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  • L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Secondo un recente studio, l’Italia si piazza al nono posto a livello mondiale per violazioni di dati, con circa 267 milioni di account compromessi dal 2004.

    Nel giorno del World Password Day, 2 maggio 2024, Surfshark diffonde i dati relativi alla Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati. Sono dati che, proprio in una giornata come questa, dovrebbero spingerci a fare serie riflessioni sui rischi attuali.

    E dopo aver fatto una seria riflessione, è il caso di agire. I sistemi di violazione sono sempre più sofisticati e i livelli di allerta e attenzione devono seguire di pari passo.

    Adesso diamo un’occhiata a questi dati con qualche valutazione di merito.

    I dati in Italia dei primi tre mesi del 2024

    Nel primo trimestre del 2024, in Italia sono stati compromessi 1,3 milioni di utenti online, registrando un incremento del 20% rispetto all’ultimo trimestre del 2023, come evidenziato da Surfshark, società specializzata in cybersecurity.

    A titolo di confronto, in Francia gli account violati nell’ultimo trimestre sono stati 4 milioni, mentre in Spagna 2,3 milioni.

    L’analisi evidenzia che l’Italia è il nono Paese più colpito al mondo, con 266,8 milioni di account compromessi dal 2004.

    L'Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Italia al nono posto al mondo per violazione dei dati

    L’analisi di Surfshark sulle violazioni di dati negli ultimi 20 anni mostra che, dei 266,8 milioni di account compromessi in Italia, 70 milioni avevano email univoche.

    In 20 anni sono stati compromessi ben 25,4 account al minuto.

    In media, ogni indirizzo email è stato violato insieme a 2,4 altri record personali. Nel nostro paese sono stati esposti un totale di 645,3 milioni di record personali.

    Ad esempio, 279,7 milioni di password sono state violate insieme agli account italiani, comportando seri rischi come furto di identità, estorsione o altri crimini informatici.

    I casi di violazione che hanno coinvolto l’Italia

    Nell’ultimo trimestre, il caso di violazione dei dati più significativo, che ha toccato anche l’Italia, è stato quello di Cutout.Pro. La violazione ha esposto 20 milioni di record di utenti, a livello globale. In Italia sono state violate 63 mila email.

    Altre violazioni da segnalare, che hanno riguardato account italiani, sono Pandabuy (33.600) e Mr. Green Gaming (293).

    A livello globale, il numero di violazioni dei dati è in forte aumento.

    L’ampio monitoraggio delle tendenze di violazione dei dati effettuato da Surfshark negli ultimi vent’anni rivela una realtà digitale allarmante: le perdite di dati persistono come una minaccia globale continua. Dal 2004, un impressionante totale di 17 miliardi di account utente è stato compromesso a livello mondiale, con 400 milioni di episodi registrati all’inizio di quest’anno“, afferma Lina Survila, portavoce di Surfshark. “Invitiamo tutti a rimanere vigili, a creare password sicure, a non riutilizzarle e a fare attenzione quando condividono informazioni personali online“.

    17 miliardi di email violate

    Dei 17 miliardi di account violati, il 38% erano caratterizzati da indirizzi email univoci. Un totale di 60,9 miliardi di dati sono stati esposti (di cui 17,2 miliardi erano indirizzi email) dal 2004.

    In media, ogni indirizzo email è stato compromesso insieme a 3 ulteriori record di dati. Gli account americani e russi sono i più frequentemente compromessi.

    I 10 paesi più colpiti

    In ordine decrescente, i dieci paesi più colpiti, dal 2004:

    1. Stati Uniti (3 miliardi)
    2. Russia (2,4 miliardi)
    3. Cina (1,1 miliardi)
    4. Francia (521,6 milioni)
    5. Germania (486,7 milioni)
    6. Brasile (354,2 milioni)
    7. Regno Unito (321,9 milioni)
    8. India (320,5 milioni)
    9. Italia (266,8 milioni)
    10. Canada (213,8 milioni).

