
Quanto è considerata l’attività di Social Intelligence all’interno di un’azienda? E quanti sono i CEO che la considerano fondamentale? La Social Intelligence è molto importante per un’azienda che vuole crescere. E per scoprire qualche dato concreto, vi invitiamo a partecipare alla survey di Freedata Labs e di Inspire
La “Social Intelligence” dovrebbe occupare un ruolo di rilievo sul tavolo di un CEO e che gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere integrati all’interno delle funzioni tradizionali di Business Intelligence.
E’ anche giusto, tutto sommato, dire che la “Social Intelligence” è ancora nella sua “infanzia”. Stiamo tutti imparando come procedere. Se digitiamo “Social Intelligence” su Google notiamo che le prime cinque pagine sono piene di link alle definizioni di ciò che è la “Social Intelligence”, a Tools e fornitori di servizi di “Social Intelligence” e a Blog che spiegano come utilizzare la “Social Intelligence” come parte di una strategia digitale.
La “Social Intelligence” è in gran parte associata ad altre attività di social marketing come il Search Advertising, la Search Optimization, etc. E, in termini di maturità digitale, è posizionato nelle primissime fasi del Maturity Cycle, dove è più spesso utilizzato per monitorare eventuali crisi emergenti nelle comunicazioni o per monitorare ‘buzz’ intorno a specifiche iniziative tattiche, annunci o campagne. E, per i più esperti di Social Media, in particolare nello spazio B2C, viene incorporato nei processi di Customer Service.
La “Social Intelligence” è quasi sempre considerata un argomento importante per il Marketing ma non sempre raggiunge i CEO o il resto del consiglio di amministrazione. Ecco questa è un’occasione mancata. E, in un’epoca in cui i CEO sono continuamente alla ricerca degli indicatori migliori per capire come saranno le performance future, è un errore.
Menzionate la parola “Big Data” ai CEO e il loro interesse si accende. Sanno che i “Big Data” sono una cosa importante e che sono qualcosa che devono conoscere. “Social Intelligence” è un sinonimo di “Big Data Analytics”. Internet è una delle piattaforme più facilmente accessibili per la ricerca di dati non strutturati. Oggi, la “Social Intelligence” è sotto utilizzata e le vengono destinati pochi investimenti.
Perché? Perché la “Social Intelligence” è classificata all’interno dell’investimento complessivo sui Social Media di una società, e quest’ultimo, di solito, si trova all’interno del reparto Marketing.
La “Social Intelligence” è spesso meno attraente rispetto al SEO (Search Engine Optimization) e al SEM (Search Engine Marketing), perché è più difficile correlare direttamente i ricavi generati attraverso attività di ascolto del web.
E’ più facile misurare il ROI delle prestazioni di SEO e SEM nel breve termine e per questo queste attività sono favorite nelle aree Marketing & Sales. La “Social Intelligence”, al contrario, è considerata un’attività accessoria. Questo è un comportamento miope e limita le potenzialità di questa attività e la qualità delle informazioni a disposizione dei CEO. La “Social Intelligence” è in grado di fornire una serie di indicatori che offrono alle aziende una guida per comprendere in quale direzione andrà il business in futuro.
Prendiamo ad esempio un’ipotetica azienda:
La società ABC è un’azienda che fornisce software. Essi si concentrano sul mercato delle risorse umane e la loro visione è quella di essere la scelta numero uno per la richiesta di software da parte dei professionisti di HR nelle imprese di tutto il mercato mondiale. Quindi, quali sono attualmente i punti sui quali si focalizza il CEO? I ricavi, le vendite, i margini, i canali di vendita, la quota di mercato, il prezzo delle azioni, l’EBITA, forse l’NPS (Net Promoter Score), etc…
Proviamo invece a pensare in modo nuovo. Quali sono gli indicatori di “Social Expression” che saranno importanti per capire l’andamento futuro dell’azienda? Ad esempio:
- Noi siamo i fornitori di software più frequentemente menzionati dai professionisti di HR;
- I nostri clienti sono dei leader e degli innovatori nell’area delle pratiche di HR;
- I nostri dipendenti sono considerati esperti nel campo delle Risorse Umane;
- Noi comprendiamo le necessità del mercato e i nostri prodotti rispondono alle richieste;
- Gli Opinion leader che giocano un ruolo chiave in questo campo parlano di noi in modo positivo;
- Noi attraiamo e tratteniamo i migliori talenti del mercato;
- Abbiamo una solida reputazione e i nostri clienti sono i nostri sostenitori.
Tutto ciò può essere monitorato e quantificato utilizzando la “Social Intelligence” e varie tecniche di analisi. Non solo rispetto agli obiettivi dell’azienda in questione, ma anche contro la concorrenza attuale e futura. Dando la possibilità al CEO di avere accesso a una dashboard che traduca in tempo reale la “Social Expression” in actionable insights, gli rendiamo possibile avere una prospettiva accurata e profonda della società senza doversi basare solamente sulle metriche interne.
Questo permette al CEO di agire in tutta l’organizzazione, dallo sviluppo del Prodotto, delle Vendite, del Marketing, del servizio, della Finanza e delle Risorse Umane fornendo obiettivi che incorporano indicatori di “Social Expression” che esprimano il rendimento di ogni funzione. In conclusione, noi crediamo che la “Social Intelligence” sia una funzionalità importante da coltivare per le aziende. Dovrebbe essere considerata una parte fondamentale dell’Intelligence Capability di una società e gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere incorporati nella management dashboard tradizionale.
Freedata Labs e Inspire stanno aiutando molte società a comprendere come la “Social Intelligence” sia in grado di fornire la direzione strategica, il monitoraggio delle prestazioni e una corretta interpretazione dei dati affinché le informazioni rilevanti divengano fruibili per tutta l’azienda.
Per questo è stato realizzato un questionario per misurare fino a che punto la “Social Intelligence” è effettivamente utilizzato all’interno delle aziende. Se l’argomento è di tuo interesse ti chiediamo di compilarlo a questo link https://it.surveymonkey.com/s/SocialIntelligence.
(questo articolo è già apparso sul blog di Freedata Labs) (cover image via Fotolia)




