaramente scommettendo di avere ragione.

    Meta e la direzione verso il futuro 

    I risultati di Meta Q3 2025 tracciamo una linea chiara verso il futuro.

    Meta in passato era principalmente un’azienda pubblicitaria che occasionalmente faceva sperimentava hardware e IA. Da oggi in poi, Meta vuole diventare l’infrastruttura sulla quale viene costruita l’IA del prossimo decennio.

    Il fatto che Meta sia contemporaneamente:

    • la piattaforma di comunicazione più grande del mondo (3.54 miliardi di utenti attivi al giorno)
    • la piattaforma video più grande della terra (3.5 miliardi Reels al giorno)
    • uno dei tre maggiori produttori di assistenti IA (600 milioni di utenti mensili di Meta AI)
    • lo standard open-source per i modelli IA (650 milioni download per Llama)
    • un produttore di hardware intelligente con crescita continua (vedi Ray-Ban)

    sottolinea che l’azienda di Zuckerberg sta costruendo un’infrastruttura più ampia sul come gli utenti comunicano, si connettono e accedono all’informazione e all’intelligenza artificiale.

    Meta è l’azienda che sta posizionando le proprie fondamenta sulla quale costruire modelli di comunicazione avanzati su larga scala.

    Nota finale: i numeri presentati qui provengono direttamente dai risultati ufficiali di Meta Q3 2025, rilasciati il 29 ottobre 2025. Meta continua a essere una delle aziende più importanti per capire dove sta andando la tecnologia nei prossimi cinque anni. Ignorare questi dati significa non comprende bene la direzione del futuro.

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