    I paesi con la più alta densità di violazioni dal 2004 (numero di account violati per residente) includono: Russia (16,8), Stati Uniti (9,0), Sudan del Sud (8,1), Francia (8,1), Repubblica Ceca (6,1), Singapore (5,8), Germania (5,8), Canada (5,5), Australia (5,3), Regno Unito (4,8) e Portogallo (4,7).

    Quando un account di posta elettronica viene compromesso, l’utente rischia di essere vittima di furto di identità. I truffatori potrebbero inviare email false spacciandole per comunicazioni veritiere da parte di organizzazioni conosciute

    Queste stesse email potrebbero contenere link infetti da virus informatici o sollecitazioni a rivelare ulteriori informazioni personali. Fenomeno che conosciamo tutti bene, più o meno.

    Se l’indirizzo email è stato compromesso insieme ad ulteriori dati personali come nome e indirizzo, i truffatori potrebbero persino riuscire a impersonare la vittima per scopi malevoli.

    Se sospetti che le tue informazioni siano state compromesse, dovresti:

    • Modificare immediatamente le password dei tuoi account.
    • Abilitare l’autenticazione a due fattori, ove possibile.
    • Contattare la propria banca se le informazioni della carta di credito sono state divulgate.
    • Eseguire una scansione dei propri dispositivi alla ricerca di malware.
    • Mantenere un livello di vigilanza elevato contro possibili frodi, in particolare se sono stati compromessi l’indirizzo email, il numero di telefono o altre informazioni di contatto.

    Indicazioni sulla metodologia dell’analisi

    Una violazione dei dati si verifica quando dati riservati e sensibili vengono esposti a parti non autorizzate. In questo studio, ogni indirizzo email compromesso utilizzato per registrarsi a servizi online viene trattato come un account utente separato, che potrebbe essere stato compromesso insieme ad ulteriori informazioni, come password, numero di telefono, indirizzo IP, codice postale e altro.

    I dati sono stati raccolti da partner indipendenti da 29.000 database accessibili al pubblico e aggregati per indirizzo email. Per determinare la localizzazione dell’indirizzo email, sono stati esaminati diversi parametri associati, come nomi di dominio, indirizzi IP, località, coordinate, valute o numeri di telefono. Questi dati sono stati poi resi anonimi e trasmessi ai ricercatori di Surfshark per l’analisi statistica dei risultati.

    La Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati viene aggiornata mensilmente con i dati più recenti forniti da partner indipendenti. I paesi con una popolazione inferiore a 1 milione di persone non sono stati inclusi nell’analisi.

    Per la metodologia completa, clicca su questo link: https://surfshark.com/research/data-breach-monitoring/methodology

  • Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Il report annuale dell’Indice sulla Qualità della Vita Digitale (DQL) di Surfshark, vede l’Italia piazzarsi al 27° posto, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno. Pesano valutazioni basse per qualità di Internet e accessibilità. Meglio sulla cybersecurity.

    Siamo sempre connessi a dispositivi e la nostra vita è sempre più digitale. Ma dal punto di vista della qualità di vita digitale, appunto, come siamo messi? A questa domanda rispondiamo oggi con i dati della terza edizione dell’Indice sulla Qualità della vita Digitale (DQL, Digital Quality Life), lo studio DQL viene condotto dalla società di sicurezza informatica Surfshark e valuta i paesi sulla base di una serie di cinque pilastri fondamentali del benessere digitale.

    Il nostro paese quest’anno, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno, si piazza comunque al 27° posto su 110. L’Italia si piazza poi al 19° posto per quanto riguarda la sicurezza informatica, al 25° per quanto riguarda l’infrastruttura informatica, sempre al 25° posto per l’amministrazione digitale.

    Il punto dolente è rappresentato, come ben sappiamo, dalla qualità di internet che è poco soddisfacente, infatti ci piazziamo al 40° posto e siamo al 41° per accessibilità. Ma vediamo meglio i dati.