In una situazione in cui molte ne nascono ma altrettante ne muoiono, di processi di “pivoting” e costituzione dell’azienda in fase avanzata, ecco che risulta difficle censire l’universo delle startup italiane. Sono circa un migliaio le richieste di finanziamento che si stima arrivino ogni anno al VC Hub, il gruppo informale che raccoglie i principali investitori italiani e tra 4 e 8 mila unità il loro volume attuale in Italia. Un mondo non ancora molto grande ma di certo in rapida ascesa. La seconda edizione della Survey “Startups in Italy: Facts and Trends” realizzata dalla fondazione Mind the Bridge con il supporto scientifico del CrESIT dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e presentata oggi da Alberto Onetti (Chairman Mind the Bridge) in occasione del Venture Camp, ha cercato anche quest’anno di tracciare il profilo delle realtà innovative presenti nel nostro paese partendo dall’analisi di quelle che hanno partecipato alla Seed Quest 2012 (166 aziende e 369 imprenditori) cogliendone i tratti fondamentali ed evidenziando criticità e tendenze. 

Secondo i dati raccolti da Nielsen, leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, nel secondo trimestre del 2012 la fiducia dei consumatori a livello globale è scesa a quota 91 calando di 3 punti rispetto al primo trimestre dell’anno, ma salendo di 2 rispetto allo stesso periodo del 2011. In quest’ultima survey, condotta tra il 4 e il 21 maggio 2012, la fiducia dei consumatori si è ridotta in 26 dei 56 mercati esaminati, è aumentata in 23 ed è rimasta invariata in 7. Nel secondo trimestre, la fiducia dei consumatori è calata a causa di eventi globali quali il peggioramento della crisi nell’Eurozona e il rallentamento del tasso di crescita di Cina e India con il relativo impatto negativo sia sui mercati finanziari che sul ‘sentiment’ dei consumatori in molte parti del mondo, che hanno reagito riducendo le proprie intenzioni di spesa e consumo. 
In base ai dati relativi al quarto trimestre del 2011 raccolti da Nielsen, l’azienda leader mondiale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, la fiducia dei consumatori a livello globale è salita a 89, crescendo di un punto rispetto al trimestre precedente, mentre in Europa è scesa in 24 dei 27 Paesi della regione sottoposti a indagine. Durante la fase finale dell’indagine, condotto tra il 23 novembre e il 9 dicembre 2011, i livelli di fiducia complessivi si sono ridotti in 35 dei 56 mercati globali analizzati (60%), sono aumentati in 12 mercati e rimasti invariati in 9. 
Nielsen, l’azienda leader mondiale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, ha rilasciato oggi un nuovo rapporto secondo il quale più della metà dei consumatori nel mondo (il 53%) si considera in soprappeso e il 59% ha difficoltà nel comprendere le etichette nutrizionali sulle confezioni dei prodotti alimentari. La Global Nielsen Survey 2011 di Nielsen condotta intervistando oltre 25.000 navigatori internet in 56 Paesi del mondo ha evidenziato che circa la metà dei consumatori (il 48%) sta cercando di perdere peso e di questi, più di due terzi (il 78%) si è sottoposto a una dieta. 

La maggior parte delle persone al mattino, appena accendono il proprio computer, visualizzano come prima pagina, quella preferita, il motore di ricerca che più utilizzano e quasi sempre si tratta di un motore di ricerca. Ora quello che ci interessa sapere, e siamo sicuri che interesserà molti, è sapere quale motore di ricerca è più utilizzato nel nostro paese. Certo non ci vuole molto ad indovinare che il più utilizzato è Google, ma con l’aiuto della SEMS Survey 2011, “Gli Italiani e i motori di ricerca“, giunta alla sua ottava edizione, siamo in grado di scoprire quale motore di ricerca è stato più utilizzato, ma anche come è stato utilizzato. Ad esempio, il 90% degli italiani utilizza i motori di ricerca per trovare informazioni su prodotti che poi acquisteranno effettivamente indipendentemente dal valore.