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    Lo studio, molto interessante, come dicevamo, evidenzia il passo indietro compiuto dal nostro paese, perdendo 7 posti rispetto allo scorso anno, andando a posizionarsi dietro a Spagna e Francia. Un calo determinato essenzialmente dai punteggi più bassi per quanto riguarda la qualità di Internet e l’accessibilità.

    Nonostante tutto, l’indice della sicurezza informatica in Italia è migliore del 30% rispetto alla media globale e uno dei criteri con il punteggio più alto è proprio quello che riguarda la cybersecurity.

    La velocità di internet in Italia è inferiore rispetto a quelli dei paesi limitrofi; la velocità di internet a banda larga è 2 volte più veloce in Francia e Spagna. Tuttavia, ha registrato un miglioramento del 68% dall’inizio della pandemia del COVID-19.

    Per quanto riguarda l’accessibilità ad internet l’Italia è superiore rispetto alla Spagna, ma dall’anno precedente il punteggio è calato del 70%. Le persone in Italia devono lavorare complessivamente 2 ore e 23 minuti al mese per permettersi di avere accesso al pacchetto internet a banda larga più economico.

    Le opportunità digitali si sono rivelate più importanti che mai durante la crisi del COVID-19, evidenziando l’importanza per ciascun paese di garantire a pieno la possibilità di lavorare da remoto per la propria economia,” così ci ha detto Vytautas Kaziukonis, CEO di Surfshark. “Questo è il motivo per cui, per il terzo anno di fila, continuiamo ad effettuare studi sulla qualità della vita digitale, i quali ci consentono di avere un quadro di insieme esaustivo sul modo in cui i paesi eccellono in termini digitali. L’indice pone le basi per discussioni significative su come l’avanzamento digitale influenzi la prosperità di un paese e sulle aree che possono essere migliorate”.

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    Guardando il quadro complessivo, 6 dei 10 paesi con i punteggi più alti si trovano in Europa, in linea con la tendenza dell’anno precedente. La Danimarca occupa il 1° posto nel DQL per il secondo anno di fila ed è subito seguita dalla Corea del Sud. La Finlandia è al 3° posto mentre Israele e gli Stati Uniti completano la top five delle 110 nazioni valutate. Le ultime 5 posizioni sono occupate rispettivamente da Etiopia, Cambogia, Camerun, Guatemala e Angola.

    A livello regionale, gli Usa spiccano come paese che vanta la qualità di vita digitale superiore nelle Americhe, mentre la Corea del Sud occupa la prima posizione in Asia. Per quanto riguarda i paesi del continente africano, gli abitanti del Sud Africa vantano la qualità di vita digitale più elevata mentre l’Australia primeggia in Oceania, superando la Nuova Zelanda in molte aree digitali.

    italia qualità digitale dq 2021

    Ed ecco alcuni dati significativi del report:

    • La banda larga quest’anno è diventata più cara in tutto il mondo. Confrontando i paesi sia del DQL20 che del DQL21, emerge che le persone devono lavorare l’11% in più (25 minuti in più) per permettersi internet a banda larga nel 2021. Ad ogni modo, le persone devono lavorare il 29% in meno (28 minuti in meno) per permettersi internet per dispositivi mobili quest’anno.
    • Il peggior accesso a internet al mondo è il meno abbordabile. Le persone in alcuni paesi, come la Nigeria, la Costa d’Avorio e il Mali, hanno bisogno di circa una settimana di lavoro per permettersi internet.
    • Investire nell’infrastruttura informatica e nell’amministrazione digitale è ciò che contribuisce maggiormente al benessere digitale delle persone.

    Da evidenziare che la ricerca DQL del 2021 ha esaminato una popolazione totale di oltre 6,9 miliardi di persone in base a cinque pilastri fondamentali e 14 indicatori di base che forniscono una valutazione esaustiva. Lo studio si basa su informazioni open-source fornite dalle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale, dalla Freedom House, dall’Unione Internazionale delle Comunicazioni e da altre fonti.

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